Il diritto al primato negativo


 
Ho cominciato a scrivere questo intervento quando ancora non erano accaduti i fatti di domenica scorsa nelle stazioni di Napoli e Roma, che per colpa di criminali comuni travestiti da tifosi di una squadra di calcio hanno reso leggermente più difficile il momento in cui concettualizzare quanto avevo in animo, ma nessun discorso può in ogni caso essere mai alterato, né tantomeno frenato, da uno o più episodi, e così stanotte ho voluto completarlo.

Riflettevo su una consuetudine diffusa fra un certo tipo di napoletani...
ovvero quella di fregiarsi di titoli positivi in termini di superlativi relativi (siamo i più...) legati soprattutto al carattere della gente ed alle indubitabili ed eccelse bellezze naturali, e pensavo che così come suona del tutto fuori luogo, così allo stesso modo è altrettanto vano "gloriarsi" perfino di primati negativi, che all'interno delle nostre mura sfiorano l'autocommiserazione, ed al loro esterno spesso vengono vomitati con lo sdegno degli ignoranti che nemmeno riescono ad essere razzisti.

Certo, la seconda resta sempre peggiore della prima.

Spunti per un pensiero simile, che mi sembra perfino banale, se ne hanno in quantità industriali, se soltanto si prova a mettere un po' il piede fuori casa: basti pensare a cosa significa camminare in molte zone di Rio de Janeiro, senza scomodare le favelas, o entrare nella zona franca al confine fra l'Argentina ed il Paraguay ed in qualche quartiere fuori mano di Bangkok, o tentare di raggiungere un albergo a Hong Kong, che non sia l'Hilton, seguendo la mappa ufficiale e dettagliatissima, metro per metro, con l'elenco già noto di tutti coloro che ti si avvicineranno per derubarti, o passeggiare per una "tranquilla" strada di Manila, quando pochi giorni fa, a Barcellona, una realtà assai più omologa alla nostra, forse anche troppo, alcuni ignoti sono venuti in soccorso mio e di questo articolo, derubandomi di quasi tutto ciò che avevo, per strada ed in maniera assolutamente anonima e senza tracce. Se non temessi di peccare di eccesso di indulgenza, potrei dire che si è trattato di una destrezza tecnicamente ammirevole. Ma sinceramente, mi sono stancato di ammirare abilità che dovrebbero essere impiegate per una migliore causa, per cui mi viene solo da dire: tutte medicine... e pure salvavita. Scadute.

Apro una parentesi su Barcellona, che ho trovato molto diversa da come la ricordavo: c'è in giro un'atmosfera diversa, anzitutto per una accentuazione enorme della differenza fra la parte turistica ed il Barrio del centro antico più vissuto, popolare: c’è una distanza assai maggiore che nel passato, e soprattutto ho sentito intorno una sensazione particolare, come se la città intera fosse un po'... più stanca.
Forse fa la sua parte quell'inevitabile, lieve imbarbarimento che il Sig. Ryanair & soci portano con loro in giro per l'Europa nei luoghi resi più (troppo?) accessibili, effetto che accompagna dopo un po' quello benefico del lancio del turismo di massa, ed ormai di oltre-massa, per il quale chi abita a Roma, facilmente la sera può scegliere di andare a mangiare la paella al Rey de la Gamba... Ed inoltre, l'ho vista come una città che sta un po' sopravvivendo a se stessa, ed al suo modernismo, che se il secolo scorso l'ha posta all'avanguardia con i suoi magnifici sperimentatori di spazi e forme, da Gaudì a Juljol, da Mirò a Picasso e a Dalì, oggi la rende forse anche prigioniera.

Essere avanti, significa potersi voltare a guardare chi è rimasto indietro, ma può anche significare che dopo un po', la testa deve tornare a voltarsi e lo sguardo seguire chi ti sta sopravanzando, se rallenti o rimani fermo.

Dunque, Barcellona: in una settimana, nei confronti del sottoscritto, 4 tentativi di furto con destrezza di cui uno riuscito, e soprattutto una quotidiana osservazione di fughe e "al ladro!" un po' ovunque, soprattutto in metropolitana, con persone che ti raccontano le loro storie in proposito, e restituiscono l'immagine di una metropoli in fondo come diverse altre, magari in un suo momento storico di recrudescenza.

Ai fini del mio discorso, questo vale a soffermarsi un attimo sull'atteggiamento che esportiamo spesso: quando ci viene suggerito di fare attenzione in luoghi poco sicuri, diciamo così, il napoletano sovente risponde che… oh, siamo napoletani, embè, mo' vuoi vedere che ci facciamo fare così? Noi siamo scetati, si sa, può mai essere che ce la fanno sotto agli occhi? Ah ah, ma figurati... ecco, questo sentirsi migliori, anche nel male (si, perfino la nostra malavita è la “migliore”, tanto da renderci troppo scetati), ebbene non so se sia solo un errore, o non piuttosto una percezione di sè che in ogni caso, al di là del bene e del male, ci stiamo portando addosso, e che probabilmente pesa molto di più di quello che si potrebbe superficialmente ritenere, anche in termini di arretratezza e di mancato sviluppo.

Un po' come chi sta avanti, o perfino pensa solo di starci, e guarda dietro, ma è fermo...