OSSERVAZIONI AL REGOLAMENTO URBANISTICO fatte dal Comitato SOS Braccagni Net 
DEPOSITATE PRESSO IL COMUNE DI GROSSETO IL 25 GIUGNO 2011
 
 

UTOE 10 - CONTRIBUTI E OSSERVAZIONI

Nelle osservazioni depositate in data 08/09/2010 era citato Paolo di Tarso, dalla Prima Lettera ai Corinzi, 13-12: “Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem” (ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia), paventando che era intenzione del Comune di Grosseto far realizzare un’area industriale a specializzazione logistica attaccata al paese di Braccagni, di fronte a Montepescali, centro storico di sommità del X° secolo (con cinta muraria), nonché unico punto panoramico strategico per la Maremma a nord di Grosseto, visivamente interconnesso con la pianura e che, per questo, si è guadagnato nei secoli il nome di “Balcone della Maremma”.

Con la D.C.C. n. 72 del 28/03/2011 l’oggetto della trasformazione appare chiaro agli occhi di tutti e conferma quanto previsto, ossia la realizzazione di un'area industriale con annesso polo logistico intermodale, con una piccola parte destinata all’industria agro-alimentare.

Ciò che assume caratteri più nitidi e preoccupanti è la dimensione del progetto; questi i dati:

·       superficie complessiva massima costruibile di 180.000 mq, suddivisa in un Polo Intermodale Logistico pari a mq 140.000 e un Polo Agroalimentare pari a mq. 40.000;

·       superficie territoriale occupata mq. 334.424;

·       altezza massima dei fabbricati m. 13 (è ammessa un’altezza maggiore per attrezzature ed impianti).

Ci sembra importante ricordare che la principale finalità della VAS è di “garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di contribuire all’integrazione di considerazioni am­bientali all’atto dell’elaborazione e dell’adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile”, e che il PTC della Provincia di Grosseto, norma di riferimento di rango superiore e vincolante per il Comune di Grosseto, nel dettare i criteri per il governo del territorio provinciale, specifica i principi e i criteri cui gli strumenti urbanistici del Comune devono adeguarsi, ed in particolare decreta che: “ L'identità del territorio provinciale è una risorsa primaria del patrimonio collettivo, da tutelare INVARIABILMENTE al variare dei processi di sviluppo” ed ancora: “ All'intera estensione del territorio provinciale si riconosce una qualità diffusa, espressione dei caratteri distintivi delle diverse componenti locali, da tutelare, sviluppare e valorizzare in ogni intervento. All'insieme di tali qualità e caratteri si conferisce attributo di “irregredibilità”; continua poi specificando che: “Alla qualità complessiva e all'identità del territorio provinciale si attribuisce un ruolo primario nella costituzione del “CAPITALE FISSO SOCIALE” locale. … è interesse e dovere di tutti contribuire alla tutela, allo sviluppo e alla valorizzazione di tale patrimonio collettivo”.

A)         Motivi per cui si contesta la previsione nel Regolamento Urbanistico, e nella Variante al PRG in atto, dell’area di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T. - Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale” e se ne chiede lo stralcio, invitando il Comune ad agire in Autotutela.

1)     La Previsione contrasta con i principi del P.I.T. Regionale

Nell’Ambito 35 “Entroterra Grossetano” sono riconosciuti tra i valori storico-culturali “Gli ambiti connotati dalla presenza di sistemazioni idraulico-agrarie a ciglioni o terrazzamenti alla base delle colline e nelle vicinanze dei centri murati di Montepescali …”; mentre tra i valori estetico-percettivi “Il centro antico di Montepescali, detto “Balcone della Maremma”, per l’ampiezza del panorama che vi si può ammirare e che spazia su tutta la costa, l'Arcipelago Toscano arrivando fino alla Corsica”.

Dal “Balcone della Maremma”, per la sua posizione emergente, si aprono molte visuali panoramiche verso il territorio sottostante; e altrettante visuali esistono verso il centro abitato.

Documento di Piano, pag. 57: “il territorio – nelle sue componenti fisiche così come in quelle culturali e funzionali – è comunque e pregiudizialmente patrimonio pubblico: che pubblicamente e a fini pubblici va custodito, manutenuto e tutelato nei fattori di qualità e riconoscibilità che racchiude e negli elementi e nei significati di “lunga durata” che contrassegnano la sua forma e la sua riconoscibilità storica e culturale. (…), piani e strategie dell’azione pubblica, da un lato, e l’intraprendere innovativo del progetto privato, dall’altro, debbono trovare nella «conservazione attiva» del patrimonio territoriale il principio e il limite regolativo della loro mutua interazione.”

1° obiettivo conseguente: tutelare il valore del patrimonio “collinare” della Toscana.

Il patrimonio “collinare” è uno dei fattori salienti della qualità del territorio toscano, cioè della sua universale riconoscibilità: un bene (...) imprescindibile per lo stesso valore del patrimonio territoriale collettivo. I poggi e i declivi che quel patrimonio compongono, esprimono una storia plurisecolare di razionale ed equilibrato rapporto fra lavoro e natura, oltre che di lotta per la sopravvivenza in un territorio fragile che l’intelligenza di generazioni di uomini e di comunità sociali hanno trasformato in opera d’arte.

Oggi, ciò che l’avvento della società industriale non è riuscita a fare e che gruppi di amministratori locali lungimiranti hanno saputo preservare, è a forte rischio di erosione. Pur in presenza di un patrimonio paesistico e ambientale ancora cospicuo (…), assistiamo ad una pervasiva aggressione della rendita immobiliare, al diffondersi delle sue sollecitazioni all’utile immediato e a crescenti insediamenti e lottizzazioni che non dialogano con il paesaggio né con il contesto rurale e che si segnalano per un qualità architettonica e manifatturiera molto spesso scadente.

E’ su tutto l’insieme del suo patrimonio territoriale, infatti, che la Regione ritiene che l’urbanizzazione e la edificazione siano da ammettere e progettare solo e in quanto lo si faccia in coerenza con i dettami della Convenzione europea sul paesaggio e solo nel rispetto della normativa nazionale e regionale che vi danno applicazione.

Verificando, cioè pregiudizialmente «la funzionalità strategica degli interventi sotto i profili paesistico, ambientale, culturale» e in sequenza «economico-sociale» (come sancisce l’art. 21, comma 1, lett. a della Disciplina di questo Piano). Urbanizzazione ed edificazione nelle campagne possono quindi aver luogo solo come ipotesi pianificatoria e progettuale tanto eccezionale quanto eccellente. Cioè secondo disegni strategici che tutelino il valore del patrimonio paesaggistico come funzione anche di visioni imprenditoriali purché chiare e durevoli, e ammissibili se e in quanto comunque conseguenti ad accertabili, programmate e radicate ipotesi di innovazione economica e sociale di scala ampia e non contingente.”

La previsione del Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale, non tiene conto di visioni e operazioni che investano “il sistema” territoriale e la filiera di opportunità e di funzioni già individuate, infatti a poca distanza dall’UTOE 10, in Comune di Roccastrada, è presente un’area industriale agroindustriale di 40 ettari già urbanizzata, ad oggi sottoutilizzata per la funzione prevista (è presente una sola azienda agroalimentare) ed in minima parte utilizzata con funzioni diverse.

L’intervento trae la propria legittimazione in virtù dell’autoreferenzialità della società privata che lo propone, infatti non è supportato da studi specifici che ne dimostrano la necessità, per cui la qualità del patrimonio paesistico e ambientale assume valore costitutivo e limite alla modificabilità della situazione territoriale su cui, in modo diretto o mediato, si intende intervenire.

2)     La Previsione contrasta con i principi del P.T.C. Provinciale

Si richiamano gli obiettivi di carattere ambientale contenuti negli artt. 11, 17, 18, 19, 20, 21, 27 e 28 delle Norme del PTC che contrastano con le previsioni contenute nel Regolamento Urbanistico nell’UTOE 10, ricordando in particolare:

“Art. 11 - Acqua e suolo: assetti idrogeologici

1. Ai fini delle politiche territoriali provinciali si ritiene essenziale perseguire la migliore compatibilità tra le aspettative di utilizzo e di sviluppo del territorio e la naturale dinamica degli assetti idrogeologici, nel rispetto della tutela ambientale e della sicurezza delle popolazioni, degli insediamenti e delle infrastrutture.

2. In quest’ottica i terreni instabili, subsidenti, soggetti a dissesti, le aree a maggiore pericolosità sismica, le aree esondabili e gli alvei in evoluzione sono considerati elementi di vulnerabilità dell’intero sistema territoriale e in quanto tali devono essere fatti oggetto di azioni per il ripristino degli assetti compromessi e di norme generali di sicurezza, con specifico riferimento alle opportune limitazioni degli usi.

