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Alberi, fiori, figure di grande semplicità animate da tratti geometrici ben definiti. Questi soggetti sono ormai al di là di ogni attenzione, in una società moderna dove la semplicità degenera ineluttabile nella banalità.

Eppure le opere di Silvia Faini contengono molto più che un richiamo alla natura: sono significati, sovrastrutture, trame, su cui ogni spettatore tesse la propria storia, i propri ricordi e le personali esperienze.

Sono figure vive, cinetiche, che tendono a sconfinare dal foglio: non si riescono a contare tutte le “libellule” cosí come appare inutile e tracotante tentare di enumerare le ramificazioni di un albero. La persona che si affaccia a questi capolavori non ha bisogno di conoscere intermediazioni per apprezzarne il significato, dal momento che può scegliere come plasmare il significante in ragione della propria situazione sensoriale.

Per tutto il XX secolo si é parlato di arte come elemento di rifiuto della società, condizione che ha alimentato i sentimenti individualisti dell'età contemporanea. 

I quadri di Silvia Faini ci riportano all'età dell'oro dell'umanità: valori comuni condivisi, pieno e reciproco rapporto con la natura, semplicità delle figure e dei sentimenti, tutte formule che, pur cadute nell'oblio, sono ancora annidate in potenza tra i meandri dell'animo umano.

 

Adriano Sangineto