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LA STORIA

La parrocchia di San Giuseppe in Santa Marinella

SAN GIUSEPPE A SANTA MARINELLA
La parrocchia
La Parrocchia di San Giuseppe in Santa Marinella nasce, all'incirca, nel XVII secolo nella tenuta agricola appartenente ai Barberini, a supporto spirituale e pastorale della dipendenza del castello. Viene istituita una cappellina per una manciata di anime. Dicono le cronache, e i documenti depositati in Curia, che esse, nel 1724, non superavano il numero di 24.
    Una curiosità ci viene da esprimere. pare che dopo l'anno mille, all'epoca dei monaci basiliani approdati su queste rive, si sviluppasse il culto di Santa Marina, culto di lei che rimase, così risulta dalle varie ricognizioni storiche, come patrona della tenuta. Senonché, sembra che, la Santa Marina - vissuta sotto le mentite spoglie di monaco - fosse una ragazza-madre, faccenda poco decorosa per i nuovi canoni promulgati dal Concilio Tridentino (1548/1563) per cui ella - così ipotizza l'amico Silvio Caratelli - fu sostituita dalla figura di San Giuseppe, mistico e casto Sposo e padre putativo di Gesù ben rispondente alla nuova situazione cattolica e meno imbarazzante.
    Fu verso la metà del settecento che la chiesetta di Santa Marinella venne eretta a dignità arcipresbiteriale e ciò consentì l'ampliamento del corpo originario con due fabbricati a latere che oggi, dopo gli ulteriori restauri eseguitinel marzo del 1911, a totale carico della parrocchia stessa, costituiscono le navati laterali.
    nel 1888 la tenuta di santa Marinella fu, dal Pio Istituto santo Spirito, venduta alla famiglia Odesaclchi e la chiesa di san Giuseppe al Porticciolo svolse, da allora sino al 1958, le funzioni parrocchiali. In quest'anno, per opera del ben ricordato don ostilio Ricci - (1942-1972), col concorso efficace e decisivo della locale Associazione Comabattenti e Reduci con in prima fila il loro presidente, il cavaliere Giuseppe Bomboi, venne inaugurato il nuovo centro di culto in via della Libertà, su terreno donato dalla famiglia Rospigliosi/Odescalchi, beneaugurante testimone il cardinale Eugenio Tisserant.
    Da allora, fino al 1972, don ostilio Ricci resse con prestigio, autorità e dedizione, la cura della chiesa favorendo e sviluppando attività varie: Azione Cattolica, Gruppo tetarale, Corsi di formazione biblica, festa del Patrono, convegni, gruppi di preghierea e attività caritative. Alla sua morte successe Mons. Carlo Taramasso, docente di Teologia Morale al sacro Cuore di Roma. Egli seppe stimolare il fervore della gioventù locale, istituendo il GRUPPO SCOUT Cattolici, organizzando una Corale polifonica, rafforzando la Compagnia teatrale e dotando la Parrocchia e la città di una sala cinematografica e, con la fattiva collaborazione d'un Comitato cittadino, di un monumentale organo italiano di rara tecnica e qualità.
    Dal 1989 alla sua scomparsa, subentrò Mons. Amleto Alfonsi, sacerdote di alta spiritualità e di vasta cultura che memore della profonda e fraterna amicizia e stima che a don Carlo lo legavano, seppe mantenere e continuare vivo e produttivo l'intervento della parrocchia lasciando al momento del cambio di testimone, un'eredità ricca di sentimenti, di valori e di opere.
    Nel 1991 la parrocchia viene affidata a don Vittorino Fincato. Anch'egli, con spirito non dissimile dai suoi predecessori, rafforza il peso e l'incisività dell'opera parrocchiale allargando, attraverso la personale cura liturgica e caritativa, il cammino della crescita cristiana dei parrocchiani.
    Chiamato alla guida della chiesa cattedrale, gli succede l'attuale parroco, don Salvatore Rizzo - 26/9/1993 - che già, in precedenza, aveva svolto funzioni vicarie con Mons. Tamarasso.
    I fedeli gli augurano buon lavoro, aspettandosi da lui l'intervento che, pur diverso per situazioni e momenti, sappia mantenersi nel solco della passata pastorale.
(tratto da Cronache portuensi - Diocesi di Porto e Santa Rufina - anno V n. 3 dicembre 1993 pag 2 - autore Prof. Dott. Luciano Pranzetti).





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