Art. 17 - Caratteri identitari ed evoluzione del territorio

1. Si riconoscono come obiettivi primari del governo del territorio provinciale:

·         mantenere, rafforzare e valorizzare l’identità territoriale riconosciuta e condivisa a partire dai caratteri di seguito specificati; (…)

2. Si riconoscono come caratteri distintivi del territorio provinciale nel suo complesso:

a. l’ampio patrimonio di spazi aperti;

b. la molteplice interrelazione fra terre e acque; (…)

e. la presenza vitale delle memorie storiche diffuse nel paesaggio;

f. il ruolo preminente del mondo rurale e del suo retaggio culturale;

g. la ridotta densità insediativa;

h. il carattere prevalentemente concentrato e circoscritto degli insediamenti;

i. la ricorrenza di un rapporto significante fra insediamento e sito naturale; (…)

3. L’identità complessiva del territorio provinciale, corrispondente all’insieme dei sopraelencati caratteri distintivi, costituisce la risorsa primaria del patrimonio collettivo, da tutelare invariabilmente al variare dei processi di sviluppo. Quest’assunto risulta prioritario rispetto a qualsiasi altra valutazione inerente il governo del territorio.

4. All’intera estensione del territorio provinciale si riconosce una qualità diffusa, espressione dei caratteri distintivi delle diverse componenti locali, da tutelare, sviluppare e valorizzare in ogni intervento. All’insieme di tali qualità e caratteri si conferisce attributo di “irregredibilità”, come definito dalle Norme. Di conseguenza le trasformazioni del territorio provinciale non devono comunque menomare il significato complessivo di tale insieme, ma semmai arricchirlo e incrementarlo. Risulta a tal fine essenziale valutare e monitorare ogni intervento in funzione dei suoi effetti sulle costanti qualitative, sia generali che locali, del territorio. (…)

INVARIANTI STRUTTURALI

Art. 18 - Morfologia territoriale

1. Alla qualità complessiva e all’identità del territorio provinciale si attribuisce un ruolo primario nella costituzione del “capitale fisso sociale” locale. (…)

4. Più in particolare le forme visibili che identificano e qualificano le diverse componenti del territorio provinciale sono considerate caratteristiche “irregredibili”, sia individualmente che nel loro insieme, in coerenza con i principî di “conservazione attiva” del P.I.T..

Art. 19 - Emergenze morfo-ambientali

1. Nell’ambito della qualità diffusa dell’intero territorio provinciale si riconoscono, a seguito di una circostanziata individuazione e classificazione in conformità alle “Schede dei Paesaggi e Definizione degli Obiettivi di Qualità” del P.I.T., specifiche emergenze morfologiche e/o ambientali, costituenti autonome concentrazioni di valori identitari. A tali emergenze si attribuisce un valore di risorsa strategica da tutelare in via prioritaria.

2. A prescindere dai contesti così individuati, il governo del territorio è tenuto anche a una specifica considerazione delle emergenze morfo-ambientali di interesse più circoscritto, corrispondenti a:

– particolari sistemazioni agrarie;

– situazioni vegetazionali caratteristiche;

– episodi di antropizzazione storica dotati di valore di insieme o documentale;

– emergenze geologiche (geotopi e geositi) di cui all’art. 10 delle Norme;

– altri siti di pregio naturalistico o insediativo comunque ritenuti meritevoli di tutela dalla comunità locale.

3. In quanto zone sensibili ai fini della protezione degli assetti, le emergenze di cui ai precedenti commi 1 e 2 sono fatte oggetto di specifica tutela, nonché di azioni tese ad ottimizzarne la condizione oggettiva e le modalità di fruizione, garantendone la condizione di “invarianza puntuale” . (…)

4. Si attribuisce un ruolo prioritario alla fruizione e alla percezione ottimale dei caratteri emergenti della morfologia territoriale. Risulta conseguentemente essenziale mantenere integri anche i principali rapporti visuali e le prerogative di visione panoramica, sia attive (dai siti di osservazione), che passive (verso i siti di pregio).

Art. 20 - Permanenze storico-culturali

1. Le tracce e gli elementi di permanenza nella storia del territorio costituiscono risorse primarie sia in quanto patrimonio della cultura collettiva, sia in quanto riferimenti qualificanti per un’evoluzione degli assetti in chiave di rafforzamento dell’identità.

2. Ogni intervento di trasformazione è pertanto chiamato a:

– mantenere e, ove possibile, incrementare la leggibilità di tali elementi;

– assumerli come matrice insediativa o valorizzarli come principio ordinatore.

3. Si ritiene opportuno incentivare ogni tipo di azione che possa rafforzare il ruolo e la fruibilità di tracce, segni e permanenze storiche di qualsiasi natura.

4. Ai beni territoriali di interesse storico-culturale viene riconosciuto un ruolo insostituibile come fattori di caratterizzazione e fondamenti della memoria collettiva. In quanto tali, esigono condizioni di “invarianza puntuale”, come definita al precedente art. 5. Gli interventi di trasformazione territoriale devono pertanto garantirne la sostanziale integrità, mantenendoli nello stato e nel luogo in cui si trovano. (…)

6. I beni storico-culturali sono ritenuti elementi di arricchimento dell’offerta territoriale. Le azioni ammesse devono dunque coniugare il mantenimento e la riqualificazione con la valorizzazione e l’ottimizzazione della fruizione anche in termini di economia di mercato, purché secondo assunti di sviluppo sostenibile.

Art. 21 - Demani civici

1. Nel quadro della pianificazione provinciale viene attribuito un ruolo strategico alle terre di uso collettivo gestite dalle comunità locali, in quanto contenitori ecologici e beni paesaggistici dotati di rilevante valore sociale. (…)

Art. 28 - Centri storici e altri tessuti di pregio

1. I centri storici e gli altri tessuti urbani di particolare valore sono considerati risorsa primaria ai fini dell’identità culturale e del benessere attuale e futuro della popolazione provinciale. Pertanto ne devono essere conservati integralmente i caratteri costitutivi di interesse generale.

Tali caratteri sono individuati essenzialmente nella forma e nella qualità percettiva e relazionale dello spazio collettivo. Si assumono invece come variabili storiche e come caratteri di interesse individuale, nella misura in cui non inficino gli aspetti succitati, le destinazioni d’uso e le suddivisioni immobiliari, nonché la forma di quelle componenti di cui non si possa avere percezione significativa dallo spazio pubblico.

2. Ai fini del coordinamento delle politiche urbanistiche nel territorio provinciale, più specificamente si individuano come soggetti a invarianza:

– il principio insediativo e l’interfaccia col paesaggio circostante, con particolare riferimento alle mura ove esistenti, agli assetti ortivi di origine storica e alle infrastrutture ad essi connesse; (…)

4. In particolare si riconosce oggi ai centri storici la vocazione di assolvere funzioni di supporto sinergico alla fruizione dei beni ambientali, storico-archeologici, culturali, naturalistici e paesaggistici.”

Nel P.T.C. il concetto di “qualità paesistica” coincide con “identità territoriale”. Trattando le invarianti strutturali si specifica che “All’intera estensione del territorio provinciale si riconosce una qualità diffusa che costituisce risorsa di primario interesse e pertanto si configura invariante da rispettare in ogni trasformazione ammessa, mentre i caratteri distintivi delle diverse componenti locali sono considerate invarianti specifiche comunque da tutelare”. Il piano stabilisce poi, una corrispondenza diretta tra unità di paesaggio e invarianti, da ciò consegue che “l’intero territorio è pertanto assoggettato ad un regime di tutela degli assetti e di rafforzamento dei caratteri paesistici, che impone specifiche e circostanziate valutazioni di tutte le trasformazioni ammissibili”. Al fine delle valutazioni inerenti il mantenimento dell’identità territoriale, la Provincia di Grosseto introduce il concetto di “evolutività ben temperata”, ovvero “capacità di crescere e di trasformarsi pur mantenendo inalterati il peso e il valore delle qualità costitutive nonché delle relazioni strutturanti”.

3)     La Previsione contrasta con le norme di pianificazione urbanistica

Il R.U. Adottato nel suo complesso interviene a modificare sostanzialmente il Piano Strutturale del Comune, adottato ed approvato a norma della L.R. 5/1995, violandone i precetti oltre ai principi e i contenuti, nonché lo spirito del PIT Regionale e del PTC Provinciale, e la L.R. n. 1/2005.

Cancella di fatto le “localizzazioni”, fatte nel Piano Strutturale, degli insediamenti di qualunque natura, ed in particolare anche di quelli industriali come il Polo Logistico, quello Agroalimentare e l’area Industriale ed Artigianale dell’UTOE 10, permettendo di superare i contenuti ed i limiti delle sopraindicate normative.

Il R.U. contrasta con l’art. 205 della L.R.T. 1/2005 che individua in modo tipico, alle lettere a) e b), i limiti di esercizio dei poteri di deroga dei Comuni agli atti e strumenti di pianificazione territoriale e agli strumenti di pianificazione del territorio, adottati ma non ancora approvati alla data della stessa L.R. del 2005, e tra questi il Piano Strutturale. Come è facile comprendere, qualunque intervento modificativo del Piano Strutturale non può prevedere la deroga delle “localizzazioni”in esso già individuate nella vigenza della legge regionale 1/2005, infatti la lettera b) fa riferimento esclusivo ai parametri dimensionali di intervento specificandoli in altezze, superfici, volumi, distanze.

