Home page‎ > ‎CONTRIBUTO ONLINE..‎ > ‎

Empowerment anziani

 

Creativamente

 
 
Questo progetto è stato pensato per dare spazio alla figura dell'anziano e per mostrare che, nonostante sia caratterizzata da specifiche problematiche, è ricca di potenzialità e di risorse positive.
Un progetto di empowerment per potenziare e rivalutare questa utenza attraverso interventi basati sull'utilizzo dei linguaggi artistici.
 
Di seguito verranno approfonditi i seguenti punti:
- età senile: una prima introduzione
- la creatività
- invecchimento e creatività
- uso dell'arte-terapia in ambienti istituzionali con anziani
- obiettivi generali e specifici del progetto
- possibili applicazioni
- valutazione
 
- link utili per ulteriori approfondimenti

 
INTRODUZIONE
 
L’età senile è una fase di vita in cui è possibile ritrovare funzioni e attività conservate e che quindi non può essere considerata una condizione sufficiente di disadattamento.
Infatti, in presenza di programmi e interventi specifici, è possibile prevenire o quanto meno attenuare il decadimento psicofisico dell’anziano, salvaguardandone l’autosufficienza e rinforzandone la capacità di autodeterminazione.
 
Focalizzare l’attenzione sulle problematiche dell’anziano, significa prendere in considerazione le seguenti dimensioni:
 
  • Dimensione fisica/corporea: il declino fisico dell’anziano riguarda tutti gli aspetti del funzionamento sensoriale ed esercita ripercussioni dirette o indirette sul piano psicologico (Holliday, 1995). Infatti la perdita dell’efficienza fisica rende l’anziano meno sicuro di sé, più consapevole del proprio stato di debolezza e quindi anche più dipendente dagli altri, non solo sul piano materiale ma anche su quello psicologico. In particolar modo, risulta alterata la velocità d’esecuzione di azioni, che tuttavia non influisce sulla capacità di ottenere prestazioni, specie se connesse ad azioni medie e abituali. L’anziano quindi non è talmente decaduto fisicamente e mentalmente da astenersi da qualsiasi attività. Anzi è proprio l’inattività fisica che promuove ed accelera un quadro patologico, caratterizzato da sintomi fisici e psichici. Siamo di fronte a un circolo vizioso che deve essere interrotto per non peggiorare le già precarie condizioni che implica la vecchiaia. Non è raro inoltre che l’anziano percepisca il corpo come un nemico, a causa dell’ evidente deterioramento di alcune funzioni; per questo motivo è fondamentale proporre attività che attraverso il coinvolgimento attivo del soggetto, hanno come esito un’accettazione della propria corporeità.
  • Dimensione cognitiva: il calo delle funzioni psichiche si caratterizza per una perdita di abilità e rapidità nella esecuzione delle operazioni mentali e per un indebolimento delle funzioni di intelligenza fluida (Cesa Bianchi e Vecchi,1998). Al contrario, le funzioni di intelligenza cristallizzata sono meglio conservate; l’anziano ha infatti accumulato un repertorio di conoscenze e strategie che, se ben utilizzate, possono addirittura porlo in una situazione di vantaggio rispetto a una persona giovane. Il declino della memoria costituisce un indice significativo della vecchiaia anche se molto spesso è l’esito di una minor motivazione e sforzo ad apprendere che conduce l’anziano ad avere meno fiducia nelle sue capacità mentali. Nell’invecchiamento, si può infatti individuare una difficoltà ad apprendere elementi riconducibili a nuovi ambiti; l’anziano infatti tende a crearsi un proprio spazio di vita personale che lo porta ad un’incapacità di adattarsi a realtà estranee a tale spazio. Si spiega quindi la difficoltà dell’anziano di apprendere modalità insolite nell’ affrontare i problemi esistenziali, ma anche la possibilità di approfondire la conoscenza del proprio spazio di vita. I fatti più antichi sono quelli che vengono meglio ricordati poiché appartengono all’esperienza di vita del soggetto, mentre quelli che si “dovrebbero” memorizzare, vengono percepiti come estranei al proprio sé.
  • Dimensione affettiva: con l’invecchiamento, l’affettività si concentra su tematiche piuttosto circoscritte e si attenua rispetto a contenuti che precedentemente suscitavano reazioni affettive. I riferimenti alla propria condizione personale diventano prevalenti su quelli etero centrati: si determina cosi una tendenza all’egocentrismo che appare progressivamente sempre più incisivo. La condizione psicologica più presente è la frustrazione che conduce ad individui depressi ma anche irritabili, impulsivi ma suggestionabili, incapaci di svolgere le loro normali attività ma volti a considerazioni fantasmatiche, astratte e infantili. Bisogna segnalare tuttavia che l’anziano ha molto tempo per curare le relazioni affettive, che sebbene non siano numerose, si caratterizzano per una maggiore profondità e intensità e che quindi non vanno erroneamente interpretate come indici di isolamento (Guidolin e Piccoli, 1991).
  • Dimensione interpersonale: come precedentemente descritto, l’individuo anziano tende a creare una barriera tra se stesso e l’ambiente esterno e spesso sviluppa un mondo interiore fantastico che evolve prendendo spunti completamente estranei al mondo circostante. Il senso di incomprensione che percepisce dal confronto interpersonale con gli altri, lo porta all’isolamento e a un sentimento diffuso di diffidenza. Ne consegue il progressivo disadattamento che è contraddistinto da un senso di insoddisfazione, di malessere generale e da alterazioni comportamentali nei contatti sociali. L’ansia e la depressione che frequentemente sperimentano, conducono l’anziano a mettere in atto dei meccanismi difensivi che sono l’espressione del mancato adattamento alla vecchiaia (Amoretti e Ratti,1994). Tra questi, frequente l’utilizzo di un meccanismo regressivo che riporta le persone a modalità comportamentali tipiche dell’infanzia, oppure di un meccanismo proiettivo attraverso il quale l’anziano attribuisce la colpa del proprio malessere all’ambiente. Frequentemente negli anziani si riscontra una coesistenza di bisogni diversi che crea uno stato interno di agitazione, una difficoltà a farsi capire dagli altri e un’insoddisfazione generale.
La parziale perdita di autonomia, la preoccupazione dei famigliari riguardo un’incapacità dell’anziano di prendersi cura di se stesso, conducono alla decisione di inserimento in una casa di riposo. Nonostante questa decisone non sempre implica un disinteressamento dei famigliari per il proprio caro, tuttavia può avere ripercussioni sull’assetto psicologico dell’anziano, che deve adattarsi a un ambiente nuovo. Di conseguenza, possiamo capire che non necessariamente il benessere psichico della persona sia correlato col grado di assistenza ricevuta: maggiore assistenza significa anche maggiore deresponsabilizzazione.
 
