Dimenticare o scordare?

 

 

Avevo scritto quasi una settimana fa questo post, poi l'ho considerato superato, poi di nuovo l'ho ripreso, poi l'ho finito e poi di nuovo messo da parte... stanotte ho deciso finalmente di dargli vita, ma non senza una ulteriore riflessione.

Sono andato a verificare su molte fonti ciò di cui stavo per parlare, e ne ho trovato anche una non del tutto concorde. Ho pensato però che anzitutto il dubbio fosse come sempre tranquillizzante, nel senso che è la parte più interessante, intelligente e scintillante di ogni pensiero, e poi che questo pensiero in particolare, beh, suona talmente bene che merita almeno di essere condiviso per conoscerne il consenso.

Volevo affrontare una questione etimologica. E già qui, immagino, l'indice di gradimento, quello che ha donato tanta popolarità a Raffaella Carrà, sarà sceso al di sotto del livello-Pazzaglia. Ma considerando che qui siamo fra pochi intimi, e soprattutto che un blog, in fondo, dovrebbe anche essere un piccolo spazio in cui buttare giù qualcosa di cui si vorrebbe parlare ma su cui invece non si ha mai molta occasione di soffermarsi, ed oltretutto qualcosa di molto personale, ebbene rompiamo gli indugi: inauguro una sezione "etimofila". E chi c'è c'è... Se non altro, sarà un piccolo sfogo, anche se servisse solo per parlare un po' fra quei pochi intimi.

Spesso, durante conversazioni quotidiane, l'amore per le parole mi porta ad usarle in alcuni significati che non sono quelli del più comune intendimento, ma piuttosto legati alla loro derivazione etimologica, ormai desueta ed in quanto tale non più nè conosciuta, nè compresa, nè tantomeno adoperata. E però molto più "vera" di quanto non possiamo normalmente accorgerci, e letta così, con il suo significato di svelare verità, forse assume un interesse più ampio.

Volevo cominciare con questa differenza: dimenticare e scordare. Sono due termini che vengono sempre usati in maniera del tutto analoga. Ma non sono nati dagli stessi genitori, e questo in genere spiega sempre molte cose. Lo fa anche nel caso loro.

Dunque, dimenticare.

Dimenticare significa sì perdere la memoria delle cose, ma facendole "uscire dalla mente" (dal latino de-mentire, uscire dalla mente, la stessa radice quindi di de-mente, "privo di mente"). Si vede chiaramente il movimento dell'oggetto che fuoriesce, per motivi che possono essere vari, dall'organo della memoria, il cervello, come un abbandono che esso effettua, sia esso volontario o involontario.

Scordare, invece, ha un altro significato.

Anzi, un'altra origine, ed un significato molto simile dello stesso risultato, ma assai diverso nei presupposti.

Scordare significa sì far uscire dalla memoria, ma soprattutto a causa di un movimento che ha come soggetto il cuore: in s-cordare, la s negativa si unisce a cor (cuore), per ottenere così una fuoriscita dal cuore , organo che certo i latini consideravano anche come traslazione della mente, ma resta pur sempre dal cuore, e quindi nel senso del suo distacco emotivo, sebbene anch'esso possa essere volontario o involontario, o meglio voluto o non voluto.

Questo per non parlare dell'altra differenza con obliare... ma appunto non ne parleremo. Resto su dimenticare e scordare: entrambi sono due movimenti, entrambi lasciano che fuoriesca un corpo dal nostro corpo per diventarne estraneo, ed entrambe le azioni non seguono necessariamente una causa meccanica, ovvero una “vis inertiae”, perché entrambi possono avere anche una forte caratteristica attiva: non far giungere sempre e con il giusto peso qualcosa alla coscienza (o al cuore), non assorbirlo, chiudervi le porte e perfino le finestre, significa attivare funzioni vigilanti, che magari semplicemente assicurino un po’ di tranquillità.

La differenza fra le due strade tuttavia a me sembra enorme, e forse pronunciandoli e sentendone quello che potremmo chiamare il significato latente, possiamo avvertirlo ancora... ad esempio: una persona amata la si dimentica, o la si scorda?
Possiamo chiedercelo anche in un altro modo: il Principe De Curtis avrebbe mai potuto scrivere un verso che non fosse "te voglio bene e t'odio / nun te pozzo' scurdà..."?

Fatemi sapere...