2003 Università

CONCORSO PER DUE SCULTURE PER LA

UNIVERSITA' DI INGEGNERIA A TRENTO - 2003

Si è optato per un intervento estremamente essenziale, minimalista, leggero e colorato (per contrastare con l’opacità e la solidità del fabbricato), capace di instaurare un rapporto dialetticamente critico con le preesistenze e di introdurre sottili elementi di discontinuità e di contraddizione. Un’opera importante ma, allo stesso tempo “informale”, aperta, smaterializzata: un elemento anomalo, “altro” rispetto all’ordine monolitico e introverso del contesto.

Le installazioni si configurano come due grandi portali trasparenti anteposti alle porte finestre come vere e proprie cornici che inquadrano esattamente l'apertura nel muro lasciando al contempo trasparire il fondo della massa muraria. I due portali appaiono come oggetti stereometrici trasparenti composti da volumi limpidi, netti e precisi simili a grandi cristalli assemblati tra loro in una composizione essenziale: una vera e propria piccola architettura tecnologica in plexiglas e acciaio. Sono costituiti da una struttura autoportante composta da piedritti e architrave a sezione triangolare vincolati alla piastra di base e tra loro mediante tiranti di acciaio inox. L’uso di solidi prismatici costruiti in lastre di plexiglas trasparente da 20 mm di spessore contribuisce ad esaltare l’effetto specchio tra i piani convergenti e a favorire la loro “decostruzione ottica”.

Questa struttura trilitica sostiene una fitta cortina di barre verticali in plexiglas di colori vari realizzata con barre piene di sezione tonda (diametro 30 mm) sospese alla struttura orizzontale mediante cavetti di acciaio che permettono loro di oscillare sotto l'effetto del vento. Le aste verticali colorate creano uno schermo composto da file di diversi colori distanziate e alternate tra loro da spazi vuoti in modo da creare un volume virtuale "lenticolare" in cui si ha la massima sovrapposizione nella parte centrale.

Poiché le figure dotate di trasparenza sono in grado di interpenetrarsi senza una reciproca distruzione ottica, nel caso delle barre trasparenti che si sovrappongono parzialmente, si arriva ad una "percezione simultanea" di situazioni spaziali diverse: lo spazio non solo regredisce ma "fluttua" in un'attività continua. Sono oggetti in cui pieni e vuoti alternano i propri ruoli e i primi - translucidi - sembrano soprattutto contenitori di luce, non tanto per catturarla quanto per diffonderla. Inoltre, il movimento, anche leggero, delle aste sospese, fa vibrare la luce in un gioco di luci, riflessi luminosi e deformazioni casuali e imprevedibili che favoriscono una percezione illusionistica dello spazio. Le due sculture diventano uno specchio in cui “reflectere”, rinviare dentro, dove riflettere è anche "meditare", specchio del pensiero profondo e del lavoro dello spirito.

Estratto relazione