La Preistoria

Negli ultimi tempi, a dare un contributo sostanziale e sorprendente alla scoperta del passato e all’affascinante itinerante cammino dell’uomo sulla Terra è stata la genetica.

Gli studi recenti, infatti, ci dicono che in Africa sono vissuti, fra i 300.000 e i 150.000 anni fa, i primi antenati, comuni a tutta la specie umana e lo studio del DNA ne dà una prova inconfutabile; e da qui, partirono circa 60.000 anni fa, alla conquista dell’Asia. Un secondo troncone si diresse verso Sud-Est ed andò a popolare la Nuova Guinea e l’Australia, sfruttando, per queste migrazioni, le vie di terra, la glaciazione, e si servirono persino di rudimentali imbarcazioni per superare i 100-110 Km che separavano l’ultimo lembo dell’Asia dall’Australia.

Il secondo flusso migratorio, avvenuto fra i 50.000 e i 40.000 anni fa, sempre da parte dei Sapiens-sapiens, ebbe come meta l’Europa e spinse l’uomo di Neanderthal verso l’estinzione.

Dall’Europa gruppi di nomadi si spinsero verso l’Asia settentrionale, la Siberia, la Mongolia, la Manciuria. Il Giappone veniva raggiunto circa 30.000 anni fa.

Questa lunga, lenta e inarrestabile marcia alla conquista dell’intero pianeta, si concludeva fra i 12.000 e i 10.000 anni fa, quando anche l’America veniva raggiunta ed abitata. Nei secoli successivi, con la grande rivoluzione agricola favorita dal clima mite, seguito all’ultima glaciazione e alla comparsa delle graminacee, il flusso migratorio si attenuò, l’uomo divenne sedentario e costruì i primi insediamenti intorno ai grandi fiumi.

Le nuove conquiste verso la civiltà e l’aumentato benessere portarono alla costruzione di villaggi e città, ad un certo assetto nell’ordinamento politico-amministrativo, ma anche all’espansione demografica. L’aumento della popolazione causò nuovi problemi; i terreni sottoposti a monocoltura si inaridirono, le risorse alimentari non erano sempre sufficienti ed ebbe luogo una sorta di migrazione di ritorno, che spingeva gruppi di persone dalle lontane regioni asiatiche, verso l’Europa.

Per effetto di questa migrazione, si andarono formando insediamenti vari in Europa e in Italia.

Durante l’età del ferro, quando i Liguri si stanziarono in vaste aree dell’Italia settentrionale, altri gruppi etnici avevano già occupato la nostra penisola. Stirpi mediterranee abitarono la Corsica e la Sardegna e l’interno della Sicilia (Elimi, ecc.). Lungo la costa orientale erano stanziate stirpi di origine illirica, che avevano attraversato l’Adriatico ed erano entrate attraverso le Alpi Orientali. Formavano tre gruppi principali: i Veneti al nord, gli Illiri dal Piceno al centro e gli Iapigi al sud.

Successivamente, quattro furono gli elementi etnici storicamente più importanti della Penisola: gli Etruschi, i Greci, i Cartaginesi e i Popoli Italici.


Il Neolitico a Lanciano

La storia di Lanciano che affonda le radici nei secoli e nei millenni, ha scandito incessantemente i tempi e i ritmi della città sin dal lontano periodo neolitico.

La città venne anticamente abitata dagli Aborigeni, dapprima nomadi, successivamente seminomadi e sedentari, quindi cominciarono a stanziarsi nei territori circostanti, intraprendendo la nobile e dura arte dell’agricoltura.

A testimonianza di ciò abbiamo tutto un repertorio e una vasta gamma di ritrovamenti nel villaggio Rossi
1 in località Marcianese che confermano i caratteri propri del neolitico medio abruzzese, nella sua fase arcaica (VI - V millennio a.C.).

In tale località sono stati riportati alla luce fondi di capanna
2 con frammenti di ceramica dell’età neolitica3, lame silicee e ossidiana, asce, punteruoli, raschiatoi, macine per cereali quadrate e rotonde, elementi ornamentali in osso, vari strumenti campignani, vasi per la conservazione di alimenti, resti faunistici, frammenti di pietra per focolai4.

