Fattura elettronica











I corrispettivi telematici come opportunità
17/04/2019 | di Robert Braga

Se è chiaro che dal 1.07.2019 diverrà obbligatorio certificare i corrispettivi mediante un registratore telematico (o un server-RT) per gli esercenti con volume d'affari superiore a 400.000 euro (dal 1.01.2020 con qualunque volume d'affari), d'altro lato proponiamo alcune considerazioni sia di metodo che di opportunità. In particolare, solo nel caso di tenuta di contabilità separate sarà possibile fare i conti con il citato limite e solo per l'attività soggetta a certificazione dei corrispettivi; in caso contrario, il volume d'affari sarà da considerare per la sua totalità. Corre l'obbligo di ricordare che l'alternativa ai corrispettivi telematici è la fattura elettronica, stante il “prepensionamento” della ricevuta fiscale.
Occorre quindi pre-allertare fin da subito anche la clientela che sarà coinvolta solamene dal 1.01.2020 al fine di “accompagnarla” consapevolmente nella riorganizzazione delle proprie procedure amministrative. La platea dei soggetti abituati a emettere ricevute fiscali per certificare le proprie prestazioni di servizi non è di poco conto, artigiani in testa; preso atto che l'avvento della fattura elettronica obbligatoria è stato un “momento organizzativo” si può pensare di riorganizzare questa clientela al fine di implementare soluzioni di “fatturazione veloce” anche nei confronti di committenti non titolari di partita IVA. In caso contrario, questi soggetti dovranno far fronte all'investimento per l'acquisto di un Registratore Telematico.
Per quanto riguarda invece l'installazione dei c.d. server-RT, le regole tecniche prevedono formalità da rispettare e certificazioni da ottenere. Innanzitutto si sottolinea il fatto che non si tratta di un obbligo, ma di una possibilità nei casi di punti vendita con un numero di casse pari o superiore a 3. Fatta questa precisazione, le regole tecniche prevedono certificazioni a carico dell'esercente al fine di garantire autenticità e integrità dei dati memorizzati e trasmessi all'Agenzia delle Entrate. In particolare, è necessario che il bilancio di esercizio del soggetto passivo IVA sia certificato da un revisore legale. Inoltre, dovrà dotarsi di un processo di controllo interno che dovrà essere dichiarato conforme alle prescrizioni indicate nelle regole tecniche con riferimento sia ai processi amministrativi e contabili, che ai sistemi informatici coinvolti nella memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. Questa dichiarazione di conformità deve essere rilasciata da una società di revisione e rinnovata ogni 3 anni. Si tiene a precisare che, così come già è stato fatto intendere nel documento di ricerca della Fondazione Nazionale Commercialisti (nota n. 34) del 5.04.2019 titolato: “Le novità e gli ultimi chiarimenti sulla fatturazione elettronica tra privati”, questa attività di certificazione, con ogni probabilità, sarà estesa a tutti i revisori legali.
Si tratta ancora una volta, pertanto, di valutare con attenzione l'esistenza di opportunità celate dietro al digitale, cioè di convertire l'ennesimo “adempimento” in attività lavorativa. In qualità di revisori legali, i commercialisti possono quindi approfondire la materia in questione e proporsi, affiancati anche da esperti informatici, nella certificazione dei predetti processi. L'affiancamento di altre figure professionali alle proprie attività professionali non è una novità: spesso ci si trova a rilasciare valutazioni e pareri supportati dal contributo di altre figure professionali.
Il digitale sta accelerando il processo di cambiamento della vita economica delle imprese e il commercialista, quale consulente di fiducia, deve evolvere nella medesima direzione. In caso contrario, il rischio sarà di non parlare più la stessa lingua, quella digitale, soprattutto con quella classe imprenditoriale pronta nei prossimi 5-10 anni ma che già oggi sta utilizzando “applicazioni” diverse e nuove, rispetto agli strumenti comunicativi e gestionali presenti negli studi professionali.




(fiscal focus 10/04/2019) Liquidazioni periodiche e detrazione IVA 
per trimestrali
I contribuenti trimestrali nella determinazione della liquidazione IVA di periodo potranno detrarre l’IVA relativa alle fatture di acquisto: 
ricevute e registrate entro il 15 del secondo mese successivo a quello di scadenza del trimestre di riferimento → fatta eccezione per le fatture a cavallo d’anno. 
per mensili
 le fatture di acquisto ricevute e registrate entro il 15 del mese successivo a quello di
effettuazione dell’operazione
 fatta eccezione per le fatture d’acquisto a cavallo d’anno.


Nel caso di fatture di acquisto relative a operazione effettuate nel 2018/2019 e ricevute nel primo trimestre 2019, l’IVA potrà essere detratta al massimo entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA 2020 (periodo d’imposta 2019).

dati obbligatori fattura art. 2250 c.c.
Negli atti  e  nella  corrispondenza  delle  societa'  soggette  all'obbligo
 dell'iscrizione nel  registro  delle  imprese  devono  essere indicati la sede
 della societa'  e  l'ufficio del registro delle imprese presso il quale questa
 e' iscritta e il numero d'iscrizione.
   Il capitale  delle  societa'  per  azioni,  in  accomandita  per  azioni e a
 responsabilita' limitata   deve  essere  negli  atti  e  nella  corrispondenza
 indicato secondo  la  somma  effettivamente  versata e quale risulta esistente
 dall'ultimo bilancio.
   Dopo lo  scioglimento  delle  societa'  previste dal primo comma deve essere
 espressamente indicato  negli  atti  e nella corrispondenza che la societa' e'
 in liquidazione.
   Negli atti   e   nella   corrispondenza  delle  societa'  per  azioni  ed  a
 responsabilita' limitata deve essere indicato se queste hanno un unico socio.
   Gli atti  delle  societa'  costituite secondo uno dei tipi regolati nei capi
 V, VI  e  VII  del presente titolo, per i quali e' obbligatoria l'iscrizione o
 il deposito,  possono  essere  altresi'  pubblicati  in  apposita  sezione del
 registro delle  imprese  in  altra  lingua  ufficiale delle Comunita' europee,
 con traduzione giurata di un esperto.
    In caso  di  discordanza con gli atti pubblicati in lingua italiana, quelli
 pubblicati in  altra  lingua  ai  sensi  del  quinto  comma non possono essere
 opposti ai  terzi,  ma  questi  possono  avvalersene,  salvo  che  la societa'
 dimostri che essi erano a conoscenza della loro versione in lingua italiana.
    Le societa'   di   cui  al  quinto  comma  che  dispongono  di  uno  spazio
 elettronico destinato  alla  comunicazione collegato ad una rete telematica ad
 accesso pubblico  forniscono,  attraverso tale mezzo, tutte le informazioni di
 cui al primo, secondo, terzo e quarto comma.

dati da riportare nel corpo della fattura:

- Per le fatture emesse nei confronti degli esportatori abituali, i dati della lettera d’intento dovranno essere inseriti in uno dei campi facoltativi riferibili ai dati generali

- il contributo Enasarco dovrà essere rappresentato nel blocco “AltriDatiGestionali” 

- i documenti di trasporto (D.D.T.) potranno essere conservati in formato cartaceo, se non allegati alla fattura elettronica; nel caso di allegazione, invece, saranno portati in conservazione con la fattura digitale.

- l’inserimento delle spese anticipate in nome e per conto dei professionisti (legali, notai, commercialisti e quant’altro), l’Agenzia indica il blocco “DatiBeniServizi” con l’indicazione dell’ammontare, della descrizione e, in luogo dell’Iva, il codice natura “NI”; in alternativa, il blocco da utilizzare potrà essere quello individuato come “AltriDatiGestionali”, con aggiunta delle spese nell’ammontare totale.

CONAI
Ø  la storica dicitura “Contributo ambientale Conai assolto”, riferita dal 2019 esclusivamente ai trasferimenti di merci imballate e non di imballaggi vuoti, deve essere indicata in fattura1;

Ø  in caso di acquisti di imballaggi vuoti presso fornitori nazionali ogni azienda è tenuta a verificare che in fattura sia stato esplicitato il Contributo ambientale Conai separatamente dal prezzo di vendita degli imballaggi stessi o che sia indicata la dicitura “corrispettivo comprensivo del Contributo ambientale Conai assolto”2. In alternativa, la fattura deve riportare l’eventuale titolo di esenzione se richiesto dal cessionario;

Ø  in caso di acquisti di imballaggi vuoti e/o merci imballate dall’estero3, l’obbligo di dichiarazione e versamento del Contributo ambientale Conai è in capo all’azienda che ha effettuato l’immissione sul territorio nazionale.

- Assolve gli obblighi di cui all'art.62, c.1- D.L.  24.01.2012, N.1, conv., con modif., dalla L.24.03.2012, n.27.

- Privacy - Le informazioni, i dati e le notizie contenute nella presente comunicazione ed i relativi allegati sono di natura privata, e come tali possono essere riservate  e sono, comunque, destinate esclusivamente ai destinatari indicati in epigrafe.
La diffusione, distribuzione e/o la copiatura del documento trasmesso da parte di qualsiasi soggetto diverso dal destinatario è proibita, sia ai sensi dell'art. 616 c.p., sia ai sensi del regolamento U.E. 2016/679. Se avete ricevuto questo messaggio per errore, vi preghiamo di distruggerlo e di darcene immediata comunicazione, anche inviando un messaggio di ritorno all'indirizzo e.mail del mittente.

- FATTURA ELETTRONICA sulla copia cartacea riportare : Copia di cortesia cartacea, documento non fiscale, «segue fattura elettronica», l'originale è disponibile sul canale SDI o la vostra PEC o area riservata dell'Agenzia delle Entrate, secondo la Vostra scelta comunicataci. Se non dovessimo ricever alcuna segnalazione di preferenza da parte Vostra, procederemo con l'indicazione del codice identificativo "0000000" e dal 1 gennaio 2019 potrete scaricare i documenti a voi indirizzati nell'area riservata dell'Agenzia delle Entrate. 

- MERCATO ORTOFRUTTA - Ove non espressamente indicato, la merce si intende di categoria 2^ 

- ALIMENTI - Assolve gli obblighi di cui all' art. 62, c. 1 D.L. 24/01/2012, n. 1, conv., con modif., dalla L. 24/03/2012, n.27 . 

- Pagamento entro 30 gg. RICEVIMENTO FATTURA. La Merce è consegnata nella nostra sede (EXW)

- BOLLO VIRTUALE (es. esportatore abituale) sulla fattura elettronica andrà indicata la dicitura “Imposta di bollo assolta virtualmente ai  sensi del DM 17.6.2014”.

- FORFETTARI: "Imposta di bollo assolta sull'originale solo se la fattura supera 77,47 euro"

- "FATTURA NON TRASMESSA AL SISTEMA TESSERA SANITARIA AI FINI DELLA PREDISPOSIZIONE DEL 730 PRECOMPILATO, PER OPPOSIZIONE DELL’ASSISTITO AI SENSI DELL’ART. 3 D.M. 31/07/2015 E DELL’ART. 7 D.LGS. N.196/2003 E SS.MM.II."
Il timbro dovrà essere apposto sia sulla copia cliente che su quella del medico/odontoiatra, avendo cura di far firmare entrambe le copie al paziente. 


SINTESI

EFFETTUAZIONE = BENI MOBILI il momento della consegna o della spedizione, quando avviene il trasferimento della proprietà del bene secondo le regole previste dal codice civile, Pagamento anticipato = Nel caso di cessione di beni se viene versato dal cliente un acconto prima di ricevere la merce ordinata, è necessario emettere la fattura d’acconto, limitatamente all’importo incassato.
EFFETTUAZIONE = PRESTAZIONI SERVIZIO la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo
l’imposta deve essere liquidata con riferimento al momento di effettuazione dell’operazione
EMISSIONE = TRASMISSIONE SDI

Trasmissione (memento)
Termini emissione fattura elettronica Italia Oggi 12.01.2019 p. 30
• Fino al 30.06.2019 la fattura elettronica potrà essere emessa entro il termine della liquidazione Iva periodica. In sintesi, un’operazione effettuata il 20.01.2019 potrà essere fatturata e trasmessa entro il 16.02.2019, con data fattura 20.01.2019.
• Dal 1.07.2019 le regole cambieranno: il differimento non potrà superare 10 giorni. Così, ad esempio, l’operazione effettuata il 1.07.2019 dovrà recare, come fattura, la medesima o, al massimo, 11.07.2019, termine ultimo anche per la trasmissione.
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faq Agenzia Entrate
E’ possibile trasmettere al SdI la fattura emessa entro il termine della scadenza della liquidazione iva periodica? ad esempio, incasso il corrispettivo il 20 gennaio 2019, trasmetto la fattura entro il 15 febbraio 2019, con data documento (data emissione) 20 gennaio, registro la fattura nel registro Iva acquisti con competenza gennaio, verso l’Iva pagata correttamente il 16 febbraio Risposta Si, l’esempio riportato nel quesito è corretto limitatamente alle operazioni effettuate nel primo semestre 2019 per le quali non si applicano le sanzioni di cui all’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo n.127 del 2015.  
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L'emittente o un suo intermediario incaricato, successivamente, trasmette il relativo file XML allo SdI.
La trasmissione va effettuata entro i seguenti termini (art. 10 e 11 DL 119/2018):
- fino al 31/12/2018, entro le ore 24 del giorno di effettuazione dell'operazione (termine non perentorio purché non pregiudichi la corretta liquidazione dell'IVA);
- dall'1/1/2019 al 30 settembre 2019 (soggetti mensili) o al 30 giugno 2019 (soggetti trimestrali), entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica interessata. Se è trasmessa tardivamente, ma entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica successiva, le sanzioni sono ridotte al 20%;
- dal 1° luglio 2019, entro 10 giorni dal momento di effettuazione dell'operazione.

> Registro vendite: entro il 15 del mese successivo all’effettuazione dell’operazione i termini per la registrazione delle fatture immediate e differite emesse
> Registro acquisti: soppresso l’obbligo di numerazione progressiva per le fatture passive 

Fiscal Focus 7/01/2019
Esempio – Professionista a liquidazione IVA trimestrale incassa onorario il 10 gennaio 2019.
Emette parcella datata 10 gennaio 2019 e ha tempo fino al 16 maggio 2019 a trasmetterla al
SDI.

RICEVUTA TRASMISSIONE
l'Agenzia ha 5 giorni dall'invio 

DETRAZIONE  IVA
faq Agenzia Entrate
Risulta tuttora vigente il DPR 100/1998 che permette di portare in detrazione l’IVA emergente dalle fatture registrate riferibili al periodo precedente (mese o trimestre) entro il termine della liquidazione riferibile al detto periodo. Stante i tempi fisiologici del Sistema di interscambio, quindi, una fattura di acquisto del mese gennaio, pervenuta nei primi giorni di febbraio, può partecipare alla liquidazione del mese di gennaio?
Risposta
L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell'anno precedente.
Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta con riferimento al mese di gennaio

Attenzione: il termine per l’emissione e la trasmissione della fattura differita è
specificatamente disciplinato dall’articolo 21 comma 4, quindi la e-fattura differita dovrà
sempre essere emessa e trasmessa entro il giorno 15 del mese successivo. Non si potrà,
quindi, rinviare ulteriormente la trasmissione dei dati di ulteriori 10 giorni, nemmeno a partire
dal 1° luglio 2019

guida Agenzia delle Entrate
ATTENZIONE
Ai fini della esigibilità e detraibilità dell’Iva, in sintesi, si ricorda che:
 per il fornitore, ogni qual volta il SdI invia una ricevuta di consegna o una ricevuta di
impossibilità di consegna, la fattura si considera emessa e la data di esigibilità coincide
con la data riportata nella fattura (al contrario, una ricevuta di scarto determina che la
fattura non è mai stata emessa e occorre correggere l’errore in essa contenuto e
ritrasmetterla al SdI)
 per il cliente, ogni qual volta il SdI consegna la fattura, la stessa si considera ricevuta e la data a partire dalla quale può essere detratta l’Iva coincide con quella della consegna del documento; nel caso in cui la fattura superasse i controlli ma il SdI non riuscisse a consegnarla per problemi del canale telematico a cui tenta di recapitarla, la data dalla quale può essere detratta l’Iva coincide con quella di “presa visione” (da parte del cliente) della fattura nell’area riservata “Consultazione  Dati rilevanti ai fini IVA” del portale “Fatture e Corrispettivi”.

VADEMECUM PER LA LIQUIDAZIONE
Detrazione Iva a maglie larghe

I contribuenti trimestrali, alla stessa stregua di quelli mensili, potranno includere, nella prossima liquidazione Iva periodica (primo trimestre), l'Iva relativa alle fatture di acquisto riferibili alle operazioni intercorse tra il 1° gennaio scorso e il 31 marzo prossimo, ma ricevute e annotate entro il termine di liquidazione (15/5/2019).

Concludendo, quindi, il contribuente che liquida il tributo trimestralmente, per un acquisto eseguito nel mese di marzo, con relativa fattura emessa il 28 marzo prossimo ma pervenuta il 2 aprile, potrà legittimamente annotare la detta fattura entro il prossimo 15 maggio, scomputando l'Iva esposta nella liquidazione relativa al primo trimestre 2019, da versare il 16 maggio successivo


NOTA CREDITO 

è necessario supportare con documenti la motivazione dell'emissione della nota credito (es. corrispondenza, interventi del legale, documenti che giustificano i difetti sul prodotto ecc. )



fine anno


Detrazione Iva fattura elettronica a cavallo d’anno

 

La L. 205/2017 ha previsto che, a decorrere dal 1.01.2019, è obbligatoria la fattura elettronica emessa:

·   tra soggetti passivi Iva residenti ovvero stabiliti in Italia (operazioni B2B), da inviare attraverso il Sistema di Interscambio (c.d. SDI) gestito dall’Agenzia delle Entrate;

·   nei confronti dei consumatori finali (operazioni B2C), sempre che ricorra l’obbligo di emissione della fattura.

Conseguentemente, per le operazioni/soggetti individuati dall’art. 22 D.P.R. 633/1972 (ad esempio, cessioni di beni effettuate da commercianti al minuto) non vi sarà l’obbligo di emissione della fattura elettronica, se non richiesta dal cliente; in tal caso si continuerà a utilizzare lo scontrino ovvero ricevuta fiscale. Sul punto si evidenzia che l’art. 17 D.L. 119/2018, con decorrenza 1.01.2020, ha sostituito il contenuto dell’articolo 2, c. 1 D. Lgs. 127/2015, prevedendo l’obbligo, per i soggetti di cui al citato art. 22 D.P.R. 633/1972 (commercianti al minuto, ecc.), di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dell’Agenzia delle Entrate dei dati degli incassi giornalieri, facendo venire meno la registrazione dei corrispettivi di cui all’art. 24 D.P.R. 633/1972. Obbligo anticipato, invece, al 1.07.2019 per i contribuenti con volume d’affari superiore ad € 400.000.

 

DETRAZIONE

IVA

FATTURE

PASSIVE

 

Fatture

ricevute

nello stesso

anno

di emissione

 

·     L’art. 14 del D.L. 119/2018 (che ha modificato l’art. 1, c. 1 D.P.R. 23.03.1998, n. 100 avente ad oggetto la disciplina delle liquidazioni periodiche dell’Iva) ha previsto che, a decorrere dal 24.10.2018, è possibile procedere alla detrazione Iva (sempre che ne ricorrano i presupposti) di tutte le fatture (sia analogiche che elettroniche) ricevute e annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (e non come avveniva fino al 23.10.2018, dal momento di ricezione della fattura).

·     Pertanto, il cessionario/committente può retrodatare l’esercizio del diritto alla detrazione al momento di effettuazione dell’operazione, ai sensi dell’art. 6 D.P.R. n. 633/1972 (e non a quello di ricezione della fattura come, invece, previsto fino al 23.10.2018), sempre che la fattura sia ricevuta dallo stesso entro il giorno 15 del mese successivo rispetto al momento di effettuazione dell’operazione.

Esempio

La cessione di merce effettuata a febbraio 2019 per la quale sia ricevuta la fattura da parte del cessionario entro il 15.03.2019 potrà essere detratta ai fini Iva nella liquidazione Iva mensile di febbraio e non in quella di marzo.

 

 

 

 

 

Fatture

ricevute

in anno

diverso

da emissione

 

·     La citata novità normativa si applica esclusivamente per le fatture ricevute nello stesso anno in cui l’operazione si considera effettuata ai sensi dell’art. 6 D.P.R. 633/1972.


 

 

·     Ad oggi l’Agenzia delle Entrate non ha commentato tale novità; pertanto, finchè non vi sarà un chiarimento ufficiale, sembra ragionevole ritenere che le fatt ure ricevute nel 2019, ancorché datate 2018, confluiranno nella liquidazione Iva del mese di ricezione del 2019.

Esempio

Se i beni sono consegnati al cessionario a dicembre 2018 e la fattura è ricevuta dallo stesso il 13.01.2019 la detrazione Iva potrà essere esercitata a decorrere dal mese di gennaio 2019 senza che sia possibile retrodatare la detrazione a dicembre dell’anno 2018.

 

Casi possibili

Fattura di acquisto datata 2018

e ricevuta nel 2019

in formato analogico

Tale fattura potrà essere accettata e dovrà essere registrata nella liquidazione periodica di gennaio 2019 con piena legittimazione alla detrazione della relativa Iva.

Fattura di acquisto datata 2018

e ricevuta nel 2019

in formato XML tramite lo SdI

Tale fattura potrà essere accettata e dovrà essere registrata nella liquidazione periodica di gennaio 2019 con piena legittimazione alla detrazione della relativa Iva.

Fattura di acquisto datata 2018

e ricevuta nel 2018

·       Tale fattura dovrà essere registrata nella liquidazione periodica di dicembre 2018, in quanto dovrà essere detratta nella dichiarazione relativa all’anno del ricevimento.

·       Si ricorda, infatti, che il D.L. 119/2018, convertito nella L. 136/2018, ha previsto, a decorrere dal 24.10.2018, la possibilità di detrarre l’Iva delle fatture, sia analogiche che elettroniche, ricevute ed annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (retroimputazione) e non più al momento di ricezione della fattura, ad eccezione dell’ultima liquidazione periodica dell’anno.

·       La normativa è infatti applicabile esclusivamente per le fatture ricevute nello stesso anno in cui l’operazione si considera effettuata ai sensi dell’art. 6 D.P.R. 633/1972.

·       Da ciò consegue che se il documento dovesse essere registrato nel corso del 2019 (tassativamente entro il 30.04.2019), la relativa Iva non potrà essere detratta nella liquidazione periodica 2019 di registrazione, ma solo in fase di stesura della dichiarazione annuale Iva relativa al 2018.

·       Il chiarimento suddetto completa parzialmente il quadro di questo inizio d’anno caratterizzato dall’implementazione dell’obbligo generalizzato di emissione di fattura in formato elettronico, che deve concludersi con l’emanazione di una circolare ufficiale dell’Agenzia delle Entrate.





Detrazione, conta la ricezione
La questione ruota attorno alle indicazioni che l’agenzia ha fornito in merito ad un quesito diretto a sapere come trattare le fatture d’acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico, bensì cartacee oppure via email. L’Agenzia ha risposto che, ai sensi di legge, l’obbligo di fatturazione elettronica scatta per le fatture emesse dal 1° gennaio 2019, per cui il momento dal quale decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Ne segue che se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal destinatario nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica. In un secondo momento, la risposta è stata integrata con la precisazione che «in definitiva, se la fattura o la nota di variazione riporta una data dell’anno 2018, la fattura potrà non essere elettronica; se la fattura o la nota di variazione riporta una data dell’anno 2019, la fattura dovrà essere elettronica».

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1) fatture per operazioni effettuate nel 2018 ricevute e registrate entro la fine dell’anno; il diritto alla detrazione potrà essere esercitato nella liquidazione di dicembre 2018 (16 gennaio 2019). 
 2) fatture per operazioni effettuate a dicembre 2018 ricevute nel 2019; si potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta solo nel 2019 anche se le fatture sono state ricevute e registrate entro il 15 gennaio, attesa l’esclusione prevista dalla nuova formulazione dell’articolo 1, comma 1, del Dpr 100/1998. Tale nuova impostazione, peraltro, rischia di avere effetti anche sulle liquidazioni Iva dei mesi successivi, in quanto una fattura 2018 ricevuta e registrata ad esempio il 5 marzo 2019 non potrà concorrere a formare la liquidazione Iva di febbraio 2019, bensì il diritto alla detrazione potrà essere esercitato solo con la liquidazione di marzo. 
3) fatture per operazioni effettuate a dicembre 2018 ricevute nello stesso mese, ma registrate nel 2019; il diritto alla detrazione potrà essere esercitato al più tardi nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2018 e si renderà necessaria la predisposizione di un registro Iva sezionale che permetta di escludere queste operazioni dalla liquidazione Iva del mese di registrazione che inevitabilmente sarà il 2019.
AUTOFATTURA
Autofattura Elettronica Denuncia, per regolare lo Splafonamento e omaggi
Le disposizioni in materia di Fattura Elettronica disciplinano soltanto la fattispecie della c.d. Autofattura Denuncia emessa ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del DLgs n 471/97.
Si tratta della fattispecie secondo cui  se il cessionario / committente non riceve la fattura (o la riceve irregolare) deve provvedere all’emissione della stessa (come autofattura) entro 4 mesi dal momento di effettuazione dell’operazione.
Per quest’ipotesi, il Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018, prevede che il documento sia emesso in formato elettronico (XML) utilizzando il codice di tipo documento “TD20“.
Da questo è possibile estendere l’obbligo di emissione dell’Autofattura Elettronica anche alla fattispecie della regolarizzazione dell’avvenuto splafonamento da parte dell’esportatore abituale. Questo posto che con la R.M. n. 16/E del 2017 l’Agenzia ha richiamato la medesima procedura di cui all’articolo 6, comma 8 del DLgs n 471/97.
Come abbiamo già anticipato sopra, nulla viene detto in relazione alle altre ipotesi in cui le disposizioni IVA richiedono l’emissione di un’autofattura (es. autoconsumo, cessione omaggi, estrazione di beni da un deposito IVA).
Per queste ultime fattispecie, c’è solo un riferimento nelle specifiche tecniche del Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018. Quindi, si presume che anche queste tipologie di operazioni debbano essere autofatture da emettere in formato XML.
Anche l’autofattura deve passare dal Sdi
Anche le autofatture devono passare attraverso il sistema di interscambio. In particolare, per quanto riguarda le regolarizzazioni degli inadempimenti dei fornitori ai sensi del citato articolo 6, comma 8, del dlgs 471/97, il punto 6 del provvedimento del 30 aprile 2018 prevede che il cessionario/committente trasmette l’autofattura al Sdi compilando, nel file fattura elettronica, il campo «TipoDocumento» con un codice convenzionale (TD20). Le sezioni anagrafiche del cedente/prestatore e del cessionario/committente devono essere compilate, rispettivamente, con i dati del fornitore e con i propri dati. La trasmissione dell’autofattura al Sdi sostituisce l’obbligo di presentazione dell’autofattura in formato cartaceo all’ufficio competente dell’Agenzia.
Le autofatture emesse per omaggi, passaggi interni ecc., invece, secondo quanto chiarito dall’Agenzia, devono essere trasmesse al Sdi non come autofatture, ma come fatture (tipo documento TD1); i dati del soggetto emittente coincideranno con quelli del soggetto ricevente.
Per quanto riguarda infine l’inversione contabile, l’Agenzia ha precisato che occorre distinguere gli acquisti interni (per esempio, subappalti) dalle operazioni transfrontaliere.
Per gli acquisti interni (SUB APPALTI), l’operatore riceve la fattura elettronica con natura operazione N6 e deve procedere all’integrazione con l’aliquota e con l’imposta, e successivamente alla registrazione. In alternativa a tale procedimento (che invero non si comprende bene come possa effettuarsi), è possibile predisporre un documento informatico da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati dell’integrazione che quelli della fattura, assimilabile all’autofattura perché riporta i dati dell’operatore che esegue l’integrazione sia nel campo cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente. Tale documento può essere inviato al Sdi e, qualora l’operatore usufruisca del servizio di conservazione elettronica dell’Agenzia, sarà portato automaticamente in conservazione. 
Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti da fornitori extra Ue, invece, occorre procedere all’integrazione con le modalità tradizionali (ossia analogiche); l’operazione sarà segnalata attraverso la comunicazione mensile della quale si è detto sopra.


Autofattura per estrazione dei beni da un deposito Iva 
Il Sole 24Ore 10.04.2019 p. 23
• L’Agenzia delle Entrate, con la risposta all’interpello 9.04.2019, n. 104, ha affermato che l’autofattura per estrazione dei beni da un deposito Iva deve essere inviata al sistema d’interscambio solo da parte di operatori residenti o stabiliti e non anche dai soggetti non residenti identificati in Italia.





  LA FATTURAZIONE ELETTRONICA TRA PRIVATI LE RISPOSTE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE AI QUESITI POSTI DAL CONSIGLIO NAZIONALE DEI COMMERCIALISTI 
2.16. Si chiede il corretto comportamento da adottare in caso di estrazione di beni da un deposito Iva per beni di origine intracomunitaria ed extracomunitaria soggetti al meccanismo dell’inversione contabile. L’integrazione/autofattura deve transitare dallo SdI?
Si, il documento che verrà prodotto al momento dell’estrazione dei beni dal deposito dovrà essere trasmesso come FE (tipo documento TD1) al SdI e contenere i dati identificativi dell’operatore residente o stabilito che ha effettuato l’estrazione sia nella sezione del cedente/prestatore che in quella del cessionario/committente. Si ricorda che la FE per l’estrazione della merce dal deposito IVA concorre alla liquidazione periodica dell’IVA.

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Autofattura elettronica            Il Sole 24Ore 14.01.2019 p. 19
• L’autofattura è una fattura a tutti gli effetti e, pertanto, è soggetta agli obblighi introdotti con la fatturazione elettronica dal 1.01.2019. Chi opererà la trasmissione al Sistema di interscambio sarà anche il ricevente,  essendo a lui intestata.
• Un’autofattura di vendita (ad esempio, per omaggi) ai fini contabili dovrà essere annotata nel registro delle vendite.
• Un’autofattura di acquisto (ad esempio, per acquisti da agricoltori esonerati) andrà annotata nel registro  degli acquisti.
• Le fatture relative ai passaggi interni (art. 36 D.P.R. 633/1972), quelle relative agli omaggi,
all’autoconsumo e quelle di cessionari e committenti di agricoltori esonerati, devono essere inviate allo Sdi con il codice TD01.
• Per gli acquisti interni per i quali l’operatore Iva italiano riceve una fattura elettronica con codice natura  “N6” (inversione contabile) l’integrazione della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la  registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25, non necessita di alcun invio allo Sdi.

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dal chiarimento dell’Agenzia si evince quanto segue:

per le operazioni fuori campo Iva non sussiste alcun obbligo di emissione della fattura, ferma restando la possibilità di emetterla (elettronica dal 1° gennaio 2019), inviandola tramite il Sdi ed indicando nel campo “codice natura” quale natura dell’operazione il codice “N2”. Nella prassi, infatti, le aziende preferiscono emettere la fattura anche quando non sussista alcun obbligo, e ciò al fine di standardizzare le procedure amministrative e contabili per la formazione e la registrazione dei documenti;

per le operazioni fuori campo Iva, per le quali sussiste l’obbligo di emissione della fattura (quelle indicate nell’articolo 21, comma 6-bis, D.P.R. 633/1972), il documento continuerà ad essere in formato cartaceo trattandosi di operazioni intercorse con controparti non stabilite nel territorio dello Stato. Tali operazioni dovranno quindi essere riepilogate nel cd. “esterometro“, ferma restando la facoltà di emissione della fattura elettronica nel qual caso il soggetto passivo evita di includere le stesse nella predetta comunicazione.


EMISSIONE DELLA FATTURA ELETTRONICA PER OPERAZIONI TRANSFRONTALIERE  - UE ed EXTRA UE
Per le sole fatture emesse, la comunicazione Esterometro non è dovuta se viene predisposta la fatturazione elettronica.
In tal caso si trasmette al sistema dell’Agenzia delle Entrate l’intera fattura emessa, con apposito formato XML e compilando solo il campo
-“CodiceDestinatario” con un codice convenzionale composto da sette ‘‘ics’’ (‘‘XXXXXXX’’).
-"identificativo fiscale IVA" numero P.IVA comunitaria - soggetto UE
-"identificativo fiscale IVA" codice "OO 99999999999" soggetto EXTRA UE
Così come indicato nelle specifiche tecniche allegate al citato provvedimento.
Nell’ipotesi in cui per le operazioni transfrontaliere si sia in ogni caso proceduto con l’emissione della fattura elettronica oppure sia stata emessa una bolletta doganale, non sussiste l’obbligo di procedere con la trasmissione all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi a tali operazioni.
ESTEROMETRO
obbligatorio per:
- fattura di vendita UE > se fattura elettronica > NO obbligo
- fatture acquisti UE 
- fatture emesse per servizi EXTRA UE se non c'è bolla doganale > se fattura elettronica > NO obbligo
- autofattura per servizi ricevuti da EXTRA UE > se fattura elettronica > NO obbligo
- fattura elettronica a cliente IVA di Livigno o Campione Italia > se fattura elettronica > NO obbligo

INVIO entro l'ultimo giorno del mese successivo a DATA documento emesso o ricevuto, ossia data registrazione ai fini della liquidazione IVA


Esterometro

Per le operazioni con l'estero escluse dall'obbligo di fatturazione elettronica è stato introdotto un nuovo adempimento: l'esterometro.

 Il debutto ufficiale sarà il prossimo 30.04, in relazione ai dati del primo trimestre 2019.

 Con tale adempimento vengono comunicate le fatture emesse verso soggetti comunitari non stabiliti, ma identificati ai fini Iva in Italia, per i quali, in alternativa, non è stata emessa fattura elettronica;
- le fatture ricevute da soggetti comunitari non stabiliti; 
- le fatture emesse per servizi generici verso soggetti extracomunitari per cui non è stata emessa la fattura elettronica e per le quali non c'è una bolletta doganale;
- le autofatture per servizi ricevuti da soggetti extracomunitari; 
- e le autofatture per acquisti di beni provenienti da magazzini italiani di fornitori extraUe. 
Questo nuovo adempimento è stato introdotto per mettere a disposizione dell'Agenzia delle Entrate le informazioni relative alle operazioni attive e passive effettuate con l'estero, con esclusione di quelle già inviate con fatture elettroniche e con bollette doganali.

Per evitare la trasmissione dell'esterometro “operazioni attive”, i soggetti obbligati alla fatturazione elettronica hanno la possibilità di emettere la fattura in modalità elettronica anche nei confronti di cessionari o committenti non residenti privi di una partita Iva italiana. Quindi, per esempio, si deve ritenere possibile fatturare elettronicamente anche le cessioni all'esportazione, le cessioni intracomunitarie, i servizi intracomunitari, le cessioni di immobili ubicati in Italia, a condizione che sia assicurata la possibilità al soggetto non residente di ottenere copia cartacea della fattura ove ne faccia richiesta.

Rimangono confermate le comunicazioni Intrastat per le operazioni con soggetti comunitari. I soggetti obbligati all'esterometro sono gli stessi obbligati all'emissione della fattura elettronica.

Gli esonerati sono i soggetti che rientrano nel regime di vantaggio, i soggetti che applicano il regime forfetario, i produttori agricoli in regime di esonero (art. 34, c. 6 D.P.R. 633/1972), le Asd in regime L. 398/1991, con proventi conseguiti nel periodo d'imposta precedente non superiori ad € 65.000 nell'ambito dell'attività commerciale, e per il solo 2019 i contribuenti soggetti all'invio dei dati fatture al Sistema Tessera Sanitaria.

Le informazioni da fornire all'Agenzia delle Entrate, come per il pensionato spesometro, sono i dati identificativi del cedente/prestatore, i dati identificativi del cessionario/committente; la data del documento, il numero del documento, la data di registrazione (per i soli documenti ricevuti e le relative note di variazione), base imponibile, aliquota Iva applicata e l'imposta ovvero, se l'operazione non comporta l'annotazione dell'imposta nel documento, la tipologia dell'operazione.

Per l'omissione o l'errata trasmissione dell'esterometro è prevista la sanzione amministrativa di 2 euro per ciascuna fattura, comunque entro il limite massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre. 
La sanzione è ridotta alla metà, entro il limite massimo di 500 euro, se la trasmissione è effettuata nei 15 giorni successivi alla scadenza, o se nello stesso termine viene effettuata la trasmissione corretta dei dati.
FATTURAZIONE ELETTRONICA OPERAZIONI CON SAN MARINO

È prevista l’estensione dell’obbligo di fatturazione elettronica anche nei rapporti commerciali
tra Italia e San Marino regolati dal DM 24.12.93.
A tal fine è necessario attendere la modifica del citato DM 24.12.93 e l’emanazione delle
specifiche tecniche da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Esterometro e operazioni con l'estero: quando sì e quando no
Nelle operazioni con l'estero, dove non opera la fattura elettronica il legislatore ha previsto l'esterometro, ossia il nuovo adempimento mensile che, considerata la proroga, dovrà essere gestito per gennaio, febbraio e marzo entro fine aprile 2019. L'art. 1, c. 3-bis D.Lgs. 127/2015 individua “nei soggetti passivi di cui al comma 3”, ossia in quelli tenuti all'obbligo di fatturazione elettronica, i soggetti tenuti alla comunicazione dei “dati relativi alle operazioni di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato”.
Esclusioni soggettive. Considerato il richiamo, sono chiaramente esclusi i minimi, i forfetari, i soggetti che applicano la L. 398/1991 con proventi fino a € 65.000, nonché (come confermato nell'interpello n. 67/2019) i soggetti non stabiliti ancorché identificati in Italia. Letteralmente la norma non dispensa (è opportuno pertanto attendere chiarimenti) nemmeno gli operatori sanitari per i quali vige nel 2019 il divieto di emissione della fattura elettronica (art. 10-bis D.L. 119/2018 e art. 9-bis, c. 2 D.L. 135/2018) né gli agricoltori in regime di esonero (tout court esonerati, invece, dallo spesometro 2018 per effetto dell'art. 11, c. 2-quater D.L. 87/2018).
Operazioni escluse. La norma esclude le operazioni per le quali “è stata emessa una bolletta doganale e quelle per le quali siano state emesse o ricevute fatture elettroniche secondo le modalità del comma 3”. Nessun obbligo quindi (a differenza dello spesometro) per le importazioni e in linea di principio nemmeno per le esportazioni, con l'accortezza però che la norma parla di bolletta “emessa”. Ci si chiede, in sostanza, se possa essere esclusa anche una fattura anticipata (per esempio, incasso di un acconto) a cui segua l'esportazione solo a distanza di mesi. Dubbio assorbito (per chi sceglie di emettere comunque fattura elettronica SdI anche verso i clienti esteri) con l'accorgimento del codice destinatario “XXXXXXX” (oppure “0000000” quando il non stabilito ha partita Iva IT in quanto identificato oppure verso i soggetti di Livigno e Campione d'Italia privi di partita Iva ma dotati di codice fiscale italiano) e ferma consegna della copia cartacea. In tale ipotesi, infatti, il provvedimento dell'Agenzia delle Entrate 30.04.2018 prevede il beneficio dell'esonero dall'esterometro. Esonero che però non è previsto per il ciclo passivo delle forniture dall'estero (es. acquisto intra o autofattura art. 17, c. 2) come precisato nella FAQ n. 36/2011. Esclusione, invece, anche per le fatture elettroniche Otello 2.0 (da settembre 2018) per la disciplina dell'art. 38-quater (consulenza giuridica 8/2019).
Il “driver” è la controparte. Per stabilire quando un'operazione vada o meno inserita, occorre concentrarsi sul luogo di stabilimento della controparte e non tanto sulla natura dell'operazione. Alcuni esempi possono meglio chiarire il concetto:
- sì esterometro (salva fattura elettronica facoltativa) per una cessione intra art. 41 verso un operatore UE;
- sì comunicazione anche nel caso di cessione interna (con Iva italiana) verso il medesimo soggetto, ancorché identificato (ma non stabilito) in Italia;
- sì spesometro per una cessione in Stato extra UE (art. 7-bis) verso un cliente non stabilito; no spesometro, ma obbligo di fatturazione elettronica, se la medesima operazione avviene verso un residente IT.
Infine, si ritiene l'obbligo sussista sempre, anche per le operazioni da e verso San Marino

autofatture per estrazione merci EXTRA UE da depositi italiani è obbligatorio la fattura elettronica
ARCHIVIAZIONE  FATTURE  ELETTRONICHE
Inoltre, è necessario che le fatture elettroniche siano conservate tramite la procedura indicata dall’art. 3 D.M. 17.06.2014, rispettando le norme del Codice Civile, del Codice Dell’Amministrazione Digitale e le relative regole tecniche. Tale processo di conservazione deve concludersi entro 3 mesi dalla scadenza di presentazione delle dichiarazioni dei redditi, con apposizione di un riferimento temporale opponibile ai terzi.

FATTURA ELETTRONICA BODY – DATI GENERALI
<Dati Generali>
DatiBollo (i seguenti elementi vanno valorizzati nei casi in cui
sia prevista l’imposta di bollo)
BolloVirtuale: indica l’assolvimento dell’imposta di
bollo ai sensi del decreto MEF 17 giugno 2014 (bollo
virtuale).
ImportoBollo: importo dell’imposta di bollo.
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• Infine, sulle fatture elettroniche esenti da Iva e di importo superiore a 77,47 euro è dovuta l’imposta di bollo che, ai sensi del D.M. 28.12.2018, deve essere versata trimestralmente, entro il giorno 20 del mese successivo. Sarà l’Agenzia delle Entrate a comunicare l’ammontare dovuto.
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sulle fatture elettroniche non è possibile apporre fisicamente la marca da bollo, per assolvere l’adempimento è necessario effettuare il versamento telematicamente.
Pertanto il cedente/prestatore dovrà valorizzare nel tracciato XML della fattura elettronica l'apposito campo e pagare l'imposta in modalità telematica.
È sufficiente che entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, il contribuente versi in un'unica soluzione, l’ammontare dell’imposta di bollo da assolvere, indicando nel modello F24 l’esercizio di riferimento ed il codice tributo 2501. Sulla fattura elettronica andrà indicata la dicitura “Imposta di bollo assolta virtualmente ai  sensi del DM 17.6.2014”.
il decreto firmato dal ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, per facilitare l’adempimento da parte del contribuente prevede che al termine di ogni trimestre sia l’Agenzia delle Entrate a rendere noto l’ammontare dovuto sulla base dei dati presenti nelle fatture elettroniche inviate attraverso il Sistema di Interscambio.
L’Agenzia quindi metterà a disposizione sul proprio sito un servizio che consenta agli interessati di pagare l’imposta di bollo
- con addebito su conto corrente bancario o postale
- utilizzando il modello F24 predisposto dall’Agenzia stessa.
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Scarto e riemissione della fattura. 

Prima liquidazione Iva mensile post fatturazione elettronica Il Sole 24Ore 18.02.2019 p. 15
• È prevista oggi, 18.02.2019, la scadenza della prima liquidazione Iva mensile a seguito dell’introduzione della fatturazione elettronica. È importante fare attenzione allo scarto della fattura; infatti, la fattura si considera emessa se (e solo se) supera con successo i controlli del Sistema di interscambio, il quale la recapiterà all’indirizzo telematico del destinatario.
• Il sistema Sdi ha tempo 5 giorni per i controlli e per comunicare l’esito al soggetto emittente. In caso di scarto, l’emittente ha, a sua volta altri 5 giorni effettivi, per rimettere la stessa fattura corretta dall’errore. 



