2009 Forme morbi

"O ni opera di scienza e Scienza e Arte, vieni opera OGNI d'Arte e Arte e Scienza.

Paul K. Feyerabend

MONDO COLORATISSIMO IN MOVIMENTO

Aldo Pancheri

Da anni Paolo Tomio esplora le potenzialità delle tecnologie digitali. L'invenzione del computer è per l'arte contemporanea e moderna. Una differenza di preraffielliti che sono stati sempre, per disegnare e dipingere poi le modelle sulla tela, gli impressionisti si avviarono in quella direzione interpretativa soggettiva che diede, per l'appunto, l'inizio al soggettivismo dell'arte moderna, fino a Lucio Fontana e oltre.

L'artista espositore, almeno fino ad oggi, ha fatto una scelta decisa, servendosi del computer non per giungere a composizioni multimediali ma per evidenziare al massimo le possibilità espressive dell'arte digitale. In questa personale sono esposte le opere di due filoni di ricerca, accomunate dall'astrazione e dalla luce colorata che le compongono.

Il primo, che una buona ragione si può definire, filone architettonico-geometrico, "Decostruzioni" e "Stratificazioni", apparenza e visione di una realtà del mondo delle forme, piane o solide e delle loro relazioni. Chiaramente è leggibile un riferimento ad una spazialità tridimensionale e ad una composizione di tipo architettonico.

Il secondo, organico-astratto, "Forme morbide", che è un naturale sviluppo di ricerche in cui le superfici e i volumi abbandonano la logica cartesiana per esplorare un rapporto spazio-luce svincolato dalla geometria entrando in un mondo organico-astratto completamente libero.

Le opere del primo filone, in una definizione riassuntiva, architettonica-geometrica, in realtà vivono dei colori che le compongono, il più delle volte giocati su una tonalità di base calda o fredda, vedasi "Considerazione sui rapporti". In molte è sotteso un taglio prospettico d'impostazione per cui si ha un forte accento decorativo basato sulla spazialità.

Le opere di taglio organico-astratto, "Forme morbide" e "Forme liquide" , suggeriscono un mondo coloratissimo in movimento in cui i riflessi delle luci e delle ombre creano il sogno di mondi morbidi intessuti di luce colorata. A differenza di molta pittura informale, la casualità è solo apparente. Ciò che potrebbe legare queste opere all'arte informale - cominciando da Fautrier - del tutto storicizzata, con un percorso creativo con infinite diramazioni e lunghissimo in rapporto ai tempi dell'arte moderna, non è la casualità della forma ma piuttosto il rifiuto di una forma preconcetta.

Parecchie delle opere esposte suggeriscono degli "Arazzi" verticali e possono, sebbene non direttamente, ricordare gli arazzi di Fortunato Depero, di cui il Grand Hotel fu committente. Basti ricordare che alla chiusura del laboratorio degli arazzi, della "Casa d'arte futurista Depero", gli ultimi grandi trittici furono consegnati al Grand Hotel Trento.

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