2012 04 Magica Montagna

MAGICA MONTAGNA

XIV BITM - BORSA INTERNAZIONALE TURISMO MONTANO

FEDERAZIONE ITALIANA DEGLI ARTISTI -Trento

Padiglione di P.zza Fiera 22-23 settembre 2012

La montagna ricorda all’uomo che la Natura è Madre ma può essere anche matrigna.

Eros e Thanatos si intrecciano indissolubilmente

Paul Thomas

ARTE & NATURA

«Se desideri vedere le valli, sali sulla cima della montagna; se vuoi vedere la cima della montagna, sollevati fin sopra la nuvola; ma se cerchi di capire la nuvola, chiudi gli occhi e pensa». Kahlil Gibran

Qual è la relazione tra arte e montagna, o meglio, qual è la relazione tra Arte e Natura?

Per quanto sembri strano, secondo molti pensatori non c’è alcuna relazione, anzi, sono due mondi talmente distanti che Oscar Wilde nei suoi detti paradossali dichiara «Un fondoschiena veramente ben fatto è l’unico legame tra Arte e Natura». Secondo Seneca, invece, «Tutta l’arte è imitazione della natura».

Coerentemente, Wilde scrive anche che «L’arte non esprime mai altro che sè stessa». Con il filosofo Seneca concorda anche lo scienziato Albert Einstein «Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata».

In una posizione intermedia si situano due illustri intellettuali; per J. Wolfgang von Goethe «Natura e arte sembrano fuggirsi, e si ritrovano prima che s’immagini», mentre per Honoré de Balzac «L’arte è natura concentrata». Anche se, poi, lo stesso Balzac scrive «Chi dice arte dice menzogna».

All’invito di Gustave Flaubert «Ama l’arte; fra tutte le menzogne è ancora quella che mente di meno», risponde perentorio Arthur Rimbaud «Adesso posso dire che l’arte è una sciocchezza». E, ad Aristotele che pensa «La natura non fa nulla di inutile», Fernando Pessoa contrappone «Perché è bella l’arte? Perché è inutile». Sulla relazione arte/verità si esprimono sia Theodor Adorno: «L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità», sia Pablo Picasso per il quale «L’arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità».

L’arte, dunque, è menzogna, magia, imitazione, evasione, bella ma inutile, oppure, inutile ma bella (non sempre). Arte, artigianato, artificio, sono, infatti, parole che possiedono la stessa radice che rimanda a un qualcosa costruito dall’uomo e quindi, per definizione, esterno e contrapposto al concetto di naturale. Ed è proprio per questa sua capacità di modificare radicalmente il suo ambiente che si connota lo stare nella natura dell’uomo, nel tentativo continuo di rendere “artificiale” (a misura d’uomo) il mondo.

L’arte, in quanto interessata non all’utile ma al bello, si è situata in uno spazio intermedio, artificiale ma immaginario, che le ha permesso di convivere con la natura. Gli artisti, infatti, proprio grazie alla loro predisposizione alla bellezza, hanno sempre amato (e difeso) la natura perché fonte infinita di ispirazione e di serenità. «Felicità è trovarsi con la natura, vederla, parlarle» (Lev Tolstoj). E Lord Byron: «Quassù non vivo in me, ma divento una parte di ciò che mi attornia. Le alte montagne sono per me un sentimento».

Sicuramente il rapporto dell’uomo con il mondo è sempre stato problematico, conflittuale (una vera e propria lotta per la sopravvivenza). Un rapporto che ha visto la Natura come altra cosa dall’Uomo e che trova le sue origini già nella Bibbia: «Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Autorizzati dall’ordine di Dio, gli uomini hanno sempre ritenuto di avere il diritto-dovere di “dominare” la natura.

Lo stesso Cartesio - fondatore della filosofia e della matematica moderna - considerava gli animali alla stregua di macchine, “come un orologio”.

Anni luce più avanti, la consapevolezza di altri popoli “selvaggi”: «Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso». (Capo Seattle)

L’artista-scienziato Leonardo da Vinci aveva già compreso che «La natura è costretta dalla ragione della sua legge, che in lei infusamente vive», e come ci ricorda il biologo evoluzionista Richard Dawkins: «La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente». La Natura è regolata da Leggi, mentre l’Arte è “fuorilegge”.

Ognuno si riconoscerà in una di queste posizioni “filosofiche” e così anche l’artista che esprime attraverso la propria opera (in gran parte, inconsciamente) la sua visione della natura e, di conseguenza, del mondo. Ad esempio, le montagne sono per John Ruskin «...le grandi cattedrali della terra, con i loro portali di roccia, i mosaici di nubi, i cori dei torrenti, gli altari di neve, le volte di porpora scintillanti di stelle...»

A fronte di questo atteggiamento romanticamente estetizzante, risultano incredibili le parole di Teeton Lakota, Capo Sioux, quando dice semplicemente «Io credo che le pietre respirino. Non riusciamo a percepirlo con le nostre brevi vite». Non è una poesia, è una concezione della vita.

Anche nell’arte, in questi anni recenti, sono andate sviluppandosi delle correnti di pensiero che nascono da una nuova coscienza ecologica, esistenziale ed etica in cui si è ridefinito un diverso atteggiamento dell’artista nei confronti della natura (Arte Sella ne è un esempio), non più considerata “oggetto esterno” da imitare o contemplare, ma “soggetto vivo e attivo” del processo artistico.

«Io considero la scienza della natura, insieme con la musica, la poesia e la pittura, come la maggiore realizzazione dello spirito umano» dichiara il filosofo Karl Popper. Forse, nonostante tutto, l’arte ha il potere di indicare strade nuove perché apre la mente a pensieri diversi, liberi e perché, come insegna Proust «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere occhi nuovi».

Qualsiasi sia la nostra idea della natura e dell’arte, non potremo, però, dimenticare il monito (quanto mai attuale) rivolto dal Capo Toro Seduto ai “vincitori“: «Quando l’ultimo fiume sarà prosciugato, quando l’ultimo albero sarà abbattuto, quando l’ultimo animale sarà ucciso, allora capirete che il denaro non si mangia».

Paolo Tomio

MAGICA MONTAGNA

Catalogo della mostra

Pubblicato settembre 2012 - 24 pagine

Immagine di copertina

Copertina e apparato grafico Paolo Tomio

NAVE DI PIETRA, 2011

Digital art su plexiglass, 70x70 cm

PIRAMIDI NATURALI, 2011

Digital art su plexiglass, 70x70 cm