Altra norma in contrasto è l’art. 208 della L.R.T. n. 1/2005, che prevede al c. 1, la propria derogabilità, solo attraverso espressa modificazione dell'intero strumento urbanistico, nel nostro caso il Piano Strutturale, rafforzando l’impossibilità di disattendere le prescrizioni degli articoli come l’art. 205 sopra citato, mediante il ricorso a strumenti diversi come una variante o anche un regolamento urbanistico; la variante e il R.U. violano anche il comma 2 dell’art. 208, poiché questo stabilisce chiaramente che alla formazione degli strumenti della pianificazione territoriale e agli atti di governo del territorio che alla data di entrata in vigore della L.R.T. 1/2005 erano stati adottati ( ed è il caso del Piano Strutturale ) si applicano le norme previste dalle leggi previdenti, ovvero tra queste la L.R.T. 5/1995 e s.m.i.. Il comma tre dello stesso articolo 208 rafforza questa interpretazione, poiché il P.S. è stato adottato prima della L.R.T. 1/2005, ed è stato Approvato secondo la stessa legge con cui era stato adottato, senza che il Comune esercitasse le facoltà che gli concedeva proprio l'art. 208 della LR 1/2005 prima che lo stesso piano strutturale già adottato, venisse anche approvato perfezionando il suo percorso di formazione ; ma il Comune non ha esercitato questa facoltà prima dell'approvazione del P.S. e lo ha approvato secondo la previgente disciplina (L.R. 5/1995) che ne aveva disciplinato la procedura di formazione e di adozione.

Conseguenza di questo è che il P.S. va soggetto non alla disciplina di cui alla legge 1/2005, ma rimane soggetto alla previgente disciplina del 1995 secondo cui è stato adottato e successivamente approvato.

Inoltre, contrasta con l’art. 207, poiché la variante farebbe venir meno la precettività della disposizione ivi prevista, permettendo di rilocalizzare con il R.U. ad esempio i piani produttivi vigenti, o PIP, cosa non ammessa. Per fare queste operazioni occorre agire modificando il Piano strutturale e non basta lo strumento della variante o il R.U. che deve comunque rispettarne i contenuti.

Si rileva il contrasto anche con il nuovo regolamento di attuazione della L.R.T. n. 1/2005 sulle indagini geologiche adottato dalla Regione Toscana in data 4 aprile 2011, che prevede una disciplina transitoria che ne estende la validità anche agli atti in itinere al momento della sua adozione.

Il P.S. di Grosseto, concordemente con il PTC della Provincia, già prevede la localizzazione di un Polo logistico, agroalimentare e intermodale in località Madonnino. Tale scelta è stata oggetto di approfonditi studi che hanno portato a modificare l'originaria localizzazione fatta negli anni '70 dal PRG (art. 83/2 PRG).

L'art. 110 del P.S. (che definisce i contenuti qualitativi e quantitativi dell’UTOE 110-Braccagni) è chiaro: "In continuità dell'insediamento produttivo già indicato nel Piano Strutturale di Roccastrada si prevede la realizzazione di un Polo Logistico e/o Agroalimentare. Tale Polo è delimitato dal confine con il Comune di Roccastrada, dal tracciato della nuova Aurelia, dalla S.P. n.19 per Montemassi e dalla Via del Madonnino.”

Peraltro nella zona del Madonnino sono già stati spesi circa 8 milioni di Euro per la messa in sicurezza idraulica, e altri 8 milioni sono stati stanziati, per un totale di 16 milioni di fondi pubblici, investiti per realizzare, tra i vari obiettivi, anche il Polo Logistico e Agroalimentare.

Pertanto oggi, il Comune aderendo alle richieste della PILT S.p.a., di delocalizzare il Polo Logistico e/o Agroalimentare, si rende responsabile di un atto che vanifica gli investimenti di fondi pubblici per la zona del Madonnino, e che contrasta con i principi di una gestione oculata dei fondi pubblici, ed in più permette una inutile distruzione del territorio agricolo comunale, distogliendolo dalla sua principale destinazione, che secondo i criteri dettati dal P.S e dal PTC sopra richiamati, è da considerare Capitale Fisso Sociale che tutti abbiamo il dovere di tutelare. Inoltre il Comune, così facendo, non solo disattende ogni precedente previsione senza che ce ne siano fondati e provati motivi di utilità sociale, ma contravviene all'obbligo di strumento di salvaguardia e tutela del territorio che (a norma degli strumenti urbanistici in vigore e che ne vincolano l'azione) è fondato sui valori agro-ambientali, turistici, archeologici e storico insediativi, che costituiscono il patrimonio identitario del Comune e della sua comunità di cittadini, e che non può essere strumentalizzato per soddisfare interessi privati e di pochi industriali, che peraltro non hanno addotto a giustificazione delle loro richieste nessun documento giustificativo sul piano dello studio dei mercati e delle tendenze economiche e future della economia del nostro Comune e della provincia grossetana.

4)     Impatto paesaggistico

Il Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale viene previsto attaccato al paese di Braccagni e di fronte a Montepescali, centro storico di sommità del X° secolo (con cinta muraria e posizione dominante), nonché unico punto panoramico strategico per la Maremma a nord di Grosseto, visivamente interconnesso con la pianura e che, per questo, si è guadagnato nei secoli il nome di “Balcone della Maremma”.

Infatti il documento PR-04 “Disciplina del paesaggio e delle invarianti strutturali” individua il Baluardo di Montepescali quale punto visuale emergente, pertanto la realizzazione del polo logistico e agroalimentare comprometterebbe per sempre ciò che è stato garantito per secoli.

5)     Rischi geologici e di sprofondamento (sinkholes)

L'area presenta gravi problemi riguardanti comprovati rischi geologici e idrologici. La documentazione relativa è depositata negli archivi del Comune e non si sta a richiamarla, dovendo essere ben conosciuta dall'ente che l'ha commissionata a suo tempo all'università di Roma.

Il Piano Strutturale all’art. 58 - Pi2.3.6 La pianura insediata di Braccagni, recita: “Nella sub Unità ricade la porzione dell’U.T.O.E. “Braccagni” relativa al centro abitato (…). Quest’area è caratterizzata da situazioni idrogeologiche importanti dove la circolazione idrica profonda si miscela con il sistema delle acque termali di circolazione regionale. Quest’ultimo è controllato da numerose discontinuità tettoniche, in parte seppellite dai sedimenti. A questa situazione tettonica e di circolazione di acque calde e probabilmente con valori alterati di acidità, si riconnette l’occorrenza di fenomeni ad elevata pericolosità tipo Sinkhole, quale quello avvenuto al Bottegone. Pur trattandosi di fenomeni rari e che avvengono in situazioni particolari, per tutta la fascia ove è accertata la presenza di un substrato calcareo di tipo cavernoso ed in coincidenza di faglie (aree pericolosità geologica P3 e P4).”

Nell'area in questione è presente un altissimo rischio di fenomeni di sprofondamento, essendo presente nel sottosuolo acqua calda in quantità elevata. Infatti, nei terreni dove si vorrebbe costruire il Polo logistico vi è un sistema molto articolato di vene acquifere sotterranee, che sfrutta la consistenza 'calcarea cavernosa' del sottosuolo, ed al centro di tale area sono presenti due faglie tettoniche che si incontrano, rendendo altamente probabili (in un futuro non prevedibile), eventi tellurici importanti. Tutti questi elementi, come sostenuto nella Relazione di autorevoli docenti universitari agli atti negli archivi del Comune (commissionata in occasione dello sprofondamento dei terreni in loc. “Gli Acquisti”, a pochi Km in linea d'aria e nell'ambito della stessa struttura geomorfologica della zona), concorrono a determinare un altissimo grado di pericolosità riguardante fenomeni di sinkholes. Inoltre i lavori preparatori al Piano Strutturale hanno evidenziato un simile problema, ed in quella sede veniva deciso che il Comune avrebbe effettuato ulteriori ed approfonditi studi, cosa auspicata anche dal Geologo dott. Ubaldo Guastini nella sua perizia geologica commissionata dalla PILT e allegata ai documenti depositati in Comune.

Il R.U. prende solo atto del fenomeno, infatti a pag. 120 del documento VAL_02 recita: “Fenomeni caratteristici dovuti alla gravità sono quelli di sprofondamento (sinkhole) che possono avvenire nella pianura, nella zona di Braccagni, fino a Roselle, laddove il substrato carbonatico, sottostante la spessa copertura sedimentaria, si presenta fratturato, segnato da importanti linee tettoniche e con circuiti idrogeologici e idrotermali.”, senza eseguire i dovuti approfondimenti del caso.

