I LEGAMI DI FEDE TRA IL CARMELO E LOURDES

 
di fr. Vincenzo Boschetto, O.Carm.
Introduzione
 
L’11 febbraio la Chiesa ci invita a ricordare Maria sotto il titolo di Lourdes, in ricordo di quelle apparizioni iniziate nel febbraio del 1858 e conclusosi il 16 luglio dello stesso anno.
Parlando della spiritualità del Carmelo, voglio con voi vedere quei motivi di fede, cioè quei legami della marianità di Lourdes in rapporto con quella del Carmelo[1].
Perché cerchiamo i legami di fede? Non è un semplice paragone o un far cadere una spiritualità specifica in un luogo, ma come dice la Sacra Scrittura è un ricapitolare tutto in Cristo (cfr. Ef 1,10) Tutto conduce a Lui e per mezzo di Lui al Padre. La fede è un cammino segnato anche da eventi particolari.
Leggere Lourdes in rapporto al Carmelo fà vedere come questi segni della fede sono uguali, ma soprattutto come l’amore di Dio, nel tempo e nella storia, è instancabile.
In questo momento invito a lasciarvi trasportare verso quella catena di colline che è il Carmelo, dove regna la Signora del luogo e alla grotta di Massabielle, dove si trova la bianca Signora.
In tutti e due luoghi viene usato questo termine: Signora. La Vergine Maria è la Signora perché il Figlio di Dio è Signore non solo del luogo ma anche della vita.
Ci introduciamo con una lettera di santa Bernadette, che la stessa liturgia ci offre[2], e da essa ne ricaviamo una riflessione:
Dalla « Lettera » di santa Maria Bernardetta Soubirous, vergine
(Lettera a P. Gondrand, a. 1861; cfr. A. Ravier, Les écrits de sainte Bernadette, Paris, 1961, pp. 53-59)
 
Un giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccogliere legna insieme con due fanciulle, sentii un rumore. Mi volsi verso il prato ma vidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la testa e guardai la grotta. Vidi una Signora rivestita di vesti candide. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio. Misi le mani in grembo, dove trovai la mia corona del rosario. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii. Cominciai al tempo stesso a recitare il rosario, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario la visione subito scomparve.
Domandai alle due fanciulle se avessero visto qualcosa, ma quelle dissero di no; anzi mi interrogarono cosa avessi da rivelare loro. Allora risposi di aver visto una Signora in bianche vesti, ma non sapevo chi fosse. Le avvertii però di non farne parola. Allora anch’esse mi esortarono a non tornare più in quel luogo, ma io mi rifiutai.
Vi ritornai pertanto la domenica, sentendo di esservi interiormente chiamata.
Quella Signora mi parlò soltanto la terza volta e mi chiese se volessi recarmi da lei per quindici giorni. Io le risposi di sì. Ella aggiunse che dovevo esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella; poi mi comandò di bere alla fontana. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella mi fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là, non trovai se non poca acqua fangosa. Accostai la mano, ma non potei prender niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un pò d’acqua; la buttai via per tre volte, alla quarta invece potei berla. La visione allora scomparve, ed io me ne tornai verso casa.
Per quindici giorni però ritornai colà e la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire i sacerdoti che facessero costruire là una cappella di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori. Le domandai più volte chi fosse, ma sorrideva dolcemente. Alla fine, tenendo le braccia levate ed alzando gli occhi al cielo mi disse di essere l’Immacolata Concezione.
Nello spazio di quei quindici giorni mi svelò anche tre segreti, che mi proibì assolutamente di rivelare ad alcuno cosa che io ho fedelmente osservato fino ad oggi.
 
