CONOSCIAMO PAOLO, L'APOSTOLO DELLE GENTI / 22

LE LETTERE A TITO E A FILEMONE


fonte: "La Domenica", periodico religioso n. 2-2009/33



Tito, di origine pagana, era insieme a Timoteo tra i discepoli più cari a Paolo (Cfr. At 15,1ss; Gal 2,1-5; 2Cor 7,6-15) che gli affidò le comunità dell'isola di Creta. In questa lettera, dopo un indirizzo ricco di teologia sull'apostolato 81,1-4), Paolo indica a Tito, le qualità che devono avere i presbiteri scelti per reggere le comunità e combattere gli errori di falsi maestri (1,5-16). Tra le indicazioni sui doveri dei fedeli (2,1-3,7), inserisce uno splendido brano (2,11-14) sull'incarnazione di Gesù Cristo, e conclude col pensiero della filantropia, di Cristo (3,4-7).
Filemone, era un cristiano benestante di Colossi e possedeva degli schiavi. Uno di essi, Onesimo, fuggito dal suo padrone, raggiunse Roma e là incontrò Paolo che viveva a domicilio coatto (At 28,16.30-31). Paolo lo convertì e lo rimandò al suo padrone, quasi come una provocazione, inviandogli la presente lettera a mezzo dello schiavo, ora diventato fratello in Cristo.
Paolo è commovente quando dice a Filemone che gli manda Onesimo, "il suo cuore" (v. 12), fiducioso che lo accoglierà come fosse lui stesso. Con la diffusione del vangelo, che faceva sentire tutti ugualmente figli di Dio, la schiavitù fu vinta.

Antonio Girlanda, biblista

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