The Valar Guild

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The History of Middle-Earth (12 Volumi)
Una Collezione di Riserva le Rivisioni
 
Copyright: Il 18 Ottobre, 2002
 
 

Introduzione

     A meno di  imprevisti sviluppi alcune importanti opere tolkieniane ancora per anni non saranno tradotte in italiano, e si consiglia dunque l’appassionato di leggersele in inglese .
    Dopo il Silmarillion Christopher Tolkien non si è fermato! Così dopo i Racconti Incompiuti sono usciti altri volumi di scritti del padre decifrati, ordinati e commentati con grande precisione dal figlio. Finora sono dodici col titolo complessivo di Storia della Terra di Mezzo ( The History of Middle-Earth) e i primi due sono stati pubblicati in traduzione italiana col titolo particolare di Racconti ritrovati e Racconti perduti. Gli altri non sono mai stati tradotti perché il figlio Christopher si è arrabbiato con la casa editrice Rusconi a causa della cattiva traduzione del terzo, che gli era stata sottoposta.

 

The Book of Lost Tales - Part One

    Il primo volume è dunque Book of Lost Tales – Part One. La maggior parte di questo libro presenta espansioni e versioni di vicende già narrate nel Silmarillion: per esempio si parla della musica degli Ainur, della costruzione di Valinor, dell’incatenamento di Melko, della fuga dei Noldor da Valinor, e così via. Originale è invece il racconto intitolato La Casetta del Gioco perduto: era l'inverno 1916-17 e l'Autore, orfano, separato dalla giovane moglie, con gli amici dell'idealistico sodalizio adolescenziale T.C.B.S. morti in trincea, era egli stesso inquadrato in un battaglione di prima linea in cui le perdite, tra morti e prigionieri, sarebbero state totali.
    Nel racconto si descrive una casa elfica in cui sono ospitati bambini umani arrivati colà attraverso il "Sentiero dei Sogni"; questo sentiero in seguito fu reso invalicabile, ma alcuni bambini avevano deciso di rimanere e a loro è permesso di tornare nelle Terre degli Uomini in guisa di angeli, e "si aggirano tra i bimbi soli sussurrando loro al crepuscolo, là dove si sono coricati presto, alla luce dei lumini o alla fiamma delle candele, oppure consolano quelli che piangono".
    Cosa fanno poi questi bambini-angeli? Con "evidente contraddizione" (come osserva un'opportuna nota dell'editore) nel giro di poche righe JRRT scrive prima che "tutti quelli cui permettiamo di partire non tornano più", rimanendo nelle Terre degli Uomini, perché colà "ci sono posti incantevoli e amabili regni colmi di attrattive"; e poi che "per la maggior parte (i bimbi) tornano qui, e ci raccontano molte storie e cose malinconiche dei loro viaggi".
    Appare in questo passo l'idea - che riecheggia l'Isola Che Non C'è, del Peter Pan di Barrie - che i bambini possono entrare in contatto con una realtà superiore, il mondo elfico, ma poi ritornano nelle Terre degli Uomini, cioè crescono, e il motivo della crescita è l'amore oblativo (consolare quelli che piangono); poi non ritornano più nel mondo elfico, cioè la crescita è irreversibile, e il motivo dell'irreversibilità è il desiderio di esperienza (i posti incantevoli colmi di attrattive). Eppure, appare anche l'idea - e la compresenza di questa con l'idea precedente genera la contraddizione del passo - che il ritorno nelle Terre degli Uomini - la crescita - sia deludente, e i bambini tornano nel mondo elfico: cioè la crescita è un fenomeno solo apparente ed esterno, ma il cuore, cioè la parte più autentica della personalità, rimane bambino, residente in un "al di là", mentre le parti più superficiali della personalità sembrano vivere da adulti tra adulti.
    Ma, allora, l'età adulta è una condizione positiva o negativa; la crescita è un'esperienza di autenticità o di inautenticità? Posta così la domanda, come alternativa tra solo due possibilità nella quale "tertium non datur", JRRT sa solamente rispondere con una contraddizione. Ma una contraddizione - affermare e negare nello stesso tempo - è lo stesso che "dire niente", come sappiamo da Aristotele in poi. E infatti, come nota Tom Shippey, JRRT "lasciò subito cadere questo dilemma alla Peter Pan, e successivamente lo trovò antipatico". La "febbre di trincea" lo fece stare a lungo in ospedale e lo salvò dalla strage del suo battaglione; egli poté riunirsi a sua moglie Edith; nacque John, il suo primo figlio; ricominciò a diventare concreta la prospettiva di una carriera universitaria nel suo amato campus di studi. Le "Terre degli Uomini" risultarono così sufficientemente attraenti per JRRT.

 

The Book of Lost Tales - Part Two

    Il secondo volume è Book of Lost Tales – Part Two. Anche qui la maggior parte dei capitoli consta di versioni espanse di parti del Silmarillion : il racconto di Luthien Tinuviel, quello di Turin Turambar, quello di Earendil, quello della collana forgiata dai Nani per reggere uno dei Silmaril, la Nauglafring, che fece versare sangue tra Elfi e Nani.
    Ma un’espansione è notevole, sia a livello quantitativo (nel Silmarillion lo stesso argomento occupa poche righe, qui 58 pagine), sia a livello qualitativo: è una delle vette di una particolare vena stilistica di Tolkien, quella epico-sublime. Si tratta de La caduta di Gondolin:  il Regno Celato degli Elfi di re Turgon prima è descritto nella sua favolosa bellezza, poi, essendo stato scoperto (a causa di un tradimento) da Melkor, Gondolin viene assediata dai Draghi, dai Balrog, da legioni di Orchi. La resistenza delle varie compagnie elfiche – descritte ciascuna coi suoi colori araldici, col suo duce, con la sua particolare maniera di combattere – contro la soverchiante forza dell’avversario, esalta e commuove, e raggiunge la sua catastrofe con la morte di Turgon mentre Gondolin brucia. E il suo epilogo, greve di dolore ma baciato dalla speranza, con la fuga – attraverso la galleria sotterranea – di Tuor e Idril col loro bambinetto Earendil, colui che porterò agli Dei l’appello al soccorso della stremata Terra di Mezzo.
 

The Lays of Beleriand

    Il terzo volume è The Lays of Beleriand , in ci sono due lunghi poemi (in varie versioni): The Lay of the Children of Hurin con la storia di Turin, e The Lay of Leithian con la storia di Beren e Luthien. Per chi ama lo stile arcaico e aulico della poesia di Tolkien (e riesce ad apprezzarlo in inglese!) questi scritti sono una sorta di pantagruelico banchetto nuziale.
    In aggiunta c'è un commentario del grande amico di Tolkien, C.S. Lewis. Lewis finge di aver trovato un antico manoscritto, fa numerosi riferimenti a presunte varianti testuali e cita immaginari filologi dell'Ottocento dai nomi assurdi. Ma a parte la cornice scherzosa, la critica dei contenuti è seria, e fu presa sul serio da Tolkien.