“sulla riva del fiume Gave”. Bernadette, di famiglia molto povera, andava a raccogliere legna su un luogo di ricovero per animali, presso il fiume Gave.
Anche i primi eremiti carmelitani si son recati presso un fiume, un wadi e per essere precisi, il wadi en es siah sul Carmelo, un monte dell’Alta Galilea[3].
Durante la nona apparizione a Santa Bernadette avvenuta il 25 febbraio, la Vergine fece scaturire una fonte d’acqua. Sul Carmelo gli eremiti si riunirono “presso la Fonte di Elia”.
Nella Regola del Carmelo, il saluto del Legislatore, il patriarca sant’Alberto, dice: “Alberto, chiamato per grazia di Dio ad essere Patriarca della Chiesa di Gerusalemme, agli amati figli in Cristo B e gli altri eremiti che vivono sotto la sua obbedienza presso la Fonte, sul Monte Carmelo, salute nel Signore e benedizione dello Spirito Santo”[4].
Il discorso sulla fonte sorgiva, rientra in tutte le mitologie. Nella Bibbia fin dall’inizio abbiamo un giardino dove scorre il fiume, un luogo della vita dove l’essere umano è collocato da Dio (cfr. Gen 1-2).
Come dicevamo all’inizio, nel citare la Regola del Carmelo, quella fonte è stata sempre vista, non solo dal mondo cristiano – carmelitano ma anche dal mondo musulmano, come la Fonte di Elia.
In questo luogo abbiamo le rovine del primo monastero del Carmelo risalenti al tempo delle Crociate, dove si può vedere quella fonte di acqua che sgorga, ove nei suoi pressi vi abitavano gli eremiti.
Giacomo di Vitry, storico del tempo, dice che “uomini santi rinunciavano al mondo e sceglievano luoghi per abitare in conformità al loro scopo e alla loro devozione altri, a imitazione del santo uomo e solitario profeta Elia... conducevano vita solitaria al monte Carmelo, specialmente in quella parte che sovrasta la città di Porfiria, chiamato ora Haifa, vicino alla fonte di Elia… in alveari di piccole cellette, quali api del Signore producevano la dolcezza di miele spirituale”.
Qui vediamo che sia il Carmelo che Lourdes, non sono solo geografia ma spiritualità, vita di unione con Dio. Possiamo dire della fonte dei due luoghi, che essa è la “misericordia che sgorga come una fonte”.
Ora, chi è questa fonte d’acqua che sgorga se non Gesù!
Nel vangelo di Giovanni Gesù si definisce alla Samaritana del tempo (e a quella di ogni epoca), come l’acqua che sgorga per la vita eterna. Gesù, se ricordate, si presenta seduto presso (o sopra) il pozzo.
Egli è il Maestro per eccellenza e come tale si presenta seduto perché tutti possiamo recarci da lui, attingendo quel fiume di misericordia che esce dal suo costato. Per questo dice il profeta Isaia: “Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della Salvezza” (Is 12,3).
Bernadette attingerà alla fonte indicata dalla Signora. Anche gli eremiti hanno attinto alla fonte. Attingere alla fonte sia per il carmelitano che per Bernadette “è nascita, origine, germe misterioso della vita. Indica paternità/maternità, indica che essa scaturisce misteriosamente dalla stesse profondità”[5].
Quali sono queste profondità? Questa profondità è la Sapienza di Dio, è la Parola di Dio, è lo Spirito Santo. È quel vivere alla presenza di Dio per rinnovare quell’alleanza profetica di Elia.
Maria ha incarnato queste profondità ed è divenuta colei che ha effuso su tutti noi l’acqua della grazia e della salvezza: Gesù.
Nella Bibbia, al Cantico dei Cantici, troviamo quest’espressione: “Giardino chiuso, tu sei, / sorella mia, sposa, / giardino chiuso, fontana sigillata” (Ct 4,12).
Maria è quel giardino del Carmelo dove la sua fontana è sigillata dall’amore. In quel sigillo d’amore vi è quanto necessità per viverci dentro, “e chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua viva che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).
Maria è quella “fonte segnata dal sigillo immacolato”[6] che dona Gesù, acqua viva che sgorga per tutti. È un acqua che sgorga dal grembo di Dio per rallegrane la sua città (cfr. Sal 45,5).
In questa città ci siamo noi che come dice il profeta Isaia dobbiamo essere coloro che vanno incontro agli assetati per portarvi acqua (Is 21,14).
Se guardiamo la storia, partendo dagli inizi gli eremiti carmelitani hanno sempre traslocato, si sono recati ovunque per predicare ovunque misericordia divina a lode di Dio e della Vergine.
Bernadette, in qualche modo, ha predicato la misericordia di Dio.
 
