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1943: 1° luglio - 31 dicembre




Lugliofronte russo, riprende la controffensiva sovietica.

Poderoso attacco americano nel Pacifico meridionale. Riconquistate buona parte delle Isole Salomone e delle Gilbert.



Luglio – agostoModena, falliscono alcuni tentativi di riorganizzazione sindacale in città e a Mirandola. Scoppiano diverse agitazioni e scioperi spontanei come all'officina meccanica Giusti. Sono tutti repressi dalle forze dell’ordine.



LuglioSpilamberto (Mo), i lavoratori della SIPE entrano in sciopero e cercano di dare vita ad un corteo. Intervengono duramente le forze dell’ordine che effettuano numerosi arresti.



2 luglioMilano, si costituisce il Comitato clandestino delle opposizioni. Ne fanno parte Giovanni Gronchi (DC), Lelio Basso (Mup), Riccardo Lombardi (Pd’A), Concetto Marchesi (Pci), Roberto Veratti (Psi), Leone Cattani (Pli).



5 luglioAlfonsine (Ra), una squadra addetta alla trebbiatura scende in sciopero per protestare contro le precarie condizioni alimentari. Quattro braccianti sono arrestati e resteranno in carcere fino alla fine del conflitto



10 luglioSicilia, gli alleati sbarcano sull'isola. In meno di un mese occuperanno tutta la Sicilia.      
Tra i soldati americani che sbarcano in Sicilia ci sono anche i boss ma­fiosi Vito Genovese e Lucky Luciano. Un gruppo di agenti dell’Oss, guidato da Max Corvo, Vincent Scamporino e Victor Anfuso, sbarca a Favignana e libera dal carcere un gruppo di mafiosi. Calo­gero Vizzini a capo della mafia. Il governo militare al­leato no­mina i sindaci siciliani: nel 90 per cento dei casi si tratta di boss mafiosi. Max Mu­gnani, noto traffi­cante di stupefacenti, è nominato responsabile dei magaz­zini farma­ceutici americani in Sicilia.



12 luglioMosca, il generale Friedrich von Paulus, già comandante delle truppe tedesche a Leningrado, forma il comitato Germania Libera.

Canicattì (Ag), i tedeschi in ritirata uccidono brutalmente sei cittadini. Presumibilmente responsabili furono soldati appartenenti alla 15° divisione Panzergrenatier Sizilien al comando del generale Eberhart Rodt.



14 luglioPiano Stella di Biscari (oggi Acate, Rg), soldati della 7a Armata al comando del generale Patton, uccidono senza motivo 76 prigionieri di guerra italiani e tedeschi

Canicattì (Ag), un ufficiale americano uccide otto civili dopo che i suoi soldati si erano rifiutati di fucilarli. 
Conquistata Canicattì, le truppe statunitensi ricevettero un rapporto che diceva che i civili stavano saccheggiando una fabbrica bombardata, riempiendo secchi con i prodotti della fabbrica: cibo e sapone liquido. Verso le 18 il tenente colonnello Herbert McCaffrey, il governatore militare di Palermo e alcuni agenti della polizia militare arrivarono in fabbrica. McCaffrey sparò sulla folla dopo che la stessa era riuscita a disperdersi e che gli stessi soldati americani si erano rifiutati di aprire il fuoco. Almeno otto civili, tra cui una bambina di undici anni, furono uccisi, ma il numero esatto di vittime è incerto. McCaffrey non è mai stato accusato di alcun reato che riguardi la strage. Morì nel 1954. La strage è rimasta praticamente sconosciuta finché fu pubblicata la testimonianza di Joseph S. Salemi, professore della New York University, il cui padre aveva assistito al massacro



15 luglioRoma, il Re incontra Badoglio per sondare la sua eventuale disponibilità ad assumere la guida del governo.



16 luglioRoma, Mussolini riceve De Bono, Farinacci, De Vecchi, Giuriati, Teruzzi, Bottai, Acerbo. I gerarchi criticano il Duce per il modo in cui ha gestito negli ultimi anni il potere e chiedono la convocazione del Gran consiglio del fascismo che non si è più riunito dal 1939.

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio Bologna 
subisce il primo bombardamento aereo ad opera degli alleati. Colpita soprattutto la periferia nord ovest della città. Le bombe cadono soprattutto in via Agucchi, colpendo case di operai e birocciai che lavorano la ghiaia e la sabbia del fiume Reno. Provocano 9 morti e una ventina di feriti. Il nuovo federale del fascio, Angelo Lodini, chiede con particolare veemenza al prefetto Guido Letta e al podestà Enzo Farnè l'applicazione delle norme per la difesa e la militarizzazione della città



17 luglio: primo bombardamento alleato su Reggio Emilia. Colpita soprattutto la zona periferica fuori porta Santo Stefano: 7 morti e 20 feriti.

Belpasso (Ct), tre soldati tedeschi entrano di prepotenza nell'abitazione di Maria Torcisi per lavarsi. Il figlio della donna, chiede ai soldati di non sporcare in terra, ma è preso di forza, portato fuori dall'abitazione e ucciso con un colpo di pistola alla testa



19 luglio: gli alleati bombardano per la prima volta Roma. Nel quartiere di San Lorenzo, adiacente lo scalo ferroviario, si registrano 1.500 morti e alcune migliaia di feriti. Pio XII si reca sul luogo del massacro.

Feltre, incontro Hitler e Mussolini. Nonostante le sollecitazioni esercitate dai vertici militari, Mussolini non compie nessun tentativo per prospettare l’uscita dell’Italia dal conflitto. Hitler s’impegna ad inviare altre truppe in Italia.



22 luglio: Roma, Mussolini riceve Dino Grandi il quale gli prospetta il contenuto dell’ordine del giorno di critica al suo operato. Grandi chiede le dimissioni di Mussolini da ogni incarico, ma questi rifiuta affermando che le sorti della guerra non sono definitivamente compromesse.



23 luglio: gli alleati entrano a Palermo. Contemporaneamente viene diffuso un manifesto che chiede la costituzione di un governo provvisorio siciliano che avrebbe dovuto realizzare un plebiscito per sancire la separazione della Sicilia.



24 luglioRoma, alle ore 17.00, a Palazzo Venezia, inizia la seduta del Gran Consiglio del fascismo che deve decidere sulle proposte contenute nell'ordine del giorno preparato da Dino Grandi. Sono presenti: Benito Mussolini, capo del governo; Cesare Maria De Vecchi, quadrumviro; Emilio De Bono, quadrumviro; Carlo Scorza, segretario del Partito, Giacomo Suardo, presidente del Senato; Dino Grandi, presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni; Giacomo Acerbo, ministro delle Finanze; Carlo Pareschi, ministro dell’Agricoltura; Gaetano Polverelli, ministro della Cultura popolare; Enzo Galbiati, comandante della Milizia; Galeazzo Ciano, ambasciatore in Vaticano; Roberto Farinacci, membro di diritto; Giuseppe Albini, sottosegretario al ministero degli Interni, invitato personalmente da Mussolini; Edmondo Rossoni, ministro di Stato; Ettore Frattari, presidente della Confederazione degli agricoltori; Luciano Gottardi, presidente della Confederazione dei lavoratori dell’industria; Annio Bignardi, presidente della Confederazione degli industriali; Giovanni Balella, Confederazione degli industriali; Giovanni Marinelli, segretario amministrativo del Pnf; Guido Buffarini Guidi, membro di diritto; Dino Alfieri, ambasciatore a Berlino; Alberto De Stefani, membro di diritto; Giuseppe Bottai, membro di diritto; Antonino Tringali-Casanova, presidente del Tribunale speciale; Giuseppe Bastianini, sottosegretario agli Esteri, invitato personalmente da Mussolini; Tullio Cianetti, ministro delle Corporazioni; Luigi Federzoni, presidente dell’Accademia d’Italia; Carlo Alberto Biggini, ministro dell’Educazione nazionale; Alfredo De Marsico, ministro di Grazia e giustizia. Nel corso della seduta, Dino Grandi presenta il suo ordine del giorno con il quale “invita il Capo del governo a pregare la Maestà del Re, verso la quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la nazione, affinché Egli voglia, per l’onore e la salvezza della Patria assumere, con l’effettivo comando delle Forze armate di terra, di mare e dell’aria, secondo l’art.5 dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra augusta Dinastia di Savoia”. Votano a favore Grandi, Federzoni, De Bono, De Vecchi, Ciano, De Marsico, Acerbo, Pareschi, Cianetti, Balella, Gottardi, Bignardi, De Stefani, Rossoni, Marinelli, Bottai, Alfieri, Albini, Bastianini. Contro: Scorza, Biggini, Buffarini Guidi, Galbiati, Frattari, Polverelli, Tringali Casanuova. Roberto Farinacci vota il proprio ordine del giorno, si astiene Suardo. Dopo la votazione, la riunione termina. Sono le 02.40.

Vittorio Emanuele III si consulta con il nuovo capo di Stato maggiore, generale Vittorio Ambrosio e con il ministro della Real Casa Pietro Acquarone. La decisione di sostituire Mussolini è presa.

Roma, il massone Domenico Maiocco si reca da Bonomi per informarlo, su inca­rico del quadrunviro Cesare Maria De Vecchi, sugli scopi della riunione – ancora in corso – del Gran Consiglio. Maiocco è anche incaricato di chiedere a Bonomi se, dopo la caduta di Mussolini, è disposto a collaborare insieme ad alcune persona­lità di una non meglio preci­sata opposizione, con un governo formato dal gruppo Grandi, Bottai, Ciano.

Camaldoli, si conclude un incontro organizzato da esponenti di vari gruppi cattolici, con la pubblicazione del cosiddetto “Codice di Camaldoli”, sotto il titolo “Per la comunità cristiana, principi dell’ordinamento sociale”.

Violento bombardamento alleato su Bologna. Colpito soprattutto il centro cittadino. La notizia della caduta del fascismo arriva così mentre i cittadini rimuovono ancora le macerie di una città impaurita. 
Nel 1943 la città sarà bombardata altre quattro volte e sempre in pieno giorno. Nel 1944 i bombardamenti saranno 22 e nel 1945 sei. I bombardamenti alleati provocheranno la distruzione o il grave danneggiamento di 121.000 vani, pari al 43,2 per cento del totale disponibile all’inizio della guerra. Nei quartieri Lame e Bolognina e nelle altre zone adiacenti la stazione si arriverà al 90 per cento di distruzioni. Il numero esatto dei morti non fu mai reso noto in maniera ufficiale. Dalla pubblicazione ufficiale del Comune risultano complessivamente 2.510 “decessi per causa violenta di militari e civili per operazioni di guerra” dal 1° gennaio 1943 al 21 aprile 1945. Sono cifre però sicuramente non attendibili.



25 luglioRoma, alle 03,30, dopo la conclusione della seduta del Gran Consiglio, Dino Grandi incontra Pietro Acquarone, ministro della Real Casa, per informarlo dell’esito della votazione e “lo pregò di dire al Re (…) che tutto ora dipendeva dalla rapidità e dal coraggio con cui si sarebbe agito”. Grandi consiglia la scelta, come capo del nuovo governo, del maresciallo Enrico Caviglia, “l’unico generale di intatto prestigio che abbiamo; è l’unico che sia sempre stato contro la guerra e contro il fascismo e per di più rispettosissimo degli inglesi (…)”.

Alle 10,50, il generale Paolo Puntoni si reca dal Re trovandolo “tranquillo e sereno (…) Parliamo della situazione - ricorderà successivamente - e dalle parole di Sua Maestà mi è facile capire che ormai la situazione di Mussolini è stata decisa. Il sovrano affronterà il Duce domani, lunedì, durante la consueta relazione”.

A mezzogiorno esatto Mussolini riceve l’ambasciatore giapponese Hidaka, che chiede di conoscere, a nome del suo governo, la “situazione politica e militare dell’Europa”. Mussolini gli chiede a sua volta di comunicare al presidente Tojo che è “suo vivo desiderio” che egli appoggi presso Hitler la sua richiesta di giungere ad una pace separata con l’Unione sovietica in modo da concentrare tutto l’apparato bellico tedesco contro gli anglosassoni nel Mediterraneo.

Alle ore 12,15, il segretario personale di Benito Mussolini, Nicolò De Cesare, telefona al generale Puntoni per chiedere che il Re conceda udienza al Duce alle 17.00, in forma privata, a villa Savoia. Dopo essersi consultato con Vittorio Emanuele III, Puntoni conferma a De Cesare che il Re riceverà Mussolini secondo la sua richiesta. Telefona anche a Pietro Acquarone e gli dice che il Re lo attende a villa Savoia alle ore 16.00.

Poco dopo mezzogiorno, il generale Ambrosio convoca nel suo ufficio il generale Angelo Cerica, comandante dell’Arma dei carabinieri (nominato solo il 22 luglio precedente), e lo mette al corrente del piano di defenestrazione di Mussolini e della necessità di procedere al suo arresto. Alla sua domanda “siamo nel campo costituzionale o siamo fuori dalla legge?”, Ambrosio risponde: ”Nel campo costituzionale. L’ordine viene dal Sovrano”.

Pietro Badoglio riceve l’incarico di formare il nuovo governo, in un clima di stato d’assedio.

Ore 17, Mussolini si reca a Villa Savoia dove Vittorio Emanuele III terzo lo informa che è stato rimosso dall’incarico. All’uscita dal colloquio con il re, è arrestato e portato nella caserma dei carabinieri di via Legnano. Successivamente sarà trasferito a Ponza e poi a Campo Imperatore, sul Gran Sasso.

Alle 22,15 di quel convulso 25 aprile, l’Agenzia Stefani dirama due comunicati che 20 minuti dopo sono letti alla radio e il giorno successivo pubblicati sui giornali italiani ed esteri: “Sua maestà il Re Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di capo del governo, Primo ministro segretario di Stato, presentate da Sua eccellenza il cavalier Benito Mussolini e ha nominato Capo del governo, Primo ministro segretario di Stato, Sua eccellenza il Cavaliere maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”. Questo, invece, il testo del secondo dispaccio: “Italiani, assumo da oggi il comando di tutte le forze armate. Nell'ora solenne che incombe sui destini della Patria, ognuno riprenda il suo posto di dovere, fede e di combattimento: nessuna deviazione deve essere tollerata, nessuna recriminazione può essere consentita. Ogni italiano si inchini dinanzi alle gravi ferite che hanno lacerato il sacro suolo della patria. L’Italia, per il valore delle sue Forze Armate, per la decisa volontà di tutti i cittadini ritroverà nel rispetto delle istituzioni che ne hanno sempre comportata l’ascesa, la via della riscossa. Italiani, sono oggi più che mai indissolubilmente unito a voi nell'incrollabile fede nell'immortalità della Patria. Firmato Vittorio Emanuele. Controfirmato: Badoglio”.

La Stefani trasmette poi il proclama di Badoglio: “Italiani, per ordine di Sua Maestà il Re Imperatore assumo il governo militare del Paese, con pieni poteri. La guerra continua. L’Italia, duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni. Si serrino le fila attorno a Sua Maestà il Re Imperatore, immagine della Patria, esempio per tutti. La consegna ricevuta è chiara e precisa: sarà scrupolosamente eseguita e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento, o tenti di turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito. Viva l’Italia. Viva il Re. Firmato: Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio”.

Il governo presieduto dall’ex viceré d’Etiopia e duca di Adis Abeba, senatore dal 1919, è il 71° dalla promulgazione dello Statuto albertino. Inizia così il periodo di ordinamento provvisorio, che durerà fino al 1946 e permetterà allo Stato, nonostante la divisione territoriale imposta dal conflitto, di conservare la sua continuità costituzionale e giuridica.

Fanno parte del nuov
o governo: Raffaele Guariglia (Esteri, poi sostituito da Badoglio), Umberto Ricci (Interno), Melchiade Gabba (Africa Italiana, poi sostituito da Badoglio), Gaetano Azzariti (Giustizia, poi sostituito da Ettore Casati), Domenico Bartolini (Finanze, poi sostituito da Guido Jung), generale Antonio Sorice (Guerra, poi sostituito dal generale Taddeo Orlando), ammiraglio Raffaele De Courten (Marina), generale Renato Sandalli (Aeronautica), Leonardo Severi (Pubblica Istruzione, poi sostituito da Giovanni Cuomo), Antonio Romano (lavori pubblici, poi sostituito da Raffaele De Caro), Alessandro Brizi (Agricoltura, poi sostituito da Falcone Lucifero, generale Federico Amoroso (Comunicazione, poi sostituito da Tommaso Siciliani), Leopoldo Piccardi (Lavoro, poi sostituito da Epicarmo Corbino), Guido Rocco (Cultura popolare, poi sostituito da Carlo Galli e successivamente da Giovanni Cuomo ad interim), Giovanni Acanfora (Scambi e valute, ministero poi soppresso) e Carlo Favagrossa (Produzione bellica).

In tutta Italia ci sono manifestazioni spontanee di giubilo per la caduta di Mussolini. Il Partito fascista e la Milizia non organizzano alcuna reazione. Rappresentanti dell’antifascismo si riuniscono un po’ ovunque dando vita alle prime forme organizzate dell’opposizione. A Roma si costituisce il Comitato nazionale delle opposizioni. Rinasce il Pli con l’adesione di Croce, Einaudi, Bonomi e Ruini. Con molta lentezza iniziano le scarcerazioni dei detenuti antifascisti, mentre non viene ripristinata la libertà d’associazione. I partiti si trovano così ad operare, ancora, in un regime di semiclandestinità.

Roma, lo Stato maggiore diffonde le disposizioni per l’applicazione dei piani Op (ordine pubblico) che prevedono “il passaggio dei poteri di polizia e dei poteri civili all’autorità militare, con l’istituzione dei Tribunali militari”.

Carmine Senise riprende il posto di capo della polizia, dal quale era stato destituito per ordine di Mussolini il 14 aprile 1943.

Il segretario del Pnf, Carlo Scorza, si reca dal comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Angelo Cerica, per avere notizie su Mussolini e viene prima arrestato e poi rilasciato libero sulla parola, perché possa dare “gli ordini necessari perché gli italiani non si scannino fra loro”.

Roma, il comandante della Milizia Enzo Galbiati invia a Badoglio una lettera, nella quale afferma tra l'altro: “Accuso ricevuta del plico consegnatomi dal generale Ferone ed assicuro V.E. che la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (…) rimane fedele al sacro principio di servire la Patria”.

Roma, Ernst von Weizsacker, ambasciatore tedesco presso il Vaticano, scrive in una lettera alla famiglia che nel corso dei suoi incontri con i cardinali romani ha rilevato che “ciò che essi speravano è in prima linea un accordo tra Inghilterra e Germania a spese dei russi. Grande è la loro delusione che da parte inglese non si mostra disponibilità a questo scopo”.

Roma, Enno von Rintelen telegrafa a Berlino: “In tutti gli ambienti autorevoli, militari e politici, dopo le conversazioni del 19 luglio, si è molto scettici quanto alla capacità tedesca di aiutare a sufficienza l’Italia nella sua lotta per difendersi dall'invasore”.

Berlino, il diario di guerra dello Stato maggiore tedesco registra con soddisfazione che il generale Ambrosio, il 22 luglio, dopo l’incontro a Feltre del 19, abbia richiesto formalmente il trasferimento di due Divisioni germaniche nell'Italia settentrionale e quello della 29a divisione motorizzata dalla Calabria alla Sicilia precisando che “è indispensabile che i rinforzi tedeschi inviati in Italia siano liberamente impiegati dal Comando supremo italiano”.

Nel corso della riunione con Hitler, dopo che si era avuta la conferma della nomina di Pietro Badoglio a capo del governo, il generale Alfred Jodl gli chiede: “Continueranno a combattere gli italiani?” .“Dicono che continueranno - risponde Hitler - dobbiamo tenere presente che questo è un aperto tradimento. Aspetto soltanto di sapere che cosa ne dice il Duce”.

Londra, in risposta ad una interrogazione parlamentare, il ministro degli Esteri Anthony Eden esclude la possibilità di un autogoverno della Sicilia pur riconoscendo la validità dell’azione politica svolta a favore degli alleati dal comitato presieduto da Andrea Finocchiaro Aprile.

Washington, il presidente americano Roosevelt scrive a Churchill: “La popolazione italiana deve essere trattata bene, ma il capo dei diavoli (Mussolini – ndr) deve esserci consegnato insieme con i principali complici dei suoi crimini”. Nella stessa giornata, Churchill invia la sua risposta: “Se i capi fascisti cadessero nelle nostre mani decideremo come trattarli consultandoci con gli Stati uniti e, dopo esserci accordati con loro, con l’Unione sovietica. Qualcuno potrebbe preferire una esecuzione immediata e senza processo, salvo che per scopi di identificazione. Altri preferirebbero che fossero segregati fino alla fine del conflitto in Europa e che la loro sorte fosse decisa insieme con quella degli altri criminali di guerra. Personalmente sono abbastanza indifferente su questo punto, purché nessun solido vantaggio militare sia sacrificato a una vendetta immediata”.



25 – 27 luglio: il Partito d’azione pubblica tre numeri di Italia libera e una edizione straordinaria del quindicinale Giustizia e libertà



26 luglioBerlino, su ordine personale di Hitler, il generale Alfred Jodl dispone la ripresa dell’Operazione Alarico che era stata accantonata dopo il convegno di Feltre del 19 luglio. L’operazione era stata progettata alla fine di maggio dal comando del Gruppo armate ovest e prevedeva l'afflusso in Italia di due divisioni corazzate e sei di fanteria, più due di paracadutisti in caso di colpo di stato, per il controllo dei più importanti passi alpini, oltre al disarmo delle truppe italiane in Francia (quattro divisioni). Il 4 giugno, Hitler aveva approvato “in linea di massima le intenzioni e le proposte del Gruppo di armate ovest per Alarico”.

Roma, emessa la Circolare Roatta che impone ai reparti dell'esercito il massimo rigore nella repressione e sottolinea che “Qualunque pietà e riguardo nella repressione è un delitto, poco sangue versato inizialmente risparmierà fiumi di sangue in seguito. Perciò ogni movimento deve essere inesorabilmente stroncato in origine. Siano abbandonati i sistemi antidiluviani quali i cordoni, gli squilli, le intimazioni, la persuasione (…) I reparti abbiano i fucili a pronti e non a bracciarm. Muovendo contro i gruppi di individui che turbino l’ordine pubblico (…) si proceda in formazione di combattimento e si apra il fuoco a distanza anche con mortai e artiglierie senza preavviso come se si procedesse contro truppe nemiche. Non è ammesso il tiro in aria. Si tira sempre a colpire come in combattimento”.

