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lo scisma d'oriente

SCISMA D'ORIENTE

Introduzione:
Il Grande Scisma, detto anche Scisma d’Oriente dagli occidentali e Scisma dei Latini dagli orientali, fu l'evento che divise la Cristianità Calcedoniana fra la Chiesa orientale bizantina - la cosiddetta Ortodossia - e la Chiesa occidentale - il cattolicesimo romano. Sebbene normalmente si indichi il 1054 come anno dello scisma, ossia quando il papa Leone IX ed il patriarcaMichele I Cerulario si scomunicarono a vicenda, lo Scisma fu effettivamente il risultato di un lungo periodo di progressivo distanziamento fra le due Chiese. Fin dall'inizio, la Chiesa riconosceva la posizione principale di tre vescovi, conosciuti come patriarchi: il vescovo di Roma, il vescovo di Alessandria ed il vescovo di Antiochia; ad essi si aggiunsero il vescovo di Costantinopoli ed il vescovo di Gerusalemme. Con il Concilio di Calcedonia, del 451, si dovranno dunque contare cinque patriarcati. I patriarchi avevano autorità e precedenza sugli altri vescovi della Chiesa. Fra di essi, il vescovo di Roma (il papa) deteneva uno status più elevato, non in virtù della sua posizione come successore di san Pietro (non accettata dagli altri patriarchi), ma perché la sede papale aveva una particolare importanza che consisteva nel fatto che Roma era capitale dell'Impero romano. Anche dopo che Costantino il Grande spostò la capitale a Costantinopoli nel 330, il papa mantenne la sua posizione , sebbene questa non fosse accompagnata da alcuna facoltà di veto né da altri poteri monarchici sugli altri patriarchi.
cause :
I motivi che scatenarono il Grande Scisma includevano dunque:
- dispute sopra il primato del papa, ossia se il patriarca di Roma dovesse essere considerato un'autorità superiore a quella degli altri patriarchi. Tutti i cinque patriarchi della Chiesa indivisa concordavano sul fatto che il patriarca di Roma dovesse ricevere onori più elevati degli altri[senza fonte], ma non erano in accordo se questi avesse autorità sugli altri quattro e, se gli fosse spettata, quanto ampia potesse essere tale autorità. La prassi precedente, del resto, aveva riconosciuto al Papa solo un primato d'onore e non di giurisdizione: inoltre tale primato d'onore non era accettato sulla base della successiva dottrina cattolica romana che vede il Papa di Roma come successore di San Pietro, ma semplicemente perché era il vescovo della capitale dell'Impero Romano.
- la designazione del patriarca di Costantinopoli come patriarca ecumenico (attributo inteso da Roma come "patriarca universale", e quindi rifiutato).
- il concetto di cesaropapismo, un modo per mantenere unite in qualche modo le autorità politiche e religiose, che si erano separate molto tempo prima, quando la capitale dell'Impero venne spostata da Roma a Costantinopoli. Vi sono ora controversie su quanto tale cosiddetto "cesaropapismo" esistesse effettivamente o quanto invece fosse frutto dell'invenzione degli storici occidentali, alcuni secoli dopo.
- la relativa perdita di influenza dei Patriarchi di Antiochia, di Gerusalemme e di Alessandria conseguente alla crescita dell'Islam, fatto che portò le politiche interne alla Chiesa ad essere viste sempre più come un rapporto "Roma contro Costantinopoli".
- certe norme liturgiche occidentali che l'Oriente cristiano interpretava come innovazione: un esempio ne sia l'uso del pane azzimo per l'Eucaristia. Alcune prassi orientali, come l'intinzione del pane consacrato nel vino consacrato per la Comunione, erano state condannate molte volte da Roma, ma mai in occasione dello scisma.
Il grande scisma (avvenimenti):
Il vescovo di Costantinopoli Ignazio I nell'857 rifiutò la Comunione a Bardas, un uomo che si era macchiato d’incesto, che era però zio dell'imperatore Michele III, detto l'Ubriaco: questo fatto servì da pretesto all'imperatore per deporre Ignazio (il quale secondo alcuni si sarebbe in realtà dimesso, mentre secondo altri tuttavia non aveva intenzione di abdicare) e nominare Fozio patriarca al suo posto.
Fozio era uomo di vasta cultura, esegeta esperto di patristica, avviato ad una vita laica da docente di filosofia e teologia e da uomo di stato, che, grazie alle sue abilità (e forse alla sua parentela con la famiglia dell'imperatore), raggiunse presto posizioni di alto prestigio. Ma, all'epoca della destituzione di Ignazio, Fozio era ancora laico: ciononostante la notte di Nataledell'857 vide la nomina a patriarca di Fozio, dopo una carriera religiosa di soli sei giorni (peraltro in rispetto dell'ordine dei differenti gradi della gerarchia fissato dalla Chiesa).
