2010 Morfologie luminose

MORFOLOGIE LUMINOSE

GRAND HOTEL TRENTO

Via Alfieri, 1 - TRENTO

Personale Paolo Tomio

Nota critica di Paola Pizzamano

2 ottobre 2010 - gennaio 2011

ottobre 2010

Copertina e apparato grafico Paolo Tomio

Immagine in copertina:

LO STUPORE IMMAGINARIO - 2011

Digital art su tela - 80x80

MORFOGENESI LUMINOSE

Paola Pizzamano - 2010

La ricerca di Paolo Tomio sviluppa le potenzialità delle tecnologie digitali per elaborare opere caratterizzate da forme derivanti dalla geometria. Il suo obiettivo è la raffigurazione di sistemi complessi, grazie ad uno studio accurato sulle metodologie della creazione-progettazione artistica nel solco della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte. Da questi presupposti nasce il ciclo Morfologie luminose: forme astratte che crescono nello spazio, spesso lo debordano, in modo spontaneo e imprevedibile. Per certi aspetti queste forme fluttuanti o sospese nello spazio, delimitate da linee sinuose, nell'apparente ordine, a volte decorativo, in altre plastico, sono frutto del fluire spontaneo e magico della creatività.

Tomio è affascinato dal gioco imprevedibile della forma e del colore che nel caos prende consistenza di un sistema esplorato nel rappresentare il rapporto tra spazio-luce. Se da una parte la pratica di architetto lo induce all'uso sapiente del tratto, inseguendo una concezione architettonica-geometrica nel definire in modo chiaro le forme, dall'altra l'istinto creativo lo porta a scegliere e abbinare colori cangianti come espressione di una libertà e casualità solo apparente.

Egli coniuga così gli elementi del linguaggio pittorico con l'intento di costruire universi sospesi, rarefatti, caratterizzati da linee sinuose che si intersecano, creando forme immerse nei colori. In tal senso la ricerca di Tomio si pone quale sintesi che richiama frammenti di memoria, passioni, pulsioni, da Schiele a Depero; vale a dire stimoli di un universo espresso con rigore e creatività incessanti. Questo opere sono quindi testimonianze di un percorso che sempre più va alla ricerca di nuove sperimentazioni.

Anche gli Arazzi, una sorta di quadri, fanno parte di un ciclo dedicato all'elaborazione di forme morbide e volanti, sospese nello spazio e in continua trasformazione o crescita.

E' la vita che scorre nelle sue opere costituite da intrecci caldi, profondità blu, ma anche colori vividi o cangianti, forme liquide e organismi astratti, in un continuo giustapporsi e sviluppo di elementi geometrici che l'artista definisce: “crescite abnormi”. In queste opere Tomio sviluppa il filone metafisico, nell'evocazione di realtà fantastiche e multiple, che apparentemente sembrano frutto di un intento decorativo mentre esse si calano nel mondo del fascino della scoperta e della libertà espressiva. Nel titolo degli arazzi: Il parco delle meraviglie, egli afferma tale orientamento come tema conduttore di queste opere dai colori acidi e squillanti, ispirandosi all'opera di Fortunato Depero.

L'intento finale evidenzia l'incalzare della sperimentazione tecnologica sui sistemi caotici, che dà origine ad una ricerca di forme astratte, libere di evolversi nella spontaneità del gesto e che ne definiscono lo spazio.

Nell'adozione di un processo iterativo, di opera in opera, si manifesta così il forte momento creativo che sembra suggerire nuove evoluzioni delle forme, come nella natura evocandone la linfa vitale, in una sorta di auto-riproduzione infinita.

Le sue opere possono essere anche interpretare come fasi di un sistema dinamico che nasce da un'imprevedibilità apparentemente casuale in grado di evolversi con sicurezza nel tempo. Così le forme simili, ma mai uguali, emergono e si materializzano senza sosta, a volte si piegano acquistando volume e come figure frattali creano un senso di movimento.

Il cadenzato fervore creativo di Tomio punta proprio sulla ciclicità dei motivi, che potrebbero essere intesi come metafora della vita.

PAOLO TOMIO, UNA BELLISSIMA IDEA DI "CAOS"

Marco Tomasini - 2011

Appaiono come una danza vorticosa. Turbini cromatici che capricciosamente si fanno beffe della tela che li osapita. Perfezione e infinito.

Stiamo parlando della mostra Morfologie luminose, a cura di Hansjorg Gruber, del trentino Paolo Tomio presso il Grand Hotel Trento. Per godere appieno di questi lavori basta porsi in mezzo alla sala e roteare su se stessi: e inizia una giostra di colori, come dei foulard che scherzano con l'aria, avvicendandosi e ripresentandosi nella tela successiva.

Tutto sembra lasciato al caso, tanto queste forma galleggiano libere, regolate unicamente, all'apparenza, da una luce dominante che ne gestisce i colori a proprio piacimento. Ma l'astrattismo di Tomio prende forme da una monitor di computer. Tomio è architetto, un mestiere in cui libera creatività e precise regole costruttive convivono.

Ma queste forme perfette, dalle linee così nette, introducono a quanto di più indeterminato ci possa essere: all'infinito e quindi a una bellissima idea di caos, che non è sinonimo di disordine. Il "caos", nota infatti Heidegger, "è qualcosa di assolutamente diverso da un qualsivoglia disordine nel campo delle percezioni sensoriali e forse neppure disordine: è il nome per indicare il corpo che vive, la vita come vivente in grande", come "latenza della insoggiogabile ricchezza del divenire e dello scorrere del mondo nella sua totalità".

Ed è appunto qui che Tomio vuole andare a parare.

Annullando l'intervento manuale e frapponendo in tal modo tra sè e l'opera finita il computer. La presenza umana, il fare creativo, viene quindi quasi a mancare, rendendo queste opere testimonianze, documenti di un mondo altro: un mondo in perenne crescita, pulsante e "caoticamente" perfetto.

dal giornale L'Adige, 25 ott. 2011

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