Consegnata a Mussolini, nella caserma dei carabinieri di via Legnano dov’è agli arresti, una lettera di Badoglio: “Il sottoscritto, capo del governo, tiene a far sapere a Vostra Eccellenza che quanto è stato eseguito nei Vostri riguardi, è unicamente dovuto al Vostro personale interesse, essendo giunte da più parti precise segnalazioni di un serio complotto contro la Vostra persona. Spiacente di questo, tiene a farVi sapere che è pronto a dare ordini per il Vostro sicuro accompagnamento, con i dovuti riguardi, nella località che vorrete indicare”
Mussolini risponde: “1) Desidero ringraziare il Maresciallo d’Italia Badoglio per le attenzioni che ha voluto riserbare alla mia persona. 2) Unica residenza di cui posso disporre è la Rocca delle Caminate, dove sono disposto a trasferirmi in qualsiasi momento. 3) Desidero assicurare il Maresciallo Badoglio, anche in ricordo del lavoro in comune svolto in altri tempi, che da parte mia non solo non gli verranno create difficoltà di sorta, ma sarà data ogni possibile collaborazione. 4) Sono contento della decisione presa di continuare la guerra cogli alleati, così come l’onore e gli interessi della Patria in questo momento esigono, e faccio voti che il successo coroni il grave compito al quale il Maresciallo Badoglio si accinge in nome di Sua Maestà il Re, del quale durante ventuno anni sono stato leale servitore e tale rimango. Viva l’Italia!”.

Roma, arrestato Guido Buffarini Guidi.

Ventotene, il commissario di Ps Marcello Guida, che dirige il luogo di confino, comunica agli antifascisti che “la situazione è delicata, qui vi sono tre forze contrastanti: i confinati, i soldati tedeschi e la milizia fascista. Io dispongo soltanto di un centinaio di poliziotti, carabinieri compresi, di una dozzina di guardie di Finanza, ma con poche armi mentre i tedeschi sono armatissimi, così pure la Milizia”, proponendo, in sostanza, un patto di collaborazione tra confinati e polizia.

Milano, si riuniscono i rappresentanti dei partiti antifascisti, Stefano Jacini per la Democrazia cristiana, Basso e Luzzato per il Movimento di unità proletaria, Arpesani per il Partito liberale e Grilli per il Partito comunista. La riunione che, in un primo tempo, era iniziata separatamente con alcuni riuniti in casa di Gallarati Scotti, e altri nello studio dell’avvocato Tino, si conclude in modo unitario con la stesura di un documento, nel quale si legge: “Italiani! La volontà del popolo e l’aspirazione del nostro valoroso esercito sono state soddisfatte: Mussolini è stato cacciato dal potere. Spunta sul nostro Paese in rovina l’aurora della libertà e della pace. I partiti antifascisti che da vent'anni hanno condannato e decisamente combattuto la funesta dittatura fascista dando contributo di sangue e di dolore nelle piazze, nelle carceri, nell'esilio, proclamano la loro comune volontà di agire in piena solidarietà per il raggiungimento dei seguenti scopi: liquidazione totale del fascismo e di tutti i suoi strumenti di oppressione; armistizio per la conclusione di una pace onorevole; ripristino di tutte le libertà civili e politiche, prima fra tutte la libertà di stampa; libertà immediata di tutti i detenuti politici; ristabilimento di una giustizia esemplare, senza procedimenti sommari, ma inesorabile nei confronti di tutti i responsabili; abolizione delle leggi razziali; costituzione di un governo formato dai rappresentanti di tutti i partiti che esprimono la volontà nazionale. I partiti antifascisti invitano gli italiani a non limitarsi a manifestazioni di giubilo ma, consci della gravità dell’ora, a organizzarsi per fare valere la irremovibile volontà che la nuova situazione non sia da alcuno sfruttata a fini reazionari e di salvataggio d’interessi che hanno sostenuto il fascismo e sono stati dal fascismo sostenuti (…). E' firmato da Gruppo di Ricostruzione Liberale, Partito Democratico Cristiano, Partito d’Azione, Partito Socialista, Movimento di unità proletaria per la Repubblica socialista, Partito Comunista.

Genova, Paolo Emilio Taviani, insieme ad altri esponenti del Movimento cristiano sociale promosso da Gerardo Bruni, s’incontra con gli ex-popolari Achille Pellizzari, Pietro Gotelli e Romolo Palenzona: nasce il Partito democratico sociale italiano.

Roma, il governo Badoglio proclama lo stato d’assedio e il coprifuoco. Sono vietate le ri­unioni in pubblico di più di tre persone. Il Capo di Stato Maggiore Roatta, invia ai comandi militari una circolare interpretativa. Al punto 2 si legge: “poco san­gue versato inizialmente risparmia fiumi di sangue in seguito”. Al punto 5: “muovendo contro gruppi di individui che turbino l’ordine pubblico o non si atten­gono alle prescrizioni dell’autorità militare, si pro­ceda in formazione di combatti­mento e si apra il fuoco a distanza anche con mortai e arti­glierie, senza preavviso di sorta, come se procedesse contro truppe nemiche”. A Bari un ufficiale applica alla lettera la direttiva facendo aprire il fuoco contro un corteo antifascista. 23 manifestanti muoiono e altri 60 feriti. L'applicazione della circolare Roatta negli interventi della forza pubblica costerà 83 morti, 308 feriti e oltre 1500 arresti.

Roma, il Pnf e le altre organizzazioni del regime sono sciolte con un decreto del governo. Le leggi istitutive del Gran consiglio del fascismo e del Tribunale speciale sono abrogate. Il Re e Badoglio avanzano una richiesta d’incontro con Hitler, che la respinge.

Roma, la milizia fascista apre il fuoco sui cittadini che manifestano la loro esultanza per la caduta del regime, uccidendone 2. Altri 7 restano feriti. Davanti a Regina Coeli, nel corso di una manifestazione di avvocati, evadono con la complicità dei secondini 1.380 detenuti comuni.

La Spezia, la polizia spara sui dimostranti uccidendo 2 operai.

Savona, nel corso di una manifestazione antifascista davanti alla caserma della milizia, la milizia portuaria apre il fuoco, uccidendo 2 donne e ferendo altre 7 persone.

Torino, una manifestazione favorisce l’evasione di 300 detenuti dal carcere Le Nuove, senza perdite. Viene però ucciso un fascista ed i giorni successivi, durante scioperi e manifestazioni, i lavoratori torinesi conteranno morti e feriti.

Cuneo, nel corso di una manifestazione antifascista, gli alpini aprono il fuoco sui dimostranti, uccidendone 1 e ferendone 2.

Milano, nel corso di scontri seguiti allo svolgimento di alcuni comizi antifascisti, le forze di polizia aprono il fuoco uccidendo 4 dimostranti e ferendone 31. Rimane ucciso anche un fascista. Pietro Ingrao (nella foto a sinistra) parla alla folla a Porta Venezia .

Travagliato (Brescia), fascisti aprono il fuoco sui manifestanti, uccidendone uno e ferendone un altro.

Sesto Fiorentino (Firenze), la polizia apre il fuoco sui dimostranti uccidendo un ragazzo.

Monfalcone (Gorizia), per stroncare le agitazioni operaie la polizia spara uccidendo un operaio e ferendone altri tre.

Bologna, manifestazioni spontanee - anche in provincia - salutano la caduta del fascismo. Lo stesso quotidiano locale, il Resto del Carlino, riconosce il carattere festoso espresso dalla gioia popolare per la fine della dittatura e la speranza di una rapida conclusione della guerra. Numerosi furono i comizi improvvisati. In Piazza Umberto I (oggi piazza dei Martiri ndr) fu organizzato un farsesco funerale al Duce.

Il Comitato regionale Pace e Libertà, organismo antifascista già attivo clandestinamente dal giugno precedente, fa appello ai cittadini per scendere in piazza nel pomeriggio del 26 per chiedere l’armistizio e la pace immediata, la punizione dei criminali fascisti e la liberazione degli antifascisti in carcere o al confino.

Imola, alla notizia della caduta di Mussolini avvengono fermate spontanee sul lavoro e manifestazioni in città e nei comuni del circondario. Il giorno successivo un corteo di 10.000 persone raggiunge la piazza principale dove si tiene dopo 20 anni di dittatura, il primo libero comizio.

Le manifestazioni spontanee continuano un po’ ovunque in tutta l'Emilia Romagna anche nei giorni seguenti. Cortei a Carpi,Modena, Piacenza e Parma. In Romagna viene diffuso un volantino, scritto da militanti comunisti, incitante allo sciopero e alla rivendicazione della pace. A Forlì le operaie di molte fabbriche si astengono da lavoro e partecipano alle manifestazioni nel centro cittadino. A Ravenna allo jutificio Montecatini le operaie sospendono il lavoro chiedendo la riassunzione di una lavoratrice licenziata poche settimane prima perché si era lamentata dell’organizzazione dei turni di riposo. Sospendono il lavoro le braccianti della Giovecca di Lugo. Sessanta persone saranno arrestate nei giorni successivi. A Reggio Emilia 2000 operai escono dalle Reggiane e si uniscono ai manifestanti che chiedono l’immediato rilascio dei prigionieri politici.

Faenza, la polizia apre il fuoco su dimostranti antifascisti uccidendone 1 e ferendone altri 5.

Alessandria, l’azionista Livio Pivano è arrestato mentre guida una manifestazione antifascista.



27 luglioRoma, prima riunione del governo Badoglio: è proclama lo stato d’assedio e il coprifuoco. Sono vietate le ri­unioni in pubblico di più di tre persone.

Il boss mafioso Calogero Vizzini è nominato sindaco di Villalba.

Roma, il generale Cesare Amè, capo del Sim, invia all’ammiraglio Canaris un telegramma: “Gli sviluppi verificatisi sono l’inevitabile risultato della convinzione diffusa non soltanto nella popolazione ma anche tra i più autorevoli ambienti del partito, e cioè che, conservando al potere il regime fascista, presto l’Italia sarebbe precipitata ineluttabilmente in una catastrofe. Ha avuto luogo un cambiamento di regime che si è guadagnato la piena approvazione di tutti i settori del paese: e ciò tanto più in quanto sia il maresciallo Badoglio sia i ministri di recente nomina, in contrasto con i loro predecessori al governo, sono senz'altro personalità che alla competenza uniscono l’onestà personale. L’atmosfera calma e disciplinata in cui si è instaurato il nuovo regime costituisce la migliore prova del malgoverno dell’antico”.

Roma, il cardinale Luigi Maglione illustra a Ernst von Weizsacker l’impotenza del Vaticano ad intervenire come mediatore nel conflitto: “La Santa Sede desidera, e non da ieri o da oggi, sinceramente e fermamente una pace giusta, equa e duratura ma non può offrirsi come mediatrice se non è pregata da una almeno delle due parti in conflitto. Ora da nessuna di esse la Santa Sede è stata invitata a interporsi: né l’Italia, né la Germania, né gli anglosassoni hanno manifestato simile desiderio. Se la Santa Sede, di sua iniziativa, domandasse a quali condizioni vogliono trattare gli anglosassoni, questi risponderebbero ripetendo le condizioni già proclamate parecchie volte (…) e l’Italia e la Germania potrebbero dire alla Santa Sede: Chi vi ha pregato di provocare tali dichiarazioni?”

Roma, il segretario del Pnf Carlo Scorza scrive a Badoglio: (…) dopo due giorni di silenzioso lavoro ritengo di poter considerare esaurito il compito di persuasione e disciplina tra i fascisti impostomi dalla mia coscienza, come sacro dovere di soldato, in seguito al cambiamento del governo”.

Palermo, redatto il documento che sarà alla base della costituzione dell’Upis (Unione per l’indipendenza siciliana), che si propone “la creazione, a prescindere da qualsiasi partito dello Stato indipendente, sovrano, repubblicano di Sicilia (…).

Ventotene, il commissario di Ps Marcello Guida rifiuta di accogliere Benito Mussolini perché, afferma, non potrebbe proteggerlo dalle ire dei confinati. Mussolini è portato a Ponza.

Mentre in tutta l’Emilia Romagna continuano le manifestazioni per la caduta del fascismo e le rivendicazioni di pace immediata, di rilascio dei prigionieri e dei confinati politici e di migliori condizioni di vita, a Bologna – a seguito di una precisa indicazione del Partito Comunista – gli operai di numerose fabbriche manifestano in piazza Malpighi davanti alla sede dei sindacati fascisti. Chiedono migliori condizioni di vita, aumenti salariali, maggiori razioni di pane e di grassi. La manifestazione è caricata duramente da carabinieri e bersaglieri. Vengono arrestate più di 300 persone, un operaio della Sabiem - Parenti è ferito gravemente. In serata il comitato sindacale del fronte Pace e Libertà diffonde un Appello agli Operai in cui si chiede la costituzione di un sindacato libero, l’elezione da parte degli operai dei dirigenti sindacali. Gli operai sono invitati a formare nelle fabbriche delle Commissioni di fabbrica che sostituiscano i fiduciari fascisti.

Massalombarda (Ra), nel corso di scontri tra fascisti e militari perdono la vita 4 persone e 11 sono ferite.

Milano, l'esercito spara sui manifestanti, in via Carlo Alberto, provocando 2 morti e 20 feriti. Sempre a Milano, il carcere di San Vittore entra in rivolta a seguito dell’ammutinamento dei detenuti politici, provocando l’intervento della 7° Fanteria che fa uso delle armi, uccidendo un detenuto e ferendone 14. La polizia arresta presso il suo studio l’avvocato Mario Paggi, insieme ad altre 20 persone.

Torino, l'esercito apre il fuoco sui dimostranti che protestano contro la guerra, provocando un numero imprecisato di feriti.

Il Partito d’azione diffonde un manifesto che incita a “marciare a fianco dei lavoratori delle fabbriche, marciare per la pace, per la libertà, per il nostro avvenire di popolo libero”, affermando che “nessuna crosta deve formarsi su questa lacerazione del popolo italiano”.

Lallio (Bergamo), scontri tra dimostranti antifascisti e forze di polizia si concludono con un manifestante ucciso.

Genova, le truppe aprono il fuoco sui cittadini che manifestano per la caduta del regime uccidendone tre.

Busalla (Genova), la polizia interviene contro gli operai in sciopero, uccidendone uno.

Sestri Ponente (Genova), nel corso di uno sciopero la polizia spara ferendo gravemente un dimostrante, che morirà il 2 agosto successivo.

Monfalcone, la polizia apre il fuoco sugli operai in agitazione, ferendone 13.

Firenze, l'esercito spara sui dimostranti: 30 feriti.



27 – 28 luglioRoma, sotto la presidenza di Ivanoe Bonomi, si svolgono riunioni del Comitato nazionale delle correnti antifasciste. E' deciso di chiedere al governo di provvedere alla soluzione urgente di tre problemi: 1) scioglimento del partito fascista e delle sue istituzioni; 2) liberazione dei detenuti politici e dei confinati; 3) libertà di stampa. Viene quindi dato a Bonomi “incarico di fiducia per rappresentare al governo i desideri delle congiunte correnti antifasciste”.



27 luglio – 8 settembreRoma, i Tribunali militari (che hanno sostituito il Tribunale speciale) giudicano 3.500 lavoratori, infliggendo condanne che vanno da 6 mesi a 18 anni di reclusione. 35.000 sono le persone complessivamente arrestate e poi prosciolte in istruttoria; 93 sono i manifestanti uccisi e altri 536 i feriti le vittime della violenza militare e poliziesca nelle strade, di cui 83 morti e 308 feriti concentrati nel periodo 26-30 luglio, quattro giorni. Nel totale sono compresi anche i pochissimi casi di resistenza fascista al "colpo di stato monarchico".



28 luglioReggio Emilia, ancora manifestazioni popolari che chiedono la pace e la cacciata dei tedeschi. Per impedire che gli operai delle Reggiane abbandonino la fabbrica, un reparto militare è dislocato dentro lo stabilimento. Quando gli operai si riversano verso l’uscita, un ufficiale ordina il fuoco, ma i soldati sparano in aria. Lo stesso ufficiale, allora, imbraccia una mitragliatrice e spara sui lavoratori uccidendone nove e ferendone una trentina. La protesta si estende immediatamente alla Lombardini, alla Cremeria Emiliana, al calzificio Riva e al tessificio Emiliano - Govi di Cavriago.

Modena, scioperi alle Acciaierie fonderie ferriere, alla Maserati, alle Fonderie riunite, alla Fiat grandi motori. A Spilamberto il corteo delle maestranze della SIPE è fermato da un reparto dell’esercito. All'ordine di sparare, i soldati scaricano le armi in aria evitando così un nuovo massacro. Sette operai sono arrestati, uno si da latitante. Sono tutti deferiti al tribunale militare di Bologna.

Bologna, manifestazione in Piazza Maggiore per chiedere la fine della guerra. Davanti alla Minganti un reparto militare apre il fuoco sui lavoratori che stanno uscendo dallo stabilimento per raggiungere la piazza: un operaio è ferito gravemente.

Ravenna, scioperano i lavoratori dello iutificio Montecatini, chiedendo la liberazione degli arrestati il giorno prima. A Forlì scioperi e manifestazioni si susseguono anche il giorno successivo. In piazza Cavour un gruppo di donne protesta energicamente ed ottiene la macinazione di una piccola quantità di grano.

Bari, in piazza Roma un reparto dell'esercito apre il fuoco su un corteo guidato dall'esponente liberale Luigi De Secly e dall'azionista Fabrizio Canfora. Il bilancio è di 19 morti e 36 feriti. 

Scontri tra dimostranti, polizia ed esercito avvengono un po’ ovunque. Numerosi i morti e feriti. Centinaia le persone fermate e arrestate.

Roma, il generale Puntoni, aiutante di campo del Re, annota nel suo diario: “La situazione si aggrava. Comunisti e socialisti si avviano a dominare la piazza. Dopo il fuoco di paglia dei primi entusiasmi, la borghesia si è messa in disparte e segue gli avvenimenti da lontano (…). Nel pomeriggio (…) si accentua il timore di una reazione tedesca. Sua Maestà mi da ordine di predisporre tutto per un’eventuale partenza da Roma. ‘Non voglio correre il rischio di fare la fine del Re del Belgio (…).

Roma, un distaccamento militare occupa villa Torlonia, residenza di Benito Mussolini. Il questore Saverio Polito preleva Rachele Mussolini, sola in casa, e la accompagna in auto alla Rocca delle Caminate, ma durante il tragitto la molesta sessualmente in modo pesantissimo. La vicenda avrà un seguito giudiziario.

Roma, nel carcere di Regina Coeli, esplode una rivolta capeggiata da detenuti politici. L'intervento di esercito e polizia provoca 5 morti e decine di feriti.

Milano, nel corso di scontri tra dimostranti antifascisti e polizia muoiono 3 manifestanti e altri 28 sono feriti. Una rivolta di detenuti politici a San Vittore, appoggiata dall'esterno, è stroncata dall'esercito con l'impiego di mezzi corazzati e di un battaglione di fanteria. Imprecisato il numero dei morti e dei feriti, mentre 4 detenuti sono fucilati dopo un processo sommario. Sempre a Milano, ancora nello studio dell’avvocato Mario Paggi, la polizia arresta altri 45 simpatizzanti del Partito d’azione che, però, sono rilasciati in giornata dopo il forte l’intervento presso le autorità di Poldo Gasparotto .

Canegrate (Milano) nel corso di una manifestazione si arriva allo scontro e la polizia apre il fuoco uccidendo un dimostrante.

Desio (Milano), la polizia uccide un manifestante durante una dimostrazione contro la guerra.

Urgnano (Begamo), una manifestazione è repressa dalla polizia che uccide un dimostrante e ne ferisce un altro.

Torino, l'esercito apre il fuoco come il giorno precedente sui dimostranti contro la guerra, provocando altri morti e feriti.

Sestri Ponente (Genova), proseguono manifestazioni operaie e scontri: la polizia spara uccidendo un lavoratore e ferendone altri.

Genova, durante uno sciopero si arriva a scontri, le forze di polizia aprono il fuoco, uccidendo tre dimostranti e ferendone molti altri.

Pozzuoli (Napoli), scontri tra cittadini e polizia: un morto.



29 luglio: il colonnello Otto Skorzeny è ricevuto da Adolf Hitler che gli affida il compito di rintracciare il luogo dov’è tenuto prigioniero Benito Mussolini, facendo capo al generale Student.

Venezia, si incontrano il generale Cesare Amè e l’ammiraglio Canaris, capi dei servizi segreti militari italiano e tedesco, per un esame della situazione.

Roma, il governo presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio sopprime il Tribunale speciale per la difesa dello Stato.

Roma, il generale Enrico Adami Rossi, in applicazione della circolare Roatta, ordina che, in caso di sospensione degli operai dal lavoro, si diano “cinque minuti di tempo avvertendo che se il lavoro non sarà ripreso, sarà imposto con la forza. Se allo scoccare del quinto minuto continuerà l’astensione, si faccia fuoco con qualche breve raffica, e non sparando in aria o in terra ma addosso ai riottosi”.

Palermo, Andrea Finocchiaro Aprile e Fausto Montesanti inviano una lettera al generale Alexander, governatore militare alleato in Sicilia per il tramite di Charles Poletti, capo dell’Ufficio affari civili, con la quale accompagnano la trasmissione di un memorandum redatto il 23 luglio precedente, per i governi alleati. Nella lettera, i due esponenti separatisti ribadiscono “il diritto storico della Sicilia all’indipendenza”, sottolineano “la necessità del plebiscito” popolare che dovrà sancire la nascita di una repubblica siciliana e, infine, chiedono la “liberazione dei prigionieri siciliani” detenuti nei campi di prigionia alleati.

Milano, durante lo sciopero generale, militari e polizia aprono il fuoco, uccidendo tre dimostranti e ferendone altri quattro.

Torino, l’esercito apre il fuoco alla Fiat Lingotto, ferendo due apprendisti. Alle Officine Westinghouse un operaio è ferito da una bomba a mano lanciata dalla truppa.

La Spezia, durante una manifestazione operaia, la polizia apre il fuoco uccidendo due dimostranti e ferendone altri undici.

Sesto Fiorentino, proseguono gli scontri tra dimostranti e polizia che, ancora una volta, apre il fuoco uccidendone uno.

Colle Val d’Elsa (Siena), una manifestazione popolare è repressa con le armi: un dimostrante è ucciso.

Rieti, nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo due dimostranti.



30 luglioLondra, il generale Charles De Gaulle forma il nuovo governo francese in esilio.

Milano, prosegue lo sciopero generale. Nuovi scontri con militari e polizia che uccidono cinque dimostranti e ne feriscono tre.

Bologna, il Comitato per la Pace e la Libertà invita i lavoratori a continuare le agitazioni“interrompendo ogni giorno per mezz'ora il lavoro alle ore 10”.



