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Invalidità

Le agevolazioni ed i limiti al trasferimento dei lavoratori che prestano assistenza ai disabili gravi di Vincenzo Lamonaca Dottore di ricerca in diritto del lavoro presso l’Università degli Studi “Aldo Moro di Bari”

pubblicato 21 feb 2015, 08:48 da Stefano Muggia

Al lavoratore che assiste un disabile grave, oltre ai permessi ex art. 33, l. n. 104 del 1992, ovvero al congedo di cui all’art. 42, c. 5, d.lgs. n. 151 del 2001, l’ordinamento riconosce prerogative relative alla sede di lavoro. Da un lato, si accorda, ove possibile, il trasferimento del lavoratore alla sede di servizio nel comune di residenza del disabile assistito o in quello più vicino disponibile; dall’altro lato, si consente al disabile grave maggiorenne il diritto di scegliere, sempre ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, nonché il divieto di trasferimento ad altra sede, senza il suo consenso. Al pari di quanto

già accaduto in materia di permessi e congedi, gli interventi normativi affastellati, una prassi amministrativa  tesa alla riduzione applicativa dei benefici, una giurisprudenza intenta a stanarne un deplorevole uso distorto (specie nel Comparto Sicurezza e Difesa), complicano la ricostruzione giuridica delle fattispecie e la delimitazione dei confini tra i diversi valori giuridici in campo.  In Lavoro nella Giurisprudenza 12-14 pag. 1051

 

Cass. 26-1-2015 n. 1335 Pres. Macioce Rel Amendola Il centralinista telefonico non vedente avviato per l’assunzione obbligatoria, deve provare in giudizio, in caso di contestazione, unicamente l’iscrizione all’albo professionale dei centralinisti privi di vista e può ottenere una sentenza costitutiva del rapporto di lavoro

pubblicato 13 feb 2015, 10:09 da Stefano Muggia

Al contrario è onere dell’impresa provare l’assenza nella propria struttura di un centralino telefonico dotato di uno o più posti di operatore.

 Oltre all’importante regola processuale enunciata, confermata dalla Cassazione, i giudici di merito avevano altresì fatto applicazione della giurisprudenza della medesima Corte secondo la quale, in caso di rifiuto di assunzione di un centralinista non vedente avviato obbligatoriamente, è possibile, con sentenza, la costituzione coattiva del relativo rapporto di lavoro, oltre al risarcimento danno per il ritardo nell’assunzione. In Wikilabour

Trib. Livorno 15-9-2014 Est. Calò . Rimessa alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell'art. 33 della legge 104/1992, nella parte in cui non include il convivente more uxorio tra i soggetti beneficiari dei permessi retribuiti per assistere un portatore di handicap in situazione di gravità.

pubblicato 19 dic 2014, 23:43 da Stefano Muggia

Il Tribunale di Livorno rimette alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell' art. 33 della legge 104 del 1992, la cui formulazione (che limita il diritto ai permessi a coniuge, parenti e affini) impediva nel caso specifico di riconoscere i permessi per assistenza alla convivente di fatto di un grave malato, affetto da morbo di Parkinson, assistito solo dalla donna con la quale vive da molti anni. Secondo il Giudice, tale limite di legge viola i principi dettati dagli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione. In Wikilabour

Le agevolazioni per l’assistenza ai disabili gravi: le assenze dal lavoro (permessi e congedi) di Vincenzo Lamonaca

pubblicato 13 dic 2014, 22:41 da Stefano Muggia

Il portatore di handicap grave è destinatario di tutele dirette ed indirette da parte dall’ordinamento. Tra queste ultime rientrano sicuramente le fattispecie che accordano permessi e congedi al lavoratore che lo assiste, ai sensi rispettivamente degli artt. 33, l. n. 104 del 1992 e 42, c. 5, d.lgs. n. 151 del 2001. La stratificazione degli interventi normativi da parte del legislatore, gli orientamenti della prassi amministrativa tendenzialmente restrittivi in ordine alla fruizione dei benefici, la giurisprudenza sempre più attenta verso deprecabili fenomeni di abuso del diritto (se non di uso propriamente fraudolento degli istituti), rendono sempre più ardua la ricostruzione giuridica delle fattispecie e la delimitazione dei confini tra i diversi valori giuridici in campo. In Lavoro nella Giurisprudenza 11-14 pag. 955

