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SOSPENSIONE VERSAMENTI






Sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all'agente della riscossione dal 8/03 al 31/05/20 >> da pagare entro il 30/06/2020 UNICA SOLUZIONE rate scadute, salvo richiesta rateazione all'Agenzia Riscossioni





Governo Italiano FAQ


Coronavirus, il testo del dpcm 11 marzo 2020 sulla chiusura delle attività commerciali

DECRETA:

ART. 1
(Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale)

Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sono adottate, sull’intero territorio nazionale, le seguenti misure:
Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 1, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività. Sono chiusi, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta, i mercati, salvo le attività dirette alla vendita di soli generi alimentari. Restano aperte le edicole, i tabaccai, le farmacie, le parafarmacie. Deve essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto. Restano, altresì, aperti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande posti nelle aree di servizio e rifornimento carburante situati lungo la rete stradale, autostradale e all’interno delle stazioni ferroviarie, aeroportuali, lacustri e negli ospedali garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
Sono sospese le attività inerenti i servizi alla persona (fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti) diverse da quelle individuate nell’allegato 2.
Restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi.
Il Presidente della Regione con ordinanza di cui all’articolo 3, comma 2, del decreto legge 23 febbraio 2020 n. 6, può disporre la programmazione del servizio erogato dalle Aziende del Trasporto pubblico locale, anche non di linea, finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi in relazione agli interventi sanitari necessari per contenere l’emergenza coronavirus sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro della salute, può disporre, al fine di contenere l’emergenza sanitaria da coronavirus, la programmazione con riduzione e soppressione dei servizi automobilistici interregionali e di trasporto ferroviario, aereo e marittimo, sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali.
 Fermo restando quanto disposto dall’articolo 1, comma 1, lettera e), del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 marzo 2020 e fatte salve le attività strettamente funzionali alla gestione dell’emergenza, le pubbliche amministrazioni, assicurano lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in forma agile del proprio personale dipendente, anche in deroga agli accordi individuali e agli obblighi informativi di cui agli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017, n. 81 e individuano le attività indifferibili da rendere in presenza.
In ordine alle attività produttive e alle attività professionali si raccomanda che:
sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal fine forme di ammortizzatori sociali; 
 per le sole attività produttive si raccomanda altresì che siano limitati al massimo gli spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni;
in relazione a quanto disposto nell’ambito dei numeri 7 e 8 si favoriscono, limitatamente alle attività produttive, intese tra organizzazioni datoriali e sindacali.
10)  Per tutte le attività non sospese si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile.
 
ART. 2
(Disposizioni finali)

1. Le disposizioni del presente decreto producono effetto dalla data del 12 marzo 2020 e sono efficaci fino al 25 marzo 2020.
2. Dalla data di efficacia delle disposizioni del presente decreto cessano di produrre effetti, ove incompatibili con le disposizioni del presente decreto, le misure di cui al  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 e del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 marzo 2020.
3. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.
 
Roma,
                                                                      
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
 
IL MINISTRO DELLA SALUTE
 

 
Allegato 1
COMMERCIO AL DETTAGLIO
 
Ipermercati
Supermercati
Discount di alimentari
Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
Commercio al dettaglio di articoli per l'illuminazione
Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
Farmacie
Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l'igiene personale
Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici

 
 
Allegato 2
Servizi per la persona
 
Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
Attività delle lavanderie industriali
Altre lavanderie, tintorie
Servizi di pompe funebri e attività connesse


numeri informazioni  
1500 nazioni 
800 713931 regione Puglia - Ministero Salute
0883 290516 Polizia Municipale Andria
 

finanziamento - Fino a 25mila euro prestiti automatici - 800mila medie

posted by Vincenzo Suriano

PARTITE IVA E MICROIMPRESE
Fino a 25mila euro prestiti automatici
Tempi più rapidi e procedura automatica si potranno avere fino a 25 mila euro, sia per Pmi sia per persone fisiche esercenti attività di impresa,arti o professioni, comunque non oltre il 25% del fatturato del beneficiario dell'ultimo bilancio (con restituzione fino a 6 anni e inizio del rimborso non prima di 18-24 mesi).

Il decreto stabilisce anche che tutte le misure previste dal precedente Dl Cura Italia, soprattutto relative alla semplificazione e alla gratuità dell’accesso, sono prorogate fino al termine del 2020. per l’intero pacchetto del Fondo di garanzia, e quindi non solo per i prestiti fino al 25mila euro, ad ogni modo ora sarà determinante lo stanziamento delle risorse a supporto. Nel Dl approvato ieri per ora dovrebbe esserci solo 1 miliardo di euro (bozza ancora provvisoria).