 

The Shaping of Middle-Earth

    Il quarto volume è The Shaping of the Middle Earth in cui c'è l'Ambarkanta e cioè la descrizione particolareggiata della struttura fisica di Arda: Valinor, il Mare Occidentale, La Terra di Mezzo, il Mare Orientale, le Terre Orientali, e tutto attorno l'Oceano Cerchiante, Vaiya. Sopra Vista (l'aria meteorologica) e Ilmen (l'aria di luce). A rinchiudere tutto Ilurambar, le Mura del Mondo, fatte di ghiaccio, vetro  e acciaio. Fuori la Vuota Notte Atemporale.
    Ci sono poi due versioni del Silmarillion diverse rispetto a quella pubblicata con questo nome. In esse interessante è la presenza della Seconda Profezia di Mandos: quando il mondo sarà vecchio e le Potenze saranno indebolite, allora Morgoth tornerà indietro dal Vuoto Esterno attraverso la Porta della Notte. Egli distruggerà il Sole e la Luna, ma Earendil subito sarà su di lui - simile a una fiamma bianca- e lo trascinerà al suolo. Allora ci sarà l'Ultima Battaglia (Dagor Dagorath) sui campi di Valinor. Tulkas affronterà Melko avendo alla propria destra Finwe e alla propria sinistra Turin Turambar. E sarà la spada nera di Turin a dare finalmente la morte a Melko; e così i figli di Hurin e tutti gli Uomini saranno vendicati. Allora i Silmaril saranno tratti fuori dall'aria, dall'acqua e dalla terra, e Feanor li prenderà e li porterà per offrirli a Yavanna Palurien. Ella li romperà e col loro fuoco rigenererà i Due Alberi e d'un subito si diffonderà una gran Luce. E le montagne di Valinor saranno spianate affinché la Luce raggiunga tutte le regioni del Mondo. Sotto quella Luce gli Dei diverranno giovani di nuovo e tutti gli Elfi morti risorgeranno così che giunga a compimento il disegno di Iluvatar che li riguarda. Ma la profezia non fa parola degli Uomini, a parte Turin, che nomina tra gli Dei.
Completa il volume una mappa a colori della Terra di Mezzo nella Prima Era, disegnata da Tolkien.

 

The Lost Road and Other Writings

    Il quinto volume è The Lost Road and Other Writings. Questo grosso volume contiene molte cose: varie versioni della Caduta di Numenor, dell'Ainulindale, degli Annali di Valinor, degli Annali del Beleriand, del Quenta Silmarillion; inoltre due trattati "scientifici" sulle lingue elfiche che stupiranno i cultori delle medesime per la completezza e la novità rispetto a quanto si sapeva finora (The Lhammas e The Etymologies).
    Ma il contenuto più notevole è The Lost Road, un romanzo incompiuto risultante da una conversazione tra JRRT e il suo amico C.S. Lewis, dato il fatto che entrambi non trovavano storie che gli piacessero, decisero di scriverle loro stessi: Lewis la storia di un Viaggio nello Spazio (Out of the Silent Planet) e JRRT la storia di un Viaggio nel Tempo. JRRT parte dal presente e va a ritroso seguendo le vicende di "coppie" fatte da un Padre e un Figlio (che adombrano vicende autobiografiche, come Christopher Tolkien - il curatore - nota esplicitamente), mentre la Madre è morta. La prima coppia è quella degli inglesi contemporanei Albain e l'adolescente Audoin, che passano le vacanze soli in una casetta della costa della Cornovaglia, presi da strane visioni delle "Aquile del Signore dell'Ovest che sorvolano Numenor", cercando di costruire un'immateriale "macchina del tempo", fino al momento in cui Elendil stesso appare ad Albain proponendogli un patto per tornare indietro nel tempo.
    I capitoli concernenti la coppia padre-figlio nel X secolo anglosassone, nel VI secolo longobardo, nella preistoria glaciale, furono solo abbozzati. Invece furono scritti per esteso due capitoli sulla meta finale del Viaggio nel Tempo, e cioè sulla storia di Elendil padre e Herendil figlio a Numenor mentre Sauron sta prendendo sempre più potere nell'Isola perseguitando i Fedeli e spronando il Re all'impresa contro i Valar. La descrizione della villa sul mare di Elendil incanta: JRRT vuole ricreare un mondo lontano, direi uno squarcio di Impero Romano dove s'incontrano e lottano cupamente decadenza pagana e i primi indomiti fremiti cristiani. Il ragazzo non capisce le idee del padre e ondeggia tra l'affetto per lui e le corrotte seduzioni di Sauron.
Lo scritto è del 1937 e l'orrido stato totalitario della Numenor di Ar-Pharazon che sta per portar guerra a Tol Eressea (e ad "altri") si nutre degli eventi contemporanei a JRRT: il terzo Reich e la guerra imminente contro l'Ovest.
 
 

