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OMAGGI





PENALE mancato versamento 

 Per effetto del Decreto Legislativo n. 8/2016, l'articolo 2, comma 1-bis, del D.L. n. 463 del 1983 ora stabilisce:
⇒ che l'omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, per un importo superiore a euro 10.000 annui, è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032;
⇒ se l'importo omesso non è superiore a euro 10.000 annui, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000;
⇒ il datore di lavoro non è punibile, né assoggettabile alla sanzione amministrativa, quando provvede al versamento delle ritenute entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione.
In caso di omesso versamento delle ritenute previdenziali, per stabilire la natura dell’illecito si fa riferimento al loro ammontare complessivo annuale individuabile nel periodo dal 1 6 gennaio al 16 dicembre di ciascun anno.
Questa indicazione è contenuta nella lettera circolare 9099 con cui il ministero del Lavoro, d’intesa con l’Inps, ha dettato le istruzioni operative agli uffici territoriali.

 Omesso versamento       RITENUTE

Omesso versamento ritenute 2017
È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versi entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute dovute sulla base della stessa dichiarazione o risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a 150mila euro per ciascun periodo d’imposta.
Per effetto del differimento i contribuenti che non hanno versato le ritenute per l’anno 2016 superiore alla soglia di punibilità potranno farlo fino al 31 ottobre e non commetteranno il reato. Si ricorda al riguardo che è sufficiente, per non rispondere dell’illecito penale, il versamento entro tale data di un importo tale da far scendere l’omissione al di sotto di 150mila euro. In altre parole, se un contribuente, ad esempio, non ha versato ritenute effettuate nell’anno 2016 per 200mila euro, per non incorrere nel reato dovrà versare entro il 31 ottobre prossimo almeno la somma di 50.001 euro.
Scaduto tale termine, per non commettere il delitto occorrerà eseguire il versamento per intero, anche rateizzato, ma prima dell’apertura del dibattimento, ovvero nei successivi 3 mesi, prorogabili di ulteriori 3 mesi previo assenso del giudice.

 (fino allo 2015 l’importo era di 50mila euro). 

 Omesso versamento IVA: le sanzioni penali
 Imposte e Tasse In previsione del versamento del prossimo acconto IVA, si riepilogano, in pillole, le nuove sanzioni penali per l'omesso versamento IVA. L’omesso versamento dell’IVA risultante dalla dichiarazione annuale, per un importo superiore a € 250.000,00, ha rilevanza penale a partire dal 28.12 del medesimo anno in cui avrebbe dovuto essere effettuato il versamento a saldo. È infatti prevista la pena della reclusione da 6 mesi a 2 anni per “chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo” (art.10-ter D.Lgs. 74/2000). Le condizioni che fanno scattare la sanzione penale sono le seguenti (circ. 28/E/2006 Par.4): • il reato si consuma nel momento in cui l'omesso versamento si protrae oltre il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo; • l'IVA dovuta in base alla dichiarazione annuale, trascorso il termine sopra indicato, non è versata per un ammontare superiore ad euro 250.000,00 per ciascun periodo d'imposta. Il ritardo nel versamento dell’IVA a saldo in base alla dichiarazione comporta l’applicazione della sanzione amministrativa pari al 30% (15% per ritardi non superiori a 90 giorni) dell’imposta non versata, ridotta eventualmente in caso di ravvedimento o di avviso bonario. Il perdurare nell'omissione del versamento dopo il 27.12 dell’anno successivo a quello di riferimento comporta che la violazione assuma rilevanza penale; si ritiene che il versamento di una parte del saldo IVA annuale in modo che l’ammontare non versato sia inferiore alla soglia di € 250.000,00 consenta di evitare la sanzione penale. Per evitare la sanzione penale non è necessario regolarizzare il versamento con il ravvedimento, ma è sufficiente effettuare il versamento dell’imposta (totale o parziale) in modo che risulti un ammontare di IVA non versata, dopo il 27.12, pari o inferiore a € 250.000,00. Non è sanzionato penalmente l’omesso versamento dell’IVA risultante dalle liquidazioni periodiche, ancorché superiore a € 250.000,00. Tuttavia, tali omessi versamenti si riflettono sull'ammontare del saldo IVA annuale e possono quindi assumere rilevanza penale. Per verificare il superamento della soglia di punibilità penale si deve fare riferimento all'ammontare indicato nella sez. II del quadro VL a rigo "TOTALE IVA DOVUTA" (VL38 nel Mod. IVA 2016), al lordo dei crediti o dei versamenti disconosciuti dall'Amministrazione Finanziaria. Pertanto, l’indicazione nel quadro VL, sez. II, di importi non versati in modo che il saldo IVA risulti inferiore a € 250.000,00, non vale a scongiurare la sanzione penale. La soglia di punibilità è stata innalzata a € 250.000,00 dal D.Lgs. n. 158/2015, entrato in vigore il 22.10.2015 (precedentemente, assumevano rilevanza penale gli omessi versamenti IVA superiori a € 50.000,00); tuttavia, la nuova soglia si applica anche a fatti commessi prima di tale data per i quali non sia stata emessa una sentenza di condanna definitiva, in ossequio al principio del favor rei. Di conseguenza, ad esempio, l’omesso versamento dell’IVA 2013 risultante dal Mod. IVA 2014 per un importo complessivo pari ad € 120.000,00 non costituisce più un illecito penalmente rilevante. La regolarizzazione degli importi dovuti (debito tributario, sanzioni e interessi) prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, mediante ravvedimento, adesione all'accertamento o procedure conciliative, costituisce causa di non punibilità.


ordine





PERDITE  SU  CREDITI
 

Le perdite su crediti di modesta entità e su crediti prescritti sono deducibili nella determinazione del reddito di imprese in regime di contabilità semplificata?


Sì. Qualora sussistano tutte le condizioni previste dall'articolo 101, comma 5, del Tuir, la perdita risulta deducibile. La norma, infatti, non prevede alcuna distinzione tra le imprese in contabilità ordinaria e quelle in contabilità semplificata.