26 – 30 luglio: manifestazioni popolari, composte soprattutto da donne, braccianti e contadini, per la pace, la libertà e migliori condizioni di vita a San Secondo Parmense, Faenza, Sant’Ilario d’Enza, Alberone di Ro Ferrarese, Argenta,Boccalone, Consandolo, Longastrino, Massalombarda, Cesena, Spilamberto, Portorotta di Portomaggiore, Campogalliano,Alfonsine, Spilamberto, Finale Emilia.

Molinella (Bo), arrestato, insieme ad altre 11 persone, Giuseppe Bentivogli. Si manifesta in tutta la regione: a Puianello (Re), la popolazione assalta l’ammasso granario. A Calderara di Reno (Bo) arrestate due persone. Manifestazioni anche a Santa Maria Codifiume (Bo), Argelato (Bo), Baricella (Bo), Bibbiano (Re), Cadelbosco (Re), Carpi e Fossoli di Carpi
(Mo), Castelmaggiore (Bo), Castel San Pietro (Bo), Castelfranco Emilia (Mo), Cavriago (Re), Cento (Fe), Codigoro (Fe), Concordia (Mo), Conselice (Ra), Lavezzola (Ra), Copparo (Mo). A Galliera (Bo) sono fermate otto manifestanti, così come a Monticelli (Pr). Si scende in piazza ad Altedo (Bo), Lugo (Ra), Voltana (Ra), Medicina (Bo), Meldola (Fc), Novi di Modena, Piangipane (Fe), Quattro Castella (Re), Giovecca (Ra), Madonna del Bosco (Ra), San Giovanni in Persiceto (Bo), Riolo Terme (Ra), Russi (Ra), Sala Bolognese (Bo), San Giorgio di Piano (Bo), Sorbolo (Pr), Traversetolo (Pr), Lavino di Zola Predosa (Bo). A Portile di Modena è incendiata la casa del fascio.

Castello di Serravalle (Bo), all'indomani della caduta del fascismo - e poi anche dell'annuncio dell'armistizio - ci sono manifestazioni spontanee di giubilo. Numerosi cittadini partecipano all'assalto all'ammasso del grano della Bersagliera di Monteveglio dove veniva ammassato anche il prodotto dei conferenti di Castello di Serravalle e Monte San Pietro


Reggio Emilia, un reparto militare apre il fuoco sugli operai delle Officine Reggiane che intendono sfilare in corteo per le vie della città, chiedendo la pace. Muoiono Antonio Artioli, Vincenzo Belocchi, Eugenio Fava, Nello Ferretti, Armando Grisenti, Gino Menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi. Altre 42 persone restano ferite.

Cesena, i fascisti uccidono, in due distinte azioni, due antifascisti.



31 luglioRoma, il ministro degli Esteri Guariglia tenta un collegamento con gli alleati attraverso i canali diplomatici della Santa Sede.



Agosto: Milano, il cardinale di Milano Ildefonso Schuster pubblica Il Catechismo sul co­munismo, nel quale si indicano gli atteggiamenti e i comportamenti che i cattolici debbono te­nere nei confronti del marxismo.



1° agosto: Vigo di Fassa (Trento), nel corso di una manifestazione, la polizia apre il fuoco uccidendo un dimostrante e ferendone un secondo.

Nonostante il rientro nelle fabbriche, i lavoratori danno vita ad agitazioni e scendono in sciopero per rivendicazioni economiche e per modificare il regime interno di lavoro reclamando il riconoscimento delle Commissioni di fabbrica

Randazzo (Ct), soldati tedeschi in ritirata uccidono tre uomini che avevano reagito ai saccheggi e a tentativi di stupro



2 agosto: Milano, il Comitato delle opposizioni approva e diffonde un documento di sfiducia nei confronti del governo Badoglio.

In un documento segreto alleato, si rileva che in Sicilia
vi è stato un incremento di “incontri politici nel corso dei quali si discutevano teorie politiche (non fasciste). Le due tendenze principali erano orientate verso un partito o movimento separatista che, in alcune località, veniva denominato Movimento per la Sicilia libera. Si stavano sviluppando due correnti ideologiche: l’una era favorevole alla separazione della Sicilia dall’Italia (…) l’altra era caratterizzata dall'idea di un sistema di governo unico per l’Italia nel quale la Sicilia si sarebbe inserita come uno Stato (federato)”.

Imola, sciopero per la pace alle Officine Orsa. Effettuati numerosi fermi ed arresti, due lavoratori sono condannati a 11 anni di carcere.

Bologna, liberati alcuni detenuti politici tra cui Cesare Gnudi, Massenzio Masia, Paolo Fabbri, Edoardo Volterra, Carlo Ludovico Raggianti, Mario Finzi, Giulio Vespignani.



3 agosto: inizialmente l’atteggiamento degli americani nei confronti della polizia ita­liana è di estrema diffidenza. In un rapporto del Cic sulle operazioni in Sicilia del 3 agosto (National Archives Washington RG 226, E174, box 14, folder 113) viene definita come un’organizzazione fascista che rappresentava un grave rischio per la sicu­rezza. Badoglio si prodigò per fornire il massimo di rassicurazioni e nelle sue pero­razioni incluse anche la Pai e l’Ovra. Quest’ultima, secondo il governo italiano, anche se costituita in funzione antifascista, con­centrava la propria opera contro e per la repressione del comunismo e per la difesa delle istituzioni statali e della mo­narchia (nota italiana del 16 agosto 1943, NAW RG331, 1000/143/1470). La nota del go­verno italiano ha un’importanza determinante per il riordino della polizia nel do­po­guerra, stabilendo che esistevano solo responsabilità individuali e singole devia­zioni all'interno di una struttura rimasta estranea al fascismo, negando al contempo ogni re­sponsabilità organizzativa, anche parziale, per i misfatti avvenuti durante il ventennio.

Washington, un documento del Foreign Nationalities Branch dell’Oss ricostruisce le colloca­zioni politiche all’interno della comunità italiana negli Stati Uniti. Vengono considerati di destra l’American for italian democracy, presieduto dal giudice Fer­dinando Pecora e al quale aderiscono i Sons of Italy, la potente organizzazione conservatrice, fondata nel 1904, forte di 500.000 iscritti e presieduta dal giudice Felix Forte di Boston. Tra gli iscritti troviamo alcuni nomi che poi diventeranno noti per il loro lavoro in Italia: il reverendo Frank B. Gigliotti; Generoso Pope (proprieta­rio del quotidiano Progresso Italoamericano ndr), fascista, ma in­toccabile per i voti che porta al partito di Roosevelt nel distretto di New York; John C. Mon­tana di Buffalo; il giudice Felix Benvenga della Corte suprema di New York; Anthony Sava­rese; Charles Fama, massone e presidente del Consiglio medico della città di New York; Ame­deo P. Giannini e il colonnello Charles Poletti.
Per quanto riguarda le sinistre, si legge nel documento: “i comunisti stanno isti­tuendo un blocco chiamato United Americans of Italian Origin for Uni­ted Nations Victory, per il quale cercarono l’appoggio di elementi di centro e persino di destra”. Il blocco è presieduto dal deputato Marcantonio, ma ha scarso seguito nella comu­nità. Al centro dello schieramento è collocata la Società Mazzini. La maggior parte degli iscritti aderiscono a Giustizia e Li­bertà e al PSI. Il Dipartimento di Stato vi re­cluta numerosi collaboratori. La Società Mazzini si presenta come “organizzazione di italiani contro il fascismo”, è presieduta dal liberale Max Ascoli (poi collaboratore di Rockfeller e del Dipartimento di Stato ndr), ma ispirata dall’ex ministro Carlo Sforza. Vice presidente è Alberto Cianca e segretario risulta il futuro amba­sciatore negli Usa, Alberto Tarchiani. La Società non accetta l’iscrizione di comunisti. Ne fa parte anche Giuseppe Lupis, cognato di Serafino Romualdi. Quest’ultimo è un altro per­sonaggio che avrà un peso notevole nelle future questioni italiane. Socialista peru­gino, Romualdi emigra a New York all’indomani della Marcia su Roma. Diventa atti­vista dell’ILGWU, il sindacato dell’abbigliamento femminile. Lo troviamo poi tra gli organizzatori dell’Oss in Italia, poi rappresentante speciale in America latina dell’AFL (American federa­tion of labour), poi presidente dello IALC (Italian ameri­can labour council) e infine stretto collaboratore di Rockfeller e della CIA.

Roma, una delegazione del Comitato nazionale delle opposizioni, formata da Amendola, Bonomi, De Gasperi, Salvatorelli e Ruini, presenta a Badoglio un documento in cui si chiede l’immediata cessazione della guerra. Il giorno13 presenterà una nuova dichiarazione in cui si esprime preoccupazione per l’ingresso in Italia di truppe tedesche, e per il mancato ripristino di condizioni di libertà.

Roma, l’ambasciatore tedesco in Vaticano invia al ministero degli Esteri a Berlino il resoconto dei due discorsi tenuti, rispettivamente, da Pio XII e dal cardinale di Milano Idelfonso Schuster, il 13 giugno e nel marzo precedenti, ai fedeli. Il Papa aveva invitato i lavoratori a non prestare fede ai “falsi profeti [della] rivoluzione sociale”, condannando implicitamente gli scioperi del marzo 1943 quando gli operai avevano presentato “clamorosamente e con moti inconsulti le loro rivendicazioni”. Più esplicito, il cardinale di Milano aveva affermato: “Diciamo ai nostri diletti figli di stare bene in guardia e di non lasciarsi ingannare dagli emissari dell’ateismo, ricordando ancor troppo bene ciò che il bolscevismo ha fatto in Russia, in Ungheria, in Ispagna e dovunque è riuscito, anche per breve tempo, ad impadronirsi del potere. Questo dal punto di vista religioso. Ma anche politicamente l’Italia non ha bisogno di togliere a imprestito da altri popoli e da altre civiltà la sua fede ed il suo assetto sociale”.

Mascalucia (Catania), la popolazione si ribella al tentativo delle truppe tedesche in ritirata di razziare bestiame. I violenti scontri provocano morti e feriti da entrambe le parti. 
"I soldati della Wehrmacht in ritirata si resero responsabili di saccheggi, furti e tentativi di stupro. In particolare, gli episodi noti, che suscitarono la collera della cittadinanza e la successiva reazione armata furono tre: il tentativo di furto di una motocicletta militare che provocò la reazione del soldato italiano che l’aveva in consegna, Francesco Wagner che minacciò con le armi i tedeschi; l’uccisione da parte di tedeschi ubriachi di un altro soldato, Giuseppe La Marra, nel tentativo di scongiurare il furto di una bicicletta e di evitare che fosse violentata una donna; l’uccisione di un armaiolo, Giovanni Amato Aloisio che tentava di difendere la propria casa dall’aggressione di soldati attirati dai cavalli custoditi nelle stalle, ma ben presto furono attratti dalla presenza di giovani donne e dalla prospettiva di un ricco bottino. Il proprietario venne ucciso con una scarica di mitraglia. Nel frattempo la cittadina divenne oggetto di saccheggio da parte di altri soldati tedeschi in ritirata, tutti in cerca di mezzi di trasporto e di ogni altra mercanzia. Questi episodi fecero esplodere la reazione armata di civili e militari italiani durata quattro ore. Francesco Wagner fu ucciso e i suoi funerali furono occasione di protesta. La mediazione di ufficiali italiani consentì il ritorno alla calma poco prima che arrivassero le truppe britanniche  (Cfr. http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=2566)

Napoli, durante una manifestazione, la polizia spara uccidendo un dimostrante e ferendone altri due



4 agosto: si intensificano i bombardamenti alleati sulle città italiane.



4 - 5 agosto: Adrano (Ct), i tedeschi in ritirata uccidono per futili motivi 11 persone



5 agosto: gli alleati liberano Catania.

Churchill scrive al presidente degli Stati Uniti Roosevelt: “Il fascismo in Italia è morto, ogni traccia ne è stata spazzata via. L’Italia è diventata rossa da un giorno all’altro. A Torino e a Milano dimostrazioni comuniste hanno dovuto essere soffocate dalle forze di polizia. Vent’anni di fascismo hanno cancellato la classe media. Non è rimasto nulla tra il Re e i patrioti che si sono schierati intorno a lui e che hanno il completo controllo della situazione, e il bolscevismo rampante”.

Palermo, il colonnello Charles Poletti invia una lettera ad Andrea Finocchiaro Aprile nella quale scrive: “Le vostre vedute sull'indipendenza della Sicilia sono state sottoposte al generale Alexander per come avete suggerito. Comunque vi faccio ricordare ciò che dissi a voi ed ai membri del vostro Comitato il primo giorno dell’occupazione di Palermo delle Forze alleate, cioè il Governo alleato militare non appoggia alcuna attività politica”.

Roma, il rabbino Isaak Herzog chiede che il Vaticano si interessi a favorire l’emigrazione di “numerose famiglie israelite” rimaste in Polonia “mentre il loro capo è riuscito a trasferirsi in Palestina”.

Bologna, alla Ducati i lavoratori eleggono la Commissione Interna. Per ottenerne il riconoscimento e per avere alcuni miglioramenti salariali sono proclamati due brevi scioperi per i giorni 7 e 8 agosto, ottenendo quanto richiesto.



6 agosto: Roma, L’Osservatore romano scrive che la tragedia che sta vivendo l’umanità è la conseguenza di “ciò che si è pensato, voluto e perpetrato contro Cristo e nonostante la Chiesa” da quando la borghesia, nella seconda metà del 18° secolo, ha scelto il razionalismo.

Valverde (Ct), l’assalto all’Eremo di Valverde fu un episodio di gratuita violenza, conclusosi con l’uccisione del frate guardiano che aveva aperto la dispensa ad alcuni soldati tedeschi



7 agosto: Roma, la nomina da parte del governo Badoglio di Bruno Buozzi, Giovanni Roveda, Gioacchino Quarello, Oreste Lizzadri, Guido De Ruggero e Achille Grandi a Commissari della confederazione dei lavoratori, suscita polemiche e discussioni. Il 13 agosto i neo commissari sottoscrivono una dichiarazione di accettazione dove esplicitamente affermano che la loro nomina “non implica nessuna corresponsabilità politica”.

Milano, Pci, Psi e Pd’A si pronunciano contro il governo, sostenendo la necessità di giungere al più presto ad una pace separata e ad organizzare una resistenza armata contro le forze nazifasciste.



8 agosto: Milano, primo dei tre grandi bombardamenti dell'agosto 1943: 101 morti e 267 feriti. Vengono colpiti: il Teatro Filodrammatici, il corso Garibaldi, l'ospedale Fatebenefratelli, le chiese di S. Marco e S. Francesco di Paola, Brera, il Circolo Filologico, il Castello, la Villa Reale, il Museo di Storia Naturale

Mussolini è trasferito da Ponza alla più sicura base navale della Maddalena. Badoglio e il suo governo, che hanno intenzione di consegnare Mussolini agli angloamericani, sono infatti consapevoli del fatto che i tedeschi tenteranno di prelevare con un colpo di mano "il prezioso prigioniero" dal suo confino.



9 agosto: ancora scioperi in Piemonte e Lombardia. I lavoratori chiedono la fine della guerra e la costituzione delle Commissioni interne.



11 agosto: Roma, il presidente della Gioventù di Azione Cattolica Luigi Gedda, propone a Badoglio che quadri della stessa Azione Cattolica sostituiscano i fascisti alla guida delle organizzazioni gio­va­nili, educative, culturali, assistenziali, radiofoniche.

Berlino, Hitler informa i suoi generali che “gli italiani continuano i loro negoziati a tutta velocità (…) sono negoziati proditori, essi rimangono con noi solo per guadagnare tempo”.

Roma, il ministro della Guerra Sorice ripristina il divieto per gli appartenenti alle Forze Armate di iscriversi ai partiti politici e di partecipare a qualsiasi manifestazione o attività di carattere politico

San Fratello (Me), in Contrada Selleria i tedeschi trucidono una persona accusata di cospirazione antitedesca



11 - 13 agosto: Castiglione di Sicilia (Me), soldati tedeschi della Divisione Herman Goering mettono a ferro e fuoco il paese per tre giorni e, dopo averlo saccheggiato, uccidono 16 civili. E' la prima strage nazista in Italia.
"La mattina del 12 agosto 1943 un gruppo di militari tedeschi preceduti da una autoblina entrano nel paese di Castiglione di Sicilia e uccidono tutti gli uomini che incontrano per strada: le donne vengono risparmiate. I morti sono 16, un numero che avrebbe potuto essere maggiore se in quel momento la maggior parte della popolazione non si fosse rifugiata in una vicina galleria feroviaria per sfuggire ai bombardamenti e ai pericoli della battaglia in corso nella zona.
Su cosa abbia provocato la rappresaglia tedesca ci sono diverse versioni. La più verosimile è quella riportata nella memoria di suor Amelia Casini, e attribuita a una dichiarazione dello stesso comandante tedesco secondo cui nella zona di castiglione sarebbero stati uccisi cinque soldati tedeschi. Alcuni parlano di un autocarro depredato dai paesani affamati per il lungo assedio. Altro parlano di un furto di una scatola scarpe. L’ipotesi di coinvolgimento dei paesani in questi furti e nella uccisione viene respinta dalla maggior parte dei castiglionesi. La versione raccolta da Sciascia parla invece di uccisioni commesse nella zona da contadini provenienti dalla vicina Cesarò. Un chiaro tentativo di allontanare le responsabilità dalla comunità paesana" (Cfr. http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=2564).



12 agosto: il generale Castellano e Franco Montanari, funzionario del ministero degli Esteri, partono per Lisbona per avviare trattative con gli alleati in vista di un possibile armistizio.

Roma, arrestato e tradotto a Forte Boccea (Roma), il maresciallo Ugo Cavallero.

Togliatti, parlando ai microfoni di Radio Milano libertà, afferma che ”Solo quando avremo cacciato Badoglio e fatta la pace potremo dire che incomincia veramente per l’Italia l’era della libertà”.

Calatabiano (Ct), il paese è sulla strada costiera che porta da Catania a Messina. I tedeschi vi si riversarono durante la ritirata compiendo furti e saccheggi. La casa del capo stazione Angelo Quagliata è più volte saccheggiata. La famiglia si rifugiò nelle vicine campagne. Mentre i Quagliata tentavano di recuperare degli oggetti in casa, è ucciso il figlio Carmelo Quagliata.
Il 14 agosto è incendiato il municipio



13 agosto: secondo bombardamento alleato di Roma. Tutte le principali città sono bombardate causando migliaia di vittime civile. Non vengono invece effettuate operazioni militari contro i convogli di truppe naziste che affluiscono in Italia.

Roma, i partiti antifascisti approvano un ordine del giorno che segna una presa di distanza dal governo.

Roma, si riuniscono, convocati da Bruno Buozzi, i sindacalisti antifascisti per valutare, alla luce della posizione espressa dai partiti antifascisti, la proposta del ministro del Lavoro Piccardi.

Palmiro Togliatti, durante una trasmissione di Radio Milano libertà, afferma: ”Nessuna collaborazione con Badoglio e col suo governo. Chi si mette su un’altra strada, chi accetta di collaborare con Badoglio e quindi accetta la sua politica di guerra mussoliniana fascista, rompe con il movimento popolare, si stacca dal popolo, si mette contro la volontà della nazione”.

Milano, la polizia spara su una manifestazione popolare, uccidendo due dimostranti e ferendone sette.



14 agosto: Roma è dichiarata città aperta. Ciò significa che non potrà essere sede di comandi operativi, di reparti militari e di altri obiettivi di carattere strategico. Ciò al fine di preservare la capitale dai bombardamenti.

Roma, dopo un incontro con il ministro Leopoldo Piccardi, i sindacalisti antifascisti s’incontrano con il maresciallo Pietro Badoglio e gli consegnano un documento “Considerando che la funzione a cui siamo chiamati ha uno stretto carattere sindacale che non implica nessuna corresponsabilità politica, dichiariamo di accettare le nomine nell’interesse del Paese e dei nostri organizzati, per procedere alla liquidazione del passato e alla sollecita ricostruzione dei sindacati italiani, che tenga conto delle tradizioni del vecchio movimento sindacale e ad avviare al più presto gli organizzati a nominare direttamente i propri dirigenti”. Badoglio assume il solo impegno di far liberare i detenuti politici e accetta la dichiarazione di “non corresponsabilità politica” dei sindacalisti

Contrada Chiusa Gesso (Me), un appuntato e 5 carabinieri del distaccamento di Tarantonio della stazione dell’Arma di Castanea delle Furie (Messina) sono uccisi dai tedeschi mentre si dirigevano in abito civile verso il ponte Gallo. 

Forza d'Agrò (Me), i tedeschi fucilano 3 uomini e una donna perché sospettati dell’uccisione di un sottufficiale tedesco

Villafranca Tirrena (Me), un uomo è fucilato perché non aveva adempiuto alla richiesta di acqua da parte di due soldati tedeschi. Per lo stesso motivo il giorno successivo è fucilata una persona a Orto Liuzzo (Me)



15 agosto: Bologna, si incontrano i vertici militari italiani e tedeschi. Roatta rassicura i tedeschi sulla fedeltà dell’Italia.

Roma, costituito il Comitato interconfederale dei sindacati con presidente Bruno Buozzi e segretario Oreste Lizzadri.

Sul giornale del Partito d’azione si legge che "(...) I compagni del Partito d’azione sono invitati a non accettare nessuna carica di carattere pubblico, sindacale o altro, che possa importare una qualsiasi collaborazione sia diretta che indiretta con l’attuale governo”.

Imola, in molte fabbriche si eleggono le Commissioni interne.

Ravenna, eletta la Commissione Interna allo iutificio Montecatini. Sostenuta dalla pressione delle maestranze ottiene immediatamente alcuni miglioramenti nelle condizioni di lavoro e l’allontanamento del direttore fascista.

In alcune città circola un volantino firmato Cola di Rienzo che invita a uno scio­pero generale di un quarto d’ora, per la pace. Si tratta di una iniziativa del Gran Maestro della massoneria romana, FeliceAnzalone, il quale fa parte della rete di agenti al servizio di Francesco Maria Barracu e Cola e il suo nome di copertura. Il capo della polizia Carmine Se­nise sospetta che l’iniziativa sia stata concordata con i tedeschi per creare un pre­testo per un intervento mi­litare.



16 agosto: Washington, il segretario di Stato Cordell Hull riceve Carlo Sforza e gli dice esplicitamente che presto sarebbe giunto il suo momento di rientrare in Italia, per occuparvi un posto di prestigio.

Roma, Vittorio Emanuele III scrive a Badoglio per indurlo a bloccare il processo di epurazione: “L’eliminazione, presa come massima, di tutti gli ex appartenenti al Partito fascista da ogni attività pubblica deve recisamente cessare (…) Ove il sistema perdurasse, si arriverebbe all’assurdo di implicitamente giudicare e condannare l’opera stessa del Re”.

