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LA PREGHIERA DEL CUORE

4) La preghiera del cuore

Preghiera del cuore! Preghiera centrata sul cuore! Preghiera profonda! Sono tutte espressioni che oggi vanno di moda insieme ai suoi molteplici libri di spiritualità che ne parlano diffusamente. In particolare questo lo riscontriamo nella preghiera orientale sia nell'ambito cristiano che non cristiano, come lo yoga, lo zen, la meditazione trascendentale.
Purtroppo la metodologia della preghiera orientale non ha mai trovato una giusta e corretta fusione con la preghiera cristiana.
Questo perché spesso ci si ferma alla parte tecnica o forzatamente appiccicate alla preghiera cristiana senza penetrare nel "cuore" della preghiera cristiana.
Come va intesa la preghiera del cuore? 
Tanti sono i libri che ne parlano e purtroppo tanti di questi libri non hanno un influsso di matrice cristiana.
Il lettore poco esperto, rischia di smarrirsi in tecniche di una preghiera astratta e disincarnata alla ricerca di un "centro" che è più psicologico che reale, di un "io" intimo e profondo dove l' "io" e Dio finiscono per confondersi (esempio: DIO basta togliere la D e rimane IO).
Ricordiamo che la parola cuore esprime l'io più intimo e personale dell'uomo.
Si prega come si ama!
Si è Chiesa da come partecipiamo alla Santa Messa! (etc.).
"La preghiera del cuore è scendere nella profondità di noi stessi per incontrarvi Dio, rimanendo a lungo alla sua presenza, amandolo"1; ed è la preghiera fruttuosa perché "Dio si dà maggiormente all'anima che più progredisce nell'amore"2.
"Questa preghiera è chiamata "di Gesù" o "a Gesù", a seconda che si intenda l'invocazione del nome di Gesù o l'invocazione rivolta a Gesù.
È chiamata pure "preghiera del cuore" perché dal cuore nasce ed in esso deve riposare, unita al battito cardiaco.
Si identifica con quell'ideale della preghiera continua che risale alla espressione del Signore: "bisogna pregare sempre senza stancarsi"" (P. Jesùs Castellano, o.c.d.).
La preghiera che Dio ci chiede di fare è la preghiera del cuore, che si può anche definire preghiera interiore.
 Dio non guarda le apparenze ma guarda il cuore (Cfr. 1 Sam 16,7); per questo Gesù, citando il profeta Isaia (29,3), rimprovera apertamente ed aspramente il suo popolo: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me" (Mc 7,6).
La crisi della nostra preghiera sta nel fatto che le nostre menti possono essere colme d'idee su Dio mentre i cuori rimangono lontano da Lui: "
Vi sono persone che sono talmente attaccate alla preghiera vocale e ne fanno tanta e tanto precipitata che credono sentirsi obbligate ad una norma di quantità ogni giorno, una norma da liquidare il più presto possibile…
Voi guardatevi dal fare così perché sarebbe perdere un gran tesoro"3.
Quindi, "non preoccupatevi del numero delle preghiere da recitare ma solo che la vostra preghiera scaturisca viva dal cuore come acqua sorgiva" (Teofane il recluso), perché "la preghiera è un andare con tutta semplicità da Colui che si ama, è uno stare accanto a lui come un bambino tra le braccia della mamma, è un abbandono del cuore" (Beata Elisabetta della Trinità).
Per questo Gesù dice: "Tu quando preghi entra nella tua camera chiudi la porta e prega il Padre tuo nel segreto" (Mt 6,6).
Penso che ai tempi di Gesù le abitazioni non avevano camere personali e tanto meno con le porte; evidentemente Egli indicava la porta della "stanza segreta" del cuore.
Il Carmelo, questa stanza segreta l'ha sempre intesa e raffigurata nella Cella vista come un luogo appartato, di un luogo che racchiude il mistero: "…Altri, imitando l'esempio del santo uomo e solitario profeta Elia, vivevano come eremiti nel monte Carmelo, che si eleva presso la città di Porfiria (attuale Accon) e Haifa, vicino alla fonte detta di Elia, non lontano dal monastero della beata vergine Margherita. Vivevano in solitudine, ciascuno per proprio conto, in grotte simili ad alveari, ove, come api, mellificavano il divin miele della dolcezza spirituale"4.
La cella è un luogo che si trasforma in "azione orante" (Cfr. Mt 6,6)5. Infatti, l'orazione è un rapporto di alleanza, concluso da Dio nella profondità del nostro essere (Cfr. Ger 31,33): il cuore.
Da questa esperienza dei primi eremiti noi ricaviamo il dimorare6, che indica il fermarsi-restare permanentemente in un determinato luogo, e in quel luogo avviene un incontro.
Infatti, "La dinamica fondamentale della Regola è il movimento dialogico-mistico del radunarsi nell'Amore, il convenire nell'Uno, nel Mezzo. La fraternità carmelitana non è costituita da un circolo di fratelli che condividono assieme, ma dal semplice fatto che ciascun fratello cammina verso il centro vuoto in mezzo alle celle"7.
Questa dinamica fondamentale indica la crescita dell'uomo nella sua totalità, ossia, L'uomo in relazione nelle sue tre dimensioni: 
a) dimensione interiore: verso l'interno di se stesso, perché è composto di un corpo, di un cuore, di una mente nell'unità di una sola persona;
b) dimensione orizzontale: con la natura, il retroterra del suo corpo: cioè l'universo intero; 
c) dimensione verticale: relazione infine con la Sorgente della vita, che lo anima e da sempre anima l'universo e l'umanità. Sorgente che i credenti chiamano Dio. 
In questa crescita l'uomo continua a ripetere "Rabbì, dove abiti?" (Gv 1,38), cioè, fa una continua richiesta di un "dimorare alla formazione del Maestro", un continuo Giubileo della vita quotidiana.  È un insistente e appassionato desiderio, insegna l'evangelista Giovanni, di decifrare la propria storia e la propria esistenza quotidiana, come risposta all'iniziativa divina, scrutandone il mistero, cioè leggere per quanto è possibile la gloria nascosta che è rivelata sotto i segni della storia, perché tale è il mistero del disegno divino, che viene attendandosi nel tempo degli uomini e che al tempo stesso rivela, nascondendo, la sua presenza per gli uomini.



Note:
1. A. GASPARINO, La preghiera del cuore, Torino 1989, pag. 45.
2. SAN GIOVANNI DELLA CROCE, Salita al Monte Carmelo, 11, 5,4.
3. SANTA TERESA DI GESU', Cammino di perfezione, XXXI, 13.
4. IACOBUS DE VITRY, Historia Orientalis, cc. 51 e 52.
5. Cfr. REGOLA CARMELITANA, 10.
6. Cfr. REGOLA CARMELITANA, 1.
7. K.WAAIJMAN - H. BLOMMESTIJN, The Carmelite Rule as a Model of Mistical Transformation, in The Land of Carmel, Roma 1991, traduzione di E. MONARI, Roma 1992, pag. 40.

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