BENOZZO GOZZOLI E IL CICLO DI SAN FRANCESCO A MONTEFALCO

   Abside della chiesa museo di San Francesco a Montefalco

 Benozzo di Lese di Sandro, o  Benozzo Gozzoli  come fu  ribattezzato  dal  Vasari   , nacque a Firenze nel 1421 e morì a  Pistoia nel 1497. Fu un artista molto prolifico e lavorò in diverse parti della Toscana, a Roma e in Umbria dove tra le altre opere ci ha lasciato gli stupendi affreschi con le storie della vita di San  Francesco, dipinti  tra il 1450 e 1452, della  tribuna absidale  nella chiesa museo di  San Francesco. Meno famoso di quello di Giotto nella  basilica di San Francesco in Assisi ma certamente  non meno bello  il ciclo francescano di Monte falco è costituito da 19 episodi della vita e delle opere del santo, disposte su 8 Riquadri e 4 Velette  murali disposti su tre file.

Un ventesimo episodio, il sogno di San Damiano, era dipinto in una vetrata della finestra al centro del coro, perduta da tempo.

Completa la cappella la volta ad ombrello divisa in 5 spicchi in ognuno dei quali è raffigurato un santo francescano: alla congiunzione degli spicchi c'è San Francesco in gloria assiso su un trono. Lo schema seguente mostra come si articola l'intero ciclo

Prima fila

Primo Riquadro     (1)  Nascita del Santo,                     
                              (2) Profezia del Pellegrino
                              (3) Omaggio dell'uomo semplice.
SecondoRiquadro (4)  San Francesco dona il mantello
                              (5) Sogno del Palazzo
Terzo Riquadro     (6)  Rinunzia ai Beni terreni
                              (7) Il Vescovo di Assisi riveste il Santo
Quarto Riquadro    (8) Incontro con San Domenico

Seconda fila
Quinto Riquadro    (9) Sogno di Innocenzo III
                             (10) Conferma della Regola
Sesto Riquadro     (11) Cacciata dei diavoli da Arezzo
Settimo Riquadro (12) Predica agli uccelli
                             (13) Benedizione di Montefalco
Ottavo Riquadro   (14) Cena dal cavaliere di Celano
                             (15) Morte del conte

Terza Fila
PrimaVeletta        (16) Presepio di Greccio,
Seconda Veletta   (17) Conversione del Sultano
Terza Veletta        (18) Stimmati (collegata con la Piccola Veletta sopra la finestra)
Quarta Veletta      (19) Morte ed Ascensione del Santo
Vetrata (perduta)  (20) La visione nella chiesa di San Damiano
 
 
VISTA TOTALE
 
Il ciclo di immagini si estende sopra gli stalli del coro, lungo le cinque pareti della cappella absidale, in tre file disposte una sopra l'altra. In contrasto con la consueta direzione di lettura, la serie inizia, con la nascita di San Francesco in basso a sinistra, e si conclude in alto a destra con la sua Ascensione: la vita del santo illustrata come un viaggio dalla terra al regno divino. Lo schema narrativo si sviluppa in modo insolito, dal basso verso l'alto, diversamente dal metodo classico con cui venivano sviluppate le pitture murali, organizzate per essere lette dall'alto verso il basso.

La sequenza è conclusa nella parte alta dell'abside dall'immagine di San Francesco in gloria contornato da cinque santi appartenenti all'Ordine francescano: San Luigi di Francia, Santa Caterina da Siena, San Bernardino da Siena, Santa Chiara d'Assisi e Sant'Antonio da Padova.

In basso, sopra gli stalli del coro,  gli affreschi sono invece delimitati da una stretta fascia decorata con 23 medaglioni raffiguranti 20 monaci francescani: 10 sulla parete nord e 10 su quella sud. Nei restanti 3 medaglioni, posti sotto la finestra, ci sono dipinti i ritratti di tre fiorentini illustri: Dante, Giotto e Petrarca.

