LA PREGHIERA‎ > ‎

CHE COS'È LA PREGHIERA - 2

2. La novità della preghiera cristiana consiste nell'essere la preghiera stessa di Cristo, comunicata agli uomini.

La prima cosa essenziale è prendere coscienza che la preghiera abita in noi. È il Signore stesso che ci rivela dove è nascosta: "Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica" (Dt 30,11-14).
L'incontro con Dio si fa preghiera soltanto a partire dalla Parola data all'uomo da Dio. E S. Agostino, nelle sue Confessioni, conferma: "Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo...Tu eri con me, ma io non ero con te...".
Dietro a queste parole possiamo leggere la mancanza della preghiera silenziosa, uno spazio dove il Signore ti parla sottovoce, dove nel silenzio il Padre ci presenta, ci comunica il suo Verbo incarnato.
C'è la necessità di vivere il silenzio esteriore perché possa vivere anche quello interiore.
È una realtà a cui non pensiamo, ma è in questa realtà che vi troviamo il soffio stesso di Dio, depositato nel nostro cuore fin dal principio (cfr. Gn 2,7).
Ora, con la grazia redentrice, questo stesso Spirito è stato effuso abbondantemente nei nostri cuori. (Rm 5,5)
Grazie allo Spirito che è nostra vita, e grazie a Cristo che è mediatore, troviamo forza per poter entrare in dialogo con la Trinità.
Questo perché, "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!". (Gal 4,4-6)
In queste parole troviamo una chiave di lettura della preghiera: ascoltare in se stessi lo Spirito di Dio che prega il Padre che è nei cieli e ci faccia dire di Gesù che egli è il Signore, introducendoci nel più profondo dell'intimità divina (cfr. 1Cor 12,3): "Infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi". (Mt 10,20).
Dobbiamo quindi arrivare alla preghiera stessa di Dio, perché Dio è in noi; Egli è già preghiera. Ed è Gesù stesso a rivelarci: "Se uno mi ama, sarà amato dal Padre mio e noi verremo a lui e porremo in lui la nostra preghiera". (Gv 14,23).
L'amore...! La nostra tradizione carmelitana ci conduce alla vetta della preghiera attraverso la via dell'amore: "Per avanzare nel cammino della preghiera, l'essenziale non è già nel molto pensare ma nel molto amare".1
Per fare questo bisogna vivere la preghiera del cuore che è un orientare totalmente a Dio l'intimo più profondo del nostro essere, è un mettersi davanti a Dio con semplicità in un profondo interiore, in un silenzio che ama. È come il rapporto tra una mamma e il suo bambino; ella che ama il suo piccolo, lo ammira in silenzio. Quindi non parole che scaturiscono dalle labbra, ma un grande amore.


Note:
1 S. TERESA DI GESU', Opere, M. IV, 1,7.

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