Vidi una Signora rivestita di vesti candide. La Signora indossava la veste candida. La veste candida è all’origine della storia della salvezza. Tutta la Bibbia è invasa dal simbolo della veste.
Il Nuovo Testamento, in riferimento a Maria, la descrive come colei che indossa la veste candida datale dal Figlio: “Venne data a ciascuno di loro una veste candida” (Ap 6,11).
Nel Carmelo per i frati, le monache, le suore quella veste è simboleggiata dalla cappa. Certamente, anche dalla veste mariana che chiamiamo scapolare. Quella veste indossata non solo da frati, monache e suore ma anche dai laici.
Questa veste candida, tutti al battesimo l’abbiamo ricevuta sottolineandone la nascita dell’uomo nuovo in Cristo, “segno della tua nuova identità”[7].
Chi al Carmelo indossa lo Scapolare non fa altro che impegnarsi a vivere una nuova vita in Cristo.
Anche Bernadette indosserà lo Scapolare.
Nella prima apparizione la Signora “su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro”. Prima ancora delle apparizioni di Lourdes, i Carmelitani, con profonda devozione, chiamavano Maria “Rosa del Carmelo”.
Citiamo qui alcune preci o inni che il Carmelo ricorda nella storia: “Rosa del Carmelo, florida Maria, portaci nel tuo grembo e dopo la morte conduci noi al cielo, o Maria” (antica antifona).
 “Salve, o fiore del Carmelo, salve o vite rigogliosa, lo splendore sei del cielo, Vergine Madre, unica rosa. Rit. Mamma dolce e tutta bella, guida i figli astro del mar; allontana ogni procella, col tuo santo scapolar” (canto devozionale alla Madonna del Carmine).
“Dal colpevole ramo della prima madre Eva, rosa fiorente, è sbocciata Maria. Sorge come stella tra gli astri eterei, bellissima come la luna; fragrante al di là di ogni balsamo, unguento e profumo; purpurea come viola, rorida qual rosa, candida siccome giglio. Prole divina dell’eterno Padre, che la elesse per prendere carne santissima da carne virginea incorrotta” (prosa nel giorno dell’Assunzione della Beata Maria, dall’ordinario di Siberto de Beka).
 “O bella Rosa del Monte Carmelo, vite incomparabile e ornamento del Cielo! Tu hai dato alla luce la Salvezza del mondo, permanendo Vergine. O nobile Madre e Vergine illustre, ausiliatrice del lignaggio del Carmelo! Tu sei il supremo onore dei nostri fratelli, o Stella splendente!” (strofa dell’inno: "Eia, Carmeli").
“Rosa fragrante” ( invocazione nelle litanie carmelitane).
In diverse chiese, i simulacri della Madonna del Carmine sono di colore rosa (vedi Palmi, Nocera Umbra, Mussomeli, Chiusa Sclafani, Crevalcore, Catania, Buseto Palizzolo, etc.)
 
