LA PREGHIERA‎ > ‎

IMPORTANZA DELLA PREGHIERA

Introduzione

Perché è importante la preghiera?

È una domanda di tutti gli uomini e di tutti i tempi. Fin dagli inizi, si avvertiva nella preghiera l' "ossigeno" per poter realizzare l'incontro con Dio e ripeterlo più volte.
La preghiera è "respiro" e vita della nostra vita: non si può fare a meno di essa, infatti "l'umanità presente vacilla e soffre, nel colmo del suo potere, perché non ha definito il suo polo spirituale. Manca di religione".1 
La preghiera per l'umanità si è sempre presentata come un desiderio nostalgico. L'uomo ha bisogno di pregare, perché ha bisogno di Dio, nostalgia della Casa eterna; dice il salmista: "quando vedrò il tuo Volto?" (Sal 42,3).
Nelle religioni primitive la preghiera era importante per l'uomo, perché sentiva impotenza e gratitudine.
Infatti, non è l'anima che ha bisogno di pregare, ma l'uomo con tutto il suo essere. Oggi, soprattutto, l'uomo percepisce se stesso come una vocazione da realizzare, come un progetto, una passione, un desiderio di essere di più. Questo progetto l'uomo lo realizza stabilendo, in modo progressivo, un rapporto con quanto lo circonda.
Un primo desiderio dell'uomo, istintivo, immediato, è il possedere i beni materiali di cui ha bisogno per vivere. È la sua dimensione economica.
Ma non basta all'uomo il rapporto con i beni economici, egli ha una necessità ancora più grande che è quella di risolvere in modo adeguato il suo rapporto con gli altri uomini. È la dimensione politica. L'uomo ha bisogno di essere inserito, in maniera soddisfacente, in una serie di gruppi umani, dalla famiglia alla comunità nazionale e internazionale.
Ancora: l'uomo risolve la duplice relazione con le cose e con gli altri a secondo del senso che egli da' a se stesso e a tutta la realtà. È la dimensione culturale.
È impossibile essere uomo, realizzare in modo soddisfacente queste tre dimensioni, senza coltivare un certo stile di interiorità, senza pregare.
Se l'uomo, infatti, non si concede dei tempi di solitudine, se non esige da sé un'autentica interiorità fatta di ricerca e di autocritica, di saggia memoria del passato e di prudente previsione del futuro, di punti fermi e di scelte coraggiose...corre il rischio gravissimo d'intendere male la sua relazione con le cose (divenendo schiavo di esse), la sua forma di convivenza con gli altri (asservendoli) e di non arrivare mai all'intelligenza di se stesso, di non capire il senso della sua vita.
Non per niente i discepoli domandano a Gesù: "Signore, insegnaci a pregare".
La domanda fatta a Gesù, non è posta lì per caso, ma racchiude l'intimo di ogni uomo e donna di ogni tempo che sente l'esigenza di questo ossigeno, che sente l'esigenza di riempire il proprio vuoto esistenziale. Dio, attraverso la preghiera, torna ad essere la risposta agli interrogativi esistenziali.
La preghiera mette a nudo i tuoi limiti, ponendoti in quel rapporto confidenziale e particolare con Dio: in un "faccia a Faccia", in un "cuore a Cuore", nella continua e costante ricerca del Suo Volto.
Sono anche questi i motivi che diamo per la vita religiosa.
Tutti sentono questa necessità di relazione-comunicazione con Dio, perché tutta la persona umana ha questo indirizzo: Dio. E tutti si dirigono verso questo Assoluto. La vita spirituale del cristiano è sostanzialmente unica per la sua natura e per lo scopo che si prefigge, cioè di unire l'anima a Dio affinché viva per la sua gloria.2 
San Tommaso diceva che l' "homo est quodammodo omnia": l'uomo è un nulla, ma che in Dio, è capace di infinito.
Se l'uomo entra in rapporti autentici con Dio e vive profondamente la sua fede, diventa realmente testimone dell'Assoluto, secondo la celeberrima frase di S. Ireneo: "Homo vivens gloria dei" ("l'uomo vivente è gloria di Dio").
I caratteri, poi, distintivi di ogni spiritualità consistono nella scelta dei motivi a cui ispirarsi di preferenza per costituire una sintesi teorica, e insieme pratica, che sia veramente una "formula di vita".
Chi vive in tale comunicazione di vita con Dio, comprende bene perché la sua vita cristiana deve considerarsi vocazione.
Chi vive in questa grazia è consapevole di sapere in CHI si crede, per CHI si lavora e ci si sacrifica.
Comprende molto bene la propria responsabilità nell'agire, sapendo discernere tra il bene e il male (cfr. Rm 12,1-3), cioè "cercare, una volta assicurate le necessarie condizioni [...] la Volontà di Dio e, più in concreto, quanto presenta caratteri di bontà, di perfezione, di completezza; quanto, di conseguenza, non può non essere di gradimento a Dio; quanto porta a vivere secondo "il primo di tutti i comandamenti" (Mc 12, 28). [...]
Discernere significa cercare ciò che Dio vuole: il bene, il bello e, naturalmente, il vero. Più in concreto: quanto porta ad amare Dio e il prossimo".3 
Il cristiano, quindi, ha in sé una gioia particolare: quella di compiere nel mondo una missione e di trovarsi in dialogo con Dio.
Con Dio nel cuore si diventa dono per gli altri, solidali con essi: "homo homini Deus", segno e sacramento dell'Amore di Dio, testimone dell'invisibile, fratello. La vita del credente allora diventa sempre più una intima consuetudine di vita con Dio, confidenza in Lui, comunione con Lui.



Note:
1 TEILHARD DE CHARDIN, Science et Christ, du Seuil, Paris 1965, pag. 135.
2 .Cfr. DE GUIBERT, S.J., En quoi diffèrent réellement les diverses écoles de spiritualité, in Gregorianum, 1938.
3 .SCHIAVONE PIETRO, Il Discernimento evangelico oggi. "Cercare e trovare la volontà di Dio", Messina - Roma 1988, pp. 13-15.
 
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