Torino, in un rapporto sul Partito d’azione diretto alla Direzione del Partito, il comunista Remo Scappini scrive che i suoi dirigenti “si rendono conto che l’inquadramento sindacale degli operai e l’attività che il sindacato può svolgere in ultima istanza non può non indebolire la posizione di un partito come il loro”.

Spilamberto (Mo), scioperano i lavoratori della SIPE.



17 agosto: gli alleati conquistano Messina. Tutta la Sicilia è occupata, mentre i nazifascisti riescono a trasferire il grosso delle forze in Calabria.

Torino, l'esercito spara sugli operai che tentano di uscire dalla fabbrica della Fiat - Grandi motori, provocando 2 morti e 7 feriti. La città risponde con lo sciopero generale. All'ordine di sparare sui lavoratori, impartito dal generale Adami Rossi, gli alpini rifiutano. Entrano in agitazione, ovunque rep
ressi, i lavoratori di diverse fabbriche a Milano e Bologna e in altre città del nord per chiedere la fine della guerra, la liberazione dei detenuti politici e il riconoscimento delle commissioni interne.



18 agosto: Roma, Badoglio esonera dall'incarico il direttore del Sim, generale Cesare Amè. In sua sostituzione è nominato, con funzioni di commissario, il generale Giacomo Carboni.

Palermo, il generale Lord Francis Rennell of Rodd, governatore alleato in Sicilia, in un suo rapporto scrive: “Come ho già riferito, una delle mie massime preoccupazioni è la recrudescenza della mafia. Notizie di varie fonti e del mio Scao (Senior Civil Affair Officer – ndr) mi inducono a pensare che essa sia stata provocata dal disarmo e dalla conseguente perdita di prestigio dei carabinieri. E’ stato uno sbaglio, vi stiamo rimediando. Ma la popolazione rurale ne ha tratto la conclusione che i carabinieri e il fascismo, i due grandi nemici della mafia, sarebbero scomparsi in fretta e insieme (…) Nell'ansia di destituire i podestà e i funzionari comunali fascisti, i miei ufficiali talvolta nominano al loro posto boss mafiosi o persone manovrate dalla mafia (…) I parroci non ci avvertono quando scegliamo dei mafiosi, non ci segnalano i loro soprusi, né testimoniano a loro carico (…).

Roma, esce clandestinamente il primo numero di Rinascita, organo dell’Unione nazionale pace e libertà.

Reggio Emilia, scioperano 4.000 operai delle Reggiane chiedendo aumenti salariali, l’istituzione delle Commissioni interne e l’allontanamento degli squadristi dalla fabbrica. Il giorno successivo l’agitazione si estende alla Landini di Fabbrico. A Rio Saliceto i braccianti scioperano per la pace. Molti sono arrestati.



19 agosto: in varie città del nord viene proclamato uno sciopero generale. A Torino, l’adesione degli operai è totale.



20 agosto: Reggio Emilia, l’avvocato Giannino Degani è nominato commissario provinciale dei lavoratori dell’industria. Al suo fianco chiama a collaborare Sante Vincenzi, appena rientrato dal confino.

Ravenna, Nullo Baldini – vecchio dirigente socialista e della cooperazione, già perseguitato dal fascismo – è nominato Commissario governativo della Federazione provinciale delle cooperative.

Cattolica, un’ottantina di operaie dello stabilimento Adriatica – che confeziona pesce in scatola – comunicano al direttore l’intenzione di scioperare se non è concesso un aumento di salario. Due lavoratrici sono arrestate.



21 agosto: Berlino, il generale Jodl invia un telegramma ai comandanti di gruppo d’Armata interessati alla situazione italiana: “Per ragioni politiche non si deve mettere per iscritto nessun riferimento alle prossime misure che si intendono prendere in Italia e nei Balcani relativamente all’azione nei confronti dell’atteggiamento italiano”.

Nel rapporto dell'Oss siglato B-87 e dedicato a “I comunisti e la crisi italiana”, si legge: “La nuova linea seguita dai leader comunisti
 italiani negli Stati uniti mostra l’opportunismo che ha caratterizzato sin dal 1935 le direttive di Mosca ai suoi seguaci negli altri paesi, in contrasto alla qualità categorica del programma rivoluzionario di 25 anni fa, quando una situazione come quella italiana avrebbe indotto all’installazione dei soviet e alla ricostruzione della società su basi marxiste. Adesso, nella nuova visione comunista, la struttura esistente della società deve essere mantenuta e la parola ‘democrazia ‘ viene usata di continuo (…) I comunisti italiani negli Stati Uniti hanno dimostrato ormai da tempo la propria prontezza a collaborare quasi ad ogni angolo ove possano trovare un minimo di disposizione a cooperare con loro. Una volta sono stati in contatto attivo con personaggi orientati in senso fascista come Generoso Pope (foto), l’editore de Il Progresso italo-americano. Lo scorso anno hanno abbracciato il leader del Partito repubblicano Randolfo Pacciardi; e la società Mazzini si è divisa proprio nel votare sull'accettazione da parte di Pacciardi della collaborazione con i comunisti. Un’altra volta uno dei leader comunisti si è addirittura dichiarato pronto ad accettare il conte Sforza come capo di un Comitato italiano nazionale”.
Il giornale del Partito d’azione riporta le rivendicazioni degli operai in sciopero: “1) immediata ed effettiva liberazione di tutti i detenuti politici; 2) scarcerazione di tutti gli operai arrestati in seguito ai recenti avvenimenti e abrogazione di ogni sanzione di qualsiasi tipo già adottata o in corso di adozione da parte dell’autorità militare o delle direzioni degli stabilimenti; 3) allontanamento delle truppe dalle fabbriche; 4) allontanamento dalle fabbriche degli squadristi e degli esponenti fascisti che ancora vi rimangono; 5) adozione immediata di misure per la costituzione delle commissioni interne di fabbrica”. Il giornale afferma, inoltre: “Poiché sinora nessun provvedimento pare dimostrare una seria e precisa volontà di attuare queste speranze (della pace e della libertà), gli operai hanno posto il governo dinanzi alle sue responsabilità”.

Firenze, l'azionista Ugo Mattei accetta la carica di commissario dell’Unione provinciale dei lavoratori dell’industria.



22 agosto: Roma, iniziano a circolare strane voci su una possibile cospirazione fascista. Viene
arrestato il generale Ugo Cavallero che poi morirà, in un misterioso suicidio dopo l’occupazione tedesca di Roma. Si parla anche di un coinvolgimento dell’ex segretario fascista Ettore Muti, il quale – comunque – resta ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri che lo stavano arrestando nel suo villino di Ostia. La morte di Muti ha tutte le caratteristiche di una vera e propria esecuzione. 

Roma, il generale Puntoni annota nel suo diario: “Questa notte, in seguito a segnalazioni di contatti che avrebbero avuto con militari tedeschi, sono stati arrestati molti alti esponenti del fascismo”.



23 agosto: nasce il Psiup. Vi confluiscono Mup, Psi e Upi. Quest’ultima forma­zione era nata a Roma dall'incontro di un gruppo di socialisti che comprendeva, tra gli altri, Mario Zagari, Achille Corona, Giuliano Vassalli, Tullio Vecchietti e Vezio Crisafulli. Nella dire­zione del Psiup entrano Nenni, Pertini, Carlo Andreoni, Rodolfo Morandi, Oreste Lizzadri, Bruno Buozzi, Paolo Fabbri, Lelio Basso, Domenico Viotto, Lucio Luzzato, Giuseppe Ro­mita, Giuliano Vassalli, Mario Zagari, Achille Corona, Vezio Crisafulli e Tullio Vecchietti.

Milano, il Comitato di liberazione rivolge a quello romano un pressante invito per un appello al Paese nel quale si chieda l’immediata fine della guerra e la cacciata del governo Badoglio.

Girolamo Li Causi è l’ultimo confinato a lasciare l'isola di Ventotene. Il Pci lo incarica di trasferire tutto il materiale raccolto sull’isola.



24 agosto: Roma, il Comitato nazionale delle opposizioni chiede, con un ordine del giorno a Badoglio, una “politica di riscossa nazionale” e che si rompano i rapporti con la Germania.

Togliatti, durante una trasmissione di Radio Milano libertà, afferma che ”Badoglio e il Re lavorano per la morte dell’Italia”.

Roma, il Comitato nazionale delle opposizioni, dopo aver esaminato il documento milanese, firma un ordine del giorno con cui si afferma la necessità di una mobilitazione propagandistica per indurre il popolo a lottare contro i tedeschi, e la formazione di un governo democratico.

Roma, Mario Vinciguerra, esponente del Partito d’azione, è nominato commissario nazionale del Sindacato dei giornalisti.



27 agosto: Mussolini è trasferito dalla Maddalena a Campo Imperatore sul Gran Sasso e affidato alla sorveglianza dell’ispettore generale di Ps Giuseppe Gueli.

Palermo, si costituisce l’Unione per l’indipendenza siciliana (Upis) che riunisce elementi fedeli ad Andrea Finocchiaro Aprile e militanti di Sicilia e libertà di Vincenzo Purpura.

Roma, il cardinale Luigi Maglione nel corso di una conversazione confida all’ambasciatore tedesco Weizsacker: “Per quanto riguarda (…) il pericolo del comunismo osservo che la Santa Sede se ne è preoccupata sempre ed ora se ne preoccupa anche di più, perché lo vede più imminente, giacché in tutti i paesi le sofferenze inenarrabili causate dalla guerra preparano un terreno di cultura per le teorie comuniste: gli animi esasperati sono disposti a correre sempre più verso l’estremismo. Non nascondo all’ambasciatore che spesso parlo di questo pericolo anche con i diplomatici anglosassoni”.



28 agosto: Roma, il governo scioglie il Gran Consiglio del fascismo, la Camera delle Cor­porazioni, il Partito Nazionale Fascista e vieta la riorganizzazione dei partiti fino alla fine della guerra.



29 agosto: Roma, si costituisce la Direzione del partito comunista. Ne fanno parte Giorgio Amendola, Girolamo Li Causi, Luigi Longo, Umberto Massola, Celeste Negarville, Agostino Novella, Antonio Roasio, Giovanni Roveda, Mauro Scoccimarro e Pietro Secchia.

Firenze, riunione della direzione del Partito d’azione, alla quale partecipano rappresentanti di Toscana, Emilia, Veneto e Umbria per decidere la formazione della struttura del partito. I convenuti stabiliscono che vi sarà un comitato esecutivo centrale, comitati provinciali e regionali composti da cinque membri, e “centri sindacali” per consentire “l’affiatamento tra gli aderenti delle varie categorie sociali”. La direzione del partito emette la circolare n.1 indirizzata ai comitati regionali nella quale fra l’altro afferma, riferendosi ai comportamenti da assumere nei confronti del governo Badoglio: “Le cariche, se necessario, devono essere assunte solo a scopo di penetrazione e di lotta, in special modo presso quegli organismi in cui ci sia consentito di prendere immediato contato con masse da controllare, inquadrare – associazioni sindacali d’ogni natura – in particolare cercando di avere nostri rappresentanti in tutte le commissioni di fabbrica, associazioni sportive, culturali, dei combattenti e mutilati (...).



30 agosto: Berlino, il generale Wilhelm von Keitel dispone che, immediatamente dopo la firma dell'armistizio da parte dell’Italia, le truppe germaniche procedano “al disarmo il più possibile rapido dell’esercito italiano” mentre “la pacificazione dell’Italia del nord sarà attuata utilizzando le organizzazioni fasciste”.

Roma, arriva in città in sostituzione di Mackensen, l’incaricato d’affari germanico Rudolf Rahn, che s’incontra subito con il ministro degli Esteri, Raffaele Guariglia.

Roma, l’ambasciatore tedesco presso il Vaticano Ernst von Weizsacker sottolinea in un suo rapporto i timori della Curia romana per il pericolo rappresentato dalla “bolscevizzazione dell’Europa”.

Varsavia, il cardinale Adolf Bertram riceve una lettera estremente dettagliata da un ebreo di Cracovia. Contiene una denuncia dello sterminio in corso dei suoi correligionari e pesantissime accuse contro la Chiesa tedesca.

Giustizia e libertà, scrive: “Bisogna creare ai tedeschi una vita insopportabile (…) Bisogna impedire in tutti i modi la loro attività, facendo tutto il danno possibile ai loro treni, alle loro macchine. Se scoppiano degli incidenti, bisogna non lasciarli chiudere, ma proseguirli e allargarli con tutti i mezzi”.



31 agosto: Roma, l’appello allo sciopero lanciato dal massone Felice Anzalone è definito “irresponsabile e provocatorio” dai partiti antifa­scisti che poi daranno vita al Cln. Le organizzazioni sindacali, in via di rior­ganizzazione, invitano i lavoratori a “non lasciarsi trascinare da mestatori crimi­nali”.

Mussolini, in una lettera alla moglie Rachele, scrive tra l'altro: (…) In una delle cartelle che tenevo vicino al lume sul mio tavolo a Palazzo Venezia, c’è di mio pugno un testamento – maggio 1943 – che dice: Nato cattolico, apostolico romano, tale intendo morire. Non voglio funerali e onori funebri di nessuna specie”.

Roma, al termine di in una riunione tra i comunisti Scoccimarro, Longo e Amendola; i socialisti Nenni e Saragat e gli azionisti Lussu e La Malfa, viene siglato un accordo che prevede, tra altro, la sostituzione del governo Badoglio con uno composto dai partiti. Viene decisa anche la composizione della giunta militare. E ne fanno parte Longo, Pertini e Bauer. I partiti antifascisti si schierano inoltre contro l’iniziativa assunta da Felice Anzalone (v.15 agosto) definendo la proclamazione di uno sciopero generale un atto “irresponsabile e provocatorio”, mentre le organizzazioni sindacali antifasciste invitano i lavoratori a non lasciarsi trascinare da “mestatori criminali”.

Roma, la Direzione provvisoria del Pci presenta al governo e al Comitato nazionale delle opposizioni un promemoria, redatto direttamente da Luigi Longo. Si chiede di organizzare la collaborazione armata dell’esercito e della popolazione procedendo “alla formazione e all'armamento di unità popolari che, ripetendo le gloriose tradizioni garibaldine del Risorgimento [diano] alla guerra un chiaro e preciso carattere di liberazione nazionale (…).

Roma, il Il Giornale d’Italia pubblica un articolo allarmato sulle attività sindacali.



31 agosto: Bologna, rientra in città - dal confino di Volta Mantovano - Francesco Zanardi, già sindaco dal 1914 al 1919 (il Sindaco del pane).

Pescaraprimo dei quattro pesanti bombardamenti da parte dell'aviazione americana, che distruggono la città e causano migliaia di vittime



1° settembre: truppe britanniche sbarcano a Reggio Calabria.

Milano, si riuniscono rappresentanti sindacali piemontesi, liguri e lombardi che concordano, in polemica con il governo Badoglio, sulla necessità di “una rapida ed effettiva democratizzazione dei sindacati a vantaggio di tutti i lavoratori”.



2 settembre: Roma, lo Stato maggiore dell’Esercito invia a tutti i reparti la Memoria 44/OP contenente indicazioni, peraltro lacunose e frammentarie, sul comportamento da tenere in caso di attacco tedesco.

Roma, il Comitato nazionale delle opposizioni chiede al comando militare la distribuzione di armi alla popolazione

Trento: gli alleati bombardano per la prima volta la città. Decine i morti

Palermo, in un rapporto confidenziale trasmesso al Foreign Office, lord Rennell of Rodd rileva l’imponenza del fenomeno separatista derivata dal fatto che i siciliani hanno visto nell’invasione alleata un gesto liberatorio che avrebbe comportato la “separazione della Sicilia dall’Italia”.

San Giuseppe Jato (PA), comincia la carriera criminale di Salvatore Giuliano, un contadino dedito alla borsa nera che, in località Quarto Mulino, uccide il carabiniere Antonio Mancino, il quale aveva scoperto i suoi traffici.

Roma, firmato l’accordo che permette la ricostituzione delle Commissioni interne, abolite dal regime il 2 ottobre 1925. L'accordo è firmato da Giuseppe Mazzini per l'organizzazione degli industriali e da Bruno Buozzi per il Comitato interconfederale sindacale

Washington, il sottosegretario di Stato Adolph Berle convoca Carlo Sforza e gli comunica che verrà trasferito nell'Africa del nord. Nel resoconto scritto dell’incontro, Berle, annota: “Vogliamo aiutare un italiano eminente a recarsi in un luogo da cui, nel momento appropriato, possa tornare in Italia ed esporre le proprie opinioni al suo popolo. Il conte Sforza è quasi esploso dalla gratitudine e con le lacrime agli occhi ha fatto un lungo discorso sull'utilità che egli potrebbe avere per noi in Italia, specialmente se il regime di Badoglio dovesse disintegrarsi e così via”.



3 settembre: Cassibile, alla periferia di Siracusa: il generale Giuseppe Castellano firma l’armistizio con le forze alleate. L’Italia si impegna a cessare le ostilità con gli alleati e a porre fine all'alleanza con i tedeschi. L’Italia dovrà inoltre consentire agli alleati il libero uso del proprio territorio per le esigenze belliche. Saranno restituiti i prigionieri di guerra. La flotta italiana dovrà raggiungere Malta, mentre i velivoli dell’aeronautica dovranno essere consegnati agli alleati. Il governo italiano accetta inoltre di sottoscrivere le clausole di natura politica, economica e finanziaria che gli saranno sottoposte in seguito.
Il 29 settembre, a Malta, sarà firmato il cosiddetto Armistizio lungo, che era stato messo a punto durante la conferenza di Quebec. Si tratta di 44 articoli nei quali è, di fatto, sintetizzato il completo controllo politico e militare alleato sull'Italia e sul suo governo.

Forlì, in una relazione del Prefetto al ministro dell’Interno, si legge: “Negli stabilimenti della provincia si continua a lavorare con ritmo normale, ne si sono verificati incidenti, ad eccezione del licenziamento di alcuni operai squadristi, imposto dalle commissioni di fabbrica sorte tra gli operai degli stabilimenti stessi”. E ancora: “Alcuni elementi in vista del partito repubblicano e socialista si sono fatti contagiatori delle masse, specie agrarie, cercando di orientarle verso le nuove tendenze antifasciste, tendenze che si dimostrano finora favorevoli all'ordine pubblico e aliene dalla violenza. Pur tuttavia si ha la sensazione che da parte degli elementi estremisti, specie comunisti, si faccia propaganda fra gli operai al fine di costituire un fronte unico a carattere nettamente sovversivo”.



4 settembre: Roma, telegramma del ministro dell’Interno ai prefetti sulla nascita di commissioni operaie nelle fabbriche: “Avvertesi che costituzione e funzionamento tali organi est legittimo e disciplinato da organismi superiori sindacali accordi ministro industria. Qualora non siano già stati denunciati pregasi pertanto liberare arrestati. Est necessario seguire riservatamente attività tali elementi”.



5 settembre: Firenze, primo convegno nazionale del Partito d’azione. Al termine viene approvato un Ordine del giorno nel quale si afferma che “L’organizzazione centrale del partito deve rispondere all’esigenza del momento attuale, che è un momento di crisi rivoluzionaria, non un momento pre elettorale (…) Gli individui che faranno parte del comitato esecutivo dovranno avere qualità fisiche e spirituali rispondenti alle gravissime difficoltà dell’ora: essere in grado di sopportare ogni disagio ed avere mentalità rivoluzionaria, non mentalità elettoralistica. Dovranno essere messi in condizione di potersi dedicare completamente all’attività politica senza essere distratti da preoccupazioni economiche, familiari, professionali”. Dell’esecutivo fanno parte: La Malfa, Bauer, Fancello, Rossi Doria, Oronzo Reale; alla direzione di Italia libera, Fancello, Ginzburg, Muscetta; Parri e Bauer vengono nominati responsabili militari, rispettivamente, per il nord Italia ed il centro sud.



6 settembre: Lugano, Filippo Caracciolo, esponente del Partito d’azione, incontra con i rappresentanti dei servizi segreti americani e britannici, Dulles e McCaffery.



7 settembre: Berlino, l’Alto comando tedesco invia le direttive per il disarmo delle forze armate italiane

Frascati, l’ammiraglio Raffaele De Courten incontra il feldmaresciallo Albert Kesselring e riafferma la lealtà italiana. Nel pomeriggio, De Courten dispone il trasferimento della flotta italiana da La Spezia e La Maddalena, senza però spiegarne le ragioni.

Roma, il capo della polizia Carmine Senise allerta i comandi subalterni contro i “tentativi comunisti” di distribuire armi alla popolazione in funzione anti-germanica.

L’Unità, in un articolo rivolto a soldati ed ufficiali, scrive: “Bisogna che sin da oggi gli elementi più coscienti tra voi preparino moralmente e materialmente l’esercito al compito che forse ben presto dovrà assolvere. In che cosa consiste questa preparazione? Consiste nell'individuare in ogni reparto, in ogni organismo dell’esercito quegli elementi fascisti che potrebbero domani sabotare la lotta di liberazione (…) Consiste nella continua opera di propaganda che ciascuno di voi deve fare presso tutti i compagni affinché nessuno possa più dubitare sulla via da tenere (...)”



7 – 8 settembre: Reggio Emilia, dopo vent'anni si torna a votare alle Reggiane per le nomina della Commissione interna. Le schede saranno poi nascoste per impedire che i tedeschi conoscano i nomi degli eletti.



8 settembre: Roma ore 12, il Re riceve l’ambasciatore tedesco Rudolf Rahn al quale riafferma la lealtà italiano sostenendo che il maresciallo Pietro Badoglio è “un vecchio onorato soldato alle cui assicurazioni bisogna prestare fede”. Poi, conclude: “Dica al Fuhrer che l’Italia non capitolerà mai. E’ legata alla Germania per la vita e per la morte”.

ore 16,30 il generale Eisenhower annuncia che l’Italia ha firmato l’armistizio.

19,42 Badoglio legge alla radio questo proclama: “Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in campo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". La notizia della firma dell’armistizio provoca il caos in tutto il paese. I tedeschi si impadroniscono delle zone chiave della penisola e si assicurano il controllo delle industrie e delle vie di comunicazione

Roma, il capo della polizia Carmine Senise invia una circolare ai prefetti ed ai questori invitandoli a prendere contatto con le autorità tedesche per proteggere le installazioni militari germaniche e di evitare disordini.

Milano, il generale Ruggiero accetta la proposta dei partiti antifascisti di armare una Guardia nazionale in funzione antitedesca.

Torino, il generale Adami Rossi rifiuta la proposta dei partiti antifascisti e dei sindacati di distribuire armi alla popolazione per resistere ai tedeschi.