 “senza tuttavia muovere le labbra…mi parlò soltanto la terza volta”. Le prime tre volte (anche quella del 16 luglio), le apparizioni della Vergine a Bernadette si sono svolte in assoluto silenzio. Sembra leggere un religioso silenzio, quasi a dire lascia parlare prima Dio.
Anche la Regola del Carmelo parla del silenzio[8], quel silenzio di cui nutrirsi per lasciare entrare Dio nella propria vita. Anche sulla Vergine Maria la Regola mantiene un silenzio.
Il silenzio nel Carmelo è un elemento distintivo della sua spiritualità, grazie al vitale e profondo influsso esercitato dalla presenza di Maria Santissima. Perciò si dice che “Carmelus totus marianus”. La silenziosa Vergine Maria, colei che meditò tutte le cose nel suo cuore, e in silenzio, nel cenacolo con gli Apostoli (cfr. At 1,14).
Ma non solo. Prima di Maria, al Carmelo, Elia visse l’esperienza della preghiera del silenzio quando vi si recò e, nell’incontro con Dio, riconobbe la sua voce: riconobbe la sua presenza nel silenzio di un suono (cfr. 1Re 19,12-13).
Il silenzio è la sede della Parola di Dio da “meditare giorno e notte” nella propria cella o nei pressi di essa[9] per camminare davanti a Lui con cuore integro (cfr. Gen 17,1).
Elia e Maria sono modelli perfetti di un silenzio che parla, che contempla tutto il creato e ne fanno sperimentare i frutti.
Al silenzio viene strettamente unito il deserto e la solitudine che non sono espressamente luoghi geografici, ma capacità interiore, disponibilità a condividere il proprio dono. Un po’ come fece santa Bernadette: stette in silenzio, ma il suo silenzio era comunicativo perché pieno di Dio.
Scrive santa Teresa d’Avila: “Nulla di più meraviglioso che vedere Colui, che può riempire della sua grandezza mille e più mondi, rinchiudersi in una cosa tanto piccola! Come gli piacque rannicchiarsi nel seno della sua Santissima Madre”[10]. Il silenzio qui è coscienza mariana per concentrarsi attorno a Colui che è via, verità e vita.
 
“esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella”; La Signora chiede a Bernardette di recarsi dai sacerdoti perché costruiscano una cappella nel luogo dov’Ella è apparsa.
A Lourdes Maria era già Signora del luogo (qui saltiamo la lunga storia). Con questa sua apparizione sembra confermare “un suo diritto” facendo costruire ad Aquerò una cappella.
Aquerò: acqua e roccia. Anche al Monte Carmelo abbiamo acqua e roccia
Al Carmelo, gli eremiti dedicano il loro oratorio alla Signora del luogo, “tempio indistruttibile” (Cirillo d’Alessandria), invocata poi col titolo del Monte Carmelo, dai cui gli eremiti ereditarono il nome.
“Il Baconthorpe legge anche questo simbolo in relazione a Maria. Il vero oratorio, la vera “casa di Dio”, è Maria dalla quale scaturiscono i fiumi che rallegrano la città di Dio”[11].
 
“a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori”. Abbiamo già accennato alla fonte come luogo salvifico. Qui riprendiamo che sia al Carmelo che a Lourdes nei pressi della Cappella sgorga l’acqua.
Ambedue richiamano alla visione del profeta Ezechiele che narra dell’acqua che sgorga di sotto la soglia del tempio, dal lato orientale (Ez 47,1-2).
La spiritualità di Lourdes (come del resto ogni luogo mariano) verte particolarmente sulla penitenza e la preghiera; i Carmelitani si riconoscono fin dagli inizi come cristiani che vivono in “santa penitenza”. Erano pellegrini, non nel senso di coloro che fanno un pellegrinaggio ad un santuario per tornarsene alle proprie case, ma “peregrini pro Christo”, una vita imposta come penitenza per seguire Cristo. Questa vita penitenziale ha la preghiera centralizzata nella Bibbia, nell’Eucarestia, nella mortificazione: elementi consequenziali per la ricerca del Regno del Signore. La Regola poi codifica altri elementi come il combattimento spirituale, il lavoro, la povertà evangelica, la fraternità unita alla predicazione itinerante.
Anche a Lourdes “Bernadette dirà soltanto che è quello che ha fatto e che deve pregare per sé e per gli altri. Tutta la sua vita, tutte le sue umiliazioni, tutte le sue sofferenze le offrirà per i peccatori”[12].
Bernadette non fa altro che imitare, come gli eremiti del Carmelo, Cristo Gesù ripercorrendo quanto di lui disse il profeta Isaia: “Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4).
La Bibbia ci esorta: “Ricordatevi che i vostri padri furono messi alla prova per vedere se davvero temevano il loro Dio. Ricordate come fu tentato il nostro padre Abramo e come proprio attraverso la prova di molte tribolazioni egli divenne l'amico di Dio. Così pure Isacco, così Giacobbe, così Mosè e tutti quelli che piacquero a Dio furono provati con molte tribolazioni e si mantennero fedeli” (Gdt 8, 26; volg. 21b-23)
Lourdes e il Carmelo sono luoghi di purificazione interiore che contengono quella spiritualità evangelica: povertà, preghiera, penitenza, eucarestia. Luoghi di liberazione per ripartire e osare per il futuro.
 
