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barberini

All’interno del comprensorio pertinente alla Galleria Nazionale di Arte Antica, nell’ambiente seminterrato della Palazzina Savorgnan di Brazzà, si trova un importante monumento di epoca imperiale romana, il cd. Mitreo Barberini.

Si tratta di un piccolo edificio che, riutilizzando precedenti strutture del II secolo d.C., fu dedicato al culto di Mitra, divinità solare di origine iranica già garante dei patti e delle convenzioni, poi dal profilo più dichiaratamente militare e dunque particolarmente diffuso tra le legioni romane soprattutto nel medio e tardo impero.

L’ambiente, rinvenuto nel 1936 e consistente in una sala di m. 11,85 x 6,25 con volta a botte e banchine laterali cd. praesepia, presenta una complessa ed interessante decorazione ad affresco, con pochi confronti (es. Marino e Capua; a Roma mitreo di S. Prisca): in alto la volta celeste con i segni zodiacali, intorno dieci quadretti (pinakes) che raccontano la storia e le sacre imprese di Mitra; le personificazioni di Sol e Luna. L’attenzione converge sulla scena centrale del taurobolio dove Mitra, affiancato come di consueto da Cautes e Cautopates, uccide ritualmente il toro.

Attualmente il monumento, vincolato dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, è oggetto di un delicato restauro delle superfici pittoriche.




Via delle Quattro Fontane, 13RomaRM, Lazio 00184Italia

Fonte: archeoroma
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Durante l’edificazione di una palazzina nell’area del giardino retrostante Palazzo Barberini venne alla luce uno splendido santuario che non è stato possibile scavare in maniera completa poiché al disopra si trovano le fondazioni del palazzo di epoca successiva. Ciò che si può ammirare dell’antica costruzione è un vasto ambiente costituito da tre navate divise da due file di pilastri in travertino dove sopra i pulvini poggia la copertura a volta. Da alcuni frammenti che riflettono la tecnica di realizzazione si può ipotizzare che gli elementi murari più antichi siano del periodo neroniano; l’ambiente doveva essere munito di aperture a bocca di lupo.Nella seconda fase di edificazione degli ambienti si notano quattro pilastri: il primo è addossato alla parete di fondo e costituisce uno del fianchi dell’edicola che contiene degli splendidi dipinti; una nicchia è sovrastata da un arco e su di essa si ammira una fascia dipinta che raffigura una scena zodiacale di cui rimangono solo due pesci mentre l’interno è intonacato da conchiglie e pietra pomice. La parte bassa della nicchia è formata da due banchi in muratura separati al centro.La volta del piccolo santuario mostra nella parete destra una lastra incassata sulla quale è scritta una invocazione al dio Mitra: “YPERANTHES BASEM INBICTO DONUM DEDIT “.All’interno dei banchi si vedono altre decorazioni pittoriche soprattutto floreali. Di fronte al nicchione di fondo si può ammirare l’ Ara del Mitreo. Sui pilastri si notano degli affreschi molto deteriorati: le parti rimanenti di due figure una di fronte all’altra, uno dei personaggi tiene la mano sinistra piegata verso il petto, l’altra è in piedi e porta delle frutta.La parte che è più importante all’interno dell’Ipogeo è la decorazione del fondo: è divisa in tre parti, nella parte centrale si vede nel semicerchio superiore una fascia zodiacale sovrastata dal leontocefalo Kronos, il dio del tempo e le parti laterali sono formate da una fascia di quadretti, cinque per ogni lato con le raffigurazioni che si riferiscono alla vita di Mitra. I busti del Sole e della Luna si trovano nell’estradosso del semicerchio al di sopra della TauroconiaNel periodo in cui il cristianesimo era al suo inizio, la religione di Mitra, il “mitraismo”, aveva acquistato con il tempo una forte connotazione misterica riscattando così l’orgoglio di un paganesimo ormai alla sua fine. La differenza fra le due filosofie monoteiste era che una aveva una concezione tesa ad una ampia diffusione verso tutti i ceti sociali, l’altra invece era esclusivamente rivolta ad una ristretta cerchia di “ iniziati elitari“. Anche se entrambe le religioni avevano molti punti in comune come i riti e alcune liturgie, quella che prevalse nei secoli, per il suo carattere mistico ed esoterico fu il mitraismo. Questo culto come si è detto in precedenza, si compiva all’interno delle argrotte o delle caverne naturali. Il buio e l’oscurità rispondevano ad un ordine simbolico che presupponeva un percorso a tappe in cui l’anima avrebbe dovuto compiere il suo viaggio ultraterreno: attraverso le tappe iniziatiche, gli adepti dovevano spogliarsi delle passioni , superarle e accedere ai gradi superiori. Tutto questo “ viaggiointeriore “ha dato vita alle scene decorate sulle pareti del Mitreo: il dio che preme il ginocchio sul dorso del toro morente, l’immagine del pugnale confitto nel suo collo, la figura del cane, del serpente e dello scorpione.Nella scena si vedono anche Cautes con la fiaccola in alto a destra e Cautopates con la fiaccola abbassata sulla sinistra. Sopra le figure di Mitra, di Cautes e Cautopates, sono sparse sette stelle che sembrano essere state in rilievo e certamente stuccate.La rappresentazione più significativa è lo Zodiaco che raffigura tutti i dodici simboli zodiacali e i suoi colori predominanti sono l’ocra rossa e gialla. Il Sole è di colore rosso e i suoi raggi gialli con una doratura ed uno di essi si allunga fino a raggiungere Mitra. La luce si scurisce e diventa cupa e bluastra quando si avvicina alla Luna per far riferimento alla notte; Kronos è di color ocra gialla e il mondo sotto i suoi piedi è azzurro. Nei quadri di piccole dimensioni vi sono effigiate diverse scene mitologiche: una ritrae Giove mentre colpisce un gigante anguipede; un altro ritrae la Terra fecondata dalle acque, seguito da quello della nascita di Mitra , dal miracolo dell’acqua, da quella di Mitra che trasporta il toro sulle spalle e della sua sottomissione al dio, fino ad arrivare alla scena della raffigurazione dell’alleanza tra Mitra e il Sole e si vede anche un corvo, mandato dal Sole per suggellare questa alleanza.

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Mitreo Barberini


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