Garanzia al 100% solo per ricavi fino a 3,2 milioni  : max 800mila
Per le sole Pmi, il 100% sarà possibile a copertura di nuovi finanziamenti concessi a chi ha ricavi fino a 3,2 milioni e fino al minor importo tra il 25% del fatturato e 800mila euro. Non serve l'istruttoria del Fondo sul merito di credito ma il 100% si ottiene solo in forma mista: 90% Stato e 10% Confidi privati.

Garanzia totale anche per prestiti concessi a Pmi con fatturato fino a 800mila euro e fino al 15% del fatturato, quindi per un massimo di 120mila euro) (in questo caso serve la valutazione del Fondo). I tassi di interesse dovrebbero collocarsi tra 0,2 e 0,5%. n tutte le altre situazioni, fino a un importo massimo garantibile di 5 milioni di euro, la garanzia sarà concedibile solo entro il 90% (con valutazione generale ai fini degli accantonamenti ma senza la valutazione sull'andamento economico).

Grandi imprese ed export, garanzie da Sace
Sace potrà fornire garanzie su prestiti alle imprese medio grandi, ma anche alle Pmi. L’impresa che ha utilizzato tutta la capacità che ha presso quel fondo (ad esempio 5 milioni di finanziamento massimo) può rivolgersi a Sace. Per tutte le imprese la garanzia può essere rilasciata fino al 31 dicembre 2020 e per finanziamenti non oltre sei anni. La soglia del prestito è pari al 25% del fatturato 2019. Questo in linea di massima. La garanzia copre il 90% per imprese con più di 5 mila dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato; 80% per imprese con più di 5 mila dipendenti e fatturato tra 1,5 e 5 miliardi, il 70 per cento per imprese con fatturato oltre i 5 miliardi. Il tasso d’interesse nel primo anno non deve superare lo 0,25% per le Pmi e lo 0,50% per le altre imprese.

Per le imprese medie e grandi il prestito assistito non potrà superare il valore più grande fra il 25% del fatturato e il 200% dei costi del personale e le garanzie, da rilasciare entro fine 2020 per una durata fino a 6 anni, non potranno riguardare imprese titolari di esposizioni deteriorate nei confronti della banca o in crisi secondo i parametri Ue (regolamento 651/2014). Il livello delle garanzie scenderà al crescere della dimensione d’impresa: 90% per le aziende con meno di 5mila dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, 80% con più di 5mila dipendenti e fatturato fino a 5 miliardi e 70% per le più grandi. 
Ma ci sono tre vincoli: niente dividendi, accordi con i sindacati su eventuali tagli occupazionali, finaziamenti solo per stabilimenti italiani. Sul versante delle realtà più piccole opererà invece il rafforzamento del Fondo di garanzia dello Sviluppo economico.

Si arriverà infatti alla garanzia diretta totale e gratuita solo in due casi: per finanziamenti fino a 25mila euro (sia Pmi sia persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni) senza valutazione del merito di credito da parte del Fondo e, oltre questa soglia, con una serie di tetti legati al fatturato delle Pmi.

In tutte le altre situazioni, fino a un massimo garantibile di 5 milioni, la garanzia sarà concedibile solo entro il 90% (con valutazione generale per gli accantonamenti ma senza la valutazione sull'andamento economico).

In particolare, per le sole Pmi, il 100% sarà possibile a copertura di nuovi finanziamenti concessi a chi ha ricavi fino a 3,2 milioni e fino al minor importo tra il 25% del fatturato e 800mila euro. Non serve l'istruttoria del Fondo sul merito di credito ma il 100% si ottiene solo in forma mista: 90% Stato e 10% Confidi privati.

Garanzia totale anche per prestiti concessi a Pmi con fatturato fino a 800mila euro e fino al 15% del fatturato, quindi per un massimo di 120mila euro) (in questo caso serve la valutazione del Fondo). I tassi di interesse dovrebbero collocarsi tra 0,2 e 0,5%. Il Fondo inoltre coprirà anche imprese con inadempienze probabili o con esposizioni “scadute o sconfinanti deteriorate”, purché la classificazione sia successiva al 31 gennaio 2020.
Ok anche a imprese ammesse alla procedura del concordato con continuità aziendale dopo il 31 dicembre 2019.

