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Invalidità

Il restyling della L. n. 68/1999 sul collocamento dei disabili di Francesca Limena

pubblicato da Stefano Muggia

Il collocamento dei disabili, modificato ormai  diciassette anni fa con  la L. n. 68/1999, dopo  oltre trent’anni di discussione e inefficienze  del sistema, vede  oggi un ulteriore  intervento normativo organico, volto ad aggiustare qualche profilo rimasto ancora poco  lineare,  chiaro,  o scorrevole. Il nuovo  intervento dà seguito alla delega contenuta nel Jobs  Act e rimette mano a diversi meccanismi contenuti nella L. n. 68/1999, senza tuttavia stravolgerne i contenuti. L’esito è quasi sempre il rinforzo dello spirito e degli gli strumenti che  della riforma  avevano allora rappresentato significativi  passaggi verso  una  reale  integrazione della disabilità, senza tuttavia riuscire  sempre, nella realtà  pratica, a conseguire i risultati  sperati. In Lavoro nella Giurisprudenza 5-16 pag. 429     

 

Cass 4-2-2016 n. 2210 Pres. Stile Rel. Bronzini computo degli apprendisti e collocamento dei disabili

pubblicato 26 mag 2016, 05:19 da Stefano Muggia

Nel computo dell’organico del  datore di lavoro, ai fini della determinazione della quota di riserva per  il collocamento dei  disabili, deve tenersi conto anche del  personale con  qualifica di apprendista, posto che  la speciale previsione contenuta nell’art.  4 della L. 12 marzo 1999,  n. 68, non menziona espressamente gli apprendisti  tra coloro che  sono esclusi dal computo. In Lavoro nella Giurisprudenza 5-16 pag. 511

Cass 6-5-2016 n. 9217 Pres Amoroso Rel Bronzini. Legittimo il licenziamento nei confronti del lavoratore che si avvalga del permesso per la curatela di persona disabile per attendere ad altra attività.

pubblicato 18 mag 2016, 22:24 da Stefano Muggia

La parte datoriale, dopo aver accertato tramite agenzia investigativa che il lavoratore aveva utilizzato i permessi riconosciuti per l’assistenza a persona disabile prevalentemente per svolgere attività estranee a quelle di curatela, procedeva ad irrogare il licenziamento per il venir meno del vincolo fiduciario. La S.C. conferma la sentenza di appello che aveva ritenuto legittimo il recesso sulla base della considerazione che una tale condotta integri un’ipotesi di abuso di diritto (vietato anche a norma dell’art. 54 della Carta dei diritti fondamentali UE) con lesione della buona fede negoziale, ingiusta privazione della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente, indebita percezione dell’indennità e sviamento dell’intervento assistenziale (v. anche Cass. 4984/2014). In Wikilabour

Trib. Roma 23-3-2016 Est Vetritto. In ipotesi di cessione di ramo d’azienda, è discriminatorio l’omesso trasferimento alle dipendenze della società cessionaria di una lavoratrice con handicap grave.

pubblicato 25 apr 2016, 03:49 da Stefano Muggia

La fattispecie in esame riguarda una lavoratrice affetta da handicap grave, la quale viene dapprima collocata dal datore di lavoro in congedo, poi trasferita in altro reparto, poi ancora ritrasferita sulle mansioni originarie e nuovamente collocata in congedo; le viene infine intimato un licenziamento per gmo, in seguito revocato. A conclusione di questa complessa vicenda, la lavoratrice è risultata l’unica dipendente esclusa dalla procedura di cessione del ramo d’azienda svoltasi a favore di altra società. Il giudice – facendo applicazione del particolare regime probatorio consentito dall’azione civile contro le discriminazioni (art. 28 d.lgs. 150/2011) – individua gli estremi di un comportamento discriminatorio del datore di lavoro, sia nel tentato licenziamento sia nel mancato trasferimento, poiché in entrambi i casi l’azienda non allega nessun elemento idoneo a giustificare la scelta della lavoratrice all’interno del complesso dei dipendenti. Ne consegue il risarcimento del danno imposto alla datrice di lavoro originaria (danno derivante dall’impedimento della prestazione) e la reintegrazione presso la società cessionaria (che si ritiene non potesse non essere al corrente dell’esclusione della ricorrente dalla procedura di vendita).  In Wikilabour