Per questi motivi, si ritiene in linea generale necessario garantire a ogni anziano la permanenza nella struttura in cui è vissuto o in una struttura equivalente: in questo senso sono stati attuati programmi di assistenza domiciliare e iniziative di sostegno, culturali e ricreative.
 
In aggiunta alle necessarie trasformazioni dell’istituzioni in cui gli anziani alloggiano, è necessario affinché mantengano un sufficiente livello di autostima, che compiano mansioni di significato, adatte alle caratteristiche di ogni individuo. E’ infatti necessario proporre diverse possibilità concrete e non un’unica via obbligata affinché l’individuo possa trovare quella a lui più adeguata.
 
Se le diverse proposte vengono pienamente attuate, gli anziani cessano di sentirsi dei “pesi morti” e continuano ad esistere come persone fornite di una propria dignità e in grado di contribuire con la loro azione alla realizzazione delle diverse iniziative. L’anziano deve essere messo in condizione di dedicarsi a interessi culturali e religiosi che possono arricchire la sua personalità e aiutarlo maggiormente a dare senso alla condizione presente. E’ fondamentale inoltre valorizzare gli hobby: attività fisiche come il giardinaggio o la cura di animali possono tenere occupato l’anziano, sottrarlo dal pericolo dell’isolamento, producendo un’invidiabile condizione psicofisica.
 
Le iniziative delle strutture socio assistenziali possono quindi favorire un miglior adattamento all’ambiente, riducendo i possibili fattori di stress e creando addirittura una valorizzazione dell’individuo. Una rete assistenziale simile deve tuttavia tener presente le caratteristiche dell’anziano al fine di rispondere al meglio alle sue esigenze ed eliminare o contenere gli stimoli che scatenano situazioni frustranti (Scortegagna, 1999).
E’ sempre importante prestare attenzione alla qualità della propria comunicazione, inviando messaggi comprensibili all’interlocutore e individualizzandoli, tenendo conto dello stato d’animo e della matrice culturale del soggetto. Questa metodologia permette un’interazione tra individuo e società e favorisce un incremento del benessere soggettivo e oggettivo.
 