Liquidazione Iva, scarti dallo Sdi da monitorare
Attenzione agli invii effettuati a ridosso del termine odierno
Scade oggi il primo appuntamento con la liquidazione periodica Iva mensile post fattura elettronica (il 16 cadeva di sabato). 
Un elemento cui prestare particolare attenzione è il cosiddetto scarto della e-fattura; problema, questo, assente con il vecchio modus operandi della fattura analogica. Per capire quanto la questione sia rilevante, basta pensare che al 31 gennaio, secondo quanto comunicato dalle Entrate, l’incidenza degli scarti per errori di compilazione era il 5,01%, anche se il trend è in calo. 
La fattura si considera regolarmente emessa se (e solo se) supera con successo i controlli del Sistema di interscambio (Sdi), il quale la recapiterà all’indirizzo telematico del destinatario. Lo Sdi ha tempo cinque giorni per i controlli e per comunicare l’esito al soggetto emittente, e in caso di scarto l’emittente ha a sua volta altri cinque giorni effettivi – non lavorativi – per riemettere la stessa fattura corretta dell’errore. Diventa quindi indispensabile monitorare l’esito del controllo, soprattutto per le fatture trasmesse a ridosso del termine odierno.
Facciamo un esempio. Una fattura attiva di gennaio, datata 31 gennaio 2019, viene trasmessa allo Sdi il 12 febbraio, ma viene scartata con ricevuta recapitata domenica 17 febbraio (la festività non posticipa il termine).
A questo punto, il contribuente dovrebbe conteggiare la fattura nella liquidazione Iva tra le vendite di gennaio e ritrasmetterla correttamente entro cinque giorni dallo scarto (in questo caso entro venerdì 22 febbraio). L’importante è che, a prescindere dall’esito della trasmissione, la fattura confluisca comunque nella liquidazione di gennaio, per evitare di incappare nell’omesso versamento. 
Oltretutto, anche se non si accorge dello scarto, il contribuente potrebbe comunque considerare la fattura nella liquidazione corretta, se il gestionale l’ha già contabilizzata relativamente a gennaio. In quest’ultima ipotesi, però, occorre comunque regolarizzare la trasmissione del documento.




In caso di mancato superamento dei controlli bloccanti, la fattura si considera non emessa e viene recapitata entro 5 giorni una «ricevuta di scarto» del file al soggetto trasmittente. Vediamo come ci si deve comportare in questa eventualità, secondo i chiarimenti forniti dall’Agenzia nella circolare n. 13/2018. Anzitutto, qualora la fattura scartata sia già stata registrata, occorre effettuare una variazione contabile valida ai soli fini interni, senza la trasmissione di alcuna nota di variazione al Sdi, onde stornare l’operazione dalla contabilità.
A fronte della mancata emissione della fattura, si rende poi necessario in ogni caso documentare correttamente l’operazione effettuata. Per l’Agenzia, è preferibile che la fattura elettronica sia emessa, ossia nuovamente inviata tramite Sdi entro cinque giorni dalla notifica di scarto, con la data ed il numero del documento originario; qualora ciò non fosse possibile, ferma la necessità di procedere alla corretta liquidazione dell’imposta in ragione del momento di effettuazione dell’operazione, occorre adottare una delle due soluzioni seguenti:
- emissione di una fattura con nuovo numero e data (coerenti con gli ulteriori documenti emessi nel frattempo), per la quale risulti un collegamento alla precedente fattura scartata dal Sdi e successivamente stornata con variazione contabile interna, onde rendere comunque evidente la tempestività della fattura stessa rispetto all’operazione che documenta;
- emissione di una fattura come sopra, ma ricorrendo ad una specifica numerazione che, nel rispetto della progressività, faccia emergere che si tratta di un documento rettificativo del precedente scartato dal Sdi, ricorrendo per esempio a numerazioni tipo «1/R» o «1/S» volte ad identificare le fatture, inserite in un apposito registro sezionale, emesse in data successiva in luogo della n. 1 scartata. Per esempio, a fronte delle fatture n. 1 del 2 gennaio 2019 e n. 50 del 1° marzo 2019 (uniche 2 fatture del contribuente scartate dal Sdi sino a quella data), potranno essere emesse la n. 1/R del 10 gennaio 2019 e la n. 50/R dell’8 marzo 2019, annotate nell’apposito sezionale.

MANCATA  CONSEGNA fattura elettronica
guida Agenzia delle Entrate
Nel caso in cui la casella PEC ovvero il canale telematico FTP o Web Service, dove il
SdI prova a recapitare il file della fattura, non fossero attivi (ad esempio se la casella
PEC è piena ovvero il server del canale telematico è momentaneamente spento), il SdI
– leggendo il numero di partita Iva ovvero il Codice Fiscale del cliente (c.d.
cessionario/committente) all’interno della fattura – mette comunque a disposizione il
duplicato della fattura nell’area riservata di “Consultazione  Dati rilevanti ai fini IVA”
del portale “Fatture e Corrispettivi”.
In tale situazione, il SdI invia al soggetto che ha trasmesso il file una ricevuta di
impossibilità di consegna all’interno della quale è indicata la data di messa a
disposizione del file al cliente.
In questo caso la fattura si considera emessa per il fornitore ma non ancora
definitivamente ricevuta (ai fini fiscali) dal cliente. Per tale motivo, è importante che il
fornitore (cedente/prestatore) avvisi il cliente – per vie diverse dal SdI (ad esempio
tramite email, telefono o altro contatto) – che la fattura elettronica è a sua
disposizione nell’area riservata, in modo tale che quest’ultimo possa consultarla e
scaricarla dalla predetta area: la data di decorrenza della detraibilità dell’Iva, per il
cliente, scatterà dal momento di visualizzazione/scarico della fattura. 




2018 01 07 ITALIA OGGI
Mano leggera nella fase transitoria
Ai sensi dell’art. 10, comma 1, del dl n. 119/2018, integrativo della disciplina sanzionatoria prevista dall’art. 1 del dlgs n. 127/2015, per il primo semestre del 2019 (fino al 30 settembre 2019, per i contribuenti mensili) le sanzioni previste per l’omessa fatturazione:
a) non si applicano se la fattura elettronica è emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell’Iva;
b) si applicano con la riduzione dell’80% a condizione che la fattura elettronica sia emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione dell‘Iva del periodo successivo.
Ipotizzando che un contribuente mensile abbia effettuato un’operazione in data 15 gennaio 2019, si avrà che:
- se la fattura elettronica è trasmessa al Sdi entro il 15 febbraio 2019, non si applica nessuna sanzione
- se la fattura elettronica trasmessa al Sdi fra il 16 febbraio 2019 e il 15 marzo 2019, si applicherà la sanzione ridotta al 20%.
Secondo la relazione illustrativa del dl 119/2018, «le attenuazioni previste dalla norma si applicano anche con riferimento al cessionario/committente che abbia erroneamente detratto l’imposta ovvero non abbia proceduto alla regolarizzazione. In particolare, laddove il cessionario abbia detratto l’imposta in assenza di una fattura elettronica, lo stesso sarà indenne dalle sanzioni se il documento è emesso anche avvalendosi della regolarizzazione disposta dall’articolo 6, comma 8, del dlgs n. 471 del 1997 entro i termini della propria liquidazione periodica; sarà invece soggetto alle sanzioni, seppur in misura ridotta, se la regolarizzazione avviene entro i termini della liquidazione periodica successiva. Resta impregiudicato il ricorso allo strumento del cosiddetto ravvedimento operoso».
Qualora la frequenza delle liquidazioni periodiche adottata dal fornitore non coincida con quella del cliente, ciascuna delle due parti dovrà fare riferimento ai propri termini. Riprendendo l’esempio dell’operazione effettuata il 15 gennaio 2019 ed accompagnata da una fattura cartacea emessa nella stessa data, è da ritenere che, al fine di fruire dell’esimente dalla sanzione:
a) se il fornitore è mensile, mentre il cliente è trimestrale, il primo dovrà trasmettere la fattura al Sdi entro il 15 febbraio; il secondo, per esercitare il diritto alla detrazione nel primo trimestre, dovrà ricevere la fattura elettronica entro il 15 maggio;
b) se il fornitore è trimestrale, mentre il cliente è mensile, il primo dovrà trasmettere la fattura al Sdi entro il 15 maggio; il secondo, per legittimare l’esercizio del diritto alla detrazione con riferimento al mese di gennaio, dovrà trasmettere al Sdi autofattura per regolarizzazione entro il 15 febbraio.

risposte Agenzia delle Entrate


DAL   1  LUGLIO 2019
• Con l’avvento della fattura elettronica e fino al 30.06.2019 le regole di emissione delle fatture
immediate non sono cambiate; pertanto, nel campo “Data” del file Xml deve essere sempre indicata la “data di effettuazione dell’operazione” e non quella di “emissione/trasmissione della fattura allo Sdi”.
• Dal 1.07.2019 sarà possibile indicare nel campo “Data” del file Xml della fattura immediata una data diversa rispetto a quella di “effettuazione dell’operazione”; in tale ipotesi, deve essere riportata nel file Xml anche la data di effettuazione. Le fatture immediate, inoltre, potranno essere datate (predisposte) e inviate (emesse) allo Sdi entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione, indicando nel campo “Data” del file Xml la data di predisposizione della fattura, che potrà variare tra la “data di effettuazione dell’operazione” a quella di invio allo Sdi (comunque, entro 10 giorni dall’operazione)


Regime forfetario con fatturazione cartacea ed elettronica Il Sole 24Ore 25.02.2019 p. 13
• Il contribuente che beneficia del regime forfetario può emettere fatture elettroniche o cartacee, anche
alternando l’una e l’altra modalità, scegliendo di mantenere un’unica numerazione progressiva ed
evitando di istituire dei registri sezionali.
• Per quanto riguarda le fatture passive, il provvedimento 89757/2018 prevede che le fatture Xml (con
codice destinatario “a sette zeri”) nei confronti di un forfettario sono messe a disposizione nella sua area
riservata, di cui è data notizia al cliente anche mediante consegna di copia analogica della fattura. In tal
caso, il cliente conserva tale copia analogica.
• Diverso è il caso in cui il forfettario comunichi al cedente/prestatore una Pec o un codice destinatario,
così come il caso in cui il cessionario/committente abbia registrato il proprio indirizzo telematico alle
Entrate; in tali ipotesi il forfettario intende comportarsi come un “normale” soggetto passivo, ai fini della
ricezione/conservazione elettronica dell’e-fattura.



    

ARTICOLI organizzati cronologicamente

fonte il sole 24 ore , agenzia entrate, ratio, italia oggi, euroconfere
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UN INTERPELLO DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE PRECISA GLI AMBITI DI APPLICAZIONE DELL'E-FATTURA


Senza fattura il fisioterapista


È obbligatoria la fatturazione elettronica tramite il sistema di interscambio per le prestazioni sanitarie fatturate a soggetti diversi dall'utente, per esempio nel caso in cui il professionista esegua la prestazione per conto dello studio medico titolare del rapporto con il paziente. L'interessante precisazione emerge dalla risposta a istanza di interpello n. 78/2019, pubblicata ieri dall'Agenzia delle entrate. Il quesito, volto a ottenere chiarimenti in ordine alla portata dell'esonero temporaneo all'obbligo della fatturazione elettronica, era stato presentato da un fisioterapista che, oltre a svolgere in proprio tale professione sanitaria ausiliaria, è titolare di un ambulatorio autorizzato all'esercizio dell'attività in diverse discipline mediche, diretto da un direttore sanitario. Come ricorda l'agenzia, l'articolo 10-bis del dl n. 119/2018 ha fatto divieto di emettere fattura elettronica ai sensi delle disposizioni del dlgs n. 127/2015 (ossia attraverso il sistema di interscambio), limitatamente all'anno 2019, ai soggetti tenuti all'invio dei dati al sistema tessera sanitaria, con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare al sistema stesso, anche nell'eventualità in cui l'invio non debba concretamente effettuarsi a causa dell'opposizione del cliente. 


Inoltre, l'articolo 9-bis, comma 2, del dl n. 135/2018, aggiunto dalla legge di conversione n. 12/2019, ha dichiarato applicabile le disposizioni del predetto articolo 10-bis anche ai soggetti non tenuti all'invio dei dati al sistema tessera sanitaria, relativamente alle fatture afferenti le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche.


Dalle richiamate disposizioni, spiega quindi l'agenzia, si ricava anzitutto che per l'anno 2019, per le prestazioni sanitarie effettuate nei confronti di persone fisiche, vige il divieto totale di fatturazione elettronica tramite il sistema di interscambio, indipendentemente dal fatto che il soggetto che eroga le prestazioni stesse (persona fisica, società ecc.) - e conseguentemente le fattura agli utenti - sia tenuto o meno all'invio dei relativi dati al sistema tessera sanitaria. In secondo luogo, qualora il soggetto che eroga la prestazione (professionista persona fisica, società ecc.) si avvalga di professionisti terzi che emettono fattura per il servizio nei suoi confronti e non direttamente nei confronti dell'utente, detti professionisti dovranno emettere fattura elettronica tramite il sistema di interscambio, secondo le disposizioni dell'articolo 1, comma 3, del dlgs n. 127/2015, salvo che possano far valere eventuali esoneri da tale obbligo (es. contribuenti che si avvalgono del regime forfetario di cui all'art. 1 della legge n. 190/2014 o del regime di vantaggio di cui al dl n. 98/2011). L'agenzia rammenta infine che, nelle ipotesi di divieto di fatturazione elettronica tramite sistema di interscambio, oppure di esonero da tale fatturazione, resta fermo l'obbligo di documentare la prestazione effettuata tramite fattura analogica o tramite fattura elettronica non veicolata dal sistema di interscambio. 





FATTURA CARBURANTE  NON OBBLIGO  TARGA
Il contenuto di qualsiasi fattura è regolato, in generale, dagli articoli 21 e 21-bis del Decreto
IVA. Tra gli elementi individuati come obbligatori da tali disposizioni, con specifico riferimento
ai carburanti, non figura, ad esempio, la targa o altro estremo identificativo del veicolo al quale
sono destinati (casa costruttrice, modello, ecc.), come invece era previsto per la c.d. “scheda
carburante”. Ne deriva che gli elementi indicati (targa, modello, ecc.) non devono
necessariamente essere riportati nelle fatture elettroniche.
Le suddette informazioni, compresa la targa del veicolo, possono comunque essere inserite nella
fattura elettronica, nel campo altri dati gestionali, come da specifiche tecniche allegate al
Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 (come successivamente integrato),
aggiornate in data 21 dicembre 2018.
L’inserimento delle suddette informazioni può essere legato a finalità, come ad esempio quale
ausilio per la tracciabilità della spesa e per la riconducibilità della stessa ad un determinato
veicolo, in primis ai fini della relativa deducibilità.
A tal proposito si ricorda che dal 1° luglio 2018, ai fini della deducibilità dei costi nonché della
detraibilità Iva relativa all’acquisto di carburante è disposto l’obbligo di eseguire pagamenti
tracciabili indipendentemente dall’ammontare del rifornimento, dal veicolo di riferimento (ivi
inclusi le autovetture, gli autocarri, i trattori stradali, i motoveicoli) in uso esclusivo o promiscuo e
dal soggetto passivo che vi procede (professionista, autotrasportatore, ecc. - vedi Circolare
Agenzia delle entrate n°8/2018 e Circolare n°13/2018).
18/02/2019  
Fattura elettronica e prestazioni sanitarie Art. 9-bis, c. 2
• Ai sensi dell’art. 10-bis D.L. 119/2018, per il periodo d’imposta 2019, i soggetti tenuti all’invio dei dati al
Sistema tessera sanitaria per l’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata non possono
emettere fatture elettroniche, con riferimento alle fatture i cui dati sono oggetto dell’obbligo di invio.
• Il divieto si applica anche a coloro che non sono tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, con
riferimento alle fatture relative alle prestazioni sanitarie effettuate nei confronti delle persone fisiche.
17 Gennaio 2019
Autofattura elettronica con differenti modalità
Le autofatture elettroniche devono essere emesse con il codice identificativo ordinario (TD01), ad eccezione di quelle emesse per regolarizzare la mancata ricezione della fattura da parte del fornitore, per le quali è necessario indicare il codice TD20.
È quanto emerge dall’incontro con l’Agenzia delle entrate organizzato con il Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti in cui sono stati forniti ulteriori chiarimenti in materia di fatturazione elettronica.
Uno dei temi più “caldi”, che nei mesi scorsi sono stati oggetto di dibattito tra gli operatori e gli esperti, hanno riguardato la gestione delle inversioni contabili, che in ambito Iva possono tradursi nell’obbligo di emissione di un’autofattura o nell’integrazione della fattura emessa da parte del fornitore.
Rientrano nel primo “gruppo” tipicamente tutte le operazioni riferite all’uscita dei beni dalla sfera d’impresa o professionale, quali l’autoconsumo, l’assegnazione ai soci e la destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.
A tali operazioni si aggiungono quelle riferite agli omaggi (di beni propri dell’attività d’impresa e di quelli estranei ma di valore unitario superiore ad euro 50), nonché le estrazioni dei beni dai depositi Iva.
In relazione a tutte queste ipotesi di autofattura, l’Agenzia ha precisato che il documento in formato Xml deve essere emesso con lo stesso codice utilizzato per le operazioni ordinarie (TD01).
Tale precisazione deriva dalla circostanza che l’unica autofattura “speciale” disciplinata nella normativa in materia di fattura elettronica riguarda quella emessa a norma dell’articolo 6, comma 8, D.Lgs. 471/1997, riferita alla mancata ricezione della fattura da parte del fornitore entro 4 mesi dall’effettuazione dell’operazione.
Unicamente in tale ipotesi deve essere utilizzato il codice TD20 per l’invio dell’autofattura tramite Sdi, il quale sostituisce anche il precedente obbligo di consegna della copia dell’autofattura all’Agenzia delle entrate.
Per quanto riguarda le autofatture emesse in qualità di debitore del tributo a seguito di acquisti di beni e servizi, rilevanti territorialmente in Italia, presso soggetti passivi stabiliti in altri Stati (anche se identificati in Italia), ai sensi dell’articolo 17, comma 2, D.P.R. 633/1972, non si pone alcun obbligo di emissione in formato elettronico trattandosi di operazioni effettuate con controparti non stabilite ai fini Iva in Italia.
Per tali acquisti l’autofattura rimane quindi in formato cartaceo e le operazioni devono essere indicate nel cd. “esterometro” con cadenza mensile unitamente alle altre operazioni con l’estero.
Relativamente alle operazioni rientranti nel secondo “gruppo” in precedenza indicato, ossia alle inversioni contabili con integrazione della fattura del fornitore, l’Agenzia aveva già precisato che, in luogo dell’ordinaria integrazione, è possibile emettere un’autofattura in formato elettronico al fine di assolvere il tributo da parte del cessionario o committente soggetto passivo.
Anche per tali operazioni, precisa ora l’Agenzia, si deve utilizzare il codice identificativo ordinario (TD01) già previsto più in generale per le autofatture del primo “gruppo”.
Infine, anche per le integrazioni richieste dalla normativa sugli acquisti intracomunitari di beni (di cui all’articolo 39 D.L. 331/1993), nonché per i servizi acquisiti presso soggetti passivi in altro Stato Ue, rilevanti territorialmente ai fini Iva in Italia, l’integrazione avviene nelle tradizionali modalità cartacee trattandosi di operazioni intercorse con soggetti non stabiliti ai fini Iva in Italia (e da includersi nell’esterometro).
REVERSE CHARGE
Per le fatture elettroniche in reverse charge, l'autofattura deve essere elettronica?


Si ritiene che il gentile lettore faccia riferimento al reverse charge interno ex art 17 dpr 633/72. 

In relazione alla corretta gestione del reverse interno, si fa presente che l'autofattura costituisce modalità alternativa all'integrazione della fattura con l'aliquota e l'imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del dpr 633/72.


Qualora il contribuente scelga l'utilizzo dell'autofattura, dovrà inviarla elettronicamente indicando come codice il TD01.



REVERSE CHANGE E INTRA

Per quanto riguarda la registrazione di fatture di acquisto in reverse change ex art.17 ove c'è l'obbligo di autofattura, quest'ultima deve essere elettronica e quindi inviata allo Sdi? Vale lo stesso anche per le fatture di acquisto Intra?


Come fare per adempiere al reverse charge interno, integrazione-autofatturazione, dopo la ricezione di una fattura elettronica e quali sono le implicazione con i registri Iva? 


In merito alla corretta gestione del reverse charge interno va precisato, come anche indicato dall'Agenzia delle entrate nelle Faq, che l'utilizzo dell'autofattura rappresenta una modalità alternativa all'integrazione della fattura con l'aliquota e l'imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del dpr 633/72. Visto quanto indicato dall'Agenzia stessa, essendo l'autofattura alternativa alla doppia registrazione in registro acquisti/vendite, si ritiene siano adempiuti correttamente gli obblighi di legge procedendo anche unicamente alla doppia registrazione contabile ai sensi degli articoli 23 e 25 del dpr 633/72.


Qualora invece il contribuente scelga l'utilizzo dell'autofattura, dovrà inviarla elettronicamente allo Sdi indicando come codice il TD01.

Per gli acquisti comunitari ed extracomunitari invece nulla cambia ed oltre agli obblighi relativi ad integrazione e doppia registrazione in registro acquisti/vendite, l'operatore Iva residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l'adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d'acquisto ai sensi dell'art. 1, comma 3bis, del dlgs. n. 127/15 (esterometro).

E-FATTURA, CESSIONI 


PERIODICHE SENZA DDT


Caso: cessione di latte crudo franco stalla, ritirato dal caseificio (non cooperativa) compilando un registro delle consegne e non Ddt. Il prezzo del latte varia in base alla qualità e alcuni parametri (grasso, proteine...) verificati con analisi a sorpresa durante il mese mentre i litri totali del mese potranno essere verificati correttamente solo a consuntivo (a causa di scostamenti dei litri effettivi rispetto ai litri annotati nel registro consegne dovuti al prelievo dal frigo dell'allevatore al camion del caseificio, altri dovuti al calo fisiologico per caldo/freddo, altri dovuti allo scarico dal camion al caseificio). Considerati questi presupposti, fino al 2018, il caseificio inviava all'allevatore i dati per la fatturazione a mezzo fac-simile di fattura (con prezzo e litri definitivi) entro una settimana dalla fine del mese di consegna. L'allevatore emetteva fattura datata ultimo giorno del mese di consegna. Si chiede se, a seguito dell'introduzione della fattura elettronica, tale modalità sia corretta: emissione di fattura da parte dell'allevatore entro circa una settimana dalla fine del mese con data indicata in fattura pari all'ultimo giorno del mese. La fattura elettronica verrebbe quindi inviata al Sdi entro circa una settimana dalla fine del mese di consegna. Questo in quanto non è materialmente possibile per l'allevatore conoscere i corretti dati di fatturazione l'ultimo giorno del mese (in quanto variabili, come precisato sopra). 



Risponde Giuliano Mandolesi


Secondo quanto disposto dall'art 73 lettera b) del dpr 633/72 e dal correlato decreto ministeriale del 15/11/1975 per le cessioni di beni il cui prezzo, in base a disposizioni legislative, usi commerciali, accordi economici collettivi o clausole contrattuali, è commisurato ad elementi non ancora conosciuti alla data di effettuazione dell'operazione la fattura può essere emessa entro il mese successivo a quello in cui i suddetti elementi sono noti o il prezzo è stato comunque determinato. Per queste tipologie di cessioni, effettuate tra le stesse parti, può essere emessa una sola fattura.


Restano ferme le disposizioni degli articoli 6 e 21 del dpr 633/72 e successive modifiche e integrazioni qualora anteriormente alla determinazione del prezzo siano emesse fatture ovvero siano eseguiti pagamenti, anche parziali, dei corrispettivi (ovvero va emessa fattura elettronica per l'importo ricevuto). Tuttavia per i pagamenti anche parziali effettuati nei confronti di uno stesso produttore agricolo nel corso di un mese, può essere emessa, entro il mese successivo, una sola fattura.


Queste tipologie di cessioni inoltre devono risultare da annotazioni nei libri o registri previsti dall'art. 53, terzo comma, del dpr 633/72, ovvero dai documenti di trasporto o dagli altri idonei documenti di cui all'art. 21, quarto comma.


In alternativa risulta comunque utilizzabile la fattura differita ai sensi dell'art 21 c.4 del dpr 633/72.



ESTEROMETRO


Se decidiamo di far transitare le fatture emesse verso l'estero tramite Sdi, per evitare l'esterometro, come ci dobbiamo comportare per le fatture emesse verso paesi extra- Cee (esempio la Svizzera)? Ossia il Cap e l'identificativo fiscale/Partita Iva come vanno indicati?



Risponde Giuliano Mandolesi


Secondo quanto indicato nel provvedimento dell'agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti nel territorio dello Stato, gli operatori Iva residenti trasmettono le seguenti informazioni secondo il tracciato e le regole di compilazione previste dalle specifiche tecniche allegate al presente provvedimento: i dati identificativi del cedente/prestatore, i dati identificativi del cessionario/committente, la data del documento comprovante l'operazione, la data di registrazione (per i soli documenti ricevuti e le relative note di variazione), il numero del documento, la base imponibile, l'aliquota Iva applicata e l'imposta ovvero, ove l'operazione non comporti l'annotazione dell'imposta nel documento, la tipologia dell'operazione. Per le sole fatture emesse, le comunicazioni di cui sopra, possono essere eseguite trasmettendo al sistema dell'Agenzia delle entrate l'intera fattura emessa… compilando solo il campo «CodiceDestinatario» con un codice convenzionale (XXXXXXX) indicato nelle specifiche tecniche allegate al presente provvedimento.



E-FATTURA E ACQUISTO 


CARBURANTE


Se ci si reca presso lo stesso distributore di carburante più volte nello stesso mese e si paga con carta di credito normale (non carta di pagamento della compagnia petrolifera) il distributore dovrebbe fare ogni volta una fattura elettronica; non è possibile invece avere una unica fattura riepilogativa mensile?



Risponde Giuliano Mandolesi


La soluzione prospetta ovvero quella della fattura riepilogativa mensile è possibile attraverso l'utilizzo della fattura differita ex art 21 c.4 lettera a) dpr 633/72 secondo cui «per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulta da documento di trasporto o da altro documento idoneo a identificare i soggetti tra i quali è effettuata l'operazione (...) nonché per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, può essere emessa una sola fattura, recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime».


Come indicato dall'Agenzia delle entrate nella Faq n. 21 del 27 novembre 2018, l'introduzione dell'obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all'articolo 21, comma 4, del dpr n. 633/72 e quindi è possibile l'emissione di una fattura elettronica «differita». Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d'esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l'operatore Iva residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica «differita» il 10 febbraio 2019 avendo cura di: 


- emettere al momento della cessione (20 gennaio), un Ddt o altro documento equipollente (con le caratteristiche stabilite dal dpr n. 472/96) che accompagni la merce; 


- datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019, indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data); 


- far concorrere l'Iva alla liquidazione del mese di gennaio. 



FATTURA ELETTRONICA 


A PRIVATO


Un artigiano che deve consegnare la copia cartacea della fattura elettronica al privato può emetterla sui moduli fatture prestampati in duplice copia utilizzati fino al 2018 e in seguito trasmetterla elettronicamente?



Risponde Giuliano Mandolesi


Secondo quanto disposto dall'art 1 del dlgs 127/2015 e nelle faq dell'Agenzia delle entrate «l'operatore Iva residente o stabilito è obbligato ad emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i consumatori finali (B2C) e a consegnare agli stessi una copia della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico, salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia». Dall'analisi di quanto indicato dunque la «copia cartacea» non può essere emessa sui moduli prestampati utilizzati fino al 2018 poiché il formato analogico-cartaceo deve essere il clone di quello elettronico inviato allo Sdi. 


italia oggi 5/2/2019   SCARTO - 

DATA PRESA VISIONE = DATA CONSEGNA

Il rischio non preventivato, è dunque quello che proprio in questi giorni, il momento di invio e quello del «responso» del sistema di interscambio possano dilatarsi ben oltre i 5 giorni che in caso di scarto e nuovo reinvio rischierebbero di arrivare anche a ben oltre i 10 giorni.

Nelle altre faq viene anche ribadito il comportamento da tenersi in caso di invio di fattura e notifica da parte dello Sdi di «impossibilità di recapito».

Come specificato, «In tutti questi casi il Sdi comunica la fattura all'Agenzia delle entrate che la deposita nell'Area Fatture e Corrispettivi e a seguire invia al mittente via Pec o per il tramite di un Provider accreditato la ricevuta di «impossibilità di recapito» (suffisso _MC).

Il soggetto mittente che riceve un esito di «impossibilità di recapito» è tenuto a comunicare, per vie diverse dal Sdi, al cessionario/committente che l'originale della fattura è disponibile nella sua Area riservata del sito Fatture e Corrispettivi dell'Agenzia delle entrate, a tal fine può anche inviare una copia analogica/informatica (es. documento pdf di cortesia) della fattura elettronica». Inoltre, relativamente alla momento in cui è possibile detrarre l'imposta per l'acquirente, nella faq viene indicato che «il cessionario/committente ai fini della detraibilità dell'imposta della fattura di acquisto non recapitata dal Sdi è tenuto ad accedere all'area riservata del sito Fatture e Corrispettivi per prendere visione della fattura, in tal modo viene memorizzata la data di presa visione come data di consegna»




21 01 2019 
Gli obblighi dei commercianti
Il passaggio alla fatturazione elettronica impatta anche sull’obbligo, per i commercianti al dettaglio e per i soggetti a questi assimilati, di certificare gli incassi mediante il rilascio di scontrino o ricevuta fiscale. Sorge infatti il problema della certificazione nell’ipotesi in cui non fosse possibile rilasciare immediatamente una copia cartacea della fattura. Anche su questa questione, già trattata da ItaliaOggi in seguito alle domande dei lettori, l’Agenzia delle entrate ha indicato una via d’uscita. Ma andiamo con ordine.
I soggetti non obbligati all’emissione della fattura sono tenuti a certificare i corrispettivi all’atto dell’ultimazione dell’operazione mediante rilascio di scontrino fiscale o di ricevuta fiscale. Tale adempimento, che sarà superato quando entrerà in vigore l’obbligo della trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri ai sensi dell’art. 2 del dlgs n. 127/2015, non è necessario, secondo quanto prevede il comma 2 dell’art. 3 del dpr n. 696/1996, nel caso in cui sia emessa «la fattura di cui all’art. 21, primo comma» del dpr n. 633/72. A tale proposito, nella circolare 4 aprile 1997, n. 97, è stato precisato che la citata disposizione esclude il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale «solo nell’ipotesi in cui per la stessa operazione venga rilasciata la fattura ordinaria contestualmente alla consegna del bene o all’ultimazione della prestazione. Ciò nella considerazione che qualora non si desse luogo all’emissione contestuale della fattura, verrebbe meno qualsiasi possibilità di controllo immediato in ordine soprattutto alle operazioni poste in essere dai soggetti di cui all’art. 22 del dpr n. 633 del 1972». Nella recentissima risposta a interpello n. 7/2019, l’Agenzia delle entrate ha sostanzialmente confermato che il quadro sopra delineato non è stato modificato dall’avvento della fatturazione elettronica.
Ciò premesso, all’Agenzia è stato posto un quesito che, seppure sotto una diversa prospettiva, riguarda la questione. È stato infatti chiesto come debba comportarsi un soggetto tenuto alla certificazione dei corrispettivi quando il cliente chiede la fattura, considerato che questa, nei primi sei mesi del 2019, può essere trasmessa al Sdi entro il termine per la liquidazione periodica; in particolare, è stato chiesto cosa debba essere rilasciato al cliente al momento dell’ultimazione dell’operazione.
Secondo le articolate indicazioni fornite dall’Agenzia nella risposta, l’esercente potrà alternativamente:
a) in caso di fattura differita, emettere una ricevuta fiscale o uno scontrino fiscale da utilizzare come documenti idonei per l’emissione di una fattura differita. In tal caso, l’ammontare dei corrispettivi oggetto di fatturazione differita va scorporato dal totale giornaliero dei corrispettivi;
b) in caso di fattura immediata, trasmettere al Sdi entro i termini della liquidazione periodica la fattura recante l’indicazione della data di effettuazione dell’operazione e rilasciare al cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, apposita «quietanza» (ex art. 1199 del c.c.) che assume rilevanza solo commerciale e non fiscale.
In luogo della quietanza può essere rilasciata una stampa della fattura ovvero della ricevuta del Pos (pagamento elettronico). Resta ferma la possibilità di rilascio dello scontrino/ricevuta fiscale (o del c.d. «documento commerciale» nel caso l’esercente effettui la memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi mediante registratore telematico ai sensi dell’art. 2 del dlgs n. 127/15).
L’emissione di una quietanza sarà valida anche nelle operazioni tra un fornitore obbligato ad emettere solo fatture e un altro operatore Iva.
Qualora il cliente sia un consumatore finale, l’esercente dovrà comunque mettere a disposizione della controparte, al momento dell’emissione della fattura elettronica, una copia analogica o elettronica della fattura, salvo che il cliente non vi rinunci. Quando le fatture elettroniche sono precedute dall’emissione di scontrino o ricevuta fiscale (o da un «documento commerciale»), nella fattura vanno riportati gli estremi identificativi dello scontrino/ricevuta.
In aggiunta alle indicazioni fornite dall’Agenzia, va osservato che laddove non fosse possibile rilasciare né la fattura immediata, né la quietanza o la ricevuta del Pos (per esempio perché il cliente non ha pagato il corrispettivo), l’obbligo di certificazione potrebbe essere assolto, nelle cessioni di beni, anche rilasciando all’atto della consegna dei beni un documento di trasporto integrato con il prezzo della cessione. Tale documento, ai sensi dell’art. 2, comma 1, lett. d), del dpr n. 696/96, è valido sia agli effetti della certificazione fiscale che ai fini della fatturazione differita (si veda in tal senso la già citata circolare n. 97/1997). 
21 01 2019
RISPOSTE E INDICAZIONI DELLE ENTRATE PER CHIARIRE LA DEMATERIALIZZAZIONE OBBLIGATORIA Una bussola per orientarsi tra data di e-fatture e incassi
Dall’Agenzia delle entrate raffica di chiarimenti sulla fatturazione elettronica. Non si contano più le risposte ai dubbi dei contribuenti e degli operatori professionali alle prese con la dematerializzazione obbligatoria della fattura scattata il 1° gennaio scorso, che sta impegnando molto seriamente l’amministrazione finanziaria, le imprese e i consulenti. Alle faq pubblicate sul sito dell’Agenzia il 27 novembre, il 21 dicembre e l’11 gennaio, si sono aggiunte le numerose indicazioni fornite in occasione di un forum sul tema tenutosi il 15 gennaio: una quantità notevole di informazioni, che saranno probabilmente sistematizzate e ufficializzate in una circolare e, nel frattempo, rappresentano una preziosa bussola per orientarsi in un terreno completamente nuovo. In questa fase, peraltro, le incertezze non riguardano solamente, come era prevedibile, gli aspetti tecnico-procedurali, ma anche questioni interpretative in materia di Iva, per esempio relativamente al corretto adempimento della fatturazione, ai cosiddetti obblighi strumentali, all’esercizio del diritto di detrazione, alla liquidazione dell’imposta. In queste pagine proponiamo una sintesi delle risposte di più comune interesse, alcune delle quali stimolano qualche osservazione.
La data della fattura. In occasione del forum sulla fatturazione elettronica organizzato da ItaliaOggi il 15 novembre 2018, la questione della data della fattura è stata tra quelle più gettonate nelle domande dei lettori, come attestano le molte risposte pubblicate nei giorni successivi.
Ad alimentare i dubbi ha contribuito la tesi secondo cui la data da indicare nel file della fattura elettronica quale «data della fattura» avrebbe dovuto essere quella dell’effettiva trasmissione del documento al sistema di interscambio. Questa soluzione, fondata essenzialmente sulla considerazione che, secondo legge, la fattura si considera emessa con la consegna, spedizione o trasmissione, non era tuttavia né sostenibile né praticabile, per i motivi più volte illustrati su queste pagine. Anche l’Agenzia delle entrate ha ora confermato che la data della fattura c.d. immediata, che in base alla norma tuttora applicabile deve essere emessa entro le ore 24 del giorno di effettuazione dell’operazione, coincide appunto con la data di effettuazione operazione; in caso di fattura differita, aggiunge l’Agenzia, la data della fattura è invece quella di emissione della fattura elettronica, poiché all’interno della fattura sono riportati i dati dei documenti di trasporto che identificano il momento di effettuazione dell’operazione (con riferimento al quale deve essere liquidata l’Iva).
Al riguardo, sembra di poter osservare anzitutto che anche nell’ipotesi di fattura differita non è detto che la data di emissione coincida con la data in cui l’emissione viene perfezionata, ossia la trasmissione al Sdi; è infatti possibile, per esempio, che la fattura emessa (e datata) il 10 febbraio 2019 per le cessioni di gennaio sia trasmessa al Sdi, anche per ragioni tecniche, in un giorno successivo, senza che ciò implichi tardività della fatturazione purché la trasmissione avvenga entro il giorno 15 (o addirittura successivamente qualora la fattura trasmessa il giorno 15 sia scartata dal Sdi e ritrasmessa entro cinque giorni). Ovviamente resta fermo l’obbligo di computare l’imposta a debito nella liquidazione relativa al mese di gennaio.
In secondo luogo, a decorrere dal 1° luglio 2019 si renderà applicabile il nuovo testo dell’art. 21, comma 4, come modificato dall’art. 11 del dl n. 119/2018, il quale introduce finalmente un termine dilatorio per l’emissione della fattura immediata, stabilendo che la fattura va emessa entro dieci giorni da quello di effettuazione dell’operazione, con l’obbligo però di specificare nella fattura la data di effettuazione dell’operazione se non coincidente con la data della fattura.
Da queste novità si evince che, dal 1° luglio prossimo, la fattura potrà riportare una data compresa nell’intervallo temporale tra il giorno di effettuazione (X) e i dieci giorni successivi (X+10), con l’obbligo di indicare nel documento la data di effettuazione dell’operazione (X) se non coincidente con la data della fattura (per esempio, X+5). Si osserva, incidentalmente, che il tracciato della fattura elettronica, attualmente, non prevede uno specifico campo per l’indicazione del giorno di effettuazione dell’operazione (quando diverso dalla data della fattura), che pertanto può essere indicato soltanto nei campi liberi. Tuttavia, nell’ottica di un controllo più puntuale della corretta liquidazione dell’imposta, nonché nella prospettiva della predisposizione della comunicazione delle liquidazioni periodiche a cura dell’Agenzia delle entrate, come previsto dall’art. 4 del dlgs n. 127/2015, come modificato dal dl 119/2018, sembrerebbe necessario implementare il tracciato inserendo un apposito campo destinato all’indicazione del giorno di effettuazione dell’operazione.
Disposizioni transitorie. L’art. 10, comma 1, del dl n. 119/2018, integrando la disciplina sanzionatoria prevista dall’art. 1 del dlgs n. 127/2015, prevede che per il primo semestre del 2019 (fino al 30 settembre 2019, per i contribuenti mensili) le sanzioni previste per l’omessa fatturazione:
a) non si applicano se la fattura elettronica è emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell’Iva;
b) si applicano con la riduzione dell’80% a condizione che la fattura elettronica sia emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione dell‘Iva del periodo successivo.
La relazione illustrativa del dl puntualizza che «le attenuazioni previste dalla norma si applicano anche con riferimento al cessionario/committente che abbia erroneamente detratto l’imposta ovvero non abbia proceduto alla regolarizzazione. In particolare, laddove il cessionario abbia detratto l’imposta in assenza di una fattura elettronica, lo stesso sarà indenne dalle sanzioni se il documento è emesso anche avvalendosi della regolarizzazione disposta dall’articolo 6, comma 8, del dlgs n. 471 del 1997 entro i termini della propria liquidazione periodica; sarà invece soggetto alle sanzioni, seppur in misura ridotta, se la regolarizzazione avviene entro i termini della liquidazione periodica successiva. Resta impregiudicato il ricorso allo strumento del cosiddetto ravvedimento operoso».
Sulla base di questa disposizione, l’Agenzia ha ritenuto quindi corretta la seguente ipotesi di inapplicabilità della sanzione: incasso del corrispettivo il 20 gennaio 2019, trasmissione della fattura entro il 15 febbraio 2019 con data documento 20 gennaio, registrazione della fattura con competenza gennaio, versamento dell’Iva il 16 febbraio.
Decorrenza dell’obbligo della fattura elettronica. Secondo la norma di legge, l’obbligo della fatturazione elettronica decorre per le fatture emesse dal 1° gennaio 2019. L’Agenzia ha pertanto osservato che il momento dal quale decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione del documento: se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal destinatario nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica. In definitiva, conclude la risposta dell’Agenzia, «se la fattura o la nota di variazione riporta una data dell’anno 2018, la fattura potrà non essere elettronica; se la fattura o la nota di variazione riporta una data dell’anno 2019, la fattura dovrà essere elettronica». A miglior chiarimento, nel corso di un recente forum, l’Agenzia ha ribadito che le fatture datate 2018 possono essere analogiche, anche nel caso in cui siano state inviate con mezzi tracciabili (es. Pec) nel 2019, precisando tuttavia che, per quanto riguarda il diritto alla detrazione spettante al cessionario/committente, questi, se riceve la fattura a gennaio 2019, potrà esercitare il diritto alla detrazione nella liquidazione relativa a tale mese.
Caso
L’istante chiede se la fattura a richiesta del cliente (che definisce “fattura con scontrino”) debba essere necessariamente elettronica, considerata: - la previsione contenuta nell’art. 22 del Dpr n. 633/1972 che, in determinate situazioni, consente di non emettere fattura se non a richiesta del cliente; - l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica dal 1.01.2019.
Risposta    
Pur in assenza di una specifica indicazione sul punto, sembra potersi desumere che l’istante sia un soggetto che svolge attività di commercio al minuto e assimilate. In riferimento a tali soggetti e attività l’art. 22 del decreto Iva prevede che “L’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione: [...]”. In assenza di fattura, i corrispettivi, per i quali “sussiste l’obbligo di certificazione fiscale stabilito dall’art. 12, c. 1 della legge 30.12.991, n. 413, possono essere documentati, indipendentemente dall’esercizio di apposita opzione, mediante il rilascio della ricevuta fiscale ovvero dello scontrino fiscale”.
Inoltre, lo scontrino fiscale, emesso all’atto della consegna o, se anteriore, del pagamento del corrispettivo e la ricevuta fiscale, avente le caratteristiche indicate al primo comma, può essere utilizzato come documento idoneo ai fini dell’osservanza della disposizione contenuta nell’art. 21, c. 4, terzo periodo, lett. a) del Dpr n. 633/1972.
La C.M. n. 97 del 4.04.1997 aveva precisato che: a) avendo la fattura di cui all’art. 21, c. 1 del decreto Iva funzione sostitutiva dei due documenti fiscali richiamati (scontrino oppure ricevuta fiscale) nei casi in cui ne è prescritta l’emissione, è escluso il rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale solo nell’ipotesi in cui per la stessa operazione sia rilasciata la fattura ordinaria contestualmente alla consegna del bene o all’ultimazione della prestazione. Ciò nella considerazione che qualora non si desse luogo all’emissione contestuale della fattura, verrebbe meno qualsiasi possibilità di controllo immediato in ordine soprattutto alle operazioni poste in essere dai soggetti di cui all’art. 22 del Dpr n. 633/1972; b) l’operatore economico che intende avvalersi della fatturazione differita potrà utilizzare, in luogo del documento di trasporto o degli altri documenti similari innanzi menzionati, sia lo scontrino fiscale integrato sia la ricevuta fiscale integrata. Va da sé che, in tal caso, come, peraltro, già previsto con la C.M. n. 249 dell’11.10.1996, l’ammontare dei corrispettivi certificati da scontrino fiscale e oggetto di fatturazione differita, devono essere scorporati dal totale giornaliero. In caso di emissione di ricevuta fiscale per corrispettivi oggetto di fatturazione differita, gli stessi potranno essere tenuti distinti nel registro dei corrispettivi, ai fini della loro esclusione dalle liquidazioni periodiche, in quanto i medesimi concorreranno alle liquidazioni relative alle corrispondenti fatture differite. Le precisazioni richiamate non risultano superate dalla legge 27.12.2017, n. 205, la quale, all’art. 1, commi 909 e ss., ha introdotto un obbligo generalizzato di fatturazione elettronica a decorrere dal 1.01.2019. Infatti, come evidenziato in molteplici occasioni durante l’evoluzione normativa sfociata nel citato obbligo generalizzato (risoluzioni nn. 88/E del 19.10.2015 e 98/E del 25.11.2015, nonché, da ultimo, la circolare n.13/E del 2.07.2018), la disciplina in materia di fattura elettronica non ha creato una categoria sostanziale nuova o diversa dalla fattura “ordinaria”, con la conseguenza che, pur nel limite della compatibilità con gli elementi che la caratterizzano, continuano ad applicarsi le regole e i relativi chiarimenti precedenti con riferimento generale alla fatturazione. In questo senso, peraltro, vanno anche le istruzioni contenute nelle specifiche tecniche, di cui all’allegato A al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 30.04.2018, prot. n. 89757/2018, laddove, nelle ipotesi di fatture elettroniche precedute da scontrino, si prevede la compilazione del blocco informativo “AltriDatiGestionali” con specifiche informazioni (quali, ad esempio, per il “RiferimentoTesto” «l’identificativo alfanumerico dello scontrino»). Alla luce di quanto sopra, fatta salva l’ipotesi di esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica, deve escludersi che, dal 1.01.2019, la c.d. “fattura con scontrino” citata dall’istante possa avere forma analogica (risposta n. 7 del 16.01.2019).
File cancellati dopo 30 giorni
Cancellati i file delle fatture elettroniche trascorsi trenta giorni dalla scadenza del periodo di consultazione, in caso di adesione al servizio offerto dall’Agenzia delle entrate. In assenza di detta adesione, e in presenza di soggetti passivi Iva o enti non titolari di partita Iva, non qualificabili come consumatori finali, l’agenzia memorizza e rende consultabile e acquisibile il file («XML») solo fino all’avvenuto recapito, mentre in presenza di consumatori finali, non rende consultabile alcun dato concernente le fatture elettroniche ricevute.
Queste le indicazioni fornite dall’Agenzia delle entrate in alcuni recenti provvedimenti, dopo l’intervento del Garante della privacy (in particolare, con il recente provvedimento 21/12/2018 n. 524526).
Preliminarmente, si ricorda che le fatture elettroniche devono essere conservate in modalità elettronica, ai sensi del comma 3, dell’art. 39 del dpr 633/1972 e del dlgs 82/2005.
Il processo di conservazione elettronica (o sostitutiva) termina con l’apposizione di un riferimento temporale opponibile a terzi sul pacchetto di archiviazione, ai sensi del comma 2, dell’art. 3 del dm 17/06/2014 e deve concludersi entro tre mesi dalla scadenza prevista per la presentazione della relativa dichiarazione dei redditi annuale. Sul punto, nell’ambito della piattaforma «Fatture e Corrispettivi», l’Agenzia ha messo a disposizione un servizio gratuito che garantisce la conservazione elettronica delle fatture, ai sensi del citato dm 17/06/2014, previa sottoscrizione di un accordo di servizio da parte del soggetto passivo Iva. Con un recente provvedimento (n. 481/2018), però, il Garante della privacy ha mosso una serie di rilievi al processo di fatturazione elettronica evidenziando, tra l’altro, che il Sistema di interscambio (SdI) non si limita alla funzione di «postino» (un po’ curioso, per la verità) dell’e-fattura, ma proceda con l’archiviazione di tutti i dati contenuti nel documento, compresi quelli la cui indicazione non è ritenuta necessaria ai fini tributari; anche l’applicazione «FatturAE» consente il salvataggio di alcuni dati non meglio identificati, in ambiente cloud.
In aggiunta, il servizio di conservazione dell’Agenzia delle entrate viola le disposizioni vigenti, stante il fatto che nel contratto di adesione sono state inserite alcune situazioni per le quali l’Amministrazione tributaria non si assume alcuna responsabilità nel caso di perdita di dati.
Pertanto, nella considerazione dei rilievi evidenziati (e di molti altri), l’Agenzia delle entrate renderà disponibile, ai fini della consultazione e della relativa acquisizione, l’intero file delle fatture elettroniche e ne effettuerà la memorizzazione solo nel caso in cui il soggetto abbia aderito espressamente al servizio di consultazione, mediante apposita funzionalità che verrà attivata, entro il 3 maggio prossimo, nell’area riservata del sito web dell’Agenzia medesima (provvedimento 524526/2018); i file delle fatture memorizzate saranno comunque cancellati entro trenta giorni dal termine del periodo di consultazione (31 dicembre, del secondo anno successivo a quello di ricezione da parte del Sistema di interscambio).
Senza l’adesione al servizio, l’Agenzia delle entrate, nel caso di soggetti passivi Iva o di enti non titolari di partita Iva, memorizza e rende consultabile e acquisibile il file «XML» soltanto fino all’avvenuto recapito e, una volta consegnata la fattura, conserva esclusivamente i dati fiscalmente rilevanti e i dati necessari a garantire il processo di fatturazione elettronica (testa e piede della singola fattura) mentre, in presenza di consumatori finali, non rende consultabile alcun dato relativo alle fatture elettroniche ricevute. L’Agenzia delle entrate (e la Guardia di finanza) può utilizzare i dati contenuti nelle fatture elettroniche, transitate nel Sistema di interscambio (SdI), per eseguire controlli incrociati con gli altri dati in possesso dell’Amministrazione finanziaria, come indicato nel provvedimento direttoriale più recente (n. 524526/2018 § 10.3), come previsti dal dm 4/08/2016, attuativo delle disposizioni contenute nel comma 5, dell’art. 1, del dlgs 127/2015.