6)     Rischi idraulici

Dal punto di vista idraulico una simile localizzazione incontra problemi difficilmente sormontabili senza alterare irrimediabilmente il suolo. E’ la stessa PILT (nelle perizie che allega a sostegno della sua richiesta edificatoria), a suggerire di sopraelevare parte dei terreni di circa due metri per preservarli dal pericolo di alluvioni, abbastanza ricorrenti in quella zona. Il problema è che, così facendo si mette il paese di Braccagni in una posizione di pericolo, poiché lo si viene ad abbassare di due metri rispetto all'insediamento industriale, creando una diga artificiale a nord, che impedisce ogni possibile deflusso di eventuali acque meteoriche che scendono dal poggio di Montepescali favorendone la concentrazione verso il centro abitato.

L'autorità di Bacino, esprimendosi sul progetto PILT, evidenzia che gli interventi proposti, a ridosso del paese di Braccagni, comportano una penalizzazione della zona residenziale, che si troverebbe a quote inferiori, e la vanificazione degli interventi fatti e previsti per la messa in sicurezza dell'abitato di Braccagni a seguito delle ultime alluvioni. Nel R.U. non è stato fatto seguito con una adeguata previsione che risolvesse le osservazioni dell'autorità di Bacino, anzi, dal punto di vista idraulico, viene supportato da una relazione dello stesso professionista che aveva operato per la società PILT. Lo studio Idraulico allegato al R.U. (rif. Doc. allegati al R.U. 03 GEO_03) a supporto della valutazione di fattibilità degli interventi individuati nelle UTOE e tra questi quelli per la realizzazione del Polo Agroalimentare e Logistico-industriale nell’UTOE 10, così come rilocalizzato dal R.U. a ridosso del paese di Braccagni, è a firma dello stesso professionista che ha firmato lo studio idraulico di fattibilità per la società P.I.L.T., che ha chiesto la rilocalizzazione del polo dal Madonnino alla zona attaccata al paese così come poi il R.U. ha fatto. La coincidenza tra la richiesta PILT e la localizzazione del Polo così come fatta dal R.U., basate sullo studio idraulico dello stesso professionista, creano una situazione quantomeno di imbarazzo per il cittadino, ravvisando, in questo, una incompatibilità sulla quale doveva vigilare, a garanzia della propria arbitrarietà, la P.A. nella sua attività di formazione degli strumenti urbanistici di governo del territorio nell'interesse della collettività intera.

A pag. 96 del documento VAL_01, allegato al R.U., viene ammesso che: “(…), viste le problematiche connesse agli allagamenti verificatisi a seguito di eventi atmosferici, si ritiene necessario prevedere la messa in sicurezza dell'intero ambito.”. Cosa apprezzabile ed auspicabile se non destasse grave preoccupazione il fatto che il RU rimanda al soggetto privato, che andrà a realizzare l'area industriale-logistica a ridosso del paese, la realizzazione e manutenzione delle opere per la messa in sicurezza idraulica del paese di Braccagni. Non si può affidare la sicurezza di un paese e dei suoi abitanti alla perizia e alla responsabilità di un privato, quelli previsti per la messa in sicurezza del territorio di Braccagni (come di qualsiasi altro) sono interventi pubblici e tali devono rimanere, quindi devono essere progettati, realizzati e mantenuti dal soggetto pubblico competente, come avviene per l’area del Madonnino.

7)     Presenza di reperti archeologici

L’intervento viene localizzato in una zona dove potrebbero essere presenti rilevanti reperti archeologici. Si rimanda alla documentazione relativa al convegno di presentazione dei risultati degli scavi archeologici, eseguiti dall’Università di Siena tra Febbraio e Marzo 2008 (Braccagni, 28/05/2010), dove sono intervenuti Mario cygielman (Archeologo direttore coordinatore Soprint. Archeologica della Toscana), Giuliana agricoli (Soprintendenza Beni Archeologici della Toscana), Emanuele vaccaro (Università di Siena – Visiting Fellow Wolfson College Cambridge), Roberto farinelli (Università di Siena – Dip.to Archeologia e Storia delle Arti). Le dichiarazioni del Sovrintendente Cygielman e approfondimenti sui reperti sono consultabili sui siti:

http://www.braccagni.info/2010/05/lo-scavo-archeologico-di-san-martino-in-piano/   e

http://lasentinelladellamaremma.wordpress.com/2010/05/19/braccagni-tra-vi-sec-a-c-e-xiv-sec/

8)     Carenza di infrastrutture stradali

Nota dolente della rilocalizzazione del Polo Agroalimentare e Logistico è l'assoluta mancanza di previsione di una struttura viaria adeguata sia allo smaltimento del traffico locale, che di quello che si verrebbe a creare con la costruzione di una zona industriale di simili proporzioni a ridosso del paese. L'attuale traffico urbano della frazione è assolutamente congestionato da un sistema di sensi unici deleterio che non risponde alle minime necessità di viabilità e sicurezza. Occorre ripristinare il doppio senso su Via Malenchini; creare la possibilità di parcheggiare in Via dei Garibaldini e creare zone di parcheggio a servizio degli impianti sportivi. Inoltre occorre creare un’infrastruttura stradale esterna al paese, in modo da evitare che questo si congestioni per via del traffico indotto dall’area industriale, che aumenterà di intensità quando la nuova Aurelia verrà trasformata in autostrada.

9)     Carenza di risorse idriche

Oltre che da precedenti studi è lo stesso R.U., che a pag. 96 del documento VAL_01, ammette che: “Riguardo la frazione di Braccagni vi sono attualmente problemi maggiori ed al momento più difficoltosi da risolvere, a causa della scarsa presenza di risorse idriche, soprattutto nell'eventualità di previsioni produttive che necessitano di ingenti quantitativi di acqua per le lavorazioni.”. Quanto citato è in palese contrasto con la previsione di un’industria agroalimentare che, notoriamente, necessità di ingenti quantitativi di acqua per le lavorazioni.

Altra contraddizione emerge a pag. 108 del documento VAL_01, relativamente alla risorsa idropotabili si dice che: “(…) Potrà sorgere qualche incertezza sulla destinazione degli spazi industriali della Pilt in loc. Braccagni se dovesse cambiare la destinazione di polo logistico.”, la destinazione in parte è già stata cambiata con la previsione dell’industria agroalimentare.

10)      Classificazione acustica

A pag. 155 del documento VAL_02, si afferma che “Per l'assegnazione della classe V per le aree produttive e in particolare per la zona nord del capoluogo e la PILT di Braccagni è sta presa in considerazione la presenza di residenze che è e sarà di scarso rilievo.”. Non si capisce per quale motivo le abitazioni di Braccagni, e più in particolare quelle che si affacciano lungo Via Malenchini (confine con l’area industriale), sono di scarso rilievo, forse chi le abita non ha pari diritto di quiete rispetto ad altri cittadini.

Infatti lo stesso documento di seguito riporta che: “La finalità della Classificazione Acustica della variante al PCCA è quella di perseguire un miglioramento della qualità delle aree urbane e di tutti gli spazi in genere, in relazione alla loro destinazione d'uso, contribuendo ad una corretta pianificazione delle aree di nuova edificazione, evitando così l'insorgere di nuove criticità acustiche e ponendosi come obbiettivi primari : - la salvaguardia acustica delle zone vocate alla quiete e più in generale ed ovunque possibile, il rispetto della quiete interna dei fabbricati a destinazione abitativa;”. Si invita il Comune a rivedere il PCCA nel rispetto dei principi di cui sopra ma, soprattutto, degli abitanti di Braccagni.

11)      Dogana, diminuzione dei diritti e aumento dei disagi per i cittadini residenti

Dal progetto PILT si rileva che la zona logistica che avrebbe come supporto anche una Dogana per le merci, questo crea un serio problema di sicurezza per l'intero Paese, ed un maggior disagio derivante dalla sottoposizione di tutta l'area ad una disciplina speciale per le aree adiacenti alle zone doganali, dove i diritti della persona ricevono una diminuzione fastidiosissima nella componente oggi determinata della riservatezza, esponendo tutta l'area ad un controllo maggiore da parte della Guardia di finanza, cui verrebbero conferiti maggiori poteri rispetto alle aree non soggette a tale regime (mirato ad impedire il verificarsi di operazioni illecite ma, al contempo, incidente sulla qualità della vita degli abitanti, che si troverebbero a vivere in una zona di confine).

12)      Danno economico ai cittadini

La costruzione di un’area industriale a ridosso del paese comporterà un impatto ambientale e paesaggistico tale da diminuire il valore degli immobili; questo aspetto non è stato preso in considerazione nei costi sociali che comporta un simile intervento, derivanti dalle inevitabili azioni risarcitorie nei confronti del Comune.

Il principio di danno ai cittadini, che deriverebbe da una struttura altamente impattante sulla vita e sul paesaggio, è stato confermato dal Consiglio di Stato, nella sentenza n. 01952/2010, sul ricorso proposto da R.F.I. S.p.a. contro la Provincia di Grosseto, per la riforma della sentenza del TAR Toscana - Firenze: sez. III, n. 06190/2003, concernente la soppressione dei passaggi a livello in loc. Braccagni.

