Economia

LA CRISI DEL 2008 E LE BANCHE
La crisi economica del 2008-2011, originatasi negli Stati Uniti con la crisi dei mutui subprime, ha avuto luogo dai primi mesi del 2008 in tutto il mondo. Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime, una crisi alimentare mondiale, un'elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo, così come una crisi creditizia ed una conseguente crisi di fiducia dei mercati borsistici.
La conseguenza fu una crisi importante del sistema economico mondiale a causa dell’eccessiva fiducia concessa delle banche Americane nel concedere mutui e prestiti a chiunque ne chiedesse uno, questa eccessiva fiducia portò a una crisi mondiale dalla quale ancora oggi stiamo cercando di venirne fuori.
Questo è l’esempio palese di quanto le banche abbiano dato un contributo importante alla globalizzazione.

IL CREDITO
Il credito rappresenta lo scambio tra una prestazione attuale (cessione di una somma di denaro ) e una futura ( restituzione da parte del debitore); rappresenta un’operazione di credito anche la vendita di una partita di merce (prestazione attuale) con pagamento differito (prestazione futura).
Esistono due tipi di credito:
A) credito diretto;
B) credito indiretto.
Il credito diretto coinvolge direttamente i due contraenti (debitore e creditore).
Nel credito indiretto tra i due contraenti si inserisce un intermediario.

Si distingue, poi, il credito alla produzione e il credito al consumo.
Il credito alla produzione è destinato alle imprese; il credito al consumo è destinato alle famiglie.

GLI INTERMEDIARI CREDITIZI

I principali intermediari che operano nel sistema creditizio sono le banche (banca, azienda bancaria, ente creditizio e istituto creditizio sono sinonimi).
Oltre alle banche operano numerosi intermediari non bancari, i principali sono:
Istituti di previdenza e le aziende di assicurazione
Fondi pensione
La banca è un’impresa autorizzata all’esercizio dell’attività bancaria, ossia alla raccolta del risparmio tra il pubblico e all’esercizio del credito.
Le banche per poter svolgere la propria attività devono ottenere l’autorizzazione della Banca d’Italia.
La forma giuridica delle banche può essere solo quella di società per azioni o società cooperativa per azioni a responsabilità limitata (banche popolari e banche di credito cooperativo)
Organizzazione (modelli organizzativi)
Le banche possono svolgere la propria attività come gruppo polifunzionale, come banca universale o con organizzazione di tipo intermedio tra il gruppo polifunzionale e la banca universale.
Gruppo polifunzionale
E’ un gruppo bancario operante in svariati settori dell’attività bancaria e dei servizi parabancari. Questa forma di gestione dei gruppi bancari attua una netta differenziazione dell’attività operativa svolta dalle singole società facenti capo alla società capogruppo, che svolge funzioni di pianificazione strategica dell’intero gruppo.
Banca universale
La banca universale è un ente creditizio che raccoglie fondi e concede finanziamenti in ogni forma e con scadenze diverse; fornisce, inoltre, un’ampia gamma di servizi di consulenza e di intermediazione.
Particolare modello organizzativo di banca che svolge tutte le attività di raccolta ed impiego del risparmio, di intermediazione finanziaria ed esercizio del credito specializzato.
Organizzazione di tipo intermedio tra la banca universale e il gruppo polifunzionale.

FUNZIONI DELLE BANCHE

Le banche raccolgono il risparmio, concedono crediti e prestano inoltre alla clientela una pluralità di servizi. Svolgono quindi numerose funzioni, in particolare:
La funzione di intermediazione creditizia: essa costituisce la più tipica e tradizionale delle funzioni bancarie; consiste nel reperimento presso gli operatori in surplus, attraverso le operazioni di raccolta, dei mezzi monetari da utilizzare per erogare credito agli operatori in deficit, mediante le operazioni di impiego.

La funzione monetaria: essa trae origine dalla capacità delle aziende di credito di creare moneta bancaria idonea a sostituire nei pagamenti la moneta legale, facilitando le transazioni (scambi) commerciali.
La moneta bancaria comprende:
Moneta cartolare, rappresentata da assegni bancari e circolari
Moneta scritturale ed elettronica, ad esempio i bonifici e i pagamenti effettuati mediante carte di debito.