Casella di testo

Procedure concorsuali e procedure assimilate
Testo della fonte (art. 101 c. 5 DPR 917/86, Circ. AE 1° agosto 2013 n. 26/E) 
19645
In presenza di procedure concorsuali e di procedure assimilate, è riconosciuta la sussistenza dei requisiti di certezza e precisione della perdita, che diviene pertantodetraibile:
1) per le procedure concorsuali: a partire dalla data in cui il debitore si considera assoggettato alla procedura e cioè dalla data:
-  della sentenza dichiarativa del fallimento;
-  del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa;
-  del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo;
-  del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi;
2) per gli accordi di ristrutturazione del debito (
art. 182 bis L.Fall.): a partire dalla data del decreto del Tribunale di omologazione dell'accordo. Tale momento dovrebbe rilevare anche per i soggetti che non hanno aderito all'accordo;
3) per i piani di risanamento attestati da un professionista indipendente e qualificato (
art. 67 c. 1 lett. d) L.Fall.): dalla data di iscrizione nel registro delle imprese. Al riguardo, poiché tale iscrizione è facoltativa per il debitore, se non avviene, il creditore non può dedurre la perdita in base alla norma in esame, ma può dedurre solo la parte eventualmente stralciato in base all'accordo tra il debitore e i suoi creditori


Ipotesi 
Definizione
Prescrizione del diritto alla riscossione del creditoSecondo le disposizioni civilistiche, avviene solitamente quando sono decorsi 10 anni, ridotti a 5 per somministrazioni di beni e servizi da cui scaturiscono pagamenti periodici (art. 2948 n. 4 c.c.).
Resta tuttavia salvo il potere dell'AF di contestare la deducibilità della perdita nel caso in cui l'inattività del creditore (che ha fatto sorgere la prescrizione), sia derivata da una effettiva volontà liberale.
Cessione pro-soluto del credito (*)Quando cioè il cedente garantisce solo l'esistenza del credito (ma non la solvibilità del debitore), trasferendo sostanzialmente il rischio di insolvenza del debitore (Circ. AE 4 giugno 2014 n. 14/E)(**).
TransazioneAccordo con il debitore che prevede la riduzione definitiva del credito motivata da difficoltà finanziarie del debitore stesso (***).
Rinuncia unilaterale del creditoAd esempio quando è giustificata dalla volontà di mantenere buoni rapporti con l'impresa debitrice in vista di future commesse di lavori (Cass. 2 maggio 2013 n. 10256).
(*) Se la cessione riguarda crediti non ancora scaduti, l'eventuale componente finanziaria è soggetta ai limiti previsti per gli interessi passivi (v. n. 17470).
Per la perdita derivante dalla cessione del credito pro solvendo si rinvia al n. 19654.
(**) Se la cessione di un credito nei confronti di una società partecipata avviene insieme alla cessione della partecipazione nella società stessa, l'operazione va considerata unitariamente. Pertanto, la perdita su crediti non è immediatamente deducibile, ma va considerata come una rinuncia ai crediti effettuata da soci (v. n. 17050) che aumenta il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione che dovrà essere confrontato con il corrispettivo di cessione della partecipazione stessa (Ris. AE 29 febbraio 2008 n. 70/E).
(***) Se la transazione deriva da una lite sulla fornitura (qualità, tempestività ecc.), il relativo onere costituisce una sopravvenienza passiva deducibile direttamente, senza l'utilizzo del fondo per rischi su crediti (Circ. AE 1° agosto 2013 n. 26/E).







PERDITE di esercizio RIPORTO


La disciplina era stata ampiamente rivista dal DL 223/2006 che aveva previsto tra l’altro il riporto illimitato delle perdite nei primi 3 anni dalla costituzione dell’impresa e le perdite dei soci di società trasparenti.

Il DL 98/2011 ha modificato la disciplina relativa al riporto delle perdite dei soggetti Ires disponendo il generale riporto illimitato entro determinati limiti. Vediamo nel dettaglio.

Società di capitali. Le perdite fiscali conseguite in un periodo di imposta possono essere computate in diminuzione dei redditi dei periodi successivi:

  • in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascun periodo di imposta per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare (Perdite ad utilizzo limitato), e l’eccedenza si riporta.
  • Entro il limite del reddito imponibile di ciascun periodo di imposta successivo e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare, se relative ai primi 3 periodi di imposta dalla data di costituzione, sempre che si riferiscano ad una nuova attività produttiva (Perdite ad utilizzo illimitato).

Con circolare n 25 del 19 giugno 2012 l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che in presenza sia di perdite nei primi 3 esercizi (riportabili per intero), sia di perdite nate successivamente (con vincolo dell’80%), non è previsto alcun ordine di priorità. E’ quindi facoltà del contribuente decidere di utilizzare dapprima le perdite realizzate durante i primi 3 periodi d’imposta. Inoltre è stato chiarito che ai fini del calcolo dell’80% è necessario fare riferimento al reddito imponibile al lordo, e non al netto, delle perdite relative ai primi 3 periodi d’imposta.

Esempio. La Alfa srl presenta la seguente situazione:

Perdite risultanti dai primi tre esercizi: 500 €

Perdita al quarto esercizio: 1.000,00 €

Reddito (quinto esercizio): 1.100,00 €

La società compenserà parte del reddito con le perdite dei primi 3 esercizi ottenendo un reddito residuo di 600,00 € (1.100,00-500= 600).

Il reddito residuo lo compenserà con le ulteriori perdite. L’80% di 1.100,00 € risulta essere pari a 880,00 € ed è quindi verificato. 600,00 € – 1000,00 € = 400,00 € perdite riportabili.

Società di persone. Le perdite prodotte da Snc e Sas, nonché dalle S.S. dalle associazioni derivanti dall’esercizio di arti o professioni, sono imputate ai soci, ovvero agli associati, in proporzione alla specifica quota di partecipazione agli utili. Le quote di partecipazione agli utili si presumono proporzionali al valore dei conferimenti dei soci, se non risultano diversamente determinate nell’atto pubblico ovvero nella scrittura privata autenticata di costituzione, oppure da altro atto analogo avente data anteriore all’inizio del periodo d’imposta. Qualora il valore dei conferimenti non appaia determinato, le quote di partecipazione agli utili si intendono uguali.

Relativamente alle S.a.s. nell’ipotesi di perdite eccedenti l’ammontare del capitale sociale, la ripartizione dell’eccedenza tra i soci non avviene secondo la regola generale citata, ma è applicabile ai soli soci accomandatari.
Pertanto per i soci accomandanti la deducibilità della perdita dal reddito è commisurata al valore massimo rappresentato dalla quota di partecipazione, mentre per i soci accomandatarila deducibilità è concessa oltre la loro quota di partecipazione.

Imprese in contabilità ordinaria. Per tali soggetti le perdite derivanti dall’esercizio dell’attività d’impresa, sia essa esercitata da soggetti Irpef o da soggetti Ires, è compensabile esclusivamente in diminuzione dei redditi della stessa natura. E’ ammesso il riporto non oltre il quinto anno. Non è ammessa la compensazione parziale e se negli anni successivi si conseguono ulteriori perdite, queste devono essere utilizzate prima di quelle riportate.

Le perdite realizzate nei primi 3 periodi d’imposta dalla data di costituzione possono essere computate in diminuzione del reddito complessivo dei periodi di imposta successivi, senza limiti di tempo, a condizione che si riferiscano ad una nuova attività produttiva.

