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Otranto

Otranto

Localizzazione geografica: Comune della Provincia di Lecce, circa 30 km a sud-est di Lecce, Regione Puglia.
Coordinate geografiche GPS: 40° 8' 45.05" N 18° 29' 28.91" E.
Caratteristiche: Castello Aragonese, mura, torri, vicoli, chiese, porto, spiagge.
Come raggiungere Otranto


Situata all’estremo est d’Italia, Otranto è detta la Porta d’Oriente. Cittadina a sud della Puglia, luogo di passaggio tra occidente e oriente, Otranto conserva ancora i tratti delle antiche città commerciali del Mediterraneo. L’architettura del centro storico, il castello, il porto, le torri, le cripte e le chiese testimoniano la sua storia che risale al periodo compreso tra la fine del XIII secolo e il XI secolo a.C. Anticamente centro messapico, romano, bizantino e successivamente aragonese, oggi Otranto è riconosciuto come uno dei Borghi più belli d’Italia. Il cuore della città è custodito all’interno delle mura del Castello Aragonese, ricche di storia e di leggende, che racchiudono anche la Cattedrale dell’Annunziata e la sede arcivescovile.
Il Castello di Otranto [1] (foto) fu costruito da Alfonso d’Aragona tra il 1485 e il 1498, probabilmente sui resti di una costruzione risalente al periodo della dominazione sveva. La costruzione di questa fortezza è successiva all’assedio dei Turchi del 1480, in seguito al quale gli Aragonesi decisero di ampliare la struttura difensiva della città mediante torrioni dotati di cannoniere. Il castello è a pianta pentagonale irregolare, ed è circondato da un alto fossato, che anticamente impediva l’accesso al castello se non mediante un ponte levatoio. Elementi caratteristici sono i tre torrioni di forma cilindrica e il bastione a lancia, detto “Punta di Diamante” o “il Fortino”, che si affaccia sul porto. Il bastione con dei baluardi esterni permetteva l’avvistamento delle flotte nemiche. Sul bastione sono incisi i blasoni di Antonio de Mendoza e di Don Pedro di Toledo, allora signori della città, mentre sul portone d'ingresso è scolpito lo stemma di Carlo V. Le tre torri del castello sono denominate Duchessa, Ippolita e Alfonsina. Quest’ultima rappresenta l’ingresso più antico della città, “Porta Terra” [2], difesa da quattro saettiere a strapiombo poste sulla volta del corridoio di ingresso. Alla base della torre due epigrafi riportano il nome della torre e l’iscrizione “Sit Virgo Mater fortitudo mea” (Sia la Vergine Madre la mia fortezza). Dal castello verso il centro storico e l’entroterra si diramano vie sotterranee, come descritto nel romanzo di Horace Walpole del 1764, “The Castle of Otranto”, uno dei primi romanzi gotici della storia.
Dal Castello attraverso vicoli in pietra viva, si raggiunge la Cattedrale di Santa Maria Annunziata [3] (foto), costruita tra il 1080 e il 1088, sotto i pontificati di Gregorio VII e di Urbano II. La Cattedrale sorge nel luogo più alto di Otranto, sui resti di una domus romana, di un villaggio messapico e di un tempio paleocristiano. La chiesa è un ampio edificio basilicale a tre navate, caratterizzata da una facciata a frontone con portale barocco. Un grande rosone rinascimentale è posto sul portale d’ingresso, sormontato dallo stemma dell'arcivescovo Adarzo di Santander. All’interno due file di colonne di granito, 14 in totale, sormontate da differenti capitelli, separano le navate laterali da quella centrale. L’elemento che più di altri impreziosisce la Cattedrale di Otranto è lo splendido mosaico pavimentale, che costituisce uno dei principali capolavori dell’arte medievale in Puglia. Commissionato nel 1163 dall'arcivescovo di Otranto Gionata, fu eseguito dal monaco Pantaleone, preside della facoltà di pittura dell'Università di Casole. L'opera musiva si snoda lungo la navata centrale, le seminavate laterali, l'abside e il presbiterio. È interamente realizzata con piccole tessere di duro materiale calcareo locale, con colori che vanno dal verde, all’ocra, al mattone, anche se non mancano tinte vivaci, come blu, arancio, giallo, rosso. Il mosaico raffigura un grande albero, a simboleggiare l’albero della vita, animato da personaggi biblici, mitologici, storici, animali, angeli, diavoli, creature mostruose, sorretto da una coppia di elefanti, a cui si aggiunge, fra le gambe di quello di sinistra, un terzo più piccolo. Sono riprese storie del vecchio Testamento (pavimento della navata centrale), della storia dell’umanità (pavimento del presbiterio) e del profeta Giona (pavimento dell’abside). Nella navata di destra, è raffigurato un altro albero della vita, detto della "Redenzione", con le raffigurazioni delle virtù e dei vizi. L’albero nella navata di sinistra rappresenta, invece, il "Giudizio universale", con a destra il paradiso e a sinistra l'inferno. Di particolare bellezza ed interesse storico è la Cappella dei Martiri (foto), situata nella navata di destra. È a pianta ottagonale sormontata da una volta a stella. Sui sette lati della cappella sono presenti grandi armadi a muro, dove sono conservate le ossa dei beati Martiri di Otranto. Sono i resti di ottocento cittadini uccisi dai Turchi sul Colle della Minerva il 14 Agosto 1480, per non aver rinnegato la fede cristiana. Dietro l’altare è custodito il masso usato dai Turchi per la decapitazione degli 800 Martiri. Dalla Cattedrale, attraverso due scale poste nella navate laterali, si accede alla cripta, risalente al XI secolo. È costituita da tre absidi ed è suddivisa in 9 navate, ciascuna delle quali comprende 5 campate coperte a crociera e sostenute da 42 colonne marmoree, 23 semicolonne in muratura e 6 pilastri inseriti nella muratura. I capitelli delle colonne riportano stili diversi, dal dorico-romanico al corinzio e allo ionico. Inoltre, sulle pareti della cripta ci sono affreschi cinquecenteschi e tracce di decorazione medievale.
Nel cuore del centro storico, si trova la basilica di San Pietro
[4] (foto), risalente al VIII secolo. La pianta a croce greca inscritta in un quadrato con cupola all'incrocio degli absidi è di tradizione bizantina. Di particolare bellezza sono gli affreschi che raffigurano scene bibbliche, come "L'ultima cena", "La lavanda dei piedi" e "Il battesimo di Cristo".
Percorrendo i vicoli lastricati del borgo antico della città, su cui si affacciano negozi di oggetti caratteristici, ristoranti, bar e case private, si osserva la Torre dell'orologio in Piazza del Popolo e il panorama del porto dal Bastione dei Pelasgi. Attraverso "Porta a Mare"
[5], superando i ruderi di una chiesa sconsacrata e percorrendo una lunga scalinata in legno, si arriva al porto [6]. 
Su un’altura sul mare, si trova la Cappella dello Spirito Santo (foto), nota come Chiesa della Madonna dell’Altomare, edificata nel Seicento e ristrutturata nel 1744. Caratteristica principale è la decorazione che ricorda i temi del mare: delfino, cavalluccio marino, nodi, conchiglia.




