7 frustate... 14, 21, 28...
 

The Clarke Quay - Singapore


Leggo dalle pagine dei giornali, tramite internet, che il nostro Premier avrebbe detto testualmente “A Singapore chi sporca viene punito con sette frustate. Mi dispiace non poterlo attuare in Italia...”

Si da il caso che in questo momento io mi trovi proprio a Singapore, e stia scrivendo da una panchina sull'Esplanade Drive, e dunque ho il privilegio di osservare quella che sarà, secondo il Premier, la nostra città in un (prossimo?) futuro.

È un pensiero emozionante, devo ammettere... quante volte capita di vedere il futuro non per una preveggenza, no, ma proprio perché materialmente ti ci trovi dentro, e ne tocchi ogni particolare con mano, ed anzi la tua mano la puoi usare per toccare una strada in cui sai che non corri alcun rischio, poiché è appena passato l'ennesimo automezzo disinfettante...?

Wow... immagino via S. Teresella agli Spagnoli... giuro che ne ho detta una a caso... fra 10 anni (bastano, Premier? Per diventare Presidente della Repubblica devono bastare per forza...) sarò seduto là (sempre se avrò resistito ancora a vivere a Napoli) come ora sono seduto qua, e davanti avrò il riflesso del sole sulla pavimentazione stradale lucida per l'ennesimo automezzo disinfettante appena sceso dal Corso Vittorio Emanuele, e per il lucore dei cartelli che sul suolo indicano le raccolte interrate differenziate che a turno regolare si sopraelevano per accogliere l'oro di Napoli, quella che una volta era la munnezza e che ora finalmente si riconverte in carati...

Se qualcuno ritiene che sia un discorso ironico, non ha capito bene. O meglio, mettiamoci d'accordo: qual è secondo voi il lato ironico? La visione da Re Mida della conversione, o la sua attuazione partenopea?

Il vostro cronista fa domande retoriche, ed ora tutti avrete risposto la seconda...d'accordo, si, è la seconda... E dunque, 7 frustate per una carta sporca. Beh, sette frustate per diventare “civili” come ci vuole il Premier, ci possono anche stare, andiamo... offro la mia schiena per cominciare, se questo è il sorprendente risultato.

Dalla panchina dove sono seduto, comincio a pregustare il prossimo ritorno in Italia e le giuste frustate, troppo giuste se questi che ho davanti agli occhi sono i risultati... vogliamo metterci nei risultati anche che so, questo collegamento free wi-fi che copre quasi l'intera Singapore e grazie al quale in questo momento, appena finito l'articolo, lo manderò al giornale per una pubblicazione pressoché immediata?

Beh, perché no... ma a questo punto devo chiedermi se ne bastano 7, di frustate... ed intanto sfoglio, sempre grazie al fido wi-fi che qui mi segue ovunque come il mio migliore amico, (altro che cagnolino), le pagine del Mattino, e trovo un orrore veramente raro, che sono piacevolmente sorpreso abbia trovato una eco come quella che sto verificando: il nulla assoluto che è l'accoglienza che Napoli offre al turista, sin nei punti più clamorosamente nevralgici di quella che noi pensiamo sia una delle terre più importanti, turisticamente, del mondo: la nostra. Uso il condizionale, perché lo sarebbe, se noi ne fossimo degni. Mentre finora lo è stata soltanto di suo, per vocazione naturale, e direi addirittura nonostante il suo popolo ne faccia scempio quotidiano e la renda spesso assolutamente non fruibile.

A proposito, qui a Singapore, segniamo anche questa, perdersi è un po' difficile... non esattamente come quando un ignaro turista arriva ad esempio al molo Beverello, dove perfino il sottoscritto, napoletano, due settimane fa ha perso una nave o un aliscafo, non ricordo bene, per Procida, perché il non-sistema di informazioni adottato era risibile, ed al limite del rifiuto finale di volersi impegnare così tanto per capire cosa fare.

Due giorni fa ero a Hong Kong, dove per l'ennesima volta nel più importante centro d'esposizione d'Arte dell'Asia meridionale, campeggiava orgogliosa una mostra che da noi sarebbe nemmeno secondaria, ma perfino troppo banale per essere concepita: Otium ludens, proveniente da San Pietroburgo, novantacinque affreschi recuperati nelle ville d'ozio dell'antica Stabia, classificatasi al quarto posto della classifica delle migliori mostre del mondo del 2008, pubblicata dal "Times" il 19 dicembre.

Ovvero, basta una briciola nostra, per sfamare il resto del mondo...

Sarà la mia fissazione, ma penso sempre che questa è la solita “sfortuna” di chi nasce troppo ricco, quella di non darsi mai da fare nemmeno un giorno della sua vita per migliorare qualcosa. E noi, di cose da migliorare, ne avremmo infinite, purtroppo. E di ricchezze, anche ne abbiamo troppe. Con un decimo delle nostre, altri popoli vivrebbero nell'oro per generazioni.

Allora magari rifacciamo il conto daccapo.

Sette erano le frustate per diventare i cesellatori dell'oro nero dei sacchetti della munnezza, bene, facciamo allora quattordici per cercare d essere un po' ospitali...?

Ah, beh, no, direi anche ventuno, mica vogliamo dimenticare il traffico o la microcriminalità, o... beh, se ognuno di voi si applica e me ne scrive una, mi aiuterà ad aggiornare la cifra, sperando di non superare presto l'equivalente di pene in uso per reati nemmeno troppo gravi, laddove esse ancora sopravvivono. Altrimenti, caro Premier, potremmo anche pensare che forse stiamo usando un metro poco affidabile, sia nel metodo che nella parametrazione, chissà...

Ops! Mi è caduta una carta a terra... mi guardo in giro ed attendo la giusta punizione... anzi, sapete che vi dico? Meglio così, meglio sette frustate qui, a Singapore, almeno avranno un senso...