In conclusione, molti dei deficit che ritroviamo nell’anziano, sono più spesso connessi a condizioni familiari, ambientali e sociali che non a cause organiche. E’ per questa ragione che la prevenzione e la terapia del decadimento mentale senile si devono attuare attraverso una corretta e globale politica assistenziale che consenta impegno ed assunzione dei ruoli significativi agli anziani che lo desiderino.


LA CREATIVITA'

Gli studi psicologici del concetto di creatività sono piuttosto recenti e si caratterizzano perché ne forniscono un’immagine a più dimensioni.

Innanzitutto, vi è chi, per definire cosa sia la creatività, fa riferimento ai prodotti creativi. Per poter dirsi creativo, dunque, un artefatto deve essere caratterizzato da novità, pertinenza, utilità e deve essere apprezzato non solo dal suo creatore, ma soprattutto dalla società (Bruner, 1964; Taylor, 1956, in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003).

Vi sono poi alcuni studiosi che cercano di definire la creatività a partire dai suoi processi (Drevdhal, 1965; Nickerson, 1999, in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003), sostenendo che un atto creativo è caratterizzato dalla capacità di accostare elementi, di solito considerati estranei, creando nuove combinazioni (Mendik, 1962, in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003 ).

Guilford (1950, in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003 ), invece, individua gli elementi centrali nel concetto di creatività nell’ambito del pensiero divergente. Quest’ultimo è attivato nelle situazioni che permettono più vie di uscita, in contesti poco vincolanti, che lasciano spazio a più soluzioni possibili.

La scuola della Gestalt, invece, caratterizza la creatività come pensiero produttivo, ovvero una tipologia di pensiero capace di risolvere un problema attraverso una ristrutturazione cognitiva, ovvero una trasformazione del punto di vista a partire dal quale viene considerata la situazione.


INVECCHIAMENTO E CREATIVITA'
 
Per molti anni si è pensato che la creatività fosse una prerogativa dell’infanzia, una modalità di pensiero relativa ai primi anni di vita, destinata a venir soppiantata, una volta divenuti adulti, dalla razionalità, a parte in casi eccezionali in cui è presente una vera e propria “vena artistica”. Quanto detto, vale particolarmente per la vecchiaia, età caratterizzata, come visto precedentemente, da una perdita progressiva di efficienza cerebrale, più o meno grave che, sempre secondo questo paradigma ormai superato, non permetterebbe di elaborare programmi innovativi e creativi. Si riteneva, infatti, che anche le persone non affette da alcuna patologia specifica fossero solo in grado di svolgere attività cerebrali già da tempo esercitate.
 
Negli ultimi decenni, le ricerche di psicologia cognitiva, hanno invece mostrato come il pensiero creativo non sia una caratteristica esclusiva degli artisti, ma abiti anche presso persone comuni, in uomini e donne di livello culturale anche modesto. Inoltre, da qualche anno, la ricerca psicogerontologica ha superato questa visione riduttiva dell’anziano e ha operato una revisione delle concezioni sull’invecchiamento psichico. In particolare, è stato scoperto che le funzioni psichiche, in assenza di patologie invalidanti, come ad esempio le demenze, continuano a svolgere la loro funzione fino ad età molto avanzate.
Esistono, infatti, alcuni casi di ultracentenari che dimostrano un’apprezzabile attività creativa: basta citare Gabriele Mucchi, ingegnere, pittore, scrittore e Ardito Desio, famoso geologo. Antonini e Magnolfi (in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003) ricordano numerosi esempi di artisti, usciti allo scoperto in età avanzata: solo per fare qualche esempio, ricordiamo Omero, Esopo, Sofocle, Monet, Picasso, Michelangelo, Verdi, ecc.
 
La possibilità di essere creativi in età senile, non riguarda però solo i grandi nomi dell’arte, ma è aperta a ciascuno di noi perché si può ritrovare nelle persone più semplici.
 
Numerose ricerche hanno dimostrato come nell’anziano siano presenti alcuni indicatori che rendono possibile il pensiero creativo: in particolare Williams fa riferimento alla fluidità, alla flessibilità, all’originalità e all’elaborazione. L’anziano ha infatti ancora la possibilità di produrre idee nuove e originali, di passare da una categoria di idee ad un’altra, di elaborare le informazioni con ricchezza di particolari e dettagli. Secondo Engelman (2000), la creatività è una naturale, innata e gioiosa parte dell’invecchiamento.
 
