LA PREGHIERA‎ > ‎

LE FORME DELLA PREGHIERA - (1E)

1) La preghiera di domanda e di intercessione.

e. pregare con gli altri e per gli altri

La preghiera che Gesù ha insegnato e lasciato a noi come modello di ogni preghiera è fatta al plurale. 
Sì, è vero, che molte sue preghiere sono al singolare ma il suo insegnamento è riferito solamente al plurale.
Perché?
È impensabile che raccogliersi in preghiera vuol dire estraniarsi dal mondo e dalla vita. Incontrarsi con Dio non vuol dire isolarsi. 
In Lui è presente la Creazione, la Redenzione, la storia della Chiesa, la vita della nostra Chiesa, quella di oggi e quella di sempre, con tanta voglia che ha di purificarsi, di penetrarsi povera, di testimoniare la santità di Dio.
L'incontro con Dio è l'incontro con la vita è il riconoscersi fratelli, uguali dinnanzi a Dio, perché tutti formati a sua immagine e tutti ricchi dello stesso dono: la Parola di Dio; un Dono che si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,14).
Questa apertura alla vita ci fa vivere una preghiera innanzitutto comunitaria perché "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20), perché tutto possa essere offerto e salire al Padre come rendimento di grazie. 
Questo lo possiamo fare meglio quando viviamo insieme sull'esempio della prima comunità cristiana l'unanimità (Cfr. At 4,32) fondata sulla Parola di Dio, sulla comunione fraterna, sulla preghiera e sull'Eucarestia, centro e vita della vita cristiana e carmelitana.
Questa preghiera comunitaria man mano che cresce non si chiude in noi stessi, né ci separa dagli altri perché in essa sono presenti le sofferenze e i sacrifici di tutta la Chiesa, perché essa è frutto dell'amore che Cristo ci ha donato. 
Un professore di genetica all'Università del Minnesota, raccontava una sua esperienza in un convegno di medici tenuto a Oxford: "il punto più saliente del Convegno, là dove ci sentimmo confratelli di una comunità non soltanto scientifica ma spirituale, fu quando pregammo insieme. La preghiera ci aveva avvicinati l'uno all'altro molto di più della discussione di scienza". 
La preghiera ci rende vigilanti l'uno nei confronti dell'altro. Non si può restare neutrali, sconvolti, meravigliati nell'accorgerci che altri vivono nella calda luce di Dio.
Attenzione, nella mentalità opposta, non troppo rara, vi entra anche il concetto corrente di chiedere preghiere per uso personale; anche qui offriamo a Dio qualcosa per ottenere i favori e la preghiera termina a lui e alle cose che gli domandiamo. È buon uso comune tra i cristiani pregare vicendevolmente, ma è anche uso fare incessanti preghiere di impetrazione: "Prega per me" o "Una preghiera", formule diventate uso comune da sembrare un'espressione di scaramanzia o di superstizione. 
Quando non si usa poi il diminutivo: "Una preghierina", con l'idea sottintesa che la preghiera è grande o piccola a secondo della sua lunghezza o brevità. E noi che abbiamo consacrato la nostra vita ce lo sentiamo spesso dire: "Prega tu per me, che sei più vicino a Dio, che sei più degno", come se non fossimo tutti figli dello stesso Padre! Questo può rivelarsi un problema in quanto il "prega per me" può essere anche un fatto egocentrico, un modo per dimenticare i drammi del mondo, i grandi problemi della Chiesa.
La preghiera non ha "clienti", al quale andiamo spesso soggetti nella nostra società sia politica che religiosa: una sorta di raccomandazioni al superiore.
Così, come nella vita politica qualcuno si raccomanda a un grande politico di spicco per influire sui poteri statali o regionali, oppure nella vita spirituale uno può avere più devozione a sant'Antonio, a Santa Rita o San Pio da Pietrelcina perché sono quelli più forti, più potenti dimenticando che la potenza è in Dio e che i santi sono solo dei servitori che intercedono presso l'eterno Padre.
Con questo modo di dire o fare preghiera nei confronti dell'altro, non voglio escludere una preghiera reciproca o per l'altro. 
Al contrario, ognuno dovrebbe impegnarsi alla comunione nella preghiera per realizzare quella comunione di vita tra di noi e con Dio, se non accadesse ciò, rischieremmo una preghiera tipo "accattonaggio spirituale".
"Un religioso non saprà mai trarre profitto dallo spirito del Carmelo se non ricerca e non ama con tutto il cuore, in sé e negli altri, la vita spirituale e l'occupazione interna con Dio, mediante l'esercizio fedele della presenza divina"1. "Vivere alla presenza di Dio, porsi davanti al suo volto, è una caratteristica che i figli del Carmelo hanno ereditato dal grande Profeta: il nostro trattenimento è nei cieli" 2.
Anche Gesù, restando alla presenza del Padre ha pregato per tutti i credenti: "Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me" (Gv 17,20).
È una preghiera sacerdotale (Cfr. Gv 17) che abbiamo davanti, cioè una preghiera che chiama tutti all'amicizia con Dio e a intercedere presso il buon Dio a favore del resto dell'umanità e questo lo possiamo fare tutti, perché grazie a Cristo, Dio ci ha scelto e ci ha costituito popolo sacerdotale.


Note:
1. LEZIN DE SAINT SCHOLASTIQUE, O. CARM., La vie du vénérable Père Philippe Thibault, Paris 1673, 254.
2. BEATO TITO BRANDSMA, Bellezza del Carmelo. Appunti storici di mistica carmelitana, Roma 1994, pag. 10.
 
Comments