 La funzione di prestazione di servizi:
I servizi bancari possono essere classificati in:
Complementari, ad esempio la locazione di cassette di sicurezza
Collaterali, come il leasing, il factoring e la certificazione dei bilanci
La funzione di trasmissione della politica economica e monetaria
Le aziende di credito rappresentano il principale canale attraverso il quale le autorità pubbliche trasmettono al sistema economico i provvedimenti che ritengono idonei al conseguimento degli obiettivi di politica monetaria ed economica.
La politica monetaria tende a provocare una restrizione o un’espansione del credito secondo le esigenze della congiuntura economica generale.
Tra gli strumenti utilizzabili per controllare la liquidità si possono ricordare:
le operazioni di mercato aperto;
la determinazione del coefficiente di riserva obbligatoria;
operazioni su iniziativa delle controparti.

Operazioni di mercato aperto
La Banca centrale, acquistando titoli (dalle banche) immette liquidità nel sistema (per favorire un ribasso del tasso d’interesse e quindi gli investimenti, la produzione e l’occupazione); vendendo titoli sottrae liquidità al sistema (in questo caso si persegue l’obiettivo della stabilità monetaria).
Manovra della riserva obbligatoria
La riserva obbligatoria (ROB) è una riserva che le aziende di credito sono tenute a costituire in contanti presso la Banca centrale in relazione alla raccolta effettuata (depositi…).
Modificando il coefficiente di riserva obbligatoria, si varia la quota di raccolta che resta sottratta alla libera disponibilità delle banche, e di conseguenza il volume del credito che le banche possono concedere alla clientela.
Un aumento del coefficiente di riserva obbligatoria indica una politica monetaria restrittiva, cioè rivolta a ridurre la possibilità delle banche di concedere credito e quindi la liquidità (moneta in circolazione) del sistema (in questo caso si persegue l’obiettivo della stabilità monetaria); al contrario una riduzione del coefficiente di ROB indica una politica monetaria espansiva, cioè tendente a favorire la concessione di credito e quindi la liquidità del sistema (e quindi una spinta ai consumi, agli investimenti, alla produzione e all’occupazione).
La politica monetaria restrittiva ha come obiettivo la stabilità monetaria (lotta all’inflazione); la politica monetaria espansiva ha come obiettivo la piena occupazione (lotta alla disoccupazione).
Operazioni su iniziativa delle controparti

ASPETTI GESTIONALI DELLE AZIENDE DI CREDITO
La gestione bancaria è l’insieme delle operazioni tra loro coordinate e svolte con lo scopo di raggiungere il fine aziendale.
La gestione bancaria deve essere rivolta al contemporaneo conseguimento dei seguenti obiettivi:
L’equilibrio patrimoniale si realizza quando la banca opera in condizioni di solvibilità; ciò si verifica quando essa riesce a fronteggiare gli impegni assunti nei confronti dei terzi e le attività siano in ogni istante superiori alle passività.
La gestione della banca è in situazione di equilibrio economico quando i ricavi sono maggiori dei costi.
L’equilibrio finanziario sussiste quando la banca opera in situazione di liquidità, intesa come la capacità di soddisfare tempestivamente le richieste avanzate dalla clientela.

TIPI DI EQUILIBRIO           OBIETTIVI (principi di gestione)

Patrimoniale                              Solvibilità → attività > passività
Economico                                Redditività → ricavi > costi
Finanziario                                 Liquidità → entrate > uscite

I RISCHI DELL’ATTIVITA’ BANCARIA
L’esposizione al rischio è inevitabile in qualsiasi attività d’impresa.
Sono rischi tipici dell’attività bancaria:
A) Rischi finanziari (esempio la restituzione in ritardo da parte della clientela dei prestiti ottenuti);
B) Rischi d’insolvenza (inadempienza dei clienti a cui la banca ha accordato finanziamenti)
C) Rischi di mercato (variazione dei tassi di interesse, delle quotazioni dei titoli…). Ad esempio, se una banca raccoglie prevalentemente fondi a tasso variabile risulta svantaggiata da un aumento dei tassi di interesse e, viceversa, favorita da una loro riduzione. Se la raccolta, invece, avviene prevalentemente a tasso fisso, un aumento dei tassi non ha conseguenze sui costi della raccolta, mentre una loro riduzione rappresenta un’opportunità persa per ridurre i costi della raccolta. Viceversa, se la banca concede prestiti a tasso variabile, risulta avvantaggiata da un aumento dei tassi e svantaggiata da una loro diminuzione; se i prestiti sono concessi a tasso fisso, una diminuzione dei tassi di interesse non incide sui ricavi, mentre da un aumento dei tassi la banca non può trarre alcun vantaggio.

PRINCIPI TECNICI DI GESTIONE BANCARIA
Riserve di liquidità
Per mantenersi in condizioni di solvibilità, la banca deve tenere in forma liquida una parte delle risorse monetarie acquisite.