Le nuove scoperte, dunque, restituiscono all’anziano il potere creativo, ma non solo, sottolineano anche come l’età senile sia il momento migliore per riappropriarsi o creare tout court spazi da dedicare alla creatività che durante l’età adulta sono stati occupati dal lavoro e dall’accudimento dei figli e dei propri genitori anziani.
Secondo Limentani infatti, nell’adulto la creatività si presenta “congelata” e permane soltanto negli artisti e in chi riesce a conservare in sé il bambino della sua infanzia mentre trova nell’età senile lo spazio per emergere. Infatti, è stato appurato che, durante la senescenza, la presenza di attività creative garantisce un buon adattamento e una vecchiaia serena. Quando, in concomitanza con la pensione, si cambiano i ritmi di vita e si riorganizzano le proprie giornate, avere un passatempo creativo permette di superare la crisi iniziale e di adattarsi bene ai nuovi ritmi di vita (Cesa-Bianchi, 1987, in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003).
 
La dimensione creativa, inoltre, permette di mantenersi attivi cognitivamente in quanto stimola la curiosità e la capacità di ragionare in termini complessi. Inoltre, influenza la visione che ciascun anziano ha di sé e del periodo di vita che sta attraversando (Smith e Van der Meer, 1990). Fischer e Spect (1999, in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003) hanno rilevato, a questo proposito, che l’attività creativa nell’età senile contribuisce a un atteggiamento positivo verso sé stessi, in quanto ci si sente affermati e soddisfatti di sé. La creatività, infatti, permette di dare senso alla propria vita (Lorenzen-Huber, 1991, in Cesa-Bianchi e Antonietti, 2003 ) e avere delle soddisfazioni. Sembra quindi che la creatività permetta di mantenere una buona qualità di vita, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista cognitivo.
 
Nell’anziano il pensiero creativo può esprimersi in diverse aree:
 
  • Area della scrittura: poesie, racconti, novelle, diari, articoli, ecc.
  • Area della pittura: opere con acquerelli, pastelli ad olio, carboncino, ecc.
  • Area della scultura: con cartapesta, plastica, legno, pietra, ecc.
  • Area della musica: suonare uno strumento, comporre brani, cantare, ecc.
  • Area dell’artigianato: cucito, tessitura, ricamo, coltivazione dell’orto, ecc
  • Area della comunicazione: allestire semplici spettacoli, ad esempio all’oratorio o in un circolo ricreativo, partecipare a mostre, viaggi, avvenimenti culturali, ecc.
In conclusione, si può affermare che la creatività è una possibilità presente in tutte le persone che invecchiano e non soltanto nei grandi artisti, che, lungi dal declinare con l’età, può raggiungere, proprio nel periodo della vecchiaia ottimi livelli.
La creatività è, inoltre, il mezzo che meglio consente all’anziano di esprimersi e conservare un buon funzionamento cognitivo e sociale. L’espressione creativa è, in fatti, una forma di intelligenza, perché, facendo riferimento all’etimologia della parola, permette di capire il mondo e di rappresentare ciò che si è capito
 
 
USO DELL'ARTE-TERAPIA IN AMBIENTI ISTITUZIONALI CON ANZIANI

Da tempo, l’arte viene utilizzata con gruppi di anziani di età diversa in ambiente istituzionale con finalità terapeutiche. In letteratura, infatti, sono riportati molti potenziali benefici delle diverse attività con l’arte: in particolare, sembra che la possibilità di partecipare ad una attività piacevole induca gli anziani a ridurre, almeno temporaneamente, la frequenza del wandering e che possa accrescere l’orientamento degli anziani nei confronti del loro ambiente (Bumanis e Yoder, 1987, in Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998).
 
Anche la collera è l’aggressività possono essere rimosse attraverso l’espressione artistica, in quanto attività tranquilla, che riduce il livello di attivazione, così come l’agitazione, in quanto l’arte-terapia fornisce stimoli sedativi (Bright, 1987, in Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998). Inoltre, diversi studi sostengono che l’uso dell’arte come terapia dia ottimi risultati sul piano sociale, perché attiva l’interesse nei confronti degli altri, migliorando, così, le interazioni sociali e, potenzialmente, l’autostima dell’artista (Wald, 1986 Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998).