In pratica – riassumendo – i tempi più rapidi di procedura automatica si potranno avere fino a 25 mila euro, sia per Pmi sia per partite Iva, comunque non oltre il 25% del fatturato del beneficiario dell'ultimo bilancio (con restituzione fino a 6 anni e inizio del rimborso non prima di 18-24 mesi).

il sole 24 ore




locazione registrazione prorogata al 30 giugno , pagamento imposta registro nessuna proroga

posted by Vincenzo Suriano   [ updated ]

NORME E TRIBUTI06 APRILE 2020Il Sole 24 Ore lunedì
gli adempimenti fiscali
Slittano registrazioni di contratti e tagli di canone
Il «cura Italia» non rinvia il pagamento dell’imposta di registro annuale
Il termine per registrare i contratti di locazione o accordi di rinegoziazione beneficia della proroga a fine giugno. Al contrario, il termine per il pagamento dell’imposta di registro annuale è escluso dalla sfera operativa dell’articolo 62, Dl 18/2020. La conferma giunge dalla circolare 8/E/2020 delle Entrate di venerdì scorso.

Per l’articolo 62 citato, tutti gli adempimenti tributari, diversi dal pagamento di imposte e dall’effettuazione delle ritenute – in scadenza tra l’8 marzo e il 31 maggio – possono essere effettuati entro il mese di giugno. La stessa norma, inoltre, differisce a giugno i versamenti delle ritenute su redditi di lavoro dipendente, dell’Iva e dei contributi previdenziali e assistenziali. Non ci sono dunque previsioni per le imposte sui trasferimenti.

1. Una prima ipotesi riguarda la registrazione dei contratti di locazione. Il termine ordinario è di 30 giorni dalla stipula del contratto. Entro lo stesso termine deve essere pagata l’imposta di registro (se dovuta).

L’adempimento della registrazione può senz’altro fruire della proroga, unitamente all’eventuale opzione per la cedolare secca che il contribuente voglia manifestare in sede di registrazione (e che esclude il pagamento di reigstro e bollo). Infatti, ciò che non è compreso nel differimento di termini sono le scadenze che riguardano unicamente il pagamento di tributi e contributi diversi da quelli espressamente contemplati. Al contrario, le scadenze connesse ad adempimenti, anche se collegati un pagamento, dovrebbero tutte slittare a giugno.

Nella circolare 8/E, l’Agenzia conferma tale conclusione con alcune interessanti notazioni. Si afferma infatti che se il contribuente non si avvale di tutto il maggior termine previsto per legge ma procede alla registrazione durante il periodo di moratoria allora deve anticipare il momento di pagamento dell’imposta alla data in cui esegue la registrazione.

2. Non è così per il versamento dell’imposta di registro annuale, che va effettuato entro 30 giorni dalla scadenza di ciascuna annualità contrattuale e non è citato tra quelli differiti a giugno. In linea di principio, dunque, e salvo ripescaggi nel “decreto Aprile”, il pagamento va fatto nei termini ordinari (così, sempre la circolare 8/E).

Ricordiamo che è sempre possibile il ravvedimento che, entro i primi 15 giorni, costa solo lo 0,1% per giorno di ritardo. Si ritiene tuttavia che, soprattutto per i contribuenti in difficoltà economica determinata dall’epidemia, sia comunque invocabile la causa di forza maggiore come circostanza di non punibilità, prevista a regime dall’articolo 6, comma 5, Dlgs 472/97. Al riguardo, la circolare 8/E rileva che la sussistenza della causa di forza maggiore è demandata ad un esame caso per caso da svolgersi da parte dei singoli uffici provinciali.

3. La registrazione di accordi con cui si riduce il canone è facoltativa, per quanto consigliabile (ed è esente da bollo e registro). La registrazione deve avvenire con il modello 69 – solo cartaceo ma inviabile anche via Pec – entro 20 giorni dalla stipula. Si ritiene però che anche questo invio fruisca della proroga a fine giugno.

due vie per rivedere l’affitto. Il conduttore può chiedere di rinviare il pagamento senza interessi o penalità. È consigliabile trattare la riduzione dei canoni almeno fino alla riapertura

posted Apr 6, 2020, 3:40 AM by Vincenzo Suriano   [ updated Apr 6, 2020, 3:42 AM ]

