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Il sito contiene bibliografia e studi per il confronto con la teologia protestante.  I TEMI PIU TRATTATI SONO I PRINCIPI, l'etica e la bioetica, oltre a quelli indicati nelle colonne a destra e sinistra.
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Gennaio - Dicembre 2017

Libri su Riforma 2017

Berndt Hamm; Michael Welker, Die Reformation: Potentiale der Freiheit, Tübingen: Mohr Siebeck, 2008, VI, 133 p. ; 19 cm. [Titolo: La Riforma: potenziale di libertà].

Hamm ha un approccio molto interessante. Alla domanda se la teologia di Lutero in particolare stia in continuità con il ME oppure costituisca una novità, opta sia per l’una che per l’altra alternativa, nel senso che molti spunti si possono trovare ugualmente in autori precedenti (anche sulle indulgenze), ma in Lutero si attua un salto nella sintesi di questi vari spunti e si apre per così dire un nuovo corso. Hamm è medievalista e studioso della Riforma (università di Erlangen).

Welker, noto in ogni parte del mondo come continuatore per certi aspetti dell’opera di Moltmann, (università di Tubinga), dopo una parte a mio giudizio eccessivamente imbandierata, termina tuttavia con una osservazione che val la pena ponderare. Si tenga presente anzitutto che l’importanza del lavoro di Welker (non solo qui) sta nel voler mantenere una comunione linguistica e contenutistica con tutta quella grande parte del protestantesimo attuale che si muove “biblicamente” al di fuori della teologia critica di stampo europeo. Welker vuole visibilmente raggiungere qualche risultato nella relazione con quel “altro” tipo protestante di ricerca e di espressione. Il richiamo alla Bibbia come libro e messaggio nel suo complesso anche per Welker è fondamentale. Egli tuttavia nella sua conclusione esclude che si possa usare la S. Scrittura per “decidere” la giustezza di questa o quella opzione teologica, anche perché di opzioni la Scrittura ne contiene più di una. Egli afferma: «è senza senso [sinnlos], riscontrata una differenza sia nella teologia dei secoli passati, sia nel procedere attuale della ricerca teologica, volerla “decidere” sulla base del dato di una specifica tradizione biblica» (119). La teologia della Riforma non è quindi per Welker definibile come ricerca di una «finale certezza» [finale Gewissheit], ma è da impiegare quale perfezionamento, sviluppo, giustificazione e, se necessario, correzione della certezza, nella prospettiva della ricerca della verità [Suche nach Wahrheit] (120).  

 


Tommaso Bozza , Scritti 1932-1989,  a cura di Carlo Bozza , Volume II , Scritti di Storia della Religione Cristiana, Presentazione di Mons. Elio Bromuri , Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2015, pp. XVIIl+390+16 f.t.; Formato 17x24, ISBN 978-88-495-2951-7.

L’ing. Carlo Bozza ha raccolto con cura in due volumi gli scritti minori dello storico Tommaso Bozza (1903-2004), suo Padre, permettendone così la comoda consultazione. Il volume I (2014) conteneva gli scritti letterari. Ci occupiamo del volume II dedicato in gran parte a articoli sugli scritti clandestini della Riforma in Italia nel Cinquecento. Le informazioni sugli autori di tali scritti, e sulla circolazione degli stessi, sono sempre assai utili da leggere anche oggi, in prossimità dei Cinquecento anni della Riforma nel 2017. Gli scritti circolavano ovviamente negli ambienti ecclesiastici. Alcuni vescovi e cardinali li apprezzavano, altri cominciavano a osteggiarli dichiaratamente (siamo prima del Concilio di Trento). Alcuni scritti sono traduzioni di pagine di Calvino, pubblicate però come se il loro traduttore ne fosse l’autore, in modo da non suscitare sospetti, almeno a prima vista. Bozza reperisce le vere fonti e pubblica talvolta fianco a fianco l’originale e la traduzione italiana più o meno clandestina. Ritroviamo così gli autori del Beneficio di Cristo (Benedetto da Mantova e Marco Antonio Flaminio), e Juan Valdés, che riprende dai riformati molte tesi, ma con il suo spiritualismo si distanzia da loro. L’accuratezza de riferimenti e la riproduzione sovente integrale di lettere e fonti costituiscono una lettura vivace e interessante.