Lavoratori autonomi, imprese in contabilità semplificata (e partecipazioni in società di persone in contabilità semplificata). Le perdite realizzate nell’esercizio d’imprese commerciali in regime di contabilità semplificata (sia in forma individuale che in forma di società di persone) e le perdite realizzate nell’esercizio di attività di lavoro autonomo indipendentemente dal regime contabile adottato (sia in forma individuale che associata) possono essere portate in diminuzione dei redditi derivanti dalle diverse categorie che concorrono alla formazione del reddito complessivo nello stesso anno, ma senza possibilità di riporto.

  1. NB. Per contrastare il fenomeno del cd commercio delle bare fiscali vi è l’irriportabilità delle perdite nel caso in cui si verifichino le seguenti circostanze congiuntamente:
  • acquisizione da parte di terzi del controllo (maggioranza delle partecipazioni) sul soggetto che riporta le perdite,
  • modifica dell’attività principale nel periodo in cui le perdite sono state prodotte, nel periodo di imposta in corso al momento del trasferimento o nei due precedenti o successivi.

PRELIEVI BANCARI limiti
   l’art. 7-quater del DL n. 193/2016 ha introdotto una nuova limitazione in materia di presunzione sui prelevamenti, che quindi ha interessato solo i possessori di reddito d’impresa: i prelevamenti superiori a 1.000 euro giornalieri e comunque a 5.000 euro mensili non giustificati si presumono ricavi non dichiarati.


PRESCRIZIONE

PRESTAZIONE OCCASIONALE  VS  LAVORO AUTONOMO OCCASIONALE

B
 Parliamo di lavoro autonomo occasionale, in particolare, quando l’attività è esercitata in modo non abituale e senza un’organizzazione “minima”.  LIMITE COMPENSI 5.000 EURO AL SUPERAMENTO obbligo iscriziopne INPS gestiona separata contributi 33.23% 1/3 lavoratore 2/3 azienda

PRESTAZIONE OCCASIONALE

limiti economici, tutti riferiti all’anno civile di svolgimento della prestazione lavorativa, corrispondono:

  • per ciascun prestatore, con riferimento alla totalità degli utilizzatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro;
  • per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, a compensi di importo non superiore a 2.500 euro.
https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=51100

PRIVACY










RAVVEDIMENTO
2016


 
 F24 a zero

La sanzione da pagare per l’omessa o tardiva presentazione del modello F24 a saldo zero è determinata in maniera diversa a seconda dell’arco temporale in cui la violazione viene sanata. Perciò, la riduzione a 1/9 (regolarizzazione entro 90 giorni) si applica con riferimento alla sanzione base di:
?50 euro, se l’F24 con saldo zero è presentato con ritardo non superiore a 5 giorni lavorativi; la sanzione è perciò pari a 5,56 euro;
100 euro, se il ritardo è tra 5 e 90 giorni; la sanzione è perciò pari a 11,11 euro.
Dopo i 90 giorni, la sanzione base cui commisurare la riduzione è sempre quella di 100 euro. Pertanto, la sanzione è pari a:
12,50 euro (1/8 di 100) se il modello F24 è presentato entro un anno dall’omissione;
14,29 euro (1/7 di 100) se il modello è presentato entro due anni;
16,67 euro (1/6 di 100) se il modello è presentato oltre 2 anni;
20 euro (1/5 di 100) se il modello è presentato dopo un Pvc.

 

TABELLA DEL SAGGIO DI INTERESSE LEGALE
Dal 1942 ad oggi

PeriodoNormeSaggio di interesse
21.04.1942 - 15.12.1990art. 1284 cod. civ.5%
16.12.1990 - 31.12.1996L. 353/90 e L. 408/9010%
01.01.1997 - 31.12.1998L. 662/965%
01.01.1999 - 31.12.2000Dm Tesoro 10.12.19982,5 %
01.01.2001 - 31.12.2001Dm Tesoro 11.12.20003,5 %
01.01.2002 - 31.12.2003Dm Economia 11.12.20013 %
01.01.2004 - 31.12.2007Dm Economia 01.12.20032,5 %
01.01.2008 - 31.12.2009Dm Economia 12.12.20073 %
01.01.2010 - 31.12.2010Dm Economia 04.12.20091 %
01.01.2011 - 31.12.2011Dm Economia 07.12.20101,5 %
01.01.2012 - 31.12.2013Dm Economia 12.12.20112,5 %
01.01.2014 - 31.12.2014Dm Economia 12.12.20131 %
01.01.2015 -31.12.2015Dm Economia 11.12.20140,5 %
01.01.2016 -Dm Economia 11.12.20150,2 %


REGIME CONTABILE
SEMPLIFICATO
LIMITE RICAVI DI COMPETENZA (non si considerano gli acconti) 

Prestazione di servizi € 400.000 
DM 17/01/1992 - art.3 DPR 633/72
- professionisti
- attività di somministrazione (Bar, Ristoranti)
- imprese edili

  
Altre attività € 700.000 
- commercio
- produzione di Beni (artigiano)

Il rispetto di tali soglie di ricavi deve essere verificata in ogni periodo di imposta: il superamento della soglia in un esercizio comporta l’obbligo di adottare il regime di contabilità ordinaria a decorrere dal 1° gennaio del periodo di imposta successivo.

 in caso di inizio attività in corso d’anno, è necessario effettuare il ragguaglio ad anno dei ricavi presunti

Nel caso di esercizio contemporaneo di prestazioni di servizi ed altre attività bisogna operare la seguente distinzione:

  • nel caso di ricavi delle attività non annotati distintamente, bisogna far riferimento al limite previsto per le attività diverse da quelle di prestazioni di servizi, e quindi ai 700.000€.
  • nel caso di ricavi della attività annotati distintamente, il limite da considerare è quello dell’attività prevalente. Quindi se l’attività prevalente è quella relativa alle prestazioni di servizi, andrà verificato il limite di 400.000 €, altrimenti quello di 700.000 €. In ogni caso, come precisato dalla R.M. n. 293/E/2007, andrà comunque verificato, anche se l’attività prevalente è quella di prestazione di servizi, che i ricavi complessivi siano inferiori a 700.000 €.

