[lanfree_cervello.jpg]

 49 diversi tipi di cavi.

Tanti ne ho contati, proprio ora, alle spalle di questo PC su cui sto scrivendo.
Alimentatori, cavi di rete, collegamenti con Hard Disk e quant’altro. Quarantanove.
Un po’ tanti, mi rendo conto, ma chissà se abbastanza da dimostrare qualcosa che mi è capitato a volte di pensare, ovvero che i cavi, ed in generale i fili,vivono di vita propria.
Possiamo starci attenti minuziosamente, possiamo stenderli sempre nella loro traiettoria più razionale in maniera tale che ogni linea segua la sua strada più libera da ostacoli anche in considerazione dei vari movimenti possibili che subirà con gli spostamenti dell’hardware, ed ogni cavo aggiunto può dare l’impressione di escludere le sovrapposizioni con altri, eppure non sarà mai abbastanza: un po' come per il cervello simulato nella fotografia, loro si intrecceranno, più o meno in modo inestricabile, e sempre con quel modo tutto personale di riuscire ad attorcigliarsi ed annodarsi, avvilupparsi, legarsi ed ingarbugliarsi, che alla fine ti costringe a doverne staccare qualcuno, per venirne letteralmente a capo e ricominciare a stenderli secondo il tragitto più razionale per poi ricominciare…
Se tutto questo non da la sensazione di una vita propria, non saprei proprio a cos’altro pensare.
Anzi, non sapevo. Oggi lo so.

Spero che tutti conoscano i leggendari premi IG-Nobel, che nel nome hanno già tutto il loro splendido significato, dato che si deve pronunciare proprio come “IGNOBEL”, ovvero ignobile: sono i premi parodistici, in antitesi al Nobel, che ogni anno vengono assegnati dalla rivista scientifica-umoristica Annals of Improbable Research a ricerche serissime in quanto ufficialmente svolte da varie Università nel mondo, ma la cui utilità, diciamo, veleggia fra il ridicolo, l’inverosimile e l’assurdo, il che secondo me già solo per questo meriterebbe un premio.
Faccio qualche esempio preso dall’anno 2005:

Biologia: A cinque ricercatori di varie Università, dalla Svizzera al Giappone per aver annusato 131 specie di rane e controllato se il loro odore cambiava in condizioni di stress

Chimica: Edward Cussier e Brian Gettelfinger, Università del Minnesota: hanno verificato sperimentalmente se si nuota più veloci in una piscina piena d’acqua o una di sciroppo (pare che sia lo stesso...)

Fisica: John Mainstone e il suo allievo Thomas Parnell dell’Università del Queensland (Australia): hanno calcolato quanto impiega la pece a gocciolare da un imbuto. L'esperimento è cominciato nel 1927: siamo a una goccia ogni nove anni...

Pace: Claire Rind e Peter Simmon, Università di Newcastle (Gran Bretagna): hanno studiato il comportamento delle cellule nervose di una cavalletta, mentre guardava Star Wars in TV

Ornitologia: Ivan R. Schwab e Philip R.A. May (Stati Uniti), per aver spiegato perché i picchi non soffrono di emicrania

Nutrizione: Wasmia Al-Houty e Faten Al-Mussalam (Kuwait), per aver dimostrato che lo scarabeo stercorario è schizzinoso nell'alimentazione (...)

Matematica: Nic Svenson e Piers Barnes (Australia), per aver calcolato il numero di scatti necessari per evitare che in una fotografia di gruppo qualcuno abbia gli occhi chiusi

Chimica: Antonio Mulet e Carmen Rosselló (Spagna), per lo studio sulla «velocità ultrasonica nel formaggio Cheddar a pasta dura in relazione alla temperatura»

Archeologia: Astolfo G. Mello Araujo e José Carlos Marcelino (Università di San Paolo, Brasile), per aver dimostrato il ruolo degli armadilli nello spostamento dei reperti archeologici in un sito di scavo

Biologia: Marie-Christine Cadiergues, Christel Joubert e Michel Franc (École Nationale Veterinaire, Tolosa, Francia), per aver dimostrato che le pulci che infestano i cani possono fare balzi più lunghi di quelle che infestano i gatti

...e poi una delle mie preferite: Linguistica - Juan Manuel Toro, Josep B. Trobalon e Núria Sebastián-Gallés dell'Università di Barcellona, per aver dimostrato che i ratti a volte non riescono a distinguere tra una persona che parla giapponese al contrario e una che parla olandese al contrario (a volte...!)

Ma torniamo a noi. Ai nostri quarantanove fili. Che a volte si annodano anche in maniera impensabile, e non per niente usiamo la stessa simbologia quando non capiamo subito il senso di due pensieri che si collegano, ma che a posteriori ci fanno scoprire il senso: 
i fili che si riannodano, così diciamo… ed in questo caso è proprio doppiamente significativo, perché pensando da un bel po’ alla vita autonoma dei fili e dei cavi, immaginate la sorpresa quando nell’edizione 2008 degli IGNobel trovo assegnato il premio per laFisica nientedimeno che a due ricercatori di nome Dorian Raymer e Douglas Smith, per la loro dimostrazione così intitolata:

PHYSICS PRIZE. Dorian Raymer of the Ocean Observatories Initiative at Scripps Institution of Oceanography, USA, and Douglas Smith of the University of California, San Diego, USA, for proving mathematically that heaps of string or hair or almost anything else will inevitably tangle themselves up in knots.
REFERENCE: "Spontaneous Knotting of an Agitated String," Dorian M. Raymer and Douglas E. Smith, Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 104, no. 42, October 16, 2007, pp. 16432-7.

Traduco: “Per aver dimostrato che ammassi di fili devono inevitabilmente formare dei nodi”.

Diciamo che mi sono sentito un po’ Ignobel anch’io, e la cosa mi da una certa intima soddisfazione… ma soprattutto, il rapporto coi cavi è migliorato notevolmente, e con il prossimo, oltre che festeggiare il cinquantesimo, l’atmosfera sarà anche meno aliena: quando li guarderò, continuerò, ma stavolta con maggiore ragione, a meditare sul meraviglioso saggio di Elias Canetti, Massa e Potere: in fondo ogni formazione dotata non solo di coerenza interna, ma addirittura di propria Autonomia, va quantomeno considerata con un certo rispetto, soprattutto di questi tempi…