Nella sentenza si legge: “il cavalcaferrovia, proprio per le sue dimensioni e le sue caratteristiche di <sovrastruttura>, non presenta connotazioni idonee circa il rispetto dei caratteri insediativi e rurali del contesto territoriale di riferimento, ponendosi come elemento di criticità”.

Si afferma inoltre che “la sua ubicazione in prossimità dell’abitato dequalifica il contesto insediativo generale, con particolari effetti negativi nei confronti della popolazione insediata e da insediare (impatto visivo e percettivo, deprezzamento fondiario e immobiliare)” Con riguardo al contesto paesaggistico si sottolinea il “vulnus” … con connotazioni di territorio rurale di pianura bonificata, uniforme e con configurazione di vasta continuità, per il quale la crescita insediativa e infrastrutturale secondo il P.T.C. non deve comprometterne i caratteri”, nonché alla “visuale da e verso l’insediamento di Montepescali … quale centro storico di sommità, con cinta muraria, in posizione dominate sulla piana … visivamente interconnesso con l’abitato di Braccagni”.

Se questo vale per un modesto cavalcaferrovia che, oltretutto, rappresenta un intervento di interesse pubblico, figuriamoci cosa può significare per un intervento privato, delle dimensioni decisamente più impattanti, quale quello oggetto delle presenti osservazioni.

Pertanto, nel momento di valutazione della perequazione tra i diversi interessi, devono essere presi in considerazione anche i costi sociali che gravano sulla comunità, e non solo sulla P.A., come ad esempio i pericoli, i disagi, e la svalutazione degli immobili oltre al peggioramento della qualità della vita.

13)      Vizi della fase partecipativa alla formazione del R.U.

Nei documenti per la formazione del R.U. si fa riferimento ad una fase partecipativa nella quale la cittadinanza sarebbe stata chiamata a dire la propria sui temi dello stesso R.U.. Nelle occasioni partecipative, a Braccagni, non si è parlato di Polo Logistico, in particolare della localizzazione di un Polo Logistico-Industriale e Agroalimentare a ridosso del paese in loc Podere Spiga, invece che nell'area già prevista nell'UTOE-10, al Madonnino, pertanto i cittadini presenti non si sono mai potuti esprimere a favore o contro.

 

Quanto sopra dimostra l’incoerenza esterna ed interna del R.U. adottato, pertanto si invita il Comune a non approvare il R.U. procedendo ad una revisione completa del Piano Strutturale.

Relativamente all’area di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T. - Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale”, se ne chiede lo stralcio, rendendo coerente il R.U. con la normativa sovraordianta.

Si chiede di confermare la localizzazione del polo logistico e/o agroalimentare assunta nel Piano Strutturale, così come previsto e disciplinato dall’art. 110 delle Norme (UTOE 10 Braccagni).

 

B)    OSSERVAZIONI ALL’ELABORATO “L – BRACCAGNI” - “SCHEDE NORMATIVE DI INDIRIZZO PROGETTUALE” (PR_06)

Area di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T. - Polo Agroalimentare e Logistico Intermodale”.

Tra le “Finalità” viene affermato:

Non sono ammesse nell’area attività di deposito, stoccaggio, lavorazione di rifiuti di qualunque tipologia.”

Si chiede di aggiungere “e materiali derivati dai rifiuti o assimilabili, quali ad esempio CDR e CDR-Q”

“Le attività di tipo agroalimentare ammissibili all’interno dell’area di trasformazione dovranno comunque verificare le compatibilità con le disponibilità idriche attestate dal gestore.”

Si ritiene necessario vengano eseguiti, preventivamente, specifici approfondimenti relativi alla valutazione dell’idroesigenza delle attività produttive da inserire nell’ambito, in rapporto alla effettiva disponibilità delle risorse idriche sia idropotabili che superficiali e sotterranee, in ragione della citata carenza di risorsa e della vulnerabilità del territorio, per quanto riguarda la subsidenza (sinkhole) e l’ingressione del cuneo salino.

Nella sezione “Dimensionamento e destinazioni d’uso ammesse” non si riscontra quali siano le destinazioni ammesse, per cui non si riscontra alcun vincolo all’agroalimentare o limitazioni ad attività che possono recare pregiudizio al quieto vivere ed alla salute dei cittadini residenti.

Tra le “Opere preliminari all’intervento” viene affermato che:

“L’agibilità dell’insediamento, anche se attuato per stralci, è subordinata all’attuazione delle seguenti opere:

- opere di regimazione idraulica e loro collaudo atte a garantire la contestuale messa in sicurezza del comparto e del centro abitato di Braccagni;

- il potenziamento e l’adeguamento delle infrastrutture stradali di accesso all’area al fine di contenere l’impatto dell’attività del Polo Intermodale sulla mobilità locale esistente;

- l’attuazione integrale dei criteri A.P.E.A. così come recepiti dalla Regione Toscana.”

Ai fini di una corretta valutazione della generale sostenibilità ambientale della trasformazione proposta, si chiede la verifica dell’adeguatezza della rete fognaria e depurativa dell’abitato di Braccagni, ritenendo che, a seguito del recente sviluppo edilizio del paese, soprattutto la rete fognaria sia inadeguata alle esigenze attuali.

In riferimento al rischio idraulico, rilevato che le aree destinate a trasformazione sono state interessate da allagamenti, si ritiene che questa criticità non sia stata adeguatamente analizzata, si chiede che vengano effettuate specifiche valutazioni nell’ambito dello strumento di pianificazione, al fine di una più organica programmazione di sviluppo territoriale anche di concerto con gli Enti competenti in materia.

Si chiede che le opere di messa in sicurezza idraulica siano collaudate prima dell’inizio dei lavori di costruzione dell’insediamento.

Si chiede che l’agibilità dell’insediamento sia subordinata alla realizzazione di un’adeguata viabilità a servizio del paese; ossia, ripristinare il doppio senso su Via Malenchini; creare la possibilità di parcheggiare in Via dei Garibaldini e creare zone di parcheggio a servizio degli impianti sportivi. Inoltre occorre creare un’infrastruttura stradale esterna al paese, in modo da evitare che questo si congestioni per via del traffico indotto dall’area industriale, che aumenterà di intensità quando la nuova Aurelia verrà trasformata in autostrada. Si chiede inoltre di prevedere l’attraversamento ferroviario, annoso problema ancora irrisolto.

Tra i criteri A.P.E.A. è prevista la produzione di energia elettrica a supporto delle attività produttive, si chiede che tale produzione avvenga solo con impianti non termici, con esclusione dell’eolico.

Nella sezione “Modalità di attuazione” si legge:

“La convenzione dovrà prevedere l’assunzione integrale a carico del soggetto attuatore dell’intervento la gestione e manutenzione delle opere idrauliche di messa in sicurezza. Il mancato rispetto di tale condizione determinerà la sospensione dell’agibilità.

La Sul per il Polo Intermodale Logistico pari a mq 140.000, potrà essere realizzata subordinatamente all’acquisizione del parere favorevole da parte di R.F.I. sul progetto di fattibilità tecnico economica per la realizzazione del binario di servizio; pertanto l’intervento è attuabile anche per stralci con riferimento alle funzioni agroalimentare ed intermodale.

La fascia territoriale compresa tra il fosso Rigo ed il centro attuale di Braccagni dovrà esser prevalentemente utilizzata per soddisfare le aree libere dettate dai criteri A.P.E.A. oltre che per i necessari standard pubblici.”

Come detto in precedenza appare singolare che la sicurezza idraulica di un paese sia demandata ad un soggetto privato, si chiede di rivedere questa previsione. Inoltre, si chiede, preventivamente alla realizzazione di qualsiasi intervento, che venga dimostrata, attraverso un adeguato Studio, l’assenza di rischio idrogeologico e di sprofondamento, sinkhole.

Si chiede che il Polo Intermodale Logistico pari a mq 140.000, sia realizzato subordinatamente all’approvazione da parte di R.F.I. del progetto definitivo per la realizzazione del binario di servizio (corredato dello Studio di fattibilità economica); pertanto l’intervento è attuabile anche per stralci con riferimento esclusivo al Polo agroalimentare.

Si chiede che la mancata approvazione del progetto definitivo per il binario di servizio, comporti la decadenza della previsione di trasformazione “TRpr_01L – P.I.L.T.” relativamente alla Sul del Polo Logistico Intermodale, pari a mq 140.000.

Si chiede che la fascia territoriale compresa tra il fosso Rigo e Via Malenchini sia utilizzata esclusivamente per soddisfare le aree libere dettate dai criteri A.P.E.A. oltre che per i necessari standard pubblici, che dovranno comunque essere localizzati ad un’adeguata distanza dalla zona residenziale. Analoga e adeguata fascia territoriale dovrà essere prevista intorno al Podere Spiga.