Alt forzato di imprese e negozi: due vie per rivedere l’affitto
Il conduttore può chiedere di rinviare il pagamento senza interessi o penalità
È consigliabile trattare la riduzione dei canoni almeno fino alla riapertura
Iniziano a manifestarsi i segnali della grave crisi economica che il Covid-19 sta provocando in tutta Italia. Tra questi le difficoltà di molti a far fronte al pagamento dei canoni di locazione. Un problema che accomuna chi ha dovuto, perché obbligato, chiudere l’esercizio commerciale o sospendere l’attività a chi si è trovato improvvisamente (e incolpevolmente) senza lavoro o introiti professionali.
Il coronavirus rappresenta un evento di forza maggiore che sta imponendo a entrambe le parti, locatore e conduttore, l’obbligo di ragionare sulle sorti future del contratto, che in molti casi non potrà proseguire alle medesime condizioni.
L’iniziativa spetta al conduttore, essendo lui il primo interessato a trovare soluzioni che possano soddisfare le sue nuove mutate esigenze. Innanzitutto, prima di prendere in considerazione le possibilità offerte dalla legge per far fronte alla situazione, è opportuno che il conduttore contatti il locatore per valutare con lui la migliore soluzione. È infatti da escludere che il conduttore possa sospendere il pagamento dei canoni di locazione: si tratterebbe di una decisione arbitraria, che giustificherebbe azioni drastiche da parte del locatore.
Il conduttore potrebbe invece chiedere al locatore di prorogare la scadenza del pagamento, senza addebito di interessi o di altre penalità. Tale istanza trova peraltro supporto nella legge: l’articolo 1256 del Codice civile, trattando dell’impossibilità temporanea della prestazione dovuta a obiettivi impedimenti, esonera il debitore da ogni responsabilità sino a quando cesserà l’impedimento. Le parti possono quindi concordare una proroga solo per un determinato periodo, decorso il quale verrà eseguito il versamento del dovuto.
La durata dell’emergenza Covid-19 non è per il momento prevedibile e, di conseguenza, per chi è in difficoltà a causa dell’allarme può non essere facile ottemperare in tempi brevi all’obbligo del pagamento.
In alternativa, il conduttore può richiedere la riduzione del canone per tutto il periodo in cui resteranno in vigore le limitazioni imposte all’apertura degli esercizi pubblici o alla ripresa delle attività.
È probabile però che le conseguenze della crisi non cesseranno con la fine dell’emergenza sanitaria. Commercianti, artigiani e imprenditori potrebbero dover fare i conti nell’immediato futuro con capacità reddituali ridotte, incompatibili con i canoni concordati prima del Covid-19. Potrebbe quindi essere opportuno pattuire con il locatore già da oggi una definitiva riduzione del corrispettivo della locazione: o fino alla scadenza legale del contratto in corso, o con la stipula di un nuovo contratto. Anche questa richiesta avanzata dal conduttore trova fondamento nella legge: l’articolo 1467 del Codice civile, che prevede la possibilità di domandare la risoluzione del contratto se è diventato troppo oneroso per avvenimenti straordinari e imprevedibili, va a ben vedere in soccorso del locatore, consentendogli di offrire migliori condizioni per mantenere in vita il contratto.
Dato l’attuale momento critico, non è consigliabile per i locatori respingere le proposte “di soccorso” che provengono dai loro conduttori. Il rischio, infatti, è di ritrovarsi con un immobile sfitto, per cui comunque occorre pagare imposte e spese condominiali. Inoltre, potrebbe non essere così facile trovare un altro conduttore alle stesse condizioni contrattuali.
D’altro canto, se i locatori rifiutano la trattativa, non è detto che basti a evitare la richiesta di risoluzione da parte del conduttore il solo credito d’imposta pari al 60% del canone di marzo (previsto dall’articolo 65 del Dl 18/2020 per i soli locali in C/1 e, secondo la circolare 8/E di venerdì scorso, condizionato al pagamento del canone). Tutto ciò al netto di eventuali altri interventi con l’annunciato “decreto Aprile”.
Resta il problema degli immobili residenziali, per i quali non si può facilmente scegliere di risolvere il contratto: o si ristabilisce consensualmente tra le parti l’equilibrio contrattuale rovinato, o saranno indispensabili altri provvedimenti governativi.




il sole 24 ore 

Sì al recesso per gravi motivi se non si trova un accordo

posted Apr 6, 2020, 1:04 AM by Vincenzo Suriano   [ updated Apr 6, 2020, 3:36 AM ]


l’ipotesi estrema
Sì al recesso per gravi motivi se non si trova un accordo
La crisi da coronavirus è evento di forza maggiore imprevedibile e inevitabile
I commercianti, gli imprenditori e gli artigiani costretti a chiudere dai provvedimenti governativi e quindi in difficoltà a pagare il canone possono decidere di recedere dal contratto per gravi motivi. È una possibilità estrema, da utilizzare se le trattative con il locatore per il rinvio o la riduzione del canone non vanno a buon fine.

Il conduttore di un immobile a uso diverso dall’abitazione ha infatti la facoltà di recedere dal contratto in ogni momento durante il corso della locazione in presenza di gravi motivi. Tale facoltà gli spetta anche se non è prevista nel contratto di locazione, che potrebbe anche escluderla. Per esercitarla occorre inviare al locatore, almeno sei mesi prima della data alla quale il recesso dovrà avere effetto, un preavviso che indichi i gravi motivi, a pena di validità del recesso stesso (articolo 27 legge 392/1978).

