San Maurizio. Un santo che non può essere dimenticato

Strano popolo, quello lancianese, costruiva nel 264 a.C. le prime catacombe per difendere i cristiani dalla ferocia degli imperatori pagani e poco dopo edificava un superbo ponte, che collegava la città al piano della Fiera, dedicandolo ad uno dei più crudeli imperatori, a quel tal Diocleziano, che tra gli altri efferati delitti, vanta quello, di aver fatto decimare e poi annientare un’intera legione di soldati, una delle più gloriose dell’esercito romano denominato “Legione Tebea”. Maurizio che ne era il comandante, non accettando di fare sacrifici in onore dell’imperatore e dei suoi dei, o di combattere contro altri cristiani venne ferocemente perseguitato. Massimiano che era capo dell’esercito fece prima decimare e poi, per ordine di Diocleziano, sterminare l’intera legione e lo stesso Maurizio cadde vittima sacrificale dell’odio e della follia dell’Imperatore e del suo vice.

Il popolo lancianese accolse questo Santo con grande fervore cristiano e lo nominò protettore della città. Lo venerò a tal punto, da chiamarlo in soccorso nell’anno 610, nella guerra contro il greco Comitone che voleva soggiogare la città, fedele ai longobardi. La leggenda narra che nell’ora del pericolo il Santo accorse on l’intera Legione Tebea, e mise in fuga il nemico.

Fino al secolo scorso si è parlato di resti rintracciati della chiesa; questo Santo, che insieme alla sua legione ha dato un così grande esempio, è stato del tutto dimenticato, e non è nemmeno conosciuto dalle nuove generazioni. Che la società moderna possa facilmente accantonare un prodotto di facile consumo è comprensibile, ma è inconcepibile come un intero popolo e una città, per lunghi secoli devoti ad un Santo che tanto ha dato alla storia di Roma e alla Cristianità e che è parte integrante della storia di Lanciano, possano dimenticarlo. Il calendario ricorda il martirio di San Maurizio nella data del 22 settembre, per fortuna, molto venerato in altre parti d’Italia. A Lanciano la chiesa di San Maurizio che sorgeva nel quartiere di Lancianovecchia, è stata la prima ad essere edificata ed è rimasta aperta al culto fino agli inizi dell’ottocento, quando ormai in stato di degrado è stata demolita e mai più riedificata.

Questa parrocchia ottenne molti benefici e interessamenti particolari da parte dei Pontefici Gregorio I nel 592, Bonifacio III nel 610 e Nicolò II nel 1059. In questa chiesa risiedeva l’arciprete della città e rimase parrocchia fino al XVII secolo, venne poi aggregata alla chiesa di San Biagio e amministrata dal suo Rettore.

di Silvio Di Iullo e Lucio Porfilio, in “Gente e Piazza” anno XI, n.6, settembre 1996
                                                                                                                                                                                                    

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