Si chiede che il Piano Attuativo contenga anche uno Studio Previsionale Acustico che dovrà analizzare quali recettori sensibili almeno il Podere Spiga, il Podere Società e le abitazioni lungo via Aurelia e via Malenchini, al fine di adottare adeguate misure di contenimento dell’impatto acustico.

Inoltre, si sottolinea l’inadeguatezza delle Componenti Ambientali e degli Indicatori utilizzati nella matrice di “Valutazione sugli effetti sulle risorse ambientali e della salute umana”.

Infine, si rileva che nella sezione “Dati Urbanistici”, alla voce “Superficie di cessione: 60% S.t “ si legge una quantità pari a zero. Pertanto, l’intervento si potrà attuare senza applicare il concetto di perequazione contemplato in altri contesti attuabili dal privato. Tale trattamento appare quantomeno singolare perché, a fronte di un intervento tanto importante, non da in cambio alla pubblica Amministrazione niente altro che gli standard privati minimi previsti dalla normativa vigente. Sarebbe più opportuno prevedere una superficie di cessione pari al 60% dove chiedere di realizzare un parco cittadino da utilizzarsi come filtro fra abitato, abitazioni limitrofe e Polo Agroalimentare e Logistico Internodale.

 

 
 
 
 
 
 
 
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Per modificare la Localizzazione illecita del polo logistico a ridosso di Braccagni e sotto Montepescali, il Comune le pensa di tutte, nonostante sia una proposta privata, il Comune ha messo in campo una strategia così complessa, per realizzare il progetto, che ci vorrebbe un intero staff di tecnici ed amministrativisti per contrastare chi, pagato con soldi pubblici, cerca di distruggere il nostro territorio approvando progetti di questa portata e natura contro l'opinione diffusa dei suoi cittadini. 
 
 Il Comitato SOS Braccagni Net ha risposto alla variante che avrebbe reso inimpugnabile lo spostamento del polo vicino al paese, con queste osservazioni, se non verranno accolte seguirà un ricorso al TAR ,
 
di ricorsi, se il Comune non vorrà ascoltare le nostre legittime richieste di cambiare i suoi illegittimi atti, saremo costretti a farne TRE due contro altrettante varianti ed uno contro il Regolamento Urbanistico nella parte che riguarda il polo logistico di Braccagni.
 
Siccome siamo tutti volontari e non abbiamo nessun finanziamento, chiunque vuole aiutarci a contrastare questo scempio della nostra Maremma può aiutarci anche economicamente, per ogni informazione scrivere a
 
 
 

AL SIG. SINDACO DEL COMUNE DI GROSSETO

Oggetto: Osservazioni con valore anche di richiesta formale in Autotutela, all’atto Consiliare adottato con D.C.C. n. 20 del 27/01/2011 “Variante al Piano Strutturale per adeguamento al quadro normativo regionale – Adozione ai sensi dell’art. 17 L.R.T. 1/2005 e s.m.i.”.  

1) La variante in oggetto e gli atti amministrativi ad essa collegati, intervengono a modificare sostanzialmente il Piano Strutturale del Comune adottato ed approvato a norma della L. R. 5/1995, violando sia i precetti della legge ora citata, che i principi e i contenuti, nonché lo spirito del PIT Regionale e del PTC Provinciale, oltre alla disciplina stessa cui fa rimando per giustificare la sua adozione (L.R.  n.1/2005).  L’intervento di modifica sostanziale interviene infatti cancellando di fatto le ‘LOCALIZZAZIONI’  fatte nel Piano Strutturale in ossequio e nel rispetto delle procedure, dei principi ivi affermati e dei concetti espressi nelle predette norme di rango superiore citate. In particolare ammettendo la localizzazione esclusiva a cura del Regolamento Urbanistico adottato ma ancora da approvare, degli insediamenti di qualunque natura, ed in particolare anche di quelli industriali come il Polo Logistico, quello Agroalimentare e l’area Industriale ed Artigianale dell’UTOE 10 (a titolo di esemplificazione), permette di superare in modo illegittimo i contenuti delle sopraindicate normative.

2) L’atto in oggetto viola l’art. 205 della L.R.T. 1/2005 che non può essere derogato dal Reg n. 3/R del 9 febbraio 2007 di attuazione del Titolo V della L.R.T. n.1/2005 posto a base della variante in oggetto; il regolamento è limitato alle norme di cui al Titolo V della L. 1/2005, e deve conformarsi alla espressa previsione dell’art. 205 che individua in modo tipico, alle lettere a)  e b) , i limiti di esercizio dei poteri di deroga dei Comuni agli atti e strumenti di pianificazione territoriale e agli strumenti di pianificazione del territorio, tra questi il Piano Strutturale. Come è facile comprendere, qualunque intervento modificativo del Piano Strutturale non può prevedere la deroga delle LOCALIZZAZIONI in esso già individuate nella vigenza della legge regionale 5/1995, infatti la lettera b) fa riferimento ESCLUSIVO  ai parametri DIMENSIONALI di intervento specificandoli in ALTEZZE, SUPERFICI, VOLUMI, DISTANZE.

3) Altra norma violata è l’art. 208 della L.R.T. n. 1/2005, che prevede al co 1, la propria derogabilità, solo attraverso espressa modificazione, rafforzando l’impossibilità di modificare articoli come l’art. 205 sopra citato, mediante il ricorso ad un semplice regolamento di attuazione;  la variante in oggetto viola anche il Comma II dell’art. 208 poiché questo stabilisce chiaramente che alla FORMAZIONE degli strumenti della pianificazione territoriale e agli atti di governo del territorio che alla data di entrata in vigore della L.R.T. 1/2005 erano stati adottati ( ed è il caso del Piano Strutturale che la Variante vuole modificare illegittimamente) non si applicano le norme che prevedono la possibilità di ricorrere alla Variante in oggetto, come invece è stato fatto, bensì le norme previste dalle leggi previdenti, ovvero tra queste la L.R.T. 5/1995 e s.m.i.. Il comma tre dello stesso articolo 208 rafforza questa interpretazione, poiché il P.S. è stato adottato prima della L.R.T. 1/2005, ed è stato Approvato secondo la stessa legge con cui era stato adottato, senza che il Comune esercitasse le facoltà concesse dall’art. 208.

4) Violazione dell’art. 207, poiché la variante farebbe venir meno la precettività della disposizione ivi prevista, permettendo di rilocalizzare con il R.U.  ad esempio i piani produttivi vigenti, o PIP, cosa non ammessa.

5) Nel caso comunque che la variante fosse legittima riguardo alle eccezioni sopra mosse, questa violerebbe l’obbligo di motivazione poiché interviene con valore ‘misto’,  regolamentare e normativo, permettendo, da un lato, ad altro strumento di stabilire in modo preciso e cogente i termini di edificabilità e localizzazione delle aree che incidono direttamente anche sugli interessi personali e diretti dei cittadini, dall’altro va a modificare l’intero assetto normativo delle norme di rango superiore che ad essa non sono collegate ne che la prevedono, come ad esempio i principi e i precetti del PIT e del PTC, nella parte in cui questi prevedono il rispetto di valori paesaggistici e visuali, architettonici e ambientali, valorizzano il territorio come bene comune e irrinunciabile, evidenziano criteri di localizzazione che rispettino il principio di costruire il più lontano possibile dai centri abitati le zone industriali, ecc.

6) Viola la disciplina della sicurezza dei luoghi disegnata negli strumenti di governo del territorio superiori, PIT e PTC, oltre che dal nuovo regolamento di attuazione della L.R.T. n.1/2005 sulle indagini geologiche adottato dalla Regione Toscana in data 4 aprile 2011 e che prevede una disciplina transitoria che ne estende la validità anche agli atti in itinere al momento della sua adozione.

7) Si è appreso dalle premesse che è tuttora pendente davanti al TAR ricorso per l’annullamento della delibera di G.C. n. 358/2009 di avvio del procedimento di variante, e quindi esiste la concreta possibilità che questa venga annullata.

8) Si chiede, anche in via di autotutela, prima di ogni considerazione, ed ulteriore atto che dia seguito alla variante,  onde non esporre il Comune ad inutili rischi, anche economici o che vadano a compromettere irreversibilmente l’attuale assetto del territorio disegnato dagli strumenti urbanistici in vigore, per evitare il rischio di inutili e dispendiose azioni giudiziarie, che codesta Amministrazione intervenga rendendo coerente la Variante da sola e/o gli atti ad essa collegati con la normativa vigente così come sopra indicato. Sempre in via di autotutela si chiede di confermare le localizzazioni assunte nel Piano Strutturale, eliminando la facoltà concessa al Regolamento Urbanistico di rilocalizzare le previsioni già espresse e contenute nel Piano Strutturale. In particolare si chiede che la Variante in oggetto non vada a modificare la localizzazione del polo logistico e/o agroalimentare, o comunque denominato, e delle aree artigianali e industriali così come previsto e disciplinato dall’art. 110 delle Norme del Piano Strutturale (UTOE 10 Braccagni). Si chiede ancora di stralciare dal testo modificato dell’art. 4, nella parte in cui elenca le varianti al P.R.G. che potranno essere adottate, il punto n. 12 “Varianti al P.R.G. per opere ed interventi che rivestono un particolare interesse per la comunità purche coerenti con le finalità e gli obiettivi del Piano Strutturale”. I sottoscritti, si riservano ogni ulteriore ragione ed azione, nessuna esclusa. S.J.