Colpisce la diffusione e il successo degli scritti riformatori soprattutto di Bucero e Calvino. È il linguaggio della Riforma che si diffonde. Il messaggio cristiano non si identifica più con le istituzioni cattoliche, con la pietà ben incanalata e diretta, ma suscita una nuova vita religiosa, che affascina. Non è tanto una «riforma» della Chiesa, quanto un nuovo tipo di linguaggio, che favorisce una nuova convinzione. Per essa vale la pena correre il pericolo di essere scoperti dall’Inquisizione, che vuol dire: indagine segreta, prigione, processo, tortura, morte.

Ma i fronti si delineano poco a poco. I vescovi, prima aperti, cambiano idea. Quegli scritti appaiono loro veramente eretici. Sono quindi irricevibili: nella diocesi è meglio non lasciarli circolare. Tommaso Bozza riproduce interamente una lettera da Roma del 19 gennaio 1544 del cardinale Marcello Cervini che analizza finemente il Beneficio di Cristo, scritto che il cardinale si è facilmente procurato e che egli ha letto con attenzione. La sua critica riassume molto bene il giudizio teologico sulle tesi protestanti: confusione sul termine fede e teoria sull’intenzione di operare solo per il bene del prossimo e non quale “obbligo di fede”. Riporto il secondo giudizio: «Et non dimeno pare che questo libro vogli solo che l’opere buone si faccino per conformarsi all’exemplo de la vita del S.re et perché il proximo è membro suo, e non perché siamo altrimenti obligati ad osservare cosa alcuna con la fede» (p. 126). La lunga lettera del cardinale merita comunque attenzione. Alle due critiche già menzionate (fede e natura delle opere) si aggiunge anche un cenno negativo sul concetto di predestinazione. Sono i tre punti sul quale il cattolicesimo si attesta e sono quelli che a sua volta il protestantesimo considera irrinunciabili.

Altri articoli contenuti nel libro trattano della ricezione di Lutero e di Calvino in Italia e più in particolare illuminano l’atmosfera di circolazione di idee protestanti negli anni 1541-1544, momento destinato a spegnersi con il Concilio di Trento. Nella presentazione del volume Mons. Bromuri (da poco scomparso) nota come all’epoca tre fossero le posizioni in ambito cattolico: quella tradizionalista, quella di matura adesione alle tesi luterane (di coloro che dovettero ben presto emigrare) e infine l’attività di mediazione. Egli nota poi come i giudizi ufficiali su Lutero siano cambiati a partire dal Concilio Vaticano II e come i documenti comuni luterano cattolici abbiano contribuito «a superare le interpretazioni conflittuali di una parte e dell’altra sull’origine e la causa della Riforma».

Il libro del Bozza arricchirà ogni buona biblioteca anche in previsione del 2017. (Sergio Rostagno). 


 Martin Heimbucher (a cura di)

Reformation erinnern: Eine theologische Vertiefung im Horizont der Ökumene – Neukirchener 2013.


Klaus Unterburger, Unter dem Gegensatz verborgen : Tradition und Innovation in der Auseinandersetzung des jungen Martin Luther mit seinen theologischen Gegnern, Münster : Aschendorff, 2015 [Katholisches Leben und Kirchenreform im Zeitalter der Glaubensspaltung; 74].
Indispensabili entrambi per riflettere sul 2017. 

Come si sa, il dibattito sui festeggiamenti per il 500.mo anniversario dell’Affissione delle 95 Tesi (31 ottobre 1517), o 500.mo della Riforma protestante, porta a riconsiderare la stessa dottrina di Lutero. Tutti sono concordi nel dire che essa deve essere liberata da 500 anni di divisione della Chiesa o delle (cosiddette) Confessioni. Ma il rischio di appiattimenti è palese.

Reformation erinnern reca gli interventi a un convegno apposito tenuto in Germania nel settembre 2012. Vi si affrontano i temi seguenti: esegesi di Romani 3, 28 e altri passi; La Riforma benedizione o catastrofe; La Riforma come “ferita” al corpo di Cisto; “Pluralità” quale vantaggio portato dalla Riforma; Problemi e soluzioni nell’impostazione del dialogo ecumenico. Le/ I collaboratrici/ori sono protestanti, salvo una.

Unter dem Gegensatz verborgen, come dice il titolo tratta di Lutero “sepolto” sotto le divisioni confessionali. È uno studio cattolico molto istruttivo e utile. (Riprende in parte anche O. H. Pesch, ma è di oggi). In buona parte concordo, ma ne traggo forse diverse conclusioni. Per ora mi fermo a questa segnalazione, in attesa di avere il tempo di spiegarmi meglio. 