Con il recente chiarimento, fornito nell’ambito del recente incontro con i dottori commercialisti, è stato opportunamente precisato, dalla stessa Agenzia delle entrate, che nell’esecuzione dei controlli non vi saranno discriminazioni fra utenti che hanno aderito al servizio di conservazione dell’agenzia e quelli che hanno scelto di far eseguire la conservazione dalle software house; i controlli, infatti, saranno eseguiti anche in caso di cancellazione completa del file relativo alla fatturazione elettronica, alla stessa stregua di quanto è già avvenuto con il noto «spesometro»; eppure, nel citato provvedimento direttoriale del 21 dicembre scorso (lettera h, a pag. 5) si rileva in modo estremamente chiaro («10.3 - In caso di adesione al servizio di consultazione, con conseguente memorizzazione dei file XML delle fatture elettroniche») che i controlli incrociati possono essere eseguiti soltanto nel caso in cui il contribuente abbia aderito ai servizi di consultazione e memorizzazione, sentito il Garante della privacy.
I CHIARIMENTI DELLE ENTRATE FORNITI ALL’INCONTRO ORGANIZZATO DAI DOTTORI COMMERCIALISTI 
Fattura elettronica sentinella
Controlli fiscali incrociati con i dati delle fatture elettroniche, anche in caso di eliminazione del file completo. Nessuna disparità di trattamento, pertanto, tra i contribuenti che attuano la conservazione a norma tramite l’Agenzia delle entrate e quelli che utilizzano i servizi a pagamento delle software house.
Questa una delle numerose precisazioni fornite dall’Agenzia delle entrate nell’incontro di ieri, organizzato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec) a Roma sul tema della fatturazione elettronica, nel tentativo di fornire chiarimenti ai numerosi dubbi sorti, in questa fase di prima applicazione della disciplina.
Controlli. Sul punto, al quesito scatenato dalla perplessità evidenziata da un articolo di ItaliaOggi dello scorso 28 dicembre, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che i controlli incrociati, di cui al dm 4/08/2016, attuativo delle disposizioni contenute nel comma 5, dell’art. 1, d.lgs. 127/2015, saranno eseguiti, alla stessa stregua di ciò che è già avvenuto in passato con il noto “spesometro”, anche con i dati che saranno memorizzati, mediante l’adesione del contribuente al servizio fornito dalle stesse Entrate, anche in caso di eliminazione del file completo della fattura. In assenza di adesione a tale servizio, infatti, l’Agenzia delle entrate, dopo l’avvenuto recapito al destinatario, procederà alla cancellazione dei dati contenuti nelle fatture elettroniche memorizzando esclusivamente i dati con rilevanza fiscale (testa e piede di ogni singola fattura), ma tale cancellazione non inibirà i controlli incrociati, destinati a favorire l’emersione di basi imponibili, di cui ai commi 1 e 2, dell’art. 1 del citato decreto ministeriale.
Associazioni. Per le associazioni, sportive soprattutto, che applicano il regime forfetario, di cui alla legge 398/1991, il recente art. 10, del dl 119/2018, come modificato dalla legge 136/2018, ha previsto due situazioni distinte, collegate al conseguimento di proventi, inferiori o superiori a 65 mila euro.
Con il quesito si è chiesto se “a prescindere dal superamento o meno della soglia dei 65.000 euro, le associazioni che applicano la legge n. 398/1991 ed emettono fatture elettroniche - per scelta o per obbligo - possono emettere fatture elettroniche per sponsorizzazioni e prestazioni pubblicitarie senza applicazione dell’Iva (reverse charge) o devono richiedere l’autofattura elettronica al proprio committente”. Si ricorda che i soggetti in regime forfetario (l. 398/91) che realizzano proventi fino a 65 mila euro non sono obbligati, alla stessa stregua dei soggetti in regime sostitutivo forfetario, all’emissione della fattura elettronica. Il problema si poneva, invece, per le associazioni che superano la soglia indicata per le quali la recente disposizione ha introdotto l’obbligo (non ben definito) su queste ultime di “assicurare” che la fattura sia emessa “per loro conto dal cessionario o committente soggetto passivo d’imposta”; sul punto, la risposta è stata piuttosto tranciante, poiché l’Agenzia delle entrate ha chiarito, innanzitutto, che anche le associazioni sotto soglia possono emettere fatture elettroniche in via facoltativa e, ulteriormente, che se la scelta è questa, a prescindere dal fatto che l’ente sia sopra o sotto soglia, in caso di emissione di fattura elettronica, il documento deve essere emesso dal committente, soggetto a Iva, pur rimanendo invariate le regole di registrazione e di liquidazione del tributo.

Procedura. In presenza di più punti di consegna, tipico dei supermarket, è possibile possedere più codici destinatario, anche se in tal caso si dovrà valutare il fatto di non poter utilizzare il servizio di registrazione dell’indirizzo telematico e, ulteriore indicazione, tutte le fatture devono contenere i dati richiesti dalle disposizioni Iva, in particolare quelli indicati dagli artt. 21 e 21-bis, del dpr 633/1972, con la possibilità di escludere i dati non obbligatori (numero REA). 

La trasmissione della fattura elettronica con il codice destinatario “XXXXXXX”, per le operazioni verso soggetti comunitari, consente di evitare la comunicazione “esterometro”, ma non esonera dalla redazione dei modelli INTRA, sebbene semplificati con il provvedimento del 25/09/2017 (INTRA2). 

Infine, anche nel caso in cui un utente abbia negato l’autorizzazione alla trasmissione dei suoi dati al Sts (Sistema tessera sanitaria), l’operatore sanitario non deve emettere la fattura elettronica, come disposto dal comma 53, dell’art. 1, legge 145/2018
L’addio alla carta è omnibus  -  SCONTRINI  - RICEVUTA FISCALE 
Fattura con scontrino, dal 2019 solo in formato elettronico. A partire dal 1° gennaio 2019, anche le fatture precedute da scontrino devono essere necessariamente elettroniche. Lo ha chiarito l’Agenzia delle entrate nella risposta all’interpello n. 7, pubblicato ieri. L’istante, un commerciante al minuto, chiede all’Ente impositore, se la fattura a richiesta del cliente, la c.d. «fattura con scontrino», possa essere emessa anche in forma analogica, «al fine di evitare la duplicazione dell’Iva sulla specifica vendita certificata, sia da fattura che da scontrino». Nel rispondere negativamente al contribuente («fatta salva l’ipotesi di esonero dagli obblighi di fatturazione elettronica, deve escludersi che, dal 1°gennaio, la fattura con scontrino possa avere forma analogica»), l’Amministrazione finanziaria ripercorre la disciplina in materia di fatturazione con riferimento ai commercianti al minuto e assimilati. «In riferimento a tali soggetti e attività», ricordano le Entrate, «l’art. 22 del dpr n. 633/72 (decreto Iva) prevede che l’emissione della fattura non è obbligatoria, se non è richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione». Come previsto, poi, dall’art. 1, comma 1 del dpr n. 633/96, «in assenza di fattura, i corrispettivi, per i quali sussiste l’obbligo di certificazione fiscale possono essere documentati, indipendentemente dall’esercizio di apposita opzione, mediante il rilascio della ricevuta fiscale». L’Agenzia delle entrate, ricorda, inoltre, che già in precedenza (cm 97/97) aveva avuto modo di precisare che «è escluso il rilascio della ricevuta o dello scontrino soltanto se, per la stessa operazione, viene rilasciata la fattura ordinaria al momento della consegna del bene o all’ultimazione della prestazione», e che «in caso di fatturazione differita, è possibile sostituire il documento di trasporto lo scontrino o la ricevuta integrati». In tale ipotesi, i corrispettivi certificati da scontrino vanno «scorporati dal totale giornaliero», mentre quelli certificati da ricevuta «possono essere tenuti distinti nel registro dei corrispettivi, ai fini della loro esclusione dalle liquidazioni periodiche, in quanto concorreranno alle liquidazioni relative alle corrispondenti fatture differite».

«Le precisazioni richiamate», concludono le Entrate, «non risultano superate dalla legge n. 205/17, la quale ha introdotto un obbligo generalizzato di fatturazione elettronica a decorrere dal 1° gennaio 2019: continueranno, quindi, a trovare applicazione le regole e i relativi chiarimenti con riferimento generale alla fatturazione». Pertanto, col nuovo anno appena iniziato, vige l’obbligo di invio in formato elettronico anche per le fatture precedute da scontrino fiscale.
Fatture con un codice di Sos
Per l’emissione della fattura elettronica a qualsiasi soggetto, sia esso privato sia soggetto passivo Iva, non è necessario che il ricevente (cessionario e/o committente) sia in possesso del codice destinatario e/o di un indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec). In tal caso, il Sistema di interscambio (SdI) renderà disponibile la fattura nel cassetto fiscale del destinatario. Questa la risposta a un ulteriore e ricorrente problematica, tenendo presente delle precisazioni fornite dall’Agenzia delle entrate (Faq e guida) anche se, in linea di principio, il fornitore deve ottenere dal proprio cliente l’indirizzo telematico cui inviare la fattura, che a sua volta potrà essere un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) del cliente (quella aziendale oppure una Pec dedicata) o dello studio con cui il cliente ha formalizzato un apposito accordo o, in alternativa, un codice destinatario (codice univoco), ossia l’indirizzo telematico di un provider con il quale il cliente ha formalizzato un apposito accordo di servizio. Sul punto, si ribadisce che, nel caso in cui il cliente non abbia comunicato alcun indirizzo telematico al fornitore, questi potrà comunque emettere fattura, ai sensi delle disposizioni contenute nel provvedimento dell’Agenzia delle entrate (provvedimento 30/04/2018, § 3.4, lettera e), indicando nel campo codice destinatario il codice convenzionale «0000000», con consegna tempestiva al cliente di una copia della fattura e con contestuale comunicazione (anche sulla copia cartacea) che l’originale è a sua disposizione nella sua area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate. Con riferimento sempre ai rapporti con privati, il Sistema di Interscambio (SdI) restituisce all’invio della fattura elettronica un messaggio con la notifica di mancata consegna ovvero che non è stato ancora possibile trasmettere al destinatario il file <…>, con l’ulteriore indicazione che «si procederà a un nuovo tentativo di trasmissione»; in tal caso nessuna preoccupazione, giacché nella prima parte dell’allegato XML si potrà rilevare la motivazione di detto esito ovvero che «la fattura è disponibile in consultazione nell’area riservata a partire dalla » e, inoltre, che «non è stato possibile recapitare la fattura/e al destinatario per indisponibilità dell’indirizzo telematico di ricezione o perché tale indirizzo non è stato indicato in fattura », con la conseguenza che si può restare inerti giacché la fattura è stata messa sicuramente a disposizione nel relativo cassetto fiscale. Nel caso in cui il sistema rifiuti l’emissione di una fattura elettronica ci si chiede spesso se la stessa debba essere inviata nuovamente con il medesimo numero o con un diverso numero progressivo, stante il fatto che il documento digitale deve rispettare una precisa regola di nomenclatura; sul punto, l’Agenzia delle entrate aveva già fornito precisazioni sul tema con un preciso documento di prassi (circ. 13/E/2018), chiarendo che il nuovo invio, entro i cinque giorni dallo scarto, può contenere la fattura con la stessa data e lo stesso numero del documento originario mutando, però, l’identificativo progressivo univoco. Nel caso in cui l’emissione con il medesimo numero e data non sia praticabile è possibile effettuare la corretta emissione con due modalità alternative, la prima con l’emissione di una fattura con un nuovo numero e data, coerenti con gli ulteriori documenti emessi (quindi progressivi) con storno (nota di credito interna) della fattura iniziale oppure con l’emissione di una fattura avente una numerazione distinta che mantenga una sua propria progressività e che faccia emergere che si tratta di un documento rettificativo di un precedente, come per esempio 1/R o 1/S; quindi, a fronte della fattura n. 2 del 7/1/2019 e n. 30 dell’8/1/2019, uniche fatture scartate, potranno essere emesse la n. 2/R del 16/1/2019 e la n. 30/R del 18/1/2019, da annotare nello specifico sezionale. Un ulteriore problema, infine, concerne le fatture emesse in digitale nel 2018, in assenza di obbligo per gli emittenti, ma che risultano pervenute al destinatario all’indirizzo Pec, hub o cassetto fiscale nel 2019, a prescindere dal consenso del ricevente.
Stante il fatto che l’obbligo di emissione in formato elettronico è scattato nel 2019, si ritiene che il ricevente, pur in presenza di un procedimento anomalo e contrario, che non potrà funzionare a regime, potrà tenere conto della fattura cartacea, se ricevuta nel 2018, anche ai fini della relativa liquidazione del tributo nel medesimo periodo d’imposta (2018). Una possibile lettura in tal senso potrebbe essere ricercata nel quarto periodo, del comma 6, dell’art. 1, del dlgs 127/2015, dopo la conversione in legge del dl 119/2018, in vigore dallo scorso 19 dicembre, secondo il quale per i contribuenti che effettuano la liquidazione periodica Iva con cadenza mensile, le disposizioni sulla disapplicazione delle sanzioni per i lievi ritardi entro la scadenza di liquidazione Iva di riferimento si applicano sino al 30 settembre prossimo.
Anche l’autofattura deve passare dal Sdi
Anche le autofatture devono passare attraverso il sistema di interscambio. In particolare, per quanto riguarda le regolarizzazioni degli inadempimenti dei fornitori ai sensi del citato articolo 6, comma 8, del dlgs 471/97, il punto 6 del provvedimento del 30 aprile 2018 prevede che il cessionario/committente trasmette l’autofattura al Sdi compilando, nel file fattura elettronica, il campo «TipoDocumento» con un codice convenzionale (TD20). Le sezioni anagrafiche del cedente/prestatore e del cessionario/committente devono essere compilate, rispettivamente, con i dati del fornitore e con i propri dati. La trasmissione dell’autofattura al Sdi sostituisce l’obbligo di presentazione dell’autofattura in formato cartaceo all’ufficio competente dell’Agenzia.
Le autofatture emesse per omaggi, passaggi interni ecc., invece, secondo quanto chiarito dall’Agenzia, devono essere trasmesse al Sdi non come autofatture, ma come fatture (tipo documento TD1); i dati del soggetto emittente coincideranno con quelli del soggetto ricevente.
Per quanto riguarda infine l’inversione contabile, l’Agenzia ha precisato che occorre distinguere gli acquisti interni (per esempio, subappalti) dalle operazioni transfrontaliere.
Per gli acquisti interni (SUB APPALTI), l’operatore riceve la fattura elettronica con natura operazione N6 e deve procedere all’integrazione con l’aliquota e con l’imposta, e successivamente alla registrazione. In alternativa a tale procedimento (che invero non si comprende bene come possa effettuarsi), è possibile predisporre un documento informatico da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati dell’integrazione che quelli della fattura, assimilabile all’autofattura perché riporta i dati dell’operatore che esegue l’integrazione sia nel campo cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente. Tale documento può essere inviato al Sdi e, qualora l’operatore usufruisca del servizio di conservazione elettronica dell’Agenzia, sarà portato automaticamente in conservazione. 
Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti da fornitori extra Ue, invece, occorre procedere all’integrazione con le modalità tradizionali (ossia analogiche); l’operazione sarà segnalata attraverso la comunicazione mensile della quale si è detto sopra.
2019 01 08 italia oggi
Operazioni estere ai raggi X
I dati delle operazioni scambiate con soggetti stabiliti all’estero, per le quali non vi è obbligo di fatturazione elettronica, devono essere inviati telematicamente all’Agenzia con un’apposita comunicazione mensile, istituita dal comma 3-bis dell’art. 1 del dlgs n. 127/2015. La comunicazione, conforme alle regole tecniche allegate al provvedimento 30 aprile 2018, va trasmessa entro l’ultimo giorno del mese successivo:
- alla data del documento emesso, oppure
- alla data di ricezione del documento comprovante l’operazione, intendendo tale la data di registrazione dell’operazione ai fini della liquidazione dell’Iva.
L’obbligo della comunicazione non sussiste per le operazioni risultati da bolletta doganale, nonché per le operazioni per le quali è stata emessa o ricevuta fattura elettronica. Pertanto l’operatore nazionale potrà evitare l’adempimento se provvederà volontariamente a trasmettere al sistema di interscambio la fattura emessa nei confronti del soggetto non residente; in tale ipotesi, dovrà essere trasmessa al Sdi l’intera fattura, compilando il campo «CodiceDestinatario»:
- con il codice convenzionale composto da sette X, se il cessionario/committente non è identificato in Italia;
- con il codice convenzionale composto da sette zeri, se il cessionario/committente è invece identificato (in tal caso quest’ultimo può anche comunicare un indirizzo telematico per il recapito della fattura elettronica); questo vale anche per i cessionari/committenti residenti nei comuni di Livigno e di Campione d’Italia, che sono in possesso del codice fiscale.
Data di emissione e di ricezione della fattura elettronica. La data di emissione e quella di ricezione della fattura elettronica sono importanti per la tempestività dell’adempimento e per l’esercizio del diritto alla detrazione. Per quanto riguarda la data di emissione, il provvedimento del 30 aprile 2018 stabilisce che si considera tale la data riportata nel campo «Data» della sezione «DatiGenerali» del file. Se i controlli hanno esito positivo, il sistema recapita la fattura al destinatario e, se il recapito va a buon fine, invia al soggetto trasmittente una ricevuta di consegna contenente anche l’indicazione della data di ricezione del destinatario. Quest’ultima data, importante per individuare il periodo di competenza della detrazione, è resa disponibile al destinatario secondo le indicazioni riportate nelle specifiche tecniche allegate al provvedimento. Se la fattura non è stata recapitata, ma è stata messa a disposizione in area riservata del sito dell’Agenzia, ai fini fiscali la data di ricezione è rappresentata dalla data di presa visione della stessa da parte del cessionario/committente, della quale il sistema darà comunicazione al cedente/prestatore. Per le fatture elettroniche emesse nei confronti di privati consumatori, oppure di soggetti passivi esonerati dall’obbligo, la data di ricezione coincide con quella di messa a disposizione sul sito.

Momento di emissione della fattura. 

Ai sensi del comma 4, primo periodo, dell’art. 21, dpr n. 633/72, nella formulazione in vigore prima delle modifiche apportate dal recente dl n. 119/2018 e applicabile ancora fino al 30 giugno 2019, la fattura deve essere emessa al momento di effettuazione dell’operazione, determinato a norma dell’art. 6 del dpr 633/72. Sono fatte salve le particolari previsioni sulla fattura c.d. differita, contenute nel quarto periodo del predetto comma 4. 
L’obbligo della «fattura immediata», pertanto, si intende tempestivamente adempiuto qualora sia assolto entro le ore 24 del giorno di effettuazione dell’operazione (a decorrere dal 1° luglio, invece, la fattura dovrà essere emessa entro dieci giorni dall’effettuazione dell’operazione).
Il comma 1 dell’art. 21 stabilisce che la fattura si considera emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del destinatario. Questo significa che la fattura elettronica si intende emessa soltanto quando è stata trasmessa al Sdi, circostanza che per varie ragioni potrebbe anche verificarsi in un giorno successivo rispetto alla data riportata sul documento (la quale, in base al provvedimento del 30 aprile 2018, costituisce la «data di emissione»). Ai fini della tempestività dell’adempimento, pertanto, assume rilevanza la data di trasmissione della fattura al Sdi, fermo restando che l’imposta deve essere liquidata con riferimento al momento di effettuazione dell’operazione (o, se successivo, al momento di esigibilità).
Scarto e riemissione della fattura. In caso di mancato superamento dei controlli bloccanti, la fattura si considera non emessa e viene recapitata entro 5 giorni una «ricevuta di scarto» del file al soggetto trasmittente. Vediamo come ci si deve comportare in questa eventualità, secondo i chiarimenti forniti dall’Agenzia nella circolare n. 13/2018. Anzitutto, qualora la fattura scartata sia già stata registrata, occorre effettuare una variazione contabile valida ai soli fini interni, senza la trasmissione di alcuna nota di variazione al Sdi, onde stornare l’operazione dalla contabilità.
A fronte della mancata emissione della fattura, si rende poi necessario in ogni caso documentare correttamente l’operazione effettuata. Per l’Agenzia, è preferibile che la fattura elettronica sia emessa, ossia nuovamente inviata tramite Sdi entro cinque giorni dalla notifica di scarto, con la data ed il numero del documento originario; qualora ciò non fosse possibile, ferma la necessità di procedere alla corretta liquidazione dell’imposta in ragione del momento di effettuazione dell’operazione, occorre adottare una delle due soluzioni seguenti:
- emissione di una fattura con nuovo numero e data (coerenti con gli ulteriori documenti emessi nel frattempo), per la quale risulti un collegamento alla precedente fattura scartata dal Sdi e successivamente stornata con variazione contabile interna, onde rendere comunque evidente la tempestività della fattura stessa rispetto all’operazione che documenta;
- emissione di una fattura come sopra, ma ricorrendo ad una specifica numerazione che, nel rispetto della progressività, faccia emergere che si tratta di un documento rettificativo del precedente scartato dal Sdi, ricorrendo per esempio a numerazioni tipo «1/R» o «1/S» volte ad identificare le fatture, inserite in un apposito registro sezionale, emesse in data successiva in luogo della n. 1 scartata. Per esempio, a fronte delle fatture n. 1 del 2 gennaio 2019 e n. 50 del 1° marzo 2019 (uniche 2 fatture del contribuente scartate dal Sdi sino a quella data), potranno essere emesse la n. 1/R del 10 gennaio 2019 e la n. 50/R dell’8 marzo 2019, annotate nell’apposito sezionale.
L’e-fattura è tempestiva entro i termini di liquidazione
Difficoltà degli operatori di dimensioni limitate nella gestione dei documenti
Per i mensili il termine scade il 16 febbraio Per i trimestrali il 16 maggio
La fattura elettronica può essere emessa non immediatamente; l’importante è comunicare al fornitore i dati per poterla fare e trasmettere. In base all’articolo 10 del Dl 119/2018, nessuna sanzione è applicabile se la fattura è emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica; quindi, il termine massimo per i contribuenti mensili è il 16 febbraio 2019, mentre per i trimestrali è il 16 maggio 2019. Questa agevolazione vale per il primo semestre 2019 per i contribuenti trimestrali e fino al 30 settembre 2019 per i mensili.
In questi primi giorni di avvio della fattura elettronica sono soprattutto gli operatori economici, specie se di modeste dimensioni, a incontrare difficoltà, piuttosto che lo Sdi. I commercianti al dettaglio e i soggetti assimilati (articolo 22 del decreto Iva) devono certificare i corrispettivi, mentre gli altri operatori non sono obbligati a emettere alcun documento al momento di effettuazione dell’operazione. La Faq 2 pubblicata il 21 dicembre 2018, rivolta ai dettaglianti e ad altri soggetti obbligati a certificare i corrispettivi, ha precisato che se adottano la fattura immediata devono rilasciare un qualsiasi documento di quietanza «non fiscale» al momento di effettuazione dell’operazione ed emettere la fattura successivamente.
I distributori di carburanti sono esonerati dalla certificazione dei corrispettivi (Dpr 696/1996). Ne consegue che questi operatori, a fronte di qualsiasi rifornimento di carburante, non devono rilasciare immediatamente alcun documento, ma ovviamente devono emettere la fattura elettronica a richiesta del cliente. Nel caso specifico, si tratta di fattura immediata che potrà essere emessa entro il 16 maggio 2019, essendo i distributori di carburanti contribuenti trimestrali. Nella fattura dovrà essere indicata la data di effettuazione dell’operazione (rifornimento e pagamento), anche al fine di far concorrere l’Iva a debito nel periodo di competenza, ricordando che i distributori di carburanti liquidano l’Iva trimestralmente come regime naturale (articolo 74 comma 4, Dpr 633). 
L’importante è che il cliente fornisca gli elementi per la redazione della fattura elettronica ovvero la denominazione, residenza o domicilio, il numero di partita Iva e l’indirizzo Pec. Poi, la fattura arriverà e c’è tempo per attenderla. Infatti, l’acquirente è sanzionato solo se non riceve la fattura entro quattro mesi dalla data di effettuazione dell’operazione ed entro il trentesimo giorno successivo non versi l’imposta ed emetta autofattura; peraltro anche questi termini sono sospesi per il primo semestre/nove mesi del 2019. Ovviamente, è opportuno che gli operatori si sbrighino per non ostacolare i clienti.
Per le cessioni di carburanti, i problemi si semplificano per chi ha adottato il contratto di netting, che consiste in un contratto di somministrazione ed emissione della fattura elettronica al momento del pagamento, anche se con le tolleranze temporali previste per questo primo periodo. Per i distributori di carburante, resta l’adempimento della memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi, per il momento obbligatoria per gli impianti di distribuzione di carburanti ad elevata automazione con self service prepagato e dal 1° luglio 2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro e dal 1° gennaio 2020 per tutti gli altri.
Le fatture emesse dai minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio, verso operatori IVA residenti e stabiliti non sono più soggette ad alcuna forma di comunicazione (spesometro)?
Risposta
L’articolo 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15 stabilisce un obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere, cioè quelle da o verso soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato; inoltre la legge di  ilancio 2018 ha abrogato l’art. 21 del d.l. n. 78/2010 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate a partire dal 1° gennaio 2019 (c.d. “nuovo spesometro”).
Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo IVA che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”. 
La numerazione non fa distinzioni tra destinatari
Sdi e fatture tra privati 
DCome sarà possibile inviare allo Sdi una fattura elettronica indirizzata ad un privato se quest’ultimo è privo di posta elettronica certificata o codice univoco/destinatario?
r Nel caso in cui l’operazione sia effettuata nei confronti di un consumatore finale, la fattura verrà inviata al Sistema di interscambio inserendo il codice di default a sette zeri (“0000000”). Inoltre, il cedente/prestatore dovrà consegnare direttamente al cliente consumatore finale una copia informatica o analogica della fattura elettronica, comunicando contestualmente che il documento è messo a sua disposizione dal SdI nell’area riservata del sito web dell’agenzia delle Entrate.
Tuttavia, ciò non esclude che il consumatore finale possa volontariamente comunicare al proprio fornitore un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) dove ricevere direttamente la fattura elettronica. Si tratta infatti di una possibilità, così come recentemente chiarito dall’agenzia delle Entrate attraverso la pubblicazione di una Faq, di cui possono avvalersi tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali.

Numerazione e Pa 
D La numerazione delle fatture emesse nei confronti della pubblica amministrazione deve essere tenuta distinta dalla numerazione nei confronti degli altri soggetti? In assenza di tale obbligo, considerato i tempi di risposta a disposizione della Pa riguardante il rifiuto o accettazione della fattura a lei pervenuta (15 giorni) e la gestione delle conseguenti risoluzioni del “problema”, potrebbe essere opportuno tenere distinta la numerazione rispetto ai privati?
r Come recentemente chiarito dall’agenzia delle Entrate in occasione dell’incontro organizzato a Roma dalla Fondazione Inarcassa il 7 dicembre scorso, non c’è bisogno di distinguere tra il numero progressivo della fattura elettronica emessa nei confronti della pubblica amministrazione e quello della fattura elettronica emessa nei confronti dei privati. 
Difatti, in base all’articolo 21, comma 2, lettera b) del Dpr 633/1972, la fattura deve indicare tra i suoi elementi obbligatori «il numero progressivo che la identifichi in modo univoco». Inoltre, come previsto dalla risoluzione 1/E/2013, dal primo gennaio 2013 non è più obbligatoria la numerazione progressiva per anno solare, ma è consentita qualsiasi tipologia di numerazione che garantisca l’identificazione della fattura anche con riferimento alla data di emissione. 
Premesso ciò, la citata norma, in assenza di un puntuale riferimento circa la distinzione tra la numerazione delle fatture emesse nei confronti della pubblica amministrazione e quella delle fatture emesse nei confronti degli altri soggetti, è da ritenere generica. Di conseguenza, il contribuente oltre a scegliere il tipo di numerazione progressiva in base alle proprie esigenze, può, qualora risulti più agevole, adottare un registro sezionale dedicato alla pubblica amministrazione; l’importante è che sia rispettata la prescritta identificazione univoca.
In definitiva è da ritenere che la gestione di registri con sezionali distinti sia un’opportunità che va valuta dal contribuente al fine di ottenere una gestione separata delle due modalità di gestione delle fatture.
F.polsinelli e b.santacroce

Iter e intermediario

D È possibile usare un intermediario (programma di una software house) per fare le fatture, inviarle e ricevere la ricevuta, successivamente caricare la fattura e la ricevuta nel portale di un’altra software house per la gestione contabile e la conservazione sostitutiva? 
Quest’ultimo intermediario potrebbe anche occuparsi della ricezione, gestione contabile e conservazione sostitutiva delle fatture di acquisto registrando il codice destinatario direttamente in fatture e corrispettivi?
r La risposta è affermativa: si possono utilizzare diversi intermediari per la trasmissione e la ricezione delle fatture elettroniche. In particolare, è possibile che un soggetto dotato di un software per la trasmissione delle fatture elettroniche, si affidi ad un altra software house (ad esempio, quella del commercialista) per la ricezione, la contabilizzazione e la conservazione delle fatture attive e passive. 
Perfezionamento PASSIVO , fattura per lavorazione extra UE art. 7 ter c.1 lett.A  d.p.r. 633/72 prot.54819 RU 7/9/11 Agenzia Dogana  >>>>  non richiede fattura elettronica 
faq n. 21
Domanda
Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?
Risposta
L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4, del d.P.R. n. 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica "differita". Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore IVA residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica "differita" il 10 febbraio 2019 avendo cura di:
 emettere al momento della cessione (20 gennaio), un DDT o altro documento equipollente (con le caratteristiche stabilite dal d.P.R. n. 472/96) che accompagni la merce;
 datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019, indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);
 far concorrere l’IVA alla liquidazione del mese di gennaio
Commercianti al minuto con obbligo di quietanza
31/12/2018
I commercianti al dettaglio che emettono, su richiesta, una fattura elettronica immediata da trasmettere entro i termini della liquidazione periodica, contestualmente all’acquisto devono consegnare al cliente un’apposita quietanza, con valenza solo commerciale e non fiscale. Questa una delle risposte alle domande più ricorrenti (FAQ) dell’Agenzia delle Entrate, pubblicate il 21.12.2018 sul sito istituzionale, nell’apposita sezione dedicata alla fattura elettronica.
Il caso più ricorrente si riferisce all’esercente il commercio al dettaglio che, com’è noto, dal prossimo gennaio sarà costretto a emettere la fattura digitale, in caso di richiesta da parte del cliente. L’Agenzia delle Entrate ricorda che, in assenza di fattura elettronica, i corrispettivi devono essere certificati con rilascio della ricevuta fiscale, di cui all’art. 8, L. 249/1976 o con scontrino fiscale, di cui alla L. 18/1983.
Quindi, in presenza di una fattura differita, il commerciante dovrà emettere una ricevuta fiscale o scontrino da utilizzare come documento equipollente, ai sensi dell’art. 21, D.P.R. 633/1972 (Agenzia delle Entrate, circolare 249/E/1996), scorporando l’ammontare dal totale dei corrispettivi giornalieri. In presenza di fattura immediata, il commerciante dovrà trasmettere la fattura elettronica al sistema di interscambio (SdI), entro il termine di liquidazione periodica, ma al momento della vendita dovrà rilasciare un’apposita “quietanza” (art. 1199 C.C.) che assumerà una rilevanza solo commerciale e non di natura tributaria; tale atteggiamento deve essere tenuto anche quando il fornitore è obbligato a emettere solo fatture ad altro soggetto Iva.
Sul punto, l’Agenzia ricorda che se il cliente si configura come consumatore finale, il commerciante dovrà mettere a disposizione la fattura cartacea al momento dell’emissione di quella elettronica.
La fatturazione elettronica differita per i professionisti grazie alla fattura pro-forma
Pubblicato il 27 dicembre 2018 Stampa PDF

registrazione della videoconferenza del 12 dicembre sulla fatturazione elettronica
Aspetti pratici
Dal prossimo 1′ gennaio 2019 (mancano pochissimi giorni) entrerà in vigore l’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico ed è probabile che i contribuenti, imprese e professionisti, ricorrano con maggiore frequenza l’utilizzo della fatturazione differita.
Il Sistema di Interscambio sarà in grado di tracciare ogni operazione e quindi in grado di attribuire data certa alle fatture emesse, conseguentemente non sarà più possibile “retrodatare” i documenti da emettere qualora il contribuente si renda conto di aver ricevuto l’accredito dei compensi per le prestazioni effettuate nei giorni successivi all’avvenuta movimentazione bancaria.
Tale rischio è maggiore soprattutto nel corso del mese di agosto quando, in concomitanza con la pausa estiva, le operazioni sul conto corrente dello studio vengono monitorate con minore frequenza.
Un esempio…
Si consideri ad esempio il caso in cui il professionista riceva l’accredito dei compensi il 14 agosto, durante il periodo di chiusura dello studio, e si renda conto dell’avvenuto incasso in data 1° settembre dello stesso anno.
Fino al 31 dicembre 2018 il problema sarebbe superabile con l’attivazione di una prassi non corretta, ma difficilmente riscontrabile dagli uffici che svolgono l’attività di controllo. Il professionista potrebbe retrodatare la fattura formata materialmente in data 1° settembre, ma riportando sul documento la data di effettuazione dell’operazione coincidente con il 14 agosto e facendo figurare l’invio del documento in corrispondenza della medesima data. 
Dal 1° gennaio 2019 l’irregolarità commessa, cioè la tardiva emissione della fattura (nell’esempio retrodatata), sarà agevolmente riscontrabile tramite il Sistema di Interscambio. L’invio effettuato il 1° settembre risulterà comunque tardivo in quanto effettuato oltre i dieci giorni successivi al momento di effettuazione dell’operazione (avvenuto incasso dei compensi).
Il Decreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119 (convertito nella L. 136 del 17/12/2018) ha previsto, con decorrenza dal prossimo 1 luglio 2019, che la fattura possa essere tempestivamente emessa entro dieci giorni dal momento dell’effettuazione dell’operazione, individuato ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/1972. In tale ipotesi il documento dovrà riportare sia la data di effettuazione dell’operazione, sia la data successiva di emissione. 
Nell’esempio la data di effettuazione dell’operazione è il 14 agosto. Conseguentemente l’emissione dovrà essere effettuata entro il 24 agosto successivo. L’invio del documento al Sistema di Interscambio in data 1° settembre risulta quindi tardivo.
Fatturazione elettronica differita: i suggerimenti pratici
Il professionista, al fine di evitare di monitorare continuamente gli incassi delle prestazioni (il conto corrente), e per evitare il rischio di emissione tardiva delle fatture, può avvalersi, ai sensi dell’art. 21, comma 4, lett. a) del D.P.R. n. 633/1972, della fattura differita. L’obbligo di emissione delle fatture in formato digitale non ha modificato la disposizione citata e quini i contribuenti potranno continuare a fruire della semplificazione in rassegna.
La fattura differita può essere emessa anche “per le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto”. In tale ipotesi può essere emesso un solo documento “recante il dettaglio delle operazioni, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime”.
Per quanto riguarda la nozione di idonea documentazione l’Agenzia delle entrate ha chiarito che “il legislatore nazionale, al pari di quello comunitario, non impone specifici obblighi documentali rilevanti ai fini fiscali.
Si ritiene, pertanto, che il contribuente, al fine di rendere individuabile la prestazione di servizio, possa utilizzare la documentazione commerciale prodotta e conservata, peculiare del tipo di attività svolta. Da tale documentazione deve potersi individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti. Può trattasi, ad esempio, oltre che del documento attestante l’avvenuto incasso del corrispettivo, del contratto, della nota di consegna lavori, della lettera di incarico, della relazione professionale, purché risultino in modo chiaro e puntuale i richiamati elementi” (Circolare n. 18/E del 24 giugno 2014).
La fattura pro-forma
L’Agenzia delle entrate ha chiarito con una delle FAQ pubblicate sul proprio sito Internet, aventi ad oggetto il nuovo obbligo di emissione della fattura elettronica, che “è possibile emettere fatture differite per le prestazioni di servizi: un documento come la c.d. “fattura pro-forma”, contenente la descrizione dell’operazione, la data di effettuazione e gli identificativi delle parti contraenti, può certamente essere idoneo a supportare il differimento dell’emissione della fattura elettronica.
Tornando all’esempio precedente se il contribuente ha emesso la “fattura pro forma” il 2 agosto e l’incasso dei compensi è avvenuto il 14 agosto dello stesso mese, la fattura differita può essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, quindi entro il 15 settembre.
A tal proposito l’Agenzia delle entrate ha precisato che “il pagamento, totale o parziale effettuato contestualmente o successivamente all’emissione del documento di trasporto o di altro documento idoneo, non fa venir meno la facoltà di emettere la fattura entro il giorno 15 del mese successivo. Nel caso precedente, la circostanza che il professionista abbia incassato il compenso il 14 agosto, non fa venire meno la possibilità di emettere il documento in formato elettronico entro il 15 settembre. Il punto di riferimento, al fine di valutare la tempestività di emissione del documento digitale, per ciò che riguarda le prestazioni di servizi, continua ad essere rappresentato dall’incasso del corrispettivo (momento di effettuazione dell’operazione).
Conseguentemente se la “fattura pro forma” viene emessa il 2 agosto e l’incasso della prestazione si verifica nel mese di ottobre, la fattura differita dovrà essere emessa entro il 15 novembre.
L’Agenzia delle entrate ha ulteriormente chiarito (Circ. 18/E del 2014 cit.). che se anteriormente all’emissione dei suddetti documenti, compresa la “fattura pro forma”, abbia luogo il pagamento, totale o parziale, dei corrispettivi, il cedente deve emettere la relativa fattura entro lo stesso giorno del pagamento.
Tornando all’esempio sopra indicato se l’incasso del corrispettivo avviene il 1° agosto, quindi prima dell’emissione della “pro forma”, la fattura non potrà essere emessa entro il 15 settembre, ma entro il 1° agosto. In realtà il contribuente avrà a disposizione dieci giorni di tempo, rispetto al momento di effettuazione dell’operazione, come previsto dal nuovo art. 21 del D.P.R. n. 633/1972, a seguito delle modifiche apportate dal decreto legge 23 ottobre 2018, n. 119.
Fattura elettronica 2019: reverse charge e autofattura  del  26/12/2018
Dal 1° gennaio 2019 entrerà in vigore l’obbligo generalizzato della fatturazione elettronica.
Gli operatori dovranno prestare attenzione alle modalità di gestione di due casi particolari riguardo alla fatturazione elettronica:
il reverse charge;
l’autofattura.
Prima di addentrarci appieno nella gestione del reverse charge e dell’autofattura in ambito di fatturazione elettronica, risulta opportuno riepilogare le seguenti definizioni:
l’autofattura è il documento mediante il quale il cessionario o il committente applica l’IVA gravante su una operazione; in questo caso, l’obbligo di emissione del documento grava sul soggetto che acquista il bene o il servizio; lo stesso, deve essere annotato sia nel registro delle vendite che in quello degli acquisti. Si tenga presente che l’autofattura deve contenere le stesse indicazioni richieste per le fatture ordinarie (quindi, si dovranno prendere a riferimento le informazioni di cui all’art. 21 del D.P.R. 633/72). In questo caso, i dati dell’emittente e del destinatario saranno gli stessi e nel documento deve essere specificata l’annotazione “autofatturazione”
reverse charge: in questo caso, l’obbligo di emissione del documento rilevante ai fini IVA ricade sul cedente /prestatore, mentre il cessionario / committente deve assolvere l’IVA su tale documento attraverso la procedura dell’integrazione, annotando l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e annotando il documento integrato sia nel registro delle vendite che degli acquisti.
La gestione del reverse charge con la fattura elettronica 2019
Come anticipato, il primo caso da analizzare riguarda la modalità di assolvimento del reverse charge quando i cessionari / committenti soggetti passivi IVA riceveranno delle fatture elettroniche soggette ad inversione contabile.
Innanzitutto, è necessario chiarire che le operazioni con l’estero non saranno “travolte” dalla novità della fatturazione elettronica; di conseguenza, l’assolvimento dell’IVA nelle fatture delle operazioni per esempio intracomunitarie non subirà alcun cambiamento rispetto a quanto le aziende effettuano ad oggi.
Le operazioni che subiranno un cambiamento nella loro gestione sono quelle soggette al reverse charge c.d. “interno”.
Esempi di tale casistica si trovano nelle prestazioni di servizi nel settore edile di cui all’art. 17, comma 6, lett. a) ed a-ter) del D.P.R. 633/72 o alle cessioni di fabbricati per le quali il cedente abbia manifestato l’opzione per l’imposizione nel relativo atto, così come previsto dall’art. 10, comma 1, nn. 8-bis) e 8-ter) del D.P.R. 633/72.
Per tali operazioni, si pone la questione relativa all’integrazione dell’IVA in quanto vi è una sostanziale impossibilità di integrare la fattura, dato che, come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella C.M. n. 13/E del 2018, la e-fattura risulta di per sé non modificabile e, quindi, non integrabile.
L’Agenzia delle Entrate suggerisce al riguardo che l’integrazione possa essere “effettuata secondo le modalità già ritenute idonee in precedenza”. Secondo la prassi, infatti, il cessionario/committente sarebbe tenuto, in questi casi, a predisporre un altro documento “allegato alla fattura originaria e reso immodificabile mediante l’apposizione del riferimento temporale e della firma elettronica qualificata” (C.M. n. 45/E del 2005)
Secondo quanto specifica la R.M. n. 46/E del 2017, il documento che contiene l’integrazione potrebbe essere predisposto da un apposito software, in grado di provvedere alla sua conservazione sostitutiva insieme alla fattura cui si riferisce.
Si tenga presente che, in ogni caso, il processo di integrazione effettuato secondo le modalità indicate dalla C.M. n. 13/E del 2018 non consentirebbe la conservazione del documento attraverso il servizio gratuito offerto dall’Agenzia delle Entrate, limitato ai soli documenti trasmessi e ricevuti attraverso il Sistema di Interscambio.