I gravi motivi devono essere determinati da avvenimenti estranei alla volontà del conduttore, imprevedibili alla sottoscrizione del contratto e dunque sopravvenuti, al punto da rendere estremamente difficoltosa la prosecuzione del contratto. I fatti devono presentare una connotazione oggettiva, non possono cioè dipendere da una unilaterale valutazione del conduttore circa la convenienza o meno di continuare il rapporto. In altri termini, il requisito dell’estraneità implica che il comportamento deve essere consequenziale a fattori obiettivi e peraltro non volontari (Cassazione, 5803/2019).

Così, il recesso anticipato del conduttore non può essere giustificato da fatti preesistenti alla conclusione del contratto e già da lui al tempo conosciuti o comunque conoscibili.

Le interpretazioni da parte dei giudici dei “gravi motivi” non sono state univoche: ad esempio, è stato configurato grave motivo l’eccessiva onerosità nel proseguimento della locazione in relazione alla situazione economica complessiva del conduttore (Cassazione, 23639/2019) o all’eventuale necessità di quest’ultimo di modificare la propria struttura aziendale (Cassazione, 6090/2006), mentre altrettanto non è stato riconosciuto a un conduttore che, per motivi economici, aveva necessità di trasformare la propria attività d’impresa per mera convenienza (Cassazione, 5328/2007).

La legge tutela dunque l’ipotesi in cui interviene, da un lato, uno squilibrio tra le prestazioni, non previsto al momento della conclusione del contratto e, dall’altro, la riconducibilità di tale squilibrio a eventi straordinari e imprevedibili, che non rientrano nell’ambito della normale alea contrattuale. Il Covid-19 può rappresentare un evento di forza maggiore in presenza del quale, in quanto imprevedibile e inevitabile, può trovare giustificazione e accoglimento la facoltà concessa al conduttore di recedere dal contratto di locazione. Si può infatti addurre, quale grave motivo, il carattere di straordinarietà oggettiva del fenomeno, tale da rendere notevolmente gravosa la prosecuzione del contratto: sempre che questo sia stato stipulato prima dei provvedimenti governativi di “serrata”.

Soccorre peraltro a sostegno di simile ipotesi, seppur con caratteristiche diverse, l’articolo 1256 del Codice civile, secondo cui l’obbligazione si estingue quando, per motivi non imputabili al debitore, la prestazione diventa impossibile. Così, se l’attività del conduttore non è più in grado di riprendersi al temine della pandemia, diventa per lui impossibile sostenere i canoni e quindi legittimamente può recede dal contratto o risolverlo.

Al locatore interessato a mantenere il contratto, resta in ogni caso l’alternativa ex articolo 1467 del Codice : offrire al conduttore un’equa modifica delle condizioni del contratto, sempre nei limiti segnati dal criterio della ordinaria diligenza e buona fede.

06 APRILE 2020 Il Sole 24 Ore lunedì

recesso LOCAZIONE

posted Apr 6, 2020, 1:01 AM by Vincenzo Suriano

I PRECEDENTI
1. Il luogo dell’attività

Nelle locazioni non residenziali, le ragioni che consentono di recedere dal contratto devono essere determinate da eventi estranei alla volontà del conduttore, imprevedibili e sopravvenuti alla costituzione del rapporto, che ne rendano oltremodo gravosa la prosecuzione. La Cassazione (sentenza 23639/2019) ha considerato motivo legittimo di recesso la gravità della crisi economica in relazione alla collocazione geografica dell’attività commerciale svolta nell’immobile locato

2.

La «riduzione» della struttura

Nella locazione commerciale, per il Tribunale di Udine (1175/2018), integra grave motivo che giustifica il recesso dal contratto un andamento della congiuntura economica sopravvenuto e non prevedibile al tempo della stipula del contratto, che obblighi il conduttore a ridurre la struttura aziendale tanto da rendergli particolarmente gravosa la persistenza del rapporto; l’imprevedibilità della congiuntura economica va provata in concreto e in relazione ai fattori che ne hanno determinato l’andamento, tra i quali non possono essere compresi “rischi d’impresa”

due vie per rivedere l’affitto Il conduttore può chiedere di rinviare il pagamento senza interessi o penalità È consigliabile trattare la riduzione dei canoni almeno fino alla riapertura

posted Apr 6, 2020, 12:58 AM by Vincenzo Suriano

NORME E TRIBUTI 06 APRILE 2020  Il Sole 24 Ore lunedì
EMERGENZA COVID-19 LOCAZIONI


Alt forzato di imprese e negozi: due vie per rivedere l’affitto
Il conduttore può chiedere di rinviare il pagamento senza interessi o penalità
È consigliabile trattare la riduzione dei canoni almeno fino alla riapertura
Iniziano a manifestarsi i segnali della grave crisi economica che il Covid-19 sta provocando in tutta Italia. Tra questi le difficoltà di molti a far fronte al pagamento dei canoni di locazione. Un problema che accomuna chi ha dovuto, perché obbligato, chiudere l’esercizio commerciale o sospendere l’attività a chi si è trovato improvvisamente (e incolpevolmente) senza lavoro o introiti professionali.