Papa Niccolò I intervenne in merito, indicendo un sinodo nell'863 in Laterano, che dichiarò la deposizione di Ignazio illegittima e la scomunica di Fozio se questi avesse insistito nella sua usurpazione del seggio patriarcale. Fozio però rispose a sua volta con una scomunica del Papa nell'867 e con una lettera enciclica a tutti i vescovi orientali, nella quale spiegava alcuni punti della divergenza con la Chiesa Romana. In particolare, era nei seguenti punti che quest'ultima prendeva le distanza dalla Chiesa Orientale: l'aggiunta del filioque al Credo (questione che avrebbe assunto grande importanza nei secoli successivi), il celibato dei preti, la proibizione per i preti di amministrare la Cresima, il digiuno del sabato, l'inizio della Quaresima ilMercoledì delle Ceneri.
Ma in quello stesso anno, l'867, un evento mutò radicalmente la situazione: Michele III venne assassinato e il trono passò a Basilio I il Macedone. Basilio fece un'epurazione dei sostenitori del suo predecessore, fra i quali anche Fozio, reintegrando al suo posto il vecchio vescovo Ignazio: questa decisione fu ratificata dal Concilio di Costantinopoli dell'869, indetto da papa Adriano II. Fozio fu costretto all'esilio in un monastero sul Bosforo, da dove rientrò, dopo alcuni anni, alla corte costantinopolitana nella carica di insegnante di uno dei figli dell'imperatore.
Alla morte di Ignazio nell'877, Fozio fu rinominato patriarca di Costantinopoli per la sua grande popolarità, con l'approvazione ufficiale di papa Giovanni VIII. Al Concilio di Costantinopoli dell'879-880, Fozio ottenne la revoca delle deliberazioni del precedente Concilio dell'869 e reiterò i punti di disaccordo con Roma. Nella medesima sede egli inoltre dichiarò che la Bulgaria, dove nell'865 il cristianesimo era stato dichiarato religione di Stato, facesse parte della giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli.
Papa Giovanni VIII lo scomunicò prontamente, ma questo atto non ebbe altri effetti oltre a causare un altro scisma fra la Chiesa occidentale e le Chiese orientali. Nell'886, il nuovo imperatore Leone VI il Filosofo depose Fozio sulla base di accuse pretestuose per favorire la nomina del fratello, Stefano: anche questa procedura, decisamente irregolare, fu bollata da una scomunica da parte di papa Stefano V. Fozio morì 11 anni dopo, nell'897, in un monastero in Armenia. Fu poi proclamato santo dalla Chiesa ortodossa.
Lo scisma rientrò con il patriarca Antonio II, ma ormai nelle Chiese d'Oriente si era determinato e radicato un forte sentimento che percepiva la Chiesa occidentale come scismatica, in quanto accusata di essersi allontanata dalla "retta fede" nei punti indicati da Fozio: tale percezione giocherà un ruolo fondamentale poco più di un secolo più tardi, in occasione del Grande Scisma.
Conclusioni:
Nel 1054 papa Leone IX inviò a Costantinopoli il cardinale Umberto di Silvacandida per tentare di risolvere questa situazione critica, ma la visita terminò nel peggior modo: il 16 luglio 1054, il cardinale Umberto depositò sull'altare di Santa Sofia una bolla di scomunica contro il patriarca Michele Cerulario e i suoi sostenitori, atto che però venne inteso come scomunica di tutta la Chiesa bizantina; a questo atto Cerulario rispose in modo analogo scomunicando Umberto di Silvacandida e gli altri legati papali. Le Chiese, inoltre, attraverso i loro rappresentanti ufficiali, si anatemizzarono l'una l'altra: si separarono così la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa, ognuna delle quali rivendicava per sé il titolo di "Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica". Sebbene la comunione non fosse definitivamente e completamente spezzata fino all’invasione ottomana di Costantinopoli nel1453, la frattura fondamentale non si è più risanata.
riassunto:
l’evento dello scisma d’oriente indica la Rottura definitiva tra la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli, causata dalla crescente separazione politica e culturale tra Oriente e Occidente cristiano a partire dal IV secolo. Saliti al soglio patriarcale di Costantinopoli Michele Cerulario (1043) e a quello pontificio Leone IX (1049), le divergenze investirono quasi subito il terreno categorico e liturgico, sul quale entrambe le parti non erano disposte a venire a patti. Si trattava di vecchie questioni che avevano già diviso gli animi ai tempi di Fozio (IX secolo): la dottrina occidentale della duplice processione dello Spirito Santo, il digiuno romano del sabato e il divieto del matrimonio dei preti, l'uso del pane lievitato o di quello azzimo. La situazione precipitò con l'arrivo a Costantinopoli della legazione papale guidata dal cardinale Umbero di Silvacandida che, il 16 luglio 1054, consegnò la bolla di scomunica per il patriarca. Michele rifiutò di sottomettersi e convocò un concilio di capi della Chiesa orientale (da allora proclamatasi ortodossa) che scomunicarono i legati pontifici. Quattro secoli dopo l'imperatore bizantino Giovanni VIII, avendo bisogno di aiuto contro i turchi, accettò l'unione con Roma al concilio di Firenze nel 1439, ma questa decisione incontrò un'accanita resistenza del popolo e del clero bizantino e le Chiese rimasero divise.
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