Quindi i passaggi da effettuare sono:

  • identificare l’attività prevalente;
  • verificare la soglia di ricavi dell’attività prevalente;
  • verificare che il limite complessivo dei ricavi derivanti da tutte le attività sia inferiore a 700.00€

 
LIQUIDAZIONE  IVA  trimestrale o mensile
Per quanto concerne le liquidazioni Iva, il parametro da tenere in considerazione non è più l’ammontare dei ricavi, ma il volume d’affari realizzato da imprese e professionisti 
REGIME  FORFETTARIO

 Regime forfetario Art. 1, cc. 111, 113 • Tra le condizioni per poter fruire del regime forfetario di cui all’art. 1, c. 54 L. 190/2014, previsto per i contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni, non è più richiesto che i redditi conseguiti nell’anno precedente nell'attività d'impresa, dell'arte o della professione siano in misura prevalente rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente. • Tuttavia, non possono avvalersi del regime i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato. • Al fine di favorire l'avvio di nuove attività, per il periodo d'imposta in cui l'attività è iniziata e per i 4 successivi, l’aliquota d’imposta è stabilita nella misura del 5% (anziché riduzione del reddito di 1/3 per il primo periodo di imposta e per i 2 successivi). Tale disposizione si applica, per gli anni 2016, 2017, 2018 e 2019, anche ai soggetti che nel 2015 hanno iniziato una nuova attività, avvalendosi delle disposizioni vigenti anteriormente alle modifiche. • Il reddito forfetario costituisce base imponibile per il calcolo della contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35% (anziché mancata applicazione del minimale contributivo). La riduzione contributiva è applicabile per l’accredito della contribuzione (art. 2, c. 29 L. 335/1995).




REVERSE CHARGE
ART 17 C.6 LETT. A-TER    DRP 633/72   (22 PU)
a-ter) alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici;
     (art. 17 c. 6 lett. a-ter) DPR 633/72, Circ. AE 27 marzo 2015 n. 14/E)
Alle seguenti prestazioni di servizi relative ad edifici , individuate in base ai codici attività ATECO 2007, si applicano le aliquote ordinariamente previste, ma l'imposta è assolta con il reverse charge, semprechè siano acquistate da un soggetto passivo IVA (nel caso di Pubblica Amministrazione, solo quelle acquistate nell'esercizio dell'attività commerciale, non in quella istituzionale, soggetta allo Split payment).


Attività (*)

Codice ATECO
Pulizia (**)81.21.00 (***);81.22.02 (***)
Demolizione43.11.00
Installazione di impianti
(Incluse le prestazioni di manutenzione e riparazione)
43.21.01;
43.21.02;
43.22.01;
43.22.02;
43.22.03;
43.29.01;
43.29.02;
43.29.09 (***).
Completamento (****)43.31.00;
43.32.01;
43.32.02 (*****);
43.33.00;
43.34.00;
43.39.01 (***);
43.39.09.
(*) Quando un consorzio effettua le prestazioni soggette al RC, il RC è applicato anche dalle società consorziate per le prestazioni rese al consorzio.
(**) L'addebito dei costi da un professionista ad un altro, non uniti da vincoli associativi, che utilizzano una struttura in comune, è escluso da RC.
(***) Limitatamente alle prestazioni riferite ad edifici.
(****) Si comprendono gli interventi quali manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ecc (imbiancatura, tinteggiatura, rifacimento della facciata, posa in opera di infissi, rivestimento pavimenti ecc.).
Sono escluse dal RC le prestazioni di servizi relative alla preparazione del cantiere (codice ATECO 43.12)
(*****) Esclusa la posa in opera di arredi.



Servizi di pulizia relativi ad edifici
81.21.00Pulizia generale (non specializzata) di edifici di ogni tipo (quali uffici, case o appartamenti, fabbriche, negozi e uffici pubblici)
Pulizia generale (non specializzata) di altre strutture commerciali e professionali
Pulizia generale (non specializzata) di condomìni
81.22.02Pulizia effettuata all’esterno di edifici di ogni tipo (inclusi uffici, fabbriche, negozi, uffici pubblici ed altre strutture commerciali e professionali, nonché condomìni)
Pulizia specializzata di edifici, effettuata da imprese che dispongono di capacità e attrezzature particolari (ad esempio, la pulizia di vetrate, camini e caminetti, fornaci, inceneritori, caldaie, condotti di ventilazione e dispositivi di evacuazione dei fumi)26
Sono escluse la pulizia con vapore, sabbiatura e simili attività di pulitura di facciate di edifici
Servizi di demolizione relativi ad edifici
43.11.00Demolizione o smantellamento di edifici e di altre strutture
Servizi di installazione di impianti relativi ad edifici
43.21.01Installazione, manutenzione e riparazione di impianti elettrici in tutti i tipi di edifici e nelle strutture di genio civile
Cablaggio e connessioni elettriche
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di illuminazione
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di collegamento di elettrodomestici e apparecchi elettrici
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti fotovoltaici
43.21.02Installazione, manutenzione e riparazione di impianti elettronici
Cablaggio per telecomunicazioni, reti di elaboratori e sistemi televisivi via cavo, incluse le fibre ottiche
Installazione, manutenzione e riparazione di parabole satellitari
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di segnalazione d’incendio
Installazione, manutenzione e riparazione di sistemi di allarme antifurto

Sono esclusi il monitoraggio ed il controllo a distanza di sistemi elettronici di sicurezza come i sistemi di allarme, antifurto e antincendio

43.22.01Installazione, manutenzione e riparazione di impianti idraulici in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti di riscaldamento (elettrici, a gas e petrolio) in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di caldaie in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di torri di raffreddamento in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di collettori di energia solare non elettrici in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di impianti idraulico-sanitari in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di condotte di ventilazione e condizionamento dell’aria in edifici
43.22.02Installazione, manutenzione e riparazione di raccordi per il gas e distributori di vapore
43.22.03Installazione, manutenzione e riparazione di sistemi di spegnimento antincendio (inclusi quelli integrati)
43.29.01Installazione, manutenzione e riparazione di ascensori in edifici
Installazione, manutenzione e riparazione di scale mobili in edifici
Servizi di installazione di impianti relativi ad edifici
43.29.02Lavori di isolamento termico, acustico o antivibrazioni
Installazione di materiali isolanti per isolamento termico, acustico o antivibrazioni in edifici
43.29.09Installazione di porte automatiche e girevoli in edifici
Installazione di parafulmini in edifici
Installazione di sistemi di aspirazione in edifici
Installazione di impianti pubblicitari in edifici
Installazione di cancelli automatici in edifici
Installazione di insegne elettriche e non elettriche in edifici
Montaggio di palchi, stand e altre strutture simili per manifestazioni, in edifici
Installazione di impianti luci ed audio per manifestazioni, in edifici
Altri lavori di costruzione e installazione, limitatamente alle prestazioni riferite ad edifici

È esclusa l’installazione di macchine apparecchiature industriali

Sono esclusi i lavori di impermeabilizzazione in opere di costruzione

È esclusa l’installazione con operatore di impianti, luci, audio e di amplificazione per manifestazioni, concerti ecc.