Mappa Interattiva


Un altro luogo della storia di Otranto è il Santuario di Santa Maria dei Martiri (foto), situato verso la periferia sud di Otranto, in cima all’altura dove furono decapitati gli ottocento martiri otrantini nel 1480. Si suppone che la chiesa sorga sulle rovine di un tempio dedicato alla dea Minerva, per questo il colle è chiamato “della Minerva”. La struttura originaria fu fata erigere da Alfonso di Calabria in memoria del tragico evento. Il 14 agosto 1480, tre giorni dopo l'occupazione della città, Acmet Pascià comandante della flotta turca, ordinò che venissero condotti sul colle gli abitanti di sesso maschile con un'età superiore ai quindici anni. Ai prigionieri Acmet propose di rinnegare la fede cristiana per ottenere in cambio la vita. Ottocento uomini rifiutarono e venendo decapitati su un grande masso. Secondo la tradizione, il primo ad essere giustiziato, Antonio Primaldo, rimase miracolosamente in piedi, senza testa, sino alla fine dell’esecuzione di tutti gli altri cittadini. L’attuale santuario barocco, intitolato a San Francesco di Paola, protettore della città insieme ai Beati Martiri, fu costruito nel 1614. Alla chiesa si accede attraverso una lunga scalinata, sui cui pilastri sono due epigrafi di marmo che ricordano il massacro; è ancora visibile, sulla sinistra, la colonna che ricorda la morte, per impalatura, del carnefice Berlabei, che fu ucciso dopo essersi convertito al Cristianesimo. All’interno, sono ricordati gli eventi della “Presa di Otranto” e de ”Eccidio dei Martiri” mediante l’opera di Lavinio Zoppi. Un'epigrafe all'interno del Santuario ricorda la visita di Papa Giovanni Paolo II il 5 ottobre 1980, in occasione del cinquecentesimo annivversario del martirio. Questa visita è ricordata anche da una croce posta nella piana vicino la Baia dell'Orte, la cui epigrafe recita: "Da questa piana di terra e mare nell'anno cinquecentesimo del martirio d'Otranto violenza di turchi ottomani mano benedicente nel sole Giovanni Paolo II papa levò". Accanto al monumento sono visibili delle foto della ceremonia e i manifesti che riportano l'omelia del papa.
Fuori Otranto, nella Valle delle Memorie tra Monte Lauro e Monte Serro, si trova, su una collina circondata da insediamenti rupestri, l’Ipogeo di Torre Pinta (foto): scoperto nel 1976 sotto la torre che ne prende il nome, oggi sede dell'omonimo agriturismo. La torre risale al secolo XVIII e nasconde, nelle fondamenta, un insediamento forse di epoca cristiana, con pianta a croce latina regolare. L’ipogeo è costituito da un corridoio lungo 33 metri coperto da una volta a botte e che immette in un vano aperto superiormente e di forma circolare, di cui la torre rappresenta il prolungamento verso l’esterno. Su tutte le pareti dei locali dell’ipogeo sono presenti delle nicchie: si presume che le più antiche fossero destinate alla conservazione delle urne cinerarie dei defunti; mentre le più recenti, ospitassero i piccioni viaggiatori al servizio del comando militare borbonico di presidio in terra d’Otranto. Alcuni dettagli dell’ipogeo lo fanno risalire all’età dei Messapi (un popolo che arrivò nel Salento mille anni prima di Cristo), come la presenza di un forno per la cremazione e i sacrifici e di un alto gradino in pietra lungo tutte le pareti dell’ipogeo, usato come sedile.

Fonti storiche sul Martirio del 1480
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