Italian Interview

Israele

La Palestina in casa

a cura di Giuseppe Tedesco

 

Vivevano in Brasile, provenienti dall’Europa Centrale, ma, sfuggiti alla caccia dell’Inquisizione nel 1700 hanno trovato rifugio e ospitalità in Guyana Olandese, ora Suriname. Sono gli avi di Shlomit C. Schuster, gerosolimitana di elezione (1975), coloniale di nascita (Suriname 1951). Counselor di Filosofia Pratica, fondatrice del Centro Sophon che promuove la pratica della filosofia in tutti i campi della vita, propone sedute individuali e di gruppo utilizzando la consulenza filosofica. È autrice di numerosi lavori sulla materia. Conosce da vicino le turbolenze di buon vicinato che segnano i ritmi quotidiani della città. A Torino, ospite di Incontri Accademici di alto livello si è concessa un pausa di riflessione ed ha accettato uno scambio di idee non necessariamente filosofico.

 

 

H.K.: Siete gli unici israeliani con un pezzo di Palestina in casa. A prescindere dal terrorismo che proviene dall’esterno, come vivete questa convivenza?

 

S.C.S.: Io posso parlare per me. Ci sono persone che hanno le mie stesse idee. Io penso che la gente che crede nella democrazia debba accettare anche la convivenza. E questo è possibile se c’è buona volontà: intenzione di capire e di perdonare. Viene naturale di odiare se delle persone compiono atti terribili di terrore. Dicono che non c’è posto per il popolo ebraico in Eretz Israel, ma invece di odiare è meglio capire e sperare nei processi democratici che ci sono nel mondo libero più vasto. Abbiamo visto a Betlemme. C’è stata influenza internazionale. Le due parti hanno capito che è impossibile usare la forza come soluzione.

 

H.K.: Gerusalemme si è ampliata in violazione alle norme del diritto internazionale. Non solo la Palestina Araba ha perduto definitivamente porzioni di territorio ma anche la confisca di terre ha colpito gli interessi di singoli con conseguenze umane irrimediabili.

 

S.C.S.: Mi dispiace per ogni singolo che perde i suoi diritti garantiti dal diritto internazionale come le proprietà. Se c’è un motivo per giustificare questo fatto, almeno occorre riconoscere risarcimenti ai danni provocati.

 

H.K.: Riuscite a colloquiare con intellettuali palestinesi: docenti, giornalisti, scrittori su argomenti di comune interesse?

 

S.C.S.: Ci sono finora un certo numero di persone interessate a un colloquio. Ma alle volte la situazione politica e i problemi della sicurezza non permettono di transitare da una parte all’altra. C’è a Gerusalemme un Istituto di Ricerca per la Conoscenza delle Religioni (The Eliuja School of Research in Wisdom of Religions). Il Direttore è un rabbino ortodosso che invita intellettuali di tutte le fedi per convegni internazionali. È venuto un Immam da Roma che ha parlato molto bene. Un Immam dai Territori avrebbe voluto partecipare, ma è stato impedito a causa del coprifuoco, un anno fa. L’Immam da Roma spiega che ogni Idea di terrorismo suicida e l’uso di bambini in guerra è contrario all’idea dell’Islam, ha citato varie shura del Corano da cui si può capire il divieto. Ma ci sono fatwa che dichiarano giusta l’uccisione di gente e il suicidio.

 

H.K: Che aria tira in città, cosa pensa il comune uomo della strada?

 

S.C.S.: C’è una atmosfera di delusione per tutto quello che è stato tentato per far la pace fino ad ora e non è riuscito.

 

H.K.: Qual è la tesi filosofica che ci insegni nei tuoi seminari?

 

S.C.S.: Sono dottoressa in filosofia, ho studiato a Gerusalemme. Ho scritto due lavori in lingua inglese: "Philosophy Practice. An Alternative to Counseling and Psychotherapy"; "The Philosopher’s Autobiography", che è lo sviluppo delle mie ricerche per il dottorato.4 ottobre 2002

 

(a cura di Giuseppe Tedesco)

Comments