Servizi di completamento relativi ad edifici
43.31.00Lavori di intonacatura e stuccatura interna ed esterna di edifici, inclusa la posa in opera dei relativi materiali di stuccatura
43.32.01Installazione di casseforti, forzieri, porte blindate
43.32.02Installazione di porte, finestre, intelaiature di porte e finestre in legno o in altri materiali27
Installazione di cucine su misura, scale
Completamento di interni (controsoffitti, pareti mobili)
43.33.00Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di piastrelle in ceramica, calcestruzzo o pietra da taglio per muri o pavimenti
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di accessori per stufe in ceramica
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di parquet e altri rivestimenti in legno per pavimenti e pareti
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di moquette e rivestimenti di linoleum, gomma o plastica per pavimenti
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di rivestimenti alla veneziana in marmo, granito o ardesia, per pavimenti o muri
Posa in opera, applicazione o installazione in edifici di carta da parati
Applicazione di stucchi ornamentali
Trattamento di pavimenti (levigatura, lucidatura, rasatura, ecc.)
Realizzazione di pavimenti continui in resina, cemento ecc.
43.34.00Tinteggiatura interna ed esterna di edifici
Verniciatura di strutture di genio civile
Verniciatura di infissi già installati
Posa in opera di vetrate, specchi, pellicole per vetri, ecc.
43.39.01Attività non specializzate di lavori edili-muratori, limitatamente alle prestazioni riferite ad edifici
43.39.09Altri lavori di completamento e di finitura degli edifici
Installazione di caminetti
Costruzione di sottofondi per pavimenti
Pulizia di nuovi edifici dopo la costruzione

Sono escluse la pulizia a vapore, sabbiatura e attività simili per pareti esterne di edifici

Sono escluse la consulenza e design per decorazione di interni

 

Esempio fattura reverse charge 2016 imprese di pulizia edifici.........................................:

Dati fiscali del Fornitore: Impresa di pulizia ...............................

                                                                                                                                        Dati Cliente committente cessionario: Agenzia Immobiliare .......................... 

                                                                                                                                        Partita IVA n° 00999990999

Fattura n. ....  del __/__/____



Descrizione fattura: Pulizia appartamento sito nello stabile di via: ....................  

Mese di gennaio 2016                                                                                                      

Descrizione fattura: Installazione impianto idraulico nell'immobile sito in via ...........................................

Descrizione fattura: Demolizione edificio sito in via: ....................  

                                                                                                                                         Importo di € 7.000.00,00 euro.

                                                                                                                                        Totale fattura € 7.000,00 euro

Descrizione fattura: Lavori di intonacatura eseguiti presso l'immobile sito in via ............................................

                                                                                                                                        Importo di € 1.000,00 euro.

                                                                                                                                        Totale fattura € 1.000,00 euro


  • Operazione soggetta al reverse charge art. 17, comma 6. lettera a-ter, DPR 633/72 l’applicazione dell’IVA è a carico del destinatario della fattura.
  • Operazione esente da imposta di bollo e senza addebito dell’ IVA ai sensi dell’art.17DPR.633/72 – Inversione contabile –“

  circolare 22.12.2015, n. 37/E  
nell'ambito di un unico contratto di appalto che comprenda anche prestazioni di manutenzione straordinaria, nel quale siano quindi presenti operazioni soggette al regime di inversione contabile e operazioni soggette ad IVA ordinaria, applicare per tutti i lavori le regole ordinarie.
Inoltre, sempre nell'ambito dell'unico contratto di appalto, trova applicazione il regime ordinario anche quando l'attività ha come oggetto la demolizione di un edificio e la successiva ricostruzione (rientra nell'elenco di cui alla lettera a-ter soltanto l'attività di demolizione ma non la successiva ricostruzione).
Una risposta molto importante nella circolare riguarda la dibattuta questione della cessione dei beni con posa in opera o la prestazione di servizi, disponendo che l'applicazione dell'IVA nel primo caso o del reverse charge nel secondo dipenda soltanto dalla volontà delle parti. A nulla rileva l'incidenza del costo del bene rispetto al servizio, o meglio, come sostiene la circolare, è un dato obiettivo di cui si può tener conto, ma da solo non riveste un'importanza decisiva. La distinzione dipende dal contratto, dalle negoziazioni decise tra le parti, ossia se lo scopo finale sia la cessione del bene e il servizio sia soltanto secondario, funzionale a mettere in funzione il bene (cessione di bene: in IVA) o se viceversa sia prevalente l'obbligazione di fare, modificando la natura stessa del bene (prestazione di servizi: in reverse charge).
Sono poi annoverate una serie di operazioni che non sono soggette a reverse charge, poiché non espressamente richiamati i codici ATECO relativi oppure perché non relative a edifici, quali:
-attività di derattizzazione,
-spurgo di fosse biologiche e di tombini,
-rimozione della neve,
-centrali fotovoltaiche a sé stanti costituenti fabbricati autonomi,
-installazione di estintori carrellati o portatili che non sono parte integrante dell'edificio,
-servizi di allacciamento di gas, energia elettrica, acqua (poiché costituiscono parte integrante e indispensabile per la fornitura del servizio).

-installazione di impianti e apparecchiature industriali, 

11. Installazione di impianti funzionali allo svolgimento di un’attività

industriale e non al funzionamento dell’edificio

Domanda

Si chiede di sapere se le prestazioni di installazione di impianti

strettamente funzionali allo svolgimento di un’attività industriale e non al

funzionamento dell’edificio, autonomamente considerato, rientrino o meno

nell’ambito di applicazione del meccanismo dell’inversione contabile.

Risposta

Nel caso in cui l’attività di installazione di impianti sia riconducibile al

codice ATECO 33.20.09 “Installazione di altre macchine ed apparecchiature

industriali”, vale a dire ad un codice non ricompreso nell’elenco di cui alla più

volte citata circolare n. 14/E del 2015 (cfr. codici ATECO 2007 43.21, 43.22 e

43.29), non trova applicazione il meccanismo dell’inversione contabile di cui

all’articolo 17, sesto comma, lett. a-ter), del DPR n. 633 del 1972. A tal riguardo

si consideri, ad esempio, l’installazione di impianti di refrigerazione ad uso

industriale, come nel caso di magazzini frigoriferi finalizzati alla conservazione,

lavorazione e successiva distribuzione di prodotti agricoli ed alimentari. In tal

caso, il codice ATECO 33.20.09, nel quale si colloca la predetta attività, non è tra

quelli espressamente richiamati dalla circolare n. 14/E del 27 marzo 2015 (da

43.21.01 a 43.29.09) e, quindi, per tali prestazioni non troveranno applicazione le

disposizioni in materia di inversione contabile.

Le attività di “installazione impianti”, individuate con i codici ATECO da

43.21.01 a 43.29.09, si riferiscono, infatti, ad impianti che formano parte

integrante dell’edificio e sono ad esso serventi.

Diversamente, nel caso in cui l’istallazione di impianti sia strettamente

funzionale allo svolgimento di un’attività industriale e non al funzionamento

dell’edificio autonomamente considerato (sebbene una volta installati gli

impianti costituiscano un tutt’uno con l’edificio medesimo), si applica l’IVA

secondo le modalità ordinarie. Analogamente a quanto sopra chiarito, anche

l’attività di manutenzione e riparazione di impianti strettamente funzionali allo

svolgimento dell’attività industriale e non al funzionamento dell’edificio, non

ricompresi nei menzionati codici ATECO da 43.21.01 a 43.29.09, deve essere

esclusa dall’ambito applicativo del reverse charge.