Il 25 marzo 1858, la Vergine Maria rivela a Bernadette: “Io sono l’Immacolata Concezione”, titolo mariano amato e difeso dai Carmelitani.
Fino a questo momento Bernadette non sa chi è la bianca Signora. Alle parole del parroco che gli chiese se la Signora fosse la Beata Vergine Maria, Bernadette rispose di no e aggiunse: è l’Immacolata Concezione.
Bernadette non conosceva questo nome e tantomeno capirne il senso. Quattro anni prima ne fu proclamato il dogma dal beato Pio IX, dopo un cammino iniziato ad Efeso nel 431. Ma tutto questo Bernadette non poteva saperlo.
Il Carmelo ha posto la sua attenzione verso la Madre di Dio fin dai primi secoli del suo esistere chiamandola “Vergine Purissima”.
Quest’attenzione affonda nella citazione biblica 1Re 18,42-44. È la scena biblica di Elia al Carmelo prima della pioggia ristoratrice.
In quell’icona ove viene raffigurata una nuvoletta, la tradizione dei Padri della Chiesa ha sempre letto e visto la purità della Vergine Maria, il suo Immacolato concepimento.
In quella nuvoletta lessero la Vergine Maria portatrice di acqua, cioè della Parola di Dio, sulle nostre aridità. Ed i Carmelitani erano per così dire storicamente abituati a risalire verso le origini, anche solo pensando al loro Elia al quale il mistero dell’Immacolata era stato rivelato nove secoli prima che accadesse. E di quel mistero i lontanissimi “figli dei profeti” s’erano innamorati, mentre nella Chiesa ancora se ne discuteva.
Si racconta che san Bertoldo, uno dei primi carmelitani, fra le rocce del monte Carmelo ogni giorno recitasse sette Ave Maria, rivolto verso il mare, a ricordo di quella nuvoletta che Elia vide salire dal mare. Da questo racconto nacque l’uso di pregare le Sette Allegrezze di Maria, specialmente nel tempo liturgico di Pasqua.
L’iconografia nel tempo e nei secoli ha sempre tradotto questo rapporto della Vergine Purissima con il Carmelo. Molte, infatti, sono le raffigurazioni della “nuvoletta di Elia”. Uno in particolare, l’abbiamo nella sacrestia del santuario della Madonna di Trapani. Sul soffitto vi sono tre affreschi del XVIII secolo, opera di Domenico La Bruna. Uno di questi tre raffigura proprio la scena della “nuvoletta di Elia” con due angeli che reggono un cartiglio: “A Carmelitis prius adorata quam nata”, che significa: “prima che nata già venerata dai carmelitani”.
Ora, il titolo Vergine purissima è implicito in tutti gli scritti carmelitani che riguardano l’Immacolata concezione. Anzi, si può dire che i Carmelitani si impadronirono, di una tale festa, al punto che la Curia Romana di Avignone prese l’abitudine (che durò un paio di secoli) di solennizzarla nella Chiesa dei Carmelitani[13], come solennizzava presso la chiesa degli altri ordini religiosi la festa del rispettivo Fondatore.
L’8 dicembre 1342 davanti alla Curia Romana, riunita presso il convento di Avignone il vescovo tenne un discorso nel quale affermava che i Carmelitani indossano la cappa bianca in onore dell’Immacolata Concezione.
Fin dai primi tempi la verginità di Maria veniva vista come atto fisico. Ma il Carmelo non lasciò che fosse solo questo, lasciò a significare la totale adesione a Dio.
Ciò ci fa dire che nel tempo il tema della Vergine Purissima veniva ampliato. San Giovanni della Croce ne parla come suprema unione divina[14], purezza spirituale, purezza del cuore, purezza delle potenze dell’anima, purezza dello spirito etc.[15].
Nella mistica carmelitana si trovano gli sviluppi di quanto abbiamo detto. Tra gli autori abbiamo la mistica fiorentina S. Maria Maddalena de’Pazzi.
Dal XVI secolo al XVIII secolo, vi è un certo sviluppo sulla Vergine Purissima con l’accento di Maria modello dei Carmelitani nella purificazione ascetica del cuore; Maria la contemplativa che sospinge alla comunione con Dio.
Il XIX secolo vede diminuire il culto a Maria come la Vergine Purissima. Sicuramente le molte influenze esterne hanno deturpato una tradizione mariana ed eliana. L’impronta però è rimasta. Il Carmelo vive la Vergine purissima come scopo della propria vita religiosa, in una continua unione con Dio attraverso un attento ascolto della Parola, da incarnare e testimoniare come Maria
 
