L'INNO ALLA CARITA'

INNO ALLA CARITA'

tratto da LA DOMENICA, Periodico religioso, n. 1-2009/11
 
 
SIAMO nel pieno dell'anno  paolino, indetto il 28 Giugno 2007 da Benedetto XVI, per celebrare il bimillenario della nascita dell'apostolo Paolo, collocata dagli storici tra il 7 e il l0 d.C.
Di lui il popolo cristiano conosce sopratutto i brani delle sue lettere che vengono proposti  nella liturgia domenicale. Di  questi brani uno è famoso il cosiddetto inno alla carità che si trova nella Prima Lettera di san Paolo apostolo ai cristiani di Corinto, al capitolo 13, versetti 1-13.
Nella sua prima enciclica Benedetto XVI lo definisce "la magna carta dell'intero servizio ecclesiale" (Deus caritas est, 34), poiché presenta la carità come qualcosa che è molto più che una semplice attività. L'Apostolo dichiara infatti che uno che distribuisce tutte le sue sostanze ai poveri, se non ha carità, non ne trae alcun vantaggio. Non basta dunque dare, occorre anche avere, e precisamente avere carita. Dare senza carità, dice Paolo, non giova a chi dà. Non basta che giovi a chi riceve? L 'Apostolo si mette nei panni di chi dà, che deve capire che cosa significa avere carità.
Egli la descrive sia positivamente (pazienza, bontà, illimitato perdono e ilimitata sopportazione) che negativamente (niente invidia, orgoglio, cattive azioni e cattivi pensieri). Soprattutto la qualifica come anticipo di eternità: i doni di conoscenza e di profezia avranno termine, non invece la carità. L'imperfetto è destinato a cedere il posto al perfetto. La conoscenza di cui disponiamo nel tempo presente è imperfetta: ma verrà, sta  per venire la conoscenza perfetta, il vedere faccia a faccia: conoscerermo come conosce Dio.
E la carità? Qui ci viene in soccorso una parola che  Paolo dice in un altro luogo della stessa lettera: "Chi ama Dio, è da lui conosciuto (1Cor 8,3). Se ne deduce che chiunque ama, anche se magari non lo sa o non se ne rende conto, ama sempre Dio.

Bruno Ognibeni, biblista

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