«Si potrebbe attribuire l’insediamento Rossi Marcianese ad un nuovo aspetto culturale contraddistinto da una spiccata componente di caratteri propri dell’area transadriatica e del meridione italiano. Mi sembra che questi elementi culturali di provenienza dalmata e dall’Italia meridionale siano dovuti alle vaste ed estese relazioni che esistevano in quei tempi nella penisola italiana e in Dalmazia, chiaramente documentati dalla diffusione della ossidiana ed una delle vie di penetrazione di detti elementi culturali era certamente rappresentata dalla costa»
5.

Da recenti studi effettuati risulta che queste popolazioni in alcuni periodi abbandonavano questi siti per tornarci in periodi successivi, la causa di questi spostamenti è data dalla continua ricerca di alimento per sé e per gli armenti, lungo questi spostamenti cominciarono a delinearsi i primi tratturi.

I ritrovamenti nei fondi di capanna, in ordine sparso di ossa umane hanno fatto pensare a fenomeni di antropofagismo, ma successivamente è stato dimostrato che si trattava di alcune forme rituali. Infatti, molti riti neolitici richiedevano la presenza di resti umani, poiché le popolazioni che avevano intrapreso i lavori agricoli ricorrevano a tali rituali, quali atti propiziatori alla fecondazione e riproduzione della terra.

Teschi umani venivano posti alla base dei fondi di capanna per tutela delle stesse, quasi a voler anticipare il legame con i defunti, ripreso, successivamente, dai Sanniti e dai Romani nella sacralità e nella protezione da parte dei Lari e dei Penati.

Altri ritrovamenti archeologici si sono avuti nei pressi del centro storico, dove, nel 1993, vennero alla luce i resti di una capanna datati intorno ai tremila anni, secondo lo schema che sarebbe poi rimasto immutato per decine di secoli.

Resti di un centro abitato, dislocati nei pressi del centro storico, testimoniano la presenza di insediamenti dall’età del bronzo (XII - X sec. a.C.); trattasi di un considerevole abitato esistente sulle pendici dei Colli Erminio, Pietroso e Selva, che coincide storicamente con quanto contenuto nella leggenda relativa al periodo della fondazione della città
6
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1 Tale insediamento fu occupato da una comunità preistorica, le cui attività si svolgevano principalmente nei campi ed occupavano capanne raggruppate intorno ad una struttura centrale e di maggiore dimensione. Queste capanne furono riportate alla luce dall’archeologo Prof. Alfredo Geniola, nel corso dell’estate e dell’autunno del 1969.

2 I fondi di capanna sono infossamenti concoidali utilizzati principalmente o come strutture abitative, o come silos per la conservazione di derrate alimentari o come fosse per l’estrazione dell’argilla.

3 I frammenti di ceramica corrispondono ad oltre 100 vasi da derrate di varie forme e con superfici ben levigate e decorazioni impresse.

4 Alcuni pezzi sono stati ricomposti e restaurati. Tutto il materiale è ora custodito presso la Soprintendenza Archeologica di Chieti.

5 A. M. Radmilli, L’Abruzzo nei millenni, Adelmo Polla Editore, Cerchio (AQ), 1993, pag. 77.

6 Alla luce di questi ritrovamenti la città di Lanciano risulta una delle aree abitate più antiche dell’intero Abruzzo, e il periodo coincide perfettamente con la data di fondazione riportata dalla leggenda, 1180 a.C., di cui si è parlato nel capitolo precedente. Tali ritrovamenti testimoniano la presenza continuativa di forme di insediamento sullo stesso sito sin dalla fine del secondo millennio a.C.



             DOCUMENTI

            1.    IL VILLAGGIO ROSSI E LA SUA CORRENTE CULTURALE.pdf 

            2.    IL VILLAGGIO ROSSI _Conclusioni_.pdf

            3.    LA SEMISEDENTARIETA'.pdf 
                                                                                                                                                                                                                                                                                            
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Contatore siti
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