La Balenottera di Valmontasca

 

 

 

 

LA BALENOTTERA PLIOCENICA DI VALMONTASCA

 

Scheletro della Balenottera di Valmontasca (Foto Pavia).

 
 

I terreri pliocenici dei dintorni della città di Asti sono ben noti per importanti affioramenti fossiliferi, soprattutto molluschi (conchiglie) e resti di cetacei (vertebre, coste e denti). Uno dei più importanti ritrovamenti di vertebrati marini fu la Balenottera pliocenica di Valmontasca. In questa piccola frazione, presso Vigliano d'Asti, nel 1959 fu scoperto, casualmente, un grande scheletro di balenottera, in buone condizioni di completezza. Durante il mese di marzo di quell'anno, durante degli scavi per la posa di una conduttura di acqua in un terreno su di una collina vicino alla piazza della frazione di Valmontasca (a circa 188 m sul livello del mare) alcuni operai rinvennero frammenti ossei, a circa 70 cm dalla superficie. Erano ossa di notevoli proporzioni.

Sospesi i lavori, iniziarono subito i primi sopralluoghi da parte della Soprintendenza alle Antichità di Torino, avvisata dal sindaco di Vigliano, G. Battista Conti. Valmontasca venne invasa da studiosi e giornalisti. I primi esami morfologici vennero compiuti dal prof. Camillo Richard di Torino, e dagli incaricati dell'Istituto di Geologia di Torino, prof. Costantino Socin, dott. Bortolo Franceschetti e dott. Giulio Elter.
 
 

 

                             

   Disegno dello scheletro della Balenottera di Valmontasca, di Alessando Porta.
 
 
 
 

Fu subito stabilito dagli studiosi che i resti appartenevano ad un cetaceo del sottordine dei Misticeti, il Plesiocetus cortesii (Desmoulins). Lo scheletro misurava circa 8 metri, e il cranio, con le mandibole, circa 2 metri. Lo scheletro fu affidato al prof. Roberto Malaroda, direttore dell'Istituto di Geologia e Paleontologia dell'Università di Torino, il quale dispose un sollecito intervento per il disseppellimento completo del fossile ed al suo recupero. Iniziarono ad arrivare i primi aiuti finanziari necessari all'attività di recupero del fossile. Dopo 26 giorni lo scheletro fu disseppellito, e trasportato al museo di Palazzo Carignano, a Torino, dove iniziò la complessa e lunga opera di restaurazione delle varie parti scheletriche. Lo scheletro infatti presentava non poche incrostazioni. Intanto a Valmontasca vennero ritrovati altri resti fossili della balenottera.

Venne innanzitutto preso in esame il terreno del ritrovamento, caratterizzato da sabbie plioceniche superiori (materiale sabbioso fine, spesso debolmente argilloso), e successivamente studiata la giacitura del fossile, quasi perfettamente orizzontale, il che ci conferma che lì il mare era poco profondo ed il fondo marino era assai regolare.

Dalle molte analisi fatte sullo scheletro risulta che, dopo la morte, l'individuo non subì spostamenti notevoli ma si adagiò su un fondo marino di sabbia fine, che lo avvolse gradatamente, nel tempo. Inoltre il corpo dell'animale non fu attaccato fortunatamente da altri vertebrati marini, che l'avrebbero ulteriormente danneggiato. Gli studiosi pensano anche, riguardo alla posizione regolare del fossile, ad un probabile spiaggiamento in gruppo, supposizione giustificata dal fatto che intorno alla collina di Valmontasca furono ritrovati altri resti ossei di balenottere.

Lo scheletro della Balenottera di Valmontasca fra i Misticeti pliocenici conservati nei musei paleontologici, è uno dei migliori sotto il profilo di conservazione e completezza, infatti si presenta completo in buona parte delle strutture, e non presenta grandi deformazioni, eccetto un leggero schiacciamento del cranio.

L'intero scheletro misurava circa cm 800. Si tratta di un esemplare adulto, come confermano le proporzioni relative agli elementi componenti lo scheletro, la completa saldatura di alcune ossa craniali, la conformazione delle vertebre cervicali e il completo sviluppo delle apofisi vertebrali.

Lo scheletro comprende i seguenti componenti: il cranio (in buone condizioni), la colonna vertebrale (in buone condizioni; sono presenti 40 vertebre su 48), tutte le 24 coste (incompete) e l'arto anteriore destro (in buone condizioni).

Accanto allo scheletro della Balenottera di Valmontasca vennero ritrovati, oltre a conciglie di Lamellibranchi, Gasteropidi, Scafopodi e impronte di carapaci di Crostacei, e resti di origine vegetale. Inoltre sulla collina di Valmontasca vennero ritrovati anche altri resti fossili di vertebrati, appartenenti all'ordine dei Cetacei, quali: resti di una grande Physeter (colonna vertebrale quasi completa), resti di balenottere, resti di Berardius (colonna vertebrale quasi completa), resti di delfinide (frammenti di ossa e denti).

  

Lo scheletro della Balenottera di Valmontasca, visto durante le operazioni di scavo.




Il ritrovamento della Balenottera di Valmontasca. Tavola di Alessandro Porta

Il ritrovamento della Balenottera di Valmontasca. Tavola di Alessandro Porta.

 

 

Tavola della Balenottera di Valmontasca

 


CURIOSITA'

 

Nel gennaio 2008 è stata ritrovata l'undicesima vertebra caudale della Balenottera di Valmontasca, da parte del G.A.M.P.S. (Gruppo Avis Minerologia Paleontologicia Scandicci). E' stata messa a dispozione della Soprintendenza per i Beni Archeologici per il Piemonte.

  

 

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