The Return of the Shadow

    Il sesto volume è The Return of the Shadow, in cui con la consueta precisione Christopher Tolkien ordina e commenta le carte inedite del padre: qui una prima tranche delle varianti del Signore degli Anelli, dall'incipit a Moria. La complessità del lavoro di composizione e riscrittura di JRRT è, in questi primi capitoli del SdA, grandissima. Messosi a scrivere per l'editore Unwin un sequel dell'Hobbit, JRRT si trovò invaso dalla nuova ispirazione.
    Certe scene non variano mai (come Bilbo che scompare con un botto e un lampo; Sam che spia dal giardino il racconto di Gandalf), altre variano molto. L'impressione generale è - come già ha notato Tom Shippey - che l'inspiration di certe scene è primordiale, mentre l'invention della trama è derivata e prodotto finale di molte incertezze e molti ripensamenti. E' tutto, comunque, ottimo materiale per lo studio e la comprensione nel profondo di molti punti del SdA.
    La "festa a lungo attesa" ha otto varianti prima della stesura definitiva: in una la festa viene data da Bilbo per annunciare il suo matrimonio, egli infatti partirà da Hobbiton, si sposerà, avrà molti figli e la nuova storia sarà quella di uno di essi; Bilbo è più malvisto (rispetto al SdA) per la sua stranezza e, quando fa l'annuncio della partenza, gli hobbit fanno molti commenti malevoli e, tra l'altro, si chiedono se finalmente si sposerà. In un'altra, Bilbo si è sposato e poi è scomparso da Hobbiton con la moglie, Frodo (chiamato qui Bingo) è suo figlio e non fa lutto perchè non crede che i suoi genitori siano morti, vive solo ed è spesso fuori casa, ha famigliarità solo con alcuni Took (parenti della nonna paterna) e con alcuni Brandibuck (parenti della mamma): è Frodo a dare la festa prima di partire. In un'altra versione Bilbo è lo zio di Frodo e scompare misteriosamente da Hobbiton, Frodo non fa lutto ed è lui a dare la festa. In alcune varianti Gandalf non è alla festa, e se c'é, discute con Bilbo sulla collina fuori della casa e non litiga con Bilbo perché questi ha già lasciato l'anello in un cassetto per Frodo. Solo nella terza versione viene citato l'anello (un regalo di Bilbo per suo figlio), ma fino alla quarta esso non viene pensato come motivo per la partenza di chi dà la festa (Bilbo o Frodo); i motivi sono altri: cercar moglie, stanchezza per la vita tra gli hobbit, desiderio di avventure (dragon - longing) e bisogno di denaro.
    Ricordo ora alcune varianti interessanti di altri punti della storia: nella campagna della Contea gli hobbit si nascondono tra i cespugli al rumore di zoccoli, vicino a loro si ferma un cavallo con sopra una figura, tutta coperta da mantello e cappuccio, che si mette ad annusare: chi è? E' Gandalf (non il cavaliere nero)! A Tumulilande, quando Frodo smarrisce i suoi compagni e li chiama, alla fine essi rispondono, non sono presi dallo spettro, e tutto si rivela essere solo una fantasia di paura di Frodo stesso. Il vecchio Maggot è molto più aggressivo, ricorda che Frodo Baggins aveva ucciso uno dei suoi cani e lo odia ancora profondamente; Frodo lo infastidisce diventando invisibile con l'anello e gli fa lo sgambetto spaventandolo. A Bree gli hobbit incontrano Strider/Granpasso (qui chiamato Trotter), ma chi è costui? E' un hobbit - Peregrino Took - da ragazzo amico di Bilbo che i genitori impedirono di continuare a frequentare, poi scappato dalla Contea e arrivato fino a Mordor dove è stato torturato, così che ora cammina con zoccoli di legno (!) a causa delle piaghe. Tolkien decise di fare di Strider un uomo solo quando a Granburrone Bilbo gli chiede di aiutarlo a comporre una canzone sui tempi antichi. Gandalf è un vecchietto basso di statura, e le cause del suo ritardo nel raggiungere gli hobbit in fuga sono narrate nei dettagli. Glorfindel rivela di essere la reincarnazione di quel Glorfindel morto nella prima era combattendo contro il Balrog dopo la caduta di Gondolin.
    Dopo aver portato molto avanti la storia con Bingo/Frodo protagonista, nell'Agosto del 1939 (gli ultimi giorni prima dello scoppio della Guerra Mondiale, giorni che lo depressero molto, come scrisse in una lettera) Tolkien ha una crisi di pessimismo e "regredisce" verso l'idea iniziale di scrivere un sequel dell'Hobbit, e scrive: "Nuova trama. Bilbo è l'eroe di tutta la storia Merry e Frodo sono suoi compagni. Questo aiuta a trattare il problema di Gollum (sebbene Gollum probabilmente ottiene un nuovo anello a Mordor)".

 

The Treason of Isengard

The War of the Ring

    Il settimo e l’ottavo volume sono The Treason of Isengard e The War of the Ring. Molto più lineare è la composizione dei capitoli successivi di SdA, riportata da questi altri due volumi editi da Christopher Tolkien: il primo, dopo esser tornato a una riscrittura dei capitoli da Hobbiton a Rivendell, porta dal Consiglio di Elrond fino al dibattito con Theoden a Meduseld, e contiene una succosa appendice sull'alfabeto elfico e sui sistemi runici; il secondo dal Fosso di Helm all'Ultimo Discussione dei Capitani di Gondor prima della disperata marcia del loro esercito verso i Cancelli di Mordor. Entrambi i volumi contengono mappe e disegni di mano di JRRT.

    Tra le molte varianti riporto qui alcuni esempi. Gandalf e il Balrog a Moria:

    "Il Balrog si precipitò verso il ponte. Legolas alzò il suo arco, ma una freccia lo ferì alla spalla e l'arco cadde inutilizzato. Gandalf si fermò in mezzo al ponte. Nella sua mano scintillava Glamdring. Nella sinistra teneva il suo bastone. Il Balrog avanzò e si fermò fissandolo. Di colpo con uno sgorgo di fiamme saltò sul ponte, ma Gandalf rimase fermo. "Non puoi passare" disse "torna negli abissi infuocati. E' proibito a un Balrog avvicinarsi al cielo da quando Fionwe figlio di Manwe rase al suolo Thangorodrim. Io sono il signore del Bianco Fuoco. La fiamma rossa non può passare da qui". La creatura non rispose, ma si erse in alto così da incombere sullo stregone, avanzò a grandi passi e lo colpì. Una cortina di fiamme bianche sprizzò davanti a lui come uno scudo , e il Balrog cadde all'indietro con la spada frantumata in pezzi fusi e fece per fuggire. Ma il bastone di Gandalf si ruppe e cadde dalla sua mano. Con un sibilo affannoso il Balrog spiccò un balzo; sembrava essere mezzo cieco ma arrivò e cercò di afferrare lo stregone. Glamdring colpì il suo artiglio destro ormai vuoto, ma nel momento in cui Gandalf assestava il colpo il Balrog usò la sua frusta. Gli scudisci si avvinghiarono attorno alle ginocchia dello stregone che barcollò. Stringendo l'arco di Legolas, Gimli scoccò una freccia che però si perse. Grampasso con un balzo tornò sul ponte con la sua spada. Ma in quel momento un grosso troll venne fuori dall'altra parte e saltò sul ponte. Ci fu un terribile schianto e il ponte si ruppe. Tutta la sua estremità occidentale crollò. Con un urlo spaventoso il troll precipitò e il Balrog inciampò di lato e ringhiando cadde nell'abisso. Prima che Granpasso potesse raggiungere lo stregone, il ponte si ruppe davanti ai suoi piedi e con un gran grido precipitò nell'oscurità."


    A Minas Tirith il bambino Bergil è molto più aggressivo, non si fa quietare da Pipino e sta per mettersi a lottare con lui quando viene fermato da un uomo di Gondor.
    Gandalf rivela a Denethor che il Re Stregone capitano dei Nazgul è un membro rinnegato dell'ordine stesso di Gandalf, gli Istari, proveniente da Numenor.
    Denethor è più dolce con Faramir, e quando questi gli racconta dell'incontro con Frodo nell'Ithilien, dice sì che avrebbe voluto che Boromir fosse al suo posto, ma aggiunge - dando al figlio una pacca sulla spalla - solo se Boromir avesse avuto un cuore più saldo e un carattere più affidabile e, dunque, gli avesse portato l'anello senza usarlo. Tolkien poi cambiò idea perché - scrisse - solo se Denethor è duro con Faramir si spiega poi come impazzisca quando il figlio torna morente. Viene anche detto che Denethor usa il palantir per la prima e ultima volta proprio quando crede che Faramir stia per morire, allora scruta la pietra per vedere se venga un aiuto ma Sauron gli fa vedere solo la potenza di Mordor e Denethor allora, disperando, impazzisce.
    Theoden racconta l'incontro tra il suo antenato Baldor e una statua di pietra parlante alle soglie del Sentiero dei Morti. E Aragorn quando vede lo scheletro con l'armatura lo riconosce come quello di Baldor, e fa costruire una tomba in maniera tale che nessuno possa accedere alla misteriosa porta chiusa. A Pelargir l'esercito dei Morti esita ad attaccare la flotta di Umbar e Aragorn è costretto ad arringare i Morti affinché trovino il coraggio di fare finalmente guerra a Sauron.
    Aragorn viene acclamato dalla gente del Lebennin "Signore degli Anelli" e Tolkien si chiede se questo avviene perché così Sauron creda in suo possesso l'Unico e distolga la sua mente da Frodo, oppure perché Galadriel gli aveva consegnato Nenya.

