Piano Triennale per la Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza

PIANO TRIENNALE INTEGRATO PER LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE
E
PER LA TRASPARENZA E L’INTEGRITA’
Anni 2018-2020

Redatto da DOTT. FEDERICO FASSI
(Responsabile Unico della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza Amministrativa anni 2018-2020)
Adottato con Delibera del Consiglio Direttivo in data 21 febbraio 2018



Sommario: Premessa –
Sezione 1 -
Piano Triennale della Prevenzione della Corruzione: 1. Riferimenti normativi - 2. Destinatari del Piano - 3. Organizzazione dell’Ordine Provinciale - 4. Individuazione delle aree di rischio - 5. Valutazione del rischio, ponderazione ed adozione di misure di prevenzione - 6. Formazione e Codice di Comportamento del Personale Dipendente - 7. Segnalazione illeciti (Whistleblowing) –

Sezione 2: Piano Triennale per la Trasparenza e l’Integrità: 1. Fonti normative - 2. Contenuti – 3. Accesso civico per mancata pubblicazione di dati - Allegati: A. Modulo per la segnalazione di condotte illecite da parte del dipendente pubblico (Whistleblowing) – B. Richiesta di Accesso Civico

Premessa
  1. La legge n. 190 del 2012 recante “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione” e il decreto legislativo n. 33 del 2013 “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni” hanno subito rilevanti modifiche ed integrazioni ad opera del più recente decreto legislativo n. 97 del 2016 (cd. Decreto Madia), entrato in vigore in data 23 giugno 2016 e recante semplificazione delle norme in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza. Si ricorda che con ordinanza n. 1093 del 1° aprile 2016 il Consiglio di Stato, a seguito del ricorso in appello del Consiglio nazionale forense ed altri ordini territoriali, ha sospeso in via cautelare l’esecutività della sentenza del Tar Lazio n. 11392/2015 e l’efficacia della delibera n. 145/2014 - con la quale l’ANAC aveva affermato la soggezione degli Ordini professionali alla normativa anticorruzione e trasparenza (1)

  2. La prima novità introdotta dal decreto legislativo riguarda l'ambito di applicazione soggettivo. L’art. 3 modifica l’art. 2 del D.Lgs. 33/2013 ed inserisce l’articolo 2-bis “Ambito soggettivo di applicazione”. Quest’ultima disposizione al comma 2 lett. a) stabilisce che la disciplina prevista per le “pubbliche amministrazioni” di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, ivi comprese le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione, si applica, in quanto compatibile, agli Enti Pubblici Economici e agli Ordini Professionali, riconoscendo l'esigenza di proporzionare l’applicazione della normativa anticorruzione e trasparenza in base alle peculiarità organizzative e gestionali degli Ordini e collegi professionali. Tale principio è ribadito all’articolo 4, comma 1-ter che, nel modificare l’articolo 3 del D.Lgs. 33/2013, introduce una sorta di "clausola di flessibilità" che consente all'Autorità nazionale anticorruzione, in sede di redazione e predisposizione del Piano Nazionale Anticorruzione, di modulare gli obblighi di pubblicazione e le relative modalità di attuazione in relazione alla natura dei soggetti, alla loro dimensione organizzativa e alle attività svolte. Il Piano Nazionale Anticorruzione è stato approvato in via definitiva dall’Autorità Nazionale Anticorruzione con delibera n. 831 del 3 agosto 2016 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 197 del 24 agosto 2016. Prevede apposita sezione dedicata agli Ordini e collegi professionali.

Il Consiglio Direttivo dell’Ordine di GENOVA ha nominato per il periodo 2018-2020, nella persona del sottoscritto Dott. FEDERICO FASSI il Responsabile Unico della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza Amministrativa in quanto l’Ordine di Genova non dispone di personale amministrativo destinato allo svolgimento di compiti gestionali nelle aree a rischio corruttivo.

(1) Il Consiglio di Stato si è espresso in tal senso “tenuto anche conto degli sviluppi normativi […] in itinere, aventi finalità chiarificatrici […] riguardo alla portata applicativa soggettiva dell’attuale disciplina normativa in materia di contrasto alla corruzione"

[continua]

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