Essere elettronici

"Se domandassimo a un ingegnere edile qual è l’asse portante della sua cultura tecnica, con molta probabilità otterremmo una risposta del tipo: meccanica razionale, scienza delle costruzioni, tecnica delle costruzioni, architettura tecnica e composizione architettonica. Poiché l’ingegnere al quale abbiamo rivolto la domanda ha da qualche tempo passato gli anni verdi, ci siamo permessi di interpretare la sua risposta a lettere minuscole, convinti come siamo che egli si sia voluto riferire ad aree culturali e non a esami universitari o a materie o a segmentazioni accademiche e così via.

Proviamo a ripetere l’esperimento con un ingegnere elettronico.
Incontriamo subito una difficoltà: egli, padrone e schiavo delle più alte velocità consentite in questo nostro spazio-tempo, si dichiarerà troppo indaffarato per rispondere e, infilando una parola inglese ogni quattro italiane (tendenti magari al dialettale), parlerà di marketing, controllo, reti, management, tempistica, componenti, affidabilità, database e via impasticciando.

Delusi? Via, l’elettronica è una scienza giovane, di questi tempi
così disordinati e contraddittori, portatori di grandi libertà e grandi oppressioni: come possiamo pretendere di avere su di essa le idee chiare?
L’asse portante della cultura tecnica di un ingegnere elettronico a me sembra: la matematica, l’elettronica e l’informatica e per “elettronica” intendo la teoria dei segnali e dei sistemi e la conoscenza dei dispositivi. Il tutto accompagnato da un deferente pensiero alla fisica di base, con i suoi principi fondamentali e insormontabili.

Sono disposto ad ammettere che la mia risposta è meno lineare di quella
dell’edile. Ma, abituato ad avere come compito fondamentale quello di generare, elaborare, immagazzinare e trasmettere l’informazione, mi sono lasciato prendere la mano.

A proposito di informazione: il lettore osservi che ho usato lettere minuscole."
[Piero Marietti]