LA PREGHIERA‎ > ‎

CHE COS'È LA PREGHIERA - 3

3. Gesù ci ha lasciato la preghiera per eccellenza, il Padre nostro, come modello, ma qua e là ci ha anche dato vere lezioni sulla preghiera.

La preghiera si presenta a noi come motivazione evangelica. Gesù ha parlato molto della preghiera, lo ha fatto con le parole e i fatti.
Gesù stesso dava molto tempo alla preghiera. Attorno a lui erano in molti: folle affamate di istruzioni, malati, poveri, gente che lo assediava venendo da ogni punto della Palestina, ma Egli si sottraeva anche alla carità per la preghiera: "Si ritirò in un luogo deserto e là pregava..." (Mc 1,35).
Gesù ha anche impartito vere lezioni sulla preghiera.
Per esempio ci ha insegnato a non fare i "parolai" quando preghiamo, ha condannato il verbalismo vuoto: "Pregando non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole..." (Mt 6,7).
Ci ha insegnato ad essere costanti nella preghiera: "Bisogna pregare sempre, senza scoraggiarsi mai" (Lc 18,1).
Gesù ha consigliato la preghiera per far fronte alle lotte della vita. Sapeva che certi problemi sono pesanti. Per la nostra debolezza ha consigliato la preghiera: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto..." (Mt 7,7). 
Cristo, però, ha condannato chi si ripiega nella preghiera per sfuggire ai problemi che la vita pone e alle proprie responsabilità. Ha detto, infatti: "Non chiunque dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21). È nel Vangelo che troviamo Gesù che ci consegna un modello di preghiera, il Padre nostro: una traccia per la preghiera, un modello valido per tutti i tempi, per pregare come lui vuole. Quindi, quasi ogni pagina del vangelo è una lezione sulla preghiera. Ogni incontro di un uomo, di una donna con Cristo, si può dire che sia una lezione di preghiera.
Gesù ha detto che Dio risponde sempre ad una richiesta fatta con fede. Cosa vuol dire? 
Pregare non è un semplice momento fatto di atti o parole, ma è un orientare la propria esistenza in Dio, perché "Tutta la nostra vita deve essere così profondamente contemplativa, affinché vediamo tutto ciò che accade quasi con gli occhi di Dio.
La contemplazione nella tradizione carmelitana è veramente un dono gratuito con cui Dio, prendendo l'iniziativa, viene a noi, ci pervade con intensità sempre maggiore con la sua vita e il suo amore e a Lui noi rispondiamo permettendoGli di essere il Signore della nostra vita. È un atteggiamento di apertura a Dio la cui presenza scopriamo dappertutto. Così seguiamo l'esempio del profeta Elia che sempre cercava Dio e di Maria che serbava tutte le cose nel suo cuore".1


Note:
1 . Costituzioni, O.Carm., Roma 1996, pag. 60

Comments