Al contrario, invece, rientrano nel regime del reverse charge i seguenti servizi:
- impianti installati sia all'interno che all'esterno dell'edificio
, purché funzionali allo stesso, che per esigenze tecniche e logistiche devono essere collocati fuori dall'edificio, per esempio: impianti di videosorveglianza perimetrale, citofono, impianto di climatizzazione, impianto idraulico con tubazioni esterne. Così come rientrano nel reverse charge anche le
- prestazioni di manutenzione e riparazione anche se non esplicitamente riportate nell'ATECO 43.29.09 "Altri lavori di costruzione e installazione n.c.a", come in tutti i codici della divisione 43;
- l'installazione di impianti fotovoltaici integrati e semi-integrati agli edifici; -
l'installazione e manutenzione di impianti di spegnimento antincendio (quindi manutenzione di estintori, manichette, ecc. che fanno parte di un impianto complesso installato sull'immobile);
-riparazione, sostituzione di parti di impianti difettose od obsolete; -
diritto di chiamata e manutenzioni sulla base di canoni di abbonamento periodici. 

ART 17 C.6 LETT. A  DRP 633/72  (22 SB)
a) alle prestazioni di servizi diversi da quelli di cui alla lettera a-ter), compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l'attivita' di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore. La disposizione non si applica alle prestazioni di servizi rese nei confronti di un contraente generale a cui venga affidata dal committente la totalita' dei lavori;

In assenza di contratto scritto è almeno opportuno che il committente - appaltatore rilasci all'esecutore-subappaltatore una dichiarazione del tipo di quella sotto riportata


 F COSTRUZIONI
41 COSTRUZIONE DI EDIFICI
42 INGEGNERIA CIVILE
43 LAVORI DI COSTRUZIONE SPECIALIZZATI



 Le regole sui beni significativi incompatibili con il «reverse»

Le Entrate confermano la risposta della circolare n. 37/E/2015, secondo cui la disciplina dei “beni significativi”
non opera quando il committente dell’intervento, inquadrabile fra quelli cui si rende applicabile il reverse charge 
in base all’articolo 17, comma 6, lettera a ter), del Dpr 633/1972, è un soggetto passivo Iva. In pratica, la 
normativa che prevede l’aliquota del 10% fino a concorrenza del valore della prestazione al netto del valore di 
detti beni, si applicherebbe solo quando il committente è un consumatore finale, ovverossia un privato o un soggetto assimilato.





RIMANENZE  valutazione

RIMBORSI SPESE  

 Analitico, misto e forfettario: i metodi applicabili
L’indennità di trasferta è solitamente disciplinata dai contratti collettivi nazionali di lavoro o dagli accordi individuali, i quali possono prevedere una specifica indennità per il lavoratore in trasferta, oltre alla normale retribuzione. 
Si tratta, in sostanza, di un compenso correlato, da un lato, alle spese sostenute per la missione, e dall’altro, alla necessità di compensare il disagio procurato al lavoratore, che va trattato dal punto di vista fiscale (articolo 51, del Dpr 917/1986) e contributivo a seconda del metodo utilizzato per effettuare i rimborsi al lavoratore.
Sono tre le metodologie che possono essere applicate per gestire questi trattamenti.

* Il forfait. Il primo metodo consiste nella corresponsione di una indennità forfetaria a copertura delle spese sostenute: in questa ipotesi, le indennità di trasferta sono escluse dall’imponibile fiscale - indipendentemente dalla durata della trasferta - fino all’importo di 46,48 euro al giorno, elevato a 77,47 per le trasferte all’estero. Concorrono, invece, all’assoggettamento a tassazione tutti i rimborsi di spesa, anche se analiticamente documentati, corrisposti in aggiunta all’indennità di trasferta. 

* Il metodo misto. C’è poi la possibilità di adottare il cosiddetto rimborso misto che prevede, appunto, il rimborso analitico delle spese di vitto e alloggio da parte del datore di lavoro insieme all’erogazione dell’indennità di trasferta: in questa ipotesi, le franchigie di 46,48 e 77,47 euro sono ridotte rispettivamente di 1/3 (15,49 ovvero 25,82 euro per le trasferte all’estero) in caso di rimborso delle spese di alloggio o di vitto, nonché nei casi di alloggio o di vitto fornito gratuitamente; di 2/3 (30,99 ovvero 51,65 euro per le trasferte all’estero) in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto o di vitto e alloggio forniti gratuitamente. 
Con questo metodo, i rimborsi analitici delle spese di viaggio (anche sotto forma di indennità chilometrica) e di trasporto non concorrono a formare il reddito quando siano effettuati sulla base di idonea documentazione, mentre ogni altro eventuale rimborso spese è assoggettato interamente a tassazione.

* Il metodo analitico. I rimborsi analitici delle spese di vitto e alloggio, quelli delle spese di viaggio (anche sotto forma di indennità chilometrica) e di trasporto non concorrono a formare il reddito. È, altresì, escluso da imposizione il rimborso di ulteriori altre spese, seppure non documentabili, purché analiticamente attestate dal dipendente in trasferta, fino ad un importo di 15,49 euro al giorno, elevato a 25,82 euro per le trasferte all’estero. Se in aggiunta al rimborso analitico viene corrisposta anche un’indennità, indipendentemente dall’importo, questa concorre interamente a formare il reddito di lavoro dipendente. 
L’assoggettamento contributivo avviene alla stessa stregua di quello fiscale, per via dell’armonizzazione delle basi imponibili.




RISTRUTTURAZIONE

 L’agevolazione spetta per le spese di ristrutturazione di qualsiasi abitazione in cui si esplica la convivenza. Nella Circolare 12.06.2002 n. 50, risposta 5.1, è stato, infatti, precisato che: “… non è invece richiesto che l’immobile sia considerato abitazione principale per il proprietario o per il familiare convivente, essendo sufficiente che si tratti di una delle abitazioni su cui si esplica il rapporto di convivenza” (anche Risoluzione 12.06.2000 n. 184 e Circolare 10.06.2004 n. 24, risposta 1.10).
L’importante è che all’atto del sostenimento delle spese di ristrutturazione la casa oggetto dell’intervento risulti “libera”, ovvero, a disposizione anche del coniuge convivente.





IVA, manutenzioni aliquota al 10% anche se il committente è un'impresa 
(circolare n.37/15 Agenzia)


bonus mobili

http://finanza.repubblica.it/Esperti/Casa.aspx?ID=227188

Nuova caldaia, c'è la detrazione se si acquista in proprio?