 
 
Ogni riquadro o veletta ha, dipinta nella base, una iscrizione esplicativa di quanto raffigurato.
 
 

 

 
 
 



Primo riquadro: 1.Nascita del Santo, 2.Profezia del pellegrino, 3.Omaggio dell'uomo semplice
 
qualiter BF Fuit Denu (N) TIATUS A XRO I (N) FORMA peregrini QUOD DEBEBAT Nasci sicut IPS (E) IN STAB (U) LO QUALIT ( ER) QUIDA (M) FATUU (S) P (RO) STE (R) Nebat BF VESTIME (N) TU (M) IN VIA
"Come (la nascita) di San Francesco fu annunciata da Cristo Re in forma di pellegrino e , come Cristo stesso, nato in una stalla. E come un uomo semplice gli porge i suoi abiti lungo la via dove San Francesco stava camminando "
 

La nascita di Francesco è emblematicamente raffigurata all'interno di una mangiatoia col bue e l'asinello come quella di Gesù, leggenda mai citata comunque nelle biografie ufficiali: è' menzionata solo nella "Vita e Fioretti", risalente al 14 ° secolo . Per questo motivo, questa scena è raramente rappresentata e lo stesso Giotto non la incluse nei suoi affreschi della chiesa di Assisi. Gli altri due episodi, con un notevole salto temporale tra loro, si svolgono all'esterno: il primo precede la nascita del Santo che viene annunciata alla madre da un pellegrino (Cristo stesso) che lei accoglie sulle scale di casa (come l’Arcangelo aveva annunciato a Maria la sua concezione). A destra, lungo la strada, compare il giovane Francesco accompagnato da un bambino; un mendicante in ginocchio stende in terra il proprio mantello in segno di devozione.

 
 


Secondo riquadro: 4.Il Santo dona il mantello ad un cavaliere povero – 5.Sogno del palazzo trionfante
QUAL (ITER) BF DEDIT VESTIMENTUM SUU (M) Cuida (M) PAU (PER) I Militi Nocte VERO SEQUE (N ) TI Oste (N) DIT SIBI XPS MAGNU (M) PALATIU (M) armis MILITARIBUS CUM CRUCIBUS INSIGNITIUM
"Come san Francesco donò i suoi abiti ad un povero soldato e come Cristo, durante la notte seguente, gli mostrò un grande castello decorato con stemmi, ari croci"
 
 

In questo riquadro sono illustrati due momenti della giovinezza del Santo. A destra Francesco è raffigurato nell’atto di donare il proprio mantello (e le armi) ad un cavaliere decaduto e ridotto in miseria. Il secondo episodio (al centro) mostra il Santo a letto, malato, durante il viaggio verso la Puglia per mettersi al servizio del papa che nel 1205 aveva iniziato una nuova crociata. Il viaggio fu breve perchè durante una sosta notturna presso la chiesa di San Sabino a Spoleto venne colto da febbri Gli apparve in visione Cristo che, contornato da nubi, gli indica un grande palazzo decorato con stendardi fregiati con la croce. Francesco chiede di chi sia quello splendido palazzo e la voce celeste gli risponde che sarà suo e dei suoi discepoli: Il palazzo non è altro che la Chiesa trionfante.

 
Questa visione viene narrata in una delle biografie non ufficiali del Santo, La leggenda dei tre compagni : «Messosi dunque in cammino, giunse fino a Spoleto e qui cominciò a non sentirsi bene. Tuttavia, preoccupato del suo viaggio, mentre riposava, nel dormiveglia intese una voce interrogarlo dove fosse diretto. Francesco gli espose il suo ambizioso progetto. E quello: "Chi può essere più utile: il padrone o il servo?". Rispose: "Il padrone". Quello riprese: "Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito? ". Allora Francesco interrogò: "Signore, che vuoi ch'io faccia?". Concluse la voce: "Ritorna nella tua città e là ti sarà detto cosa devi fare; poiché la visione che ti è apparsa (in Assisi) devi interpretarla in tutt'altro senso”»