 
 
 
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COMUNICATO STAMPA DEL 7 MARZO 2011
 
IL SINDACO NON MANTIENE LE PROMESSE FATTE PUBBLICAMENTE ALLA CITTADINANZA 
 
LA RISPOSTA DEL COMITATO SOS BRACCAGNI NET 
 

L’assemblea cittadina tenutasi a Braccagni il 22 febbraio 2011 ha mostrato in modo inequivocabile che il paese non vuole accanto all’abitato un Polo logistico di qualunque natura esso sia. L’amministrazione comunale, tramite le parole del sindaco, ha cercato una mediazione promuovendo un piccolo polo agroalimentare (8 ha impegnati invece degli iniziali 33) ma mantenendo le altre caratteristiche degli immobili da realizzarsi, ossia superficie coperta capannoni pari al 50% della superficie dei lotti e altezza di 13 metri (4 piani abbondanti di un edificio residenziale).

 

Di ciò hanno dato notizia i nostri quotidiani locali dichiarando però che questo intervento “ridotto” potrebbe essere un primo passo di un’operazione da completarsi in futuro (rimangono di fatto i 33 ha iniziali). Tutto ciò è inaccettabile: Braccagni non si merita una zona INDUSTRIALE attaccata al paese neanche se viene prevista una piccola zona a verde che funga da filtro, non si merita una industria agroalimentare, neanche se questa è di pochi ettari, che trasformi accanto alle abitazioni materie prime derivanti dall’agricoltura, questo perché la qualità della vita degli abitanti della frazione ne risentirebbe in modo grave (rumore, inquinamento, traffico, problemi di natura idrogeologica ecc..).

 

Un amministrazione responsabile dovrebbe impedire che queste cose accadano se non nei casi in cui non si può fare diversamente ossia quando si sono valutate tutte le alternative possibili e si è giunti alla conclusione che quella sia la soluzione con il miglior rapporto costi-benefici, ma sembra che questo non sia stato fatto; oggi non si sa se Trenitalia accetterà di avvallare uno scalo merci nell’area di Braccagni, non si sa quali interventi di tipo idrogeologico si dovranno fare per realizzare tale progetto e quanto questi costeranno per la collettività, non si sa se la nuova autostrada avrà un uscita Braccagni e nonostante tutto, in questo clima di incertezza, l’amministrazione Comunale persiste nel voler realizzare in quest’area un polo logistico, quando sul territorio si trovano siti più idonei di cui si è parlato più volte.

 

Se il polo logistico industriale (forse agroalimentare) sarà introdotto nel Regolamento Urbanistico si trasformeranno ettari di suolo agricolo vicino ad una frazione in suolo industriale ed una volta avviata la trasformazione non si potrà tornare più in dietro rovinando per sempre due paesi, Braccagni e Montepescali. Ricordiamo, a tal proposito, che l’assessorato al turismo del comune di Grosseto ha presentato in questi giorni un programma con i punti di eccellenza del nostro territorio e guarda caso fra questi ha citato e fatto vedere Montepescali che è sempre stato conosciuto come il balcone della Maremma, come può tutto ciò essere coerente con la scelta del polo logistico a Braccagni risulta essere un mistero che l’Amministrazione dovrebbe spiegare a tutti Grossetani.

 

Le nuove procedure per la redazione del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico si vantano della partecipazione dei cittadini nella stesura di questi importanti strumenti di sviluppo e trasformazione del suolo ma mi sembra evidente che, per quanto riguarda Braccagni, l’amministrazione consideri la PARTECIPAZIONE un'altra cosa dal volere delle persone che quel territorio lo abitano.

 

Le elezioni amministrative sono vicine, i cittadini sono stati informati su questo argomento per merito di un gruppo di loro che si è accollato l’onere di far conoscere a tutti tutto quello che si celava dietro il nome polo logistico di Braccagni spetta ora all’amministrazione comunale convincere questi che ciò che sta facendo è la cosa giusta…… le urne ci diranno se ci sono riusciti.

 

Il presidente del Comitato SOS Braccagni net

 

Dott. Arch. Luca Barbacci

 

 
 
 
 
 
 
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Martedì 22 febbraio alle ore 21.00 
 
 

RESOCONTO ASSEMBLEA 22 FEBBRAIO 2011

Sono felice di constatare che anche questa seconda assemblea pubblica, che si è tenuta ieri sera 22 febbraio a Braccagni presso ex asilo, ha avuto una grande partecipazione di pubblico;  sebbene  l’incontro  si sia protratto fino oltre la mezzanotte le presenze si sono mantenute numerosissime a dimostrazione che il problema é fortemente sentito dalla popolazione.

Ho ripensato a lungo agli interventi fatti dai rappresentanti della Pubblica Amministrazione, mi riferisco al Sindaco Emilio Bonifazi, al dirigente dell’Urbanistica Arch. Marco De Bianchi, al Presidente della IV Commissione Consiliare Giancarlo Tei, all’assessore provinciale allo sviluppo rurale Enzo Rossi e ciò non  mi ha per niente tranquillizzato ma al contrario mi ha reso ancora più preoccupato.

Fino a ieri l’amministrazione comunale prevedeva di realizzare in toto il progetto della società PILT in quei famosi 33 ettari accanto al paese di Braccagni, di questo vi è traccia nei documenti di valutazione del Regolamento Urbanistico che De Bianchi ha letto in assemblea di cui è importante riportare di seguito approssimativamente le grandezze:

33 ettari di suolo trasformato  da agricolo in industriale, 180.000 mq di superficie coperta  (18 ha) con un indice di altezza degli immobili previsti di 13 metri (4 piani abbondanti di un palazzo di civile abitazione) per un totale di 2.340.000 (due milioni e trecento quarantamila )mc di cubatura.

Sono dati, soprattutto la cubatura, sconcertanti che lo stesso Sindaco ha visto bene di non sposare per intero proponendo un ridimensionamento dell’intervento (non ha detto però di quanto) con l’introduzione di paletti che lo individuino come solo polo agroalimentare.

Questa ipotesi, ha ribadito lo stesso Sindaco, deriva anche dalla costatazione che non vi è certezza che Treni Italia possa realizzare le opere per dotare l’aria di uno scalo merci, infatti da un colloquio avvenuto fra la direzione generale di  quest’ultima ed il primo cittadino di Grosseto é scaturito che il polo logistico di Braccagni non ha le dimensioni (troppo piccolo) per poter funzionare e pertanto risulta improbabile che Treni Italia investa in questo progetto (che per la cronaca non è stato presentato alla direzione generale di Roma ,l’unica competente a prendere decisioni, ma soltanto al compartimento di Firenze).

Premesso questo risulta evidente, come lo stesso Sindaco ha ammesso, che l’ipotesi di un polo logistico solo su gomma sia l’unica percorribile, polo logistico che potrebbe servire, a ribadito Bonifazi, un agroalimentare dimensionato in modo appropriato ma che dovrebbe essere collocato, secondo l’amministrazione comunale, sempre accanto al paese; per l’amministrazione comunale, la scelta in prossimità dell’abitato di Braccagni, sebbene vi siano noti problemi di viabilità, di allagamento e di impatto ambientale sotto il cono visivo di Montepescali (per citare solo alcuni dei problemi) é comunque da preferire a qualunque altra localizzazione.

Così prospettando la soluzione del problema si è quindi ribadito la volontà politica dell’amministrazione di trasformare il terreno agricolo a nord di via Malenchini  in zona INDUSTRIALE contravvenendo alle ipotesi previste nel vigente Piano Strutturale che prevede, per la zona, il completamento dell’area ARTIGIANALE già esistente.

Poiché la scelta di posizionare un polo logistico in quel punto del territorio era motivata dalla facilitazione a raccordare questo con le linee ferroviarie esistenti, sembra evidente che, venendo meno questa condizione, il Polo logistico agroalimentare sostenuto da Bonifazi potrà essere collocato in qualunque luogo del comune di Grosseto.

Perché allora non farlo a Grosseto Nord dove sarebbe vicinissimo alla futura uscita/ingresso della autostrada da realizzarsi nei prossimi anni e contemporaneamente alla Due Mari che prima o poi collegherà le coste dell’Adriatico con quelle Tirreniche? Ma se tale collocazione fosse da ritenersi inopportuna per l’ulteriore consumo del territorio accanto al capoluogo si potrebbe collocare il Polo logistico agroalimentare in un territorio che ad oggi è già compromesso: l’area industriale del Madonnino nel comune di Roccastrada.

