Falsi d'epoca: Bacone, Colombo e le Colonne d'Ercole...


 

Vi presento Novum Organum, la seconda parte de La Grande costruzione (del Sapere) di Francesco Bacone, pubblicata nel 1620.
In copertina si legge: FRANCISCY DE VERULAMIO - Summi Angliae Cancellariy - Instauratio magna - Multi pertransibunt & augebitur scientia

ovvero: FRANCESCO DI VERULAM - Cancelliere d'Inghilterra - La Grande costruzione (del Sapere) - molti varcheranno il limite e la conoscenza sarà accresciuta
(citazione quasi letterale dal libro del profeta Daniele).

Perchè ne parliamo? Per una di quelle piccole scintille che si accendono, e saltando di materiale in materiale ne accendono poi altre, e così via... è il caso del disegno che appare nella pagina che vedete. Fermandomi a guardarlo, mi sono ricordato cosa c'era che non quadrava...
Per simboleggiare le conquiste della Conoscenza, è stato usato l'episodio che forse più di ogni altro, all'epoca, aveva impressionato la cultura europea ed aveva ispirato davvero agli umanisti una nuova Idea, ovvero che si potesse nientemeno che ricominciare a Pensare!

Eppure, questo disegno è impossibile.

Per dare l'idea del superamento dei confini attraverso la scienza, infatti, vediamo disegnate le caravelle di Cristoforo Colombo nell'atto di attraversare le colonne d'Ercole, ovvero il simbolo stesso dell'ignoto, e quindi il momento in cui lasciarono le coste spagnole per avviarsi verso quello che allora veniva chiamato il viscido mare oscuro, l'Oceano Atlantico.
Ebbene, è impossibile. Il motivo è assai semplice: Colombo partì da Palos de la Frontera, ovvero circa 300 km a nord-ovest dall'attuale Tarifa, ovvero da Gibilterra, dove appunto erano "posizionate" le Colonne d'Ercole, quindi sulla costa andalusa che si affaccia in pieno Oceano Atlantico.
Insomma, per soddisfare l'immaginario baconiano, le tre caravelle sarebbero dovute tornare un attimo indietro, ed allungare di quei 700 km il viaggio per l'America-India-Asia (altrove parlerei anche del perchè di questo nome multiplo). Qui potrete vedere esattamente il punto "incriminato".
In questo momento non saprei dire sinceramente quanto fosse stato non voluto o piuttosto usato egualmente per il suo significato simbolico, ma è già particolare il fatto che il testo all'epoca più importante per fare il punto sui nuovi modi di guardare al Mondo, con l'inizio di conoscenze che di nuovo avevano soprattutto il Metodo ed un'apertura mai prima raggiunta, mettesse in copertina un falso. Niente di più, e niente di meno, che un falso.

E di scintilla in scintilla, beh, a questo punto diciamo pure che le Colonne d'Ercole, come le conoscono tutti, e cioè a guardia dello stretto di Gibilterra, ecco, anche loro, insomma, tanto "vere" non erano. Non precisamente un falso, ma diciamo una finzione studiata.
E non certo perchè ovviamente non simulavano delle vere e proprie colonne (o altari, o statue di Ercole, come anche fu detto), ma proprio per il loro luogo geografico. Per la posizione.

E' solo verso il 200 a.c. infatti che Gibilterra diviene il luogo in cui gli antichi pensarono al suo stretto come quello spazio di mare che divideva il mondo conosciuto da quello ignoto, e questa definizione forse farà già intuire a qualcuno che in realtà, non esistono le "vere" colonne d'Ercole, o meglio il confine fra i due mondi, ma che invece esisteva da secoli solo il suo concetto, che per forza di cose col passare del tempo e col sopravvenire delle scoperte geografiche tendeva quindi ad allontanarsi sempre di più. Ercole, insomma, camminava parecchio...

Infatti, dai primi riferimenti all'ultimo posizionamento conosciuto, quello attuale fra la Spagna ed il Marocco, le Colonne si sono spostate di migliaia di km, perfino partendo, secondo fonti Omeriche, nientemendo che dal Mar Nero... in un recente libro di Sergio Frau, si sostiene che le Colonne, come penultima collocazione, fossero nello stretto di Sicilia (da cui anche l'individuazione di Altantide in Sardegna), e che il loro spostamento fu deciso "a tavolino" da Eratostene, Bibliotecario della Biblioteca di Alessandria e grandissimo geografo, il quale decise di spostare il confine del mondo conosciuto: era il momento, ormai, che Ercole raggiungesse anche le coste mediterranee ponentine. E da allora sarà il momento in cui Ercole si fermerà sulla costa andalusa, lasciando agli uomini il resto del mondo.