La vetrata perduta: La visione di di San Damiano

La continuità della sequenza dei dipinti è purtroppo interrotta perchè la scena che dava continuità all'intero ciclo era dipinta sulla perduta vetrata del finestrone centrale; il tema vetrata è comunque deducibile dall'iscrizione leggibile sotto la finestra:

QUALITER B. F. IN ECCLESIA SANCTI DAMIANI AUDIVIT CRUCIFIXUM TERDICENTEM SIBI FRANCISCE VADE REPARA DOMUM MEM ET QUIA IAM CADIT VERSA QUANTITATEM PECUNIAE IN QUANDAM FENESTRAM

"Come san Francesco udì il Cristo crocifisso nella chiesa di San Damiano dire tre volte: Vai e ripara la mia casa che sta per crollare e lancia una somma di denaro dalla finestra!".
Francesco dopo il sogno di Spoleto torna immediatamente ad Assisi. Non e' più lo stesso, abbandona le armi e la solita compagnia per meditare, frequentando solo malati e mendicanti La successiva visione di San Damiano lo conduce definitivamente alla sua missione.
 
Mentre passava vicino alla chiesa di San Damiano, fu ispirato a entrarvi. si inginocchiò di fronte al Crocifisso iziando a pregare.  “Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va' dunque e restauramela”: era la voce di Cristo; tremante e stupefatto, il giovane rispose: “Lo farò volentieri, Signore”, credendo che la sua missione fosse quelll di riparare la chiesa di San Damiano  ormai  cadente
Uscendo  dalla chiesa offrì del denaro al secerdote dicendo: “Tprego di comprare l'olio per fare ardere una lampada dinanzi a quel Crocifisso. Finiti questi soldi, te ne porterò degli altri, secondo il bisogno”  (Leggenda dei tre compagni).
 
 
 
 
 
 
Nel 1257 le Clarisse  trasferirono il crocifisso da San Damiano nel monastero di S. Chiara,  dove è tutt'ora visibile.
 

 
 
 



Terzo riquadro: 6.Rinuncia ai beni terreni 7.Il vescovo di Assisi riveste il Santo
qualiter BF CORA (M) Episcopo ASISII REN (UNTIA) VIT Patri HEREDITATEM PATERNAM ET O (M) NIA Vestimenta ET FEMORALIA Patri REIECIT
"Come San Francesco rinuncia all'eredità di suo padre davanti al vescovo di Assisi consegnando i suoi indumenti al padre"
 
Dopo la visione di San Damiano Francesco per procurarsi i soldi necessari alle riparazioni prese le stoffe nel negozio del padre per venderle a Foligno;  tornando a casa a piedi perchè aveva venduto persino il cavallo ed offrì il ricavato al sacerdote di San Damiano .

Il padre volle cercare di fermare quella che riteneva una pazzia rinchiudendolo in casa ma, per il perdurare le “stranezze del figlio”, lo denunciò ai consoli della città come estremo tentativo di far cambiare idea al figlio. Francesco si appellò al vescovo chiedendo il suo il giudizio: in piazza, davanti al palazzo del vescovo si svolse questo inusuale processo con la clamorosa spoliazione del Santo. Francesco dichiarò di rinunciare ai beni paterni spogliandosi addirittura dei vestiti stessi che indossava e riconsegnandoli  al padre. Il vescovo di Assisi, Guido II, copre le nudità del giovane con il proprio piviale




Quarto riquadro: 8.Incontro tra san Francesco e San Domenico

QUANDO BEATA VERGINE Oste (N) DIT XPO BEATU (M) Franciscu (M) ET BEATU (M) DOMINICU (M) PRO REPARATIONE MUNDI

"Come la beata Vergine ha San Francesco e San Domenico fuori di Cristo, per il rinnovamento del mondo "