Il coronavirus rappresenta un evento di forza maggiore che sta imponendo a entrambe le parti, locatore e conduttore, l’obbligo di ragionare sulle sorti future del contratto, che in molti casi non potrà proseguire alle medesime condizioni.

L’iniziativa spetta al conduttore, essendo lui il primo interessato a trovare soluzioni che possano soddisfare le sue nuove mutate esigenze. Innanzitutto, prima di prendere in considerazione le possibilità offerte dalla legge per far fronte alla situazione, è opportuno che il conduttore contatti il locatore per valutare con lui la migliore soluzione. È infatti da escludere che il conduttore possa sospendere il pagamento dei canoni di locazione: si tratterebbe di una decisione arbitraria, che giustificherebbe azioni drastiche da parte del locatore.

Il conduttore potrebbe invece chiedere al locatore di prorogare la scadenza del pagamento, senza addebito di interessi o di altre penalità. Tale istanza trova peraltro supporto nella legge: l’articolo 1256 del Codice civile, trattando dell’impossibilità temporanea della prestazione dovuta a obiettivi impedimenti, esonera il debitore da ogni responsabilità sino a quando cesserà l’impedimento. Le parti possono quindi concordare una proroga solo per un determinato periodo, decorso il quale verrà eseguito il versamento del dovuto.

La durata dell’emergenza Covid-19 non è per il momento prevedibile e, di conseguenza, per chi è in difficoltà a causa dell’allarme può non essere facile ottemperare in tempi brevi all’obbligo del pagamento.

In alternativa, il conduttore può richiedere la riduzione del canone per tutto il periodo in cui resteranno in vigore le limitazioni imposte all’apertura degli esercizi pubblici o alla ripresa delle attività.

È probabile però che le conseguenze della crisi non cesseranno con la fine dell’emergenza sanitaria. Commercianti, artigiani e imprenditori potrebbero dover fare i conti nell’immediato futuro con capacità reddituali ridotte, incompatibili con i canoni concordati prima del Covid-19. Potrebbe quindi essere opportuno pattuire con il locatore già da oggi una definitiva riduzione del corrispettivo della locazione: o fino alla scadenza legale del contratto in corso, o con la stipula di un nuovo contratto. Anche questa richiesta avanzata dal conduttore trova fondamento nella legge: l’articolo 1467 del Codice civile, che prevede la possibilità di domandare la risoluzione del contratto se è diventato troppo oneroso per avvenimenti straordinari e imprevedibili, va a ben vedere in soccorso del locatore, consentendogli di offrire migliori condizioni per mantenere in vita il contratto.

Dato l’attuale momento critico, non è consigliabile per i locatori respingere le proposte “di soccorso” che provengono dai loro conduttori. Il rischio, infatti, è di ritrovarsi con un immobile sfitto, per cui comunque occorre pagare imposte e spese condominiali. Inoltre, potrebbe non essere così facile trovare un altro conduttore alle stesse condizioni contrattuali.

D’altro canto, se i locatori rifiutano la trattativa, non è detto che basti a evitare la richiesta di risoluzione da parte del conduttore il solo credito d’imposta pari al 60% del canone di marzo (previsto dall’articolo 65 del Dl 18/2020 per i soli locali in C/1 e, secondo la circolare 8/E di venerdì scorso, condizionato al pagamento del canone). Tutto ciò al netto di eventuali altri interventi con l’annunciato “decreto Aprile”.

Resta il problema degli immobili residenziali, per i quali non si può facilmente scegliere di risolvere il contratto: o si ristabilisce consensualmente tra le parti l’equilibrio contrattuale rovinato, o saranno indispensabili altri provvedimenti governativi.

Incidente sul lavoro da coronavirus - INAIL tutela assicurativa

posted Apr 5, 2020, 10:10 AM by Vincenzo Suriano   [ updated Apr 5, 2020, 10:20 AM ]


Incidente sul lavoro da coronavirus.

Presunzione relativa per personale sanitario e addetti alla vendita.

Gli operatori sanitari che abbiano contratto il coronavirus vanno ritenuti ammalati in occasione di lavoro: nel loro caso opera una presunzione di origine professionale. Ma non si tratta solo del loro caso: il principio appena esposto, infatti, vale anche per attività che comportano il costante contatto con l’utenza, come quelle dei cassieri, degli addetti alle vendite e dei trasportatori.