Roma, durante la notte il generale Giacomo Carboni consegna a Longo e Trombadori tre autocarri carichi di armi.

Zagabria, Ante Pavelic dichiara guerra all'Italia ed annuncia che Hitler ha riconosciuto “allo Stato indipendente della Croazia non solo la Dalmazia ma anche le città di Fiume e Zara”.



9 settembre: gli alleati sbarcano a Salerno incontrando una violenta resistenza da parte dei tedeschi.

Roma, un dispaccio radio, trasmesso alle ore 1,35 dallo Stato maggiore, ordina di “reagire immediatamente ed energicamente et senza speciali ordini at violenza armata germanica”, ma sottolinea anche che non deve “essere presa iniziativa atti ostili contro germanici”. Alle 0,20 un altro dispaccio ordina ai comandi subalterni di “dare preavviso dei movimenti ai Comandanti tedeschi” e di non compiere atti ostili contro le truppe

Roma, il capo di Stato maggiore Roatta ordina al generale Carboni di ripiegare con tutte le sue truppe su Tivoli, abbandonando Roma. Alle ore 18, Carboni comunica ai tedeschi che può esaminare la loro richiesta di cessare i combattimenti. Gli alti ufficiali rimasti in città creano il Comando militare della città aperta di Roma, che continuerà a collaborerà con le forze armate tedesche, operando sulla base di vecchie direttive.

Le Divisioni Granatieri Piave e Ariete contrastano l’avanzata dei reparti tedeschi verso Roma.

Alle 5,10 il re e Badoglio, accompagnati dalle più alte cariche militari e civili, abbandonano Roma diretti a Pescara, dove un’unità della Marina li porterà a Brindisi sotto la protezione degli alleati. Nasce il governo del Sud.

Roma, si combatte a porta San Paolo e in altri quartieri della capitale. L'esercito con il sostegno della popolazione si oppone all’avanzata tedesca guidata dal Maresciallo Kesserling.

ll Comitato nazionale delle opposizioni comunica la nascita del Comitato di Liberazione Nazionale (Cln). In ottobre cominceranno a nascere i Cln regionali e locali. Il primo Cln è composto da Giorgio Amendola (Pci), Mauro Scoccimarro (Pci), Meuccio Ruini (Democrazia del lavoro), Alcide De Gasperi (Dc), Pietro Nenni (Psiup), Giuseppe Romita (Psiup), Ugo La Malfa (Pd’a), Sergio Fenoaltea (Pd’a) e Alessandro Casati (Pli).

Il generale Gastone Gambara arriva a Fiume ma, invece di organizzare la resistenza contro i tedeschi, si schiera al loro fianco. Aderirà, successivamente, alla Rsi.

Roma, il generale Ruggiero rifiuta di consegnare le armi necessarie per armare la popolazione, come proposto dai partiti antifascisti, venendo meno agli impegni assunti il giorno precedente.

L’Amg richiede per la Sicilia 30.600 tonnellate di generi alimentari da consegnarsi, al massimo, entro il 15 ottobre.

Londra
, Churchill scrive a Roosevelt: “La gente deve essere gradualmente portata a rendersi conto di ciò che noi e il nostro Stato maggiore abbiamo così chiaramente in testa, e cioè la conversione dell’Italia in un partner attivo nei confronti della Germania. Benché non possiamo riconoscere l’Italia come alleato nel pieno senso della parola, ci siamo trovati d’accordo nel fatto che le si debba permettere di guadagnarsi il passaggio e che un appoggio utile contro il nemico non solo sarà aiutato, ma anche ricompensato”.

Reggio Emilia, i tedeschi occupano le caserme e gli uffici pubblici deportando molti soldati. La sera si costituisce il Comitato Militare del PCI. Ugo Guerriero, che aveva assunto la reggenza della Prefettura, si mette agli ordini del Comando delle SS e fa affiggere un manifesto nel quale si ammoniscono i cittadini a turbare l'ordine pubblico fino a punire i sabotatori con la morte. Il coprifuoco è fissato alle ore 20

Un gruppo di 40 operai del cantiere San Rocco di Muggia (Ts), equipaggiato con viveri e munizioni, al comando del comunista Luigi Frausin, si attesta sulle colline sopra Dolina e da vita al Battaglione Trieste.

Anghiari (Arezzo), riescono a fuggire dal campo di internamento gran parte dei confinati anarchici.

All’indomani dell’annuncio dell’armistizio si svolgono numerose manifestazioni. A Bologna, dove già la sera del 8 si è svolta un’imponente manifestazione, in Piazza Maggiore parla Amerigo Clocchiatti che pronuncia forti parole di incitamento alla lotta unitaria per la pace e la libertà, per la cacciata dei tedeschi. La federazione bolognese del Partito comunista proclama lo sciopero generale.

Anzola Emilia (Bo), la popolazione assalta l’ammasso: intervengono i tedeschi che sparano. Due donne uccise.



10 – 15 settembre: Bologna, gli ammassi granari di numerosi centri della provincia sono assaliti dalla popolazione che impongono la distribuzione delle eccedenze.



10 – 11 settembre: Scandiano (Re), numerosi cittadini assaltano l’ammasso del grano che è poi distribuito alla popolazione. Qualche giorno dopo è assaltato l’ammasso di Viano.



10 settembre: Forlì, il General Kommando del II SS Panzer Korps comunica al prefetto che “tutti gli stabilimenti di produzione di generi alimentari (incluse fabbriche tabacchi e distillerie) situati nella Vostra provincia sono da considerarsi sequestrati dalle Forze Armate Germaniche”.

Reggio Emilia, la popolazione vuota alcuni magazzini di materiali e depositi di grano.

Roma, le truppe che difendono la città sono si arrendono. L’ambasciatore tedesco Rudolph Rahn è nominato - insieme al comandante delle SS, generale Karl Wolff - plenipotenziario del Reich in Italia.

Roma, il giornale sindacale Il lavoro italiano, stampato mentre sono ancora in corso i combattimenti a Porta San Paolo e diretto dal comunista Mario Alicata, dal democristiano Alberto Canaletti Gaudenti e dal socialista Olindo Vernocchi, esce con il titolo a tutta pagina: “Tutta la nazione combatte per la sua pace”.

Milano, il generale Vittorio Ruggero stipula un accordo con i comandi tedeschi in base al quale i militari italiani rimangono provvisoriamente in armi. E lancia un “proclama ai milanesi” nel quale afferma: “Chiunque userà le armi contro chiunque sia, sarà senz'altro passato per le armi sul posto. Da questo momento sono proibite nel modo più assoluto le riunioni anche in locali chiusi, salvo quelle del culto nelle chiese. All'aperto non potranno aver luogo riunioni di più di 3 persone. Contro gruppi di numero superiore sarà senza intimazione aperto il fuoco dalla forza pubblica”.

Milano, i tedeschi nominano Carlo Riva prefetto.

Torino, dopo tre giorni di agitazioni e comizi, la folla comincia a defluire. Nel pomeriggio, il generale Adami Rossi fa entrare i tedeschi in città.

Fiume, il generale Gastone Gambara, rientrato da Roma, emette un’ordinanza che vieta la ricostituzione dei partiti politici perché “nel grave momento che l’Italia attraversa, c’è un solo partito per tutti, nessuno escluso: quello della concordia, dell’onore, dell’ordine. Nessuna iniziativa da qualunque parte venga sarà da me tollerata”. La sera, la polizia apre il fuoco sulla folla che chiede la liberazione
dei detenuti politici.

Parma, a Villa Braga (si riunisce il gruppo dirigente comunista clandestino per organizzare la resistenza armata



10 - 11 settembre: Terni, si costituisce il Comitato di Liberazione Nazionale. E' composto da Alfredo Filipponi, Vincenzo Inches, Alfredo Urbinati, Arnaldo Lippi, Arduino Pellegrini, e coordinato da Gino Scaramucci. Il Comitato incontra subito il generale comandante del presidio militare cittadino, per chiedere di armare i lavoratori e organizzare la resistenza contro l'occupazione militare di Terni da parte delle truppe naziste. A seguito del fallimento dell'incontro, si decide di procedere senza indugio all'avvio della lotta partigiana e all'invio dei primi uomini sui monti tra Arrone, Polino e Piediluco.



11 settembre: Nola (Na), soldati tedeschi della divisione corazzata Herman Goering fucilano 14 persone (10 ufficiali, un soldato e 3 civili)

Roma i romani leggono sui muri la prima ordinanza di Kesserling che dichiara territorio di guerra il territorio italiano a lui sottoposto, istituendo la legge marziale per ogni minimo atto contro le forze armate tedesche. 
"(...) Così, settantatré anni dopo l'entrata dell'esercito italiano nella capitale dello Stato pontificio, Roma cessava di essere la capitale d'Italia. Il pontefice tornò a essere l'unico sovrano residente nella Città Eterna, mentre nel sud e nel nord dell'Italia si costituivano due Stati italiani senza capitali. Dall'11 settembre 1943 al 5 giugno 1944, la sorte di Roma "città aperta", occupata dai tedeschi e bombardata dagli Alleati, fu legata all'esito di una guerra combattuta sul suolo della penisola da eserciti stranieri provenienti da tutte le parti del mondo. Divenuta una sorta di città di confine, «posta entro le linee affrontate di due armate nemiche e di due mondi in lotta», scrisse un giornalista, Roma si trasformò «in una giungla di pietra, in una intricata foresta di marmo e di cemento, insidiata da fiere e arcane presenze di minacce ostili. E la vita vi fu come in una foresta e in una giungla. Il sospetto, la frode, il terrore, l'agguato, l'intimidazione e la blandizie, la fuga e l'occultamento, furono le caratteristiche della vita di questi nove mesi» (...) Per nove mesi, la "città aperta" fu in balia dei nazisti e dei fascisti che dominarono con metodi spietati. Il 16 ottobre, le SS rastrellarono 1022 ebrei romani e li spedirono ai campi di sterminio (...)" (Emilio Gentile - Roma preda degli stranieri -Il sole 24ore domenica 5 maggio 2013)



12 settembre: un gruppo di SS, guidate da Otto Skorzeny libera Mussolini dalla prigio­nia sul Gran Sasso. E' il primo atto che permetterà di arrivare alla nascita della Rsi. Mentre al sud si forma il Regno di Brindisi, al nord (il parallelo di divisione è dato da quello mobile stabilito dal fronte), dopo la liberazione, il Duce stesso nomina i ministri del nuovo governo fascista repubbli­cano (23 settembre). L’Italia si trova così nelle mani di un Re aspramente criticato da tutti i Partiti e che finirà i suoi giorni in esi­lio e di un capo dello Stato, ricono­sciuto solo da pochi fedelissimi, che finirà ucciso per volontà dei partiti stessi. L’Italia diventa così un grande campo di battaglia dove si fronteg­giano i tedeschi contro gli alleati e italiani contro italiani. Il sud diventa terra di conquista degli alleati, il nord dei tedeschi. Si trattò di un’autentica occupazione: “Non si saprebbe come altro chiamare un regime armistiziale - scrive Silvio Bertoldi - in cui la controparte è privata di ogni diritto giuridico, di ogni funzione amministrativa, in cui ogni atto go­vernativo avviene su licenza e sotto controllo, in cui esiste la censura e circola d’imperio la moneta d’occupazione, in cui si pagano le spese di guerra all’occupante, dove nessuna sovranità è riconosciuta, dove viene fatta passare per armistizio una resa incondizionata e dove questo stesso armistizio è imposto con clausole nascoste al vinto al momento della firma” (Silvio Bertoldi, Salò, Rizzoli).

Il giorno 14 Mussolini, dopo una breve sosta alla Rocca delle Caminate, raggiunge in volo Monaco di Baviera dove lo attendono alcuni fedelissimi (Pavolini, Ricci, Preziosi, ecc.), poi si incontra con Hitler nel quartier generale del Fuhrer. Lancia un messaggio radiofonico agli italiani: nasce la Rsi sotto la direzione del Partito Fascista Repubblicano (Pfr).

Roma, il Cln approva un ordine del giorno: “Il Comitato di liberazione nazionale constata dolorosamente che l’abbandono del loro posto da parte del sovrano e del capo del governo ha intaccato e distrutto la possibilità di resistenza e di lotta da parte dell’esercito e del popolo, e decide per la riscossa e per l’onore italiano”.

Cuneo, un gruppo di giovani guidato dagli azionisti Duccio Galimberti e Dante Livio Bianco, si rifugia, armato, sulle montagne circostanti la città. Inizia la guerra partigiana. Sempre in Piemonte, a Cavour, si costituisce una banda partigiana, forte di circa 80 uomini, al comando del tenente Pompeo Colajanni, che si attesta sul monte Bracco.

Roma, il responsabile della polizia tedesca telegrafa a Berlino per comunicare che sono stati liberati tutti gli esponenti fascisti e per sapere se “è desiderabile che si costituisca un comitato fascista d’azione”.

Barletta (Ba), per rappresaglia per l'armistizio, soldati della divisione corazzata Herman Goering e di un reparto di SS fucilano 13 persone (11 vigili urbani e due netturbini). Dodici morirono sotto il fuoco tedesco, il tredicesimo riuscì miracolosamente a salvarsi.



13 settembre: Cina, Chan Kai-shek è nominato presidente della repubblica cinese, con capitale a Nanchino.

Berlino, Hitler firma le direttive che affidano al controllo di Albert Speer le industrie italiane.

Milano, si insedia il colonnello Walter Rauff che diventerà l’agente di collegamento fra il generale Wolff e la Curia milanese. Scriverà poi, Rauff: “Al 13 settembre quando sono giunto a Milano la Questura era del tutto paralizzata, l’ufficio politico non esisteva più e quello criminale dava ben pochi segni di vita. Mi sono subito fatta la convinzione che era necessario cambiare tutto il personale (….). Rauff passerà alla storia come l'inventore delle camere a gas mobili.

Roma, Vittorio Emanuele III invia un messaggio alla nazione per affermare che la sua fuga è derivata dall’intento di evitare “più gravi offese a Roma capitale intangibile della Patria (…) e per annunciare che “tornerà a splendere la luce eterna di Roma e d’Italia (…) essendo il vostro Re ieri come oggi sempre con voi indissolubilmente legato al destino della nostra Patria immortale”.

Il generale Angelo Cerica, comandante dell’Arma dei carabinieri, abbandona il suo posto e fugge dalla capitale nascondendosi in Abruzzo con l’aiuto del maresciallo Rodolfo Graziani. 

Bologna, sui muri della città compare il primo bando tedesco (Bekanntmachung) che ammonisce perentoriamente i negozianti a far funzionare regolarmente i loro esercizi, obbliga tutti a recarsi al lavoro e annuncia che ogni tentativo sovversivo era passibile di pena di morte.

Pesaro, i tedeschi occupano la città che viene individuata come baluardo orientale di quella che poi diventerà la Linea Gotica.



14 settembre: Cefalonia, la Divisione Acqui, forte di 10.000 uomini, rifiuta di arrendersi ai tedeschi. La battaglia terminerà con la fucilazione dei soldati italiani sopravvissuti. I pochi superstiti si affiancheranno ai partigiani greci e continueranno a combattere contro i nazisti.

Milano, si riunisce la direzione del Pci rimasta al nord (Novella, Roasio, Negarville, Massola) con Pietro Secchia, appositamente giunto da Roma.

Quartiere generale tedesco, incontro Mussolini - Hitler. Secondo il resoconto che farà Mussolini a Carlo Silvestri il 9 dicembre 1943, Hitler, dopo aver descritto in quali condizioni avrebbe dovuto ridurre l’Italia dopo il tradimento, gli dice esplicitamente: (…) se voi mi deludete, io devo dare l’ordine che il piano punitivo venga eseguito…L’Italia settentrionale dovrà invidiare la sorte della Polonia se voi non accettate di ridare valore all’alleanza fra la Germania e l’Italia mettendovi a capo dello Stato e del nuovo governo. In tal caso, il conte Ciano non vi sarà naturalmente consegnato: egli sarà impiccato qui, in Germania”.



15 settembre: Mussolini fonda il Partito fascista repubblicano. Detta, anche, le prime disposizioni: “n.1) Ai fedeli camerati di tutta Italia. Da oggi 15 settembre 1943, assumo nuovamente la suprema direzione del fascismo in Italia. n.2) Nomino Alessandro Pavolini alla carica provvisoria di segretario del Pnf che da oggi si chiamerà Partito repubblicano fascista. n.3) Ordino che tutte le autorità militari, politiche, amministrative e scolastiche, nonché tutte quelle che vennero esonerate dalle loro funzioni da parte del governo della capitolazione, riprendano immediatamente i loro posti e i loro uffici. n.4) Ordino l’immediato ripristino di tutte le istituzioni del partito con i seguenti compiti: a) di appoggiate efficacemente e cameratescamente l’esercito germanico che si batte sul territorio italiano contro il comune nemico; b) di dare al popolo immediata, effettiva assistenza morale e materiale; c) di riesaminare la posizione dei membri del Partito in rapporto al loro contegno di fronte al colpo di stato della capitolazione e del disonore, punendo esemplarmente i vili e i traditori; n.5) Ordino la ricostituzione di tutti i reparti e le formazioni speciali della Milizia volontaria per la sicurezza dello Stato”.

Ischia, i tedeschi uccidono Gino Lucetti, l’anarchico autore dell’attentato a Benito Mussolini l’11 ottobre 1926. Era stato appena scarcerato dal penitenziario di Santo Stefano.

Pistoia, al seguito delle truppe tedesche rientra in città Licio Gelli.

Reggio Emilia, a Villa Gavassa la popolazione asporta da un deposito 3000 fusti di benzina.



16 settembre: Benito Mussolini dispone: “Completando gli ordini dei giorni precedenti ho incaricato il Luogotenente generale Renato Ricci del comando in capo della Mvsn”.

Bologna, nasce, sulla base di un accordo tra comunisti, socialisti e azionisti, il Cln regionale (Clner). La riunione costitutiva si tiene in un appartamento al n. 2 di via Oberdan. Sono presenti: Armando Quadri per il Partito d’Azione, Francesco Colombo per i repubblicani, il comunista Paolo Betti e Verenin Grazia per il Psiup.
Lo stesso giorno, per esigenze di prudenza cospirativa, Arturo Colombi lascia Bologna. La direzione della federazione comunista bolognese sarà così assunta da Giuseppe Alberganti (Cristallo).

Canfanaro (Istria), i nazisti trucidano 26 civili.

Reggio Emilia, compare per la prima volta I Fogli Tricolore, giornaletto clandestino ciclostilato di orientamento cattolico



16 – 18 settembre: Crotone, i contadini occupano i fondi di Spartizzi e Acquadolce di proprietà del barone Berlingeri.



17 settembre: Lugano, s’incontrano per la prima volta i rappresentanti dei servizi segreti alleati, John Mc Caffery e Allen Dulles con i rappresentanti del CLN, Alberto Damiani, Adolfo Tino, Ernesto Rossi e Rodolfo Morandi. Non è mai stato reso noto il contenuto dei colloqui.

Udine, il colonnello Ermacora Zuliani costituisce, radunando militari appartenenti ai vari corpi delle forze armate, il gruppo CC.nn. Tagliamento.

Modena, le operaie della Manifattura tabacchi scioperano chiedendo – e ottenendo – l’allontanamento di un ex fiduciario e di una capo officina fascisti.



18 settembre: Monaco di Baviera, con un radiomessaggio, Mussolini informa i “camerati fedeli di tutta Italia” che ha ripreso la direzione del fascismo, ripetendo gli ordini dettati il 15 settembre. Mussolini dispone inoltre: “Il Pfr libera gli ufficiali delle forze armate dal giuramento prestato al re, il quale, capitolando alle condizioni ben note e abbandonando il suo posto, ha consegnato la nazione al nemico e l’ha trascinata nella vergogna e nella miseria”.

Reggio Emilia, oltre 4.000 lavoratori delle Reggiane scioperano dalle 10 alle 10,30. La manifestazione ha anche chiari significati pacifisti così come quella del giorno successivo che coinvolgerà 2.500 operai. La stessa richiesta di pace arriva dai lavoratori della Landini di Fabbrico che nel pomeriggio effettuano uno sciopero bianco.



19 settembre: Boves (CN), i tedeschi fucilano 23 persone, tra cui il parroco e il commissario prefettizio che vengono bruciati vivi, per rappresaglia per l’uccisione di un soldato tedesco.

Modena, gli operai dello stabilimento Giusti incrociano le braccia per mezz'ora chiedendo la fine della guerra. Quattro componenti della Commissione Interna sono arrestati e condannati dal tribunale militare di Bologna a un anno e sei mesi di carcere.

Sono ufficiosamente riconosciute come indipendenti dall’Allied Military Governement (Amg) le province di Brindisi, Bari, Lecce e Taranto.

Curtatone (Mn), i tedeschi fucilano dieci soldati italiani prelevati dal campo di concentramento del Gradaro. Nei giorni precedenti erano stati fucilati il capitano Renato Marabini con altri soldati catturati. Seguirono poi l'uccisione di Giuseppina Rippa l'11 settembre e la fucilazione di don Eugenio Leoni il giorno 12



20 settembre: Roma, le SS si impadroniscono delle 118 tonnellate di oro che costitui­scono il te­soro della Banca d’Italia.