L'incontro dei fondatori dei due ordini avvenne a Roma nel 1215, come indicato dall'obelisco che compare sul lato sinistro della chiesa. Benozzo luoghi della scena, che secondo la leggenda ha avuto luogo nel 1215, davanti a una chiesa, presumibilmente la vecchia basilica di San Pietro a Roma. Questa scena non è tratto dalla leggenda di San Francesco, ma della vita di San Domenico narrata nella "Legenda Aurea". Per la prima volta in questo ciclo San Francesco porta la tonsura ed indossa il semplice saio francescano, col una cordone come cintura. Si distingue nettamente da San Domenico, che indossa una tunica e scapolare bianco coperto da un mantello scuro. L'abbigliamento domenicano, più sontuoso, contrasta con quello francescano, semplice ed essenziale.
 
"Di conformazione non particolarmente grande aveva la testa, un viso un po' lungo e teso, fronte bassa, non particolarmente grande, gli occhi puri e neri, capelli scuri, sopracciglia diritte, un naso fine e dritto, dritto, orecchie piccole, tempie piane, labbra strette, regolari e bianchi i denti, una barba nera non folta , un collo sottile, spalle dritte, braccia corte, mani delicate, le dita lunghe”.
Il ritratto di San Francesco deriva dalla descrizione fornita da Frà Tommaso da Celano nel 1228:



Quinto riquadro: 9. Sogno di Innocenzo IIi 10. Approvazione delle Regola

Sulla pergamena tenuta dal papa e dal Santo si legge:

Regula ET VITA Fratrum Minorum H (a), CE E (ST): D (OMI) NI NOSTRI IHESU XRI Sanctum EVA (N) G (E) L (IUM) (OBSERVARE)
"E' regola e vita dei Frati Minori osservare il Vangelo di Gesù Cristo nostro Signore". 
 

Il quinto riquadro (il primo a sinistra della fascia mediana sul muro nord) raffigura il Sogno di Innocenzo III e la conferma della Regola da Papa Onorio III, suo successore. La raffigurazione di due papi cronologicamente separati in una stessa immagine è stata scelta appositamente per rendere giustizia ai fatti storici reali in quanto spesso confusi dai pittori che rappresentavano l'autorizzazione, solo orale e sperimentale, della Regola da parte di Innocenzo III come quella poi ufficializzata definitivamente da Onorio III con la bolla papale Solet Annuere.

Un pilastro al centro del riquadro divide le due scene. A sinistra Innocenzo III sogna che la malandata basilica Lateranense sta per crollare (simbolo del pericolo che stava correndo l'intera Chiesa) e San Francesco accorre a sostenerla (spesso le leggende di San Domenico e San Francesco sono a volte confuse: talvolta è San Domenico che ha il compito fondamentale di sostenere la basilica, come appare, per esempio, in due pannelli del Beato Angelico: una predella d'altare che illustra la Sacra Conversione ora nel Museo Diocesano di Cortona, e nella Incoronazione di Maria, ora al Louvre di Parigi). Il papa dormiente è posto in secondo piano dando priorità compositiva a San Francesco nell'atto di fermare il crollo del Chiesa.


Sesto riquadro: 11.Cacciata dei Diavoli da Arezzo

QUANDO Bs.F. EXPULIT DEMO (N) ES De Civitate ARETII DIVINA Potentia ET PACIFICAVIT TOTU (M) Populu (M)
Come santo Francesco, usando il potere divino, caccia i demoni dalla città di Arezzo per portare la pace a tutta la popolazione"