Concordanza di scadenze (correlazione tra fonti e impieghi)
La banca deve far in modo che esista una correlazione temporale tra le operazioni di raccolta e le operazioni di impiego (per la banca sarebbe assai rischioso, infatti, impiegare in prestiti a m/l termine i fondi raccolti con depositi rimborsabili a vista; i prestiti a media  e lunga scadenza devono essere finanziati solo attraverso depositi vincolati a media o lunga durata).

Il frazionamento dei rischi
Ogni operazione di impiego è soggetta al rischio di insolvenza del soggetto a cui è stato concesso un finanziamento. Per questo la banca deve frazionare il rischio connesso alle operazioni di impiego suddividendoli sotto diversi profili, e precisamente:
A) Sotto il profilo quantitativo: la banca deve evitare di concedere prestiti di importo assai rilevante a pochi clienti (evitando che il dissesto di qualche cliente possa travolgerla); essa deve concedere, invece, prestiti d’importo limitato a un numero ampio di soggetti.
B) Sotto il profilo qualitativo: la banca deve diversificare la forma tecnica (prestiti veri e propri, crediti di firma e operazioni di smobilizzo) e la durata delle operazioni di impiego;
C) Sotto il profilo settoriale: la banca deve concedere crediti a imprese operanti in settori produttivi diversi (evitando così che l’eventuale crisi di un dato settore possa travolgerla);
D) Sotto il profilo territoriale: la banca deve far in modo di operare in una pluralità di aree geografiche (evitando che la crisi di una determinata area geografica possa travolgerla).

La limitazione dei fidi
La banca deve operare in modo tale che il singolo cliente ottenga un credito inferiore rispetto a quello che sarebbe giustificato dalla capacità di reddito e dalla consistenza patrimoniale del cliente stesso (fido concesso<fido potenziale)

CLASSIFICAZIONE DELLE OPERAZIONI BANCARIE
Le operazioni bancarie, possono essere classificate in:
A) Operazioni di intermediazione creditizia;
B) Operazioni di intermediazione mobiliare e valutaria;
C) Operazioni di investimento;
D) Servizi.
La raccolta del risparmio e la concessione del credito, rappresentano la condizione fondamentale affinché un’impresa possa qualificarsi come banca.
Nell’ambito delle operazioni di intermediazione creditizia si distinguono due categorie: Operazioni di raccolta e Operazioni di impiego

Attraverso le operazioni di intermediazione mobiliare e valutaria le banche negoziano per conto della clientela valori mobiliari, banconote e divise estere.

Operazioni di investimento
Le banche effettuano investimenti di natura finanziaria o investimenti strutturali.

I servizi bancari si possono distinguere in:
1. Tradizionali, o complementari (bonifici, locazione di cassette di sicurezza…);
2. Innovativi, o collaterali (leasing, factoring…).

TASSI E FORBICE DEI TASSI
Per forbice dei tassi si intende la differenza tra tassi attivi (applicati dalla banca sui finanziamenti concessi) e tassi passivi (applicati dalla banca sulle somme raccolte) (ovviamente i tassi passivi sono assai più bassi di quelli attivi).
La misura dei tassi attivi dipende da molteplici fattori, tra cui:
1. Il livello generale dei tassi di mercato;
2. La rischiosità del credito (i tassi applicati ai prestiti assistiti da garanzie, a parità di altre condizioni, sono inferiori rispetto ai tassi applicati sui prestiti non garantiti);
3. La forma tecnica del prestito;
4. Lo scopo e la durata del finanziamento (i tassi sono generalmente più elevati per i prestiti di medio/lungo periodo).

Per i tassi attivi, poi, ogni banca fissa:
il “prime rate”, che è il tasso minimo per i finanziamenti concessi alla migliore clientela;
il “top rate”, che è il tasso più elevato, applicato alla clientela meno affidabile (viene applicato sui prestiti che presentano pertanto una maggiore rischiosità).
Si viene quindi a creare un’ulteriore forbice dei tassi, dovuta allo scarto tra il prime rate e il top rate.
Sulla maggior parte delle operazioni di impiego si applicano dei tassi che si collocano in una fascia intermedia tra il prime rate e il top rate.

Il livello dei tassi passivi, come per quelli attivi, varia da cliente a cliente e dipende:
1. dalla forma tecnica di raccolta (depositi, c/c di corrispondenza…);
2. dall’ammontare depositato (maggiore è la somma depositata più alto è il tasso applicato);
3. dalla durata del deposito (nei depositi rimborsabili a vista il tasso è minore rispetto ai depositi vincolati).
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