 

Cass. Sez. Unite 25-11-2014 n. 25011 Pres. Rovelli Rel. Giusti. Il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata e' garantito anche nella scuola dell'infanzia

pubblicato 12 dic 2014, 22:28 da Stefano Muggia

Il diritto all'educazione e all'istruzione della persona handicappata è garantito anche nella scuola dell'infanzia. Detta scuola infatti - proprio in quanto luogo chiamato a "concorrere all'educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini, promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento, e ad assicurare un'effettiva eguaglianza delle opportunità educative" (art. 1 del d.lgs. n. 59 del 2004 cit.) - ha, tra i propri valori fondativi, l'accoglienza, l'integrazione e l'inclusione scolastica delle bambine e dei bambini disabili. Nel disegno legislativo, dunque, la partecipazione al processo educativo che si realizza nella scuola dell'infanzia con insegnanti e compagni normodotati costituisce un rilevante fattore di socializzazione: essa non solo può contribuire in modo decisivo a stimolare le potenzialità di chi si trova in una situazione di svantaggio, al dispiegarsi cioè di quelle sollecitazioni psicologiche atte a migliorare i processi di apprendimento, di comunicazione e di relazione attraverso la progressiva riduzione dei condizionamenti indotti dalla minorazione, ma anche può indurre a rispettare ed accettare la diversità come parte della diversità dell'umanità stessa. Quanto, poi, al limite delle risorse disponibili, occorre rilevare che il quadro costituzionale e legislativo è nel senso della necessità per l'amministrazione scolastica di erogare il servizio didattico predisponendo le misure di sostegno necessarie per evitare che il bambino disabile altrimenti fruisca solo nominalmente del percorso di educazione e di istruzione, essendo impossibilitato di accedere ai contenuti dello stesso in assenza di adeguate misure compensative volte a rimuovere le conseguenze negative della situazione di svantaggio in cui si trova. In presenza di un handicap grave, l'amministrazione ha gli strumenti per dare piena attuazione alle misure corrispondenti alle esigenze del bambino, per come prefigurate in concreto e, nello specifico, a seguito della redazione conclusiva del piano educativo individualizzato, il quale, accertando la misura in cui il servizio di sostegno è necessario per quel disabile, individua un nucleo indefettibile insuscettibile di riduzione o compressione in sede di determinazioni esecutive. In legge-e-giustizia.it

 

Cass. 20-11-2014 n. 24723 Pres. Stile Rel. Lorito. I disabili risultati idonei nei concorsi per l’assunzione presso le pubbliche amministrazioni hanno diritto all’immissione in ruolo anche se non versano in stato di disoccupazione.

pubblicato 07 dic 2014, 06:36 da Stefano Muggia

La decisione si riferisce a una docente inserita nelle graduatorie del personale disabile che aveva conseguito l’idoneità in un concorso per l’assunzione presso la scuola di una Provincia autonoma. Quest’ultima aveva negato l’assunzione in ruolo in ragione del fatto che la disabile non era disoccupata, avendo in corso un contratto di supplenza annuale e aveva in proposito invocato l’art. 4 del D.Lgs. n. 181 del 2000 sul collocamento ordinario dei lavoratori, che stabilisce la cessazione dello stato di disoccupazione in caso di contratto a termine di durata di almeno 8 mesi. La Corte, richiamando anche la normativa internazionale in materia di avviamento al lavoro degli inabili, ha viceversa ribadito la specialità della disciplina relativa all’avviamento degli invalidi nelle P.A. (che al tempo dei fatti prescindeva dallo stato di disoccupazione), tanto più quando l’occupazione in atto sia di tipo precario. In Wikilabour

