Campagna di scavo 2014

Nel 2013 l’estensione dello scavo nelle Particelle 152 e 153, sulla scorta e grazie ad una programmazione d’intervento concordata con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, ha finalmente consentito la ripresa dello scavo nell’area del grande complesso termale da cui proviene il mosaico nilotico oggi al Museo di Cannara. Lo scavo 2013 ha comportato l’immediata messa in sicurezza dell’area medesima e l’estensione dell’indagine, anche attraverso azioni incruente e preliminari di prospezione, alle superfici immediatamente adiacenti verso Est e verso Nord-Est in direzione dell’area ove si ritiene possa trovare posto il foro. 
La prosecuzione dell’intervento nel 2014 è valsa, dunque, ad estendere ulteriormente la maglia articolata e regolare delle murature individuate e riportate in luce del tutto parzialmente l’anno precedente. La generalità di queste presenta paramenti ordinati a componenti minute di arenaria, talora, seppur raramente e soprattutto in nucleo, alternate a rari inserti di travertino e laterizio. Le ripetitive modalità costruttive (insomma le peculiari caratteristiche di messa in opera e la qualità del materiale in uso) e l’organico disegno di pianta, ordinato e seriale, suggeriscono per tutte un’identica cronologia d’impianto. Che sembra anche valere per escludere con sicurezza ogni loro originale pertinenza all’impianto termale. Difatti, l’assieme delle murature delimita una serie, divenuta sempre più cospicua, di vani di grandi dimensioni solo contigui alle strutture perimetrali del complesso termale. In più, rispetto a quest’ultimo, tutte sembrano denunciare una cronologia più alta e un ruolo funzionale distintivo, connesso verosimilmente ad una più che probabile loro destinazione abitativa. 
L’accorta progettazione e realizzazione nell’area nel corso dei decenni iniziali del II secolo d.C. delle terme deve avere ridisegnato l’assetto pregresso dei plessi urbani viciniori per consentire, nella circostanza, la piena agibilità e fruizione del complesso. Definendo i possibili vettori di raccordo con l’ambito comunitario e incanalando a terra i percorsi obbligati d’accesso, ma anche (come è noto e già riportato in letteratura) selezionando e inglobando tratti murari ritenuti funzionali all’edificazione della nuova fabbrica. Tutto ciò deve aver comunque comportato tangibili trasformazioni in pianta, nel ruolo e nella destinazione soprattutto degli spazi a ridosso immediato del cantiere delle terme. Ed è forse questa la ragione per cui lo scavo testé concluso ha rimesso in luce estesi tratti di crollo di alzati e di coperture disposti, alla stregua di una spessa congerie di inerti, a colmare ogni inutilizzata superficie interposta fra vecchie e nuove murature. Al fine di garantire un’efficace azione vuoi di supporto statico e di livellamento quanto anche di drenaggio attraverso l’uso generalizzato delle tante disponibili componenti edilizie di recupero. Ma anche, soprattutto, per ridefinire convenientemente l’aggiornato riassetto ambientale ed urbanistico dell’area. Del resto, come detto, sono anche facilmente riconoscibili sul terreno le non poche strutture di età tardo repubblicana e di prima età augustea inglobate nel progetto e nella realizzazione delle terme stesse. 
Lo scavo del 2014 ha anche individuato, per quanto limitati e modesti, probabili tardi interventi di risarcimento di almeno alcune delle murature. A prova, forse, di una loro continuità d’uso e di una  loro prolungata vitalità. Certo è che tutte, allo scavo, risultano rasate ad uno stesso piatto livello di cresta. E artificiosamente piatto appare lo stesso piano di campagna all’intorno per una superficie assai estesa. Tutto ciò sembra potersi addebitare all’esercizio di un’agricoltura a suo modo intensiva praticato assiduamente nel sito fino a qualche anno fa. A quest’ultima possono forse ascriversi anche i numerosi butti e le stesse fitte concentrazioni di materiali in discarica rinvenuti fra 2013 e 2014. A maggior ragione viste le tarde, e comunque rimescolate, componenti di cultura materiale restituite dalle stratigrafie di superficie.   
La campagna è valsa anche a rimettere in luce molte delle murature perimetrali o divisorie del complesso termale e ampi tratti delle superfici comprese e, in particolare, la superficie musiva del cosiddetto peristilio (per la verità i soli ben conservati residui tratti perimetrali). Scopo dell’intervento la verifica e la restituzione in un unico aggiornato rilievo georeferenziato della generalità delle pregresse redazioni planimetriche in stralcio, stanti la molteplicità degli elaborati esistenti, l’incerto ancoraggio topografico e la stessa resa grafica difforme e convenzionale di molti di questi ultimi. La circostanza ha consentito anche di rileggere e di documentare, con le medesime metodiche d’intervento e di successiva elaborazione documentaria, la generalità degli stessi paramenti murari del complesso. Allo scopo ricercato di ottenere un modello 3D texturizzato del complesso medesimo attraverso l’esecuzione di un apposito rilievo fotogrammetrico congiunto ad un adeguato appoggio topografico.  
Nel corso della campagna si è anche realizzato, dopo quello del 2013, un secondo preliminare intervento conoscitivo della cinta perimetrale urbana (in 171, 172 e, soprattutto, in 150, 152), valso a rimettere in luce tratti ancora più estesi della muratura a grandi blocchi squadrati di arenaria lungo il versante Ovest del pianoro, nel tratto immediatamente sottoposto e adiacente al complesso termale. L’intervento, ancora una volta, ha dimostrato, contraddicendo i rari cenni di letteratura dedicati al tema, come le componenti in uso, per quanto in precarissimo stato di conservazione, presentino, tutte e sempre, una lavorazione sufficientemente regolare e seriale e una messa in opera analogamente ordinata per filari, per quanto possibile, orizzontali e paralleli (del resto dimensioni e forma dei blocchi sembrano, lo si è detto già in passato, soprattutto condizionati dalla stessa originaria ordinata stratigrafia di giacitura in cava della pietra, che, con evidenza, risulta essere tutta di estrazione locale).
La campagna 2014 ha, invece, rinunciato a completare i rilievi e gli interventi di consolidamento e di restauro delle strutture in elevato e pavimentali nell’area della domus scavata fra 2003 e 2012. Nell’attesa di impiantare una copertura di salvaguardia del complesso abitativo nel suo articolato ed esteso insieme, copertura che possa valere, oltre che per la preservazione delle strutture già a vista, anche per la sistematica e conclusiva ripresa dello scavo della domus stessa e per la sua debita valorizzazione. Per garantirgli una visibilità immediata e consentirne finalmente una generalizzata e consapevole fruizione. Per lo stesso motivo si è ugualmente rinunciato a intervenire sulle strutture della grande cisterna collegata al complesso termale. Anch’essa in attesa da anni di una stabile copertura.
Infine il prosieguo della movimentazione di alcune discariche è valso a restituire, per quanto ancora del tutto parzialmente e in piena provvisorietà (come sempre), all’ambiente e al paesaggio del sito orizzonti più naturali. Quest’anno, in particolare, grazie alla sensibilità e all’aiuto della gente del posto, non si è accumulata in discarica nuova terra e lo smaltimento del materiale rimosso dallo scavo è stato immediatamente, e nella maniera più conveniente e corretta, smaltito.

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