LINK ALLA PAGINA DI ALTRI TESTI SULLA RIFORMA 2017


A proposito di Riforma e epoca moderna

 

Hans-Martin Barth, The theology of Martin Luther : a critical assessment, translated by Linda M. Maloney, Minneapolis, Fortress Press, c2013, x, 547 p. ISBN 9780800698751 (hardback). Originale tedesco Gütersloh 2009.

 

Massimiliano Traversino (ed.), Verità e dissimulazione. L’infinito di Giordano Bruno tra caccia filosofica e riforma religiosa, Opera pubblicata con il contributo della Fondazione Parco Letterario Giordano Bruno – Nola, Napoli, EDI - Editrice domenicana italiana, 2015, 530 p. Brossura, ISBN 9788898264506.

 

 

La visione tradizionale di Lutero e della Riforma protestante era un resoconto unitario, che iniziava dalle esperienze problematiche di Lutero in convento, passava attraverso la sua “scoperta dell’evangelo” e terminava nella nascita della chiesa protestante. Questa visione ora appare obsoleta. La ricerca recente ha separato l’uno dall’altro gli elementi del racconto tradizionale (alcuni dei quali risultavano più leggendari che storici). La teologia di Lutero e la sua persona, la polemica teologica  e la vicenda storica, l’originalità di Lutero e gli sviluppi della Riforma in vari luoghi d’Europa, con il conseguente apporto teorico di altre personalità riformatrici, appaiono elementi da esaminare uno per uno, elementi certo collegati nel tempo, ma non necessariamente unitari. Elementi di discontinuità e di continuità si mescolano variamente.

La situazione attuale del mondo delle religioni e del cristianesimo d’altra parte è talmente cambiata, rispetto a cinquecento anni fa, che una semplice richiamo alla “Riforma” tout court suonerebbe pura retorica.

Resta in primo piano ancora sempre la figura di Lutero.

Per quanto si scrivano libri su Lutero sembra sempre necessario aggiungere qualche cosa. Come si deve inserire la Riforma nel quadro delle idee emancipatrici che si delineano nel mondo moderno? E, sempre all’interno di tale quadro, si deve includere o escludere Lutero stesso?

 

Tra i recenti contributi su Lutero spicca il libro di Hans-Martin Barth (ora tradotto in inglese), un’opera dove il lettore può soddisfare ampiamente quasi ogni domanda e curiosità. Ogni capitolo inizia con una questione controversa, passa in rassegna i testi di Lutero, poi le letture degli interpreti più recenti, per finire con una valutazione. Rinvio per esempio alle 14 pagine dedicate ai famigerati scritti contro gli ebrei, scritti che Barth deplora totalmente e che attribuisce in fondo all’inconfessato malumore di Lutero per un tipo di esegesi che appare nella sostanza e nel profondo “diversa” dalla sua e che mette in crisi le sue certezze. Con il papato si può discutere aspramente, con gli ebrei no, perché la loro visione biblica è del tutto diversa. Barth in altri capitoli accoglie e illustra il pensiero di Lutero in se stesso e sotto il profilo attuale. Nella ricerca di un cristianesimo autentico si trovano qui elementi da valutare positivamente, tanto in vista dell’impegno personale individuale quanto nel quadro, che Barth ben conosce, delle religioni mondiali. Sul motivo della incomprensione dei Riformatori per la “diversità” (la loro maggiore colpa, se non erro) ritorno più in basso. 

 

Sotto il profilo della valutazione di Lutero negli sviluppi della coscienza moderna emancipatrice è estremamente interessante Verità e dissimulazione. Il libro raccoglie gli studi presentati da un gruppo di ricercatori, studi dedicati in gran parte a figure dell’epoca successiva alla Riforma, tra le quali spicca quella di Giordano Bruno, sui temi della metafisica e della politica, passando per le concezioni della giustizia che legano in certo qual modo quei due ambiti. Il libro tra le altre cose aiuta a situare Lutero tra il Cusano e il Nolano. Dall’epoca moderna riceviamo anche la sensibilità per il nesso profondo tra religione e politica. La ricerca mostra il legame che unisce i due ambiti, ma anche la necessità di avere chiara percezione delle rispettive competenze.

 

Prendiamo solamente alcuni spunti tra i tanti che il libro contiene.

