CONOSCIAMO PAOLO, L'APOSTOLO DELLE GENTI / 20

LA SECONDA LETTERA AI TESSALONICESI

fonte: "La Domenica", periodico religioso n. 2-2009/30

Questa stele proveniente da Tessalonica (Salonicco)

mostra la coesistenza della cultura greca e romana

ai tempi della predicazione di Paolo: raffigura una

famiglia romana, ma con l'iscrizione in greco.

In questa lettera, richiamandosi alla sua predicazione (2,5), Paolo riprende il tema del ritorno del Signore. Egli non aveva escluso che avvenisse nel suo tempo. E alcuni avevano tratto conclusioni strane: "se la fine è imminente è inutile faticare tanto"; smisero di lavorare e cominciarono a chiedere l'elemosina alla comunità. Paolo reagisce energeticamente (3,6-9), tanto più che qualcuno abusava della sua autorità (2,2). Ora egli parla di alcuni segni premonitori della fine: anzitutto un'apostasia, cioé l'abbandono della fede da parte di molti, poi la comparsa di un "uomo del peccato", un mostro di astuzia diabolica, che si farà credere un dio; inoltre c'è fin d'ora un "mistero di iniquità" attivo nel mondo, trattenuto da un ostacolo che a un certo punto sarà tolto e il male dilagherà.
Molti saranno ingannati, ma Paolo dichiara che nessuno si perde senza la sua adesione al male (2,10-12). Per il momento, non si vedeva alcun segno della fine. E Paolo, che pur attendendo il ritorno di Cristo si guadagnava il pane con le sue mani, dichiara energicamente che chi non vuole lavorare neppure mangi (3,10). poi esorta a recuperare i fratelli sbandati e chiude col saluto e augurio cristiano.

Antonio Girlanda, biblista

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