LA PREGHIERA‎ > ‎

LE FORME DELLA PREGHIERA - (1B)

1) La preghiera di domanda e di intercessione.

b. pregare con costanza

Nel quotidiano "La Repubblica" del 4/10/1994 alla pagina 15 veniva riportata questa preghiera di Andrea Mongiardo, un ragazzo di 15 anni malato di cuore fin dalla nascita, che ora vive con il cuore di Nicholas Green: "Gesù ma tu a me ci pensi qualche volta? Secondo me non mi pensi più, di me ti sei dimenticato".
Quante volte diciamo o ci sentiamo dire: "ma prego sempre, ma Dio, è in ferie!". 
Uno degli atteggiamenti della preghiera è stato qualificato come "lotta con Dio" ed è un atteggiamento che ogni cristiano deve assumere.
L'intercessione come lotta con Dio lo vediamo chiaramente dai racconti biblici: la parabola dell'amico importuno (Lc 11,5-8) e della vedova insistente presso il giudice (Lc 18,1-8); è Gesù stesso che porta questo paragone per dire che bisogna stufare Dio.
L'intercessione di Abramo (Gen 18,16-33), la lotta di Giacobbe col Signore (Gen 32,23-31), come anche per Giobbe e Geremia (Gb 3,3; Ger 20,7), ma anche per Cristo nel momento più cruento della croce che per tre volte, come per dire molte volte, chiese che quel calice passasse; questi sono esempi che danno qualifica alla preghiera come lotta con Dio.
In questa sua lotta, in questa sua insistenza, l'uomo non dispera solamente ma si mette faccia a faccia con Dio, si misura nei suoi disegni, si confronta con le promesse di Dio. E non urlerà più, non piangerà più perché qualcosa di nuovo è nato in lui, qualcosa sta crescendo dentro di lui: è la potenza della Parola efficace che penetra fino alle proprie midolle (Cfr. Eb 4,12)Anche nella esperienza di santa Teresa d'Avila si parla di preghiera "aggressiva" che la santa definisce "pazzie" o "spropositi": "Insomma, Padre santo, che state nei cieli, vi dev'essere qualcuno che parli per il vostro Figlio, perché Egli non si è mai difeso. Ci siamo noi, figlie, benché sia temerario, essendo quel che siamo… Insomma, che è questo, Signor mio e Dio mio? O date fine al mondo o rimediate a mali tanto gravi, che non vi è cuore che lo sopporti. Vi supplico, Eterno Padre, che non lo sopportiate più Voi! Estinguete questo fuoco, Signore, ché, se volete, potete. Badate che nel mondo c'è ancora vostro Figlio; per rispetto a lui cessino cose tanto brutte, abominevoli e sozze"1.
Nella preghiera bisogna essere aperti a tutte le variazioni e sfumature del dialogo amichevole con Dio, giungendo alla confidenza santa e perfino all'audacia, l'una innestata e sostenuta dall'altra fino a "straparlare" con Dio, dice santa Teresa: "Cominciai a discorrere col Signore in maniera sconnessa, come faccio spesso, senza sapere quello che dico. Perché è l'amore che parla, e l'anima è così rapita da non farmi badare alla differenza che c'è tra lei e Dio. Infatti l'amore, di cui si sente circondata da Sua Maestà, la porta a dimenticare se stessa, le fa sembrare di essere in Lui come un solo tutto, indiviso, sicché straparla"2E la perseveranza della fede lascia posto alla fiducia della fede.
La preghiera prende forma e da lotta diventa accettazione della volontà di Dio. 
La preghiera di domanda e d'intercessione continua, ma sotto un'altro aspetto: "Non la mia ma la tua volontà sia fatta" (Lc 22,42b).
Cosa vuol dire questo?
La preghiera fatta con insistenza ha un senso anche quando chiediamo a Dio cose impossibili. Ma questo ci deve servire solamente per dire che bisogna saper accettare la vera preghiera di cui abbiamo bisogno perché una sola è la realtà della preghiera; grandi sono le varietà e le sue manifestazioni.



Note:
1. SANTA TERESA DI GESU', Cammino di perfezione, 35,4.
2. SANTA TERESA DI GESU', Libro della Vita, 34,8.

 
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