In particolare, le arti figurative offrono ampie possibilità di espressione individuale, nonché un’attività tranquilla e riflessiva, che può essere adattata alle capacità e alle necessità dei partecipanti (Kornreich, 1988; Wald, 1986, in Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998). Ad esempio, i limiti fisici nel controllo di piccoli movimenti, possono impedire a un anziano di lavorare efficacemente la creta, mentre può ancora essere in grado di maneggiare un pennello. Inoltre, è stato suggerito che l’arte terapia può svelare la presenza di un disturbo mentale o di un danno cerebrale organico e aiutare i residenti ad acquisire un senso di controllo sull’avanzare della malattia, consentendo loro di rappresentarne visivamente la progressione e i sintomi caratteristici (Kornreich, 1988; Mango, 1992; Wald, 1986, Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998).

Anche la musica può essere utilizzata a scopi terapeutici con anziani, attraverso programmi semplici, con il personale che canta con i residenti durante le attività assistenziali o mediante l’ascolto del canale radiofonico preferito, ma anche attraverso l’intervento di esperti musicoterapeuti, che possono valorizzare le capacità musicali degli anziani, attraverso canto in gruppo o tramite la preparazione di esibizioni per intrattenere gli altri.

Diverse ricerche hanno tentato di misurare gli effetti di questo tipo di attività, suggerendo ad esempio che la musicoterapia può rappresentare una forma di esercizio fisico attraverso i movimenti ritmici (Bright, 1987 Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998), che ha dei buoni effetti sulla sfera sociale, in quanto diminuisce i comportamenti antisociali (Pollak e Namazi, 1992, Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998) e aumenta la partecipazione verbale e comportamentale (Millard e Smith, 1989, Cesa-Bianchi e Tammaro, 1998). Altri benefici della musicoterapia che sono stati proposti sono un maggiore orientamento all’ambiente, un generico miglioramento dei comportamenti difficili e una maggiore attenzione.

Nonostante i risultati incoraggianti di questi studi, non dobbiamo però dimenticarne i limiti: molti di essi, infatti, sono stati condotti con un campione ridotto (meno di 10 soggetti per gruppo sperimentale), dando così luogo a dubbi sull’adeguata rappresentatività statistica. Spesso, poi, questi studi presentano valutazioni di natura globale e mancano di un gruppo di controllo, il che lascia dei dubbi sul valore delle terapie con la musica.


OBIETTIVI GENERALI
  • Migliorare benessere nell’anziano attraverso interventi di empowerment
 
OBIETTIVI SPECIFICI
 
Dimensione sociale/interpersonale
  • Ridurre solitudine;
  • Mantenere vivo il contatto con la realtà.
Dimensione cognitiva
  • Stimolare competenza musicale (musicoterapia ecc…)
  • Valorizzare competenze logiche/mnemoniche (con particolare attenzione alla memoria a lungo termine e all’intelligenza cristallizzata;
  • Incrementare autoefficacia/autoaffermazione;
  • Introdurre dimensione dell’ironia/autoironia.
Dimensione affettiva
  • Ridurre solitudine;
  • Prevenzione alla depressione;
  • Indurre stati affettivi positivi, riducendo probabilità di uno stato patologico depressivo (da giustificare con letteratura e formularlo in modo ipotetico);
  • Indurre rilassamento (riduzione wandering à comportamenti aggressivi, eccitazioni, dirompenze vocali)
Dimensione corporea
  • Accettazione/valorizzazione del proprio decadimento fisico/corporeo
  • Favorire la fiducia e il rispetto reciproco
  • Rendere l’anziano attivo e partecipe in modo da soddisfare le sue richieste propositive ed assecondare le espressività creative
  • Consentire all’anziano di (ri)scoprire alcune potenzialità latenti
  • Stimolare e mantenere le capacità fisiche e mentali
  • Provvedere ad una stimolazione percettivo/motoria in casi particolari
  • creare un clima di amicizia e di collaborazione tra gli anziani dei vari nuclei in modo da sollecitare ed intensificare la loro partecipazione alle attività collettive
  • mantenere i contatti con la realtà esterna (gruppi di volontariato, associazioni scolastiche..)
  • coinvolgere tutte le figure professionali, i volontari ed i familiari nella progettazione dell’attività di animazione
  • “animazione psicologica” e realizzazione di un calendario di attività settimanali di facile lettura ed applicazione
 
 POSSIBILI APPLICAZIONI
 
Con persone anziane, che non presentano particolari problematiche fisiche e cognitive gravi, è possibile proporre le seguenti attività artistiche:
  • danzaterapia
  • musicoterapia
  • cinematerapia
  • rilassamento muscolare progressivo
  • terapia orto-giardino
  • laboratorio plastico-manipolativo
  • laboratorio di lettura
  • ricamo
  • decoupage
  • torneo di carte con merenda 
 
 
VALUTAZIONE

La realizzazione di un programma non può prescindere da una verifica costante dei risultati ottenuti: durante lo svolgimento dell’attività, essa permette modifiche e cambiamenti che riequilibrino la situazione, nel caso in cui sia necessario, evidenziando difficoltà e problematiche.
Al termine dell’attività, una verifica consente una valutazione e permette il confronto tra le eventuali aspettative iniziali e gli effettivi risultati raggiunti; inoltre, l’analisi di ciò che è accaduto può dare l’avvio a nuovi spunti ed idee. Dalla verifica, nasce, quindi, la riprogrammazione.

