L'Olimpiade dei lecchini
 

Il termine che ho scelto per l'argomento proposto con il sondaggio (lecchini) è certamente eccessivo, e diciamolo, anche un po' volgare, ma non ho esitato ad usarlo perché era esattamente quello che avevo pensato quando mi sono trovato di fronte a queste tre lastre. Ricordo di averci messo anche un punto esclamativo. Diciamo allora che è una... licenza impoetica.

Circa un anno fa, scrissi questo articolo su La Voce del Quartiere sulla Stazione Neapolis, il luogo dove si raccolgono alcuni degli oltre tre milioni di reperti rinvenuti grazie agli scavi per la costruzione della linea 1 della Metropolitana.

Nella seconda sala, ci sono i reperti di quello che fu un tempio romano della prima metà del I sec. d. C. rinvenuto sotto l'attuale piazza Nicola Amore, che in futuro sarà, per quanto possibile, "inglobato" nella stazione "Duomo" (entreremo nei vagoni attraversandolo...).

È il tempio nel quale si tenevano i cosiddetti Giochi Italici Romani Augusti Isolimpici.

Augusto scelse Napoli come seconda Olimpia, in quanto città più ellenica della penisola, per celebrare i Giochi che rappresentavano l'essenza della grecità (Isolimpici significa appunto pari in dignità a quelli di Olimpia).

I concorsi si svolgevano ogni quattro anni, ed il programma prevedeva gare ippiche, atletiche e musicali-teatrali. Gli atleti, uomini e donne provenienti da tutto il Mediterraneo, gareggiavano divisi per classi di età, ed i vincitori ricevevano una corona di spighe, con qualche premio in denaro per i competitori musicali e teatrali.

Ma torniamo a queste tre lastre che si datano alla fine del I sec. d. C.

Sono scritte in greco, e riportano i nomi sia degli agonoteti (i presidenti e gli organizzatori dei Giochi) che, soprattutto, quelli dei vincitori, provenienti soprattutto dall'Asia Minore e dall'Egitto (solo lo scrittore Giulio Valeriano era probabilmente un cittadino locale, chiamiamolo pure napoletano, anche se in realtà nel mondo greco esistevano anche altre Neapolis).

Fermiamoci a guardare soprattutto la terza lastra. Ci siamo.

Fra le specialità dei Giochi, ecco apparirne alcune che mi piace riportare testualmente:

“tra gli scrittori di encomi per il divo Augusto: Ermogene figlio di Apollonio di Smirne

tra i poeti epici in onore dello stesso: Tito Flavio Dioniso di Smirne

tra gli scrittori di encomi per la diva Augusta (Livia): Lucio Titellio Rufo di Smirne

tra i poeti epici in onore della stessa: Tito Flavio Dionisio di Smirne”

…e così via per Claudio, Vespasiano, Tito...

Immaginiamo il podio, al centro del Gymnasium raffinatamente decorato con marmi e sculture, su pavimenti ricoperti di preziosi mosaici, trasportiamolo ad oggi, e distribuiamo medaglie d'oro, d’argento e (soprattutto) di bronzo ai celebrati vincitori di una accesa gara di... encomi, poemi e lodi per il Sovrano Regnante: vince il titolo di Sebastà (la versione greca di Augusto), colui che si è prodotto nella migliore e più alta lode, celebrazione, elogio, esaltazione, plauso e magari preghiera rivolta al Divo.

L'occhio attento dello storico sa cosa significa nel suo contesto questa competizione all'interno dei Giochi (tra gli autori di elogi in prosa ed in versi per Cesare Augusto spicca nientedimeno che l'imperatore Domiziano), ma l'occhio moderno, occidentale e che si sente magari anche “democratico”, di fronte a questa lastra, forse può vedere qualcosa di molto più vicino, magari anche molto di questo stesso XX o XXI secolo d. C.

E fra Piazza Nicola Amore e Via Roma, magari immagina la fila che si formerebbe dietro quel podio. E quanto agonismo susciterebbe la partecipazione fra gli agguerriti concorrenti. E quali premi, oltre alla spiga di grano, potrebbero essere distribuiti. E quali giurie saprebbero discernere l'Arte e ricoscerne la più alta, così come gli interpreti più degni. E come i mezzi di informazione saprebbero esaltarne le gesta. E quanti giovani discepoli sarebbero pronti a seguirne il prezioso insegnamento/indottrinamento. E quanti settori della vita pubblica saprebbero funzionare da fucina per forgiare talenti ed assicurare loro un futuro...