21 settembre: Matera, la popolazione insorta obbliga i tedeschi a ritirarsi, dopo che sono stati uccisi per rappresaglia 16 civili e sei militari.
Dopo l'armistizio i fascisti abbandonarono il Palazzo della Milizia che fu temporaneamente occupato dai soldati tedeschi mentre la popolazione, esasperata dai saccheggi e dai soprusi compiuti dagli invasori che si preparavano alla ritirata, si organizzava e si armava con l'appoggio dell'esercito italiano. 
Nei giorni seguenti la situazione si fece sempre più drammatica e a partire dalla metà del mese cominciarono gli arresti di civili e militari rinchiusi dai tedeschi nel Palazzo della Milizia, tra cui Natale Farina e Pietrantonio Tataranni, due soldati materani di ritorno dal fronte arrestati nel primo pomeriggio del 21 settembre.
La scintilla che fece precipitare una situazione di già grave tensione avvenne subito dopo, quando ci fu un conflitto a fuoco tra due militari italiani e due soldati tedeschi che stavano rapinando una gioielleria, in cui ebbero la peggio questi ultimi due. I cittadini materani testimoni dell'episodio, pur sapendo di andare incontro a una dura rappresaglia, cercarono di nascondere i due cadaveri ma non servì perché i nazisti insospettiti da strani movimenti si accorsero di quanto accaduto. Subito dopo un militare tedesco che si trovava in una sala da barba fu accoltellato da un altro cittadino materano, Emanuele Manicone, che appena compiuto il gesto corse per le st
rade per chiamare a raccolta i suoi concittadini affinché corressero alle armi.
Seguirono circa tre ore di violenta guerriglia; il Sottotenente Nitti per proteggere la cittadinanza decise di armare sia i militari che i civili dislocandoli in varie zone strategiche della città, tra cui la Prefettura che i tedeschi cercavano di assaltare; ne seguirono diversi conflitti a fuoco in cui persero la vita i civili Eustachio Guida, Francesco Paolo Loperfido, Antonio Lamacchia ed Eustachio Paradiso, oltre a numerosi soldati tedeschi. Dal campanile della chiesetta della Mater Domini un cittadino materano, Nicola Di Cuia, con fucili e bombe a mano fece fuoco sui nemici impedendo loro di avvicinarsi alla Prefettura, e numerosi furono i casi di cittadini intervenuti spontaneamente contro il nemico. Nei pressi della caserma della Guardia di Finanza vi furono altri lunghi momenti di guerriglia, con i finanzieri accorsi in aiuto dei cittadini materani; rimasero uccisi il finanziere Vincenzo Rutigliano, il civile Emanuele Manicone, che nel frattempo era stato incaricato dai finanzieri di guardia al magazzino centrale di chiamare i rinforzi presso il Comando, ed il dottor Raffaele Beneventi, farmacista, che aveva preso parte alla guerriglia sparando dalla finestra della sua abitazione posta nei pressi della caserma della Guardia di Finanza e che fu colpito dalle raffiche di mitragliatrice dei tedeschi.
Gli invasori assediarono anche il palazzo dell'elettricità per lasciare la città al buio e nelle operazioni di occupazione uccisero i civili Raoul Papini, Pasquale Zigarelli, Michele e Salvatore Frangione e ferirono Mirko Cairola. Tuttavia il peggio doveva ancora accadere, immediatamente prima di abbandonare la città i nazisti fecero saltare in aria il Palazzo della Milizia, ormai divenuto una prigione, con al suo interno undici persone tra civili e militari, tra i quali Francesco Farina, intervenuto per chiedere la liberazione del figlio Natale e che invece fu imprigionato insieme al figlio. Secondo alcune testimonianze c'era all'interno del palazzo una dodicesima persona, il cui nome è sconosciuto, forse un bersagliere.
L'insurrezione del popolo materano impedì così ai tedeschi in ritirata di radere al suolo molti palazzi della città, ed evitò inoltre il bombardamento sulla città da parte degli alleati, che giunsero a Matera provenienti da sud immediatamente dopo quella tragica giornata. (Wikipedia)



22 – 25 settembre: Cefalonia, il comandante delle truppe tedesche generale Lienz, in violazione dei patti di resa, esegue l'ordine di massacrare i circa 450 ufficiali e 5000 sottufficiali e soldati superstiti della Divisione Acqui, arresisi dopo la proclamazione dell’armistizio.



23 settembre: Mussolini rientra in Italia, nasce la Repubblica Sociale Italiana. L’ambasciatore tedesco Rudolf Rahn telegrafa al ministro degli Esteri Joachim von Ribbentrop: “L’operazione è avvenuta secondo i piani. La costituzione del governo è terminata a mezzogiorno (…) Solo io sono stato capace di persuadere Graziani ad entrare nel governo un minuto prima della pubblicazione del comunicato”. Rahn informa il ministro che per la sua residenza “il Duce preferirebbe come nuova sede del governo Merano o Bolzano”.

Meina (Novara), 16 cittadini di religione israelita sono uccisi dai tedeschi, forse per ordine del capitano The Saewecke, distaccato al comando dell’hotel Regina di Milano e che, nel dopoguerra, diverrà un alto dirigente della polizia della Germania occidentale e dell'Interpol. E' la prima strage di ebrei in Italia.

L'Aquila, nove giovani tutti non ancora ventenni fuggono per sottrarsi al lavoro obbligatorio. Catturati dai nazisti, sono fucilati.

Torre di Palidoro (Roma), i tedeschi fucilano il vice brigadiere dei carabinieri Salvo D'Aquisto. Si era autoaccusato di un attentato per salvare dalla rappresaglia dei tedeschi 22 civili



24 settembre: annunciata la formazione del governo della Repubblica sociale italiana: Benito Mussolini, presidente del Consiglio e ad interim ministro degli Esteri; Guido Buffarini Guidi, agli Interni; Antonino Tringali Casanova, alla Giustizia; Domenico Giampietro Pellegrini, alle Finanze; Rodolfo Graziani, alla Difesa; Silvio Gaj, all’Economia corporativa; Edoardo Moroni, all’Agricoltura; Carlo Alberto Biggini, all’Educazione nazionale; Gaetano Polverelli, alle Comunicazioni; Fernando Mezzasoma, alla Cultura.

Berlino, il barone von Steengrachtn segretario di stato al ministero degli Esteri, dopo un incontro con il cardinale Cesare Orsenigo, appunta in una nota: “Il nunzio mi ha detto spontaneamente che secondo la sua opinione solo la Germania e il Vaticano, la prima in ambito materiale, la seconda in quello spirituale, sono nella condizione di contrapporsi al pericolo comunista”.



25 settembre: Bologna, tra le 11 e mezzogiorno la città subisce l'incursione aerea più disastrosa di tutta la guerra, soprattutto dal punto di vista delle vittime civili. 120 aerei del 97. e 99. Gruppo bomberdieri del V Stormo USAF sganciano in centro e in periferia un enorme carico di bombe: 840 ordigni da 500 libbre, per un totale di 210 tonnellate di esplosivo. Il sistema di allarme antiaereo si dimostra inefficiente: le sirene suonano quando gli aerei incursori sono già sulla città. E' sabato e molta gente affolla il tradizionale mercato della Piazzola, anch'esso colpito. Si accertano 936 morti tra i civili e più di mille feriti, ma molte altre persone, letteralmente polverizzate dalle esplosioni, risultano disperse. Un calcolo esatto dei morti di questo bombardamento non sarà mai fatto. Alcuni parleranno di oltre 2.000 vittime reali. Oltre 500 edifici sono distrutti, tra cui il teatro Verdi, l'Arena del Sole, il teatro Apollo, il cinema Italia, lo Sferisterio, il Seminario regionale, la nuova sede del "Resto del Carlino" in via Dogali, dove muoiono sette operai. Tra i monumenti colpiti le chiese del Sacro Cuore, San Martino, Santa Maria Maggiore e nuovamente San Francesco. Un ordigno distrugge l'antica farmacia delle Lame, seppellendo il dott. Gattamorta e sua figlia. Nel locale colpito del Monte dei Pegni rimangono sepolti nove dipendenti. Centinaia di persone trovano la morte in un rifugio di fortuna ricavato nel tunnel del canale Cavaticcio, tra le odierne vie Marconi e Leopardi, centrato in pieno da alcuni ordigni. Il bombardamento del 25 settembre provoca un grande esodo di popolazione civile da Bologna: la città appare infatti indifesa e vulnerabile. Migliaia di profughi transitano in file interminabili: a piedi, in bicicletta, i più fortunati su carri e carretti. Scappano sulle colline o in campagna, trovando provvisori rifugi presso parenti e amici. I giornali annunciano che alcune decine di sinistrati bolognesi sono ospitati nella casa del Duce a Riccione (Cfrhttps://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1943/un_bombardamento_devastante).



26 settembre: Roma, il colonnello delle Ss Herbert Kappler ordina ai dirigenti della comunità ebraica di consegnare 200 ostaggi o 50 chilogrammi di oro.

L’ammiraglio Emilio Ferreri, che in un primo tempo aveva aderito alla Rsi, fugge e si rifugia al Sud. Nel dopoguerra diverrà poi capo di Stato maggiore della marina militare dal 1948 al 1955.



27 settembre: iniziano le Quattro giornate di Napoli. L’insurrezione popolare libererà la città prima dell’arrivo delle forze alleate, il 1° ottobre. Il 29 a Ponticelli 40 abitanti sono uccisi durante un rastrellamento contro i renitenti al bando di lavoro coatto imposto dai tedeschi.



28 settembre: Roma, patto d’azione tra PCI e PSIUP. Obiettivo dell’accordo è la realizzazione dell’unità politica della classe operaia.

Roma, i dirigenti della comunità ebraica consegnano a Kappler i 50 chili d’oro, pretesi in cambio della liberazione di 200 ostaggi.

Reggio Emilia: nella canonica di San Francesco si costituisce il Cln provinciale. Ne fanno parte Psi, Pci, Dc e Pd’A. Viene formato anche il Comitato sindacale clandestino.



29 settembre: Milano, Luigi Longo scrive: “Una posizione che respingesse ogni possibilità di collaborazione con le forze badogliane (…) ci precluderebbe ogni possibilità di lavoro su molte formazioni militari, che starebbero lontane da noi e cadrebbero sotto l’esclusiva influenza degli industriali che ne farebbero la propria guardia del corpo (…).

Roma, si svolge un riunione di esponenti socialisti e comunisti che concordano sulla necessità di creare un sindacato unitario e di parlarne ufficialmente con i rappresentanti della Democrazia cristiana.



30 settembre: il capo di Stato maggiore Mario Roatta, nel tracciare le disposizioni relative alla costituzione di grandi unità da impiegare al fianco degli alleati, riferendosi alle caratteristiche del personale da utilizzare, scrive: “Meglio che non gli sbandati di Puglia o di Balcania, meglio che non gli sbandati siciliani, sarebbe conveniente costituirle con prigionieri dell’Africa settentrionale (…) Fra essi troveremo ottimi ufficiali in s.p.e. ed anche ottimi soldati che non hanno subito il collasso morale degli ultimi avvenimenti. Se tali grandi unità fossero costituite sul posto – in Africa settentrionale – lontano dall’influsso deleterio della politica (…) potremmo sicuramente creare grandi unità salde”.



Settembre: Junio Valerio Borghese si incontra con il capitano di vascello Berlin­ghaus, co­mandante della marina tedesca in Italia. Scrive Borghese: “la Decima non poteva accet­tare la capitolazione e il cambiamento di fronte, ma nemmeno cedere armi e impianti ai te­deschi. L’unica soluzione poteva essere (…) un trattato di al­leanza che (…) offrisse alla flottiglia la possibilità di continuare a combattere, man­tenendo la bandiera e la divisa, con­tro il comune nemico angloamericano (…). Berlinghaus (che era giunto a La Spezia il 12 settembre, per cui l’incontro è collo­cabile qualche giorno dopo ndr) si consulta con i suoi supe­riori e in particolare con l’Ammiraglio Donitz. Viene accolta la proposta di Borghese e sti­pulato un regolare trattato che prevede cinque punti:
1. La Decima appartiene alla Marina italiana, dipende dalla Marina italiana, veste uniforme italiana. I suoi uomini, se dovessero presentarsene le circostanze, saranno giudicati da tribunali militari italiani.
2. La Decima batte bandiera italiana.
3. Tutte le unità navali già in possesso della Decima all’8 settembre 1943 tornano in possesso dell’unità
4. La Decima è alleata del Reich germanico e dipende operativamente dal comando germa­nico.
5. Junio Valerio Borghese è riconosciuto comandante della Decima.
Scrive Borghese: “La
nostra posizione di alleati del Grande Reich modificò subitola nostra situazione, per cui non fummo più una testuggine rinserrata e pronta a spa­rare contro tutti, ma un organismo militare i cui componenti potevano presentarsi ovunque, prendere inizia­tive, agire, insomma, con grande libertà di movimento”.

Piemonte, nasce l’organizzazione monarchica Unione Camillo Ca­vour. E’ fondata dal giornalista Gianni Puppo. Vi aderiranno anche il marchese Maurizio Fracassi (poi partigiano della Martini-Mauri e uffi­ciale di collegamento con gli alleati ndr), il conte Vittorio Prunas Tola (cugino del segretario generale del ministero degli Esteri, Renato Prunas), Gian Luigi Colli, capo di gabinetto della Corte d’Appello.

Washington, il cardinale di New York Francis Spellman incontra privatamente il presidente Roosevelt, stilando poi un resoconto della conversazione: “La Cina avrà l’Estremo Oriente – dice il presidente americano – gli Stati uniti il Pacifico, l’Inghilterra e la Russia l’Europa e l’Africa. Gli Stati uniti avranno poca influenza sul continente [europeo] (…) La Russia predominerà in Europa trasformando l’Austria, l’Ungheria e la Croazia in protettorati. Gli Stati europei dovranno sottomettersi a grandi cambiamenti per adattarsi alla Russia, ma in dieci o vent'anni spera che l’influenza europea renderà i russi meno barbari”.

Montenegro, contingenti di 5 divisioni italiane, guidati da ufficiali inferiori e da qualche ufficiale superiore, resistono ai tedeschi e poi si affiancano alle milizie di Tito dando vita alla Divisione partigiana Garibaldi.

Bari, soldati, carabinieri e portuali ingaggiano coi tedeschi una battaglia per la riconquista del porto; a Bitetto si è verificata un’altra sollevazione spontanea contro i paracadutisti germanici. Come in Abruzzo, anche in questi casi si tratta di ribellioni spontanee, non organizzate dai partiti.

Dopo l’armistizio e l’occupazione nazista, il rinato Partito fascista tenta di recuperare spazio tra i lavoratori lanciando il programma della socializzazione. A Modena si lasciano coinvolgere alcuni ex socialisti e sindacalisti raccolti attorno al giornale Giustizia Sociale, poi chiuso d’autorità dagli stessi fascisti. Arresti avvengono a Carpi e a Reggio Emilia.

Cesena, eletta la Commissione Interna alla Arrigoni. La stessa cosa avviene in alcuni stabilimenti del ferrarese nonostante il tentativo d’opposizione delle autorità militari. Alla Magneti Marelli di Carpi la Commissione è eletta per acclamazione. A Modena si insediano le Commissioni nelle principali aziende cittadine.



Ottobre: si organizza, nelle regioni meridionali, una rete di informatori della RSI co­or­di­nata dal principe Valerio Pignatelli con sedi accertate a Napoli, Bari, Taranto, Ca­tania, Cosenza. La rete sarà scoperta nell'aprile successivo. Il principe Pignatelli e sua moglie Maria erano contemporaneamente agenti della RSI e in contatto con l’X-2 (branca che si occu­pava delle operazioni speciali) dell’OSS. Questo partico­lare ufficio era diretto da James Angleton e utilizzava elementi di destra, di solito doppiogiochisti, realizzando una struttura molto simile a quella progettata da Bar­racu: “Un esercito segreto anticomunista, reclutato tra fascisti e neofascisti, una forza che doveva poi prosperare e durare per oltre 40 anni sotto il sinistro nome di Gladio, la corta spada dei gladiatori, simbolo distintivo delle Brigate Nere di Salò” (Peter Tompkin, L’altra Resistenza, Milano 1995).

Trapani, sono arrestate 15 persone accusate di ricostituzione del Pnf e di complotto. Il loro capo, lo studente Salvatore Bramonte, verrà condannato a morte. La pena non sarà eseguita e sarà scarcerato il 26 luglio 1946.

In collaborazione con la n.1 Special Force, è costituito all’interno dell’Ufficio informazioni dello Stato maggiore il gruppo bande e sabotaggio, assegnato alla sezione offensiva, con il compito di (…) raggiungere le bande di patrioti costituitesi ed assicurarne il collegamento con l’Italia liberata; ricercare nella zona assegnata a ciascuna missione i nuclei non ancora noti; fornire notizie sul loro conto e collegarle”.

Milano, affiancano Eugenio Curiel nell'opera di organizzazione del Fronte della gioventù i promotori del Fronte cittadino Raffaele De Grada, Mario De Micheli, Aldo Tortorella, il liberale Semenza, i pittori Treccani e Morlotti, Gillo Pontecorvo, Quinto Bonazzola, i docenti universitari Antonio Banfi e Federico Chabod.

Bologna, esce il giornale clandestino La voce dell’operaio.

Dure accuse ai tedeschi per il “saccheggio dei generi alimentari effettuato negli ammassi e magazzini”. Il Cln da l’indicazione politica di “difendere il pane con l’unione e la solidarietà di tutti nella lotta senza quartiere contro i tedeschi e i traditori al loro servizio”. E ancora: “Trasformare le code che si verificano dal dettagliante, al mercato, negli uffici annonari in dimostrazioni di massa per protestare contro i tedeschi affamatori”.

Rimini, sciolto il Cln dopo la sottoscrizione di un patto di pacificazione con i fascisti.

Modena, a cura dei giovani comunisti e socialisti, è costituito il primo nucleo del Fronte della gioventù.



1° ottobre: costituita l’Alpenvorland e l’Adriatsches Kusterland. Questi territori, che com­prendono il primo le province di Trento, Bolzano e Belluno e il secondo Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e Lubiana, sono sottratti alla giurisdizione dell'Italia e annessi al Reich tedesco.

Riprende la sua attività il Sim, sotto la denominazione di Ufficio informazioni e collegamenti del reparto operazioni del Comando supremo. Il servizio torna ad articolarsi nelle sezioni tradizionali: situazione, offensiva (spionaggio) e controspionaggio. A parte, vengono riorganizzati i Sios delle tre armi: esercito, marina ed aviazione. A capo dell’Ufficio viene posto il colonnello Pompeo Agrifoglio.

Roma, Umberto Salvarezza, già squadrista e faccendiere al servizio del ge­rarca Ezio Maria Gray, spacciandosi per militante comunista, riesce a infiltrarsi nell'organizzazione Bandiera rossa. Per rafforzare al meglio la propria immagine di antifascista, ospita a lungo nella sua abitazione Carlo e Matteo Matteotti, figli di Giacomo.

Da Pompei, gli americani entrano a Napoli, occupando a loro volta una città oramai libera.



2 ottobre: Acerra (Na), i contadini cercano di sbarrare la strada ai mezzi corazzati tedeschi con rudimentali barricate, ma la cittadina viene data alle fiamme e 88 persone uccise per rappresaglia. Altri 40 civili sono uccisi a Conca della Campania e 54 a Bellona.



3 ottobre: le truppe tedesche completano il ritiro da Sardegna e Corsica.

Roma, si svolge una riunione clandestina fra esponenti politici e sindacali di tutti i partiti, fra i quali Pietro Nenni, Giovanni Gronchi e Giorgio Amendola. Gronchi si dichiara favorevole alla creazione di un unico organismo sindacale, ma ricorda che da parte di altri esponenti democristiani esistono in merito riserve e perplessità.



4 ottobre: dichiarazione delle quattro superpotenze relativa alla sicurezza generale, emessa al termine della conferenza di Mosca. La procedura di consultazione in essa pre­vista fra i membri delle nazioni unite per il mantenimento della pace, verrà riprodotta nello statuto delle Nazioni Unite. Viene inoltre decisa l’istituzione di una Commissione per la punizione dei crimini di guerra.

Palermo, il barone Lucio Tasca, latifondista ed esponente di vertice del movimento separatista, diventa sindaco della città. Anni dopo il pentito Tommaso Buscetta affermerà che Tasca era affiliato alla famiglia di Porta Nuova.
La giunta comunale è composta da Guido Napoli, Filippo Sanfilippo, Roberto Indovina, Luigi Buffa, Bernardo Mattarella, Rocco Gullo, Antonino Varvaro, Antonio Ramirez, Nicolò Maggio, Antonio Calderone, Giuseppe Paladino, Francesco Paolo Tumminello, Fabrizio Alliata di Pietratagliata, Alberto Samonà con la supervisione di Charles Poletti e del prefetto Francesco Musotto.

Roma, esce clandestinamente il primo numero de “La voce operaia”, stampato a cura dei cattolici comunisti.

Lanciano, la popolazione insorge contro le truppe tedesche impegnandole in 3 giorni di durissimi scontri: nella battaglia 23 civili italiani.

Capua, dopo la ribellione della popolazione, i tedeschi impiccano per rappresaglia Carlo Santagata, di 15 anni.

Isola di Coo (Grecia), 103 ufficiali del 10° reggimento fanteria, prigionieri di guerra, sono uccisi dai nazisti.



5 ottobre: Roma, esce il primo numero di Bandiera rossa, organo del Movimento comunista d’Italia, che critica pesantemente il Pci per la sua linea politica. Nell'editoriale, intitolato “In linea”, scrive: “Il movimento comunista: 1) svolge attività propagandistica ed organizzativa sulle seguenti basi programmatiche: socialismo marxista, tattica intransigente e conquista rivoluzionaria del potere; costituzione sovietica dei lavoratori del braccio e della mente, di tutte le categorie. 2) cura attivamente il collegamento tra i comunisti di tutte le regioni per raggiungere su basi marxiste la unificazione delle forze del proletariato e la costituzione di un grande partito di democrazia operaia”.



6 ottobre: Madrid, l’ambasciatore tedesco Hans Heinrich Dieckhoff, informa il ministero degli Esteri che Francisco Franco ha rifiutato l’invito rivoltogli di riconoscere il governo della Rsi. Altrettanto faranno Portogallo, Svezia, Svizzera, Turchia, Argentina e Vaticano. Solo Romania, Bulgaria, Croazia, Slovacchia, Ungheria e Giappone riconosceranno il nuovo governo repubblicano.

La direzione del Pci indirizza una lettera a quella del Partito comunista sloveno: “Noi dobbiamo manifestare il nostro completo disaccordo con voi. Noi siamo dell’opinione che, per il momento almeno, la nostra posizione di principio, dell’autodeterminazione dei popoli, dell’autodecisione sino alla separazione, sia assolutamente sufficiente alle necessità della lotta. Noi possiamo sostenere senza difficoltà, e sosteniamo, la parola d’ordine di una Slovenia libera e unita, e quindi il diritto al distacco delle regioni slovene. Ma, beninteso, questo principio deve valere anche per quei gruppi etnici italiani che potessero venire a trovarsi in una situazione particolare come, per effetto della guerra, quelli della Venezia Giulia”.



7 ottobre: il Comando militare tedesco emana l’ordine di arresto e deportazione in Germania di 1.500 carabinieri in servizio a Roma.

Bellona (Ce), i tedeschi per ostacolare l'avanzata degli alleati, fanno saltare diverse case. Un giovane bellonese, accorso alla difesa della sorella, uccide un soldato tedesco e ne ferisce un altro. Per  rappresaglia i tedeschi fucilano 54 abitanti del paese nei pressi di una cava di tufo



8 ottobre: Roma, la Segreteria di stato vaticana registra la risposta della Legazione britannica circa un possibile intervento a favore degli ebrei polacchi, come richiesto dal rabbino Herzog, che suggerisce di interessare direttamente il governo inglese. Un funzionario della Segreteria di stato propone di non dare corso al suggerimento: “Non so se convenga interessare monsignor Delegato apostolico. Allo stato attuale delle cose non mi sembrerebbe opportuno (…). Conviene forse attendere”. Il cardinale Maglione accetta il suggerimento e postilla di suo pugno: “Attendere”. Mons. Luigi Maglione



9 ottobre: Milano, Il Corriere della Sera pubblica un articolo a favore del mantenimento in vita delle commissioni di fabbrica su basi elettive, perché esse sono “una necessità della vita organizzativa, nonché una garanzia, e forse la maggiore, che i diritti riconosciuti ai lavoratori, riconosciuti nei patti liberamente stabiliti, non vengano manomessi nell'applicazione che se ne fa nelle aziende”.