Ecco una variante nel capitolo L'ultima discussione:
    "Ma se noi trovassimo l'anello e l'usassimo, come esso ci darebbe la vittoria?" chiese Imrahil. "Non avverrebbe tutta in un giorno" rispose Gandalf. "Ma se esso arrivasse in mano di qualcuno con potere o regalità, come Lord Aragorn, o il Sovrintendente di questa città, o Elrond di Granburrone, o anche a me, allora costui, essendo il Signore degli Anelli, accrescerebe il suo potere e il suo desiderio di potere, e dominerebbe o spaventerebbe tutte le menti così che esse compirebbero ciecamente la sua volontà. Ed egli non potrebbe essere ucciso. E c'é di più: i più profondi segreti della mente e del cuore di Sauron gli diverrebbero chiari, così che l'Oscuro Signore non potrebbe fare niente in segreto. Il Signore degli Anelli succhierebbe da Sauron ogni pensiero e ogni potere, così che tutti eviterebbero di allearsi con lui e seguirebbero il Signore degli Anelli, e lo servirebbero e l'adorerebbero come un Dio. E così Sauron sarebbe distrutto completamente e svanirebbe nella dimenticanza. Ma, attenzione!, ci sarebbe ancora un Sauron ... anche se dall'altra parte, un tiranno che non tollererebbe alcuna libertà e che non indietreggerebbe davanti ad alcuna azione malvagia pur di mantenere ed allargare il suo dominio." "E peggio" disse Aragorn "Egli avrebbe rovinato e corrotto tutto quanto è rimasto dell'antico potere e della saggezza dell'Occidente." "Allora quale è l'uso di questo anello?" disse Imrahil. "Vittoria", disse Hurin Gardiano delle Chiavi "Almeno saremmo noi a vincere la guerra e non questo pazzo signore di Mordor". "Così parlerebbero molti cavalieri coraggiosi del Mark o di Gondor", disse Imrahil. "Ma certamente è richiesta più saggezza in un consiglio di generali. La vittoria in sè stessa è. A meno che Gondor non stia in piedi per un qualche bene, che non stia in piedi affatto! E se Mordor non difende un qualche male che noi non tollereremmo mai nè a Mordor nè altrove, allora che trionfi Mordor!"


    Il seguito è ugualmente interessante.


 

Sauron Defeated

    Il nono volume è Sauron Defeated . La prima sezione di questo corposo libro contiene le varianti relative all’ultima parte del Signore degli Anelli, da Sam e Frodo a Mordor fino ai Rifugi Oscuri. Scelgo qualche punto interessante. Nella Voragine del Fato Frodo non vuole gettare l’Anello perché egli ode o sente una voce, profonda, lenta ma urgentemente persuasiva, che gli parla e gli offre vita, pace, onore, una ricca ricompensa, una signorìa, e infine la condivisione del Grande Potere - se egli aspetterà e tornerà a Barad-dur con uno Schiavo dell’Anello. Ciò terrorizza Frodo. Egli rimane immobilizzato nella scelta tra la resistenza e il cedimento, tormentato, gli sembra un periodo lunghissimo e senza tempo. Poi a un tratto gli venne un pensiero nuovo - non dal di fuori - un pensiero nato dentro sé stesso: egli avrebbe tenuto l’Anello per sé, e sarebbe diventato padrone di tutto. Frodo Re dei Re. Gli Hobbit avrebbero dominato (naturalmente egli non si sarebbe dimenticato dei suoi amici) ed egli avrebbe dominato gli Hobbit. Egli avrebbe composto grandi poemi e modulato grandi canzoni e tutta la terra avrebbe dovuto fiorire, e tutti avrebbero dovuto essere invitati alle sue feste. E così Frodo si arroga l’Anello !
    Varianti dell’ultima catastrofe sono che è Sam a spingere Gollum e l’Anello nella voragine, ma anche che Gollum, preso tra il pentimento e il terrore di vedersi privato per sempre dell’Anello  dai Nazgul che si avvicinano, commette deliberatamente suicidio.
    Ad Edoras durante il banchetto che segue i funerali di Theoden, Gandalf in un brindisi attribuisce a Frodo e a Sam dei nomi elfici la cui traduzione è , rispettivamente, Resistenza-oltre-la-speranza  e  Speranza-inestinguibile.

    Tornati nella Contea, Ted Sabbioso così profetizza :
    Sei un po’ fuori moda - signor Samvise - coi tuoi elfi e i tuoi draghi. Se fossi al tuo posto, me ne andrei a prendere una di quelle navi che stanno sempre a navigare, stando a quanto racconti. Torna a Bambinlandia a dondolarti nella culla, e non infastidire noialtri. Qui stiamo per costruire una grande città con 20  mulini, E cento nuove case l’anno prossimo. Grandi cose stanno arrivando dal Sud. Tipi che son capaci di lavorare i metalli e fare grandi buche nel terreno. Ci saranno fornaci ronzanti e sirene a vapore e ingranaggi  ruotanti. Gli Elfi non sono capaci di fare cose del genere.