Tra gli altri studi quello di Massimiliano Traversino sulla concezione di Bruno a proposito del dogma della Trinità può essere avvicinato al giudizio sfumato di Barth a proposito della teologia trinitaria di Lutero. Lutero si attiene alla lettera del dogma e non vuole andare oltre, cioè non vuole farne motivo di speculazione. Questo però non significa che la Trinità sia poco legata alla sua concezione soteriologia complessivamente intesa. Oltre il dogma non si può andare, ma in esso si deve lavorare a fondo. Mi pare che questa sia la posizione di Lutero. Barth cita la divertente espressione di un testo omiletico a proposito della terminologia trinitaria: «attieniti rigorosamente alla parola divina (= il testo biblico) come una volpe che si rannicchia nella sua tana» (p. 218). Ciò tuttavia significa riconoscere un limite pratico al cui interno si può lavorare.

 

Diverso è il pensiero di Bruno illustrato da M. Traversino. Bruno vede nella dottrina trinitaria un maldestro tentativo di legare insieme finito e infinito. Dio essendo infinito non può creare un mondo finito. Tra infinito del mondo e infinito di Dio c’è una relazione profonda che Bruno difende in ogni modo. Questa è per lui la strada promettente. Attraverso i diversi approcci e le diverse teorie resta comunque in discussione il rapporto tra finito e infinito. (Sul tema ha riflettuto anche Hans-Georg Gadamer; vedi Mirela Oliva, “Trinity and difference: Gadamer and Heidegger on Aquinas”, in Jahrbuch fur Religionsphilosophie, Bd. 13, 2014, 195ss.).  

 

In sostanza è in discussione il rapporto tra uomo e Dio e il modo di concepire e realizzare tale rapporto. A tal proposito il contributo di Anton Schütz contiene osservazioni originali. Schütz riprende da Alberico Gentili (1552-1608) una metafora interessante, quella del “giogo” che lega insieme al lavoro due buoi (nell’Inghilterra del Seicento doveva essere un incontro non infrequente), e la contrappone alle altre note metafore del Padre e del figlio, del Signore e del servo, con le quali è stato espresso il rapporto tra Dio e uomo. Fin qui Schütz.

Forse Gentili non legava necessariamente alla Riforma la sua formula. Ciononostante il legame lo si può vedere. Uomo e Dio non sono immersi in un conflitto da superare; al contrario si può partire dal loro coniugium. Questo potrebbe essere il senso più ovvio della “scoperta” di Lutero. Uomo e Dio non sono più nemici da riavvicinare e riappacificare, ma lavorano già insieme ed è da questo punto di vista che le loro tensioni vanno esaminate. Essi non sono più nemici e avversari, ma buoi aggiogati alle stesso carro. Ovviamente ciò può dare da pensare.  

 

Ma la cultura moderna teologica, filosofica, giuridica, va in crisi sul tema della diversità. In altre parti dell’interessante volume i saggi documentano le difficoltà su due temi pratici: il problema della guerra (si ripudia la guerra nettamente, . . . salvo che sia per difendere ecc.), e il problema del trattamento degli “indiani” in America (da sterminare perché in fondo sono dei “terroristi”). 

 

Con questi limiti, l’epoca moderna non può apparire tutta quanta un’epoca riformatrice finché non si dovrà ammettere che al suo interno si manifesti la “diversità” degli spunti. Solo da poco tempo ci stiamo avvezzando alla nozione di diversità, cui necessariamente diamo un contenuto positivo, non potendo più negare la sua realtà. Dunque se l’epoca moderna è riformatrice, anche la Riforma le appartiene, ma con gli stessi profondi limiti. Limiti che non possono essere elusi, ma vanno superati con quegli altri elementi positivi, che pure esistono e a loro volta non possono essere dimenticati. 

 

Tornando all’idea di Riforma risulta interessante un altro pensiero che Anton Schütz espone nel suo contributo. Avvicinando Bruno, Nietzsche, Lutero e Gesù, Schütz commenta il fatto che tutti questi subiscono una condanna come sovversivi nell’alveo del loro rispettivo ambiente religioso, benché essi non si ritengano affatto dei nemici della loro religione, né lo siano. Essi non si presentano nemmeno in fondo come “riformatori”, ma soltanto come persone che vogliono ripensare nel suo stesso interesse la religione cui sentono di appartenere e perciò avanzano critiche e idee.

L’idea di Riforma, in questa prospettiva, appare come il tentativo di riaprire un discorso non tanto sui fondamenti quanto sulle deduzioni che le cerchie religiose tradizionali hanno fatto. Questo intento porta ovviamente a ricomprensioni degli stessi elementi fondamentali. Questa non è una procedura “eretica” o antireligiosa, ma una necessità della religione stessa, che altrimenti si esaurirebbe in abitudini vuote. In tale luce si può comprendere tanto il Nuovo Testamento quanto Lutero. Ciò non risolve il problema presente, ma può dare qualche spunto alla riflessione.

