Il no alla variante al prg

Commento alla variante richiesta al PRG

Effettuate queste considerazioni, vediamo nel dettaglio che cosa si intende implementare nell'area adiacente a Braccagni.
Nella variante al PRG per la previsione di un Polo logistico intermodale nell'area a nord del centro abitato di Braccagni, si legge che il Comune di Grosseto si è a tal fine impegnato con la Delibera G.M. n. 397 del 17/06/2008 "Atto di indirizzo per la promozione della realizzazione di un'area industriale a specializzazione logistica in loc. Braccagni per l'avvio della valutazione della proposta di Piano complesso di intervento presentato dalla Soc. PILT" La Soc. PILT prevede la realizzazione di un Polo Logistico e/o Agroalimentare. Gli edifici produttivi saranno di tipologia "intermedia" e "grande". Gli edifici di tipologia "grande" dovranno rappresentare almeno il 75% della superficie coperta.
Non solo, a nord del centro abitato di Braccagni si prevede il completamento dell'insediamento produttivo artigianale posto tra il vecchio tracciato dell'Aurelia e il tracciato ferroviario per Siena, ammettendo edifici produttivi di tipologia "intermedia" per complessivi 7,5 ettari di superficie coperta (pari a mq. 150.000 di s.l.p.); tale insediamento comprende il P.I.P. di cui all'art. 82/5b della pianificazione previgente; inoltre nell'area di frangia ricompresa tra i due tracciati dell'Aurelia potranno essere insediate ulteriori attività espositive, artigianali e commerciali (per attività non alimentari fino alla media distribuzione), il tutto per 3 ettari di superficie coperta (pari a mq. 60.000 di s.l.p. ).
In totale si prevede di costruire capannoni per 20,5 ettari !!!! Ovvero, a titolo di esempio, oltre 400 capannoni da 500 mq ciascuno, su un'area di oltre 40 ettari, ovvero un'area industriale in grado da far impallidire quella di Livorno !!!!
Ma tutte queste chiacchiere (perché sono solo parole) non sono supportate da analisi di mercato. Dove è la domanda di 400 capannoni, se è ancora incompleta l'area industriale accanto al Madonnino?
Si dice "la previsione del polo logistico mira a potenziare e riqualificare le aree industriali del capoluogo, nonché a creare le necessarie disponibilità di spazi da destinare ad aree retro portuali per i porti limitrofi (Piombino, Livorno, Civitavecchia), ed attrarre nuovi investimenti produttivi; in tale ambito saranno localizzate superfici coperte dedicate alla produzione e/o a fasi di trasformazione, aree per la logistica di materie locali o aree di stoccaggio". Si afferma inoltre che "in relazione al sistema socio-economico sono stati indagati il tessuto imprenditoriale, il mercato del lavoro, i principali risultati economici, l'apertura verso i mercati e la competitività del territorio". MA MANCANO I DATI E GLI STUDI CHE LI DIMOSTRINO.
Inoltre, le affermazioni PILT sono in netto contrasto con lo Studio presentato da InvitaliaAnche se non riportando i dati in dettaglio, Invitalia (correttamente) cita le fonti alla base della sua analisi (Agri-Istat); poi li riferisce ad un'area che non comprende solo la Provincia grossetana, ma anche quelle di Arezzo, Siena e Viterbo. Si suppone, quindi, di studiare la fattibilità di un Polo logistico a servizio non solo della Provincia di Grosseto, ma anche di quelle di Arezzo, Siena e Viterbo, ma non certo a livello regionale o addirittura nazionale. Invitalia sa, per le considerazioni precedentemente effettuate, che non è sostenibile diversamente e bada bene a non affermare 'mostruosità' indifendibili. Quello che meraviglia è che Comune, Provincia, CCIAA ecc.. presentino pubblicamente questa relazione che è in contrasto con quello che loro sostengono!!
Giustamente, data la vocazione agroalimentare della ns provincia, Invitalia dichiara di aver focalizzato l'attenzione sulle filiere ortofrutticola, olivicola, vitivinicola e florovivaistica.
Se possono apparire discutibili e superficiali le motivazioni che portano a preferire l'area di Braccagni a quella del Madonnino, la cosa incoerente è IL DIMENSIONAMENTO di tale polo, dimensionamento suffragato da analisi di mercato nelle quali si valutano le potenzialità del bacino dato dalle province sopra elencate.
Invitalia sostiene che "a partire dai volumi complessivi di produzione, si è calcolato il possibile grado di assorbimento della piattaforma nella catchment area in questione, partendo da una percentuale pressoché completa per Grosseto, intermedia per le province di Siena e Arezzo ed inferiore per il viterbese. Considerando le dimensioni ridotte delle aziende locali e la loro spiccata tendenza a conservare in house le attività di trasporto e di magazzinaggio, è stato ipotizzato che, almeno in un periodo iniziale, la piattaforma possa intercettare circa il 20% dei flussi della catchment area, pari a 111.756,5 tonnellate" (pari a 306 tonnellate al giorno su 365gg/anno, ovvero circa 10-15 tir/giorno) Continua Invitalia: "a seconda che si voglia fare una piattaforma intermodale o una monomodale (con o senza ferrovia) le superfici dedicate ad aree coperte variano. Esse comunque comprendono magazzini, aree di carico/scarico delle merci, uffici e palazzina servizi. Il fabbisogno complessivo di superfici coperte è pari a 5.643 mq. nell'ipotesi monomodale, e di 6.057 m.q. nell'ipotesi intermodale". Quindi, anche nell'ipotesi più ampia si reputano sufficienti due ettari compresi parcheggi, area a verde, raccordo ferroviario, piazzali x la manovra ecc.. Il tutto per un costo stimato in 5.5 mln euro.
Dato che questi sono i fatti, rileviamo che mancano gli studi che portano da 2 a oltre 32,87 gli ettari necessari per tale Polo logistico.
Per questi motivi e per gli ulteriori che seguono, una modifica del piano strutturale effettuata del tutto 'al buio', così come una variante con lo stesso contenuto, non devono e non possono essere fatte.
 
 
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