    Un dettaglio è che Sharkey non è Saruman ma è un Uomo-Orco. Più notevole, invece, è che Frodo uccide vari nemici nella Contea, risulta un leader energico e volitivo, adatto alla guerra e risoluto nelle decisioni, e infine viene onorato da tutti gli hobbit con una devozione tale che “neanche Sam aveva qualcosa da ridire”. Per fortuna Tolkien si ricredette nella redazione definitiva e noi abbiamo in Frodo una grande icona dell’Umanità e non un “fighetto” da telefilm!
In un commento di Tolkien, i Rifugi Oscuri devono essere per Bilbo e Frodo un finale “arturiano”, in cui naturalmente non si esplicita se si tratti di un’allegoria della morte o di una maniera di guarigione e ristoro che prelude a un ritorno.
    Ci sono poi due versioni di quell’Epilogo che non compare nel SdA. Sam è circondato da molti figlioletti d’ambo i sessi cui racconta le storie di un tempo; parla con la maggiore, Elanor,  della bellezza elfica che sta sparendo ma non è ancora sparita e potrà essere vista anche da lei; infine annuncia che il Re Elessar passerà appena fuori i confini della Contea e vuole rivedere i suoi vecchi amici. Traduco le ultime righe dell’Epilogo: dopo aver mandato a letto i bambini

Mastro Samvise stette in piedi sull’uscio e guardò verso Est. Attirò la Signora Rosa verso di sé e la cinse col braccio. “Il 25 di Marzo !” disse. “Questo giorno diciassette anni fa, moglie mia, non pensavo che ti avrei vista ancora. Ma continuai a sperare.”
    “Io neanche speravo, Sam”, disse lei, “almeno, non lo feci proprio fino a quel giorno; e poi subito cominciai a farlo. Era circa mezzogiorno, e mi sentivo così contenta che cominciai a cantare. E  mia madre disse <Zitta, ragazza ! Ci sono i banditi qua attorno.> E io dissi : <Che vengano pure ! Il loro tempo finirà presto. Sam sta per tornare,> E tu tornasti”.
    “Tornai”, disse Sam, “al  più amato posto di tutto il mondo. Dalla mia Rosie e nel  mio giardino”.
    Entrarono, e Sam chiuse la porta. Ma mentre faceva questo, udì improvvisamente, profondo e inquieto, il sospiroso mormorio del Mare sulle spiagge della Terra di Mezzo.

    L’Epilogo - che effettivamente in alcuni passi è un po’ dolciastro e bamboleggiante - fu espunto da Tolkien a causa delle molte critiche ricevute:”è stato così universalmente condannato che non lo inserirò. Uno deve pur fermarsi, a un certo punto”. Ma rimase insoddisfatto perché sentiva  “ancora il quadro incompleto senza qualcosa su Sam ed Elanor [perché] in Elanor tutto il suo amore e la sua nostalgia per gli Elfi sono risolti e soddisfatti”.
La seconda sezione del volume è dedicata al romanzo incompiuto The Notion Club Papers : molto simile all’ugualmente incompiuto The Lost Road, narra di professori amici che nelle discussioni del loro Club si ritrovano, non sapendo bene come, a vedere confondersi i tempi e le  dimensioni della realtà e a rivivere nel X secolo, quando i Danesi attaccano gli Anglosassoni, e, più  indietro ancora, nei tempi che di poco precedono la Caduta di Nùmenor. Interesserà al tolkieniano la presenza di tre versioni della poesia Imram (la morte di San Brendano). Vediamo Tolkien nel suo tipico standby tra la posizione indù-orfico-pitagorica e quella cristiana :

    “l’idea è quella che visione e memoria percorrono il tempo coi discendenti di Elendil e di suo figlio, ma non attraverso la reincarnazione : le persone sono veramente differenti, anche se mantengono delle somiglianze nonostante l’intervallo di molte generazioni.”

    La terza sezione contiene quattro versioni della Caduta di Nùmenor. Conclude il volume un trattato glottologico sull’adunaico, la lingua dei Numenoreani.
 
 

Morgoth's Ring

    Il decimo volume è The Morgoth’s Ring e tra tutti e 12 della HoME  questo mi è sembrato quello che dà un maggior numero di informazioni nuove e che raggiunge la maggiore profondità filosofica.
    C’è un brano intitolato Leggi e costumi degli Eldar  in cui si legge che gli elfi crescevano più lentamente degli uomini nel corpo ma più velocemente nella mente ; imparavano a parlare prima di compiere un anno e alla stessa età imparavano a camminare e a danzare. Nella prima infanzia era difficile distinguere i bambini umani da quelli elfici, questi sembravano solo più felici, perché godevano ancora del mondo e il fuoco del loro spirito non gli aveva ancora consumati e il peso della memoria era ancora leggero su di loro. Alla fine del terzo anno i bambini umani crescevano mentre quelli elfici no, un uomo raggiungeva la sua massima statura quando un elfo della stessa età era alto come un bambino umano di sette anni, ci volevano cinquant’anni (e per alcuni cento) perché un elfo raggiungesse la sua statura definitiva.
Gli elfi si sposavano una volta sola nella vita, anche nei periodi più oscuri della storia di Arda, raramente sono raccontati fatti di lussuria tra di loro. Tra i Noldor c’era l’usanza che la madre della sposa regalasse al genero un gioiello appeso a una catenella, e così faceva il padre dello sposo alla nuora. Ma queste cerimonie non venivano considerate riti necessari per il matrimonio, erano solo una cortesia con cui i genitori manifestavano il loro amore e riconoscevano che quella unione legava non solo gli sposi ma anche le stirpi. Il rito essenziale per il matrimonio era invece l’unione carnale, e dopo di essa era stabilito il legame indissolubile tipico del matrimonio. In tempi di pace e prosperità veniva ritenuto scortese non fare qualche cerimonia, ma in tutti i tempi fu legale tra gli elfi che per il matrimonio fosse sufficiente il libero consenso dei due senza bisogno di testimoni, e spesso ci furono tali matrimoni in tempi drammatici.
    Il concepimento e la gravidanza  assorbivano una più grande energia fisica e spirituale dalle Elfe che dalle donne. Per questo gli elfi avevano pochi figli e solamente quando erano giovani  e di solito poco tempo dopo il matrimonio. Riguardo alla generazione tra gli elfi la potenza generativa e il desiderio sessuale erano difficilmente distinguibili: senza dubbio essi avrebbero conservato a lungo la potenza sessuale se il proprio desiderio fosse rimasto insoddisfatto, ma con l’effettivo esercizio del potere generativo il desiderio sessuale presto sparisce e la mente si volge ad altre cose. L’unione sessuale dava certamente loro molta gioia e i “giorni dei figli” - come li chiamavano - rimanevano nella memoria come i più gioiosi della vita; ma essi avevano molte altre potenzialità del corpo e della mente che la loro natura aveva urgenza di adempiere.
    Quando  Miriel morì perché spossata dalla gravidanza di Feanor, il marito Finwe, che era ancora giovane e desideroso di altri figli, chiese a Manwe il permesso di risposarsi.  Manwe chiese a Miriel - che era nelle aule di Mandos  - se voleva reincarnarsi e lei rispose di no (non trovava in sè stessa più alcun desiderio di vita, almeno all’interno dei confini di Arda), così Manwe diede il permesso a Finwe di sposarsi ancora, e lui lo fece con la sorella di Ingwe, la Vanyar Indis. I Valar dibatterono molto il caso di Miriel e Finwe, perché era eccezionale che una persona morisse  a Valinor: qualche Vala , pur ritenendo giusta la decisione, pensò che essa anziché curare l’afflizione la avrebbe perpetuata. Ma Manwe rispose :