La gestione dell’autofattura con la fattura elettronica 2019
Come già chiarito sopra, le operazioni con l’estero non saranno “travolte” dalla novità della fatturazione elettronica; di conseguenza, l’assolvimento dell’IVA nelle fatture delle operazioni intracomunitarie o con soggetti extra UE non subiranno alcun cambiamento rispetto a quanto le aziende effettuano ad oggi.
In relazione alla modalità di gestione dell’autofattura in modalità elettronica, come già specificato, le disposizioni in materia di fattura elettronica disciplinano soltanto la fattispecie della c.d. autofattura denuncia emessa in applicazione delle disposizioni di cui all’art. 6, comma 8 del D.Lgs. n. 471 del 1997, secondo cui se il cessionario / committente non riceve la fattura (o la riceve irregolare) deve provvedere all’emissione della stessa (come autofattura) entro 4 mesi dal momento di effettuazione dell’operazione.

Per quest’ipotesi, il Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018, prevede che il documento sia emesso in formato elettronico (XML) utilizzando il codice di tipo documento “TD20”.

Per assimilazione, pur senza precise indicazioni normative, si potrebbe estendere l’obbligo di emissione dell’autofattura elettronica anche alla fattispecie della regolarizzazione dell’avvenuto splafonamento da parte dell’esportatore abituale, posto che con la R.M. n. 16/E del 2017 l’Agenzia ha richiamato la medesima procedura di cui all’art. 6, comma 8 del D.Lgs. n. 471 del 1997.
Come abbiamo già anticipato sopra, nulla viene detto in relazione alle altre ipotesi in cui le disposizioni IVA richiedono l’emissione di un’autofattura (es. autoconsumo, cessione omaggi, estrazione di beni da un deposito IVA).
Per queste ultime fattispecie, c’è solo un riferimento nelle specifiche tecniche del Provvedimento n. 89757 del 30 aprile 2018.
Quindi, si presume che anche queste tipologie di operazioni debbano essere autofatture da emettere in formato XML.
Cosa succede se SDI non riesce a recapitare la fattura?
Nel caso in cui SDI non riesca a recapitare una fattura (es.: se la casella PEC è piena o se il canale di comunicazione HUB è momentaneamente spento), SDI mette a disposizione il duplicato della fattura nell'area riservata di "Consultazione: Dati rilevanti ai ni IVA" del
portale "Fatture e Corrispettivi" leggendo il numero di Partita IVA ovvero il Codice Fiscale
del cliente all'interno della fattura.
In tale situazione, SDI invia al soggetto che ha trasmesso il file una ricevuta di
impossibilità di consegna all'interno della quale è indicata la data di messa a disposizione
del fille al cliente.
In questo caso la fattura si considera emessa per il cedente ma non ancora
definitivamente ricevuta (ai fini scali) dal cliente.
Per tale motivo, è importante che il cedente/prestatore avvisi il cliente, per vie diverse dal
SDI (es.: tramite e-mail, telefono o altro contatto), che la fattura elettronica è a sua
disposizione nell'area riservata, in modo tale che quest'ultimo possa consultarla e
scaricarla dalla predetta area: la data di decorrenza della detraibilità dell'IVA, per il cliente,
scatterà dal momento di visualizzazione/scarico della fattura.
Nell'area riservata di "Consultazione: Dati rilevanti ai fini IVA" del portale "Fatture e
Corrispettivi" sia il cedente che il cliente potranno agevolmente individuare le fatture
elettroniche consegnate (per le quali è stata emessa una ricevuta di consegna) marcate da
un simbolo verde di spunta, da quelle che, per problemi del canale di ricezione del cliente,
non sono state consegnate ma solo messe a disposizione sul portale (per le quali è stata
emessa una ricevuta di impossibilità di consegna) marcate da un simbolo rosso di alert. 
Fatturazione elettronica, cosa fare se il destinatario è errato?
Fattura con partita IVA/codice fiscale inesistente
Il primo caso, emissione di fattura al cliente con indicazione di partita IVA/codice fiscale inesistente, riguarda l’ipotesi in cui la partita IVA/codice fiscale è errato poiché mai esistito. Il SDI controlla che il dato riportato nel file xml della fattura elettronica sia presente in Anagrafe Tributaria, indipendentemente dalla circostanza che lo stesso sia o meno formalmente corretto. Se il controllo dà esito negativo, il SDI emetterà una ricevuta di scarto che sarà notificata al cedente; la conseguenza è che la fattura si considera come non emessa.
Fattura con partita IVA/codice fiscale cessato
Il secondo caso, emissione di fattura al cliente con indicazione di partita IVA/codice fiscale cessato, si verifica invece quando viene indicata una partita IVA/un codice fiscale esistenti in Anagrafe Tributaria ma cessati, come nel caso di una partita IVA chiusa o il codice fiscale di una persona fisica deceduta. Tale circostanza non determina lo scarto della fattura che sarà considerata, dal punto di vista fiscale, regolarmente emessa. Tuttavia essendo, nella sostanza, una fattispecie che potrebbe derivare da un errore, l’Agenzia delle Entrate potrà eventualmente effettuare dei controlli successivi di riscontro per appurare la veridicità dell’operazione.
Fattura per operazioni inesistenti
Il terzo caso che potrebbe verificarsi come conseguenza di un errore di compilazione della fattura elettronica, dal lato della ricezione, è il vedersi recapitare una fattura per una cessione o prestazione mai effettuata o addirittura da un soggetto “estraneo” con cui non si ha alcun rapporto lavorativo o commerciale. Cosa fare in questo caso?  La procedura di invio e ricezione della fattura elettronica B2B e B2C non prevede la possibilità di “rifiutare” una fattura elettronica ricevuta; tale procedura è un’esclusiva delle PA. In caso di contestazione sarà il malcapitato destinatario (azienda, professionista o anche consumatore finale) a doversi attivare per chiede al fornitore l’emissione di una nota di credito, anch’essa elettronica, a storno della fattura erroneamente emessa. Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate in una delle FAQ pubblicate pochi giorni fa, non essendo possibile effettuare alcun tipo di comunicazione tramite il SDI, l’eventuale contestazione dovrà essere effettuata esclusivamente attraverso i canali tradizionali (di persona, via e-mail, telefono, servizio postale, …).
Si segnala, inoltre, che il SDI non effettua alcun controllo di coerenza tra partita IVA/codice fiscale e gli altri dati identificativi del soggetto, come la denominazione o il nome e cognome, conseguentemente se la fattura emessa riporta, per un errore materiale, la partita IVA di un soggetto e gli altri dati (denominazione o nome/cognome, indirizzo, …) di un altro soggetto, dal punto di vista fiscale la fattura si intende emessa nei confronti del soggetto titolare della partita IVA/codice fiscale indicati.
Una fattura scartata da SDI è da considerarsi emessa?
Un documento che viene scartato da SDI è un documento che non è mai stato emesso (è
un documento inesistente) e come tale non deve essere elaborato nei vari adempimenti
periodici (es.: liquidazione IVA).
SDI si riserva no a 5 giorni per elaborare i documenti pervenuti ed inviare le ricevute
(Consegna/Scarto).
Per evitare di eseguire liquidazioni IVA non corrette si consiglia di non trasmettere i
documenti in prossimità del 15 del mese successivo a quello della loro emissione, ma di
trasmetterli con largo anticipo in modo da avere il tempo di gestire i documenti scartati
(correzioni e nuovo invio). 
Il versamento in unica soluzione
Modalità di pagamento - Imposta di bollo assolta in modo virtuale
Caratteristiche principali e procedura 
Il versamento dell’imposta relativa alle fatture, agli atti, ai documenti ed ai registri emessi o utilizzati durante l’anno avviene in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell'esercizio - entro il 30 aprile o entro il 29 aprile nel caso di anno bisestile - mediante il modello F24 (codice tributo 2501) 
Non è prevista né una autorizzazione preventiva né una dichiarazione annuale del bollo virtuale 
Le fatture elettroniche devono riportare specifica annotazione dell’assolvimento dell’imposta di bollo in base al decreto Mef 17 giugno 2014 (bollo virtuale) 
il sole 24 ore 24/12/2018
Sulle e-fatture il bollo sarà solo virtuale: pagamento a consuntivo con F24
Fatture elettroniche con bollo 0virtuale. È questa la sintesi di quanto previsto dal Dm 17 giugno 2014. La regola si applica ai documenti elettronici relativi alle operazioni esenti, non imponibili, escluse o fuori campo Iva, di importo superiore a 77,47 euro: il bollo si assolve tramite modello F24 (codice tributo 2501, approvato dalla risoluzione 106/E del 2014). 
Il cedente/prestatore dovrà valorizzare nel tracciato Xml della fattura gli appositi spazi («BolloVirtuale» e «ImportoBollo») e procedere al versamento entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio di riferimento, e cioè entro il 30 aprile dell’anno successivo o 29 aprile per gli anni bisestili, dopo avere calcolato quanto complessivamente dovuto per tutte le fatture elettroniche emesse durante l’anno.
L’F24 precompilato 
A breve sarà implementato un nuovo servizio gratuito, messo a disposizione dall’agenzia delle Entrate, che consentirà di ottenere un modello F24 precompilato e di procedere al pagamento dell’imposta. Come chiarito dall’Agenzia in occasione dell’incontro presso la Fondazione Inarcassa il 7 dicembre scorso, a seguito della valorizzazione dei campi relativi al blocco «DatiBollo» verrà acquisita tra le informazioni fiscalmente rilevanti e gestita in modalità privata l’informazione relativa al bollo (non potrà essere invece gestito l’intero file che potrà essere visionato solo dall’utente o dal suo intermediario, né potrà essere visionata dall’Agenzia la descrizione del file stesso). 
Il servizio permetterà non solo di avere automaticamente l’F24 precompilato con l’importo complessivo del bollo da versare, ma anche un file Excel che mostrerà al contribuente tutte le fatture con i corrispondenti bolli dichiarati. Se la verifica del calcolo, contenuto nel file «promemoria» con tutti i singoli bolli, sarà positiva, si potrà procedere al versamento automatico.
I documenti su carta e in Pdf 
Per le fatture cartacee, invece, l’imposta di bollo viene assolta mediante la modalità tradizionale con apposizione del contrassegno telematico cartaceo sul documento emesso oppure secondo la modalità virtuale con autorizzazione preventiva della Dre. 
Anche la semplice fattura in Pdf, predisposta con l’ausilio di mezzi informatici e inviata per e-mail, rientra nel regime appena descritto dato che non possiede i requisiti previsti dal Dm 17 giugno 2014 e non può essere considerata quale documento informatico rilevante ai fini fiscali: pertanto, va assimilata a un documento cartaceo.
Ai sensi dell’articolo 15 del Dpr 642 del 1972, la marca da bollo può essere assolta in modo virtuale a seguito di una domanda preventiva di autorizzazione da presentare all’ufficio delle Entrate competente. In questa sede occorrerà indicare il numero stimato di atti e/o documenti emessi/ricevuti nel corso dell’anno, per i quali si richiede l’autorizzazione. 
Nel caso in cui l’ufficio rilasci l’autorizzazione, sulla fattura dei soggetti “abilitati” andrà riportata in modo chiaramente leggibile la dicitura «imposta di bollo assolta in modo virtuale ex articolo 15 del Dpr 642 del 1972», oltre agli estremi della relativa autorizzazione. 
La liquidazione 
L’ufficio preposto liquiderà poi l’imposta dovuta fino al 31 dicembre dell’anno considerato in via provvisoria, suddividendola in rate bimestrali uguali. Entro il 31 gennaio dell’anno successivo, una volta comunicato l’effettivo numero di documenti emessi nell’anno precedente, si procederà alla liquidazione definitiva a consuntivo dell’imposta di bollo complessivamente dovuta per l’anno di riferimento e per la liquidazione provvisoria dell’anno in corso.
Tuttavia, come chiarito dalla circolare 16/E del 2015, questa modalità non si applica alle fatture elettroniche e più in generale ai documenti elettronici rilevanti ai fini fiscali. Infatti, per le fattispecie regolamentate dal Dm citato, il pagamento dell’imposta di bollo non richiede la preventiva autorizzazione né gli altri adempimenti previsti dagli articoli 15 e 15-bis del Dpr 642, ma va effettuato telematicamente utilizzando il modello F24 in un’unica soluzione entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
La pubblica amministrazione 
A completare il quadro, si ricorda che, per pagare online l’imposta di bollo dovuta sulle istanze trasmesse in via telematica alla pubblica amministrazione e sui relativi atti e provvedimenti elettronici, i contribuenti possono utilizzare il servizio @e.bollo (articolo 1, comma 596, della legge 147 del 27 dicembre 2013), che consente l’acquisto della marca da bollo digitale, nella misura forfettaria di 16 euro a documento, a prescindere dalla dimensione dello stesso.
In definitiva, tenuto conto delle diverse procedure esistenti per l’assolvimento dell’imposta di bollo, non può che rilevarsi che per le fatture elettroniche occorrerà seguire esclusivamente la modalità prevista per i documenti digitali rilevati ai fini tributari di cui all’articolo 6 del Dm 17 giugno 2014. Andranno invece dimenticate le altre modalità previste (contrassegno telematico o assolvimento virtuale tramite autorizzazione dell’Agenzia).
Diciture in fattura 
D Oggi nelle fatture di vendita che emettiamo a completamento della fattura a piè pagina stampiamo note e clausole contrattuali oltre alla dicitura «contributo ambientale Conai assolto». Con l'emissione delle fattura elettronica è possibile inserire queste informazioni anche sul file xml? 
In quale tag vanno inserite queste diciture? 
In caso di risposta negativa come ci comportiamo per la dicitura «Contributo ambientale Conai assolto» ?
r Con specifico riferimento alla dicitura «Contributo ambientale Conai assolto», occorrerà indicare nel tracciato xml i seguenti elementi, racchiusi nel blocco informativo 2.2.1.16 <AltriDatiGestionali>: 2.2.1.16.1 <TipoDato> (che va valorizzato con la stringa “INFO”) e 2.2.1.16.2 <RiferimentoTesto> (che va valorizzato invece con «Contributo ambientale Conai assolto»). 
Si ricorda inoltre che tale dicitura è di estrema importanza dato che rappresenta l'attestazione da parte del fornitore che gli imballaggi utilizzati per il confezionamento delle merci fatturate sono stati assoggettati a Contributo ambientale Cnai.
In riferimento, invece, alla presenza di eventuali note o clausole contrattuali, si evidenzia che il blocco informativo <AltriDatiGestionali> consente poi di rappresentare dati utili alla gestione automatica della fattura elettronica e dei dati in essa contenuti. In particolare, come si legge espressamente nelle specifiche tecniche, gli elementi che lo compongono possono ad esempio essere utilizzati per lo scambio delle informazioni pattuite tra le parti. 
Pertanto, è da ritenere che le informazioni in questione potrebbero essere veicolate attraverso tale blocco. Infine, si segnala che in presenza di penalità stabilite in caso di pagamento ritardato o di altri dati specifici relativi al pagamento pattuito, il fornitore potrà opportunatamente valorizzare i relativi campi, appartenenti invece al macroblocco 2.4.2 <DettaglioPagamento>. 
In fattura spazio al contributo Conai
Documento di trasporto 
D Il commerciante al dettaglio che attualmente emette fattura immediata a richiesta potrebbe in alternativa emettere Ddt al momento della consegna della merce per poi emettere fattura differita a fine mese per velocizzare le operazioni al momento della consegna della merce? Considerando che attualmente la fattura consiste in decine di righe con la descrizione degli articoli venduti è possibile lasciare la descrizione di tutti gli articoli nel Ddt e indicare nella fattura differita solo il numero e la data del Ddt con l'importo totale dello stesso senza ripetere la descrizione di tutti gli articoli consegnati già fatta nel Ddt? 
r Si conferma che è possibile emettere un documento di trasporto, al momento della consegna della merce per poi emettere fattura differita a fine mese. Per quanto concerne la facoltà di richiamare in fattura il contenuto dei Ddt, si evidenzia che l'articolo 21, comma 2, lettera b) del Dpr 633 del 1972 dispone che la fattura deve indicare la «natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi oggetto dell'operazione». 
L'amministrazione finanziaria ha sempre richiesto una analitica descrizione dei beni ceduti e dei servizi resi in modo da consentire i necessari controlli. Ciò premesso, si può ritenere che la procedura indicata dal lettore sia corretta nella misura in cui il documento di trasporto richiamato in fattura contenga tutti gli elementi necessari a descrivere con precisione natura, qualità e quantità dei beni ceduti. Naturalmente è essenziale che i documenti di trasporto siano trasmessi al cliente, correttamente conservati ed esibiti agli organi ispettivi in caso di controlli. 
giorgio confente
Per i soci di cooperative agricole la numerazione è da rivedere - il sole 24 ore 20/12/2018
Fatica a partire la fatturazione elettronica delle cooperative agricole per conto dei soci. La particolare procedura è stabilita dall'articolo 34, comma 7 del Dpr 633/72 e consente alle società cooperative agricole di emettere la fattura per conto dei soci conferenti i prodotti agricoli e di consegnarne quindi copia per i successivi adempimenti previsti in materia di Iva. 
Con la circolare 6 del 25 gennaio 1994 il ministero delle Finanze indicò la procedura secondo cui la cooperativa emette la fattura per conto del socio osservando una autonoma numerazione progressiva; quindi il socio conferente rinumera le fatture seguendo la propria numerazione progressiva senza annullare il numero precedentemente attribuito dalla coop. In questo modo era possibile il controllo delle fatture emesse dall'organismo associativo.
La fatturazione elettronica sembra non consentire tale procedura. 
La cooperativa emette la fattura per conto del socio adottando la procedura con il codice CC. Nel campo del cedente indica il socio conferente e nel campo destinatario indica se stessa. Inoltre la cooperativa indica se stessa anche come soggetto trasmittente. Il controllo dello Sdi porta a consentire che la cooperativa in qualità di cessionario riceva la fattura regolarmente ai fini del diritto della detrazione.
Nel forum de «Il Sole 24 Ore» l’Agenzia - alla richiesta di come si dovesse procedere in questo caso, ha risposto che la consegna della fattura avverrà all'indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) riportato nella fattura stessa. La risposta della Faq precisa altresì che se la cooperativa acquirente ha utilizzato il servizio di registrazione presente nel portale “Fatture e Corrispettivi” la fattura verrà consegnata a tale indirizzo. In questo modo la fattura va nel posto giusto in quanto è la cooperativa che la deve ricevere dallo Sdi per legittimarne la detrazione. 
Ma rimangono almeno due problemi.
Il primo è quello della numerazione; la scelta adottata nei programmi di fatturazione elettronica in questa fase di avvio è quella di numerare le fatture dei soci progressivamente per socio, i quali pertanto avranno una numerazione specifica per le fatture emesse per loro conto dalla coop. Quindi registreranno le fatture in perfetto ordine progressivo in un apposito sezionale. Questa procedura viene adottata in quanto la fattura elettronica una volta ricevuta dal socio in Pdf non potrà subire modifiche nonché l'integrazione con nuovi elementi.
Qualora la cooperativa intendesse invece adottare la numerazione progressiva generale per tutti i soci, rispettando quindi il dettato della vecchia circolare 6/1994, sarebbe quindi necessario che i soci in sede di registrazione attribuissero un numero di protocollo, che non è una rinumerazione, ma la semplice protocollazione al di fuori della fattura. Il socio dovrebbe comunque tenere una contabilità sezionale per non confondere la numerazione progressiva delle fatture extracoop con la protocollazione delle fatture emesse dalla cooperativa.
Si osserva che la fatturazione elettronica ha esigenze informatiche, ma che comunque offre garanzie migliori all’amministrazione finanziaria. Così anche abbandonando la numerazione progressiva di cui alla citata circolare n.6/1994, non vengono meno le garanzie per il fisco. 
La cooperativa una volta ricevuto l'ok dallo Sdi deve inviare la fattura al socio con metodi tradizionali, via Pec o posta elettronica normale, ma c'è il problema della conservazione elettronica da parte del socio. Affinché il socio possa conservare la fattura in forma elettronica sarebbe necessario che il SdI rendesse disponibile per il socio una copia del file Xml nella sua area riservata sul sito dell'agenzia delle Entrate.
Fatture datate 2018 e ricevute nel 2019 in formato non Xml Il Sole 24Ore 17.12.2018 p. 27 •

 L’Agenzia delle Entrate, attraverso le faq pubblicate sul sito, ha espresso chiarimenti riguardo alle fatture di acquisto datate 2018 e ricevute nel 2019 non in formato Xml. In particolare, per ndividuare il formato corretto si deve fare riferimento alla data di emissione; le fatture emesse (e datate) 2018 sono correttamente cartacee, anche se ricevute nel 2019. Di contro, non è corretta (e si considera non emessa) una fattura emessa da un soggetto obbligato all’Xml datata e ricevuta nel 2019. 
• Dal punto di vista del cliente, la data di ricezione individua la liquidazione periodica di competenza ai fini della detrazione Iva. Per le fatture di acquisto relative a operazioni effettuate nel 2018, anche se ricevute e annotate entro il 15.01, non è consentito beneficiare della possibilità di detrarre l’Iva nella liquidazione di dicembre. Possibilità, invece, concessa, per i documenti ricevuti nel corso dello stesso anno di effettuazione dell’operazione. 
• Anche le fatture differite riferite a Ddt di dicembre 2018 saranno in formato Xml se emesse dal 1.1.2019 o cartacee se prodotte entro il prossimo 31.12.2018. 
• Per le prestazioni di servizi, l’agenzia delle Entrate ha precisato che i documenti proforma, come ad esempio la notula o l’avviso di parcella, sono considerati alla stregua di un Ddt e, pertanto, la fattura può essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di pagamento. Se, però, l’emissione avviene dal 1.1.2019, la fattura dovrà essere in formato Xml nonostante la proforma e il versamento siano datati 2018.  
il sole 24 ore 14/12/2018
LE DIECI NOVITÀ DEL DOCUMENTO ELETTRONICO 
1. Moratoria senza sanzioni o con sanzioni ridotte
Dal 1° gennaio al 30 settembre 2019per i soggetti mensili e dal 1 gennaio al 30 giugno 2019 per i trimestrali:
• l’invio in ritardo delle fatture elettroniche entro il termine di liquidazione relativo a quello di effettuazione dell’operazione è senza sanzioni
• l’invio in ritardo delle fatture elettroniche entro il termine della seconda liquidazione successiva relativa a quella di effettuazione dell’operazione è punito con le sanzioni 
ridotte al 20% 
2. Emissione fatture: regime definitivo
Possibilità di emettere la fattura immediata entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione. In caso di disallineamento del termine di effettuazione e di emissione c’è l’obbligo di inserimento in fattura della data di effettuazione 
3. Esoneri
Oltre a minimi, forfettari e contribuenti che applicano il regime semplificato agricolo, hanno particolari regimi di esonero dalla fatturazione elettronica:
• i soggetti non residenti identificati ai fin Iva in Italia (esclusione soggettiva)
• gli operatori sanitari (esclusione condizionata) solo per il 2019 e solo per le fatture relative ai dati inviati al sistema della tessera sanitaria
• le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime speciale di cui agli articoli 1 e 2 della legge 398/1991 (esclusione condizionata) 
Esclusione dall’obbligo se i proventi commerciali relativi al periodo d’imposta precedente non sono superiori a 65.000 euro
La fattura elettronica è emessa per loro conto dai cessionari e committenti se i proventi commerciali del periodo d’imposta precedente sono superiori a 65.000 euro
A prescindere dal volume dei proventi del periodo d’imposta precedente in caso di contratti di sponsorizzazione o pubblicità la fatturazione e registrazione è operata dai cessionari/committenti
4. Detrazione
È possibile esercitare la detrazione entro il 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione se i documenti di acquisto sono ricevuti e annotati entro il 15 dello stesso mese
Per i documenti di acquisto relativi all’anno precedente la detrazione può essere operata con riferimento al mese di ricezione a prescindere dal fatto che le fatture sono state ricevute entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione
5. Registrazione
Registro vendite: 
estesi al 15 del mese successivo all’effettuazione dell’operazione i termini per la registrazione delle fatture immediate e differite emesse
Registro acquisti: 
soppresso l’obbligo di numerazione progressiva per le fatture passive 
6. Precompilate Iva
Dal 2020 l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei soggetti passivi d’imposta Iva residenti e stabiliti in Italia la bozza di:
• registri Iva
• liquidazioni periodiche 
• dichiarazione annuale
Se i contribuenti convalidano le bozze non devono tenere i registri Iva, fatta salva l’obbligo di tenuta dei registri tenuti dai contribuenti in contabilità semplificata
Un provvedimento dell’agenzia delle Entrate darà attuazione alle precompilate Iva
7. Conservazione presso Agenzia delle entrate
Sogei S.p.A per la conservazioni dei documenti non può avvalersi di soggetti terzi 
8. Servizi di pubblica utilità
Le società che svolgono servizi di pubblica utilità di cui al decreti 24 ottobre 2000 n. 366 e n. 370 (telefoniche, energetiche ecc.) possono per le prestazioni rese a consumatori finali con i quali hanno stipulato contratti prima del 2005 e per i quali non è stato possibile identificare il codice fiscale potranno emettere fatture elettroniche con modalità speciali previste da un provvedimento dell’agenzia delle Entrate di prossima emanazione 
9. Rifiuto fatture Pa
Con decreto del ministro dell’Economia verranno definite le cause tassative che consentiranno alle Pubbliche amministrazioni di rifiutare tramite sistema di interscambio le fatture 
10. Trasmissione telematica dei corrispettivi
Obbligo dal
• 1° luglio 2019 per i contribuenti che hanno un volume d’affari superiore a 400.000 euro
• 1° gennaio 2020 
per tutti gli altri 
Depositi Iva, residenza fiscale decisiva per l’invio elettronico
Il rappresentante fiscale (anche leggero) di un soggetto non residente che interviene in operazioni che “coinvolgono” il deposito Iva, gestisce la fatturazione in modalità cartacea. Invece, l’estrazione dei beni effettuata da un soggetto residente o stabilito in Italia potrebbe richiedere, in alcuni casi, la gestione dell’e-fattura.
È bene, prima di tutto, distinguere fra modalità di assolvimento dell’imposta all’atto dell’estrazione dei beni dal deposito e modalità di gestione delle fatture.
L’intervento dell’«RF» 
Quando il bene è estratto per essere utilizzato/commercializzato in Italia, l’Iva va assolta con versamento diretto o mediante inversione contabile. La corretta procedura dipende dal “pedigree” del bene: se quest’ultimo è stato introdotto in libera pratica o a seguito di acquisto intracomunitario, si procede col reverse charge, mentre in caso di “acquisto interno” l’Iva si versa con F24 (risoluzione 55/E/2017).
Resta inteso che, se l’estrazione è eseguita da un non residente, questi dovrà nominare un rappresentante fiscale cosiddetto “pesante” ovvero, quando possibile, identificarsi direttamente. In effetti, è solo fino a quando il non residente realizza operazioni che non comportano il pagamento dell’Iva che gli adempimenti (fatturazione ed eventuale compilazione degli Intrastat) possono essere eseguiti da un “rappresentante fiscale leggero” (che potrebbe anche essere il gestore del deposito).
In tutti questi casi, le fatture saranno gestite in modalità cartacea; e ciò, tanto per le operazioni all’interno del deposito Iva quanto per l’estrazione.
Infatti, l’articolo 1, comma 3, Dlgs 127/2015 prevede l’obbligo della fattura elettronica (dal 2019) per le cessioni/prestazioni tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato, restando escluse quelle veicolate mediante rappresentante fiscale o identificazione diretta. 
Estrazione eseguita da residente 
Più complessa è l’ipotesi in cui l’estrazione è eseguita da un soggetto residente o da un non residente stabilito in Italia (stabile organizzazione). Se l’estrazione avviene a fronte di un acquisto da non residente (anche di beni già in deposito Iva), l’assolvimento dell’imposta continua ad avvenire sulla base di documentazione cartacea e con le ordinarie modalità, per le quali si rinvia alla circolare 12/E del 2015, da “rileggere” alla luce dell’attuale formulazione dell’articolo 50-bis, Dl 331/93.
Se i beni oggetto di estrazione sono venduti da un soggetto residente/stabilito, si dovrebbe invece procedere in modalità “elettronica”. Chi estrae dovrà quindi emettere autofattura elettronica se il bene è stato originariamente introdotto in deposito in esecuzione di una cessione interna (l’imposta, in tal caso, si versa con F24). Si procede invece con l’integrazione, se, nonostante si tratti di acquisto da soggetto nazionale, l’originaria introduzione in deposito Iva è avvenuta a fronte di un acquisto intracomunitario. A tal fine sarà possibile emettere un documento (nella prassi “autofattura”) da allegare al file xml relativo alla fattura elettronica del fornitore residente.
Tale modalità dovrebbe valere anche quando il bene estratto e venduto dal fornitore nazionale è stato in origine immesso in libera pratica con introduzione in deposito Iva. Questo, se si dà rilievo al fatto che si riceve fattura elettronica da un soggetto residente e non alla circostanza che l’introduzione è avvenuta a suo tempo a fronte di un’importazione da Paese extraUe. Occorre però una conferma. Così come va chiarito se serve l’autofattura elettronica quando chi estrae è colui che ha immesso i beni in libera pratica, introducendoli nel deposito.
Per le cessioni “all’interno” del deposito (senza estrazione), si avrà fattura elettronica se le controparti sono soggetti residenti/stabiliti; fattura cartacea quando almeno una delle due non è residente/stabilita in Italia. In ogni caso, dovrebbero restare cartacee le copie dei documenti da consegnare al gestore del deposito.
il sole 24 ore 13/12/18
La detrazione anticipata non vale per fatture 2018 ricevute nel 2019
Se le operazioni si sono svolte tutte nel 2018 la detrazione è al 16 gennaio
Per le fatture 2018 registrate nel 2019 diritto da esercitare nella dichiarazione Iva
Anticipata la detrazione Iva per le operazioni infrannuali anche per le fatture ricevute nei primi 15 giorni del mese successivo all’effettuazione dell’operazione. Regola, però, inapplicabile agli acquisti a cavallo d’anno. Il legislatore, dopo oltre un anno dalla modifica del regime della detrazione Iva (Dl 50/2017) e dopo le discussioni scaturite dall’intervento interpretativo sulla circolare 1/E/2018 con il Dl 119/2018, torna sull’argomento correggendo – in parte – il contrasto tra la circolare e il Dpr 100/1998. 
In effetti, in base alla circolare 1/E/2018 per le fatture ricevute nei primi giorni del mese successivo a quello di effettuazione non più era più possibile detrarre l’Iva nel mese di competenza pur avendo ricevuto e registrato il documento entro il termine per la liquidazione periodica, posticipando l’esercizio del diritto al periodo successivo e creando un disallineamento tra esigibilità e detraibilità dell’imposta. 
Il Dl 119/2018 modifica l’articolo 1, comma 1 del Dpr 100/1998 stabilendo ora che entro il giorno 16 di ogni mese può essere esercitato il diritto alla detrazione relativo anche ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata l’operazione. Pertanto, a differenza di quanto accaduto fino a ottobre, con la modifica l’Iva su una fattura relativa, per esempio, a un’operazione effettuata a ottobre 2018 (datata 31 ottobre 2018) e ricevuta il 5 novembre poteva essere inclusa nella liquidazione periodica del mese di ottobre e non più in novembre. 
Il legislatore si è tuttavia affrettato a specificare, in contrasto con il funzionamento dell’imposta, che tale disciplina non si applica alle operazioni effettuate nell’anno precedente, vale a dire al caso di una fattura relativa a un’operazione effettuata a dicembre 2018 (data fattura 31/12/2018) ricevuta il 5 gennaio 2019, per la quale non è possibile detrarre l’imposta nella liquidazione del 16 gennaio. 
Come districarsi quindi dal complesso intreccio normativo all’approssimarsi di fine anno? Sono quattro i casi in cui le imprese (negli esempi considereremo solo i contribuenti con liquidazione mensile, ma le stesse considerazioni possono essere trasposte ai contribuenti trimestrali) potranno trovarsi: 1) fatture per operazioni effettuate nel 2018 ricevute e registrate entro la fine dell’anno; 2) fatture per operazioni effettuate a dicembre 2018 ricevute nel 2019; 3) fatture per operazioni effettuate a dicembre 2018 ricevute nello stesso mese, ma registrate nel 2019; (4) fatture per operazioni effettuate nel 2019.
Nel primo caso, il diritto alla detrazione potrà essere esercitato nella liquidazione di dicembre 2018 (16 gennaio 2019). 
Nel secondo caso, si potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’imposta solo nel 2019 anche se le fatture sono state ricevute e registrate entro il 15 gennaio, attesa l’esclusione prevista dalla nuova formulazione dell’articolo 1, comma 1, del Dpr 100/1998. Tale nuova impostazione, peraltro, rischia di avere effetti anche sulle liquidazioni Iva dei mesi successivi, in quanto una fattura 2018 ricevuta e registrata ad esempio il 5 marzo 2019 non potrà concorrere a formare la liquidazione Iva di febbraio 2019, bensì il diritto alla detrazione potrà essere esercitato solo con la liquidazione di marzo. 
Nel terzo caso il diritto alla detrazione potrà essere esercitato al più tardi nella dichiarazione annuale Iva relativa al 2018 e si renderà necessaria la predisposizione di un registro Iva sezionale che permetta di escludere queste operazioni dalla liquidazione Iva del mese di registrazione che inevitabilmente sarà il 2019. 
Infine, per le fatture relative a operazioni effettuate nel 2019, in un determinato mese si potrà esercitare il diritto alla detrazione relativo anche ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello in cui è stata effettuata l’operazione. La complessità di gestione operativa è facilmente intuibile perché impone ai contribuenti di effettuare mensilmente un cherry picking delle fatture da inserire o da escludere dalla liquidazione Iva.
il sole 24 ore 12/12/18
L’iter. Necessario un presidio per vigilare sugli scarti
Ricevute dello Sdi da gestire e conservare
Nel poco tempo che rimane all’appuntamento del 1° gennaio 2019 con la fattura elettronica è necessario che i professionisti e le imprese seguano un percorso ben definito lasciando ad un momento successivo tutte quelle attività che non sono strettamente collegate all’attuazione del mero adempimento.
A seconda del livello di implementazione dei processi le mosse da porre in essere saranno dirette a verificare cosa si è già fatto ovvero per realizzare quanto sufficiente per essere pronti ad emettere e ricevere fatture elettroniche. Questo percorso deve essere realizzato distintamente per il ciclo attivo e per il ciclo passivo di fatturazione.
Ciclo attivo 
La prima cosa da verificare per essere in grado di emettere la fattura elettronica è necessario aprire e scegliere un canale di trasmissione con il Sistema d’interscambio (Sdi). In effetti, i canali di trasmissione selezionabili e attivabili sono: la Pec, il servizio web; i canali accreditati – cooperazione applicativa su rete internet ovvero sistema di trasmissione dati su protocollo Sftp. Questi ultimi sono solitamente attivati e gestiti da provider specializzati. 
Successivamente e costituisce una delle fasi più complesse e che probabilmente l’operatore realizzerà in pieno nel corso del 2019 è la definizione del contenuto del file Xml che deve essere inviato allo Sdi. In effetti, la verifica di questo profilo del percorso è necessario distinguerla in tre step. Il primo è costituito dall’insieme dei dati necessari da inviare al destinatario secondo le regole dell’articolo 21 e 21-bis del Dpr 633/1972. Il secondo è costituito da quei dati che sono obbligatori per altre disposizioni fiscali e non fiscali che devono comunque essere inseriti in fattura. Il terzo è costituito dai dati gestionali che l’operatore vuole inserire per semplificare il rapporto con il cliente. Si pensi al numero d’ordine. In questa prima fase si potrebbe limitare la popolazione del file ai dati di cui al primo step, mentre per gli altri step si potrebbe inserire gli stessi negli allegati. L’allegato è uno strumento flessibile che può aiutarci non poco in questo primo periodo di adattamento (si pensi all’inserimento in allegato del Pdf della fattura). 
Inoltre prima dell’invio del file è necessario realizzare una serie di controlli per evitare, per quanto possibile che il file fattura venga scartato.
Proprio per questo è necessario tra l’altro bonificare e aggiornare le anagrafiche. Questa operazione ha scopi di natura diversa non solo procedurali, ma anche commerciali. 
Per la trasmissione del file è necessario ancora scegliere se firmare o meno il flusso che si trasmette allo Sdi. La firma non è obbligatoria, ma opportuna per motivi legali. 
Nel flusso attivo si può decidere (per evitare la compilazione dell’esterometro) di predisporre il flusso in Xml anche per le fatture attive emesse nei confronti dei non residenti utilizzando quale codice destinatario il codice convenzionale di «XXXXXXX».
Ciclo passivo 
Il destinatario della fattura ha quale primo obiettivo ricevere tempestivamente la fattura direttamente presso di sé. La prima cosa da decidere è il canale di ricezione. In effetti, è possibile che un operatore economico abbia contemporaneamente più canali di ricezione.
La scelta è nella maggior parte dei casi sconsigliabile. Anzi sarebbe utile averne uno e preregistrarlo sull’area riservata in fatture e corrispettivi dell’agenzia delle Entrate. La preregistrazione evita che errate indicazioni del fornitore rendano più difficile l’acquisizione della fattura passiva. Anche sul lato passivo può essere utile aggiornare le anagrafiche. 
Importante è attivare direttamente o con delega i diversi servizi offerti dall’agenzia delle Entrate. Abbiamo già descritto il servizio di registrazione dell’indirizzo telematico. Un altro servizio da utilizzare subito, prima del 1° gennaio 2019, è quello relativo alla generazione del QR code.
Il QR code è un codice a barre bidimensionale che contiene i dati Iva del contribuente. Si può stampare o memorizzare e consente di semplificare la fase di emissione della fattura. Lo stesso è particolarmente utile, ad esempio, per gestire correttamente le trasferte dei dipendenti nel caso debbano ottenere fatture da ristoranti o distributori di carburante o altri esercenti pubblici. 
le ricevute dello Sdi 
Una fase comune al ciclo attivo e passivo è la gestione delle ricevute che vengono emesse dallo Sdi. Queste impongono all’operatore di classificare le ricevute, di conservarle e di predisporre per ciascuna di esse un presidio idoneo per reagire tempestivamente. Si pensi ad esempio che in caso di scarto della fattura la nuova fattura deve essere reinviata allo Sdi entro 5 giorni di calendario. 

