Navigazione

V canto inferno analisi

Il V canto si apre con la presentazione del 20 cerchio, " che men loco cinghia" (anastrofe). Poi segue la descrizione di Minosse, che secondo la mitolgia classica fu il re di Creta. Di Minosse viene fatta una presentazione indiretta, in quanto Dante non interrompe la narrazione per descriverlo; il suo carattere e il suo aspetto saranno delineati nel corso della narrazione.
Al verso 28 c'è una sinestesia: "loco d'ogne luce muto", che ha lo scopo di mettere in evidenza un pensiero molto importante, ovvero, l'Inferno è un luogo così oscuro e pieno di sofferenza che non può essere rischiarato da nessun tipo di luce.
Al verso 40 è presente la prima delle tre similitudini aeree presenti nel canto: " E come li stornei ne portan l'ali", che insieme alla seconda "E come i gru van cantando lor lai", serve a descrivere il movimento e l'organizzazione in schiere dei lussuriosi. L a terza similitudine aerea, " quali colombe dal disio chiamate", che è forse la più bella, serve  a descrivere l'avvicinamento di Paolo e Francesca a Dante e Virgilio. Questa è una scena di grande patos: la sofferenza di Francesca nel raccontare i "dubbiosi disiri", il pianto di Paolo e poi lo svenimento di Dante. Ai versi 100, 103 e 106 la prima parola è sempre "amore": con questa anafora il poeta manifesta tutta la sua preoccupazione verso questo sentimento che, pur essendo il più nobile dell'animo umano, può condurre al peccato, ed è questo il messaggio principale che Dante vuole comunicare con questo canto.               
Comments