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Licenza fiscale di esercizio per il commercio di bevande alcoliche

pubblicato 04 nov 2010, 03:27 da Marco Valente   [ aggiornato in data 04 nov 2010, 03:54 ]

L'art. 63, comma 2, lettera e) del Testo Unico delle accise, apptovato con D.L.vo 26.10.1995 n. 504, stabilisce l'obbligatorietà della licenza fisale di esercizio per gli esercizi di vendita dei prodotti alcolici, senza prevedere il versamento di alcun diritto a seguito della soppressione disposta dalla Legge 23.12.1998 n. 448
Chiunque svolge un'attività commerciale nel settore degli spiriti (mescita, vendita al dettaglio, commercio all'ingrosso, depositi a scopo di vendita) e di altri prodotti come liquori, vino, birra, profumeria, alcool puro, alcool denaturato deve chiedere all'Ufficio tecnico di finanza (Agenzia delle Dogane) una licenza fiscale di esercizio.
Le attività più comuni interessate al commercio degli spiriti sono: rivendite alimentari, bar, pasticcerie, pizzerie, ristoranti, trattorie, bottiglierie, enoteche, drogherie, fast food, pub, piano bar, discoteche, circoli, associazioni ricreative, profumerie, istituti di bellezza, parrucchieri, farmacie, erboristerie, depositi all'ingrosso, spacci interni, mense aziendali, commercio all'ingrosso, tabaccherie, supermercati, ipermercati, alberghi, tavole calde, locande, chioschi.
Chiunque risulti “non in possesso della licenza prescritta per la vendita di bevande alcoliche, in violazione di quanto disposto dall’art. 29 del D.Lgs. 504/95 (possesso di licenza per la vendita di bevande alcoliche) è soggetto alla sanzione amministrativa da euro 258,22 a euro 1.549,37. (art. 50, commi 1 e 3, del medesimo decreto).
La predetta licenza viene rilasciata dall'Ufficio delle Dogane alle ditte richiedenti, in possesso dell'autorizzazione comunale, generalmente senza procedere alla verifica dell'impianto.

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Marco Valente,
04 nov 2010, 03:37
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