    dobbiamo ricordarci che oramai Arda è corrotta [se l’Anello del maia Sauron era un cerchietto di metallo, l’Anello del supremo vala Melkor era l’intera Arda], e in Arda-corrotta la giustizia non è guarigione. In Arda-corrotta la guarigione viene solo attraverso la sofferenza e la pazienza, e non fa nessuna richiesta, neanche una richiesta di giustizia. In Arda-corrotta la giustizia rimane una cosa buona in sé stessa e mai accresce il male, però se applicata - come ormai è inevitabile - a un mondo in cui il male c’è già , la sua applicazione non fa che perpetuarlo, e non gli impedisce di partorire i suoi amari frutti. Perciò la decisione di Manwe era giusta, ma essa accettava il fatto della Morte e della separazione tra Finwe e Miriel , una cosa innaturale in Arda Non Corrotta, e quindi la libertà che essa dava a Finwe (di risposarsi) era una “strada inferiore”, che, se non avrebbe portato ulteriormente più in basso, non avrebbe però potuto portare alla risalita. Ma la Guarigione deve sempre conservare il pensiero di Arda Non Corrotta, e, se non è possibile risalire, bisogna tener fede ad esso nella pazienza . Questa è la Speranza che, io credo, è prima di tutte le altre la virtù più adatta ai Figli di Eru (virtù la cui venuta però non può essere comandata quando se ne sente il bisogno: la pazienza spesso deve aspettarla a lungo)

    Tutto il dibattito che segue alle parole di Manwe è molto interessante (intervengono, con pareri diversi, Aule, Ulmo, Yavanna, Nienna) è un esempio raro (per quelle che sono le mie conoscenze culturali) di incarnazione di un profondo pensiero teologico in  un’artistica narrativa di fiction. Quindi Manwe parlò di nuovo:

Aule e Nienna errano, io credo. Entrambi, per quanto con parole differenti, hanno detto che la Morte che è venuta dal Corruttore è una cosa, e la Morte che è uno strumento di Eru è un’altra cosa distinguibile dalla prima. La prima essendo malvagia e inevitabilmente portatrice di afflizione; la seconda non malvagia e quindi senza afflizione e facile da guarire. Essi hanno torto perché la malvagità e l’afflizione del morire risiedono nella mera scissione della natura vivente, scissione che è comune a entrambe le Morti (altrimenti non si chiamerebbero Morti), ed entrambe le Morti avvengono solamente in Arda-corrotta in accordo con i processi di essa
Quindi penso che abbia piuttosto ragione Ulmo, che ritiene che Eru non  desideri una cosa malvagia - come la Morte -quale speciale strumento della sua benevolenza. Nondimeno Eru è signore di tutto e userà per i suoi fini, che sono buoni, qualsiasi cosa una delle sue creature faccia o pensi, a suo dispetto o al suo servizio. Eppure dobbiamo pensare che egli non vuole che gli Eldar siano abbattuti dalle afflizioni che possono incontrare in Arda-corrotta, ma piuttosto dovrebbero ascendere a una maturazione che altrimenti sarebbe stata loro inaccessibile.
    Perché Arda Non Corrotta ha due aspetti: il primo è il Non Corrotto che i Figli di Eru discernono presente ora nel Corrotto, se i loro occhi non sono appannati, e a cui anelano:  questo è il terreno su cui è costruita la Speranza. Il secondo è il Non Corrotto che sarà nel futuro, cioè Arda Guarita, che sarà migliore della prima  proprio grazie alla Corruzione: questa è la Speranza che sostiene.
    I Valar non devono in generale avere certezze riguardo alle volontà dei Figli di Eru, e anche se in un caso particolare - come questo di Miriel - avessero una certezza, ciò non sarebbe capace di disfare l’unione di amore che un tempo c’era tra lei e il suo sposo, né sarebbe capace di cancellare il fatto che la fedeltà a questa unione (senza risposarsi) avrebbe condotto Finwe su una strada migliore, una strada più in accordo con Arda Non Corrotta e con la volontà di Eru che ha permesso che questa cosa gli capitasse. La Decisione dei Valar ha dato la libertà di percorrere una strada inferiore, e, accettando la Morte, contiene in sé la Morte, e non può guarirla. Usando di tale libertà il male della morte di Miriel continuerà ad avere potere e porterà frutti di sofferenza.

    Infine parlò Mandos :

    Manteniamo, o Valar, la nostra Decisione, perché è giusta. E’ nostro  compito governare Arda, e consigliare i Figli di Eru. Di fatto dobbiamo svolgere tale compito in Arda-corrotta, e dichiarare cosa in essa è “giusto”. Nel consigliare certamente possiamo indicare la “strada superiore”, ma non possiamo costringere nessuno a percorrerla. Ciò porterebbe alla tirannia, la quale deformerebbe qualsiasi bene perché lo renderebbe odioso.
Il guarire attraverso la Speranza - come Manwe ha detto - è una legge che ciascuno può darsi solamente da sé stesso; dagli altri può essere richiesto soltanto un comportamento conforme alla giustizia. Un governante che, pur discernendo la giustizia, di essa non si accontentasse e richiedesse a un governato la rinuncia ai propri diritti e l’autosacrificio, non condurrà questo governato alla virtù - che è veramente tale solo se è libera - ma piuttosto alla ribellione contro la legge.

