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Invalidità

Trib Milano 18-9-2016 Rel De Carlo Il lavoratore che ha a proprio carico un soggetto disabile ha diritto all’esenzione dal lavoro notturno anche se l’handicap non è grave.

pubblicato 15 ott 2016, 23:01 da Stefano Muggia

Nel caso in esame, un lavoratore addetto a mansioni distribuite in tre turni sull’arco di 24 ore, chiedeva di poter essere esonerato dalla prestazione notturna, in quanto la madre, portatrice di handicap ai sensi della legge 104 del 1992, necessitava della sua assistenza. L’azienda negava tale diritto al ricorrente, sostenendo, sulla base della formulazione della circolare Inps 90 del 2007, la necessità che la situazione di handicap del familiare rivestisse carattere di gravità. Il giudice rigetta tale eccezione, precisando che le due disposizioni di esonero dal lavoro notturno (l’art. 53 D.lgs. 151 del 2001 e l’art. 11 D.lgs. 66 del 2003) non richiedono affatto il requisito della gravità, essendo sufficiente che il lavoratore abbia in carico una persona disabile non richiedono affatto il requisito della gravità, essendo sufficiente che il lavoratore abbia in carico una persona disabile. In Wikilabour

Corte Cost. 23-9-2016 n. 213 Pres, Grossi Rel. Criscuolo Anche al convivente spettano i permessi per assistere persone con handicap gravi.

pubblicato 15 ott 2016, 22:43 da Stefano Muggia

Con una pronuncia c.d. additiva, volta a colmare una lacuna nella legislazione, la Corte costituzionale ha infatti dichiarato incostituzionale la norma che prevede il diritto del lavoratore dipendente di fruire di permessi per assistere coniuge, parente o affine entro il secondo grado con handicap in situazione di gravità, nella parte in cui non include, in alternativa, anche il convivente tra gli aventi diritto ai permessi, in relazione agli artt. 3, 2 e 32 Cost. Poiché la misura è volta a favorire l’assistenza degli handicappati gravi in ambito “familiare”, a tutela della salute psico-fisica di questi, sarebbe, secondo la Corte, irragionevole e in contrasto col diritto dell'handicappato escludere i conviventi (non solo more uxorio) dall’ambito dei soggetti legittimati ai permessi. In Wikilabour

Cass 13-9-2016 n. 17968 Pres. Macioce Rel Blasutto Sanzionabile disciplinarmente col licenziamento il lavoratore che utilizza per motivi privati i permessi per assistere un familiare disabile.

pubblicato 01 ott 2016, 09:53 da Stefano Muggia

Si trattava di una lavoratrice che sistematicamente utilizzava per frequentare un corso universitario permessi di circa tre ore al giorno (il lunedì e il mercoledì dalle 11 alle 13.30-14) riconosciutigli per assistere la madre disabile. In giudizio, la dipendente si era difesa affermando che comunque, in queste occasioni, aveva assistito la madre in ore della giornata diverse da quelle oggetto del permesso, in particolare nelle ore serali, ma la Corte ribatte che l’assistenza di cui ai permessi deve essere svolta nelle ore per le quali questi sono riconosciuti. In Wikilabour


Cass 9-9-2016 n. 17867 Pres. Nobile Rel. Bronzini Necessariamente causale l’assunzione a termine anche per i disabili.

pubblicato 29 set 2016, 22:34 da Stefano Muggia

Come è noto, nel regime originario di cui al D. Lgs. n. 368 del 2001 il contratto di lavoro a tempo determinato doveva essere sempre giustificato da una ragione di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, da indicare nel contratto. Vigente tale regola generale, la Corte aveva ritenuto che essa non si applicasse all’assunzione a termine dei disabili, disciplinata dalle norme della legge relativa, ritenute speciali e quindi prevalenti rispetto alla disciplina generale. Ora la Corte torna sui suoi passi, adottando la soluzione opposta, sulla base di un’interpretazione della disciplina speciale anche alla luce del diritto comunitario e del diritto internazionale. In Wikilabour

Il restyling della L. n. 68/1999 sul collocamento dei disabili di Francesca Limena

pubblicato 29 mag 2016, 03:20 da Stefano Muggia

Il collocamento dei disabili, modificato ormai  diciassette anni fa con  la L. n. 68/1999, dopo  oltre trent’anni di discussione e inefficienze  del sistema, vede  oggi un ulteriore  intervento normativo organico, volto ad aggiustare qualche profilo rimasto ancora poco  lineare,  chiaro,  o scorrevole. Il nuovo  intervento dà seguito alla delega contenuta nel Jobs  Act e rimette mano a diversi meccanismi contenuti nella L. n. 68/1999, senza tuttavia stravolgerne i contenuti. L’esito è quasi sempre il rinforzo dello spirito e degli gli strumenti che  della riforma  avevano allora rappresentato significativi  passaggi verso  una  reale  integrazione della disabilità, senza tuttavia riuscire  sempre, nella realtà  pratica, a conseguire i risultati  sperati. In Lavoro nella Giurisprudenza 5-16 pag. 429     

 