Luciana S. chiede:

Vorrei sostituire la mia caldaia di riscaldamento con una a condensazione. Posso usufruire della detrazione del 65% se compro per conto mio la caldaia e poi mi servo di una ditta per installarla? O devo farla acquistare dalla ditta stessa? Ringrazio e saluto cordialmente

L'esperto risponde:

La detrazione per gli interventi di risparmio energetico è riconosciuta anche nel caso di acquisto diretto dei beni da installare. In questo caso, però, non potrà godere dell''Iva agevolata sul costo, in quanto questa è riconosciuta solo in caso di acquisti effettuati dalla ditta che esegue i lavori. (7 giugno 2013)



http://www.ediltecnico.it/30578/iva-agevolata-10-regime-per-i-pannelli-solari/

Pertanto scontano il regime agevolato dell’IVA al 10% in edilizia i seguenti interventi:
- l’acquisto di interi impianti fotovoltaici o per la produzione di acqua calda;
- l’acquisto dei singoli pannelli, del boiler e degli altri componenti necessari per la creazione dell’impianto e l’allaccio alla rete di distribuzione dell’energia, del calore o della sola acqua calda.

In questi casi  l’IVA è comunque applicata in misura pari al 10% a prescindere dall’acquirente, quindi anche nel caso in cui l’acquisto sia effettuato direttamente dal committente dei lavori.





ROL  riporto illimitatto

SCONTRINI
restituzione merce vendite online
  Gli adempimenti in caso di sostituzione merce e/o rimborso del prezzo nelle vendite on-line. In relazione alle vendite via Internet vanno distinti due tipi di commercio: il commercio elettronico indiretto e quello diretto. Il primo è riferito alla cessione di beni materiali (ad esempio, articoli per la casa, mobili, ecc.) in cui le parti utilizzano internet per concludere il contratto ed eseguire il pagamento, salvo poi, in un secondo momento, spedire il bene utilizzando le vie tradizionali (spedizione postale-vettore). Per tale tipo di commercio si applicano le regole fiscali vigenti per le "vendite per corrispondenza", essendo basato su normali operazioni di acquisto e di vendita. Il "commercio elettronico diretto" è quello riferito alla cessione elettronica di beni virtuali o di servizi (ad esempio, fornitura di siti web, di musica, di programmi, ecc.) che costituisce sempre e comunque una prestazione di servizi e consente alle parti di concludere la transazione con scarico telematico del prodotto acquistato sotto forma di file digitale con contemporanea esecuzione del pagamento. Per il commercio elettronico indiretto la R.M. 5.11.2009, n. 274/E detta le linee guida da seguire in caso di restituzione del prodotto acquistato e/o del rimborso del prezzo pagato. Il reso della merce venduta on-line consente la restituzione dell'Iva al cliente, se è possibile individuare il collegamento tra la restituzione e l'acquisto originario. Tale tipo di vendita, essendo assimilata alla vendita per corrispondenza, rientra nell'esonero dall'obbligo di fatturazione e certificazione fiscale, ma resta fermo l'obbligo di registrare i corrispettivi. Il bene acquistato può essere restituito nei termini stabiliti dalle parti (fermi i termini minimi di legge) ed il venditore deve sostituire il prodotto con un altro dello stesso tipo ovvero eseguire il rimborso del prezzo. La variazione in diminuzione può essere effettuata se viene documentata la vicenda della singola operazione economica in modo tale da poter risalire al titolo d'acquisto originario che consente di conoscere nel dettaglio l'operazione di vendita oggetto di rettifica. Devono essere tenuti i documenti dai quali risultino le generalità del soggetto acquirente, l'ammontare del prezzo rimborsato, il codice del bene acquistato e il codice di reso. Operativamente occorre procedere nel seguente modo (vedasi risoluzione agenzia delle Entrate 219/2003): a) apertura di una "pratica reso", con attribuzione di un numero di identificazione; b) presa in carico del bene restituito nella contabilità di magazzino, se tenuta; c) emissione di uno scontrino fiscale "negativo" (esso non si chiude con segno negativo, ma è un normale scontrino contenente la causale "rimborso per restituzione vendita", il cui importo va scomputato dal totale corrispettivi annotati nello scontrino di chiusura giornaliera) contenente tra l'altro il numero identificativo della pratica di reso; d) registrazione dello scontrino fiscale negativo nel registro dei corrispettivi in diminuzione dei corrispettivi del giorno, su cui calcolare l'Iva a debito; e) consegna di un buono acquisto con sottoscrizione da parte del cliente di una ricevuta, oppure rimborso del prezzo da eseguirsi tramite bonifico bancario, oppure sostituzione del prodotto. In ogni caso qualsiasi modalità adottata deve contenere il numero identificativo della pratica di reso; f) conservazione della pratica fino alla scadenza dei termini per l'accertamento. 

Quando scatta la sospensione e la chiusura dell’attività

La sospensione scatta in caso si venga sorpresi per più di 4 volte (intendendo come tali 4 scontrini e non 4 verifiche) nell’arco di 5 anni e si sostanzia nella sospensione dell’attività da 3 giorni ad 1 mese.