    Un altro passo interessante del volume è La controversia di Finrod e Andreth ; l’elfo amico degli uomini e la anziana e saggia donna fecero una discussione filosofica, perché Finrod aveva sentito una tradizione degli uomini secondo cui la loro mortalità non era naturale ma era frutto della malizia di Melkor. Andreth è cosciente di quanto incerta è la tradizione, sia perché non scientificamente fondata, sia perché in essa ci sono più voci tra cui quella - condivisa dagli elfi - che la morte per gli uomini è un dato naturale e ineluttabile. Finrod sostiene che non è stato Melkor a creare la morte, egli l’ha solamente pervertita, ma prima essa c’era ed era vissuta come una cosa buona. Inoltre - aggiunge - anche gli elfi moriranno, pur se dopo molte ere, e non sanno cosa ci sarà dopo; essi, dopo migliaia di anni di vita, non sono in una condizione diversa da quella di un giovane uomo che non pensa alla morte solo perché è ancora lontana. Andreth ritiene che il pensiero della morte porti alla disperazione, perché il padrone di questo mondo è Melkor, e nessun atto di valore di elfo o uomo potrà aver successo. Finrod la rimprovera perché confonde Melkor con Eru: è questi il vero padrone di Arda, e Manwe è il suo viceré .
    Poi Finrod dice che elfi e uomini vedono Arda in maniera diversa: gli uomini sono come ospiti che si stabiliscono per breve tempo in una terra nuova e ai loro occhi tutto è nuovo e strano e amabile, gli elfi sono come persone che in quella terra sono nate e ai loro occhi tutte le cose sono famigliari, sono le uniche che esistono, sono le proprie, e, in questa misura, sono preziose. Per Finrod  la morte degli uomini, prima che Melkor l’adombrasse di paure e angosce, era un “ritorno a casa “ dell’anima che lasciava Arda e il corpo che è parte di Arda per andare in qualche dimensione immortale.
    Andreth ritiene falsa e frutto delle menzogne del Nemico tale opinione, perché implica un peccaminoso disprezzo del corpo, mentre - in ogni creatura incarnata - anima e corpo si amano di mutuo amore. Andreth poi chiede a Finrod cosa è la speranza, e lui ne distingue due significati: il primo, più comune, è “ricerca del miglioramento” ed è un’aspettativa di beni che, sebbene incerta, ha qualche fondamento in ciò che è già conosciuto (il none elfico è Amdir ); il secondo, più profondo, è “fiducia” e come non deriva dall’esperienza così non è abbattuta dalle vicende del mondo, il suo fondamento è il credere che, siccome siamo Figli di Eru, lui non permetterà che alcun Nemico e perfino noi stessi lo priviamo di ciò che è suo (il nome elfico è Estel). Andreth dice che gli uomini  hanno scossa la loro Estel  e dubitano che Melkor sia il signore del mondo; Finrod dice che, però, anche se Estel può essere soffocata, di essa rimane sempre almeno una scintilla nei desideri e nei sogni
    La sezione del volume a mio parere più interessante è I miti trasformati: negli ultimi anni di vita JRRT modificò alcuni concetti centrali della sua mitologia. Il Silmarillion viene ritenuto un’interpretazione umana delle vicende elfiche conosciute dagli uomini di Numenor e poi della Terra di Mezzo, e gli uomini per esempio misero le proprie primitive ed assurde concezioni cosmologiche come la Terra Piatta e il Sole e la Luna  navigatori del cielo con le loro dimore ecc., ma queste concezioni non erano quelle degli alti elfi, i quali avevano le stesse conoscenze astronomiche che abbiamo noi uomini reali del XX secolo (per cui Arda è solo un granello sperduto tra innumerevoli altri nelle sconfinate regioni di Ea); JRRT si convinse, alla fine della vita, che il subcreatore  non può rivolgersi ai lettori proponendo un mondo le cui leggi contrastano con quelle da loro conosciute.  Così sole e luna dovevano nascere molto prima degli Alberi; gli Alberi, inoltre, dovevano essere creati dai Valar per un motivo egoistico, per adornare Valinor di cui si erano sempre più innamorati dimenticandosi della Terra di Mezzo.
    Di Melkor viene detto che , pur essendo padrone di spazi infiniti di Ea, invidiava il regno di Manwe su Arda perché sapeva che in essa sarebbero nati i Figli di Eru, e lui voleva diventare il loro unico signore  padrone. Per fare questo doveva far scomparire dalla mente di elfi e uomini la conoscenza dell’esistenza di Eru. Ma ciò non potrà mai aver successo perché Eru ha dato alla Vala Varda il potere di portare in Ea una Luce Santa. JRRT voleva rendere Melkor molto più potente rispetto alla concezione precedente; più forte di tutti i Valar messi assieme.
    I Valar lo riuscirono a vincere nella Guerra dell’Ira solo perché egli, per libidine di potere, era diventato Morgoth, e cioè un tiranno di schiavi (Orchi, Balrog, Draghi, ecc.), ma , per fare ciò, aveva dovuto cedere a quelle creature il potere di generare e moltiplicarsi, e così aveva di molto diminuito la propria individuale potenza creativa avendola ceduta a soggetti che erano in parte autonomi (in caso contrario non avrebbero potuto soddisfare la sua libidine) e dunque potenzialmente fuori dal suo controllo. Quando Manwe vide Melkor diventato Morgoth, si stupì di vedere la sua persona così diminuita in potere, oramai, senza i suoi schiavi, era personalmente molto più debole di Manwe e non poteva più reggere il confronto del suo sguardo.
    Sauron  nella seconda era doveva essere concepito come “più grande” di Melkor alla fine della prima era, poiché, nonostante egli fosse più molto piccolo per statura naturale, tuttavia  non era ancora caduto così in basso. Morgoth aveva speso molto del suo essere  per travasarlo nei costituenti fisici di Arda, così che le creature che vi sarebbero nate sarebbero state potenzialmente corruttibili (fece su scala molto più larga quello che Sauron avrebbe fatto con l’Anello; ma, mentre per distruggere il potere di Sauron bastava distruggere l’Anello, per distruggere quello di Melkor bisognava distruggere Arda, che è il “Morgoth’s Ring”). Sauron invece si limitò a ereditare Arda-corrotta.
    Inoltre Sauron fu più saggio di Melkor, perché, non essendo stato l’iniziatore della ribellione, aveva potuto ascoltare più a lungo la Musica. Melkor era precipitato in un totale nichilismo - distruggere tutti gli elfi e tutti gli uomini - che gli fece perdere la ragione, e avrebbe senza dubbio distrutto anche i suoi Orchi, se avesse vinto la guerra. La radice della disperazione di Melkor e della sua finale impotenza stava nel fatto che, mentre elfi e uomini continuavano ad amare Arda anche se corrotta, perché potevano tentare di guarire questa o quella ferita, Melkor si sentiva impotente verso Arda, e se fosse stato libero di agire, sarebbe andato rabbioso in giro cercando di riportare tutto al caos originario. E anche in tal caso sarebbe stato sconfitto, perché comunque il mondo sarebbe esistito - in un qualche tempo passato - indipendentemente dalla sua mente.
    Sauron non arrivò mai a questo grado di nichilismo, egli non aveva obiezioni da fare all’esistenza del mondo, fintanto che in esso poteva fare ciò che gli piaceva. Egli aveva ancora in sé delle reliquie di cose buone; la sua virtù era l’amore per l’ordine e la coordinazione e odiava ogni confusione  e spreco di energia (fu attratto da Melkor proprio perché riteneva - ingannandosi - che Melkor sarebbe riuscito con padronanza ed efficienza a raggiungere i suoi scopi, diversamente dal comportamento apparentemente ondeggiante e sprecone degli altri Valar).
Sauron in effetti era molto simile a Saruman, e per questo motivo riuscì a capire subito i suoi disegni. Ma, come tutte le menti di questa sorta, il suo amore e la sua comprensione delle altre intelligenze era debole: sebbene l’unico scopo razionale per tutto il suo ordinare e pianificare fosse il bene di tutti gli abitanti di Arda, i suoi “piani” e le sue “idee” venivano da una mente isolata e dunque povera e semplicistica, e dunque potevano essere applicati solo con la violenza a una realtà molto più complessa.
    Questa distinzione tra Melkor e Sauron è semplificata, perché Sauron, cominciando a servire Melkor, fu infettato dalla sua libidine di distruzione e dall’odio per Dio. Però Sauron non poteva essere un ateo sincero, egli aveva infatti conosciuto Eru. Ma si era autoingannato credendo che Eru oramai - a causa del fallimento dei Valar, compreso Melkor - si fosse disinteressato delle sorti di Ea o almeno di quelle di Arda. Egli interpretò così la Caduta di Numenor: l’isolamento di Aman era una punizione che Eru comminava ai Valar, togliendo loro ogni controllo della Terra di Mezzo.
    Quando vide gli Istari, pensò che fossero stati inviati dai Valar in un loro patetico tentativo di riprendere il controllo della Terra di Mezzo per colonizzarla: un tentativo imperialista privo dell’approvazione di Eru. Osservando il comportamento di Saruman confermò la sua ipotesi e se ne convinse. Invece non riusciva a capire Gandalf, però ormai Sauron era diventato abbastanza stupido per immaginare che il diverso comportamento di Gandalf rispetto al collega fosse dovuto solamente a un’intelligenza più debole e a una volontà pasticciona.
    Sauron non era un ateo sincero, ma predicava l’ateismo perché sapeva che esso indeboliva la resistenza verso sé stesso da parte delle altre creature. Oppure predicava l’idolatria per Melkor, come nel caso di Ar-Pharazon. In questo caso egli volle distruggere i Numenoreani per vendicarsi dell’umiliazione inflittagli da Ar-Pharazon, ma in realtà (diversamente da Morgoth) Sauron sarebbe stato contento che i Numenoreani esistessero e lo servissero, e infatti corruppe e usò per i suoi scopi molti di loro .
    Altri argomenti sono trattati in questa sezione: l’origine e il comportamento degli Orchi, la causa per cui Manwe non agisce in battaglia, la causa e la maniera dello “svanire” degli elfi dopo la terza era.