Quali possono essere, allora, gli strumenti che facilitino la raccolta dei dati di verifica?
 
Non è molto facile riuscire a elaborare un sistema valido, visto che, spesso, il giudizio su ciò che è stato realizzato nasce dalla sensibilità stessa dei responsabili. E’ per questo che, ancora una volta, il confronto con gli altri professionisti operanti nella struttura può facilitare il commento alle attività.

La valutazione sarà effettuata sia inizialmente attraverso una analisi della domanda, sulla quale si adatterà il progetto, sia in itinere, attraverso la valutazione delle aspettative, della motivazione, dell’interesse e del livello di benessere, sia al termine del progetto per verificare l’effettivo raggiungimento degli obiettivi posti inizialmente.

Per quanto concerne le aspettative, esse saranno valutate, attraverso delle interviste, sia inizialmente ed in itinere, che al termine del percorso per verificare se le aspettative iniziali sono state confermate o deluse.
 
Nella medesima intervista si tenterà di indagare anche il livello di interesse e motivazionale degli ospiti partecipanti al progetto, per scoprire se ciò che li ha convinti a partecipare al progetto sono state delle spinte esterne o la motivazione personale. Lungo la durata del percorso, si chiederà agli ospiti, annotandone le risposte, anche il livello di gradimento e di soddisfazione, le quali saranno parte fondamentale della valutazione globale del progetto soprattutto nei giudizi finali.
 
Per valutare il livello di benessere sono stati pensati una serie di strumenti idonei alle persone anziane: il livello di autostima sarà misurato attraverso il Rosemberg Self- Esteem Scale (Prezza, Trombaccia,Armento, 1997), mentre l’aspetto emotivo sarà valutato attraverso un questionario ad hoc atto ad analizzare le emozioni positive e negative degli anziani, nonché la loro capacità di gestione e regolazione delle emozioni. Inoltre sarà utilizzato il SIB per la valutazione del comportamento interpersonale (Willelm Arridell et al. 2004); il Body Image Satisfaction Questionnaire (Alparone et al. 2001) per misurare il grado di soddisfazione corporea, insieme alla Body Esteem Scale (Mendelson, Mendelson, White 2001) utile a valutare la percezione corporea.

Periodicamente, questo tipo di osservazione sarà completato e supportato dalla constatazione del numero di presenze all’attività (esse possono comunque essere influenzate da malattie, uscite o degenze al di fuori della struttura, quindi di ciò bisogna sempre tenere conto), e dal tipo di socializzazione dimostrata (buona, discreta, sufficiente o nulla; con evoluzione positiva, in decremento o costante). Saranno anche visualizzate eventuali collaborazioni ed aiuti da parte di altri ospiti, di familiari o del personale; sarà anche utile riassumere i problemi incontrati ed eventuali strategie di animazione individuale, a breve, medio o lungo termine.

Una osservazione particolareggiata del comportamento degli ospiti e del clima di gruppo, da parte dei professionisti sarà parte integrante della valutazione e sarà supportata dalla compilazione di un diario settimanale, che permette di riassumere brevemente le attività giornaliere e di fare un consuntivo del lavoro settimanale, dando modo di riflettere, in generale, sull’andamento del proprio intervento, segnalando, anche qui, problemi ed idee.
 
Come si può notare, in tutta questa opera di verifica, è sempre sottolineata l’importanza non solo di un intervento altamente professionale e personalizzato, ma anche e soprattutto il grande lavoro di riflessione su se stessi ed il proprio operato: non sempre è facile ritagliare momenti, durante il lavoro, in cui fermarsi a considerare ciò che si sta facendo, ma non si può non comprendere come la mancanza dei momenti di verifica ed autovalutazione possa inficiare seriamente il complesso dell’intervento.
 
 
  
 
 
 
 
 
 
Per ulteriori approfondimenti
vi consigliamo di consultare i seguenti siti:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

Comments