10 ottobre: alcuni giornali clandestini, fra i quali L’Avanti!, pubblicano il comunicato dei sindacalisti antifascisti del 23 settembre che reca le firme di Buozzi, Grandi, Di Vittorio, Casali, De Ruggiero, Roveda, Vanoni, Ferruzzi, Quarello, Lizzadri.



11 ottobre: Berlino, Ernst Kaltenbrunner invia un telegramma alle autorità tedesche in Italia sulla questione ebraica: “L’immediata e completa eliminazione degli ebrei in Italia è di particolare importanza per la situazione interna e la politica italiane. Il suo rinvio non può essere preso in considerazione come non può esserlo l’idea di usare gli ebrei per i lavori forzati sotto il controllo delle autorità italiane che sarebbero molto probabilmente improduttivi. Se la deportazione venisse ritardata altri ebrei avrebbero l’opportunità di rifugiarsi presso famiglie italiane amiche e scomparire”.



13 ottobre: l’Italia dichiara guerra alla Germania. All'Italia, però, non è riconosciuta la condizione di nazione alleata degli anglo americani, ma quella di nazione cobelligerante intendendo con ciò lo stato di nemico vinto che combatte contro gli ex alleati.

Roma, le SS arrestano Umberto Salvarezza perché trovato in possesso di numerose divise della Pai (Polizia Africa italiana).

Spoleto, i partigiani al comando del capitano Ernesto Melis fanno evadere dal locale carcere i detenuti politici.

Caiazzo (Caserta), i tedeschi trucidano 22 civili, tra cui 10 bambini e 7 donne.



14 ottobre: Roma, il cardinale Maglione richiama l’attenzione dell’ambasciatore tedesco sulla gravità della situazione che si verrebbe a determinare a Roma, nel caso che le truppe tedesche abbandonassero la città alcuni giorni prima dell’arrivo di quelle alleate, dato che “le forze di polizia qui rimaste si troverebbero nell'impossibilità di prevenire o reprimere un moto insurrezionale comunista”.

Bologna, ordinanza tedesca con la quale si obbliga a denunciare entro il mese tutte le automobili private, gli autocarri, gli autobus, i motocicli, i rimorchi e i trattori. Dal 15 novembre per usare un automezzo occorrerà uno speciale permesse rilasciato dalla Prefettura e controfirmato dai tedeschi. Inoltre nessun automezzo può essere modificato, comprato o venduto senza autorizzazione.



15 ottobre: nel documento Political dilemma in Italy, l’Oss osserva: “L’impiego di un movimento clandestino è del tutto incompatibile con il persistere nel mantenimento dello status quo politico e sociale. Una lotta partigiana in uno Stato fascista è sostanzialmente una lotta rivoluzionaria. Il suo obiettivo è il sovvertimento della struttura esistente (…). I movimenti partigiani, se persuasi che gli eserciti anglo americani intendono unicamente restaurare una versione più o meno riveduta e corretta del vecchio regime, si rivolgeranno inevitabilmente agli unici disposti ad aiutarli nella loro missione di ricostruzione sociale: vale a dire, all’Unione Sovietica. E la posta in gioco non è solamente l’Italia bensì l’intero sistema di alleanze politiche tra i movimenti clandestini dell’intera Europa”.

Il ministro della Cultura popolare della RSI, Fernando Mezzasoma, emana una direttiva per la stampa: “I giornali non devono pubblicare appelli per la pacificazione delle menti e la concordia degli spiriti, per la fraternizzazione degli italiani. Dopo 45 giorni di avvelenamento della pubblica opinione, di scandali, di predicazioni d’odio e di caccia all'uomo, certe manifestazioni pietistiche rivelano solo viltà e tiepidezza”.

Parma, riunione clandestina dei partiti antifascisti parmensi nello studio del notaio Giuseppe Micheli, nasce il Comitato di liberazione nazionale di Parma



16 ottobre: le SS rastrellano il ghetto di Roma: oltre mille ebrei (1024), tra cui donne e bambini, vengono deportati nei campi di sterminio tedeschi dove, la maggior parte di essi morirà. Gli ebrei romani pensavano di essere al sicuro: qualche giorno prima, infatti, il maggiore delle SS Kappler li aveva costretti a versare, per impedire la deportazione, una taglia di 50 kg d’oro.

Roma, il Comitato centrale di liberazione nazionale approva un documento nel quale si afferma che compito e necessità suprema della riscossa nazionale è la guerra di liberazione la cui conduzione non può riconoscersi nel Re e in Badoglio. Si chiede la costituzione di un governo espressione delle forze che hanno sempre lottato contro il fascismo.

Roma, il nipote di Pio XII, Carlo Pacelli, incontra monsignor Alois Hudal al quale sollecita un intervento presso le autorità germaniche per porre termine agli arresti in corso nella capitale. Hudal scrive una lettera al generale Stahel, governatore militare della capitale, nella quale chiede che cessino gli arresti ventilando “il pericolo che il Papa possa prendere pubblicamente posizione in contrario”.



17 ottobre: Roma, il cardinale Luigi Maglione convoca l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Ernst von Weizsacker, al quale chiede un intervento a favore degli ebrei romani “in nome dell’umanità, della carità cristiana”. Il diplomatico invia un dispaccio, in giornata, al ministero degli Esteri a Berlino affermando che “la Curia è particolarmente colpita dal fatto che l’azione si è svolta per così dire, sotto le finestre del Papa” e ipotizza il pericolo che “gli ambienti di Roma che ci sono ostili sfruttino questa azione per obbligare il Vaticano a scostarsi dal suo riserbo” e a dissentire pubblicamente dagli arresti compiuti nella capitale.

Mosca, si apre la conferenza fra i ministri degli Esteri sovietico, americano e britannico – Molotov, Hull e Eden – che stabiliscono di creare un’organizzazione di pace internazionale ed una commissione per la punizione dei crimini di guerra. Creano inoltre un organismo consultivo, l’Advisory Council of Italy, esteso anche ai rappresentanti di Grecia, Francia e Jugoslavia per l’elaborazione di direttive da imporre al governo italiano. In relazione a questo punto viene stilata una dichiarazione: “I ministri degli Affari esteri degli Stati uniti, del Regno unito e dell’Urss hanno constatato che i loro tre governi sono in completo accordo sul fatto che la politica estera alleata nei riguardi dell’Italia debba essere basata sul fondamentale principio che il fascismo, tutta la sua perniciosa influenza e tutto ciò che da esso deriva, deve essere totalmente distrutto e che al popolo italiano deve essere data ogni possibilità di stabilire le sue istituzioni di governo e le altre sulla base dei principi democratici. I ministri degli Affari esteri degli Stati uniti e del Regno unito dichiarano che l’azione dei loro governi all’inizio dell’invasione del territorio, nei limiti consentiti dalle supreme esigenze militari, è stata basata su questa politica. Nella continuazione di tale politica per il futuro, i ministri degli Esteri dei tre governi hanno concordato che le seguenti misure rivestono particolare importanza e debbono essere attuate: 1) E’ essenziale che il Governo italiano venga reso più democratico con la inclusione di rappresentanti di quei settori del popolo italiano che si sono sempre opposti al fascismo. 2) La libertà di parola, di culto, di opinione politica, di stampa e di pubblica riunione debbono essere restituite in misura totale al popolo italiano, il quale deve avere anche il diritto di formare gruppi politici antifascisti. 3) Tutte le istituzioni e le organizzazioni create dal regime fascista debbono essere soppresse. 4) Tutti gli elementi fascisti o filofascisti debbono essere rimossi dall'Amministrazione e dalle istituzioni e organizzazioni di carattere pubblico. 5) Tutti i prigionieri politici del regime fascista debbono essere rilasciati e deve essere loro accordata completa amnistia. 6) Debbono essere creati organi democratici per l’amministrazione locale. 7) I capi fascisti e i generali dell’esercito conosciuti o sospetti per essere criminali di guerra debbono essere arrestati e consegnati alla giustizia”.



19 ottobre: il generale Emilio Canevari concorda con ufficiali delle SS la creazione di una divisione italiana SS forte di 13 mila uomini più altri 3 mila da addestrare a compiti di polizia, sotto la esclusiva responsabilità delle SS.



22 ottobre: Roma, nella borgata di Pietralata la popolazione affamata saccheggia i magazzini viveri dell’8° reggimento del Genio, nonostante l’intervento delle truppe tedesche che aprono il fuoco, catturando numerosi prigionieri: 10, buona parte militanti di Bandiera rossa, vengono fucilati.

Roma, Bandiera rossa scrive che dal proletariato si leva “un grido di dolore (…) sulle beghe politiche che non fanno che rafforzare la borghesia. Questo grido chiede non più comitati o partiti di questa o quella sfumatura (…) esso chiede una rappresentanza unitaria di tutto il proletariato”.



24 ottobre: Palermo, si costituisce il Fronte unico siciliano unitario con un manifesto firmato da Giuseppe La Loggia; Giovanni Baviera, rettore dell’Università di Palermo; Salvatore Aldisio; Antonio Ramirez; Bernardo Mattarella; Franco Restivo; Giuseppe Alessi; Antonio Lo Presti; Giuseppe Montalbano; Mario Mineo e Gastone Canziani. Il Fronte si propone di ottenere l’autonomia amministrativa della Sicilia da parte dello Stato.



25 ottobre: Milano, i componenti del Cln suggeriscono a quello romano una precisazione che avrebbe dovuto impegnare i partiti sui seguenti punti: “1) Ministri nominati dal re sino alla convocazione della Costituente e dal re non revocabili per nessun motivo; 2) nessun giuramento nelle mani del re, ma solenne promessa di fronte al popolo italiano di condurre la guerra e di convocare subito dopo la Costituente; 3) nel caso di rimpasti ministeriali o altri provvedimenti che comportassero l’esercizio della funzione di Capo dello stato (funzioni per il re) queste avrebbero dovuto essere esercitate dal Capo del governo antifascista”.

Catania, Concetto Battiato invia una lettera al prefetto Antonio Fazio per informarlo che, dopo l’occupazione della città da parte delle truppe alleate, intende “offrire spontaneamente la sua volenterosa collaborazione” allo scopo di “contribuire fattivamente alla rinascita” della città. Il 6 febbraio 1943, aveva indirizzato un’altra lettera all'allora prefetto fascista Zanelli, nella quale si proclamava “fascista con i fatti più che con le parole attaccato al regime”, e chiedeva di essere impiegato in “uno qualsiasi dei servizi di concetto ove potessero esplicarsi le sue personali capacità”.

Toano (Reggio Emilia), partigiani del gruppo dei Cervi disarmano il piccolo presidio di Toano.



28 ottobre: Roma, giunge in città dopo aver attraversato il fronte Maurizio Giglio, figlio di un questore dell’Ovra, per arruolarsi nella polizia ausiliaria per meglio reperire informazioni per conto dell’Oss.

Roma, l’ambasciatore tedesco in Vaticano, Ernst von Weizsacker, invia una lettera al ministero degli Esteri a Berlino nella quale pone in rilievo il comportamento del Papa dopo la retata degli ebrei romani: “Benché premuto da più parti, il Papa non si è ancora lasciato trascinare ad alcuna riprovazione dimostrativa a proposito della deportazione degli ebrei di Roma. Sebbene egli debba aspettarsi che un tale atteggiamento gli sia rinfacciato dai nostri nemici e che venga sfruttato dagli ambienti anglosassoni nella loro propaganda contro il cattolicesimo, egli ha nondimeno fatto il possibile in questo delicato problema per non mettere alla prova le relazioni con il governo tedesco e le rappresentanze tedesche di Roma. Siccome, senza dubbio, non vi sarà più motivo di aspettarsi ulteriori azioni tedesche a Roma contro gli ebrei si può ritenere che tale questione, spiacevole per le relazioni tra la Germania e il Vaticano, sia liquidata. In ogni modo, un sintomo di questo stato di cose traspare nell'atteggiamento del Vaticano. L‘Osservatore romano ha infatti messo in rilievo, nel numero del 25-26 ottobre, un comunicato ufficioso sull'attività caritatevole del Papa. Questo comunicato che fa uso dello stile tipico del Vaticano, ossia uno stile assai contorto e nebuloso, dichiara che il Papa fa beneficiare tutti, senza distinzione di nazionalità, di razza o di religione, della sua paterna sollecitudine. La molteplice e continua attività di Pio XII sarebbe ancora aumentata in questi ultimi tempi, perché maggiori sono le sofferenze di tanti infelici. Tanto meno si possono sollevare obiezioni contro i termini di questo messaggio, in quanto solo un numero ristretto di persone vi riconosce un’allusione speciale al problema ebraico”.

Bologna, prima assemblea del fascio bolognese. Approvato un ordine del giorno, presentato dal professor Goffredo Coppola, in cui si chiede la condanna a morte del re e di molti capi politici badogliani, l’attuazione dei nuovi principi economici e sociali e il sequestro dei beni di Dino Grandi e confisca delle sue proprietà.

Bologna, un gruppo di antifascisti, guidati da Libero Lossanti (Lorenzini), tenta di dar vita ad un nucleo partigiano nella zona di Vidiciatico. Un secondo tentativo è effettuato da Rino Gruppioni (Spartaco). Entrambi i tentativi falliscono.

Reggio Emilia, inizia le pubblicazioni “Diana Repubblicana”, periodico della Federazione del partito fascista repubblicano.



Novembre: le truppe americane conquistano le Isole Gilbert.

Parma, in diversi comuni della bassa parmense si costituiscono i Cln locali



1° novembre: Roma, sui giornali clandestini di Bandiera Rossa e del Movimento (poi Par­tito) Cri­stiano - sociale e del Partito del Lavoro di Felice Anzalone, è pubblicato un Ordine del giorno allo scopo di dar vita a una Federazione repubblicana so­ciale che dovrebbe riunire tutte le forze politiche che pongono la pregiudiziale anti monarchica. Anzalone, all'insaputa di Bandiera Rossa e dei Cristiano sociali, è in contatto e opera per conto del ministro degli Interni della RSI, Buffarini Guidi.

Roma, monsignor Montini annota un’informazione ricevuta da un funzionario della polizia tedesca, riferita agli ebrei rastrellati, secondo la quale è praticamente certo che “questi ebrei non torneranno mai più alle loro case”.

Napoli, arrestati per “profitti di regime” l’armatore Achille Lauro, il presidente del Banco di Napoli Giuseppe Frignani, gli industriali Reato e Carlo Bugenein.

Washington, Serafino Romualdi, prossimo a rientrare in Italia, scrive ad Adolph Berle: “Ogni tentativo di ricostruire la società italiana su basi democratiche necessita fin dall'niizio dell’appoggio e della cooperazione locale dei sindacati. Tuttavia venti anni di completa dominazione fascista su ogni attività sindacale hanno lasciato il terreno sguarnito di dirigenti qualificati. Perciò la ricostruzione del movimento sindacale dovrà passare necessariamente attraverso una ricostruzione dei quadri: di quale tipo e tendenza resta attualmente da definirsi. Senza dubbio i comunisti cercheranno di trarre vantaggio dalla libertà di organizzazione, che il Comando militare ha già concesso nell'Italia liberata, per acquisire il controllo del movimento sindacale in vista del proprio tornaconto politico. Per questo gli elementi democratici della classe operaia italiana hanno bisogno di essere organizzati, addestrati e se necessario spinti ad un livello di maggior militanza in ogni campo che riguardi il sindacato e il suo futuro”.



2 novembre: Milano, alla Breda gli operai scioperano per ottenere il pagamento del salario anche nei periodi in cui il lavoro resta sospeso. La direzione accoglie la richiesta.



3 novembre: Lugano, Ferruccio Parri e Leo Valiani incontrano Allen Dulles e John McCaffery in rappresentanza dei servizi segreti americani e inglesi ai quali tracciano un quadro politico e militare della situazione interna italiana. Chiedono aiuti in armi e materiale bellico, da far pervenire attraverso aviolanci, per le formazioni partigiane. Gli alleati preferiscono invece le azioni di piccoli gruppi di sabotatori. In questa fase gli aiuti ai reparti partigiani organizzati saranno molto scarsi.



4 novembre: Roma, con gli auspici del cardinale Maglione, si svolge il primo incontro tra Eugenio Boggiano Pico,consulente politico-giuridico del Comando di Roma città aperta e l’ambasciatore inglese in Vaticano Francis d’Arcy Godolphin Osborne.

Bologna, in pieno centro, i gappisti Vittorio Gombi, Libero Romagnoli e Libero Baldi compiono un primo attentato contro le truppe tedesche, ferendo 3 militari con il lancio di una bomba a mano. 



6 novembre: fronte russo, le truppe sovietiche riconquistano Kiev.
Dopo la conquista di Charkov e di Taganrog, le truppe sovietiche conducevano, tra la fine di settembre 1943 e gli ultimi di dicembre, una nuova offensiva su tutto il fronte, appoggiandola con maggiore intensità sul fronte meridionale. In questi mesi di pressione continua i russi riuscivano a scardinare la linea di difesa organizzata dai tedeschi sulla linea del Donetz, dopo la ritirata da Stalingrado. Durante questo periodo, l'unica azione di una certa entità di parte tedesca era la controffensiva personalmente diretta da von Manstein nel settore di Kiev. 

Salò, Piero Pisenti assume l’incarico di ministro di Grazia e giustizia nel governo della Rsi.

Bologna, rinviata l’apertura delle scuole in città e provincia.

San Martino in Rio (Reggio Emilia), alcuni partigiani, tra cui i fratelli Cervi, disarmano il presidio



7 novembre: Berlino, il generale Gustav Jodl elenca in un rapporto al Comando supremo tedesco le cifre del disarmo dell’esercito italiano: 51 divisioni “sicuramente” disarmate, altre 29 “probabilmente”; 547 mila prigionieri di cui 34.744 ufficiali; catturati 1 milione e 255 mila fucili; 38 mila mitragliatrici; 10 mila cannoni; 15.500 automezzi; 970 mezzi corazzati; 67 mila cavalli e muli; 2.867 aerei di prima linea e 1.686 di altro tipo (ma il dato appare sproporzionato ndr); 10 torpediniere e 51 unità minori.

Il Pci ribadisce, con un articolo sull'Unità, la necessità di una mobilitazione generale contro i tedeschi, ed afferma: “Ogni comunista deve sentirsi oggi un soldato, il più ardito, il più cosciente, il più disciplinato dei soldati”.

Il rettore dell’Università di Padova, Concetto Marchesi, nel discorso inaugurale dell’anno accademico, afferma che (…) oggi il lavoro ha sollevato la schiena, ha liberato i suoi polsi, ha potuto alzare la testa e guardare attorno e guardare in su; e lo schiavo di una volta ha potuto anche gettar via le catene che avvincevano per secoli l’anima e l’intelligenza sua (…).

Pesaro,  i tedeschi  torturano a morte Anteo Ruggeri, militante del partito d’azione




8 novembre: Roma, Giorgio Amendola informa il centro interno del Pci a Milano, che Carlo Andreoni sta conducendo un’iniziativa “per imporre una linea politica tendente alla rottura del Comitato di liberazione e alla formazione di un blocco di estrema sinistra nel quale dovrebbero starci il Psi, i gruppi comunisti dissidenti che pubblicano Bandiera rossa, altri gruppi di dissidenti cattolici e repubblicani e, bontà loro, anche il Pci, contro il quale viene intanto sferrata una campagna di calunnie per dipingerlo collaborazionista (…).



9 novembre: un bando della RSI chiama alle armi i giovani delle classi di leva 1924 e 25. solo il 40% si presenterà, ma molti diserteranno dopo pochi giorni di ferma.



13 novembre: Taranto, gli operai dei Cantieri navali scioperano per chiedere un aumento salariale.



14 novembre: Verona, congresso del Partito fascista repubblicano. Approva, senza discuterlo, un manifesto articolato in 18 punti in cui si dichiara decaduta la monarchia e si pone l’accento sul programma sociale del nuovo Stato. L’assemblea decide la messa sotto processo dei gerarchi che nella seduta del Gran consiglio hanno votato contro Mussolini.

Il Partito fascista repubblicano stabilisce che gli ebrei sono stranieri e quindi appartengono a nazionalità nemica.



15 novembre: Ferrara, ucciso il federale Igino Ghisellini. Da Verona piombano nella città emiliana squadristi guidati da Franz Pagliani che nella notte compiono una serie di violenze contro ebrei, antifascisti e cittadini. Sono uccise 11 persone. Quasi certamente Ghisellini è stato ucciso per una vendetta interna allo stesso partito fascista.

Milano, il segretario dell’Unione provinciale dei lavoratori dell’industria, Secondo Amadio, afferma: “Occorre una buona volta parlare chiaramente di fallimento del sistema capitalistico e non di generica lotta alla plutocrazia (…) La demagogia ostentata da numerosi industriali italiani conferma che il sistema capitalistico è maturo per essere soppiantato da un sistema più sano (…).

Milano, riaprono le scuole.

Reggio Emilia, il federale fascista Scolari sfugge a un attentato. Il capo della provincia minaccia di fucilare ostaggi per rappresaglia.



17 novembre: il generale Paolo Puntoni annota nel suo diario: “Ho avuto un lungo discorso con Pippo Naldi. Egli insiste sulla necessità di spedire a Londra e a New York persone di fiducia che predano contatto con Churchill e Roosevelt. Si lamenta della passività del governo e dice di essere convinto che gli alleati al momento della presa di Roma non permetteranno al governo italiano di insediarvisi subito. Tutto questo - dice Naldi - tornerà a vantaggio di Sforza, di Piccardi e degli altri fuoriusciti che sono dichiaratamente ostili alla Monarchia. Così corriamo il rischio di avere tre governi in Italia: quello legale di Badoglio, quello fascista di Mussolini e un terzo semi governo formato dagli uomini politici rimasti nella capitale. Bisogna mandare gente anche a Roma che si metta in contatto con gli elementi di destra per parare un simile grave colpo”.

Pesaro, durante delle semplici esercitazioni i tedeschi lanciano alcuni colpi di mortaio sul centro cittadino. In via Castelfidardo muoiono 14 persone di cui 12 bambini che stavano giocando. Il piazzale sarà intitolato nel dopoguerra Piazzale Degli Innocenti



18 novembre: Torino, scioperano gli operai della Fiat Mirafiori. Ben presto l’agitazione si estende alla Liguria e alla Lombardia protraendosi per tutto il mese di dicembre. La controparte è individuata nei tedeschi. Nel corso degli scioperi entreranno più volte in azione i GAP a difesa dei lavoratori.