SPESE  DI  RAPPRESENTANZA

Il Decreto Internazionalizzazione ha aumentato i coefficienti di deducibilità da applicare al volume dei ricavi dell'attività caratteristica. Tale modifica è applicabile a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 7.10.2015, ovvero, nel caso dei contribuenti aventi l'esercizio coincidente con l'anno solare, dal 1.01.2016. Il legislatore è tornato a occuparsi della disciplina delle spese di rappresentanza, a meno di un anno di distanza, dopo l'art. 30 del D.Lgs. 175/2014, che aveva elevato da euro 25,82 a euro 50 il limite previsto ai fini dell'individuazione dell'Iva detraibile (art. 19-bis, c. 1, lett. h) D.P.R. 633/1972). Questa modifica normativa aveva determinato l'adeguamento del limite previsto ai fini della deducibilità dal reddito d'impresa delle spese di rappresentanza (art. 108, c. 2 D.P.R. 917/1986), i cui coefficienti di rilevanza fiscale, applicabili per scaglioni, vengono ora incrementati dal D.Lgs. 147/2015, nei seguenti termini: dall'1,3% all'1,5% nel caso di volume dei ricavi dell'attività caratteristica – voci A)1) e A)5) del conto economico e, nel caso delle holding industriali, voci C)15) e C)16) – sino a 10 milioni di euro; dallo 0,5% allo 0,6% per importi superiori, sino a 50 milioni di euro; dallo 0,1% allo 0,4% per un ammontare di ricavi caratteristici superiore a euro 50 milioni. Rimane, invece, fermo il limite del costo unitario di euro 50 per la deduzione integrale delle spese relative ai beni distribuiti gratuitamente: in ogni caso, è riconosciuta al Ministero dell'Economia e delle Finanze la facoltà di emanare un apposito decreto diretto a modificare tale soglia, nonché i predetti coefficienti di deducibilità delle spese di rappresentanza. Si segnala, inoltre, che sono rimasti invariati i criteri di individuazione di questi costi, stabiliti dal D.M. 19.11.2008. In particolare, l'art. 1, c. 1, secondo periodo di tale decreto definisce come spese di rappresentanza quelle sostenute per viaggi turistici durante i quali siano programmate e, in concreto, svolte significative attività promozionali dei beni o dei servizi la cui produzione o il cui scambio costituisce oggetto dell'attività caratteristica dell'impresa. Lo stesso dicasi per i costi relativi a feste, ricevimenti e altri eventi di intrattenimento organizzati in occasione di ricorrenze aziendali o di festività nazionali o religiose, inaugurazioni di nuovi uffici, sedi o stabilimenti dell'impresa, o mostre, fiere ed eventi simili in cui sono esposti i beni e servizi prodotti dall'azienda. È, inoltre, qualificabile come spesa di rappresentanza ogni altro onere per beni e servizi distribuiti o erogati gratuitamente, ivi inclusi i contributi erogati gratuitamente per convegni, seminari e manifestazioni simili, il cui sostenimento risponda a criteri di inerenza. Si ricorda altresì che, sempre in base al predetto D.M. 19.11.2008, non costituiscono, invece, spese di rappresentanza i costi alberghieri e di ristorazione sostenuti per ospitare clienti, anche potenziali, in occasione di mostre, fiere, esposizioni ed eventi simili in cui sono esposti i beni e i servizi prodotti dall'impresa, visite a sedi o unità produttive dell'impresa. Non costituiscono spese di rappresentanza i costi alberghieri e di ristorazione sostenuti direttamente dall'imprenditore individuale, in occasione di trasferte effettuate per la partecipazione a mostre, fiere, ed eventi simili in cui sono esposti beni e servizi prodotti dall'impresa o attinenti all'attività caratteristica della stessa. Le spese di vitto ed alloggio sostenute, per finalità diverse dalla promozione e dalle pubbliche relazioni, a favore di soggetti diversi da clienti effettivi o potenziali (fornitori, agenti, rappresentanti, ecc.), non sono da ricomprendere nel novero delle spese di rappresentanza (Norma di comportamento AIDC 177/2010).


 
SRL

  • le partecipazioni in soggetti Ires, società non quotate, qualificate nel caso in cui si detengano più del 20% dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria, ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 25%; 
  • le partecipazioni in soggetti Ires, società non quotate,  si dicono non qualificate nel caso in cui  si detenga una percentuale inferiore (o uguale) al 20% dei diritti di voto esercitabili in assemblea ordinaria, ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio inferiore (o uguale) al 25%;

Se gli utili vengono corrisposti da società residenti al socio persona fisica (non imprenditore):

  • 49,72% se relativi ad utili prodotti dal 01.01.2008;
  • nel caso di partecipazioni non qualificate i dividendi saranno soggetti a ritenuta a titolo d’imposta pari al:  26% dell’intero importo, se percepiti a decorrere dal 01.07.2014;

 Dal punto di vista fiscale infatti i dividendi corrisposti da soggetti IRES ad altri soggetti IRES sono esclusi da tassazione nella misura del 95% e la tassazione avviene secondo ilprincipio di cassa.



STUDI  SETTORE

Tra i vantaggi che possono derivare dalla scelta di adeguamento al dato puntuale di Gerico vi è anche quello

 di potersi avvalere del regime premiale introdotto dall'articolo 10 de Dl 201/2011. In pratica i soggetti che

 rientrano tra i destinatari del bonus (per il periodo 2013 individuati dal provvedimento 85733/2014) e che 

presentano la condizione di congruità e coerenza possono fruire di tre vantaggi: la preclusione degli 

accertamenti basati su presunzioni semplici in tema di imposte dirette e Iva; la riduzione di un anno 

dei termini per l'accertamento; l'aumento da 1/5 a 1/3 dello scostamento reddituale consentito ai fini 

dell'applicazione del redditometro.

fonte: Il sole 24 ore - Italia oggi - IPSOA - Ratio.it


  • >>> i contribuenti che conseguono dei ricavi superiori a €7.500.000
  • non sono tenuti a compilare il modello studi di settore;
  • >>> i contribuenti che conseguono dei ricavi compresi tra €5.164.569 e €7.500.000 
  • sono esclusi dagli studi di settore ma sono comunque tenuti a compilare il Modello


-  dal  30 %  ricavi attività secondaria > prospetto multipunto


 Studi di settore
L'accertamento è illegittimo se l’impresa è in crisi

Lo scostamento dei ricavi accertati inferiore al 21% rispetto allo studio di settore, non costituisce grave incongruenza, ancor più se l'impresa versa in una persistente crisi economica. Uno scostamento non rilevante tra i maggiori ricavi contestati e quanto dichiarato, unitamente alla crisi economica, non costituisce un motivo valido per applicare gli studi di settore. La quantificazione del maggior reddito deve avere contezza di «plurimi fattori propri della singola situazione economica, del periodo di riferimento e, in generale, della stessa storia commerciale del contribuente destinatario dell'accertamento, oltre che del mercato e del settore di operatività». Nell’accertamento mediante studi di settore l’Ufficio è tenuto ad attivare il contraddittorio con il contribuente, adattando gli indici standard ai plurimi fattori propri della singola situazione economica, del periodo di riferimento, del mercato e del settore di operatività del contribuente.


SUCCESSIONE  QUOTE


TELEFONO - CELLULARE
 detraibilità IVA sui telefoni-

 

REGIME IVA

TELEFONO FISSO

USO ESCLUSIVO

100%

TELEFONO FISSO

USO PROMISCUO

50%

TELEFONIA MOBILE/ CELLULARI

USO ESCLUSIVO

100%

  TELEFONIA MOBILE/ CELLULARI

 

USO PROMISCUO

50%

TELEFONIA FISSA E MOBILE

 

USO PROMISCUO
con riaddebito valore utilizzo

100%


deducibilità COSTO

SOGGETTI

TELEFONIA FISSA

TELEFONIA MOBILE

Imprese

80%

80%

Lavoratori Autonomi

80%

80%

Autotrasportatori (1)

100%

100%

(1) Nel limite di 1 apparecchio per ciascun veicolo utilizzato per il trasposto merci. Le spese dei telefoni eccedenti il numero dei veicoli utilizzati, sono deducibili all’80%.




TFM



 Titoli tassazione


REGIME  DICHIARAZIONE  > tassazione sul REALIZZO (cessione)


REGIME RISPARMIO AMMINISTRATO >  tassazione sul REALIZZO (cessione) > opzione da esercitare alla Banca > imposta sostitutiva


REGIME  RISPARMIO GESTITO > tassazione sul MATURATO > opzione da esercitare alla Banca