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snite

da Roberto Pagani, Trieste (Italia)

Per tante persone

     ItaliaFriuli, Venezia Giulia

    15 min
 
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Storia della ricetta 


Alcune fonti raccontano che.….Questa 
"specialità " alla buona, che un tempo
s'incontrava molto più spesso sia
sul Carso che in città, è di sicura origine
romana. Duemila anni fa, infatti, le Snìte
si chiamavano Fric-tulze e venivano
vendute calde nelle strade, in particolare
vicino alle arene e ai teatri nei giorni di
spettacolo. Sì differenziavano dalle
attuali perché lo zucchero, allora, era
quasi introvabile, il pochissimo disponibile
arrivava doll'India e aveva un prezzo che
persino i miliardari dell'epoca giudicavano
 eccessivo, perciò si usava il miele,
 finissimo per i siori, spurio e di infima
 qualità per la plebe. Il nome di origine
 tedesca (deriva da Schnitte = fetta) è
inspiegabile, in quanto l'ininterrotta
 presenza di questi popolareschi dolcetti,
 qui da noi come altrove, è ampiamente
 provata. Di certo resta solo il fatto che i
carsolini li hanno acquisiti dai triestini,
e non viceversa….. avranno ragione?


Ingredienti
  • fette di pane raffermo
  • latte
  • uova 
  • zucchero
  • olio o strutto

Preparazione

  • Versate il latte in una ciotola, (a piacere, eventualmente, lo potete dolcificare con dello zucchero vanigliato) e immergetevi le fette di pane che devono essere circolari con un diametro di 5~6 cm e alte circa 1 cm.
  • Sgocciolatele quasi subito e passatele nelle uova che avrete precedentemente sbattuto e nelle quali avrete aggiunto un po’ di zucchero
  • Riscaldate molto bene l'olio o lo strutto in un'ampia padella, e tuffatevi le Snite, quattro ~ sei per volta. Rivoltatele spesso, e quando avranno assunto un bel colore dorato su entrambi i lati sgocciolatele, e trasferitele su carta assorbente da cucina dove dovrete far sì che si liberino   dell'unto in eccesso (a tal fine è bene cambiare più volte la carta assorbente).
  • Impilate su un piatto le fette, facendone vari strati e cospargendo ogni strato di sciroppo alcolico per dolci, tipo rhum Fantasia [o, in mancanza di questo, di vino liquoroso] e di abbondante zucchero (non a velo).

Consiglio

Servitele calde ma sono ottime anche se
gustate fredde e pure se rafferme da giorni.
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