Nello spazio di quindici giorni, Bernardette ricevette dalla Madonna “tre segreti”. Nella mistica carmelitana è molto frequente l’idea dei “segreti” divini rivelati nell’intima unione con Dio.
Citiamo qui due donne: Santa Teresa di Gesù Bambino e Santa Teresa di Gesù.
Santa Teresa di Gesù Bambino nel suo scritto autobiografico dice:“O mia sorella cara, ella vorrebbe udire i segreti che Gesù confida alla sua figlioletta; questi segreti li confida anche a lei, lo so, perché è lei che mi ha insegnato a raccogliere gli insegnamenti divini, tuttavia cercherò di balbettare qualche parola, pur sentendo che è impossibile alla parola umana ridire cose che il cuore può appena intuire.
Non creda che io navighi nelle consolazioni, no! la mia consolazione è di non averne sulla terra. Senza mostrarsi, senza udir la sua voce, Gesù m'istruisce nell'intimo.
Sorella cara, come siamo felici di comprendere gli intimi segreti del nostro Sposo! Ah, se lei volesse scriverne tutto quello che ne sa, avremmo delle pagine belle da leggere, ma io lo capisco, lei preferisce custodire in fondo al cuore «i segreti del Re», e a me dice «che è onorevole pubblicare le opere dell'Altissimo». Trovo che lei ha ragione di mantenere il silenzio, e soltanto per farle piacere scrivo queste righe, perché sento la mia impotenza a ridire con parole terrestri i segreti del Cielo”[16].
Santa Teresa di Gesù nel Castello interiore alle settime Mansioni dice: “Il Signore appare nel centro dell'anima - non per visione immaginaria ma intellettuale - in un modo più delicato che non in quello già detto, come apparve agli apostoli senza passare per la porta quando disse loro: Pax vobis. Ed è un segreto così grande, un così intenso diletto, un così sublime e subitaneo favore che non so a qual paragone ricorrere. Sembra che Dio voglia mostrare all'anima la gloria del cielo, ma in un modo più elevato che non con ogni altra visione o gusto spirituale.
Soltanto questo si può dire: che l'anima, o meglio il suo spirito, diviene una cosa sola con Dio. Così a quanto si può capire” [17].
“Sarà perché quando Dio comincia a introdurre e a mostrare all'anima le meraviglie di questa mansione, ella perde l'estrema debolezza che prima aveva e che tanto la tormentava, oppure perché il Signore l'ha fortificata, dilatata e resa più abile; ovvero perché prima voleva far conoscere pubblicamente, per certi suoi fini particolari quello che le accordava in segreto”[18].
 