LE FATTURE DI MINIMI
 E FORFETTARI 
•I contribuenti che applicano il regime dei minimi (articolo 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011) o quello forfettario (commi 54/89, legge 190/2014) non devono emettere fatture elettroniche
•I loro fornitori, tuttavia, devono emettere fattura elettronica 
nei loro confronti, ad eccezione 
del caso in cui siano essi stessi esonerati
(magari perché minimi o forfetari)
•La fattura nei confronti di minimi e forfetari va emessa seguendo le regole ordinarie; non è però obbligatorio inserire né l’indirizzo Pec, né il codice destinatario ma solo una serie di 7 zeri al posto di quest’ultimo
•Il fornitore deve avvisare il cliente 
che lo Sdi gli metterà a disposizione la fattura nella sua area riservata del sito dell’agenzia delle Entrate. 
•In questa ipotesi, inoltre, minimi e forfetari non sono nemmeno obbligati alla conservazione dei documenti elettronici
•È facoltà di questi contribuenti, tuttavia, comunicare ai loro fornitori un indirizzo Pec o un codice destinatario per la ricezione dei documenti; in 
questo caso, le fatture dovranno 
essere anche conservate elettronicamente

RIDUZIONE TERMINI
DI ACCERTAMENTO 
•Si riducono di due anni (da cinque a tre, con scadenza fissata sempre al 31 dicembre di ciascun anno) i termini di decadenza per gli accertamenti fiscali Iva e redditi d’impresa e di lavoro autonomo, ma solo per chi ha regolarmente presentato la dichiarazione
•È l’effetto collegato all’introduzione dell’obbligo generalizzato di emissione della fattura elettronica in vigore dal 1° gennaio 2019
•Per beneficiare della riduzione, tuttavia, è necessario utilizzare mezzi tracciabili (bonifici, carte di credito, assegni bancari o circolari, eccetera) per tutti i pagamenti eseguiti e ricevuti di ammontare superiore a 500 euro
•La riduzione dei tempi per la notifica degli avvisi d’accertamento spetta anche a chi opera nel commercio al dettaglio ed esercita, entro il 31 dicembre 2018, l’opzione per la memorizzazione e trasmissione dei dati dei corrispettivi, i cui effetti, tuttavia, cessano alla fine del prossimo anno
• Dal 1° luglio 2019, inoltre, l’adempimento diviene obbligatorio per chi ha un volume d’affari superiore a 400 mila euro, mentre, dal 1° gennaio 2020, l’obbligo riguarderà tutti i commercianti al minuto e i soggetti assimilati

I TEMPI DELLA FATTURAZIONE  il sole 24 ore 12/12/18
•La fattura deve essere emessa entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione indicando anche la data di effettuazione della operazione se quest’ultima è precedente l’emissione ???????
•La data di trasmissione allo Sdi deve coincidere con la data di emissione. •Le regole per il versamento dell’Iva non cambiano e non sono influenzate dalle nuove tempistiche di emissione e trasmissione della fattura elettronica
•Per le cessioni di beni l’Iva deve essere portata in liquidazione nel mese di consegna o spedizione; per le prestazioni di servizi, l’Iva va portata a debito nel mese dell’incasso anche se la fattura è emessa dopo
•La fattura deve essere registrata entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione ma con riferimento a quest’ultimo e l’Iva relativa deve concorrere alla liquidazione del mese di riferimento medesimo
•La fattura differita non è influenzata dalle nuove regole di fatturazione elettronica: deve essere emessa e trasmessa entro il giorno 15 del mese successivo nel caso di cessione di beni con Ddt

LA DETRAZIONE DELL’IVA 
•Il Dl 119/2018 ha previsto nuove regole in materia di detrazione dell’Iva: a decorrere già dal 16 novembre, la detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti può avvenire nella liquidazione in cui l’operazione è stata effettuata, se la fattura viene ricevuta e registrata entro il 15 del mese successivo
•Per le fatture ricevute e registrate in data successiva, resta comunque salva la detrazione alla luce di quanto previsto dall’articolo 19 del decreto Iva che consente la detrazione fino alla presentazione della dichiarazione
•Restano escluse solo le fatture del mese di dicembre che, se ricevute dopo la fine dell’anno, confluiscono nella liquidazione del mese di ricevimento
•Novità anche in materia di registrazione delle fatture: le fatture emesse potranno essere registrate entro il 15 del mese successivo (come le differite); mentre per quelle di acquisto viene abolito l’obbligo di numerazione progressiva
•Con riferimento alle spese di carburante, già a decorrere dal mese di luglio, l’Iva sarà detraibile e il costo deducibile solo se il relativo pagamento avverrà con mezzi tracciati

Avvio alleggerito con la moratoria e più esenzioni
Con la conversione del decreto fiscale sono stati estesi gli esoneri e le sanzioni soft
Digitalizzare l’intero ciclo dell’ordine, attivo e passivo, approfittando dell’obbligo di fatturazione elettronica come volano per migliorare i processi aziendali. Con questa finalità, in cui la fattura elettronica deve essere vista come un’opportunità, occorrerebbe approcciarsi al 1° gennaio 2019. 
Individuare le attività da realizzare al pari delle figure ovvero delle aree aziendali potenzialmente interessate, così da coinvolgerle nel processo, costituiscono i primi impegni che un operatore dovrebbe già avere pianificato. 
Vengono riscritte le regole su emissione, detrazione e registrazione delle fatture, si allunga a settembre la moratoria senza sanzione per i ritardi nell’emissione del documento elettronico, si amplia la platea degli esclusi. In tre mosse il decreto legge 119/2018, dopo i passaggi parlamentari, cerca di rendere più soft e meno traumatico l’arrivo dal 1° gennaio dell’obbligo tra privati della fattura elettronica. 
Gli esclusi 
Dopo i minimi, i forfettari, le imprese agricole che applicano il regime speciale Iva, tra gli esclusi della fattura elettronica arrivano anche gli operatori sanitari che inviano i dati al sistema della tessera sanitaria, le associazioni sportive dilettantistiche che optano per il regime speciale Iva e dirette di cui agli articoli 1 e 2 della legge 398/1991 e i soggetti non residenti identificati in Italia.
I nuovi soggetti esclusi, a differenza di forfettari, minimi agricoli e soggetti non residenti identificati, per non emettere le fatture elettroniche devono rispettare alcune specifiche condizioni. Per gli operatori sanitari (quali medici e strutture sanitarie) l’esclusione è per ora limitata al solo 2019 e alle fatture i cui dati sono trasmessi al sistema tessera sanitaria (Sts). Pertanto questi soggetti nel momento in cui emettono fatture nei confronti di soggetti per i quali non inviano i dati al Sts sono obbligati all’emissione della fattura elettronica (si pensi al caso del medico che fa una consulenza a un altro medico ovvero il caso in cui il paziente rifiuti l’invio dei dati al Sts). Per le associazioni sportive dilettantistiche (Asd) l’esclusione scatta solo se i proventi di carattere commerciale del periodo d’imposta precedente sono di importo non superiore a 65mila euro. Nel caso in cui tali proventi siano superiori a 65mila euro, la fattura elettronica sarà emessa per loro conto dal cessionario/committente. 
Caso particolare è poi disciplinato per i contratti di sponsorizzazione e pubblicità alle Asd per i quali gli adempimenti di fatturazione e registrazione sono direttamente operati dal cliente. 
L’emissione 
L’avvio della fattura elettronica potrà fruire di una moratoria senza sanzione per tutti quegli operatori che al 1° gennaio 2019 non saranno pronti a emettere fatture elettroniche. La moratoria consente di emettere la fattura elettronica in ritardo e senza sanzioni se la stessa è trasmessa allo Sdi entro la liquidazione relativa al momento di effettuazione dell’operazione ovvero con le sanzioni ridotte al 20% se inviata entro la liquidazione successiva. Esemplificando, se il 5 gennaio un operatore mensile consegna dei beni al cliente, potrà emettere la fattura entro il 15 febbraio senza sanzioni ed entro il 15 marzo con le sanzioni per la ritardata emissione della fattura ridotte al 20 per cento. 
La moratoria durerà per gli operatori mensili fino al 30 settembre, per gli operatori trimestrali fino al 30 giugno. Sempre in materia di emissione per far fronte alle difficoltà manifestate, da più parti, per l’emissione delle fatture immediate viene modificato, a decorrere dal 1° luglio 2019, il termine previsto dall’articolo 21, comma 4, del Dpr 633/1972. In effetti, mentre oggi è obbligatorio emettere la fattura entro il giorno di effettuazione dell’operazione, dal 1° luglio si potrà emettere la fattura entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione. Pertanto in caso di servizi se il cliente paga il professionista il 15 ottobre, il prestatore avrà tempo fino al 25 ottobre per emettere la fattura. Questa regola ha valenza generale sia per le fatture elettroniche che per le fatture cartacee. La norma prevede, inoltre, che la fattura deve sempre riportare la data di effettuazione dell’operazione (articolo 21, comma 2, lettera g-bis, del Dpr 633/1972). 


IL sole 24 ore del 11/12/2018
Fattura elettronica per più cointestatari 
D Se una prestazione viene resa nei confronti di più privati (per esempio le prestazioni che sono state rese da un notaio ai comproprietari di un medesimo immobile, agli eredi per le pratiche di successione o quelle rese da un perito con riferimento ad un terreno indiviso o ad attività rese in ambito di pratiche legali o di consulenze fiscali o anche prestazioni edili per ristrutturazioni edilizie, risparmio energetico o intermediazione immobiliare), sarà possibile emettere una sola fattura elettronica intestata a tutti i cointestatari, come avveniva con la fattura cartacea? 
r L'agenzia delle Entrate nella risoluzione 87/E del 5 luglio 2017 ha ritenuto non plausibile l'emissione di una fattura cointestata verso cessionari/committenti soggetti passivi Iva (B2B). Di contro, è consentito nei confronti di privati consumatori (B2C), riportando i dati di uno solo dei soggetti nella sezione “Identificativi Fiscali”. 
Pertanto, nell'ottica dell'e-fattura, in riferimento a questi ultimi soggetti, si ritiene possibile emettere la fattura elettronica nei confronti di un unico intestatario e riportare nell'Xml della fattura elettronica i dati degli altri cointestatari, utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura (ad esempio “Causale”). 
In tal modo, verrà data evidenza in fattura della presenza degli altri soggetti destinatari.
Federica polsinelli 
benedetto santacroce
Fatture differite e Sdi 
D Dal 1° luglio 2019, una fattura immediata emessa ad esempio con data 18 luglio deve essere inviata allo Sdi entro le ore 24 del 19 luglio? O ancora: una fattura differita emessa con data 7 agosto 
(competenza luglio) deve 
essere inviata allo Sdi entro 
le ore 24 dell'8 agosto? 
r L'articolo 21 del decreto Iva prevede che una fattura elettronica è emessa all'atto della sua trasmissione.
A partire dal 1° luglio 2019, il comma 4 dell'articolo 21 del Dpr 633/1972, che oggi prevede l'obbligo di emissione della fattura immediata entro le ore 24 del giorno di effettuazione dell'operazione, viene modificato prevedendo che «la fattura è emessa entro 10 giorni dal momento di effettuazione dell'operazione».
Dunque la fattura potrà essere inviata allo Sdi entro 10 giorni dall'effettuazione dell'operazione.
Nessuna novità, invece, per le fatture differite che possono essere sempre emesse entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.       ??????????????
ALESSANDRA CAPUTO 
GIAN PAOLO TOSONI
Liquidazione Iva 
D Le fatture emesse, per esempio, il 10 febbraio 2019 ma di competenza gennaio 2019, dovranno andare nella liquidazione Iva di gennaio o quella di febbraio?
r L'articolo 23, comma 1 del Dpr 633/1972, come modificato dall'articolo 11 del Decreto legge 119/2018, stabilisce che le fatture emesse devono essere registrate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione facendo «riferimento allo stesso mese di effettuazione delle operazioni». 
Ciò, come precisato nella relazione illustrativa al decreto legge 119/2018, consente al fornitore di liquidare correttamente l'Iva a debito nel periodo di competenza dell'operazione. 
Pertanto, tornando all'esempio formulato nel quesito, le fatture emesse il 10 febbraio 2019, ma di competenza del mese di gennaio 2019, vanno inserite nella liquidazione del mese di gennaio.
Questa regola subisce un'eccezione per le cessioni di beni effettuate dal cessionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente (articolo 21, comma 4 lettera b). 
In tal caso, l'esigibilità dell'Iva è spostata in avanti, in quanto le «fatture sono registrate entro il 15 del mese successivo a quello di emissione e con riferimento al medesimo mese» (articolo 23, secondo periodo).
PAOLO CENTORE
Tempi di emissione 
D Dal termine del servizio, quanti giorni ho per l'emissione della fattura? 
Ad esempio, se concludo il servizio il 31 gennaio 2019, quanti giorni ho per l'emissione della fattura?
r Per le prestazioni di servizi il momento impositivo coincide con il pagamento del corrispettivo. Detto questo, per limitare gli effetti negativi derivanti da possibili ritardi nell'adeguamento dei sistemi informatici al nuovo obbligo di fatturazione elettronica, il decreto legge 119/2018 stabilisce che per il primo semestre del 2019 (per i trimestrali) e fino a settembre 2019 (per i mensili) non siano applicate sanzioni se la fattura è emessa in formato elettronico entro il termine di effettuazione della liquidazione Iva del periodo di riferimento. 
Il decreto prevede inoltre che si applichino le sanzioni ridotte dell'80% nei casi in cui la fattura elettronica sia emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione Iva relativa al periodo successivo.
A partire dal 1° luglio 2019 la fattura immediata potrà essere emessa entro 10 giorni dal momento di effettuazione dell'operazione (che nel caso dei servizi coincide con il pagamento del corrispettivo). In tali casi, la data di effettuazione, diversa da quella di emissione, dovrà essere specificamente indicata sul documento.
barbara zanardi
Fatture senza recapiti 
D Una volta inviata una fattura al cliente con codice destinatario composto da sette volte zero perché lo stesso non mi ha comunicato né indirizzo Pec né altro codice, questa fattura elettronica viene comunque indirizzata al canale 
prescelto dal cliente o resta sul Sdi?
r Il cessionario/committente può scegliere preventivamente - tramite una apposita registrazione sulla piattaforma «fatture e corrispettivi» - l'indirizzo telematico (ossia la Pec o il «Codice destinatario») a cui ricevere tutti i file delle fatture. In tal caso le fatture elettroniche saranno sempre recapitate all'indirizzo telematico registrato, indipendentemente da quello che dichiara l'emittente, il Sdi non ha bisogno di controllare il campo «codice destinatario» dichiarato dall'emittente.
Alternativa esterometro
d Qualora si decidesse di inoltrare allo Sdi anche le fatture verso i clienti esteri - per evitare quanto meno l’adempimento del cosiddetto esterometro - le stesse saranno comunque
sottoposte a controllo e suscettibili di ricevuta di scarto in caso di errori (per partita Iva intracomunitaria inesistente, ad esempio)?
R Tralasciando il caso dell’invio al Sdi di una “copia” xml della fattura cartacea inviata al proprio cliente straniero (campo “CodiceDestinatario” il codice «XXXXXXX»), è possibile far pervenire allo stesso una fattura xml tramite lo Sdi. Nel macroblocco CessionarioCommittente, DatiAnagrafici, IdFiscaleIVA, IdPaese va inserito il codice del Paese assegnante l’identificativo fiscale al soggetto cessionario/committente e in IdCodice ci va il numero di identificazione fiscale del cessionario/committente (allegato A del provvedimento del 30 aprile 2018, paragrafi 2.1.4). Solo se l’IdPaese è uguale a IT, il sistema ne verifica la presenza in anagrafe tributaria.
No al doppio invio
d Non è chiaro se lo Sdi invia la fattura sia al cessionario/committente (che in questo caso è l’emittente e anche il ricevente) sia (in copia) al recapito elettronico prescelto dal cedente/prestatore. Il Sole24Ore ipotizzava che ci fosse il doppio invio ma usando il condizionale. Vorrei capire come effettivamente si 
comporterà lo Sdi. 
R L’agenzia delle Entrate nelle risposte fornite nel corso del forum del Sole24Ore del 12 novembre 2018 ha chiarito che il Sdi consegna la fattura all’indirizzo telematico riportato nella fattura stessa: pertanto, nel caso di fattura emessa dal cessionario/committente per conto del cedente/prestatore, qualora nella fattura elettronica sia riportato l’indirizzo telematico del cedente/prestatore lo Sdi consegnerà a tale indirizzo la fattura, salvo il caso in cui il cessionario/committente abbia utilizzato il servizio di registrazione presente nel portale “Fatture e Corrispettivi”. In questa seconda ipotesi il Sdi recapita automaticamente la fattura all’indirizzo registrato. 
Liquidazione blindata
d Le fatture con data dicembre ricevute nel mese di gennaio, o nei mesi successivi, come devono essere trattate ai fini della detrazione Iva?
R A decorrere dal 24 ottobre 2018 (entrata in vigore del Dl 119/2018) la detrazione dell’Iva sugli acquisti può essere esercitata nella liquidazione del periodo in cui l’operazione è stata effettuata se la fattura è pervenuta e registrata entro il 15 del mese successivo. Ad esempio, per la consegna di un bene avvenuta in novembre 2018, mentre la fattura è pervenuta all’acquirente nei primi giorni di dicembre, registrando il documento entro il giorno 15 dicembre, l’Iva può essere detratta nella liquidazione mensile di novembre. Tale novità, tuttavia, non si applica alle operazioni del mese di dicembre per le quali l’Iva può essere detratta solo nel periodo (mese o trimestre) in cui la fattura è ricevuta. Quindi, ad esempio, se una operazione è effettuata nel mese di dicembre e la fattura viene ricevuta il 5 gennaio, l’Iva è detraibile nella liquidazione del mese di gennaio. 
La contabilizzazione 
d Come devo contabilizzare una fattura di acquisto ricevuta dallo Sdi i primi giorni di febbraio ma con data fattura gennaio perché riferita ad acquisti fatti a gennaio?
R Come chiarito nelle risposte dell’agenzia delle Entrate del 15 novembre, l’articolo 14 del decreto legge 119/2018 ha stabilito che - entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione (fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente). 
Pertanto, ad esempio, l’Iva addebitata in una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019, ricevuta attraverso lo Sdi il 1° febbraio 2019, potrà essere detratta con riferimento al mese di gennaio. Chiarito quanto sopra, è evidente che i software devono essere in grado di gestire tale impostazione. 
La data d’invio 
d Le fatture datate 2018 (ad esempio una fattura differita di riepilogo fine mese per le operazioni poste in essere a dicembre 2018) ma inviate al cliente nel 2019 debbano passare attraverso lo Sdi e pertanto essere emesse con tracciato Xml?
R Le fatture con data 2018 inviate (emesse) al cliente nel 2019 devono transitare dal sistema di interscambio in formato elettronico. 
L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’articolo 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. 
Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo e? legato all’effettiva consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione della fattura. Questo è stato confermato anche dalle risposte alle faq pubblicate il 28 novembre 2018 sul sito dell’agenzia delle Entrate.
Emissione in ritardo della fattura elettronica Il Sole 24Ore 6.12.2018 p. 28
• L’emissione ritardata, dal 1.07.2019, della fattura elettronica non impone l’indicazione delle due date, di trasmissione e di effettuazione dell’operazione, ma solo di quest’ultima, perché quella di trasmissione è già tracciata dallo Sdi.
• Con l’art. 11 del D.L. 119/2018, si dispone che dal 1.01.2019 la fattura può essere emessa entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione: in questo caso, la fattura deve contenere tale data (corrispondente alla data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi o la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo).
Fattura elettronica per minimi e forfetari Italia Oggi 6.12.2018 p. 39
• Durante il Forum nazionale sulla fatturazione elettronica, l’Agenzia delle Entrate ha confermato quanto chiarito nelle Faq pubblicate sul proprio Sito, affermando che i contribuenti minimi e forfetari potranno evitare la conservazione a norma delle fatture elettroniche ricevute, sempre che non abbiano fornito il codice destinatario o la Pec al fornitore.
• Inoltre, fino a giugno 2019 (settembre per i contribuenti mensili) le trasmissioni entro la scadenza della liquidazione Iva di riferimento non daranno origine a sanzione. Di conseguenza, la fattura relativa a un’operazione del 5.01 potrà essere trasmessa senza sanzioni entro il 16.02 per i mensili ed entro il 16.05 per i trimestrali.
Esonero da fattura, ricevuta e scontrini per società di servizi elettronici verso i privati
Il Sole 24Ore 6.12.2018 p. 27
Italia Oggi 6.12.2018 p. 41
• L’Agenzia delle Entrate, in risposta all’interpello 5.12.2018, n. 96, ha affermato che le società che prestano servizi elettronici (esempio: progettazione e realizzazione di un sito web) nei confronti di un privato, sono esonerate sia dall’obbligo di emissione della fattura, sia dalla certificazione mediante scontrino o ricevuta fiscale.
• Tuttavia è consentito, per i privati che lo richiedono, certificare l’operazione con l’emissione della ricevuta fiscale.
• La vicenda
Emissione in ritardo, basta una data
Sufficiente indicare il momento di effettuazione dell’operazione 
il sole 24 ore 6/12/2018
L’emissione ritardata, dal primo luglio 2019, della fattura elettronica non impone l’indicazione delle due date, di trasmissione e di effettuazione dell’operazione, ma solo di quest’ultima, perché quella di trasmissione è tracciata dallo Sdi. 
Con l’articolo 11 del Dl 119/2018, si dispone che dal primo luglio 2019 la fattura può essere emessa entro dieci giorni dall’effettuazione dell’operazione: in questo caso, la fattura deve contenere tale data (corrispondente alla data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi o la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo). 
Quindi, un professionista che ha incassato una parcella il 30 novembre 2019 può emettere fattura entro il 10 dicembre 2019, indicando come data di effettuazione dell’operazione il 30 novembre. Il Forum nazionale della fattura elettronica ha stimolato il confronto tra due interpretazioni alternative:
•secondo un’interpretazione letterale della norma si imporrebbe l’indicazione in fattura di due date: quella di emissione (vale a dire la data di trasmissione della fattura) e quella di effettuazione dell’operazione nel caso sia diversa dalla prima. Questa soluzione comporterebbe la modifica del tracciato Xml per l’introduzione del campo apposito;
•secondo un’altra interpretazione, l’obbligo di indicazione in fattura riguarderebbe solo la data di effettuazione dell’operazione, in quanto la data di trasmissione verrà attestata dallo Sdi.
Questa soluzione è stata considerata la più praticabile, in quanto non comporta ostacoli all’attività di accertamento dell’amministrazione finanziaria e non pregiudica le attività di liquidazione dell’Iva. Questo consente anche di superare l’incompatibilità fra la data di emissione della fattura elettronica, diversa dalla data di effettuazione dell’operazione, e il concorso nella giusta liquidazione periodica Iva, almeno per molti programmi gestionali. Questo è in linea anche con una recente Faq pubblicata dall’agenzia delle Entrate, che nel periodo di moratoria (1 gennaio – 30 settembre 2019) ammette la possibilità di indicare la sola data di effettuazione dell’operazione e non anche quella di trasmissione allo Sdi. 
Si precisa, però, che questa norma vale per tutte le fatture emesse, anche quelle cartacee da parte dei soggetti esonerati dalla e-fattura, e quindi in questo caso non essendo veicolati tramite lo Sdi è necessario tracciare la data di trasmissione al cessionario/committente in modo certo (ad esempio tramite utilizzo della Pec).

Fattura elettronica ed esterometro Il Sole 24Ore 5.12.2018 p. 26 
• L’Agenzia delle Entrate, tramite le Faq sulla fattura elettronica, pubblicate sul proprio Sito, ha chiarito che i contribuenti che decideranno di inviare la fattura elettronica a un soggetto non residente, ma identificato in Italia, al fine di evitare l’esterometro, potranno inserire nel campo “codice destinatario” il valore predefinito “0000000”, se tale soggetto non ha comunicato la propria Pec o il codice destinatario. In questo modo, essendo riportato in fattura il numero di partita Iva italiano del cliente, questi riceverà la fattura nell’area riservata di Fisconline o Entratel. 
• In via generale, l’esterometro sarà facoltativo per le operazioni per le quali è emessa una bolletta doganale (importazioni) e per quelle per le quali è emessa o ricevuta fattura elettronica.

L’e-fattura per i non residenti può dribblare l’esterometro-il sole 24 ore 05/12/2018
La Faq delle Entrate: da riportare nel documento la partita Iva italiana
In questo modo la fattura potrà essere inserita in Entratel o Fisconline
Se per evitare l’esterometro si deciderà di inviare la fattura elettronica a un soggetto non residente, ma identificato in Italia, e questo non ha una propria Pec o un codice destinatario, è possibile inserire nel campo «codice destinatario» dell’Xml il valore predefinito «0000000». Venendo riportato in fattura il numero di partita Iva italiano del cliente, la fattura verrà messa a sua disposizione all’interno del suo Fisconline o Entratel. A chiarirlo è l’agenzia della Entrate, con la risposta ad una Faq del 28 novembre 2018.
In generale, l’esterometro sarà facoltativo per le operazioni per le quali sarà emessa una bolletta doganale (le importazioni) e per quelle per le quali saranno «emesse o ricevute fatture elettroniche» (punto 9.2, provvedimento del 30 aprile 2018). Quest’ultimo caso riguarda le fatture elettroniche attive e passive, rispettivamente emesse o ricevute, in formato Xml, tramite lo Sdi, a propri clienti o dai propri fornitori, che siano soggetti non residenti o non stabiliti in Italia o soggetti non residenti ma identificati in Italia (tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale), i quali non sarebbero obbligati a ricevere (o emettere) le e-fatture.
In particolare, per il ciclo attivo del residente o dello stabilito l’e-fattura attiva, in formato Xml, potrà essere spedita, attraverso lo Sdi, al proprio cliente, inserendo come indirizzo telematico il codice destinatario, suo o di un soggetto che funge da intermediario dello stesso, ovvero la sua Pec (creata a questi fini, in quanto si tratta di soggetti non obbligati ad averla) e nel codice destinatario sette zeri. In entrambi i casi, però, il destinatario dovrà sempre avere la possibilità di ottenere una copia cartacea della fattura, ove ne faccia richiesta (circolare del 2 luglio 2018 n. 13/E, risposta 1.6 per gli identificati, ma applicabile anche ai non residenti o non stabiliti).
Nelle Faq dell’agenzia delle Entrate del 28 novembre 2018 è stato chiarito che, se si emette una e-fattura a un soggetto non residente, ma identificato in Italia, che non ha comunicato la propria pec o il codice destinatario, è possibile inserire nel campo «codice destinatario» il valore predefinito «0000000», in quanto venendo riportato «in fattura il numero di partita Iva italiano» del cliente, la fattura verrà messa a disposizione dello stesso all’interno del suo Fisconline o Entratel. 
Come detto prima, invece, se il cliente comunica uno «specifico indirizzo telematico» (Pec o codice destinatario) va inserito uno dei due (se si inserisce la pec, nel campo «codice destinatario» comunque vanno inseriti 7 zeri). 
I dati del soggetto non residente e non stabilito in Italia ovvero del soggetto non residente, ma identificato in Italia possono essere inseriti nel blocco «DatiAnagrafici» del macroblocco «CessionarioCommittente». In particolare, i due campi dell’«Id fiscale Iva» vanno compilati dai soggetti non residenti, ma identificati in Italia, con la partita Iva italiana (It nel campo IdPaese) e dai soggetti non residenti e non stabiliti con l’identificativo fiscale assegnato dall’autorità del proprio Paese.
Fattura elettronica per minimi e forfetari Il Sole 24Ore 3.12.2018 p. 17
• Secondo le Faq dell’Agenzia delle Entrate, pubblicate il 28.11.2018, non è necessaria la conservazione elettronica delle fatture elettroniche ricevute solamente quando il soggetto non comunica al cedente/prestatore la Pec o un codice destinatario con cui ricevere le fatture elettroniche.
Tale indicazione potrebbe essere stata fornita per consentire a minimi e forfetari di scegliere come conservare le fatture ricevute. Tuttavia, potrebbero verificarsi le seguenti situazioni per tali soggetti:
o si ricevono fatture elettroniche con il codice destinatario “0000000”, che possono essere conservate in modalità tradizionale;
o si ricevono fatture elettroniche con il codice destinatario specifico o tramite Pec, da conservare in modalità elettronica;
o si ricevono o emettono fatture in formato cartaceo, con conservazione tradizionale;
o si emettono fatture in formato elettronico, sia facoltativamente sia nei confronti di una pubblica amministrazione, con conservazione elettronica.
Fattura elettronica per documenti emessi dal 2019 Il Sole 24Ore 30.11.2018 p. 25
• L’obbligo di fatturazione elettronica scatta per le fatture “emesse” a partire dal 1.1.2019.
• Il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Pertanto, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica.
Tuttavia, se la fattura datata 31.12.2018 viene formata e contabilizzata nel 2018 e poi inviata, ad esempio, via Pec nel 2019 risulterà “emessa” nel 2019 e quindi dovrà essere trattata in formato elettronico, altrimenti non sarà possibile per il cessionario/committente detrarre l’imposta perché lo stesso non sarebbe in possesso di una fattura fiscalmente rilevante.
• Appare pertanto consigliabile anticipare la fatturazione di qualche giorno rispetto all’ultimo giorno dell’anno, in modo da essere certi che la fattura cartacea sia spedita entro il 31.12. Se la spedizione avverrà i primi giorni del 2019 sarebbe cautelativo adottare fin da subito la fattura elettronica.
• In caso di emissione di una nota di variazione nel 2019, relativa ad fattura emessa in forma cartacea nel 2018, si dovrà utilizzare unicamente il formato elettronico.
• Un emendamento approvato in commissione finanze del Senato prevede che, solo per il 2019, i soggetti tenuti all'invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (come medici e farmacisti) saranno esonerati dall'obbligo di fatturazione elettronica, esclusivamente con riferimento alle fatture i cui dati sono inviati al Sistema tessera sanitaria.
Rischio di ricevere fatture inesistenti in modalità elettronica Il Sole 24Ore 30.11.2018 p. 25

• La fatturazione elettronica, di fatto, è uno spesometro continuo, con una differenza: mentre gli spesometri sono due, quello relativo alle fatture emesse dal fornitore e quello relativo alle fatture ricevute dal cliente (che devono essere confrontati), la fatturazione elettronica è, invece, un flusso univoco generato solamente dal fornitore, acquisito automaticamente dal cliente, senza che possano più esistere differenze tra mittente e destinatario.
• Ne consegue che una fattura emessa indicando un destinatario errato o estraneo al rapporto con quel fornitore non può – a differenza della procedura verso la pubblica amministrazione – essere respinta dal destinatario, il quale dovrà attivarsi fuori dal canale SdI con il fornitore, per richiedere l’emissione della nota di variazione per stornare la fattura errata.
• Potrebbero, pertanto, transitare per errore nella contabilità del ricevente fatture per operazioni di fatto inesistenti, che il sistema invia sulla posizione del destinatario, il quale potrebbe erroneamente esercitare il diritto di detrazione per non aver semplicemente controllato il flusso delle fatture in entrata.
• Peraltro, la normativa iva consente solo a chi ha emesso la fattura di ridurne l’imponibile e/o l’imposta
faq Agenzia delle Entrate

Per la conservazione per 15 anni delle fatture XML da parte dell’Agenzia delle Entrate è necessario sottoscrivere un accordo di durata triennale, rinnovabile. Attualmente il rinnovo non è tacito: l’Agenzia delle Entrate prevede quindi un sistema di “allarme” prima della scadenza? E se il contribuente dimentica il rinnovo, quali sono le conseguenze? E’ possibile ratificare comunque l’allungamento della gestione di conservazione?
Risposta
Attraverso il servizio di conservazione elettronica offerto gratuitamente dall’Agenzia delle entrate – attivabile con la sottoscrizione della Convenzione nel portale “Fatture e Corrispettivi” – tutte le fatture elettroniche emesse e ricevute dal contribuente attraverso il Sistema di Interscambio sono automaticamente portate in conservazione, mantenute e rese disponibili all’utente per 15 anni, anche in caso di decadenza o recesso dal servizio.
La durata della Convenzione è di 3 anni, quindi, per poter continuare a fruirne occorre una nuova sottoscrizione alla scadenza secondo le modalità previste dal portale “Fatture e Corrispettivi”. Nello stesso portale sarà implementato un servizio che metterà in evidenza all’operatore l’approssimarsi della scadenza della Convenzione. 
Qualora l’operatore rinnovi in ritardo la Convenzione, una volta sottoscritta nuovamente la stessa, potrà portare in conservazione manualmente – mediante upload sempre nel portale “Fatture e Corrispettivi” – le singole fatture elettroniche emesse e ricevute nel lasso di tempo scoperto dalla Convenzione stessa.

Le autofatture emesse per omaggi rientrano nella fattispecie dell’obbligo di fatturazione elettronica dal prossimo 1° gennaio 2019? Se sì, sono previsti particolari documenti?
Risposta Si, le fatture emesse per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.


Le autofatture (fatte in caso di reverse charge) vanno inviate al Sistema di interscambio? Se le autofatture hanno la stessa numerazione delle fatture attive (che invio al Sdi) posso conservare le autofatture cartacee e le fatture B2B in modalità digitale?
Risposta
Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base. Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’art. 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15. Per gli acquisti interni per i quali l’operatore IVA italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6” in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del d.P.R. n. 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del d.P.R. n. 633/72. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo IVA dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’Agenzia delle entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.


Le fatture relative ai passaggi interni ai sensi dell’articolo 36 del decreto Iva, seguono le regole ordinarie e quindi vengono trasmessi all’ emittente mediante SDI?
Risposta
Si, le fatture relative a passaggi interni devono essere fatture elettroniche inviate al SdI.


Posto che le fatture elettroniche non sono modificabili, si chiede di sapere se, nei casi in cui il debitore dell’imposta sia il cessionario/committente, sia indispensabile che questi, ai fini dell’assolvimento del tributo, provveda a generare un documento informatico riportante l’integrazione della fattura del fornitore, da associare alla fattura stessa, oppure possa ritenersi sufficiente che gli elementi per il calcolo dell’imposta dovuta emergano direttamente ed esclusivamente dalla registrazione della fattura ai sensi dell’art. 23, D.P.R. n. 633/72.
Risposta
Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base.
Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’art. 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15.
Per gli acquisti interni per i quali l’operatore IVA italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6” in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del d.P.R. n. 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del d.P.R. n. 633/72. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa.
Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo IVA dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’Agenzia delle entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.


Un agricoltore che si avvale del regime di esonero e che splafona è soggetto alle sanzioni per omessa fatturazione perché non ha trasmesso le fatture al SdI?
Risposta
L’articolo 34, comma 6, del d.P.R. n. 633 del 1972 prevede, in caso di superamento del limite dei 7.000 euro di volume d’affari annuo, la cessazione del regime speciale dal periodo d’imposta successivo, a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di beni diversi da quelli cui si applica il regime speciale di cui al comma 1 del medesimo art. 34. In tale ultimo caso occorre, invece, annotare tutte le fatture emesse e ricevute in apposito registro.
In nessun caso, tuttavia, muta in corso d’anno il regime IVA applicabile ai prodotti agricoli, di cui alla Tab. A, parte I, del d.P.R. n. 633 del 1972, che rimangono soggetti alla c.d. aliquota di compensazione, mentre alle cessioni di prodotti diversi si applica l’aliquota IVA propria del bene. Peraltro, atteso che le “autofatture” emesse dai committenti/cessionari e le fatture di acquisto dei soggetti in parola transitano comunque dal Sistema di Interscambio, si ritiene che nessuna ulteriore emissione di fattura debba essere effettuata dagli operatori agricoli che fuoriescono dal regime speciale.


I nuovi obblighi 2019 di fatturazione elettronica regolamentati dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30/4/2018 riguardano anche le operazioni prive di controparte? Ci si riferisce, ad esempio, al caso dell’autoconsumo dell’imprenditore individuale, ovvero all’autofattura per passaggi interni fra contabilità separate.
Risposta
Le fatture utilizzate per documentare l’autoconsumo o il passaggio tra contabilità separate devono essere fatture elettroniche inviate al SdI.

Il cedente emette il 21 aprile, in luogo della fattura elettronica, una fattura cartacea. Il cessionario per distrazione pur non avendo la fattura elettronica, sulla base della fattura cartacea detrae l’imposta nella liquidazione del 16 maggio. Nel caso in cui il cessionario riceva la fattura elettronica il 13 maggio e provveda entro il 15 maggio a stornare la registrazione precedente ed annotare la fattura elettronica nel registro dell’art. 25 sarà sanzionabile?
Risposta
Nel caso di specie si ritiene che, , avendo ricevuto la fattura elettronica entro il termine della propria liquidazione periodica, la sanzione non sarebbe applicabile. Al contrario, se non riceve la fattura elettronica via SdI entro la liquidazione periodica in cui ha operato la detrazione, la sanzione risulterà applicabile, in quanto ha detratto l’IVA in assenza di una fattura regolare (cioè, la fattura elettronica via SdI). Quanto sopra vale solo per le operazioni effettuate nel primo semestre 2019.


Dal 2019, se un fornitore non invierà la fattura elettronicamente, il contribuente IVA perderà la possibilità di detrarre l’IVA? Sarà comunque tenuto a pagare l’importo pattuito?
Risposta
Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di Interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita IVA) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA. Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del d.Lgs. n. 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’IVA relativa.
Le disposizioni di cui all’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti


Nei confronti dei cessionari e/o committenti “non residenti identificati in Italia”, occorre emettere la fattura elettronica oppure effettuare la comunicazione dei dati delle fatture transfrontaliere? Si chiede, inoltre, se i predetti soggetti siano tenuti ad attrezzarsi per poter ricevere la fattura elettronica (attivazione codice destinatario, apertura Pec, abilitazione Fisconline per accedere al cassetto fiscale) e, in caso di risposta affermativa, se debbano procedere alla conservazione elettronica ai sensi del dm 17 giugno 2014, oppure possano limitarsi a richiedere al fornitore la copia cartacea.
Risposta
Per le operazioni effettuate nei confronti dei soggetti “non residenti identificati in Italia” (tramite identificazione diretta ovvero rappresentante fiscale), i soggetti passivi IVA residenti e stabiliti in Italia hanno l’obbligo, dal 1° gennaio 2019, di emettere le fatture elettroniche via SdI oppure di effettuare la “comunicazione dei dati delle fatture” ai sensi del comma 3bis dell’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15.
Qualora l’operatore IVA residente o stabilito decida di emettere la fattura elettronica nei confronti dell’operatore IVA identificato, riportando in fattura il numero di partita IVA italiano di quest’ultimo, sarà possibile inviare al SdI il file della fattura inserendo il valore predefinito “0000000” nel campo “codice destinatario” della fattura elettronica, salvo che il cliente non gli comunichi uno specifico indirizzo telematico (PEC o codice destinatario).
Per quanto riguarda il soggetto identificato in Italia, lo stesso non è obbligato ad emettere o ricevere le fatture elettroniche.


E’ possibile trasmettere al SdI la fattura emessa entro il termine della scadenza della liquidazione iva periodica? ad esempio, incasso il corrispettivo il 20 gennaio 2019, trasmetto la fattura entro il 15 febbraio 2019, con data documento (data emissione) 20 gennaio, registro la fattura nel registro Iva acquisti con competenza gennaio, verso l’Iva pagata correttamente il 16 febbraio
Risposta
Si, l’esempio riportato nel quesito è corretto limitatamente alle operazioni effettuate nel primo semestre 2019 per le quali non si applicano le sanzioni di cui all’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo n.127 del 2015..
E’ possibile portare in detrazione l’IVA emergente dalle fatture registrate riferibili al periodo precedente (mese o trimestre) entro il termine della liquidazione riferibile al detto periodo? Stante i tempi fisiologici del Sistema di interscambio, quindi, una fattura di acquisto del mese gennaio, pervenuta nei primi giorni di febbraio, può partecipare alla liquidazione del mese di gennaio?
Risposta
L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che – entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell'anno precedente. Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta con riferimento al mese di gennaio.


E’ obbligatorio dotarsi di registri sezionali per la registrazione delle fatture?
Risposta
In linea con la piena equiparazione tra fattura analogica ed elettronica, i contribuenti non sono tenuti ad adottare registri sezionali/sotto sezionali ai fini della registrazione e della conservazione delle fatture elettroniche e analogiche, potendo avvalersi di modalità di conservazione sia elettroniche - obbligatorie per le fatture elettroniche ai sensi dell'articolo 39 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – sia analogiche.
Inoltre, la numerazione delle fatture elettroniche e di quelle analogiche può, come già chiarito dalla risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013, proseguire ininterrottamente, a condizione che sia garantita l'identificazione univoca della fattura, indipendentemente dalla natura analogica o elettronica. Così, ad esempio, alla fattura numero 1 analogica, possono succedere la numero 2 e 3 elettroniche, la numero 4 analogica e così via, senza necessità di ricorrere a separati registri sezionali, fermo restando il rispetto del sopra richiamato articolo 39.


Dal 1° gennaio 2019 quali sono gli obblighi in termini di fattura elettronica a carico di amministratore e condòmini?
Risposta
Il condominio non è un soggetto titolare di partita IVA e non emette fattura.
Gli operatori IVA residenti o stabiliti che emetteranno fattura nei confronti di un condominio saranno tenuti ad emettere fattura elettronica via SdI considerando il condominio alla stregua di un “consumatore finale”. Pertanto, come previsto dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018:
1. nel compilare la fattura elettronica riporteranno il codice fiscale del condominio nel campo dell’identificativo fiscale CF del cessionario/committente;
2. valorizzeranno il campo “codice destinatario” della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000” e invieranno la fattura elettronica al SdI;
3. consegneranno una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa Si coglie l’occasione per evidenziare che tali regole valgono anche per gli enti non commerciali non titolari di partita IVA.


L’impresa, anziché utilizzare l’indirizzo PEC iscritto al Registro Imprese (che rappresenta l’equivalente “elettronico” dell’indirizzo “fisico” della sede legale) può dotarsi di un altro indirizzo PEC da destinare esclusivamente alla fatturazione elettronica (per tutte le fatture sia da emettere che da ricevere)? E se sì ha lo stesso valore fiscale/legale?
Risposta 
Il provvedimento del 30 aprile 2018 e le relative specifiche tecniche ammettono certamente la possibilità di utilizzare più "indirizzi telematici", quindi anche più PEC, anche diverse da quella legale registrata in INIPEC (indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata - www.inipec.gov.it). Peraltro, l’operatore IVA residente o stabilito può scegliere anche di trasmettere e/o ricevere le sue fatture attraverso l’indirizzo telematico (es. PEC) del suo intermediario o di un soggetto terzo che offre servizi di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche, senza necessità di comunicare alcuna "delega" in tal senso all’Agenzia delle entrate. Il Sistema di Interscambio, come un postino, si limita a recapitare le fatture elettroniche all’indirizzo telematico (es. PEC) che troverà riportato nella fattura elettronica salvo che l’operatore IVA che appare in fattura come cessionario/committente non abbia preventivamente "registrato" nel portale "Fatture e Corrispettivi" l’indirizzo telematico (PEC o codice destinatario) dove intende ricevere di default tutte le fatture elettroniche trasmesse dai suoi fornitori. Per maggiori chiarimenti si rimanda alla guida sulla fatturazione elettronica pubblicata nell’area tematica della home page del sito dell’Agenzia delle entrate. 