Cass 4-2-2016 n. 2210 Pres. Stile Rel. Bronzini computo degli apprendisti e collocamento dei disabili

pubblicato 26 mag 2016, 05:19 da Stefano Muggia

Nel computo dell’organico del  datore di lavoro, ai fini della determinazione della quota di riserva per  il collocamento dei  disabili, deve tenersi conto anche del  personale con  qualifica di apprendista, posto che  la speciale previsione contenuta nell’art.  4 della L. 12 marzo 1999,  n. 68, non menziona espressamente gli apprendisti  tra coloro che  sono esclusi dal computo. In Lavoro nella Giurisprudenza 5-16 pag. 511

Cass 6-5-2016 n. 9217 Pres Amoroso Rel Bronzini. Legittimo il licenziamento nei confronti del lavoratore che si avvalga del permesso per la curatela di persona disabile per attendere ad altra attività.

pubblicato 18 mag 2016, 22:24 da Stefano Muggia

La parte datoriale, dopo aver accertato tramite agenzia investigativa che il lavoratore aveva utilizzato i permessi riconosciuti per l’assistenza a persona disabile prevalentemente per svolgere attività estranee a quelle di curatela, procedeva ad irrogare il licenziamento per il venir meno del vincolo fiduciario. La S.C. conferma la sentenza di appello che aveva ritenuto legittimo il recesso sulla base della considerazione che una tale condotta integri un’ipotesi di abuso di diritto (vietato anche a norma dell’art. 54 della Carta dei diritti fondamentali UE) con lesione della buona fede negoziale, ingiusta privazione della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente, indebita percezione dell’indennità e sviamento dell’intervento assistenziale (v. anche Cass. 4984/2014). In Wikilabour

Trib. Roma 23-3-2016 Est Vetritto. In ipotesi di cessione di ramo d’azienda, è discriminatorio l’omesso trasferimento alle dipendenze della società cessionaria di una lavoratrice con handicap grave.

pubblicato 25 apr 2016, 03:49 da Stefano Muggia

La fattispecie in esame riguarda una lavoratrice affetta da handicap grave, la quale viene dapprima collocata dal datore di lavoro in congedo, poi trasferita in altro reparto, poi ancora ritrasferita sulle mansioni originarie e nuovamente collocata in congedo; le viene infine intimato un licenziamento per gmo, in seguito revocato. A conclusione di questa complessa vicenda, la lavoratrice è risultata l’unica dipendente esclusa dalla procedura di cessione del ramo d’azienda svoltasi a favore di altra società. Il giudice – facendo applicazione del particolare regime probatorio consentito dall’azione civile contro le discriminazioni (art. 28 d.lgs. 150/2011) – individua gli estremi di un comportamento discriminatorio del datore di lavoro, sia nel tentato licenziamento sia nel mancato trasferimento, poiché in entrambi i casi l’azienda non allega nessun elemento idoneo a giustificare la scelta della lavoratrice all’interno del complesso dei dipendenti. Ne consegue il risarcimento del danno imposto alla datrice di lavoro originaria (danno derivante dall’impedimento della prestazione) e la reintegrazione presso la società cessionaria (che si ritiene non potesse non essere al corrente dell’esclusione della ricorrente dalla procedura di vendita).  In Wikilabour

Cass 10-3-2016 n. 4710 Pres Napoletano Rel. Lorito. Invalidità previdenziale e invalidità civile: due nozioni non equivalenti.

pubblicato 10 apr 2016, 03:02 da Stefano Muggia   [ aggiornato il 25 giu 2016, 02:45 da Stefano Muggia ]

In un caso in cui i giudici di merito avevano utilizzato le tabelle dell’invalidità civile per valutare il grado d’invalidità specifica al lavoro di un richiedente la pensione previdenziale d’inabilità, la Corte cassa la sentenza, ricordando che le due nozioni di invalidità previdenziale e invalidità civile, ai fini pensionistici, non sono equivalenti: la prima è ancorata ad una valutazione della capacità lavorativa specifica dell’assicurato e quindi al parametro della sua specifica personalità professionale (età, formazione e capacità professionale), mentre la seconda si fonda sulla valutazione della capacità lavorativa generica. Ne consegue che per accertare la prima non sono utilizzabili i criteri elaborati per la seconda. In Wikilabour In Lavoro nella Giurisprudenza 6-16 pag. 610

Trib Messina 8-2-2016 Ord. Est. Bonanzinga In caso di licenziamento di un lavoratore disabile coinvolto in una mobilità collettiva, è necessario verificare il numero di dipendenti al momento del recesso, ai fini delle quote obbligatorie, e il rispetto dei criteri di scelta imposti dalla legge.

pubblicato 25 mar 2016, 10:33 da Stefano Muggia

La fattispecie riguarda un licenziamento collettivo, che vede coinvolto anche un lavoratore disabile assunto in virtù delle quote obbligatorie. Il giudice non ritiene sussistente la violazione della L. 68/99 poiché, al momento del recesso, il numero dei dipendenti era inferiore a 15. Non vanno infatti computati, a tale fine, gli amministratori della società e gli apprendisti, e da tale organico vanno infine sottratti i lavoratori in esubero e coloro che hanno rassegnato le dimissioni. Il licenziamento del lavoratore disabile risulta però in ogni caso illegittimo, per violazione dei criteri di scelta: non sono stati coinvolti nella mobilità colleghi con anzianità e carichi familiari inferiori, e addetti a reparti non espressamente esclusi dalla procedura. In Wikilabour

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