19 novembre: Salò, Mussolini ricostituisce la Milizia che diventa un’organizzazione militare autonoma rispetto all'esercito di Salò. Composta da circa 100.000 volontari prende il nome di Guardia nazionale repubblicana (Gnr) sotto il comando di Renato Ricci.

Il generale Giuseppe Piechè assume il comando dell’Arma dei carabinieri del Regno del Sud.



21 novembre: Pietransieri di Roccaraso (L'Aquila), per aver ritardato l’ordine di evacuazione del paese, i tedeschi massacrano 130 civili, donne e bambini compresi.



22 novembre: Il Cairo, conferenza fra Roosevelt, Churchill e Chang Kai-shek. Viene stabilito che la guerra contro il Giappone continuerà fino alla resa e che il territorio giapponese, nel dopoguerra, sarà quello pre 1895.

Torino, gli operai della Fiat e di altre officine metallurgiche riprendono lo sciopero, scavalcando i sindacalisti fascisti. Nei giorni che seguono, i tedeschi propongono agli scioperanti una trattativa, promettendo l’aumento delle razioni purché siano accettate le sanzioni ai componenti delle commissioni interne, responsabili dell’agitazione.



23 novembre: si incontrano i comunisti italiani Aldo Lampredi e Mario Lizzero e quelli sloveni. La delegazione del Pci riaffermano l’italianità di Trieste.



25 novembre: Gattatico (Reggio Emilia), reparti fascisti circondano la casa dei Cervi in località Praticello. Dopo un breve conflitto fuoco catturano i sette fratelli Cervi, il loro padre, due partigiani italiani e alcuni prigionieri di guerra tra cui un russo. I sette fratelli Cervi saranno fucilati, insieme a Quarto Cimurri, il 28 dicembre al Poligono di tiro di Reggio Emilia.



28 novembre: Teheran, si incontrano Roosevelt, Churchill e Stalin. Decidono che lo sbarco in Europa, e l’apertura di un secondo fronte, avverrà nel maggio del 1944.

Padova, con una toccante lettera indirizzata agli studenti, Concetto Marchesi si dimette da Rettore. Marchesi lancia un appello agli studenti, che verrà poi diffuso clandestinamente in migliaia di copie, nel quale afferma fra l’altro: “Studenti, sono rimasto a capo della vostra università finché speravo di mantenerla immune dall'offesa fascista e dalla minaccia germanica (…) di proteggere con la mia fede pubblicamente professata la vostra fede costretta al silenzio o al segreto (…) Oggi il dovere mi chiama altrove” https://sites.google.com/site/sentileranechecantano/schede/antifascismo-e-lotta-di-liberazione/c-2

Milano, aumentate le razioni di pane per i lavoratori e gli operai.

Milano, pubblicato il primo documento dei Gruppi di Difesa della Donna

Roma, arrestato dai tedeschi Roberto Guzzo, già in forza al Rasim, una branca del Sim, infiltrato in Bandiera rossa.



29 novembre: Lovere (Bg), un gruppo di patrioti compie un’operazione di autofinanziamento prelevando denaro dagli uffici dell’Ilva di Lovere, contemporaneamente attaccano la sede del Fascio repubblicano e le due centrali telefoniche. Nell’azione muoiono due notabili fascisti di Lovere: il podestà Paolo Rosa e il segretario del fascio Giuseppe Cortesi. Il 7 dicembre 1943, circa 200 uomini (tedeschi e componenti la G.N.R.) risalgono la piccola valle che da Corti porta alle stalle di Ramello, fino ad arrivare ad una cascina appena fuori dalla frazione di Ceratello, che ospita il corpo di guardia del gruppo partigiani di Lovere, mentre il resto del gruppo è alloggiato nelle cascine più in alto.
I rastrellatori circondano la cascina e, senza sparare un colpo, grazie all’opera di una spia, catturano i partigiani che erano nella base. Grazie alle informazioni della stessa spia, nei giorni seguenti vengono arrestati altri sette resistenti.
Il 22 dicembre 1943 vengono prelevati dal carcere e condotti a Lovere. Arrivati a Poltragno, sette partigiani vengono fatti scendere, condotti sulla strada che conduce a Sellere e fucilati alla presenza dei loro compagni. Gli esecutori, sghignazzando, scrivono sul muro bagnato di sangue “fuorilegge” e ripartono per Lovere per compiere la seconda strage. Gli altri sei, dopo che la direzione dell’Ilva si è opposta al tentativo di procedere alla fucilazione lungo il muro di cinta della fabbrica, vengono condotti nei pressi della pesa pubblica di Lovere (attuale Caserma dei Carabinieri) e lì fucilati di fronte al alcuni cittadini inorriditi



30 novembre: Salò, una circolare della Rsi ordina che gli ebrei, “nazione nemica, vengano reclusi in campi di concentramento e i loro beni siano sequestrati. Le massicce deportazioni nei lager nazisti coinvolgeranno anche prigionieri politici, cittadini slavi e zingari.



Novembre: Nord Italia, nascono, per iniziativa comunista, i Gap (gruppi d’azione patriottica) che, diversamente dalle brigate partigiane operanti in montagna, hanno il compito di agire nelle città. Ogni Gap è composto da pochi uomini (3-5 in media), il cui responsabile è collegato al comando generale dei Gap di città. Loro compiti sono il sabotaggio di sedi e uffici fascisti, gli attacchi a sorpresa a presidi militari o mezzi di trasporto, le uccisioni di spie.



Dicembre: prime indagini della sezione R&A (Reseurch and Analysis) dei servizi se­greti Usa (OSS) sui comunisti italiani. Fra il dicembre 1943 e l’aprile 1945 sono stilati 30 rap­porti. I comunisti sono schedati provincia per provincia.

Roma, primo incontro fra Umberto Bianchi, leader dell’Unione socialista-comunista romana ed Eugenio Boggiano-Pico, consulente politico e giuridico del Comando della città aperta di Roma.

Bologna, Giuseppe Alberganti invia un Rapporto alla direzione clandestina comunista. Viene illustrata la situazione politico-militare del Partito e delle forze concretamente attive sul piano militare. La stima delle forze attive è così riassunta: “Al momento abbiamo già un gruppo di 11 uomini con il comandante e il commissario politico. Nella fine della settimana saranno 31”.

Forlì, creato un nucleo del Fronte della gioventù, che ha un suo organo di stampa, La scintilla.

Nord Italia, si costituiscono le prime Sap (squadre di azione patriottica), formate prevalentemente da lavoratori che, a differenza dei partigiani di montagna e dei gappisti, non abbandonano la vita normale e la propria occupazione, ma si mobilitano di volta in volta per particolari azioni o sabotaggi. La costituzione delle Sap si colloca comunemente nella primavera del 1944, per la attiva presenza di questi organismi negli scioperi del marzo, ma alcune Sap operano a Genova e in Liguria nelle agitazioni del dicembre 1943.



1-2 dicembre: Piacenza, scioperano gli operai dell’Arsenale (2.500 dipendenti). Chiedono e ottengono – anche perché i tedeschi non vogliono che si interrompa la produzione – aumenti salariali.

Modena, sciopero alla Fiat Grandi Motori per l’ottenimento l’indennità delle 192 ore.

Imola, distribuito un volantino del Comitato Sindacale (clandestino) nel quale si invita a “svuotare le commissioni interne e costituire comitati clandestini di agitazione e difesa”.



1° dicembre: Milano, scioperano gli operai delle fabbriche milanesi. L'agitazione è guidata dal Partito comunista e dura tre giorni, nonostante le minacce di deportazioni in Germania fatte dal generale Zimmermann.

Torino, scioperano la Fiat Aeronautica, la Grandi Motori, le Ferriere, le Acciaierie e le Fonderie Ghisa, la Spa e la Fiat Materiale Ferroviario



3 dicembre: l'organo comunista L’Unità attacca Filippo Naldi, responsabile dell’ufficio stampa del governo Badoglio, accusandolo di essere stato amico di Amerigo Dumini e di essere coinvolto nell'omicidio di Giacomo Matteotti.



4 – 5 dicembre: atterra a Valdengo (Biella) una missione alleata Rca Loam, composta dal capitano Federico Sircana, dal radiotelegrafista della Marina Luigi Bovati e dal tenente di cavalleria Edgardo Sogno Rata del Vallino.



6 dicembre: Palermo, riunione dei capi separatisti a cui partecipa anche Calo­gero Vizzini 



7 dicembre: Reggio Emilia, eletta la Commissione interna alla Lombardini.



9 dicembre: Palermo, il Comitato centrale per l’indipendenza siciliana approva una risoluzione, “in plenaria adunata con le rappresentanze di tutte le province dell’isola”, con la quale chiede agli alleati di evitare alla Sicilia “la sciagura di essere consegnata al cosiddetto governo Badoglio”. La risoluzione è firmata da: Andrea Finocchiaro Aprile, Francesco Termini, Sante Rindone, Luigi La Rosa, Giuseppe Faranda, Girolamo Stancanelli, Domenico Cigna, Giovanni Guarino Amella, Antonino Parlapiano Vella, Edoardo Di Giovanni, Mariano Costa.



10 dicembre: Biella, sciopero contro i salari da fame, il razionamento alimentare e il carovita. L’astensione del lavoro, cominciata alla Filatura di Tollegno si estende in poche ore a tutte le valli del Biellese, in Valsesia (Varallo, Borgosesia, Crevacuore, Pray, Coggiola, Romagnano Sesia), in alcune località dell’Ossola e della provincia di Novara. Gruppi partigiani scendono dalle montagne a dar man forte ai lavoratori. Lo sciopero si protrae per tre giorni.



11 dicembre: Bologna, diffuso il decreto del Capo della Provincia sul “sequestro di tutti i beni mobili e immobili, titoli, valori e crediti di pertinenza degli ebrei residenti nella provincia, anche se discriminati”. E continua: “E’ vietato sia ai privati che agli enti che siano debitori, a qualunque titolo, di somme di denaro verso ebrei, o che siano tenuti alla consegna di beni, titoli e valori, l’adempimento dell’obbligazione e la consegna dei beni da essi detenuti”.



12 dicembre: Palermo, Mariano Costa, Domenico Cigna, Giosuè Fiorentino, Vincenzo La Manna, Giovanni Lupis, Nicolò Vulpitta, Pietro Grammatico e Pietro Passalacqua, indirizzano una lettera al colonnello Charles Poletti nella quale fanno “voti al Governo alleato di evitare il ritorno della monarchia in Sicilia”.

Tollegno (Biella), nella tarda mattinata del terzo giorno di sciopero, giungono 2 autocarri carichi di carabinieri, poliziotti e fascisti che procedono a rastrellare le case e individuare gli scioperanti. Mentre sono intenti a caricare gli operai sui camion, una squadra di partigiani, con un attacco di sorpresa, libera i prigionieri.

In un articolo su Il Popolo, Alcide De Gasperi scrive che “la salvezza della Patria esige che su questa base le due generazioni fondino i loro sforzi ricostruttivi e la loro unione diventi il centro che attragga il massimo numero di energie valide e sane provenienti anche da altre correnti”.



13 dicembre: Roma, Mauro Scoccimarro interviene, con una lettera al centro del Pci a Milano, sui problemi con gli jugoslavi: “La situazione è grave. I recenti sviluppi della situazione politica in Jugoslavia potrebbero ancora aggravarla. Se Roma fosse presto liberata potremmo tentare di fare qualcosa. La posizione da voi presa è giusta e la condividiamo. Riteniamo però che non avreste dovuto rimettere la questione al giudizio di D. (Dimitrov). Dopo lo scioglimento dell’Internazionale comunista ciò si sarebbe dovuto evitare per molte ragioni. Riteniamo che della situazione dovremmo avvertire Ercoli: avrebbe giudicato lui quello che sarebbe stato possibile fare”.

Milano, inizia un secondo sciopero operaio con l’obiettivo di ottenere un accordo simile a quello siglato a Torino (salario minimo settimanale, aumento dei premi). Si concluderà il giorno 18 con la firma dell’accordo.

Primo Levi viene catturato tra i ribelli della zona di Amay. Commenterà in seguito: «Il mio periodo di partigianato in Valle d'Aosta è stato senza dubbio il più opaco della mia carriera, non lo racconterei volentieri; è una storia di giovani ben intenzionati, ma sprovveduti e sciocchi e sta bene tra le cose dimenticate»



14 dicembre: Cavriago (Reggio Emilia), giustiziato il seniore della Milizia Giovanni Fagiani. Coprifuoco nel paese, sequestrati beni alla popolazione ed effettuati alcuni arresti.



15 dicembre: Pistoia, su ordine di Licio Gelli, è compiuta un’operazione di rastrellamento tra gli antifascisti della città.



16 dicembre: Caltanissetta, nell'abitazione di Giuseppe Alessi, si svolge una riunione degli esponenti democristiani della Sicilia che approvano un ordine del giorno di Bernardo Mattarella che ribadisce “la costante e decisa richiesta di un largo decentramento amministrativo e della creazione di un Ente Regione con ampie autonomie nel campo economico ed amministrativo”. Alla riunione prendono parte: Aldisio, Alessi, Tudisco, Amato, Incardona, Benintenti, Melfa, Picardo e Schifano, per Caltanissetta; Mattarella, per Trapani; Correse e Pecoraro, per Palermo; Scifo e Sommartino, per Agrigento; Guerrieri e Floridia, per Ragusa; Tanteri, per Enna; Attilio Salvatore, per Messina; Caristia, Schillirò, La Ferlita, Benedetto Majorana, Milazzo, La Rosa, Mazzullo, Libertini, per Catania. Milazzo e La Rosa, attestati sulla linea cattolico-separatista, abbandonano la riunione in anticipo, per protesta contro la scelta autonomista operata dalla Dc.

Genova, scendono in sciopero gli operai di diverse officine e si portano in massa dal commissario prefettizio al Comune. Le rivendicazioni sono l’aumento dell’indennità di carovita, la gratifica natalizia e la liberazione dei genitori dei giovani che non hanno risposto alla chiamata alle armi. In questi giorni scendono in agitazione anche gli operai di Monfalcone, Porto Marghera, Savona e Firenze.



17 dicembre: Genova, dopo la fucilazione da parte delle SS di tre operai responsabili di aver aderito allo sciopero, questo si estende ad altre categorie di lavoratori. Lo stato di agitazione si protrae fino al 23 dicembre, estendendosi ad altre località limitrofe.



18 dicembre: Montesano (Salerno), nel corso di una rivolta durata due giorni, la popolazione occupa gli uffici pubblici distruggendo i documenti riguardanti le tasse e il razionamento, cercando anche di impadronirsi delle armi custodite nella caserma dei carabinieri. La rivolta avvenuta “su probabile istigazione di elementi comunisti”, scrivono i carabinieri nel loro rapporto, si conclude con un bilancio di 8 morti, 10 feriti e 55 arrestati.



20 dicembre: Napoli, gli alleati vietano una manifestazione indetta dai partiti antifascisti. Il divieto verrà revocato il giorno successivo.

Vercelli, proclamata l’astensione dal lavoro in tutta la Valsesia, appoggiata dai gruppi partigiani che scendono nei paesi per fare comizi volanti ed azioni di attacco a tedeschi e fascisti. Un gruppo del distaccamento Bandiera assalta la caserma dei carabinieri di Andorno Micca, libera gli arrestati, incendia gli incartamenti e si impadronisce delle armi.

Milano, dopo essersi consultato con il senatore Falck, Angelo Tarchi accetta l’incarico di ministro dell’Economia corporativa ed invia a Benito Mussolini un telegramma: “Ho avuto posto di lavoro et combattimento affidatomi dalla vostra fiducia et benevolenza per riorganizzare et nazionalizzare economia corporativa della Repubblica sociale italiana alt. Con gradualità consapevole ma con fermissima decisione mi propongo attuare secondo vostre alte direttive postulati economico – sociali consacrati nella Carta del Lavoro et proclamati prima assemblea partito Verona alt. Perfettamente consapevole responsabilità che mi incombe con assoluta dedizione tengo assicurarvi Duce che ogni mia energia sarà spesa per coadiuvare vostra insonne opera di costruzione che ancora una volta ridonerà all’Italia tradita et martoriata il suo onore, le sue valorose forze armate, il suo disciplinato esercito del lavoro e con la vittoria del Tripartito il suo posto nel mondo alt”.
Intanto, con Decreto del Duce n. 853, è costituita la "Confederazione generale del Lavoro, della Tecnica e delle Arti" (C.G.L.T.A.). Tale decreto dispone lo scioglimento e la liquidazione di tutte le Confederazioni esistenti e delle Federazioni di categoria da esse controllate. Saranno sostituite dalla Confederazione generale del Lavoro, della Tecnica e delle Arti che assume la "rappresentanza giuridica" di tutti i lavoratori già rappresentati dalle Confederazioni padronali. 
"Al capitale, alla proprietà, (...) alle ditte, alle società anonime" non sarà riconosciuta la rappresentanza sindacale. Il dualismo sindacale, cioè i distinti sindacati dei lavoratori e dei datori di lavoro, ha mostrato negli anni, per Mussolini, la sua incapacità a garantire "la collaborazione fra tutti i produttori, fondamento del principio corporativo". Di ciò, continua la Relazione, si era già da tempo reso conto il duce, deciso ormai a superare ogni compromesso, anche in considerazione della posizione politica assunta dai "maggiori capitalisti".



20 – 21 dicembre: Roma, reparti di polizia italiana, tedeschi al comando del capitano Priebke e uomini del reparto di polizia speciale agli ordini di Pietro Koch irrompono nel complesso che ospita, intorno alla Basilica di Santa Maria Maggiore, il Pontificio Istituto di studi orientali, il Seminario lombardo, l’Istituto Russicum e l’Istituto di archeologia cristiana procedendo all'arresto di 18 antifascisti fra i quali il comunista Giovanni Roveda. L’intera operazione è coordinata direttamente dal questore Guido Leto. Roveda è condotto a Regina Coeli e di là successivamente trasferito al carcere di Verona.



23 dicembre: Liguria, l’agitazione operaia si estende da Genova a Sestri, Vado Ligure, Savona ed alla zona industriale della Val Bormida. Scioperi anche nei cantieri navali di Monfalcone e in Veneto, in diverse officine di Padova e Porto Marghera.



24 dicembre: Palermo, Salvatore Giuliano uccide il tenente dei carabinieri Aristide Gualtiero.



26 dicembre: Torino, il generale Raffaello Operti è destituito dalla carica di comandante del Cln del Piemonte per la sua tattica attendista e gli atteggiamenti anti comuni­sti adottati nella conduzione dei reparti partigiani.

La Lega mussulmana rivendica la costituzione di uno Stato indipendente in India.



27 dicembre: Bagnolo in Piano (Reggio Emilia), giustiziato Vincenzo Onfiani, segretario comunale del luogo. Poche ore dopo alcuni gerarchi provinciali (il prefetto Savorgnan, il federale Scolari e l'ufficiale repubblicano Armando Wender) costituitosi in Tribunale Speciale condannano a morte i 7 fratelli Cervi e Quarto Camurri



28 dicembre: Reggio Emilia, i fascisti fucilano per rappresagli per l'uccisione del segretario di Bagnolo, i sette fratelli Cervi, organizzatori della resistenza nelle campagne reggiane. Insieme a loro è fucilato anche Quarto Camurri.  
La famiglia Cervi rappresenterà nel dopoguerra il simbolo delle sofferenze causate dal conflitto, della lotta contadina, dei valori della società rurale dell'epoca martoriata dalla guerra e del sacrificio dei partigiani

Collelungo di Cardito (Napoli), i nazisti massacrano 42 civili. Senza motivo, per puro sadismo, un reparto motorizzato di Alpenjëger tedeschi, incrociando una colonna di profughi, per la maggior parte donne, bambini e vecchi che trascinavano le loro povere masserizie, li mitraglia

Giovanni Gentile, dalle colonne del Corriere della Sera, invita alla pacificazione nazionale e ad evitare la lotta fratricida.

Pesaro, gli alleati iniziano i bombardamenti sul porto e le principali via di comunicazione



29 dicembre: Roma, monsignor Angelo Dell’Acqua, addetto alla prima sezione della Segreteria di stato vaticana, rileva in una nota che vi sono “varie persone impiegate in Vaticano o vicine agli ambienti vaticani” che "si interessano fin troppo (in modo oserei dire quasi esagerato) degli ebrei, favorendoli forse con qualche elegante imbroglio”. Il riferimento è alla falsificazione di documenti a favore degli ebrei.

San Michele Salentino (Brindisi), la popolazione insorge al grido di viva il comunismo. L’intervento armato della polizia, che apre il fuoco sui dimostranti, spegne la rivolta. Effettuati 49 arresti.



30 dicembre: Algeri, firmato il testo dell’accordo raggiunto da Raimondo Craveri e Vincent Scamporino che stabilisce che l’ORI agisca esclusivamente a favore dell’Oss.

Francavilla (Chieti), trucidati per rappresaglia 20 civili e distrutto il paese. In seguito al ritrovamento del cadavere di un soldato tedesco, per rappresaglia vengono trucidati in Contrada S. Cecilia 20 paesani, catturati nelle pochissime case ancora in piedi. I loro cadaveri, per disprezzo, sono gettati in un letamaio

Si insedia il nuovo vertice dell'Eiar. Cesare Rivelli è il nuovo direttore generale, mentre al posto del Presidente è nominato come Commissario straordinario Ezio Maria Gray. Il provvedimento è evidentemente punitivo nei confronti dei due dirigenti dell'Eiar rimasti al loro posto nei 45 giorni del governo Badoglio, e premia invece proprio quel Rivelli che è stato protagonista, attraverso Radio Monaco del risveglio della voce fascista



31 dicembre: seconda terribile rappresaglia a Boves (Cuneo). Boves è il simbolo della prima strage tedesca in Italia dopo l'armistizio: il 19 settembre sono 24 i morti lasciati sul terreno dalla rappresaglia della divisione SS tedesca Leibstandarte "Adolf Hitler" e 350 le case bruciate. Un secondo eccidio avviene durante il rastrellamento per debellare gli attivissimi grupppi partigiani della zona tra il 31 dicembre 1943 e il 3 gennaio 1944: un'altra volta il paese bruciato e 59 vittime tra civili e partigiani



Fine dicembre: Roma, il Gobbo del Quarticciolo, ovvero Giuseppe Albano, insieme a Fe­lice Napoli, da vita a un gruppo armato operante nella zona sud est di Roma. Negli stessi giorni si incontrano Umberto Bianchi, leader della cosiddetta Unione socialista-comunista romana e Eugenio Boggiano Pico, consulente politico e giu­ridico del fantomatico Comando della città aperta di Roma.





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