Trib. Bergamo 16-10-2014 Est. Bertoncini Riconosciuta l'incidenza dei permessi della legge 104 sugli istituti di retribuzione indiretta.

pubblicato 22 nov 2014, 11:13 da Stefano Muggia

 permessi ex art. 33 della legge 104/92 (assenza fino a tre al mese, per assistere un congiunto in situazione di handicap grave) sono computabili anche ai fini del calcolo del dovuto per gli istituti di retribuzione indiretta, quali le ferie. le ex festività, i permessi retribuiti previsti dal contratto collettivo (salvo il caso in cui tali permessi si cumulino con il congedo parentale) In Wikilabour

Cass. 23-10-2014 n. 22550 Pres. Rovelli Est. Greco Spetta al giudice ordinario (del lavoro) e non al giudice amministrativo la giurisdizione nelle controversie relative all’accertamento delle condizioni di persona handicappata grave.

pubblicato 09 nov 2014, 03:46 da Stefano Muggia

In un giudizio di impugnazione avanti al giudice ordinario dell’accertamento di una commissione medica dell’INPS relativo alla situazione di handicap grave di una persona, la Corte d’appello aveva declinato la giurisdizione in favore del TAR. Pervenuta la questione avanti alle sezioni unite della Cassazione, questa ha affermato la giurisdizione del giudice ordinario, in ragione del fatto che tale accertamento è espressione di discrezionalità tecnica e non amministrativa, essendo le dette commissioni prive di poteri autoritativi. In Wikilabour

Cass. 12-12-2013, n. 27812 Pres. La Terza Rel. Garri pensione di inabilità e requisito reddituale coniugale

pubblicato 16 ago 2014, 13:58 da Stefano Muggia   [ aggiornato in data 09 nov 2014, 03:45 ]

In esito all'entrata in vigore a partire dal 28 giugno 2013 del d.l. n. 76 del 2003 si deve ritenere che: il riconosci-mento del diritto alla pensione di inabilità sia condizionato oltre che dalla totale invalidità anche dal possesso di un reddito personale dell'invalido non superiore, per l'anno in corso ad Euro 16.127,30; la disposizione si applica anche alle domande amministrative presentate prima del 28 giugno 2013 ed a tutte le domande giudiziarie non ancora definite; ove l'Istituto, anteriormente a tale data, abbia erogato ratei di prestazione, sia in via amministrativa che in esecuzione di un provvedimento giudiziario, le somme non sono ripetibili a condizione che il reddito personale dell'invalido fosse inferiore al li-mite annualmente previsto. In Lavoro nella Giurisprudenza 3-14 pag. 287

Trib. Roma 12-3-2014 n. 2781 Est. Casari. Sono discriminatori i trasferimenti dei lavoratori che usufruiscono dei permessi per l’assistenza a familiari disabili, quando non ne venga provata l’inevitabilità e l’impresa abbia concentrato nella sede interessata dal trasferimento una percentuale di lavoratori con handicap, o con obblighi di assistenza a familiari disabili significativamente superiore a quella delle altre unità produttive.

pubblicato 07 giu 2014, 11:04 da Stefano Muggia

Il Tribunale di Roma affronta il caso di un trasferimento di numerosi dipendenti da una sede ad altra di una grande impresa di telecomunicazioni. Affermato preliminarmente che la collocazione delle due sedi all’interno del medesimo comune non è elemento atto ad escludere l’applicazione della disciplina dell’art. 2103 c.c. (per il trasferimento del lavoratore in generale) e dell’art. 33 l. n. 104/1992 (per il trasferimento del lavoratore che usufruisce dei permessi per assistenza di familiari disabili), il giudice, nella parte più originale della pronuncia, rileva il carattere discriminatorio di tali trasferimenti sulla base dell’analisi dei dati statistici, dai quali risultava che l’impresa aveva concentrato nell’unità produttiva di destinazione i lavoratori con handicap, con invalidità o con obblighi di assistenza a familiari disabili.In Wikilabour

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