Infatti in questo sito sono stati già realizzati circa 39 ettari di urbanizzazioni per attività industriali votate all’agroalimentare e per farlo si sono già spesi molti soldi pubblici per progettate tutta una serie di  opere di messa in sicurezza dell’area per il rischio idraulico e per il pericolo di allagamento. Ad oggi i 20 lotti di circa 10.000 mq. ciascuno con indice di copertura 0.5 (5000mq.), sono quasi del tutto privi di investitori e soprattutto le uniche aziende che rispettano l’iniziale vocazione agroalimentare prevista dal bando sembrano essere soltanto il Consorzio Agrario e Ortofrutta.

Se in questa struttura (opere di urbanizzazione) già pronta per l’uso e resa già compatibile con le prescrizioni dell’Autorità del Bacino del Fiume Ombrone si andasse a collocare un POLO LOGISTICO AGROALIMENTARE si risolverebbero diverse problematiche. Certo il comune di Grosseto dovrebbe rinunciare al polo logistico che sarebbe fatto nel comune di Roccastrada (per la felicità del Presidente della Provincia Leonardo Marras) ma si risparmierebbero tanti ettari di suolo agricolo e tanti soldi pubblici razionalizzando investimenti pubblici già fatti.

Se qualche nostro amministratore leggerà queste modeste considerazioni lo invito, sia che appartenga  all’amministrazione comunane sia che appartenga  all’amministrazione provinciale, a riflettere su quanto esposto sopra perché potrebbe essere l’inizio di una soluzione percorribile e sostenibile da tutti.

Il presidente del Comitato S.O.S. Braccagni n.e.t.

Arch. Luca Barbacci

 
 
BRACCAGNI- Viale dei Garibaldini - c/o EX ASILO
 
Il Comitato SOS Braccagni NET
 
organizza un
 
NUOVO INCONTRO CON LA CITTADINANZA
 
in cui saranno date
 
ulteriori informazioni, notizie e spiegazioni su una imponente
 
opera che sta per essere
 
 costruita attaccata al paese di Braccagni 
 
Saranno presenti il Sindaco di Grosseto
 
EMILIO BONIFAZI

ed esponenti politici di maggioranza, opposizione,
 
personalità e professionisti della società civile.

Modera il Giornalista
 
Carlo Vellutini

Per informazioni:  sos@braccagni.net
 
 
LA TUA PRESENZA E' IMPORTANTE TI ASPETTIAMO

 

 

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Il 18 gennaio 2011 a Braccagni si è tenuta una riunione con tutta la cittadinanza alla presenza dei politici locali, il presidente del Comitato SOS Braccagni net promotore dell'assemblea pubblica sintetizza la serata con queste parole:

Con soddisfazione ringrazio tutti coloro che hanno contribuito al successo della serata, credo che la popolazione, numerosa come da tempo non si vedeva più in una assemblea pubblica a Braccagni, abbia recepito il nostro messaggio:


ATTENZIONE accanto al nostro paese sta per essere costruito, calpestando i diritti degli abitanti della  frazione, un mostro di cemento di 33 ha in barba alle previsioni del Piano Strutturale che lo collocava al Madonnino.
   
Certo la notizia che il Regolamento Urbanistico comprenderà anche il POLO LOGISTICO-INDUSTRIALE mi preoccupa e dimostra, ancora una volta, che la PILT, tramite i suoi politici, non vuole rinunciare alla realizzazione di quanto ha previsto da tempo. Neanche il parere negativo dell’Autorità di Bacino richiesta per la procedura VAS nella  variante anticipatoria ha fermato la società PILT che ha intrapreso un’altra strada e lo ha fatto in silenzio senza che ne fosse data  alcuna notizia.


Ciò dimostra, ancora una volta, che la partecipazione, che Canuti ha tanto sbandierato, non è stata minimamente considerata; è ormai risaputo che Braccagni non vuole il polo ma nonostante ciò, invece di trovare una  soluzione concertata con la popolazione, l’amministrazione ha scelto la linea dura: comando io e faccio come mi pare, adotto il R.U. e poi si vede……
 
La battaglia è appena all’inizio e si preannuncia dura per l’amministrazione: 


i braccagnini non sono un popolo di ignoranti, non li si può prendere in giro, hanno fra le loro fila persone competenti disposte a mettere la faccia pur di farsi rispettare ed ascoltare quindi se il comune vuole riappropriarsi della credibilità che oggi ha perso nella nostra frazione deve giocare la partita a CARTE SCOPERTE senza bleffare o  tacere come ha fatto fino ad oggi muovendosi ai limiti della onestà intellettuale facendo gli interessi della collettività e non quelli di un privato.
 
Poiché la battaglia sarà dura cercate di diffondere le notizie che sono state date ieri martedì 18 gennaio perché è solo aumentando di numero dei sostenitori del “no polo logistico accanto al paese” che la  protesta potrà  avere un peso politico tale da far ripensare quanto fino ad oggi è stato ipotizzato.
 
Il Presidente del comitato SOS Braccagni n.e.t.
Arch. Luca Barbacci

  
 
 
 

 

 

 

                                                                               Ecco cosa accade a Braccagni, provincia di Grosseto, in Italia, Europa:

Questo è  il fotomontaggio di come probabilmente il progetto fortemente voluto dal Comune e dalla Provincia di Grosseto trasformerà il paese di Braccagni, il centro abitato di Braccagni è quel piccolo insieme di case alla sinistra del grande triangolo industriale....
 
Nella sezione ' 13 motivi per dire di no al polo logistico' troverete le note depositate in Comune dagli iscritti al Comitato e da altri cittadini dove spieghiamo dettagliatamente le nostre ragioni.
 
Le note si concludevano con queste parole:
 
L'intervento proposto dalla Soc. PILT risulta in contrasto con gli strumenti di pianificazione di cui si è dotato Codesto Comune (ed ai quali si deve attenere), sia con i principi del PTC... sopra esposti, ai quali Codesto Comune si deve attenere nella formazione degli strumenti di pianificazione.

Inoltre, l'intervento, se perseguito con le caratteristiche della variante al PRG di cui alla D.G.C. 359/2009 (previsione di un Polo logistico intermodale nell'area a nord del centro abitato di Braccagni), connesso al tessuto urbano della frazione, che si è nel tempo consolidato, con le relative aree artigianali interconnesse e ben integrate, ormai, con l'edilizia residenziale presente e la conseguente viabilità, potrebbe determinare una alterazione degli assetti urbanistici ed insediativi complessivi della frazione, snaturandone le caratteristiche e le identità territoriali.
Pertanto, si ritiene che le indicazioni formulate dal P.S. siano mantenute e perseguite nella loro formulazione originaria, allontanando dal contesto urbano il Polo logistico, viste anche le sue connotazioni strutturali, impiantistiche e infrastrutturali di collegamento, di carattere quantomeno sovracomunale; confermando e dando attuazione, nell'adozione del Regolamento Urbanistico, alle attuali previsioni del Piano Strutturale approvato.

Altro aspetto da mettere in evidenza, e che da' forza a quanto sopra esposto, è la Sentenza del Consiglio di Stato n. 01952/2010 REG.DEC., sul ricorso proposto dalla Rete Ferroviaria Italiana S.p.a., contro la Provincia di Grosseto, per la riforma della sentenza del TAR TOSCANA - FIRENZE: Sezione III,
n. 06190/2003, concernente la soppressione dei passaggi a livello in loc. Braccagni.

Nella sentenza si legge: "il cavalcaferrovia, proprio per le sue dimensioni e le sue caratteristiche di <sovrastruttura>, non presenta connotazioni idonee circa il rispetto dei caratteri insediativi e rurali del contesto territoriale di riferimento, ponendosi come elemento di criticità".
Si afferma inoltre che "la sua ubicazione in prossimità dell' abitato dequalifica il contesto insediativo generale, con particolari effetti negativi nei confronti della popolazione insediata e da insediare (impatto visivo e percettivo, deprezzamento fondiario e immobiliare)" con riguardo al contesto paesaggistico si sottolinea il "vulnus" con connotazioni di territorio rurale di pianura bonificata, uniforme e con configurazione di vasta continuità, per il quale la crescita insediativa e infrastrutturale secondo il P.T.C. non deve comprometterne i caratteri", nonché alla "visuale da e verso l'insediamento di Montepescali . quale centro storico di sommità, con cinta muraria, in posizione dominate sulla piana . visivamente interconnesso con l' abitato di Braccagni".

Se questo vale per un modesto cavalcaferrovia che, oltretutto, rappresenta un intervento di interesse pubblico, figuriamoci cosa può significare per un intervento privato, delle dimensioni decisamente più impattanti, quale quello richiesto dalla Soc. PILT.

Per quanto sopra espresso si invita l'Amministrazione Comunale, anche in via di AUTOTUTELA, a non prevedere nel Regolamento Urbanistico l'intervento proposto dalla Soc. PILT ed a non adottare la Variante Urbanistica richiesta dalla stessa Società, la cui fattibilità, peraltro, è da valutare ai sensi dell'ex art. 39 della L.R. 5/95, rimasto in vigore ai sensi dell'art. 200 della L.R. 1/2005.
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