Nel caso di superamento in corso d’anno di più del 50% del volume di euro 30.000 scatta l’obbligo di assoggettare ad Iva le operazioni anche precedentemente effettuate. Come va coordinata tale situazione con i nuovi obblighi di fatturazione attraverso il SdI, in particolare nel caso in cui – in via facoltativa – detto contribuente abbia già emesso fattura elettronica (anziché analogica) ma non soggetta a Iva (N2)?
Risposta
Nel caso prospettato nel quesito, l’operatore dovrà emettere una nota di variazione elettronica che riporti l’ammontare dell’IVA non addebitata nella originaria fattura elettronica.
Dal punto di vista tecnico, si precisa che per la nota di variazione si può utilizzare la “fattura semplificata”. In particolare, sarà necessario:
 inserire gli estremi della fattura che si vuole rettificare (blocco 2.1.2 <DatiFatturaRettificata> della rappresentazione tabellare della fattura), per non violare il controllo sull’importo massimo;
 valorizzare il dato dell’importo (elemento 2.2.2 <Importo> della rappresentazione tabellare della fattura) e il dato dell’imposta (elemento 2.2.3.1 <Imposta>) entrambi con l’importo della variazione;
 non valorizzare il dato dell’aliquota (elemento 2.2.3.2 <Aliquota> della rappresentazione tabellare). Se si utilizza una delle procedure gratuite (procedura web, App o stand alone) messe a disposizione
dall’Agenzia delle entrate, il campo “Dati Fattura Rettificata” è selezionabile (e quindi valorizzabile) nella sezione “Dati della fattura” come riportato nell’immagine seguente: 


I professionisti dal 2019 saranno obbligati ad emettere fatture elettroniche anche ai cittadini senza partita Iva. Il cliente può pretendere di ricevere comunque la versione cartacea o in formato Pdf? Se fornisce la Pec, gli si deve inviare a quell’indirizzo la fattura elettronica oppure è tenuto a scaricarla dallo SdI?
Risposta
Come stabilito dall’art. 1 del d.Lgs. n. 127/15, l’operatore IVA residente o stabilito è obbligato ad emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i consumatori finali (B2C) e a consegnare agli stessi una copia della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico, salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia. Inoltre si sottolinea che, tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali, possono sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo PEC (sempre per il tramite del Sistema di Interscambio).
Gli operatori che rientrano nel regime di vantaggio o nel regime forfettario e gli operatori identificati (anche attraverso rappresentante fiscale) in Italia non hanno, invece, l’obbligo di emettere le fatture elettroniche; tali soggetti non hanno neppure l’obbligo di conservare elettronicamente quelle ricevute nel caso in cui il soggetto non comunichi al cedente/prestatore la PEC ovvero un codice destinatario con cui ricevere le fatture elettroniche. 


Si chiede se, con l’introduzione della fatturazione elettronica a partire dal prossimo 1° gennaio 2019, per le cessioni in ambito comunitario resta obbligatoria la presentazione del modello INTRA ovvero se il fornitore italiano che emette la fattura con indicazione della sigla XXXXXXX, in quanto destinatario non residente, resta comunque obbligatorio il detto adempimento.
Risposta
Le disposizioni relative all’obbligo di comunicazione dei modelli INTRA, relativi agli acquisti di beni e servizi intracomunitari, sono state modificate nel corso del 2017. Dal 1° gennaio 2018 è previsto che:
 l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2bis resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di beni intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 200.000 euro;
 l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2quater resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di servizi intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 100.000 euro.
Tale semplificazione resta in vigore anche dal 1° gennaio 2019.
Si rimanda al Provvedimento del 25 settembre 2017 per maggiori approfondimenti. 


Le fatture emesse dai minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio, verso operatori IVA residenti e stabiliti non sono più soggette ad alcuna forma di comunicazione (spesometro)? Risposta L’articolo 1, comma 3bis, del d.Lgs. n. 127/15 stabilisce un obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere, cioè quelle da o verso soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato; inoltre la legge di Bilancio 2018 ha abrogato l’art. 21 del d.l. n. 78/2010 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate a partire dal 1° gennaio 2019 (c.d. “nuovo spesometro”). Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo IVA che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”. 


Risulta tuttora vigente il DPR 100/1998 che permette di portare in detrazione l’IVA emergente dalle fatture registrate riferibili al periodo precedente (mese o trimestre) entro il termine della liquidazione riferibile al detto periodo. Stante i tempi fisiologici del Sistema di interscambio, quindi, una fattura di acquisto del mese gennaio, pervenuta nei primi giorni di febbraio, può partecipare alla liquidazione del mese di gennaio?
Risposta
L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate
nell'anno precedente.
Pertanto, ad esempio, per una fattura elettronica di acquisto che riporta la data del 30 gennaio 2019 ed è ricevuta attraverso il SdI il giorno 1 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta con riferimento al mese di gennaio.


Ai sensi dell’art. 21, comma 4, lett. a), del D.P.R. 633/72, è possibile ricorrere alla c.d. fattura differita anche per “le prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione”. Si chiede se i documenti quali la c.d. “fattura proforma” (o “avviso di parcella”), riportanti la descrizione delle prestazioni fornite, sono idonei a supportare il differimento dell’emissione della fattura al giorno 15 del mese successivo a quello dell’incasso del corrispettivo. 
Risposta
Come previsto dall’articolo 21, comma 4, lett. a), del D.P.R. 633/72, è possibile emettere fatture differite per le prestazioni di servizi: un documento come la c.d. “fattura proforma”, contenente la descrizione dell’operazione, la data di effettuazione e gli identificativi delle parti contraenti, può certamente essere idoneo a supportare il differimento dell’emissione della fattura elettronica. 


Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?
Risposta
L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4, del d.P.R. n. 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica "differita". Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore IVA residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica "differita" il 10 febbraio 2019 avendo cura di:
 emettere al momento della cessione (20 gennaio), un DDT o altro documento equipollente (con le caratteristiche stabilite dal d.P.R. n. 472/96) che accompagni la merce;
 datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019, indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);
 far concorrere l’IVA alla liquidazione del mese di gennaio. 


Come dobbiamo trattare le fatture di acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico, ma cartacee oppure via e-mail?
Risposta
L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’art. 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Nel caso rappresentato, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica.
Ovviamente, se il contribuente dovesse emettere una nota di variazione nel 2019 di una fattura ricevuta nel 2018, la nota di variazione dovrà essere emessa in via elettronica. 


NORME E TRIBUTI30 NOVEMBRE 2018Il Sole 24 Ore
La tessera sanitaria «esonera» dall’e-fattura
La data della fattura 
D Dalla data indicata in fattura elettronica, quanto tempo si ha per la spedizione? Qual è la sanzione in caso di ritardo? 
r La fattura elettronica è emessa quando trasmessa allo SdI, come previsto dall'articolo 21, Dpr 633/1972. Per il primo semestre 2019, come scritto nella circolare delle Entrate 13/E/2018, se la fattura viene emessa con la data di effettuazione dell'operazione e trasmessa allo SdI con un «minimo ritardo», questo viene tollerato e non sanzionato, purché la fattura venga inclusa nella liquidazione Iva del mese o trimestre di effettuazione della operazione. A partire dal 1° luglio 2019, in base a quanto previsto dall'articolo 11 del Dl 119/2018, la fattura può essere emessa entro dieci giorni dall'effettuazione dell'operazione. Se la fattura viene emessa con data diversa da quella di effettuazione dell'operazione, occorre riportare comunque la data di effettuazione dell'operazione. 
E GIAN PAOLO TOSONI 
Il rappresentante fiscale 
D La nostra società opera con soggetti esteri con rappresentante fiscale italiano o identificati in Italia. È obbligatoria l’emissione della fattura elettronica o vanno indicati solo nell’esterometro?
r Come indicato espressamente dalle Entrate nell'incontro del 15 novembre con la stampa specializzata, i soggetti passivi d’imposta devono emettere nei confronti degli identificati una fattura elettronica indicando nel codice destinatario «0000000» e comunicare al cliente l’invio della fattura elettronica. L’Agenzia chiarisce inoltre che a questi soggetti va inviata anche una fattura analogica. Gli identificati al contrario, non devono emettere fattura elettronica. 
MEDICI E FARMACISTI 
D È vero che medici e farmacisti sono esentati dall’obbligo di fatture elettronica verso i privati?
r Un emendamento approvato in commissione finanze del Senato prevede che, solo per il 2019, tutti i soggetti tenuti all'invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (ai fini dell'elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, ai sensi dell'articolo 3, commi 3 e 4, del Dlgs 175/2014), come medici e farmacisti, saranno esonerati dall'obbligo di fatturazione elettronica, esclusivamente con riferimento alle fatture i cui dati sono inviati al Sistema tessera sanitaria. In questi casi, i dati fiscali trasmessi al Sistema tessera sanitaria potranno essere utilizzati dall'agenzia delle Entrate anche per finalità diverse dall'elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata.


NORME E TRIBUTI
30 NOVEMBRE 2018
Il Sole 24 Ore
ADEMPIMENTI 
Anche per i documenti datati 2018 può scattare l’obbligo di e-fattura
La fattura resta su carta solo se emessa e trasmessa entro la fine dell’anno
Nel weekend blocco dello Sdi per manutenzione Invii entro il 4 dicembre
Formato elettronico obbligatorio per le fatture emesse dal 1° gennaio 2019: si potrà quindi continuare validamente a gestire in formato cartaceo eventuali fatture datate 2018 ricevute nel 2019 con canali diversi dal Sistema di interscambio. Al contrario, eventuali note di variazione 2019 relative a fatture del 2018, emesse in formato cartaceo, andranno trasmesse dall’emittente e ricevute dal destinatario in elettronico attraverso il sistema di interscambio in formato strutturato Xml. Il chiarimento di sicuro interesse degli operatori necessita, però, di una attenta valutazione per evitare di registrare un documento analogico che in effetti, doveva essere emesso fin dall’origine in elettronico. 
La risposta dell’Agenzia è esattamente la seguente: «L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’articolo 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Pertanto, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica». 
Quindi in via generale una fattura datata 31 dicembre 2018 (essendo la data un elemento qualificante) sarà, di per sé, analogica e non elettronica. Però, se la stessa fattura, sempre datata 31 dicembre 2018 viene formata e contabilizzata nel 2018 e poi inviata, ad esempio, via Pec nel 2019 risulterà “emessa” nel 2019 e quindi dovrà essere trattata in elettronico. 
Questa situazione, riprendendo un’ulteriore risposta fornita dall’agenzia delle Entrate, per la quale una fattura emessa nel 2019 e non ricevuta in elettronico non consente al cessionario/committente di detrarre l’imposta perché lo stesso non sarebbe in possesso di una fattura fiscalmente rilevante, potrebbe determinare a fine anno qualche problema al contribuente destinatario. 
Pertanto, oltre ad auspicare, tenendo conto delle difficoltà che potrebbero scaturire nei primi giorni del 2019, un’applicazione flessibile della norma e della relativa interpretazione, si consiglia ai contribuenti, per quest’anno e per quanto possibile di anticipare la fatturazione di qualche giorno rispetto all’ultimo giorno dell’anno ovvero se a cavallo dell’anno di essere sicuri di trasmettere la fattura entro il 31 dicembre. Al contrario, se la spedizione avverrà i primi giorni del 2019 sarebbe cautelativo adottare fin da subito la fattura elettronica. 
L’ulteriore chiarimento contenuto nella stessa risposta relativamente alle note di variazione è confermativo di quanto già indicato nella circolare 1/DF del 31 marzo del 2014 dal dipartimento delle Finanze in occasione dell’entrata in vigore dell’obbligo di fattura elettronica per le pubbliche amministrazioni centrali. Pertanto in caso di emissione di una nota di variazione nel 2019 di una fattura emessa in modalità analogica (su carta) nel 2018, va gestita unicamente in elettronico. 


Deleghe a intermediario 
D Per le deleghe presentate prima del 5 novembre con i vecchi moduli vale l’originale durata di 4 anni? 
r Le “vecchie” deleghe presentate entro il 5 novembre 2018, mantengono la durata di quattro anni per ogni tipo di delega conferita, mentre gli stessi moduli (utilizzabili «fino al sessantesimo giorno successivo» all’approvazione del provvedimento del direttore delle Entrate del 5 novembre 2018, e quindi fino al 4 gennaio 2019), presentati dopo il 5 novembre, e anche se sottoscritti prima, prevedono una durata della delega per l’utilizzo del cassetto fiscale di 4 anni, e di tutte le altre deleghe conferibili, di massimo 2 anni. Quest’ultima riduzione, per le vecchie deleghe, da 4 a 2 anni non deriva da alcun riferimento normativo, ma è ciò che succede nella pratica presentando oggi le vecchie deleghe presso le Entrate. 


Fattura passiva in reverse 
D Per adempiere alla registrazione di una fattura passiva emessa con tipo Iva reverse charge si deve emettere e-autofattura da inviare allo Sdi?
r Per le operazioni soggette a reverse charge, l’Agenzia in occasione del Forum del Sole 24 Ore ha chiarito che per adempiere all’obbligo di integrazione della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta in quanto emessa in reverse charge, è possibile predisporre un altro documento, da allegare al file della fattura, contenente i dati necessari per l’integrazione e gli estremi della stessa. Tale documento (autofattura), poiché contiene i dati tipici di una fattura e l’identificativo Iva dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore sia in quello del cessionario/committente, può essere inviato al Sdi e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dalle Entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.Di fatto l’invio allo Sdi è una facoltà che può essere adottata al fine di ottenere la conservazione elettronica. 


Il Sole 24Ore 28.11.2018 p. 33
Moratoria, esclusioni e inversione contabile per fattura elettronica 
• L’approvazione degli emendamenti al decreto fiscale estende al 30.09.2019, per i soli soggetti mensili, la moratoria delle sanzioni per la fattura elettronica e al 30.06.2022 l’obbligo di applicazione dell’inversione contabile per la cessione di cellulari, tablet, laptop, cessione di gas ed elettricità.
• Per l’e-fattura sono confermate: l’esclusione per gli operatori sanitari che trasmettono i dati al sistema tessera sanitaria, limitatamente alle fatture corrispondenti ai dati inviati a detto sistema, nonché per le associazioni sportive dilettantistiche nel caso in cui i proventi relativi alle attività commerciali siano inferiori, nel periodo d’imposta precedente, a 65.000 euro. 


27/11/2018
Fattura consegnata in copia
In assenza della Pec 
D Un consumatore finale non in possesso di Pec che non risulta registrato ai servizi telematici delle Entrate come può ricevere una fattura? 
r Se il ricevente è un consumatore finale l’emittente deve compilare il “Codice Destinatario” con il codice convenzionale «0000000» ed indicare il codice fiscale del committente al quale la fattura verrà resa disponibile nella propria area riservata del sito web dell’Agenzia. L’emittente deve darne comunicazione e, inoltre, su indicazione del cliente, consegnargli direttamente una copia informatica o analogica della fattura elettronica in pdf o (ma il cliente può rinunciare al suo ricevimento). 
Le ricevute fiscale 
D Dal 1° gennaio 2019 sarà possibile rilasciare delle ricevute fiscali oppure le stesse sono sostituite da scontrino fiscale e/o fattura elettronica anche nel caso di barbieri e parrucchieri?
r Dal 1° gennaio 2019, nulla cambia per le ricevute fiscali. Dovranno essere emesse elettronicamente, invece, le fatture fiscali pre-numerate, emesse per certificare i corrispettivi.
Gli esonerati 
D Per l’esonero dalla fattura elettronica sono previsti altri limiti oltre all’essere nel regime dei minimi o forfetari?
r Il comma 909 della legge di bilancio 2018 (Legge 205/2017) prevede l’esonero dalle disposizioni in materia di fatturazione elettronica per coloro che applicano il regime forfetario di cui ai commi 54/89 della legge 190/2014 nonché per coloro che applicano il regime dei minimi di cui all’articolo 27, commi 1 e 2 del Dl 98/2011. La norma non prevede alcun limite specifico per l’esonero ma solo l’appartenenza al regime. Ne consegue che, salvo modifiche - il testo della legge di bilancio non è ancora definitivo - tutti coloro che rientreranno nel nuovo regime forfetario saranno esonerati dalla fatturazione elettronica.
I contributi Enasarco 
D Un rappresentante di commercio in che modo deve indicare in fattura il contributo Enasarco? 
r Il rappresentante di commercio dovrà valorizzare i campi «DatiCassaPrevidenziale», relativi ai dati generali della fattura, indicando in particolare nel campo «TipoCassa» il codice “TC07”. Codice che sta ad indicare la cassa di previdenza della categoria professionale di appartenenza che per l’appunto è l’Ente nazionale assistenza agenti e rappresentanti di commercio (Enasarco). 

27/11/2018
E-fattura, esonero limitato per medici e farmacisti
Esclusione per il 2019 per i dati inviati al Sistema tessera sanitaria
Esonero anche per le società sportive dilettantistiche con ricavi fino a 65mila euro
Si amplia il numero dei soggetti esclusi dalla e-fattura obbligatoria tra privati, con inclusione tra questi di tutti coloro che trasmettono i dati al sistema della tessera sanitaria e le associazioni sportive dilettantistiche. Queste sono le ultime novità che sono state inserite tra gli emendamenti approvati nel percorso di conversione del Dl 119/2018. Gli emendamenti sui soggetti esclusi, molto attesi dalle categorie interessate, presentano però delle condizioni che vanno attentamente rispettate per evitare errori e sanzioni. 
Operatori sanitari 
L’esonero degli operatori sanitari dall’obbligo di emettere fattura elettronica incontra due tipologie di limiti, il primo di ordine temporale in quanto le operazioni che non dovranno essere documentate con tracciato xml attraverso il Sistema di interscambio sono solamente quelle effettuate nel 2019. L’esclusione da un punto di vista oggettivo riguarda inoltre unicamente le fatture i cui dati sono inviati al Sistema tessera sanitaria: tutto ciò che non viene quindi trasmesso tramite questo canale, funzionale alla elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata, va documentato con emissione di una fattura elettronica. L’esonero interessa potenzialmente tutti gli operatori sanitari tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria ricompresi nell’elenco contenuto all’articolo 3 del Dlgs 175/2014 e, quindi, aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere, istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, policlinici universitari, farmacie pubbliche e private, presidi di specialistica ambulatoriale, strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari e iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri oltre a professionisti sanitari quali psicologi, veterinari, infermieri, tecnici radiologi, ostetrici, nonché ottici.
Sport dilettanti 
Le associazioni sportive senza scopo di lucro affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti nazionali di promozione sportiva che svolgono attività sportive dilettantistiche che hanno optato per il regime speciale Iva e imposte dirette di cui alla L 398/1991:
sono esonerate dall’obbligo della fattura elettronica a condizione che, nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito dall’esercizio di attività commerciali proventi per un importo non superiore a 65mila euro; 
devono, nel caso i cui i predetti proventi siano superiori a 65mila euro, assicurare che i loro committenti o cessionari soggetti passivi d’imposta emettano per loro conto la fattura elettronica. 
Inoltre, gli obblighi di fatturazione e registrazione dei contratti di sponsorizzazione e pubblicità delle predette associazioni nei confronti di soggetti stabiliti in Italia sono eseguiti per loro conto dai cessionari. 
Corrispettivi tessera sanitaria 
Altro emendamento approvato riguarda la trasmissione telematica dei corrispettivi giornalieri obbligatoria dal 1° gennaio 2020, e anticipata al 1° luglio 2019 per i soggetti con volume d’affari superiore a 400mila euro. Il testo originario del decreto-legge limitava ai soli operatori sanitari che vendono farmaci la possibilità di assolvere all’obbligo avvalendosi di strumenti e canali già utilizzati per l’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria. In sede di conversione sono stati ricompresi tutti i soggetti tenuti all’invio dei dati tessera sanitaria. Con decreto del ministro della Salute, di concerto con i ministri dell’Economia e delle finanze e per la Pubblica amministrazione, sentito il Garante privacy, saranno definiti termini, ambiti di utilizzo di tali dati e modalità tecniche di trasmissione.

26/11/2018
L’ente non profit può usare due indirizzi di recapito 
D Un ente non profit per acquisti relativi alla propria attività istituzionale comunica il proprio codice fiscale al fornitore sulla base dell’articolo 21, comma 2, lettera f), del Dpr 633/72. Invece, per acquisti relativi alla propria attività commerciale comunica al fornitore la propria partita Iva. Si chiede se è possibile ottenere due codici Sdi o utilizzare due Pec distinte per ricevere separatamente le fatture dell’attività istituzionale da quelle dell’attività commerciale? 
r La risposta è affermativa: è possibile utilizzare due diversi indirizzi di recapito delle fatture (Pec o codici destinatario) per ricevere separatamente le fatture riferite all’attività commerciale e a quella istituzionale. Bisogna, però, tenere conto del fatto che questa scelta preclude la possibilità di registrare i propri dati sul sito dell’agenzia delle Entrate, che prevede un solo indirizzo di recapito. 

L’amministratore può dare una Pec per ogni condominio 
D I condomìni sono dotati solo di codice fiscale e non di partita Iva. È possibile per gli amministratori di condominio che gestiscono la contabilità, e che sono dotati di partita Iva, veicolare le fatture ricevute dai fornitori in una specifica area riservata del sito delle Entrate comunicando un apposito codice destinatario (quello della software house che gestisce il programma) o un indirizzo Pec per ciascun condominio, per evitare che la fattura resti “parcheggiata” nel sito web dell’Agenzia? 
r Sì. Gli amministratori possono veicolare le fatture ricevute dai condomìni comunicando ai rispettivi fornitori un codice destinatario o, alternativamente, un indirizzo di posta elettronica certificata. Utilizzando il codice destinatario l’intermediario incaricato del servizio (tipicamente una software house) può “smistare” le fatture ricevute tramite il sistema di interscambio per ciascun condominio utilizzando il dato del codice fiscale indicato in fattura. Se si utilizza l’indirizzo Pec è opportuno dotarsi di un software di gestione delle Pec che consenta la visualizzazione dei file ricevuti in formato Xml e (possibilmente) la loro integrazione nei registri contabili (ad esempio, registro Iva acquisti). Così facendo si evita che la fattura rimanga “parcheggiata” nell’area riservata del sito web dell’agenzia delle Entrate. 

Registrazione e detrazione della fattura del 10 febbraio 
D Nel caso in cui in data 10 febbraio 2019 riceva dal sistema di interscambio una fattura d’acquisto datata 31 gennaio 2019, è corretto effettuare la registrazione contabile con data 31 gennaio 2019 o è preferibile datare la registrazione 10 febbraio 2019 ma detrarsi l’imposta nella liquidazione di gennaio? 
r La registrazione va datata 10 febbraio. Inoltre, per una e-fattura di acquisto datata 30 gennaio 2019, ma ricevuta - attraverso il Sdi - e annotata il 10 febbraio 2019, potrà essere esercitato il diritto alla detrazione dell’Iva con riferimento al mese di gennaio. L’articolo 14 del Dl 119/2018 ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del Dpr 100/1998, stabilendo che entro il giorno 16 di ogni mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, eccetto che per i documenti di acquisto relativi a operazioni effettuate nell’anno precedente. 

Il rebus della e-fattura 
con due intestatari 
D Con l’avvio della e-fattura ai privati sarà possibile emettere fatture cointestate?
L’applicativo dell’agenzia
delle Entrate mi pare 
non consenta l’indicazione,
nella stessa e-fattura, 
dei dati di più committenti? 
r L’agenzia delle Entrate ricorda che non è «plausibile l’emissione di una fattura cointestata verso cessionari/committenti soggetti passivi Iva (B2B)», mentre nei confronti di privati consumatori (B2C) si ritengono applicabili le stesse regole seguite per lo spesometro, quindi, nel macroblocco «CessionarioCommittente» (sezione «Identificativi Fiscali» dello spesometro) vanno riportati i «dati di uno solo dei soggetti» (risoluzione 5 luglio 2017, 87/E, risposta 8).

Una Pec ad hoc per ricevere le fatture digitali 
D Premesso che sono già in possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata (Pec) si chiede se sia possibile indicare, per il ricevimento delle fatture elettroniche, come «Codice destinatario» l’indirizzo di una Pec creata ex novo, quindi diversa da quella già in mio possesso, da dedicare esclusivamente al canale e-fattura per la gestione della fatturazione elettronica. 
r Sì, è possibile creare un nuovo indirizzo Pec da dedicare esclusivamente alla fatturazione elettronica, in quanto non è necessario che quello indicato come indirizzo telematico sia lo stesso indirizzo Pec registrato nel sito Inipec (indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata, www.inipec.gov.it) (risposta delle Entrate al Sole 24 Ore del 12 novembre 2018).
silvia da maren e luca de stefani

il sole 24 ore del 23/11/2018
Invio immediato 
D Un’attività di casa vacanza e agriturismo gestita da una cooperativa agricola che attualmente emette ricevuta fiscale e, solo 
su richiesta del cliente, fattura, 
dal 1° gennaio come dovrà 
comportarsi??
r Dal 1° gennaio 2019, nulla cambia per le ricevute fiscali. Dovranno essere emesse elettronicamente, invece, le eventuali fatture, sia quelle fiscali pre-numerate, emesse per certificare i corrispettivi, sia quelle immediate.Se la fattura ordinaria immediata (cioè quella non fiscale o pre-numerata) ha la “funzione sostitutiva” di documenti fiscali che certificano i corrispettivi (scontrino, ricevuta fiscale o fattura fiscale), ad esempio, per la somministrazione di pasti o il pernottamento, il suo rilascio dovrà avvenite «contestualmente alla consegna del bene o all'ultimazione della prestazione» (circolare 97/E/1997, paragrafo 4.3). Il suo invio tramite Sdi dovrà, quindi, essere immediato e non entro il termine della liquidazione periodica Iva, per le operazioni effettuate nei primi sei mesi del 2019, o entro 10 giorni dall’effettuazione, per quelle effettuate dal 1° luglio 2019. 
luca de stefani
Servizi resi a soggetto Ue 
D In caso di servizi resi a un soggetto comunitario le fatture devono transitare dallo Sdi?
r Le fatture emesse per servizi resi a soggetti Ue, escluse dal campo di applicazione Iva ex articolo 7 ter del Dpr 633 del 1972 sono esonerate dall’obbligo di trasmissione tramite il sistema di interscambio. 
È comunque possibile trasmetterle facoltativamente al fine di evitare la comunicazione delle operazioni transfrontaliere (cosiddetto “esterometro”). In questo caso, il fornitore indicherà come indirizzo di recapito il codice destinatario “XXXXXXX” e dovrà trasmettere la fattura al cliente estero con le modalità tradizionali (ad esempio via e-mail o posta). 

Con il codice univoco non serve la Pec
Codice univoco e Pec 
D Se per l’emissione inserisco il codice univoco, devo inserire anche l’indirizzo Pec? 
r Il campo codice destinatario va sempre compilato pena lo scarto della fattura dal sistema di interscambio e va valorizzato con il codice identificativo Sdi a sette cifre, ove conosciuto e comunicato dal cliente. In tal caso non è altresì necessario inserire il suo indirizzo Pec. Se invece si dispone del solo indirizzo Pec allora andrà popolato il campo della casella Pec destinatario e occorrerà contestualmente indicare il codice convenzionale a sette zeri. 
 
Il gruppo d’acquisto per bar 
D Siamo un gruppo d’acquisto per alberghi ristoranti e bar sotto forma di cooperativa. Dato che rifatturiamo ai soci gli acquisti effettuati dai fornitori, di solito entro il 15 del mese successivo alla consegna della merce, potrebbe essere più utile pensare alla fatturazione differita per permettere al socio la detraibilità Iva con riferimento al mese di consegna della merce?
r Sì, la soluzione è condivisibile, considerando che dal 24 ottobre 2018 nelle liquidazioni Iva periodiche può essere detratta anche l’Iva «relativa ai documenti di acquisto, ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente» (articolo 1, comma 1, Dpr 100/1998). 

Enti non commerciali 
D C’è la possibilità, per un ente non commerciale non titolare di partita Iva, di registrare l’indirizzo telematico (posta elettronica certificata o codice destinatario) al quale ricevere le fatture elettroniche di cui è destinatario?
r La risposta è negativa. Ad oggi, gli enti non commerciali non dotati di partita Iva non possono registrare il proprio indirizzo di recapito delle fatture (codice destinatario o Pec) nel sito dell’Agenzia delle entrate. Questo naturalmente non esclude che l’ente possa comunicare ai propri fornitori il proprio indirizzo Pec o il codice destinatario. 

Emissione e trasmissione 
D Secondo il Dl 119/2018 a partire dal 1° luglio 2019 la e-fattura potrà essere emessa entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione. L’invio del documento deve avvenire sempre entro le ore 24 del giorno dell’emissione?
r Secondo le nuove disposizioni introdotte dal Dl 119/2018, in vigore dal 1 luglio 2019, l’emissione della fattura potrà essere effettuata entro dieci giorni dalla data di effettuazione dell’operazione. Questo significa che la fattura potrà anche essere inviata al sistema di interscambio entro il predetto termine di 10 giorni, posto che per le fatture elettroniche la data di “emissione” coincide con quella di “trasmissione”, ai sensi dell’articolo 21, comma 1, del Dpr 633/1972. 


Fattura elettronica per commercianti al dettaglio Il Sole 24Ore 20.11.2018 p. 28 •

Il commerciante al dettaglio, abituato ad emettere scontrini, anche dal 1.01.2019 potrà emettere lo scontrino fiscale ai clienti all’atto dell’acquisto e successivamente emettere la fattura elettronica al cliente. Nel corpo della fattura, nel campo “altri dati gestionali”, si potranno indicare i dati dello scontrino emesso precedentemente. 


ADEMPIMENTI 16 novembre 2018
E-fattura, al professionista più tempo con il «pro forma»
Documento entro il 15 del mese successivo con il preavviso di parcella
Durante la moratoria la data di emissione prevale su quella di trasmissione
L’avviso di parcella è documento idoneo per il prestatore per emettere una fattura differita; i soggetti non residenti identificati in Italia sono destinatari di fatture elettroniche, ma possono non conservarle in modalità virtuale; nella moratoria la data fattura segue l’effettuazione dell’operazione e non la trasmissione del documento al sistema di interscambio. Questi sono alcuni dei chiarimenti rilasciati ieri dall’agenzia delle Entrate. 
Fattura differita e pro forma 
Le nuove regole di emissione della fattura immediata che prevedono dal 1° luglio la possibilità di emettere il documento entro 10 giorni dal momento di effettuazione, possono non essere sufficienti per i professionisti (o più in generale per i prestatori di servizio) ad evitare la tardiva emissione della fattura. Si pensi al caso del pagamento di una prestazione che avviene il 15 agosto che impone al contribuente di emettere la fattura il 25 agosto quando il prestatore è in vacanza fino al 31 agosto. 
In questo caso il professionista può ricorrere all’emissione della fattura differita entro il 15 settembre a condizione (articolo 21, comma 4, lettera a, del Dpr 633/72) che la prestazione sia individuabile con un documento idoneo. L’agenzia delle Entrate ora chiarisce che un documento idoneo può essere l’avviso di parcella o la fattura pro forma. Quindi, ritornando all’esempio, se il professionista ha emesso al 1° agosto un avviso di parcella e viene pagato il 15 agosto, potrà emettere la fattura entro il 15 settembre. 
Moratoria data emissione 
La moratoria consente di emettere tardivamente nel primo semestre 2019 una fattura elettronica entro il termine di liquidazione. Quindi, ad esempio, se il momento di effettuazione di una fattura è il 5 gennaio, il contribuente può trasmettere la fattura al SdI entro il 15 febbraio. L’Agenzia chiarisce, però, che la data fattura, anche se l’emissione avviene a febbraio, può essere sempre il 5 gennaio. Il chiarimento è importante sia per l’emittente che per il cessionario che possono più facilmente gestire la liquidazione e la detrazione dell’imposta. 
Operazioni nei confronti 
dei soggetti identificati
 
I soggetti identificati sono stati esclusi dal perimetro soggettivo della fattura elettronica dal Dl 119/2018. Ora viene chiarito in modo puntuale la loro posizione quando sono cessionari o committenti di un soggetto passivo d’imposta nazionale. A tal proposito, l’agenzia delle Entrate, richiamando il provvedimento direttoriale del 30 aprile 2018, ha chiarito che ai fini della trasmissione delle fatture ai predetti soggetti (insieme ai soggetti minimi, forfettari e in regime di vantaggio), i cedenti/prestatori invieranno una vera e propria fattura elettronica tramite lo Sdi con un codice destinatario convenzionale a 7 zeri (salvo che il soggetto identificato non comunichi uno specifico indirizzo telematico pec o codice destinatario, ottenuto previo accreditamento al sistema da parte del cliente o dell’intermediario che riceve per suo conto).
Le fatture elettroniche saranno poi messe a disposizione nelle loro specifiche aree riservate. Inoltre, si rende opportuno per il fornitore consegnare ai soggetti identificati copia cartacea. 
Conservazione 
L’Agenzia ha chiarito che i soggetti identificati in Italia (anche mediante rappresentante in Italia) non devono conservare elettronicamente le fatture elettroniche che ricevono dai propri fornitori. Questa regola, ha inoltre specificato l’Agenzia, può essere estesa anche ai soggetti minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio. 








Fattura elettronica per cooperative agricole e soci Il Sole 24Ore 14.11.2018 p. 29 • Durante un videoforum, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le fatture elettroniche emesse dalle cooperative agricole per conto dei soci, come avviene in caso di conferimenti, possono essere destinate sia alla coop emittente sia al socio cedente. • In particolare, nel caso dei conferimenti a cooperative agricole, siano esse in regime speciale che in regime ordinario, si applicano le disposizioni dell’art. 34, c. 7, del Dpr 633/1972, in cui è previsto che gli obblighi di fatturazione possono essere adempiuti dalle cooperative per conto dei produttori agricoli cedenti, consegnando un esemplare della fattura ai fini dei successivi adempimenti. • Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate 30.04.2018 contiene le specifiche tecniche in tema di fattura elettronica e, al punto 2.2.8, precisa che il soggetto emittente (in tal caso, la cooperativa acquirente) viene contraddistinto dal codice alfabetico “CC”. • Il Sistema di Interscambio consegna la fattura all’indirizzo telematico (pec o codice destinatario) riportato nella fattura; pertanto, se la cooperativa riporta nella fattura l’indirizzo telematico del socio conferente, il Sdi recapiterà la fattura direttamente al socio. Se la cooperativa ha registrato il proprio indirizzo pec o il codice destinatario presso il portale “Fatture e corrispettivi”, il Sdi dovrebbe consegnare la fattura anche all’emittente, il quale deve avere contezza del momento dal quale può detrarre l’Iva sulla fattura di acquisto emessa.

Fattura elettronica, esportatori abituali e operazioni fuori campo Iva Il Sole 24Ore 14.11.2018 p. 29 • L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune precisazioni relative alle fatture elettroniche durante un convegno. Tra le altre, è stato chiarito che le imprese fornitrici di esportatori abituali possono inserire il numero della lettera d’intento in uno dei campi facoltativi del tracciato Xml. Di conseguenza, in molte situazioni in cui è necessario inserire altri dati aggiuntivi, quali ad esempio i dati relativi alle autovetture per la deducibilità dei costi del carburante, è possibile utilizzare tali campi facoltativi. • Inoltre, in riferimento alle operazioni fuori campo Iva, le Entrate hanno chiarito che le operazioni non documentate da fatture non devono essere comunicate al Sistema di Interscambio; al contrario, quelle soggette a fatturazione saranno trasmesse al Sistema di Interscambio, indicando in fattura la natura dell’operazione con il codice “N2

FORFETTARI  E  MINIMNI
Fattura elettronica minimi e forfetari Italia Oggi 14.11.2018 p. 38 • L’Agenzia delle Entrate, nel corso di un convegno, ha confermato che sono esonerati dall’obbligo di fattura elettronica i contribuenti minimi e i forfetari, che tuttavia sono tenuti a conservare in modalità elettronica le fatture ricevute. Tali soggetti possono recuperare copia dei documenti in un’apposita sezione del sito dell’Istituto e possono indicare al cedente/prestatore un indirizzo di posta elettronica certificata a cui il sistema di interscambio (Sdi) recapita le fatture. 

Detrazione IVA = data emissione (no dicembre)

Con l’entrata in vigore del suddetto Decreto, l’articolo 14 D.L. 119/2018 introduce un’importante modifica in relazione ai termini per l’esercizio della detrazione, la cui decorrenza richiede il possesso della fattura. Tuttavia, modificando l’articolo 1 D.P.R. 100/1998, si prevede ora che la detrazione può essere esercitata non solo in relazione alle fatture ricevute e annotate entro la fine del mese, bensì anche per quelle in possesso e registrate dal contribuente entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Art. 14
Semplificazioni in tema di detrazione dell'IVA
 
1. Nell'articolo 1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: «Entro il medesimo termine di cui al periodo precedente può essere esercitato il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell'anno precedente.».


Gli «altri dati» nei campi facoltativi

Oltre ai dati obbligatori della fattura, previsti dalla normativa Iva, e all’indirizzo telematico del cessionario o del committente (codice destinatario e Pec, per i quali si rimanda alla tabella a lato), vi sono molte altre informazioni obbligatorie da indicare nelle fatture elettroniche, derivanti dal Codice civile, dalla normativa sugli esportatori abituali, sugli imballaggi, sui trasporti, sulle accise e sulle cessione di prodotti agricoli e alimentari. Se le istruzioni alla compilazione del file xml non riportano una specifica indicazione di dove indicare questi dati (allegato A al provvedimento 30 aprile 2018), si ritiene corretto il loro inserimento nel blocco «AltriDatiGestionali» del macroblocco «DatiBeniServizi».

Pubblicità in fattura

Le società iscritte al Registro delle imprese devono indicare nel macroblocco «CedentePrestatore» della fattura elettronica la sigla della provincia del Registro delle imprese dove sono iscritte (elemento Ufficio) e il numero di repertorio (elemento NumeroRea). Le Spa, le Sapa e le Srl devono indicare anche il capitale sociale effettivamente versato e risultante dall’ultimo bilancio (elemento CapitaleSociale). Solo le Spa e le Srl devono indicare se sono a socio unico (inserendo Su nell’elemento SocioUnico) o se vi è una pluralità di soci (Sm). Poi, va specificato se la società è in stato di liquidazione (Ls nell’elemento StatoLiquidazione) o se non lo è (Ln). Tutti questi dati sono obbligatori anche oggi nella fattura non xml, in base all’articolo 2250 del Codice civile.

Le società dovrebbero anche indicare in fattura «la società o l’ente, alla cui attività di direzione e coordinamento» sono soggette (articolo 2497 bis del Codice civile), ma l’allegato A al provvedimento 30 aprile 2018 non dà indicazioni specifiche di dove inserire questo dato, quindi dovrebbe essere possibile utilizzare l’elemento «Causale» del macroblocco «Dati Generali» ovvero «AltriDatiGestionali» del macroblocco «DatiBeniServizi».

Lettere d’intento

Lo stesso problema viene sollevato da chi emette fatture senza Iva a esportatori abituali, il quale deve indicare nella fattura (oltre al regime di non imponibilità Iva dell’articolo 8, comma 1, lettera c del Dpr 633/1972, nell’elemento «RiferimentoNormativo» del macroblocco «DatiBeniServizi») anche gli estremi della relativa dichiarazione d’intento, cioè la data, il numero progressivo e quello di protocollo della dichiarazione d’intento. Anche in questo caso, dovrebbe essere corretto l’utilizzo dell’elemento «Causale» del macroblocco «Dati Generali» (risposta delle Entrate al Sole 24 Ore, si veda il servizio del 13 novembre 2018) ovvero «AltriDatiGestionali» del macroblocco «DatiBeniServizi».

Conai e cessione di prodotti

Lo stesso dovrebbe valere per:

la dicitura «contributo ambientale Conai assolto», previsto nelle cessioni di imballaggi successive alla prima, per quei soggetti che non hanno l’obbligo di dichiarare e versare il contributo al Conai, ma che sono comunque tenuti a pagare quello esposto in fattura dai loro fornitori di imballaggi (Dpcm 31 marzo 1999, regolamento Conai);

la dicitura «assolve gli obblighi di cui all’articolo 62, comma 1 del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1 convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27», che deve essere inserita nei ddt e nelle fatture, se questi vengono integrati con tutti gli elementi richiesti dal suddetto articolo 62 («la durata, le quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo, le modalità di consegna e di pagamento»), al fine di evitare di stipulare in forma scritta i contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari.