Cass 10-3-2016 n. 4710 Pres Napoletano Rel. Lorito. Invalidità previdenziale e invalidità civile: due nozioni non equivalenti.

pubblicato 10 apr 2016, 03:02 da Stefano Muggia

In un caso in cui i giudici di merito avevano utilizzato le tabelle dell’invalidità civile per valutare il grado d’invalidità specifica al lavoro di un richiedente la pensione previdenziale d’inabilità, la Corte cassa la sentenza, ricordando che le due nozioni di invalidità previdenziale e invalidità civile, ai fini pensionistici, non sono equivalenti: la prima è ancorata ad una valutazione della capacità lavorativa specifica dell’assicurato e quindi al parametro della sua specifica personalità professionale (età, formazione e capacità professionale), mentre la seconda si fonda sulla valutazione della capacità lavorativa generica. Ne consegue che per accertare la prima non sono utilizzabili i criteri elaborati per la seconda. In Wikilabour

Trib Messina 8-2-2016 Ord. Est. Bonanzinga In caso di licenziamento di un lavoratore disabile coinvolto in una mobilità collettiva, è necessario verificare il numero di dipendenti al momento del recesso, ai fini delle quote obbligatorie, e il rispetto dei criteri di scelta imposti dalla legge.

pubblicato 25 mar 2016, 10:33 da Stefano Muggia

La fattispecie riguarda un licenziamento collettivo, che vede coinvolto anche un lavoratore disabile assunto in virtù delle quote obbligatorie. Il giudice non ritiene sussistente la violazione della L. 68/99 poiché, al momento del recesso, il numero dei dipendenti era inferiore a 15. Non vanno infatti computati, a tale fine, gli amministratori della società e gli apprendisti, e da tale organico vanno infine sottratti i lavoratori in esubero e coloro che hanno rassegnato le dimissioni. Il licenziamento del lavoratore disabile risulta però in ogni caso illegittimo, per violazione dei criteri di scelta: non sono stati coinvolti nella mobilità colleghi con anzianità e carichi familiari inferiori, e addetti a reparti non espressamente esclusi dalla procedura. In Wikilabour

Trib. Bari 9-7-2015 Est. Minervini equo indennizzo per causa di servizio e onere della prova

pubblicato 06 feb 2016, 07:37 da Stefano Muggia

Ove  il lavoratore proponga domanda di equo indennizzo per  causa di servizio sullo stesso grava un  onere di allegazione e di prova non limitato semplicemente alle mansioni svolte che  hanno causato la menomazione della sua integrità fisica,  ma  comprensivo di tutti i fatti costitutivi del  diritto e dunque anche della riconducibili- tà della infermità alle  modalità di svolgimento delle mansioni inerenti alla  qualifica rivestita, variabili in relazione al luogo di lavoro, ai turni di servizio, all’ambiente lavorativo. In Lavoro nella Giurisprudenza 1-16 pag. 99

Cass. 22-1-2016 n. 1186 Pres. Venuti Rel. Tria L’accertamento del requisito sanitario utile per l’assegno ordinario d’invalidità: i compiti del medico e le valutazioni di competenza del giudice.

pubblicato 04 feb 2016, 21:00 da Stefano Muggia

In particolare, la sentenza, con un’accurata analisi della materia, afferma che se l’ausilio del C.T.U. medico è fondamentale per il giudice per ciò che riguarda l’accertamento dello stato di salute del richiedente, è esclusivamente il giudice che deve valutare se tale stato di salute sia qualificabile giuridicamente come requisito sanitario utile per ottenere l’assegno, specificatamente anche quanto all’accertamento dell’eventuale carattere usurante del lavoro confacente alle attitudini dell’assicurato. Nel caso esaminato, la Corte territoriale ha censurato i giudici di merito che avevano acriticamente recepito il giudizio del C.T.U. circa il carattere non usurante dell'attività lavorativa dell'assicurata. In Wikilabour