Lo ha chiarito l’Inail con la circolare 13/2020, pubblicata ieri. In base all’articolo 42, comma 2, del Dl 18/2020, l’Istituto è chiamato a fornire tutela assicurativa ai lavoratori dipendenti e assimilati, ma anche a parasubordinati e dirigenti, che abbiano contratto l’infezione, inquadrandola come infortunio sul lavoro e coprendo inoltre il periodo di quarantena. In tutti casi in cui si presenti problematica l’identificazione delle cause precise e delle modalità lavorative del contagio, la copertura assicurativa sarà subordinata a un accertamento medico-legale che seguirà la procedura ordinaria.

L’Inail ha ricordato che la riconducibilità del contagio all’occasione di lavoro non significa che esso debba essere avvenuto nell’espletamento delle mansioni tipiche, ma basta che sia avvenuto durante attività strumentali e accessorie.















Donazioni in natura con possibile onere Iva

posted Apr 5, 2020, 9:56 AM by Vincenzo Suriano

NORME E TRIBUTI04 APRILE 2020Il Sole 24 Ore
Solidarietà
Donazioni in natura con possibile onere Iva
Autorizzazione Ue per l’esonero da dazi e Iva su beni sanitari
Donazioni Covid-19 con platea di beneficiari più ampia e agevolazioni Iva. È quanto precisato dalla circolare n. 8 dell'agenzia delle Entrate pubblicata ieri a commento del decreto “Cura Italia”.

Il provvedimento, in corso di conversione, ha introdotto misure fiscali per le erogazioni, in denaro e in natura, effettuate nel 2020 a sostegno dell'emergenza. Per le persone fisiche e gli enti non commerciali è prevista una detrazione dall'imposta lorda pari al 30% dell'erogato, fino a 30mila euro. Rientrano tra i beneficiari delle donazioni regioni, enti territoriali, enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni riconosciute e senza scopo di lucro (articolo 66, comma 1). Per le imprese, invece, si rinvia all'articolo 27 della legge 133/1999, in base al quale le erogazioni in denaro sono integralmente deducibili dal reddito imponibile (purché effettuate per il tramite di fondazioni, associazioni, comitati ed enti individuati nel Dpcm 20 giugno 2020), mentre quelle in natura non concorrono alla formazione dello stesso (articolo 66, comma 2).

Un primo aspetto riguarda i potenziali beneficiari delle erogazioni agevolate, che in via interpretativa sono ampliati per incentivare il più possibile le donazioni in questa fase. Nel dettaglio, i benefici dell'articolo 66 spettano sia per le erogazioni rivolte ai soggetti espressamente elencati al comma 1, sia per quelle eseguite tramite gli enti richiamati dall'articolo 27 della legge 133/1999, nonché per quelle effettuate direttamente in favore di strutture di ricovero, cura, accoglienza e assistenza, pubbliche e private, coinvolte nella gestione dell'emergenza. E ciò varrebbe per tutti i soggetti donatori, senza distinzioni tra persone fisiche, enti e imprese.

Un altro passaggio importante, su cui si attendevano precisazioni, riguarda il trattamento Iva delle cessioni gratuite di beni effettuati dalle imprese. La circolare estende il medesimo trattamento previsto dall'articolo 6, comma 15 della legge 133/1999, che equipara dette cessioni alla distruzione dei beni, con conseguente non applicazione dell'Iva in uscita e detrazione dell'Iva assolta sugli acquisti. La sterilizzazione dell'imposta, però, non riguarda tutte le imprese e le tipologie di beni donabili. Per fruire dei benefici, questi ultimi devono rientrare tra quelli indicati nel citato articolo 6 (prodotti alimentari e farmaceutici non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione) ed essere ceduti ai soggetti individuati dalla norma (enti di cui all'articolo 10, n. 12 del Dpr 633/1972, nonché enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che promuovono/realizzano attività d'interesse generale). A ben vedere, in questi casi per le imprese sembra più conveniente il regime della legge 166/2016 (cosiddetta “antisprechi”), che prevede le stesse agevolazioni ai fini Ires e Iva ma riguarda un catalogo di beni più ampio (ricomprendendo, ad esempio, prodotti per igiene personale, presidi medico chirurgici, tessili, dispositivi elettronici) ed una platea di beneficiari allargata (enti pubblici ed enti privati senza scopo di lucro che realizzano attività di interesse generale con finalità di utilità sociale, inclusi gli enti del Terzo settore).