Conclusione

Chiudiamo queste riflessioni (potremmo continuare all’infinito, ad ognuno secondo “la propria fame di spiritualità”, la ricerca). Andiamo alla diciottesima ed ultima apparizione: 16 luglio 1858.
È il giorno della festa di nostra Signora del Monte Carmelo.
Un giorno particolare per i Carmelitani che festeggiano la sua Patrona, la loro Signora. Il 16 luglio, san Simone Stock ebbe l’apparizione della Vergine Maria, dopo incessanti preghiere. Bernadette, in questo giorno solenne, riceve lo scapolare del Carmine.
In tutte e due le apparizioni abbiamo il dono dello Scapolare.
Lo Scapolare del Carmelo è il segno di questa protezione mariana. È la risposta, il dono che Maria offre alla devozione dei suoi figli. Grazie ad esso, Nostra Signora autentica la consacrazione a Dio dei suoi figli e il loro proposito di vivere nella sequela di Cristo.
Colui che lo riceve, rivestendolo, viene associato a un grado più o meno intimo dell'Ordine del Carmelo. Chi lo porta fa professione d'appartenere a Nostra Signora, nello stile del cavaliere del XIII secolo che si sentiva, sotto lo sguardo della sua Dama, valoroso e certo nel combattimento e che, portando i suoi colori, avrebbe preferito mille volte la morte che di sporcare quei colori.
Lo Scapolare non è un oggetto religioso alla portata di tutti. Bernadette ci insegna a prendere coscienza di quanto si sta compiendo con l’indossare lo Scapolare. Ci insegna a fare un cammino di fede per poterlo ricevere. Esso parte dal deserto della nostra vita, fino a renderla feconda grazie a Cristo Gesù che ci fa dono degli attrezzi giusti per camminare: la fede, la speranza e la carità.
Il cammino è lungo, ma accanto, sia al Carmelo che a Lourdes, ci sta sempre la “Mistica stella del Monte Carmelo, Maria illumina e guida i suoi figli, che ha rivestito del santo abito in segno della sua protezione. Con la bontà materna e lo splendore della sua bellezza ci attrae a te sulla via della perfetta carità, perché nella contemplazione del tuo volto, annunziamo ai fratelli le meraviglie del tuo amore”[19].

note:
[1] Nel 2001 una monaca carmelitana ne fece meditazione, che troviamo su http://www2.ocarm.pcn.net/ita/articles/vet01-ita.htm
[2] Cfr. Liturgia delle Ore, III, Roma 1975, pp. 1290-1291.
[3] Più che un monte, il Carmelo è una catena di colline formata da tanti valli che si estende per circa 150 kmq di superficie. L’altezza massima misura circa 550 metri.
[4] Regola del Carmelo, 1.
[5] C. CICCONETTI, Simboli carmelitani, Roma 2006, p. 97.
[6] MARIA MADDALENA DE’ PAZZI, Probatione, II, 199.
[7] RITO DEL BATTESIMO, Liturgia del Sacramento.
[8] Cfr. Regola del Carmelo, 21.
[9] Regola del Carmelo, 10.
[10] TERESA D’AVILA, Cammino di perfezione, 28,11.
[11] CICCONETTI C., Op. Cit., p. 152.
[12] J. PERRIER, Lourdes oggi e domani?, Roma 2008, p. 74.
[13] J. Baconthorpe, un carmelitano inglese del XIII-XIV secolo, dà notizia in un suo trattato e ne approfitta per chiedere al Papa l’approvazione esplicita della festa e della dottrina, altrimenti si rischia un peccato di “dissimulazione”. Cfr. L’Immacolata Concezione di Maria e i dottori Carmelitani, estratto da Il Monte Carmelo (XV-XVI), p. 21.
[14] Cfr. Notte Oscura 2: 24,4 citato in C. O’DONNEL, Maria Madre e Sorella, Roma 2001, p. 93
[15] Cfr Salita al monte Carmelo, 2: 7, 5; 36, 1; 2: 7, 1; 2: 19,4 citato in C. O’DONNEL, o.c., p. 93.
[16] TERESA DI GESU’ BAMBINO, Scritto autobiografico B, in Gli Scritti, Roma 1979, pp. 229-232.
[17] TERESA DI GESU’, Castello interiore, Settime Mansioni, II, 3, in Opere, Vicenza 1980, p. 943.
[18] TERESA DI GESU’, Castello interiore, Settime Mansioni, III, 12, in Op.Cit, pp. 953-954.
[19] Messale Carmelitano, Prefazio Messa votiva Santa Maria del Monte Carmelo, 1.


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