Cons Stato Sez. VI 1-12-2015 n. 5428 Pres. Griffi Est. Lopilato. il diritto all'istruzione del minore autistico deve ritenersi fondamentale - anche in base alla convenzione delle nazioni unite del 13 dicembre 2006

pubblicato 30 gen 2016, 04:23 da Stefano Muggia

La madre e il padre di un bambino autistico in età di otto anni iscritto a una scuola primaria di Foligno hanno impugnato davanti al Tribunale regionale amministrativo per l'Umbria il provvedimento del dirigente dell'istituto che ha ridotto da 24 a 11 ore settimanali la prestazione lavorativa di un insegnante di sostegno assegnato al minore. I genitori hanno chiesto il ripristino delle precedente modalità di assistenza e la condanna dell'amministrazione al risarcimento dei danni - producendo documentazione attestante che il minore era "invalido con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita".

 Il Tribunale amministrativo, con sentenza 8 novembre 2013, n. 519, ha rigettato il ricorso, rilevando che l'Amministrazione aveva in modo ragionevole ritenute congrue undici ore, con l'affiancamento di "un operatore per ulteriori cinque ore, oltre ad otto ore di compresenza".  I ricorrenti hanno proposto appello davanti al Consiglio di Stato, facendo valere la violazione della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) e del principio di ragionevolezza e proporzionalità, nonché il difetto di motivazione. In particolare, ribadendo le censure prospettate in primo grado, essi hanno dedotto come il minore avesse un "autismo grave con totale incapacità di attenzione", con la conseguente necessità di assegnazione di un sostegno in rapporto 1:1. Si è costituita in giudizio l'amministrazione intimata chiedendo il rigetto dell'appello. 

  Il Consiglio di Stato con decisione n. 5428 del 1 dicembre 2015 (Pres. Griffi, Est. Lopilato), ha accolto l'impugnazione. Il diritto all'istruzione del minore portatore di handicap - ha affermato il Consiglio - ha rango di diritto fondamentale, che va rispettato con rigore ed effettività sia in adempimento ad obblighi internazionali (artt. 7 e 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità del 13 dicembre 2006, ratificata con l. 3 marzo 2009, n. 18), sia per il carattere assoluto proprio della tutela prevista dagli artt. 34 e 38, commi 3 e 4, Cost.; in particolare, l'istruzione rappresenta uno dei fattori che maggiormente incidono sui rapporti sociali dell'individuo e sulle sue possibilità di affermazione professionale, ed il relativo diritto assume natura sia sociale sia individuale, con la conseguente necessità, con riferimento ai portatori di handicap, di assicurarne la piena attuazione attraverso la predisposizione di adeguate misure di integrazione e di sostegno (Cons. Stato, sez. sesta, 27 ottobre 2014, n. 5317). Nel caso di specie - ha osservato il Consiglio - dalla documentazione in atti risulta che il minore sia "invalido con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita", essendo affetto da "un autismo grave con totale incapacità di attenzione". In presenza di tale complessivo quadro clinico - ha rilevato il Consiglio - il dirigente scolastico avrebbe dovuto indicare in modo rigoroso le ragioni per le quali non fosse necessario assicurare al minore una tutela piena nella misura richiesta. L'atto impugnato in primo grado - ha concluso il Consiglio - deve, pertanto, essere annullato per insufficienza della motivazione. Tuttavia il Consiglio ha rigettato la domanda di risarcimento dei danni in quanto non è stata dimostrata la colpa della pubblica amministrazione. In legge-e-giustizia.it

 

 

 

I permessi mensili al lavoratore che assiste un familiare disabile

pubblicato 24 gen 2016, 08:16 da Stefano Muggia

I permessi mensili al lavoratore che assiste un familiare disabile

di Antonio Fontana In Mass Giur.  lav 12-15 pag. 859

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