 

The War of the Jewels

    L’undicesimo volume è The War of the Jewels: esso è giudicato da Christopher Tolkien “companion” a The Morgoth’s Ring: trattano entrambi della Prima Era, ma il volume precedente della sua prima parte (in Aman), questo della seconda (in Beleriand). Poche le cose veramente nuove però qui, diversamente che nello stupefacente volume precedente.
    Si parla delle Nane:

    I Naugrim hanno la barba dall’inizio della loro vita, maschi e femmine allo stesso modo, e in realtà le loro donne non possono essere riconosciute dai membri delle altre razze, né per le fattezze, né per il portamento , né per la voce, né per il comportamento ad eccezione di questo: le Nane non vanno in guerra e raramente - se non per le più estreme necessità - escono dalle loro aule. Si dice che le Nane siano poche, e che, salvo i Re e i Capitani, pochi Nani sono sposati. Ecco perché la loro razza si è moltiplicata lentamente, e oggi sta diminuendo

    Una sezione lunga (60 pagine) è dedicata a I Vagabondaggi di Hurin, in cui le vicende del padre di Turin ,dopo che Morgoth lo aveva rilasciato, sono narrate con molti più dettagli  che nel Silmarillion e nei Racconti incompiuti. Quattro pagine sono dedicate alla storia di Maeglin, lo sfortunato figlio di Isfin e Eol e spasimante rifiutato di Idril.
    C’è una sezione linguistica dedicata alle parole che si riferiscono agli Elfi e alle loro varietà: per esempio i nomi dei Clan. In appendice ci sono delle succose pagine sui nomi usati dagli Elfi per gli Uomini, i Nani e gli Orchi. Un’altra sezione è sulla lingua dei Valar, in cui si apprenderà, per esempio, che nella loro lingua gli “Dei” chiamavano Ibrîniðilpathânezel l’albero Telperion e Tulukhedelgorûs l’albero Laurelin.
    Conclude il volume un interessante scritto sul risveglio dei primissimi Elfi e delle loro spose e l’invenzione del linguaggio parlato .
   
 

The Peoples of Middle-Earth

 
    Il dodicesimo volume è The Peoples of Middle-Earth .E’ questo l’ultimo volume degli inediti di JRRT pubblicati dal figlio Christopher, il quale nella Prefazione scrive :

E’  passato tanto tempo da quando cominciai a ordinare e spiegare la grande massa di carte in cui era contenuta la concezione che mio padre aveva di Arda , di Aman e della Terra di Mezzo... Quasi  un quarto di secolo dopo la vicenda è infine conclusa. Questo non significa che ho dato un resoconto di tutto ciò che mio padre ha scritto, anche lasciando da parte la gran mole di lavori sul linguaggio degli Elfi.

    Perciò non sembra escluso che altri (e corposi) inediti tolkieniani vengano fuori nei prossimi tempi. In questo volume ci sono molte cose. La prima parte contiene le varie versioni delle Appendici e del Prologo del Signore degli Anelli. Poi ci sono alcuni scritti tardivi che sono quelli più interessanti. C’è un breve saggio sui rapporti tra i Nani e gli Uomini: si parla delle sette tribù dei Nani e dove si erano risvegliate, c’è qualcosa sulla loro lingua e qualcosa sulle lingue degli Uomini. C’è un brano su alcune particolarità del Quenya parlato da Feanor, con alcune notizie sui nomi materni e tutti i nomi dei discendenti di Finwë e il loro significato. Un breve scritto in cui si accenna al problema della reincarnazione di Glorfindel, uno sui cinque Stregoni (in cui si danno agli Stregoni Blu due nomi diversi da quelli dati nei Racconti Incompiuti), e uno su Círdan il Carpentiere. Uno scritto che riporta la risposta dell’elfo Pengoloð a una domanda del marinaio inglese Ælfwine sulla differenziazione delle lingue degli Elfi. Un breve scritto sul lembas.
    Infine ci sono due interessanti racconti appena abbozzati: il primo, The New Shadow, è ambientato a Minas Tirith nella Quarta Era dopo la morte di Aragorn; è una specie di giallo in cui un vecchio (che era il fratellino di Bergil, il bambino che aveva familiarizzato con Pipino) viene a conoscenza di un’associazione segreta di giovani dediti al culto dell’Ombra e comincia a indagare in compagnia di un ambiguo amico di suo figlio. Il secondo, Tal-Elmar, è ambientato sulle coste occidentali della Terra di Mezzo nella Seconda Era, all’epoca in cui i Numenoreani cominciavano a fondare i loro insediamenti. Il punto di vista è quello delle popolazioni indigene: Tal-Elmar è un giovane mandato in avanscoperta che si accorge di capire la lingua degli stranieri.
 


Conclusione

    Valutando dunque la pubblicazione di tutti i 12 volumi della History of Middle Earth  si può essere grati a Christopher Tolkien per aver messo a disposizione degli studiosi una così grande e così preziosa massa di materiale, anche se per il comune lettore di Tolkien essa risulta spesso pesante, piena com’è di ripetizioni e di apparato erudito. Varrebbe la pena - se mai si facesse una traduzione italiana - di antologizzare in volume unico i passi più interessanti, così da creare un testo godibile al pari dei Racconti Incompiuti.
 

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