NORME E TRIBUTI15 NOVEMBRE 2018Il Sole 24 Ore
Minimi, forfettari e agricoltori in esonero
Obblighi di emissione
Minimi, forfettari e agricoltori in esonero 
non avranno l’obbligo di emissione dell’e-fattura
Obblighi di ricezione 
Questi soggetti saranno obbligati a ricevere la fattura elettronica. Lo Sdi recapiterà l’e-fattura al minimo, forfettario o agricoltore, solo «mettendola a disposizione nella sua area riservata» di Fisconline (o Entratel) e l’emittente dovrà comunicare loro questa circostanza «tempestivamente» (punto 3.4, lettera d, provvedimento 30 aprile 2018). Per la Guida dell’agenzia delle Entrate sulla fattura elettronica del 25 settembre 2018, pagina 10, invece, l’emittente è obbligato anche a «rilasciare» ai minimi, ai forfettari e agli agricoltori in esonero «una copia su carta (o inviarla per email) della fattura». La fattura elettronica verso i minimi, i forfettari e gli agricoltori in esonero, dovrà avere nel campo “CodiceDestinatario” il codice convenzionale “0000000” e andrà indicata la partita Iva nell’elemento “IdFiscaleIVA”, in quanto è un elemento obbligatorio per l’articolo 21, 
dpr 633/1972

Privati-consumatori finali senza partita Iva
Obblighi di emissione
Per i privati-consumatori finali senza partita Iva (compresi anche i condomìni, i consorzi e gli enti non commerciali, non titolari di partita Iva, ma solo di codice fiscale) la fattura elettronica non è applicabile
Obblighi di ricezione
I soggetti dovranno ricevere l’e-fattura in Fisconline. In pratica, lo Sdi la metterà a disposizione nell’area riservata di questo sito web delle Entrate. L’emittente, comunque, dovrà sempre consegnare direttamente al consumatore finale una copia informatica o analogica della fattura elettronica, a meno che il consumatore non vi rinunci. L’emittente dovrà anche comunicare al consumatore che il documento è a sua disposizione nell’area riservata di Fisconline. La fattura elettronica verso questi soggetti dovrà avere nel campo “CodiceDestinatario” il codice “0000000” e andrà compilato l’elemento “CodiceFiscale” del cessionario/committente (non l’elemento “IdFiscaleIVA”). Se, invece, vogliono ricevere dallo Sdi l’xml, devono dotarsi di una Pec, chiedendo all’emittente di indicarla nel campo “PECDestinatario”

non residenti o non stabiliti ovvero soggetti identificati
Obblighi di emissione
I soggetti non residenti o non stabiliti ovvero soggetti identificati (identificazione diretta o tramite rappresentante fiscale) saranno esonerati dall’emissione. Potranno, però, accordarsi con il cliente italiano per inviargli la fattura elettronica tramite lo Sdi; in questo caso, chi la riceverà, potrà escludere il dato dall’esterometro
Obblighi di ricezione
Saranno esonerati dal ricevimento. Potranno, però, accordarsi con il fornitore italiano per ricevere la e-fattura tramite il Sdi; in questo caso chi la emetterà potrà escludere il dato dall’esterometro. I destinatari dovranno sempre avere la possibilità di ottenere copia cartacea della fattura, ove ne facciano richiesta.
In alternativa e solo per le fatture non elettroniche “attive” emesse al proprio cliente non residente o non stabilito in Italia (oltre che al cliente identificato), i dati non vanno inviati con l’esterometro, se la corrispondente fattura elettronica sarà inviata al Sdi, indicando nel campo “CodiceDestinatario” il codice «XXXXXXX» (in questo caso, il Sdi non invierà nulla 
al cliente estero)


  











 

le risposte delle Entrate  (13/11/2018)
Detrazione indebita 
D Il cedente emette il 21 aprile, in luogo della fattura elettronica, una fattura cartacea. Il cessionario per distrazione pur non avendo la fattura elettronica, sulla base della fattura cartacea detrae l’imposta nella liquidazione del 16 maggio. Nel caso in cui il cessionario riceva la fattura elettronica il 13 maggio e provveda entro il 15 maggio a stornare la registrazione precedente ed annotare la fattura elettronica nel registro dell’articolo 25 sarà sanzionabile? 
r Nel caso di specie si ritiene che avendo ricevuto la fattura elettronica entro il termine della propria liquidazione periodica, la sanzione non sarebbe applicabile. Al contrario, se non riceve la fattura elettronica via Sdi entro la liquidazione periodica in cui ha operato la detrazione la sanzione risulterà applicabile, in quanto ha detratto l’Iva in assenza di una fattura regolare (cioè, la fattura elettronica via SdI). 
Sparisce lo spesometro 
D Le fatture emesse da minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio, verso operatori Iva residenti e stabiliti non sono più soggette ad alcuna forma di comunicazione (spesometro)?
r L’articolo 1, comma 3bis, del Dlgs 127/15 stabilisce un obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere, cioè quelle da o verso soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato; inoltre la legge di Bilancio 2018 ha abrogato l’articolo 21 del Dl 78/2010 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate a partire dal 1° gennaio 2019 (il cosiddetto “nuovo spesometro”). Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo Iva che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”.
Gli omaggi passano dallo Sdi 
D Le autofatture emesse per omaggi rientrano nella fattispecie dell’obbligo di fatturazione elettronica dal prossimo 1° gennaio 2019? Se sì, sono previsti particolari documenti?
r Sì, le fatture per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.
Autofatture in reverse charge 
D Le autofatture fatte in caso di reverse charge vanno inviate al Sistema di interscambio? Se le autofatture hanno la stessa numerazione delle fatture attive (che invio allo Sdi) posso conservare le autofatture cartacee e le fatture B2B in modalità digitale?
r Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base. Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore Iva residente o stabilito in Italia sarà tenuto a effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’articolo 1, comma 3bis, del Dgs 127/15. Per gli acquisti interni per i quali l’operatore Iva italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6”, in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del Dpr 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del Dpr 633/72. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo Iva dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’agenzia delle Entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.
Fatture per conto terzi 
D In presenza di soggetti che emettono la fattura per conto di altri soggetti come nel caso delle cooperative che la emettono per conto dei propri soci (articolo 34, comma 7, Dpr 633/72), i soggetti emittenti sono anche destinatari della fattura. Si chiede se il cedente possa ricevere la fattura emessa per suo conto nella sua area riservata e l’acquirente-emittente glielo comunica con modalità estranee allo SdI.
Lo SdI consegna la fattura all’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) riportato nella fattura stessa: pertanto, nel caso di fattura emessa dal cessionario/committente per conto del cedente/prestatore, qualora nella fattura elettronica sia riportato l’indirizzo telematico del cedente/prestatore lo SdI consegnerà a tale indirizzo la fattura, salvo il caso in cui il cessionario/committente abbia utilizzato il servizio di registrazione presente nel portale Fatture e Corrispettivi.
Passaggi interni dallo Sdi 
D Le fatture relative ai passaggi interni ai sensi dell’articolo 36 del decreto Iva, seguono le regole ordinarie e quindi vengono trasmessi all’ emittente mediante SdI?
r Sì, le fatture relative a passaggi interni devono essere fatture elettroniche inviate allo SdI.
Niente e-fatture fuori campo 
D Sono obbligato ad inviare le fatture fuori campo Iva?
r Per le operazioni fuori campo di applicazione dell’Iva (ad esempio, le operazioni “monofase” di cui all’articolo 74 del Dpr 633/72), le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica. Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l’emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo Iva” con il formato XML: pertanto, qualora l’operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente via SdI utilizzando il formato XML. In tale ultimo caso, il “codice natura” da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”.
Possibile indicare più Pec 
D L’impresa, anziché utilizzare l’indirizzo Pec iscritto al Registro Imprese (che rappresenta l’equivalente “elettronico” dell’indirizzo “fisico” della sede legale) può dotarsi di un altro indirizzo Pec da destinare esclusivamente alla fatturazione elettronica (per tutte le fatture sia da emettere che da ricevere)? E se sì ha lo stesso valore fiscale/legale? 
r Il provvedimento del 30 aprile 2018 e le relative specifiche tecniche ammettono certamente la possibilità di utilizzare più “indirizzi telematici”, quindi anche più Pec, anche diverse da quella legale registrata in Inipec (indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata - www.inipec.gov.it). 
Peraltro, l’operatore Iva residente o stabilito può scegliere anche di trasmettere e/o ricevere le sue fatture attraverso l’indirizzo telematico (ad esempio Pec) del suo intermediario o di un soggetto terzo che offre servizi di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche, senza necessità di comunicare alcuna “delega” in tal senso all’Agenzia delle entrate. Il Sistema di interscambio, come un postino, si limita a recapitare le fatture elettroniche all’indirizzo telematico (come la Pec) che troverà riportato nella fattura elettronica salvo che l’operatore Iva che appare in fattura come cessionario/committente non abbia preventivamente “registrato” nel portale “Fatture e Corrispettivi” l’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) dove intende ricevere di default tutte le fatture elettroniche trasmesse dai suoi fornitori. Per maggiori chiarimenti si rimanda alla guida sulla fatturazione elettronica pubblicata nell’area tematica della home page del sito dell’agenzia delle Entrate.
Continua nella pagina successiva 
Continua da pagina 26 
Fattura 2018 in ritardo 
D Come dobbiamo trattare le fatture di acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico, ma cartacee oppure via mail?
r L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’articolo 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Nel caso evidenziato nel quesito se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica. Ovviamente, se il contribuente dovesse emettere una nota di variazione nel 2019 di una fattura ricevuta nel 2018, la nota di variazione dovrà essere emessa in via elettronica.
Fattura non trasmessa 
D Dal 2019, se un fornitore non invierà la fattura elettronicamente, il contribuente perderà la possibilità di detrarre l’Iva? Sarà comunque tenuto a pagare l’importo pattuito?
r Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita Iva) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva. Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’Iva relativa. 
Le disposizioni di cui all’articolo 1 del Dlgs n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.
Possibile la fattura differita 
D Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?
r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4,del Dpr 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica “differita”. Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore Iva residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019 avendo cura di:
al momento della cessione (20 gennaio), emettere un Ddt o altro documento equipollente (con le caratteristiche determinate dal Dpr 472/1996) che accompagni la merce;
datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019 indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);
far concorrere l’Iva alla liquidazione del mese di gennaio.

Una copia al condominio 
D Dal 1° gennaio 2019 quali sono gli obblighi in termini di fattura elettronica a carico di amministratore e condòmini?
r Il condominio non è un soggetto titolare di partita Iva e non emette fattura. 
Gli operatori Iva residenti o stabiliti che emetteranno fattura nei confronti di un condominio saranno tenuti ad emettere fattura elettronica via SdI considerando il condominio alla stregua di un “consumatore finale”. Pertanto, come previsto dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018:
nel compilare la fattura elettronica riporteranno il codice fiscale del condominio nel campo dell’identificativo fiscale CF del cessionario/committente;
valorizzeranno il campo “codice destinatario” della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000” e invieranno la fattura elettronica al SdI;
consegneranno una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa e che il documento fiscalmente valido sarà esclusivamente quello disponibile nell’area riservata. 
L’agenzia delle Entrate metterà a disposizione del condominio la fattura elettronica correttamente elaborata dallo SdI, in un’apposita area riservata del sito dell’Agenzia.
Si coglie l’occasione per evidenziare che tali regole valgono anche per gli enti non commerciali non titolari di partita Iva.
Privati, documento via mail 
D I professionisti dal 2019 saranno obbligati ad emettere fatture elettroniche anche ai cittadini senza partita Iva. Il cliente può pretendere di ricevere comunque la versione cartacea o in formato Pdf? Se fornisce la Pec, gli si deve inviare a quell’indirizzo la fattura elettronica oppure è tenuto a scaricarla dallo SdI?
r Come stabilito dall’articolo 1 del Dlgs 127/15, l’operatore Iva residente o stabilito è obbligato ad emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i privati consumatori finali (B2C) e a consegnare agli stessi una copia, della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia
La rinuncia della copia analogica o elettronica della fattura potrà più facilmente avvenire se l’operatore Iva ricorderà al cliente che potrà consultare facilmente la fattura elettronica nella sua area riservata del sito dell’agenzia delle Entrate, in una specifica sezione accanto a quella della sua dichiarazione precompilata.
Infine si sottolinea che tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali, possono sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo Pec (sempre per il tramite del Sistema di Interscambio). 
Scarto da partita inesistente 
D Nel caso in cui un fornitore invia una fattura verso una partita Iva inesistente o cessata il SdI scarta questa fattura?
r Le due ipotesi vanno distinte. 
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe tributaria, lo SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del Dpr 633/72.
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe tributaria, lo SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’agenzia delle Entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.
Rifiuto fuori dallo Sdi 
D Nel caso riceva una fattura per merce mai acquistata, cosa devo fare?
r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha introdotto disposizioni riguardanti il “rifiuto” di una fattura. Pertanto, nel caso in esempio, il cessionario che riceva una fattura per una partita di merce mai ricevuta potrà rifiutarla o contestarla comunicando direttamente con il cedente (via email, telefono eccetera): non è possibile veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale dello SdI. 
Lo spazio lettere d’intento 
D Siamo una società di capitali, fornitrice di un esportatore abituale. Vorremmo sapere dove dobbiamo indicare sulla fatturazione elettronica il numero e la data della dichiarazione d’intento ricevuta.
r La fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere, ai fini Iva, il numero della lettera d’intento. Si ritiene che l’informazione possa essere inserita nell’XML della fattura elettronica utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura (ad esempio, “Causale”) che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti.
Il registro delle deleghe 
D Perché e con quali modalità occorre tenere il registro delle deleghe?
r Il nuovo sistema di comunicazione telematica, direttamente da parte dell’intermediario delegato, dei dati per attivare la delega ricalca sostanzialmente la procedura già in uso per l’accesso alla dichiarazione precompilata da parte degli intermediari, procedura già ritenuta idonea dal Garante della Privacy per la protezione e riservatezza dei dati personali. 
Anche la tenuta del registro rientra nell’ambito del sistema di garanzie previsto a tutela del delegante: in particolare risponde alla finalità di garantire che la delega sia stata acquisita dall’intermediario prima della sua richiesta di attivazione telematica. Il registro può essere tenuto con qualsiasi modalità, anche in formato elettronico (in forma tabellare o foglio elettronico), e richiede la compilazione dei campi previsti nel provvedimento. 
Eventuali moduli già acquisiti dai clienti prima del 5 novembre (data di approvazione dei nuovi modelli) e non ancora presentati possono essere registrati con data 5 novembre, inserendo nel registro una annotazione sul fatto che l’acquisizione della delega è avvenuta prima della data di emanazione del provvedimento.
Originale all’Agenzia 
D Ho acquisito prima del 5 novembre un modulo contenente il conferimento della delega sia ai servizi di fatturazione elettronica sia alla consultazione del cassetto fiscale. Non potendo comunicare in via telematica con le nuove modalità approvate la delega al cassetto fiscale, in caso di presentazione del modulo in ufficio (per il solo cassetto fiscale) come mi devo comportare in relazione alla conservazione dell’originale?
r In tal caso, sarà l’ufficio dell’agenzia delle Entrate che conserverà il modulo in originale, rilasciando la relativa ricevuta, e nel registro delle deleghe potrà essere riportata l’annotazione con la quale si evidenzia che il modulo in originale è conservato presso l’ufficio dell’Agenzia dove è stato presentato (riportando il nome dell’ufficio e il numero di protocollo della ricevuta).

Detrazione indebita 
D Il cedente emette il 21 aprile, in luogo della fattura elettronica, una fattura cartacea. Il cessionario per distrazione pur non avendo la fattura elettronica, sulla base della fattura cartacea detrae l’imposta nella liquidazione del 16 maggio. Nel caso in cui il cessionario riceva la fattura elettronica il 13 maggio e provveda entro il 15 maggio a stornare la registrazione precedente ed annotare la fattura elettronica nel registro dell’articolo 25 sarà sanzionabile? 
r Nel caso di specie si ritiene che avendo ricevuto la fattura elettronica entro il termine della propria liquidazione periodica, la sanzione non sarebbe applicabile. Al contrario, se non riceve la fattura elettronica via Sdi entro la liquidazione periodica in cui ha operato la detrazione la sanzione risulterà applicabile, in quanto ha detratto l’Iva in assenza di una fattura regolare (cioè, la fattura elettronica via SdI). 
Sparisce lo spesometro 
D Le fatture emesse da minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio, verso operatori Iva residenti e stabiliti non sono più soggette ad alcuna forma di comunicazione (spesometro)?
r L’articolo 1, comma 3bis, del Dlgs 127/15 stabilisce un obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere, cioè quelle da o verso soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato; inoltre la legge di Bilancio 2018 ha abrogato l’articolo 21 del Dl 78/2010 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate a partire dal 1° gennaio 2019 (il cosiddetto “nuovo spesometro”). Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo Iva che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”.
Gli omaggi passano dallo Sdi 
D Le autofatture emesse per omaggi rientrano nella fattispecie dell’obbligo di fatturazione elettronica dal prossimo 1° gennaio 2019? Se sì, sono previsti particolari documenti?
r Sì, le fatture per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.
Autofatture in reverse charge 
D Le autofatture fatte in caso di reverse charge vanno inviate al Sistema di interscambio? Se le autofatture hanno la stessa numerazione delle fatture attive (che invio allo Sdi) posso conservare le autofatture cartacee e le fatture B2B in modalità digitale?
r Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base. Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore Iva residente o stabilito in Italia sarà tenuto a effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’articolo 1, comma 3bis, del Dgs 127/15. Per gli acquisti interni per i quali l’operatore Iva italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6”, in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del Dpr 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del Dpr 633/72. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo Iva dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’agenzia delle Entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.
Fatture per conto terzi 
D In presenza di soggetti che emettono la fattura per conto di altri soggetti come nel caso delle cooperative che la emettono per conto dei propri soci (articolo 34, comma 7, Dpr 633/72), i soggetti emittenti sono anche destinatari della fattura. Si chiede se il cedente possa ricevere la fattura emessa per suo conto nella sua area riservata e l’acquirente-emittente glielo comunica con modalità estranee allo SdI.
Lo SdI consegna la fattura all’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) riportato nella fattura stessa: pertanto, nel caso di fattura emessa dal cessionario/committente per conto del cedente/prestatore, qualora nella fattura elettronica sia riportato l’indirizzo telematico del cedente/prestatore lo SdI consegnerà a tale indirizzo la fattura, salvo il caso in cui il cessionario/committente abbia utilizzato il servizio di registrazione presente nel portale Fatture e Corrispettivi.
Passaggi interni dallo Sdi 
D Le fatture relative ai passaggi interni ai sensi dell’articolo 36 del decreto Iva, seguono le regole ordinarie e quindi vengono trasmessi all’ emittente mediante SdI?
r Sì, le fatture relative a passaggi interni devono essere fatture elettroniche inviate allo SdI.
Niente e-fatture fuori campo 
D Sono obbligato ad inviare le fatture fuori campo Iva?
r Per le operazioni fuori campo di applicazione dell’Iva (ad esempio, le operazioni “monofase” di cui all’articolo 74 del Dpr 633/72), le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica. Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l’emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo Iva” con il formato XML: pertanto, qualora l’operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente via SdI utilizzando il formato XML. In tale ultimo caso, il “codice natura” da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”.
Possibile indicare più Pec 
D L’impresa, anziché utilizzare l’indirizzo Pec iscritto al Registro Imprese (che rappresenta l’equivalente “elettronico” dell’indirizzo “fisico” della sede legale) può dotarsi di un altro indirizzo Pec da destinare esclusivamente alla fatturazione elettronica (per tutte le fatture sia da emettere che da ricevere)? E se sì ha lo stesso valore fiscale/legale? 
r Il provvedimento del 30 aprile 2018 e le relative specifiche tecniche ammettono certamente la possibilità di utilizzare più “indirizzi telematici”, quindi anche più Pec, anche diverse da quella legale registrata in Inipec (indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata - www.inipec.gov.it). 
Peraltro, l’operatore Iva residente o stabilito può scegliere anche di trasmettere e/o ricevere le sue fatture attraverso l’indirizzo telematico (ad esempio Pec) del suo intermediario o di un soggetto terzo che offre servizi di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche, senza necessità di comunicare alcuna “delega” in tal senso all’Agenzia delle entrate. Il Sistema di interscambio, come un postino, si limita a recapitare le fatture elettroniche all’indirizzo telematico (come la Pec) che troverà riportato nella fattura elettronica salvo che l’operatore Iva che appare in fattura come cessionario/committente non abbia preventivamente “registrato” nel portale “Fatture e Corrispettivi” l’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) dove intende ricevere di default tutte le fatture elettroniche trasmesse dai suoi fornitori. Per maggiori chiarimenti si rimanda alla guida sulla fatturazione elettronica pubblicata nell’area tematica della home page del sito dell’agenzia delle Entrate.
Continua nella pagina successiva 
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Fattura 2018 in ritardo 
D Come dobbiamo trattare le fatture di acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico, ma cartacee oppure via mail?
r L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’articolo 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Nel caso evidenziato nel quesito se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica. Ovviamente, se il contribuente dovesse emettere una nota di variazione nel 2019 di una fattura ricevuta nel 2018, la nota di variazione dovrà essere emessa in via elettronica.
Fattura non trasmessa 
D Dal 2019, se un fornitore non invierà la fattura elettronicamente, il contribuente perderà la possibilità di detrarre l’Iva? Sarà comunque tenuto a pagare l’importo pattuito?
r Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita Iva) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva. Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’Iva relativa. 
Le disposizioni di cui all’articolo 1 del Dlgs n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.
Possibile la fattura differita 
D Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?
r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4,del Dpr 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica “differita”. Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore Iva residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019 avendo cura di:
al momento della cessione (20 gennaio), emettere un Ddt o altro documento equipollente (con le caratteristiche determinate dal Dpr 472/1996) che accompagni la merce;
datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019 indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);
far concorrere l’Iva alla liquidazione del mese di gennaio.
Una copia al condominio 
D Dal 1° gennaio 2019 quali sono gli obblighi in termini di fattura elettronica a carico di amministratore e condòmini?
r Il condominio non è un soggetto titolare di partita Iva e non emette fattura. 
Gli operatori Iva residenti o stabiliti che emetteranno fattura nei confronti di un condominio saranno tenuti ad emettere fattura elettronica via SdI considerando il condominio alla stregua di un “consumatore finale”. Pertanto, come previsto dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018:
nel compilare la fattura elettronica riporteranno il codice fiscale del condominio nel campo dell’identificativo fiscale CF del cessionario/committente;
valorizzeranno il campo “codice destinatario” della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000” e invieranno la fattura elettronica al SdI;
consegneranno una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa e che il documento fiscalmente valido sarà esclusivamente quello disponibile nell’area riservata. 
L’agenzia delle Entrate metterà a disposizione del condominio la fattura elettronica correttamente elaborata dallo SdI, in un’apposita area riservata del sito dell’Agenzia.
Si coglie l’occasione per evidenziare che tali regole valgono anche per gli enti non commerciali non titolari di partita Iva.
Privati, documento via mail 
D I professionisti dal 2019 saranno obbligati ad emettere fatture elettroniche anche ai cittadini senza partita Iva. Il cliente può pretendere di ricevere comunque la versione cartacea o in formato Pdf? Se fornisce la Pec, gli si deve inviare a quell’indirizzo la fattura elettronica oppure è tenuto a scaricarla dallo SdI?
r Come stabilito dall’articolo 1 del Dlgs 127/15, l’operatore Iva residente o stabilito è obbligato ad emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i privati consumatori finali (B2C) e a consegnare agli stessi una copia, della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia. 
La rinuncia della copia analogica o elettronica della fattura potrà più facilmente avvenire se l’operatore Iva ricorderà al cliente che potrà consultare facilmente la fattura elettronica nella sua area riservata del sito dell’agenzia delle Entrate, in una specifica sezione accanto a quella della sua dichiarazione precompilata.
Infine si sottolinea che tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali, possono sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo Pec (sempre per il tramite del Sistema di Interscambio). 
Scarto da partita inesistente 
D Nel caso in cui un fornitore invia una fattura verso una partita Iva inesistente o cessata il SdI scarta questa fattura?
r Le due ipotesi vanno distinte. 
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe tributaria, lo SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del Dpr 633/72.
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe tributaria, lo SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’agenzia delle Entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.
Rifiuto fuori dallo Sdi 
D Nel caso riceva una fattura per merce mai acquistata, cosa devo fare?
r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha introdotto disposizioni riguardanti il “rifiuto” di una fattura. Pertanto, nel caso in esempio, il cessionario che riceva una fattura per una partita di merce mai ricevuta potrà rifiutarla o contestarla comunicando direttamente con il cedente (via email, telefono eccetera): non è possibile veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale dello SdI. 
Lo spazio lettere d’intento 
D Siamo una società di capitali, fornitrice di un esportatore abituale. Vorremmo sapere dove dobbiamo indicare sulla fatturazione elettronica il numero e la data della dichiarazione d’intento ricevuta.
r La fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere, ai fini Iva, il numero della lettera d’intento. Si ritiene che l’informazione possa essere inserita nell’XML della fattura elettronica utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura (ad esempio, “Causale”) che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti.
Il registro delle deleghe 
D Perché e con quali modalità occorre tenere il registro delle deleghe?
r Il nuovo sistema di comunicazione telematica, direttamente da parte dell’intermediario delegato, dei dati per attivare la delega ricalca sostanzialmente la procedura già in uso per l’accesso alla dichiarazione precompilata da parte degli intermediari, procedura già ritenuta idonea dal Garante della Privacy per la protezione e riservatezza dei dati personali. 
Anche la tenuta del registro rientra nell’ambito del sistema di garanzie previsto a tutela del delegante: in particolare risponde alla finalità di garantire che la delega sia stata acquisita dall’intermediario prima della sua richiesta di attivazione telematica. Il registro può essere tenuto con qualsiasi modalità, anche in formato elettronico (in forma tabellare o foglio elettronico), e richiede la compilazione dei campi previsti nel provvedimento. 
Eventuali moduli già acquisiti dai clienti prima del 5 novembre (data di approvazione dei nuovi modelli) e non ancora presentati possono essere registrati con data 5 novembre, inserendo nel registro una annotazione sul fatto che l’acquisizione della delega è avvenuta prima della data di emanazione del provvedimento.
Originale all’Agenzia 
D Ho acquisito prima del 5 novembre un modulo contenente il conferimento della delega sia ai servizi di fatturazione elettronica sia alla consultazione del cassetto fiscale. Non potendo comunicare in via telematica con le nuove modalità approvate la delega al cassetto fiscale, in caso di presentazione del modulo in ufficio (per il solo cassetto fiscale) come mi devo comportare in relazione alla conservazione dell’originale?
r In tal caso, sarà l’ufficio dell’agenzia delle Entrate che conserverà il modulo in originale, rilasciando la relativa ricevuta, e nel registro delle deleghe potrà essere riportata l’annotazione con la quale si evidenzia che il modulo in originale è conservato presso l’ufficio dell’Agenzia dove è stato presentato (riportando il nome dell’ufficio e il numero di protocollo della ricevuta).




12/11/2018

Flessibilità per gli intermediari sulle modalità di tenuta del registro delle deleghe. Si possono registrare con data 5 novembre (data di approvazione dei nuovi modelli) i moduli acquisiti in precedenza e non ancora presentati, con un’annotazione specifica a riguardo (si veda l’articolo in pagina). Gli operatori Iva dovranno considerare il condominio alla stregua di un soggetto privato e, quindi, dal 2019 emettere fattura elettronica attraverso il Sistema di interscambio (Sdi). In pratica, bisognerà riportare il codice fiscale del condominio nel campo del cessionario/committente, indicare il codice convenzionale con sette «zero» nel campo codice destinatario e consegnare una copia della fattura trasmessa - in formato analogico o digitale - al condominio, indicando che si tratta di una copia e che il documento fiscalmente valido sarà esclusivamente quello disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia. Più in generale, poi, l’obbligo di consegnare ai consumatori finali la copia della fattura elettronica emessa dovrà sempre avvenire, salvo che il cliente non rinunci ad averla. Rinuncia che «potrà più facilmente avvenire se l’operatore Iva ricorderà al cliente» che l’e-fattura potrà essere consultata in un’area riservata del sito delle Entrate all’interno di una sezione specifica «accanto a quella della precompilata». E, comunque, consumatori finali persone fisiche, operatori nel regime dei minimi o forfettario, condomini ed enti non commerciali potranno «sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo Pec». Sono alcuni dei chiarimenti - oltre a quelli indicati nelle pagine successive su cui spicca la necessità di “aspettare” la fattura elettronica per procedere alla detrazione Iva sugli acquisti - forniti dall’agenzia delle Entrate nel corso del videoforum online sull’e-fattura organizzato dal Sole 24 Ore.

Evento a cui sono stati presenti anche i professionisti. Maurizio Grosso, consigliere delegato all’innovazione e organizzazione degli studi professionali del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili (Cndcec), e Sergio Giorgini, vicepresidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, hanno sottolineato i rischi connessi al debutto dell’obbligo di e-fattura dal 2019 soprattutto per gli operatori di minori dimensioni e hanno auspicato ulteriori interventi legislativi nei provvedimenti in corso di approvazione parlamentare per colmare le lacune. Indicazioni arrivate nella tavola rotonda finale del videoforum , a cui ha preso parte anche l’Agenzia con Mario Carmelo Piancaldini.

Tornando, però, alle risposte delle Entrate, soprattutto alla luce del via libera della scorsa settimana sull’invio massivo, la sottolineatura che il registro delle deleghe ricevute dai clienti «può essere tenuto con qualsiasi modalità, anche in formato elettronico (in forma tabellare o foglio elettronico), e richiede la compilazione dei campi previsti nel provvedimento». Sempre sulla gestione “massiva” per i clienti, Agenzia e Sogei sono al lavoro per consentire entro fine anno agli intermediari l’upload «cumulativo» degli indirizzi telematici dei clienti da cui sono stati delegati e il download (in questo caso sono interessati anche gli operatori Iva) massivo delle e-fatture.

Infine, le Entrate hanno chiarito che «per le fatture ricevute da un soggetto passivo Iva che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”»: l’adempimento sarà, infatti, abrogato dal prossimo anno.


Niente detrazione Iva senza fattura elettronica

Il documento su carta resta però idoneo a produrre effetti civili

La fattura elettronica emessa tardivamente nel primo semestre 2019 non verrà sanzionata, ma ritarderà la detrazione per l’acquirente/committente. Lo ha precisato l’agenzia delle Entrate, in occasione dell’incontro in streaming promosso dal Sole 24 Ore.

Per effetto della disposizione introdotta dall’articolo 10 del Dl 119/2018, nel primo semestre 2019 la fattura elettronica può essere emessa entro il termine della liquidazione Iva, senza applicazione della sanzione (sarebbe fissata nella misura dal 90 al 180% dell’imposta); la norma prevede anche che, se la fattura viene emessa entro il termine della liquidazione periodica successiva, la sanzione è ridotta al 20 per cento. Quindi, la norma è molto accorta per il cedente, ma riserva scarsa attenzione per l’acquirente. È vero che l’articolo 10 del Dl 119/2018 elimina la sanzione anche per l’acquirente che non provvede a emettere l’autofattura denuncia, ma questa situazione difficilmente si può creare, tenuto conto che la sanzione scatterebbe dopo quattro mesi dall’acquisto. Il problema vero è se l’acquirente abbia il diritto di detrarre l’Iva pur in assenza della fattura elettronica, magari con il documento analogico.

La risposta di ieri dell’Agenzia è stata perentoria in senso negativo. Infatti, viene ribadito il principio che, per le operazioni interne, dal 2019 l’unica fattura valida è quella elettronica, per cui altri documenti non sono idonei ai fini della detrazione. Si può creare una situazione penalizzante per l’acquirente/committente (si veda «Il Sole 24 Ore» del 31 ottobre); si supponga il caso di un professionista trimestrale che, in gennaio, incassa un compenso da un’impresa che liquida l’Iva con periodicità mensile. Il professionista può emettere la fattura entro il 16 maggio e, quindi, il committente potrà detrarre l’Iva nella liquidazione del mese di giugno, pur avendo pagato il corrispettivo maggiorato di Iva sei mesi prima.

Forse una soluzione interpretativa non è sufficiente, ma l’occasione della conversione in legge del Dl 119 è quella giusta. Infatti, leggendo la relazione accompagnatoria all’articolo 10, si legge che l’acquirente non è soggetto ad alcuna sanzione ancorché detragga l’Iva, ma nel testo della norma tale possibilità non emerge. Non sarebbe quindi fuori luogo, in via eccezionale, consentire nel primo semestre 2019, la detrazione dell’Iva con fattura cartacea, anche perché l’Erario non ci rimette nulla poiché il cedente comunque deve rispettare il termine della liquidazione periodica.

Un’altra questione esaminata dall’Agenzia riguarda la fattura non trasmessa elettronicamente e se essa possa produrre effetti civili. La detrazione dell’imposta non è possibile in assenza del documento digitale. L’Agenzia ha, tuttavia, ribadito che l’e-fattura prevista dal Dlgs 127/2015 ha rilevanza esclusivamente fiscale. Pertanto qualsiasi altro documento può produrre effetti civili e, ad esempio, la fornitura di beni documentata con fattura cartacea genera un credito legittimo per il cedente.

Altra precisazione riguarda la fattura elettronica relativa alle operazioni interne, emessa in base all’articolo 36 del Dpr 633/1972. L’Agenzia conferma che anche queste fatture devono essere emesse elettronicamente. Si tratta di fattispecie molto frequenti nelle imprese immobiliari, in agricoltura in presenza di attività agrituristiche o di produzione di energia elettrica. La fattura viene emessa dal contribuente nei confronti di se stesso e quindi l’emittente dovrà indicare la sua Pec per ricevere la fattura. Con la fatturazione elettronica, potrà accadere che l’Iva sia dovuta in un mese e sia detraibile il mese successivo a seguito del recapito a cura dello Sdi.


Le domande degli esperti del Sole 24 Ore e le risposte delle Entrate

Detrazione indebita

D Il cedente emette il 21 aprile, in luogo della fattura elettronica, una fattura cartacea. Il cessionario per distrazione pur non avendo la fattura elettronica, sulla base della fattura cartacea detrae l’imposta nella liquidazione del 16 maggio. Nel caso in cui il cessionario riceva la fattura elettronica il 13 maggio e provveda entro il 15 maggio a stornare la registrazione precedente ed annotare la fattura elettronica nel registro dell’articolo 25 sarà sanzionabile?

r Nel caso di specie si ritiene che avendo ricevuto la fattura elettronica entro il termine della propria liquidazione periodica, la sanzione non sarebbe applicabile. Al contrario, se non riceve la fattura elettronica via Sdi entro la liquidazione periodica in cui ha operato la detrazione la sanzione risulterà applicabile, in quanto ha detratto l’Iva in assenza di una fattura regolare (cioè, la fattura elettronica via SdI).

Sparisce lo spesometro

D Le fatture emesse da minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio, verso operatori Iva residenti e stabiliti non sono più soggette ad alcuna forma di comunicazione (spesometro)?

r L’articolo 1, comma 3bis, del Dlgs 127/15 stabilisce un obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere, cioè quelle da o verso soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato; inoltre la legge di Bilancio 2018 ha abrogato l’articolo 21 del Dl 78/2010 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate a partire dal 1° gennaio 2019 (il cosiddetto “nuovo spesometro”). Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo Iva che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”.

Gli omaggi passano dallo Sdi

D Le autofatture emesse per omaggi rientrano nella fattispecie dell’obbligo di fatturazione elettronica dal prossimo 1° gennaio 2019? Se sì, sono previsti particolari documenti?

r Sì, le fatture per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.

Autofatture in reverse charge

D Le autofatture fatte in caso di reverse charge vanno inviate al Sistema di interscambio? Se le autofatture hanno la stessa numerazione delle fatture attive (che invio allo Sdi) posso conservare le autofatture cartacee e le fatture B2B in modalità digitale?

r Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base. Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore Iva residente o stabilito in Italia sarà tenuto a effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’articolo 1, comma 3bis, del Dgs 127/15. Per gli acquisti interni per i quali l’operatore Iva italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6”, in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del Dpr 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del Dpr 633/72. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo Iva dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’agenzia delle Entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.

Fatture per conto terzi

D In presenza di soggetti che emettono la fattura per conto di altri soggetti come nel caso delle cooperative che la emettono per conto dei propri soci (articolo 34, comma 7, Dpr 633/72), i soggetti emittenti sono anche destinatari della fattura. Si chiede se il cedente possa ricevere la fattura emessa per suo conto nella sua area riservata e l’acquirente-emittente glielo comunica con modalità estranee allo SdI.

Lo SdI consegna la fattura all’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) riportato nella fattura stessa: pertanto, nel caso di fattura emessa dal cessionario/committente per conto del cedente/prestatore, qualora nella fattura elettronica sia riportato l’indirizzo telematico del cedente/prestatore lo SdI consegnerà a tale indirizzo la fattura, salvo il caso in cui il cessionario/committente abbia utilizzato il servizio di registrazione presente nel portale Fatture e Corrispettivi.

Passaggi interni dallo Sdi

D Le fatture relative ai passaggi interni ai sensi dell’articolo 36 del decreto Iva, seguono le regole ordinarie e quindi vengono trasmessi all’ emittente mediante SdI?

r Sì, le fatture relative a passaggi interni devono essere fatture elettroniche inviate allo SdI.

Niente e-fatture fuori campo

D Sono obbligato ad inviare le fatture fuori campo Iva?

r Per le operazioni fuori campo di applicazione dell’Iva (ad esempio, le operazioni “monofase” di cui all’articolo 74 del Dpr 633/72), le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica. Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l’emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo Iva” con il formato XML: pertanto, qualora l’operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente via SdI utilizzando il formato XML. In tale ultimo caso, il “codice natura” da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”.

Possibile indicare più Pec

D L’impresa, anziché utilizzare l’indirizzo Pec iscritto al Registro Imprese (che rappresenta l’equivalente “elettronico” dell’indirizzo “fisico” della sede legale) può dotarsi di un altro indirizzo Pec da destinare esclusivamente alla fatturazione elettronica (per tutte le fatture sia da emettere che da ricevere)? E se sì ha lo stesso valore fiscale/legale?

r Il provvedimento del 30 aprile 2018 e le relative specifiche tecniche ammettono certamente la possibilità di utilizzare più “indirizzi telematici”, quindi anche più Pec, anche diverse da quella legale registrata in Inipec (indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata - www.inipec.gov.it).

Peraltro, l’operatore Iva residente o stabilito può scegliere anche di trasmettere e/o ricevere le sue fatture attraverso l’indirizzo telematico (ad esempio Pec) del suo intermediario o di un soggetto terzo che offre servizi di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche, senza necessità di comunicare alcuna “delega” in tal senso all’Agenzia delle entrate. Il Sistema di interscambio, come un postino, si limita a recapitare le fatture elettroniche all’indirizzo telematico (come la Pec) che troverà riportato nella fattura elettronica salvo che l’operatore Iva che appare in fattura come cessionario/committente non abbia preventivamente “registrato” nel portale “Fatture e Corrispettivi” l’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) dove intende ricevere di default tutte le fatture elettroniche trasmesse dai suoi fornitori. Per maggiori chiarimenti si rimanda alla guida sulla fatturazione elettronica pubblicata nell’area tematica della home page del sito dell’agenzia delle Entrate.

Continua nella pagina successiva

Continua da pagina 26

Fattura 2018 in ritardo

D Come dobbiamo trattare le fatture di acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico, ma cartacee oppure via mail?

r L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’articolo 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Nel caso evidenziato nel quesito se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica. Ovviamente, se il contribuente dovesse emettere una nota di variazione nel 2019 di una fattura ricevuta nel 2018, la nota di variazione dovrà essere emessa in via elettronica.

Fattura non trasmessa

D Dal 2019, se un fornitore non invierà la fattura elettronicamente, il contribuente perderà la possibilità di detrarre l’Iva? Sarà comunque tenuto a pagare l’importo pattuito?

r Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita Iva) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva. Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’Iva relativa.

Le disposizioni di cui all’articolo 1 del Dlgs n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.

Possibile la fattura differita

D Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?

r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4,del Dpr 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica “differita”. Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore Iva residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019 avendo cura di:

al momento della cessione (20 gennaio), emettere un Ddt o altro documento equipollente (con le caratteristiche determinate dal Dpr 472/1996) che accompagni la merce;

datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019 indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);

far concorrere l’Iva alla liquidazione del mese di gennaio.

Una copia al condominio

D Dal 1° gennaio 2019 quali sono gli obblighi in termini di fattura elettronica a carico di amministratore e condòmini?

r Il condominio non è un soggetto titolare di partita Iva e non emette fattura.

Gli operatori Iva residenti o stabiliti che emetteranno fattura nei confronti di un condominio saranno tenuti ad emettere fattura elettronica via SdI considerando il condominio alla stregua di un “consumatore finale”. Pertanto, come previsto dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018:

nel compilare la fattura elettronica riporteranno il codice fiscale del condominio nel campo dell’identificativo fiscale CF del cessionario/committente;

valorizzeranno il campo “codice destinatario” della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000” e invieranno la fattura elettronica al SdI;

consegneranno una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa e che il documento fiscalmente valido sarà esclusivamente quello disponibile nell’area riservata.

L’agenzia delle Entrate metterà a disposizione del condominio la fattura elettronica correttamente elaborata dallo SdI, in un’apposita area riservata del sito dell’Agenzia.

Si coglie l’occasione per evidenziare che tali regole valgono anche per gli enti non commerciali non titolari di partita Iva.

Privati, documento via mail

D I professionisti dal 2019 saranno obbligati ad emettere fatture elettroniche anche ai cittadini senza partita Iva. Il cliente può pretendere di ricevere comunque la versione cartacea o in formato Pdf? Se fornisce la Pec, gli si deve inviare a quell’indirizzo la fattura elettronica oppure è tenuto a scaricarla dallo SdI?

r Come stabilito dall’articolo 1 del Dlgs 127/15, l’operatore Iva residente o stabilito è obbligato ad emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i privati consumatori finali (B2C) e a consegnare agli stessi una copia, della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia.

La rinuncia della copia analogica o elettronica della fattura potrà più facilmente avvenire se l’operatore Iva ricorderà al cliente che potrà consultare facilmente la fattura elettronica nella sua area riservata del sito dell’agenzia delle Entrate, in una specifica sezione accanto a quella della sua dichiarazione precompilata.

Infine si sottolinea che tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali, possono sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo Pec (sempre per il tramite del Sistema di Interscambio).

Scarto da partita inesistente

D Nel caso in cui un fornitore invia una fattura verso una partita Iva inesistente o cessata il SdI scarta questa fattura?

r Le due ipotesi vanno distinte.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe tributaria, lo SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del Dpr 633/72.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe tributaria, lo SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’agenzia delle Entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.

Rifiuto fuori dallo Sdi

D Nel caso riceva una fattura per merce mai acquistata, cosa devo fare?

r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha introdotto disposizioni riguardanti il “rifiuto” di una fattura. Pertanto, nel caso in esempio, il cessionario che riceva una fattura per una partita di merce mai ricevuta potrà rifiutarla o contestarla comunicando direttamente con il cedente (via email, telefono eccetera): non è possibile veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale dello SdI.

Lo spazio lettere d’intento

D Siamo una società di capitali, fornitrice di un esportatore abituale. Vorremmo sapere dove dobbiamo indicare sulla fatturazione elettronica il numero e la data della dichiarazione d’intento ricevuta.

r La fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere, ai fini Iva, il numero della lettera d’intento. Si ritiene che l’informazione possa essere inserita nell’XML della fattura elettronica utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura (ad esempio, “Causale”) che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti.

Il registro delle deleghe

D Perché e con quali modalità occorre tenere il registro delle deleghe?

r Il nuovo sistema di comunicazione telematica, direttamente da parte dell’intermediario delegato, dei dati per attivare la delega ricalca sostanzialmente la procedura già in uso per l’accesso alla dichiarazione precompilata da parte degli intermediari, procedura già ritenuta idonea dal Garante della Privacy per la protezione e riservatezza dei dati personali.

Anche la tenuta del registro rientra nell’ambito del sistema di garanzie previsto a tutela del delegante: in particolare risponde alla finalità di garantire che la delega sia stata acquisita dall’intermediario prima della sua richiesta di attivazione telematica. Il registro può essere tenuto con qualsiasi modalità, anche in formato elettronico (in forma tabellare o foglio elettronico), e richiede la compilazione dei campi previsti nel provvedimento.

Eventuali moduli già acquisiti dai clienti prima del 5 novembre (data di approvazione dei nuovi modelli) e non ancora presentati possono essere registrati con data 5 novembre, inserendo nel registro una annotazione sul fatto che l’acquisizione della delega è avvenuta prima della data di emanazione del provvedimento.

Originale all’Agenzia

D Ho acquisito prima del 5 novembre un modulo contenente il conferimento della delega sia ai servizi di fatturazione elettronica sia alla consultazione del cassetto fiscale. Non potendo comunicare in via telematica con le nuove modalità approvate la delega al cassetto fiscale, in caso di presentazione del modulo in ufficio (per il solo cassetto fiscale) come mi devo comportare in relazione alla conservazione dell’originale?

r In tal caso, sarà l’ufficio dell’agenzia delle Entrate che conserverà il modulo in originale, rilasciando la relativa ricevuta, e nel registro delle deleghe potrà essere riportata l’annotazione con la quale si evidenzia che il modulo in originale è conservato presso l’ufficio dell’Agenzia dove è stato presentato (riportando il nome dell’ufficio e il numero di protocollo della ricevuta).

Detrazione indebita

D Il cedente emette il 21 aprile, in luogo della fattura elettronica, una fattura cartacea. Il cessionario per distrazione pur non avendo la fattura elettronica, sulla base della fattura cartacea detrae l’imposta nella liquidazione del 16 maggio. Nel caso in cui il cessionario riceva la fattura elettronica il 13 maggio e provveda entro il 15 maggio a stornare la registrazione precedente ed annotare la fattura elettronica nel registro dell’articolo 25 sarà sanzionabile?

r Nel caso di specie si ritiene che avendo ricevuto la fattura elettronica entro il termine della propria liquidazione periodica, la sanzione non sarebbe applicabile. Al contrario, se non riceve la fattura elettronica via Sdi entro la liquidazione periodica in cui ha operato la detrazione la sanzione risulterà applicabile, in quanto ha detratto l’Iva in assenza di una fattura regolare (cioè, la fattura elettronica via SdI).

Sparisce lo spesometro

D Le fatture emesse da minimi, forfettari nonché in regime di vantaggio, verso operatori Iva residenti e stabiliti non sono più soggette ad alcuna forma di comunicazione (spesometro)?

r L’articolo 1, comma 3bis, del Dlgs 127/15 stabilisce un obbligo di comunicazione dei dati delle sole fatture relative ad operazioni transfrontaliere, cioè quelle da o verso soggetti non residenti o non stabiliti nel territorio dello Stato; inoltre la legge di Bilancio 2018 ha abrogato l’articolo 21 del Dl 78/2010 con riferimento alle operazioni di cessione di beni e prestazioni di servizi effettuate a partire dal 1° gennaio 2019 (il cosiddetto “nuovo spesometro”). Conseguentemente, per le fatture ricevute da un soggetto passivo Iva che rientra nel regime forfettario o di vantaggio a partire dal 1° gennaio 2019 non sussisterà più l’obbligo di comunicazione “spesometro”.