La città rappresentata è identificabile non solo dalla scritta riprodotta sulle mura ma anche dalla veduta reale degli edifici che Benozzo rappresentò così come sorgevano al suo tempo nel comune per aiutare visivamente lo spettatore a riconoscere il luogo. In questa scena della cacciata dei diavoli da Arezzo, il santo unità i demoni dalla città. La scritta sulle mura:CIVITAS ARETII è molto chiara.. Benozzo dipinse una immagine realistica di Arezzo con dovizia di particolari  inserendovi la chiesa di San Francesco, il Battistero di Santa Maria Assunta, il Palazzo Pretorio, la cattedrale di San Donato e il palazzo comunale, chiara testimonianza della buona conoscenza che l'artista aveva della città. Come accade frequentemente nella storia dell'arte creò un anacronismo temporale in quanto alcuni degli edifici visitati, e dipinti ,dall'artista furono costruiti solo dopo la morte del Santo. Il paesaggio della campagna aretina che fa da sfondo è reso superbamente anche se con qualche “licenza” prospettica probabilmente dare maggiore evidenza alle figure dei frati

 
 



Settimo riquadro:12.Predica agli uccelli 13.Benedizione di Montefalco

QUANDO BF PR (A) EDICAVIT AUIBUS apud MEUANEUM DEMU (M) BENEDIXIT MO (N) TEM Falone (M) ET P (O) Pulu (M)

"Come San Francesco predicò agli uccelli e benedisse Montefalco ed i suoi abitanti".

San Francesco    predica agli uccelli  (tra cui un upupa, un cigno, un tordo, una gazza, un fagiano e una colomba assistito da un confratello. I luoghi sono fedelmente ritratti:  sotto il braccio alzato del Santo appare la cittadina di Bevagna (la predica agli uccelli avvenne appunto tra le cittadine di Bevagna e Cannara); sullo sfondo si può riconosce la sagoma inconfondibile del monte Subasio alle cui  pendici, a sinistra si riconosce Assisi con  la chiesa
dedicata al Santo (l'artista commette un falso storico in quanto la chiesa fu costruita solo dopo la morte di Farncesco). Quasi al centro dell'immagine, il santo e il suo compagno appaiono simultaneamente una seconda volta:  le due scene in queato caso, non sono separate da alcun (come in altre scene). San Francesco benedice Montefalco (il cui stemma appare sulle mura). Anche questo è un episodio riconducibile solo alla tradizione locale non essendo citato in nessuna leggenda “ufficiale” della vita francescana.
Quattro uomini sono inginocchiati reverentemente di fronte al Santo : il primo, che indossa un saio francescano ed un berretto con la scritta M. Marcus, con in mano una mitra vescovile, è identificabile come il "Master Marcus" che verso la fine del 14 ° secolo fu vescovo di Sarsina e più tardi di Marsico Nuovo. Alle sue spalle, anch'egli col saio, c'è Fra Jacopo, committente dell'opera. Le altre due persone sono, forse,  membri della famiglia Calvi benefattori della la chiesa di San Francesco a Montefalco.
 Ottavo riquadro: 14. Cena dal conte di Celano, 15. Morte del conte
QUANDO BS. F. FUIT INVITATUS AD PRANDIUM A COMITE DE CELANO ET TU(N)C B. F. PR(A)EDIXIT SUAM MORTEM
"Come San Francesco è stato invitato a un pranzo dal cavaliere di Celano, e profetizza la sua morte "
 La seconda fila di riquadri si conclude con la morte del Cavaliere di Celano. Esso raffigura l'interno di una residenza privata con un soffitto ligneo a cassettoni e un pavimento di piastrelle. La parte sinistra è purtroppo molto rovinata al centro (si intuisce da quanto rimane che la persona seduta è un frate confratello del Santo), si riferisce al pranzo durante il quale San Francesco profetizza al Conte la sua imminente morte, sollecitandolo a confessarsi. Sulla dstra  Gli eventi continuano col nobile che  si confessa col frate francescano che accompagna il Santo mentre In secondo piano,  è rappresentata la morte del Conte, circondato dala famiglia.

 

 

Il ciclo prosegue in alto sulle lunette dove,  per la distanza e lo spazio ridotto, venne raffigurato un solo episodio su ciascuna lunetta.

