CONOSCIAMO PAOLO, L'APOSTOLO DELLE GENTI / 5

UNA "CONVERSIONE CONTINUA"
 
tratto da LA DOMENICA, Periodico religioso, n. 3-2008/42
 
 
PARLANDO dell'evento di Damasco non si dovrebbe parlare di "conversione"; Paolo parla di "rivelazione" e di "missione": «Quando (a Dio) piacque di rivelare in me suo Figlio affinché io lo annunciassi alle genti ... » (Gal 1,15-16).
Paolo infatti non cambiò religione, né si convertì da una vita di peccatore.
Egli accolse Gesù di Nazaret come Cristo, il Figlio di Dio, morto e risorto per la salvezza d'Israele e di tutta l'umanità. Però il Signore gli chiese altre "conversioni". Egli dovette convertirsi "ai progetti di Dio", abbandonando i suoi: Paolo pensava di svolgere la sua missione, cominciando subito da Damasco, dove Gesù gli si era rivelato; ma gli fu rifiutato e altrettanto avverrà a Gerusalemme.
Nel 2° viaggio missionario voleva fermarsi ancora in Asia Minore, ma lo Spirito di Gesù glielo impedì (At 16,6-7), e lo chiamò in Macedonia.
La "conversione ai tempi di Dio" impose a Paolo un'attesa di anni, estenuante per un tipo come lui che voleva gettarsi con foga nella missione, come era stato focoso nella persecuzione.
La "conversione ai modi di Dio" che alternava fallimenti e successi nella missione, in modo a volte incomprensibile... Ma Paolo si era abbandonato tutto alla volontà di Dio.
 
Antonio Girlanda, biblista

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