Gli omaggi passano dallo Sdi

D Le autofatture emesse per omaggi rientrano nella fattispecie dell’obbligo di fatturazione elettronica dal prossimo 1° gennaio 2019? Se sì, sono previsti particolari documenti?

r Sì, le fatture per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al Sistema d’interscambio.

Autofatture in reverse charge

D Le autofatture fatte in caso di reverse charge vanno inviate al Sistema di interscambio? Se le autofatture hanno la stessa numerazione delle fatture attive (che invio allo Sdi) posso conservare le autofatture cartacee e le fatture B2B in modalità digitale?

r Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base. Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore Iva residente o stabilito in Italia sarà tenuto a effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’articolo 1, comma 3bis, del Dgs 127/15. Per gli acquisti interni per i quali l’operatore Iva italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6”, in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 del Dpr 633/72, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente registrazione della stessa ai sensi degli articoli 23 e 25 del Dpr 633/72. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento – che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo Iva dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio e, qualora l’operatore usufruisca del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’agenzia delle Entrate, il documento verrà portato automaticamente in conservazione.

Fatture per conto terzi

D In presenza di soggetti che emettono la fattura per conto di altri soggetti come nel caso delle cooperative che la emettono per conto dei propri soci (articolo 34, comma 7, Dpr 633/72), i soggetti emittenti sono anche destinatari della fattura. Si chiede se il cedente possa ricevere la fattura emessa per suo conto nella sua area riservata e l’acquirente-emittente glielo comunica con modalità estranee allo SdI.

Lo SdI consegna la fattura all’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) riportato nella fattura stessa: pertanto, nel caso di fattura emessa dal cessionario/committente per conto del cedente/prestatore, qualora nella fattura elettronica sia riportato l’indirizzo telematico del cedente/prestatore lo SdI consegnerà a tale indirizzo la fattura, salvo il caso in cui il cessionario/committente abbia utilizzato il servizio di registrazione presente nel portale Fatture e Corrispettivi.

Passaggi interni dallo Sdi

D Le fatture relative ai passaggi interni ai sensi dell’articolo 36 del decreto Iva, seguono le regole ordinarie e quindi vengono trasmessi all’ emittente mediante SdI?

r Sì, le fatture relative a passaggi interni devono essere fatture elettroniche inviate allo SdI.

Niente e-fatture fuori campo

D Sono obbligato ad inviare le fatture fuori campo Iva?

r Per le operazioni fuori campo di applicazione dell’Iva (ad esempio, le operazioni “monofase” di cui all’articolo 74 del Dpr 633/72), le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica. Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l’emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo Iva” con il formato XML: pertanto, qualora l’operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente via SdI utilizzando il formato XML. In tale ultimo caso, il “codice natura” da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”.

Possibile indicare più Pec

D L’impresa, anziché utilizzare l’indirizzo Pec iscritto al Registro Imprese (che rappresenta l’equivalente “elettronico” dell’indirizzo “fisico” della sede legale) può dotarsi di un altro indirizzo Pec da destinare esclusivamente alla fatturazione elettronica (per tutte le fatture sia da emettere che da ricevere)? E se sì ha lo stesso valore fiscale/legale?

r Il provvedimento del 30 aprile 2018 e le relative specifiche tecniche ammettono certamente la possibilità di utilizzare più “indirizzi telematici”, quindi anche più Pec, anche diverse da quella legale registrata in Inipec (indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata - www.inipec.gov.it).

Peraltro, l’operatore Iva residente o stabilito può scegliere anche di trasmettere e/o ricevere le sue fatture attraverso l’indirizzo telematico (ad esempio Pec) del suo intermediario o di un soggetto terzo che offre servizi di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche, senza necessità di comunicare alcuna “delega” in tal senso all’Agenzia delle entrate. Il Sistema di interscambio, come un postino, si limita a recapitare le fatture elettroniche all’indirizzo telematico (come la Pec) che troverà riportato nella fattura elettronica salvo che l’operatore Iva che appare in fattura come cessionario/committente non abbia preventivamente “registrato” nel portale “Fatture e Corrispettivi” l’indirizzo telematico (Pec o codice destinatario) dove intende ricevere di default tutte le fatture elettroniche trasmesse dai suoi fornitori. Per maggiori chiarimenti si rimanda alla guida sulla fatturazione elettronica pubblicata nell’area tematica della home page del sito dell’agenzia delle Entrate.

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Fattura 2018 in ritardo

D Come dobbiamo trattare le fatture di acquisto datate 2018 ma ricevute nel 2019, non in formato elettronico, ma cartacee oppure via mail?

r L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’articolo 1, comma 916, della legge di Bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017 n. 205), per le fatture emesse a partire dal 1° gennaio 2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Nel caso evidenziato nel quesito se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica. Ovviamente, se il contribuente dovesse emettere una nota di variazione nel 2019 di una fattura ricevuta nel 2018, la nota di variazione dovrà essere emessa in via elettronica.

Fattura non trasmessa

D Dal 2019, se un fornitore non invierà la fattura elettronicamente, il contribuente perderà la possibilità di detrarre l’Iva? Sarà comunque tenuto a pagare l’importo pattuito?

r Se il fornitore non emette la fattura elettronica, trasmettendola al Sistema di interscambio, la fattura non si considera fiscalmente emessa. Pertanto il cessionario/committente (titolare di partita Iva) non disporrà di un documento fiscalmente corretto e non potrà esercitare il diritto alla detrazione dell’Iva. Questo gli impone di richiedere al fornitore l’emissione della fattura elettronica via SdI e, se non la riceve, è obbligato ad emettere autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/97. Con la regolarizzazione potrà portare in detrazione l’Iva relativa.

Le disposizioni di cui all’articolo 1 del Dlgs n. 127/15 in tema di fatturazione elettronica hanno rilevanza fiscale. In relazione ai pagamenti, varranno le regole e gli accordi commerciali stabiliti tra le parti.

Possibile la fattura differita

D Nell’ambito della fattura elettronica è possibile l’uso della fattura differita?

r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato le disposizioni di cui all’articolo 21, comma 4,del Dpr 633/72 e quindi è possibile l’emissione di una fattura elettronica “differita”. Secondo la norma si può emettere una fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazioni di servizi. A titolo d’esempio, quindi, per operazioni di cessione di beni effettuate il 20 gennaio 2019, l’operatore Iva residente o stabilito potrà emettere una fattura elettronica “differita” il 10 febbraio 2019 avendo cura di:

al momento della cessione (20 gennaio), emettere un Ddt o altro documento equipollente (con le caratteristiche determinate dal Dpr 472/1996) che accompagni la merce;

datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019 indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);

far concorrere l’Iva alla liquidazione del mese di gennaio.

Una copia al condominio

D Dal 1° gennaio 2019 quali sono gli obblighi in termini di fattura elettronica a carico di amministratore e condòmini?

r Il condominio non è un soggetto titolare di partita Iva e non emette fattura.

Gli operatori Iva residenti o stabiliti che emetteranno fattura nei confronti di un condominio saranno tenuti ad emettere fattura elettronica via SdI considerando il condominio alla stregua di un “consumatore finale”. Pertanto, come previsto dal provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate del 30 aprile 2018:

nel compilare la fattura elettronica riporteranno il codice fiscale del condominio nel campo dell’identificativo fiscale CF del cessionario/committente;

valorizzeranno il campo “codice destinatario” della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000” e invieranno la fattura elettronica al SdI;

consegneranno una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa e che il documento fiscalmente valido sarà esclusivamente quello disponibile nell’area riservata.

L’agenzia delle Entrate metterà a disposizione del condominio la fattura elettronica correttamente elaborata dallo SdI, in un’apposita area riservata del sito dell’Agenzia.

Si coglie l’occasione per evidenziare che tali regole valgono anche per gli enti non commerciali non titolari di partita Iva.

Privati, documento via mail

D I professionisti dal 2019 saranno obbligati ad emettere fatture elettroniche anche ai cittadini senza partita Iva. Il cliente può pretendere di ricevere comunque la versione cartacea o in formato Pdf? Se fornisce la Pec, gli si deve inviare a quell’indirizzo la fattura elettronica oppure è tenuto a scaricarla dallo SdI?

r Come stabilito dall’articolo 1 del Dlgs 127/15, l’operatore Iva residente o stabilito è obbligato ad emettere la fattura elettronica anche nei rapporti con i privati consumatori finali (B2C) e a consegnare agli stessi una copia, della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia.

La rinuncia della copia analogica o elettronica della fattura potrà più facilmente avvenire se l’operatore Iva ricorderà al cliente che potrà consultare facilmente la fattura elettronica nella sua area riservata del sito dell’agenzia delle Entrate, in una specifica sezione accanto a quella della sua dichiarazione precompilata.

Infine si sottolinea che tanto i consumatori finali persone fisiche quanto gli operatori che rientrano nel regime forfettario o di vantaggio, quanto i condomini e gli enti non commerciali, possono sempre decidere di ricevere le fatture elettroniche emesse dai loro fornitori comunicando a questi ultimi, ad esempio, un indirizzo Pec (sempre per il tramite del Sistema di Interscambio).

Scarto da partita inesistente

D Nel caso in cui un fornitore invia una fattura verso una partita Iva inesistente o cessata il SdI scarta questa fattura?

r Le due ipotesi vanno distinte.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe tributaria, lo SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del Dpr 633/72.

Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita Iva cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe tributaria, lo SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’agenzia delle Entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.

Rifiuto fuori dallo Sdi

D Nel caso riceva una fattura per merce mai acquistata, cosa devo fare?

r L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha introdotto disposizioni riguardanti il “rifiuto” di una fattura. Pertanto, nel caso in esempio, il cessionario che riceva una fattura per una partita di merce mai ricevuta potrà rifiutarla o contestarla comunicando direttamente con il cedente (via email, telefono eccetera): non è possibile veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione attraverso il canale dello SdI.

Lo spazio lettere d’intento

D Siamo una società di capitali, fornitrice di un esportatore abituale. Vorremmo sapere dove dobbiamo indicare sulla fatturazione elettronica il numero e la data della dichiarazione d’intento ricevuta.

r La fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere, ai fini Iva, il numero della lettera d’intento. Si ritiene che l’informazione possa essere inserita nell’XML della fattura elettronica utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura (ad esempio, “Causale”) che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti.

Il registro delle deleghe

D Perché e con quali modalità occorre tenere il registro delle deleghe?

r Il nuovo sistema di comunicazione telematica, direttamente da parte dell’intermediario delegato, dei dati per attivare la delega ricalca sostanzialmente la procedura già in uso per l’accesso alla dichiarazione precompilata da parte degli intermediari, procedura già ritenuta idonea dal Garante della Privacy per la protezione e riservatezza dei dati personali.

Anche la tenuta del registro rientra nell’ambito del sistema di garanzie previsto a tutela del delegante: in particolare risponde alla finalità di garantire che la delega sia stata acquisita dall’intermediario prima della sua richiesta di attivazione telematica. Il registro può essere tenuto con qualsiasi modalità, anche in formato elettronico (in forma tabellare o foglio elettronico), e richiede la compilazione dei campi previsti nel provvedimento.

Eventuali moduli già acquisiti dai clienti prima del 5 novembre (data di approvazione dei nuovi modelli) e non ancora presentati possono essere registrati con data 5 novembre, inserendo nel registro una annotazione sul fatto che l’acquisizione della delega è avvenuta prima della data di emanazione del provvedimento.

Originale all’Agenzia

D Ho acquisito prima del 5 novembre un modulo contenente il conferimento della delega sia ai servizi di fatturazione elettronica sia alla consultazione del cassetto fiscale. Non potendo comunicare in via telematica con le nuove modalità approvate la delega al cassetto fiscale, in caso di presentazione del modulo in ufficio (per il solo cassetto fiscale) come mi devo comportare in relazione alla conservazione dell’originale?

r In tal caso, sarà l’ufficio dell’agenzia delle Entrate che conserverà il modulo in originale, rilasciando la relativa ricevuta, e nel registro delle deleghe potrà essere riportata l’annotazione con la quale si evidenzia che il modulo in originale è conservato presso l’ufficio dell’Agenzia dove è stato presentato (riportando il nome dell’ufficio e il numero di protocollo della ricevuta).


Il reverse charge non va comunicato allo Sdi

L’integrazione può essere trasmessa per garantire la conservazione pubblica

L’autofattura per omaggi va sempre inviata al sistema di interscambio

Le integrazioni delle fatture soggette a reverse charge interno sono escluse dall’obbligo di invio al sistema d’interscambio, ma il cessionario/committente debitore dell’imposta può, comunque, inviarle anche per ottenere la sua conservazione a norma. Al contrario, le autofatture per omaggi vanno emesse come fatture elettroniche e vanno sempre spedite allo Sdi. L’obbligo dell’emissione della fattura elettronica, poi, non riguarda le fatture emesse prima del 1° gennaio 2019 che rimangono cartacee.

Questi sono due dei chiarimenti, particolarmente attesi dagli operatori, forniti ieri dall’agenzia delle Entrate nel videoforum de «Il Sole 24 Ore» sulla fattura elettronica, che tra meno di 50 giorni diverrà obbligatoria per tutte le transazioni tra privati.

Reverse charge

Le operazioni soggette a reverse charge, vale a dire quelle operazioni per le quali il debitore dell’imposta si sposta dal fornitore al cliente, impongono al cessionario/committente l’obbligo di integrare la fattura ovvero di emettere un’autofattura per liquidare l’eventuale imposta gravante sull’operazione.

Il problema che si poneva era di comprendere come questo adempimento a carico del cessionario/committente dovesse essere assolto dopo l’avvento della fattura elettronica.

In effetti, come chiarisce l’agenzia delle Entrate, per risolvere la questione bisogna fare una distinzione a monte.

Per le fatture soggette a reverse charge esterno (vale a dire per gli acquisti intracomunitari ovvero per i servizi comunitari ed extracomunitari ricevuti e realizzati da soggetto non residente), il cessionario/committente non è soggetto alle regole della fattura elettronica, in quanto in tali situazioni lo stesso è obbligato a inviare la comunicazione dell’esterometro, di cui all’articolo 1 comma 3 bis del decreto legislativo 127/2015.

Al contrario, per le operazioni in reverse charge interno (si immagini il caso della fattura emessa dalla ditta di pulizie residente per i servizi resi su un immobile di un’altra società residente), la fattura verrà emessa in elettronico tramite Sdi. Il destinatario la riceverà in elettronico e, nella stessa, sarà indicato il codice “N6” perché si tratta di operazione ad inversione contabile.

A questo punto, il destinatario che sarà obbligato ad integrare la fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta avrà la facoltà di inviarla attraverso lo Sdi. Questa facoltà potrebbe essere di particolare interesse nel caso in cui l’operatore abbia sottoscritto con l’Agenzia il servizio di conservazione elettronica perché, come ha chiarito la stessa Agenzia, l’integrazione verrà portata automaticamente in conservazione.

Autofatture per omaggi

Un ulteriore dubbio, che più volte era stato sollevato dai lettori con quesiti, riguardava l’esistenza o meno dell’obbligo di invio delle autofatture emesse per omaggi. In questi casi, gli operatori non emettono una fattura nei confronti del soggetto destinatario dell’omaggio, ma provvedono alla liquidazione dell’imposta attraverso l’emissione di un’autofattura.

L’Agenzia chiarisce in modo puntuale che le stesse vanno emesse come fatture elettroniche e inviate al sistema d’interscambio.

Dalla risposta, a dire il vero abbastanza concisa, si può desumere un principio: le autofatture (ovviamente quelle relative ad operazioni interne, non anche ad esempio quelle emesse nei confronti di prestazioni ricevute da un soggetto extracomunitario non residente) sono delle vere e proprie fatture e quindi vanno sempre inviate al sistema d’interscambio. Sotto questo punto di vista si ritiene che anche le autofatture, relative per esempio ad autoconsumo ovvero per beni o servizi destinati ad altre finalità estranee all’esercizio dell’attività d’impresa e (limitatamente ai beni) all’esercizio di arte e professioni, debbano essere sempre inviate al sistema d’interscambio quali fatture elettroniche. Naturalmente, in tali casi la fattura viene inviata allo Sdi dall’emittente e viene ricevuta dallo stesso emittente, che nel documento viene indicato sia come cedente/prestatore che come cessionario/committente.

Fatture emesse nel 2018

L’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati scatta per tutte le fatture emesse dal 1° gennaio 2019. Il dubbio che si era posto era di comprendere se una fattura emessa e datata 2018, ma ricevuta nel 2019 dovesse essere comunque trattata in elettronico.

L’Agenzia sul punto chiarisce che una fattura emessa entro il 31 dicembre 2018, anche se ricevuta a gennaio 2019, rimane soggetta agli obblighi di invio tradizionale in modalità analogica. Attenzione, però, che se si emette nel 2019 una nota di variazione relativa ad una fattura emessa nel 2018, la stessa dovrà essere gestita in modalità elettronica con trasmissione della stessa allo Sdi.

TUTTE LE INIZIATIVE DEL SOLE 24 ORE

1. Il videoforum online

Dopo la trasmissione in streaming di ieri, è disponibile online il video del convegno che ha visto a confronto gli esperti del Sole 24 Ore e i responsabili dell’agenzia delle Entrate sui temi più caldi sulla fatturazione elettronica

2. Quotidiano e Radio 24

È uscita ieri la prima pagina speciale del Sole 24 Ore dedicata alla e-fattura. La pubblicazione continuerà giovedì prossimo con un’altra pagina ad hoc e si prolungherà nelle prossime settimane con cadenza

fissa (lunedì e giovedì). Il 29 novembre, poi, uscirà in allegato al Sole 24 Ore un Focus di

Norme e tributi dedicato esclusivamente alla fatturazione elettronica. Radio24, invece, durante «Due di denari» (dalle 11 alle 12), darà voce alle preoccupazioni e alle richieste degli ascoltatori

3. Sito, Facebook ed Esperto risponde

Il sito www.ilsole24ore.com ospiterà un dossier sulla fatturazione elettronica

con analisi, notizie e documentazione, mentre sulla pagina Facebook del Sole andranno in onda i videoforum per porre quesiti in diretta agli esperti. Dal 19 novembre, inoltre, la piattaforma de L’Esperto risponde raccoglierà le richieste di chiarimenti

4. E-fattura24

Tutte queste attività confluiranno infine in E-fattura24: un sistema di aggiornamento continuo che consentirà di avere tutte le risposte ai dubbi operativi e interpretativi e restare sempre informati. Un prodotto digitale unico di aggiornamento permanente, arricchito anche da una ricchissima sezione







31/10/2018
La fattura elettronica tardiva allunga i tempi della detrazione
Il Dl 119 estende l’ambito della non sanzionabilità dell’emissione fuori termine
Sanzioni nulle o ridotte per le e-fatture tardive emesse nel primo semestre 2019, ma anche un potenziale ritardo sulla detrazione che potrebbe influire sulla celerità dei pagamenti. L’articolo 10 del Dl 119/18 formalizza e allarga l’ambito applicativo della non sanzionabilità per i ritardi nell’emissione/trasmissione della e-fattura, già anticipata con la circolare delle Entrate n. 13/2018.
Per tutto il primo semestre 2019, infatti, non si applicheranno le sanzioni di cui all’articolo 6 del Dlgs 471/97, se la fattura viene emessa, o trasmessa al Sdi, oltre il termine previsto ma comunque nei termini per far concorrere l’imposta nella liquidazione di periodo (mensile o trimestrale), mentre si applicheranno le sanzioni ridotte al 20% per fatture emesse entro il termine di liquidazione dell’Iva relativa al periodo successivo.
Come si evince dalla relazione illustrativa, la scelta di non applicare sanzioni si colloca nell’obiettivo di non differire ulteriormente l’entrata in vigore della e-fattura, consentendo agli operatori che si apprestano ad adeguare i sistemi gestionali, di ridurre gli effetti negativi di possibili ritardi.
Tutto ciò ha riflessi positivi, anche se qualche dubbio in merito alla corretta gestione delle fatture rimane, visto che la norma (così come la relazione illustrativa) nulla dice sul diritto alla detrazione di un acquisto non documentato da regolare e-fattura.
Prendiamo il caso in cui a gennaio 2019, a seguito di una consegna di un bene o di un incasso di una prestazione, il cedente o prestatore abbia emesso al proprio cliente la fattura in formato analogico (ad esempio pdf via e-mail) non avendo ancora adeguato i propri sistemi informativi. Il soggetto emittente, per non incorrere nelle sanzioni, ha la possibilità di generare e trasmettere al Sdi la fattura Xml entro la propria liquidazione, che ipotizziamo trimestrale, e quindi entro il 16 maggio 2019. In questo caso, il cessionario o committente che a gennaio ha pagato il bene o il servizio ricevendo una fattura “irregolare”, può detrarsi comunque l’Iva? La risposta è negativa, perché la fattura fiscalmente rilevante, dal 1° gennaio 2019, è unicamente quella elettronica trasmessa tramite il Sdi. L’acquirente potrebbe eventualmente avvalersi della possibilità di regolarizzare la mancata emissione del documento secondo la procedura prevista dall’articolo 6, comma 8, del Dlgs 471/97 ma l’emissione dell’autofattura (necessariamente elettronica) è possibile effettuarla solo trascorsi quattro mesi dalla data di effettuazione dell’operazione. Di conseguenza gli acquirenti di beni e servizi di fornitori non ancora pronti all’emissione della e-fattura dal 1° gennaio 2019, si troveranno nella spiacevole situazione di dover attendere, per il recupero dell’imposta pagata, la consegna della fattura xml veicolata tramite il Sdi, momento che potrebbe essere anche di qualche mese successivo alla data in cui hanno sostenuto il pagamento. Il che, potenzialmente, innesca tra cliente e fornitore una possibile divergenza di vedute tra tempi di pagamento e di invio della e-fattura, meno rilevante laddove l’emittente abbia una liquidazione mensile.




























Autofattura elettronica dalla A alla Z

06/11/2018 |

Come ormai è noto e confermato, dal 1.01.2019, scatterà l'obbligo di fatturazione elettronica per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato. Molteplici risultano gli aspetti da analizzare, vista anche la complessità del dettato normativo del sistema fiscale italiano, tra le quali le modalità tecniche per la regolarizzazione delle autofatture. L'obbligo dell'autofattura, secondo la normativa, vale sia per l'acquisto di beni di soggetti non residenti nel territorio dello Stato, sia nel caso di elargizione di omaggi, per autoconsumo personale o per correggere errori e omissioni. Quando parliamo di autofattura ci riferiamo a un documento fiscalmente rilevante che il soggetto passivo, sia azienda che persona fisica, emette nei confronti di se stesso.
Con il provvedimento 30.04.2018, n. 89757/2018, l'Agenzia delle Entrate chiarisce che anche per le autofatture emesse ai sensi dell'art. 6, c. 8 D.Lgs. n. 471/1997, valgono le stesse regole delle fatture. In particolare, per la regolarizzazione dell'operazione il cessionario/committente deve trasmette l'autofattura allo SdI compilando, nel file fattura elettronica, il campo “TipoDocumento” con il codice convenzionaleTD20.
Si ricorda che l'autofattura deve essere emessa anche qualora il concessionario o il committente abbia acquistato beni o servizi senza che gli sia stata emessa regolare fattura. In tal caso, per regolarizzare la propria posizione, entro 4 mesi dalla data di effettuazione dell'operazione è necessario versare l'imposta e presentare, entro il 30° giorno successivo, l'autofattura in duplice copia all'Agenzia delle Entrate.
Nel caso sia stata ricevuta una fattura irregolare, è necessario emettere un documento integrativo in duplice copia entro il 30° giorno successivo a quello della registrazione, riportando le medesime indicazioni e versando eventualmente la maggiore imposta dovuta.
Con la trasmissione dell'autofattura allo SdI, quindi, viene sostituito l'obbligo di cui all'art. 6, c. 8, lett. a) D.Lgs. 18.12.1997, n. 471, di presentazione dell'autofattura in formato analogico all'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate territorialmente competente.
Come precisato dall'Agenzia delle Entrate con il citato provvedimento, l'autofattura elettronica va utilizzata a condizione che la controparte sia residente o abbia una stabile organizzazione nel territorio nazionale. Nella pratica, non esiste comunque nessuna norma che vieti di ricorrere alla fatturazione elettronica nel caso in cui la controparte sia un soggetto comunitario o extracomunitario. In questi casi, tuttavia, deve essere consentito alla controparte di ricevere la fattura nel formato cartaceo, rispettando tutti gli obblighi previsti per le operazioni in commento.
È importante ricordare che in caso di mancato invio dell'autofattura, si è soggetti alla sanzione prevista dall'art. 6, c. 8 D.Lgs. 471/1997, secondo cui chi abbia acquistato beni o servizi senza che sia stata emessa fattura nei termini di legge o con emissione di fattura irregolare da parte dell'altro contraente, è punito con una sanzione amministrativa pari al 100% dell'imposta, con un minimo di 250 euro






forfettari e minimi

In definitiva per i soggetti ammessi ai regimi agevolati:

  • dal lato attivo sono esonerati dall’obbligo di emettere le fatture in formato elettronico e possono continuare con le modalità finora adottate;
  • dal lato passivo possono ritirare alternativamente la fattura in formato analogico oppure recuperare dall’area riservata dell’Agenzia delle entrate la fattura in formato elettronico.

È anche il caso di tener presente il diverso regime fiscale adottato in quanto:

  • per i contribuenti in regime forfettario, ai fini della determinazione del reddito, è irrilevante la ricezione delle fatture elettroniche per via dell’applicazione diretta del coefficiente di redditività per la determinazione del reddito, rendendo di fatto ininfluente la documentazione delle spese sostenute;
  • per i soggetti in regime di vantaggio la documentazione del costo è in ogni caso essenziale ai fini dell’applicazione dell’imposta sostitutiva.

I contribuenti in regime dei minimi e quelli forfetari dovranno, tra l’altro, continuare a conservare, in maniera tradizionale, le fatture di acquisto, le bollette doganali e i titoli di spesa ricevuti in formato cartaceo (analogico).



Chi sono dunque gli esonerati da tale nuovo adempimento? Per espressa previsione normativa sono esclusi:

  • coloro che applicano il regime forfettario (commi 54-89, art. 1, legge 190/2014)
  • coloro che applicano il regime di vantaggio (commi 1 e 2, art. 27, decreto legge 98/2011)
  • il regime speciale degli agricoltori (articolo 34, comma 6 del Dpr 633/72)
  • le cessioni di beni e le prestazioni di servizi rese nei confronti di non residenti, comunitari ed extra comunitari 



6 novembre 2018

E-fattura entro la liquidazione IVA, problemi in fase di detrazione

Il Disegno di legge n. 886 di conversione in legge del decreto-legge 23 ottobre 2018, n. 119, recante disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria, attualmente in esame al Parlamento, si occupa, tra le altre cose, dell’introduzione di una serie di innovazioni in materia di fattura elettronica, con l’intento dichiarato di agevolare l’avvio dello strumento “e-fattura”, onde scongiurare il rischio di rinvii. 
Il D.L. Collegato alla Manovra, sostanzialmente, ha previsto un primo periodo di tolleranza (come già enunciato a suo tempo dalla Circolare 13/E), periodo che è stato compiutamente identificato nel primo semestre dell’anno 2019. 
Disposizioni di semplificazione per l'avvio della fatturazione elettronica
A mente dell’articolo 10 del D.L. 119/2018, facente parte del Capo II “Disposizioni in materia di semplificazione fiscale e di innovazione del processo tributario”, e titolato “Disposizioni di semplificazione per l'avvio della fatturazione elettronica”, sono dettate le regole in materia sanzionatoria, prevedendo l’inserimento di una apposita disposizione all'articolo 1, comma 6, del decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, strettamente connessa all’avvio dell’obbligo diffuso di fatturazione elettronica: «Per il primo semestre del periodo d'imposta 2019 le sanzioni di cui ai periodi precedenti [ovvero quelle relative alla tardiva fatturazione]: 
  • a) non si applicano se la fattura è emessa con le modalità di cui al comma 3 entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica dell'imposta sul valore aggiuntoai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 1998, n. 100;
  • b) si applicano con riduzione dell'80 per cento a condizione che la fattura elettronica sia emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione dell'imposta sul valore aggiunto del periodo successivo.»
Tempi diversi per mensili e trimestrali   =  INVIO a SDI entro liquidazione IVA
Analizziamo meglio la disposizione cui sopra: per il primo semestre 2019, in sostanza, la fattura emessa non sarà sanzionabile se predisposta ed inviata al Sistema di Interscambio entro il termine di effettuazione della liquidazione IVA. Ciò comporta la definizione di una dead line diversa per i contribuenti mensili ed i contribuenti trimestrali e si potrebbe tradurre, in maniera molto colloquiale, come “emetti la fattura quando riesci, basta che provvedi in tempo per versare l’IVA”. Se poi il termine di liquidazione IVA dovesse decorrere inutilmente, ma si provveda entro la liquidazione successiva, il ritardo sarà sanzionabile, ma in misura estremamente ridotta, essendo prevista la riduzione dell’80 per cento delle sanzioni normalmente comminabili (e, si ritiene, potendo ulteriormente ridurre l’importo dovuto avvalendosi del ravvedimento operoso). 
La relazione illustrativa al Decreto di conversione testualmente spiega: «Non si applica alcuna sanzione al contribuente che emette la fattura elettronica oltre il termine normativamente previsto ma, comunque, nei termini per far concorrere l'imposta ivi indicata alla liquidazione di periodo (mensile o trimestrale). Le sanzioni sono, invece, contestabili, seppur ridotte al 20 per cento, quando la fattura emessa tardivamente partecipa alla liquidazione periodica del mese o trimestre successivo». 
I termini per il primo semestre 2019
Schematizzando, si ha, nel caso di un contribuente a liquidazione IVA mensile, la seguente situazione, ipotizzando un’operazione avente presupposto di esigibilità nel mese di gennaio 2019: 
  • Nessuna sanzione per fattura emessa e trasmessa al SDI entro lunedì 18 febbraio 2019 (il 16 cade di sabato), con concorrenza dell’imposta alla liquidazione IVA di gennaio 2019.
  • Sanzioni ridotte dell’80% rispetto a quanto ordinariamente previsto per fattura emessa e trasmessa entro lunedì 18 marzo (il 16 cade nuovamente di sabato), con concorrenza dell’imposta alla liquidazione IVA di febbraio 2019.
Nel caso di un contribuente a liquidazione IVA trimestrale, invece, i tempi si dilatano ulteriormente: per un’operazione avente esigibilità nel primo trimestre 2019 il termine ultimo è il 16 maggio 2019 (con concorrenza dell’imposta a debito nella liquidazione dei I trimestre 2019), mentre per avvalersi delle sanzioni ridotte al 20% (ovvero abbattute dell’80%), ci si potrebbe spingere fino al termine di liquidazione IVA del secondo trimestre 2019, ovvero, complice la “pausa estiva”, il 20 agosto 2018. 
In tutto questo, che certamente è da accogliersi con favore, occorre anche ricordare che a partire dal 1 luglio 2019 si cambia nuovamente sistema, poiché, sempre secondo il DL 119/2018, entrerà in vigore il meccanismo “a regime” che concede per l’emissione e la trasmissione al SDI della fattura elettronica dieci giorni a partire da quello in cui si verifica il presupposto di esigibilità.       

dal 1 luglio 2019 >>> emissione e trasmissione a SDI  10 giorni 

I problemi di detraibilità
Ma soffermiamoci per il momento sul primo semestre, guardando l’altra faccia della medaglia, ovvero l’aspetto passivo. Posto che è concesso più tempo per l’emissione in assenza di sanzioni, e visto che non si ravvede affatto una situazione che vede i soggetti obbligati realmente pronti ad ottemperare all’emissione delle e-fatture, è probabile che molti saranno i contribuenti che si avvarranno dell’emissione tardiva non sanzionabile (o sanzionabile in misura ridotta). 
Un problema per il soggetto ricevente la fattura, poiché ad emissione posticipata nel tempo, corrisponde inevitabilmente una ricezione posticipata. Come comportarsi quindi da un punto di vista della detrazione IVA? 
A rigore di logica, posto che la disponibilità della fattura e la sua contabilizzazione sono tra i presupposti per l’esercizio della detrazione, e posto che “fattura” è solo quella elettronica, va da sé che se la fattura perviene in tempi dilatati, parimenti sono a partire dal momento della ricezione si potrà esercitare la detrazione IVA. Questo potrebbe comportare non poche discussioni in ambito commerciale, poiché è inutile nascondersi il fatto che molte sono le aziende che usano la “leva IVA” per creare un po’ di disponibilità, ad esempio contabilizzando gli acquisti (e quindi detraendo l’IVA) oggi, per poi pagare il fornitore a 60 giorni, o 90 e così via. Ma senza fattura la detrazione non si può esercitare, per quanto l’esigibilità si sia già verificata. 
Peraltro, sul punto sarebbe opportuno un chiarimento, poiché vi è una incongruenza nella documentazione ufficiale. Nel testo del DL, così come nella relazione che accompagna il decreto di conversione, sul punto viene preso in considerazione il solo aspetto attivo, ma qui si apre un“piccolo mistero”, ma dalle conseguenze molto importanti. 
Infatti, le schede di lettura al D.L. 119/2018, con riferimento alla medesima disposizione, recitano: «L’articolo 10 prevede che per il primo semestre del periodo d’imposta 2019 non sono applicate al contribuente le sanzioni previste qualora emetta la fattura elettronica oltre il termine normativamente stabilito ma, comunque, nei termini per far concorrere l’imposta ivi indicata alla liquidazione di periodo (mensile o trimestrale). Le sanzioni sono, invece, contestabili, seppur ridotte al 20 per cento, quando la fattura, emessa tardivamente, partecipa alla liquidazione periodica del mese o trimestre successivo». E fino a questo punto vi è perfetto allineamento tra la relazione e le schede illustrative. 
Tuttavia, nella scheda di lettura è altresì detto: «Le attenuazioni previste dalla norma si applicano anche con riferimento al cessionario/committente che abbia acquistato beni o servizi senza che sia stata emessa fattura ovvero non abbia proceduto alla regolarizzazione». Questo passaggio della scheda di lettura del D.L. 119/18 - che non è presente nella normativa – aveva fatto intendere che potesse essere “perdonata” la detrazione IVA effettuata in presenza di una fattura irregolare, quale poteva essere il caso della contabilizzazione di una fattura anticipata via pdf che non fosse stata regolarmente trasmessa dal SDI, il tutto sempre nell’ambito del periodo di tolleranza del I semestre 2019. 
Tuttavia, quanto sopra non è riportato nella relazione illustrativa al decreto di conversione, e tanto meno nel testo della norma, una dimenticanza (se di dimenticanza si tratta) che causerà problemi di contabilizzazione, con ritardo nell’esercizio del diritto alla detrazione e con conseguenti probabili contestazioni all’atto della riscossione della fattura emessa avvalendosi del maggior termine.

31 ottobre 2018

Nuovo termine per la registrazione delle fatture emesse

Il comma 1 dell’articolo 23 del D.P.R. 633/1972 disponeva che il contribuente doveva annotare entro 15 giorni dalla data di emissione della fattura, su apposito registro, le fatture emesse, relative a tutte le operazioni attive (imponibilinon imponibili ed esenti), nonché le autofatture (concernenti le operazioni internazionali e l’autoconsumo), in ordine progressivo sulla base della data di emissione.

Le fatture “differite” – ex articolo 21, comma 4, lettera a), del decreto Iva – dovevano essere registrate, invece, entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello della consegna o spedizione dei beni.

Con l’entrata in vigore del D.L. 119/2018 questa dicotomia è stata annullata.

In particolare, l’articolo 12 del decreto ha stabilito che tutte le fatture emesse, ossia:

devono essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

Pertanto, la fattura di un’operazione effettuata, ad esempio, il 3 ottobre può essere annotata nel registro delle fatture emesse fino al 15 novembre, comunque in tempo utile per entrare nella liquidazione del mese di competenza. Con le vecchie regole, invece, il documento avrebbe dovuto essere registrato obbligatoriamente entro il 18 ottobre.

La norma, tuttavia, conserva l’eccezione prevista per le operazioni di “cessione di beni effettuate dal cessionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente” (articolo 21, comma 4, terzo periodo lettera b)), disponendo che le fatture emesse entro il mese successivo a quello della consegna o spedizione dei beni devono essere registrate entro il 15 del mese successivo al mese di emissione e con riferimento al medesimo mese, consentendo di fatto lo slittamento dell’esigibilità dell’imposta.

Si noti che la novella è coerente anche con la modifica recata all’articolo 21 comma 4 che, a partire dal 1° luglio 2019, consentirà l’emissione delle fatture entro 10 giorni dall’effettuazione delle operazioni.

Rimangono invariate, invece, le modalità di registrazione. Ai sensi del comma 2 dell’articolo 23 del D.P.R. 633/1972, all’atto della registrazione, per ciascuna fattura devono essere indicati:

  • il numero progressivo;
  • la data di emissione;
  • l’ammontare imponibile dell’operazione o delle operazioni distinte secondo l’aliquota applicata;
  • l’ammontare dell’imposta, distinta secondo l’aliquota applicata;
  • la dittadenominazione o ragione sociale dell’acquirente, ovvero, nelle ipotesi di autofatturazione, del cedente o del prestatore.

Si ricorda che vanno registrate anche le fatture emesse relative a:

  • operazioni non imponibili,
  • non soggette all’Iva o
  • esenti

di cui ai commi 6 e 6-bis) dell’articolo 21 del D.P.R. 633/1972.

In luogo dell’ammontare dell’imposta va indicato il titolo di inapplicabilità dell’Iva con l’eventuale riferimento normativo (articolo 23, comma 3, D.P.R. 633/1972).

Infine, va tenuto conto che il registro delle fatture emesse, così come il registro dei corrispettivi di cui all’articolo 24 del decreto Iva e il registro degli acquisti di cui al successivo articolo 25, può essere suddiviso in più registri o conti sezionali, in funzione:

  • del tipo di attività,
  • del territorio o
  • di ogni altro criterio,

secondo le esigenze della singola impresa, ferma restando l’osservanza delle modalità stabilite per la compilazione e tenuta dei registri stessi.

Ai fini delle liquidazioni mensili (o trimestrali) i totali dei singoli registri o conti sezionali dovranno essere riportati in un apposito registro riassuntivo.

La tenuta dei registri o conti sezionali comporta, per ciascuno di essi, una distinta numerazione delle fatture.


NOTA DEBITO
Fuori dal sistema le note di debito emesse dai committenti cessionari a fronte di resi o contestazioni. Il sistema di interscambio (Sdi) gestisce solo le note di variazione emesse dal cedente/prestatore. Questo è il significato della precisazione contenuta nei punti 6.1 e 6.2 del provvedimento 89757 del 30 aprile 2018 emanato dall’agenzia delle Entrate come disposizione di attuazione del nuovo obbligo della fatturazione elettronica.

FATTURAZIONE ELETTRONICA

Note di debito e note di credito

Con l’introduzione della fatturazione elettronica sono ammesse dal Sistema di interscambio le note di variazione alle fatture emesse solo da parte del cedente, il sistema non accetta le richieste del cessionario/committente.
Nella gestione della fatturazione elettronica occorre porre attenzione alla gestione delle variazioni delle fatture.
La norma IVA prevede che il soggetto che emette la fattura sia il soggetto che normalmente possa modificare la fattura emessa con successive note di credito in diminuzione o note di debito in aumento. Su autorizzazione del fornitore la variazione può essere fatta direttamente dal cliente con l’emissione di un proprio documento. Nella prassi questa procedura avviene anche senza autorizzazione.
Con l’introduzione della fatturazione elettronica le note di variazione ammesse dal Sistema di Interscambio sono solo quelle effettuate dal cedente/prestatore.
I valori ammessi dall’elemento TipoDocumento della fatturazione elettronica sono i seguenti:
TD01 Fattura
TD02 Acconto/Anticipo su fattura
TD03 Acconto/Anticipo su parcella
TD04 Nota di Credito
TD05 Nota di Debito

TD06 Parcella
TD20 Autofattura
Le regole tecniche stabilite per la fatturazione elettronica sono valide anche per le note emesse in seguito alle variazioni di cui all’articolo 26 dpr 633/1972 (così dette note di credito o di debito).
Le richieste del cessionario/committente al cedente/prestatore di variazioni di cui all’articolo 26 del dpr 633/1972, non sono gestite dal SdI.
Infine nel caso in cui il cedente/prestatore abbia effettuato la registrazione contabile della fattura elettronica per la quale ha ricevuto una “ricevuta di scarto”, viene effettuata – se necessario – una variazione contabile valida ai soli fini interni senza la trasmissione di alcuna nota di variazione al SdI



Oggi il dipendente che va in trasferta fa emettere fattura intestata al suo datore e usa la fattura come allegato per la nota spese. Dal 2019 il cedente emetterà una e-fattura che sarà recapitata direttamente all’azienda sul canale prescelto: il dipendente potrà chiedere una copia analogica del documento da allegare alla nota spese?
L.T. – Novi Ligure (Al)
Sì, il dipendente potrà chiederla direttamente all’esercente, sebbene questo sia un adempimento ridondante in quanto l’azienda sarà già in possesso della fattura originale in formato elettronico poiché recapitata dallo Sdi.

Con l’e-fattura, le bolle doganali come vanno gestite?
R.C.
Le operazioni per cui è stata emessa una bolletta doganale possono essere oggetto di comunicazione in base al provvedimento del 30 aprile 2018, punto 9. Per tali operazioni la comunicazione resta però facoltativa. Gli scambi commerciali che prevedono la formazione di bollette doganali non dovranno essere veicolati attraverso lo Sdi, pertanto potranno essere gestiti in modalità cartacea. Tuttavia, l’Agenzia (circolare 13/E/2018 e risoluzione 46/E/2017) ha precisato che è possibile predisporre un altro documento (in questo caso la bolletta doganale), da allegare al file della fattura, contenente i dati richiesti dalla norma fiscale.

Una scuola privata che emette solo ricevute fiscali intestate ai familiari che pagano la retta per i figli, dal 2019 è tenuto alla fattura elettronica? E un artigiano che emette ricevute fiscali a privati per la riparazione di autovetture?
V.C. - Teverola (Ce)
Non essendo fatture, le ricevute fiscali non saranno soggette all’obbligo. Tuttavia, se i clienti privati dovessero richiedere la fattura, l’istituto scolastico e l’artigiano saranno obbligati a redigerla in formato Xml e a veicolarla tramite Sdi. Per indirizzare la fattura ai privati si dovrà usare «0000000» nel campo «CodiceDestinatario».

30/11/18 Fatturazione elettronica, il limite di dieci giorni

Terminato il periodo transitorio, dal 1° luglio 2019 gli operatori potranno emettere la fattura entro dieci giorni, a condizione che nella fattura stessa si indichi che ci si è avvalsi della possibilità di differimento e la data in cui è stata effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero la data in cui è stato corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo.
La fattura elettronica si considererà emessa se risulterà trasmessa attraverso il Sistema di Interscambio entro dieci giorni dalla data dell'effettuazione dell'operazione.


Come ci si deve comportare nei confronti di un cliente che non sa o non ha il codice fiscale? 
F.C. – Chioggia (Ve)
Il codice fiscale è un elemento obbligatorio della fattura (articolo 21 del Dpr 633/1972): in sua assenza o in caso di codice fiscale errato lo Sdi la scarterà e la stessa si considererà come non emessa.

Come va compilato il file Xml se si emette una fattura elettronica a un cliente estero privo di codice fiscale?
G.I. – Milano 
Posto che la e-fattura è obbligatoria solo nei confronti delle operazioni effettuate tra italiani, qualora si volesse procedere all’emissione di una e-fattura verso un cliente estero si dovrà la compilare il solo campo «CodiceDestinatario» con il codice «XXXXXXX».



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