Prima veletta: 16 Il presepe di Greccio

QUANDO BS. F. FECIT REPRESENTATIONEM NATIVITATIS ET AP(P)ARVIT SIBI CHRISTUS IN BRACHIIS
"Come San Francesco fece la rappresentazione del Natale e Gesù Bambino apparve tra le sue braccia"
.
La nascita di Cristo venne celebrata nel 1223 a Greccio, vicino Rieti, dove San Francesco volle ricreare l'atmosfera di Betlemme, autorizzato da papa Onorio III, realizzando il primo presepe vivente facendo partecipare tutta la popolazione del paese.

La costituzione del Presepe di Greccio si svolge in un interno della chiesa con architettura mista: gotiche le finestre traforate ed a sesto acuto, rinascimentali le lesene scanalate e le finestre circolari. San Francesco è in primo piano mentre culla Gesù Bambino tra le braccia,mentre i fedeli assistono stupiti e riverenti

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Seconda veletta: 17.Conversione del sultano
Q(UA)NDO SOLDANUS MISITUNA(M) PUELLA(M) AD TE(N)TA(N)DUM B. F. ET IP(S)E I(N)TRAVIT I(N)IGNE(M) ET OMNES EXTUPUERUNT
"Come il sultano mandò una donna per tentare San Francesco e come egli camminò nel fuoco meravigliando tutti”
 

Il sultano Melek-el-Kamel invia una ragazza per sedurre il Santo ma viene da lui convertita. Poi San Francesco cammina sul fuoco restando illeso per volontà di Dio destando la meraviglia del sultano che si converte a sua volta. La scena si svolge in oriente come lo sola palma sullo sfondo mentre i cipressi e l'architettura sono più riconducibili a paesaggi italiani.



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




Terza veletta 18. Le stimmati
QUANDO BEATUS FRA(N)CISCUS IN MO(NTE) ALVERNE RECEPIT STIGMATA YHV XRI
Come San Francesco ricevette le ferite di Gesù Cristo sul monte La Verna."

 


 

Nella piccola veletta sopra la finestra c'è dipinta una croce alata, posta su una formazione rocciosa e sorretta da serafini,  da cui si dip'artono raggi, che convergono sulla terza veletta.  Il santo in ginocchio e le mani sollevate riceve le cinque piaghe di Cristo. L'evento, accaduto nel 1224 sul monte della Verna in Toscana. è il più importante della vita del Santo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



Quarta veletta 19. Morte di San Francesco e sua Assunzione
QUANDO BEATUS FRANCISCUS MIGRAVIT EX HAC VITA AD DOMINUM 
"Come San Francesco passò dalla sua vita al Signore"
L’ultimo affresco e' la morte e l’Assunzione in cielo di Francesco. Il Santo giace nella bara e i presenti guardano le sue Piaghe. In secondo piano, si celebra la messa funebre. Sullo sfondo due angeli portano l'anima di San Francesco in una nuvola di luce fino in cielo.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Volta della cappella

Nella volta ad ombrello della cappella absidale, S. Francesco è in trono con angeli ai lati con i nomidel committente, il Frate Minore Frà Jacopo da Montefalco, il nome dell'artista, Benotius Florentinus, e la data di completamento, 1452. Circondato dai più importanti santi dell'ordine francescano inseriti nei cinque pennacchi, stagliati contro un cielo pieno di stelle.


Durante un restauro furono incorrettamente ridipinti alcuni dei nomi dei Santi Francescani nei pennacchi nella volta. che ora si leggono:

 

S(ANCTUA) A(N)TO(NIUS), Sant'Antonio da Padova ;

S(AN)C(T)A CATARINA, mentre dovrebbe essere Santa Chiara d'Assisi

S(ANCTUS)BERNAR(INUS), San Bernardino da Siena;

S(ANCTA) ROSA VIT(ERBENSI)S, mentre è Santa Caterina da Siena;

S(ANCTUS L)UDOVICU(S) R(E)X, San Luigi di Francia.

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