È invece generalizzata l'esclusione Iva per le importazioni di dispositivi medici e di protezione per la lotta al virus, che è stata espressamente autorizzata ieri dalla Commissione europea per agevolare anche finanziariamente l'acquisto delle attrezzature mediche di cui c'è continuo bisogno.

Affitti dei negozi, impossibile l’autoriduzione del canone

posted Mar 30, 2020, 10:17 AM by Vincenzo Suriano

NORME E TRIBUTI30 MARZO 2020Il Sole 24 Ore lunedì
LOCAZIONI


Affitti dei negozi, impossibile l’autoriduzione del canone
Non si possono invocare l’eccessiva onerosità né l’impossibilità sopravvenuta
Il periodo emergenziale che stiamo vivendo solleva interrogativi circa i contratti di locazione in corso, in particolare commerciali. Le misure previste per il contenimento dell’epidemia dispongono infatti, salvo specifiche eccezioni, la chiusura di questo genere di attività; ciò che porta a domandarsi se il conduttore possa legittimamente interrompere il pagamento dei canoni fintanto che l’emergenza non sia finita.

In questa prospettiva, viene invocata l’impossibilità sopravvenuta (articoli 1463 e 1464 del Codice civile) o l’eccessiva onerosità (articolo 1467 del Codice civile). Ma il richiamo a tali soluzioni non sembra essere conferente.

In primo luogo, perché i previsti divieti di esercizio delle attività non incidono sulla prestazione principale del locatore, vale a dire la messa a disposizione di locali. Essi infatti non attengono all’immobile in sé o alla sua idoneità all’uso convenuto. E i tentativi – pure operati da qualche interprete – di dar rilievo alla causa concreta del rapporto (cioè ai motivi che hanno indotto le parti, e segnatamente il conduttore, a stipulare il contratto), non trovano riscontro, in tema di locazione, nella giurisprudenza.

In secondo luogo, perché, a tutto concedere, la chiusura temporanea dell’attività non rende, all’evidenza, decisamente impossibile la prestazione principale del conduttore, consistente nel pagamento del canone di locazione e delle spese accessorie.

Si aggiunga, infine, che (eccetto l’impossibilità sopravvenuta parziale di cui all’articolo 1464 del Codice civile) le soluzioni invocate mirano, in sostanza, alla risoluzione del contratto in essere, mentre in questo caso le pretese dei conduttori sono generalmente dirette alla sola interruzione del pagamento dei canoni fino a quando sarà in corso l’emergenza.

D’altra parte non può non darsi rilievo al fatto che nel decreto “cura Italia” si prevede, con riferimento agli immobili di categoria catastale C/1, il riconoscimento di un credito d’imposta in favore dei conduttori pari al 60% del canone di locazione relativo al mese di marzo 2020 per l’immobile destinato allo svolgimento della loro attività: ciò che costituisce elemento di conferma che i conduttori sono tenuti a pagare il canone per il periodo di interesse.

In sintesi, dunque, interruzioni o riduzioni nel pagamento del canone, se non previamente concordate tra le parti interessate, sono da considerarsi, a tutti gli effetti, inadempimenti che non possono trovare giustificazione invocando l’impossibilità sopravvenuta ovvero l’eccessiva onerosità. Né, per quanto detto, tali rimedi potranno essere invocati ove il diverso interesse sotteso sia la conclusione della locazione.

Al limite, a tale ultimo scopo, potrebbe essere percorsa, da parte del conduttore, la strada del recesso per gravi motivi (con conseguente esame, in concreto, dell’esistenza o meno di tali ragioni). In tal caso, però, è bene tener presente che in base alle disposizioni in tema di recesso è previsto un preavviso di sei mesi (periodo durante il quale il conduttore è tenuto a pagare il canone).

Nessun problema, invece, se il locatore ritenesse di accettare di ridurre il canone. Ma in tal caso è consigliabile che nel testo dell’accordo si chiarisca, in particolare, che la riduzione viene accordata per un periodo preciso e solo per ragioni di difficoltà temporanea del conduttore.

Occorre infine sottolineare che, se le parti si accordassero per la risoluzione consensuale del rapporto di locazione, nell’accordo andrebbe precisato,per prevenire eventuali contenziosi circa l’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale, che la richiesta di risoluzione è stata avanzata dal conduttore e che il locatore si è limitato ad aderirvi.

Va da sé che tutte le osservazioni svolte in questa sede relative ai principii generali che governano la chiusura di una locazione commerciale valgono, a maggior ragione, anche per le locazioni ad uso abitativo per le quali, peraltro, le difficoltà create dalla pandemia rilevano in via indiretta.

misure sostegno professionisti

posted Mar 30, 2020, 3:24 AM by Vincenzo Suriano   [ updated Mar 30, 2020, 3:25 AM ]


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