 

L’idea di Riforma protestante oggi non è più quella di un tempo. Essa può solo significare la volontà di stare dentro un certo alveo cristiano in qualche modo stabile (come la volpe nel suo rifugio), non per rannicchiarsi dentro, ma per poterne ricomprendere e riesprimere le potenzialità. Non si tratta di fedeltà o infedeltà, ma di maturare la consapevolezza del modo con cui una religione si sostituisce a se stessa, cambiando e restando se stessa.

 

Sergio Rostagno 


Del sacramento che viene all’idea. Storia filosofica di un concetto teologico

A cura di Francesco Valerio Tommasi

 Il presente volume, nuovamente diretto da Tommasi, raccoglie oltre al suo i contributi di: Giancarlo Lacerenza, Enrico Mazza, Francesco Siri, Fabrizio Mandreoli, Federico Ferraguto, Adi Efal, Stefano Biancu, Nicola Reali, Antonio Lucci, Panaghiotis Yfantis, Andrea Grillo, Sergio Rostagno, Emanuele Mariani, Luca Maria Possati.

 9788889746233 | Pagine: 244 | 

Edizioni Fondazione Centro Studi Campostrini, Verona 2015. 

IDENTITÀ E DIFFERENZA NEL SACRAMENTO Sergio Rostagno p. 199 




INDICE GENERALE

Francesco Valerio Tommasi, Il sacramento come nozione filosofica

Giancarlo Lacerenza, Note sul lessico del "mistero" in ebraico e nelle antiche versioni bibliche

Enrico Mazza, Alle origini dell'uso cristiano del sacramentum

Francesco Siri, Signa et sacramenta: prospettive teologiche e filosofiche nel dibattito del xii secolo

Fabrizio Mandreoli, An original way to grasp the faith-sacrament relationship in de sacramentis christianae fidei by Hugh of Saint Victor

Federico Ferraguto, Styx interfusa. Il sacramento nella riflessione schellinghiana

Adi Efal, Archaeological habitus through sacraments and figures

Stefano Biancu, Il simbolo: un oscuro oggetto del desiderio?

Nicola Reali, Il sacramento nella filosofia francese contemporanea

Antonio Lucci, Dizione e veri-dizione. Tre percorsi sul concetto di "sacramento" in Giorgio Agamben

Panaghiotis Ar. Yfantis, Evento ecclesiale e fede vissuta. Il sacramento in ambito ortodosso

Andrea Grillo, Il sacramento nel dibattito teologico contemporaneo. Aspetti filosofici nella svolta tardo-moderna del pensiero sacramentale

Sergio Rostagno, Identità e differenza nel sacramento

Emanuele Mariani, Di Dio che viene ... L'idea e i limiti dell'analogia di fronte al mistero del sacramento

Luca M. Possati, L'analogia come fenomeno ricorsivo. 





Libri

Giovanni Ferretti, La trascendenza dell’amore. Saggi su Max Scheler, (Collana Essere e Libertà, n. 19), Mimesis, Milano 2014, p. 170.

Manuel Rossini – Luca Montanari, L’ambivalenza della modernità. Karl Löwith, Rudolf Bultmann e i fondamenti cristiani dell’Occidente, Trauben, Torino 2014, p. 348.

Leonardo Samonà, Ritrattazioni della metafisica. La ripresa conflittuale di una via ai principi, Edizioni ETS, Pisa 2014, p. 216.

 

Da dove cominciare? Qual è la via al principio? E che cosa segue dal principio? Eterni problemi. Di questi tre libri due partono da singoli autori (il secondo tratta di due autori); il terzo mette in discussione diversi filosofi (soprattutto Wittgenstein e Heidegger, ma anche Hegel e Aristotele). Per andare per ordine si dovrebbe cominciare da Rossini-Montanari, perché più storico, gli altri due saggi sono più teorici. Ferretti infatti tratta di Scheler (che viene prima di Löwith e di Bultmann), ma per seguire un filo logico che unisce il concetto di amore a quello di trascendenza. L’amore è il primo dei principi. Samonà discute di quella che potrebbe essere una via ai principi. Tutto sommato, ci troviamo al cuore dei problemi di oggi e di sempre, appena si lascia il piano degli eventi tragici quotidiani, anzi, appena li si vuole approfondire, non per elevarsi al di sopra, ma per capire al di là di essi se la storia abbia qualche cosa da insegnare, o se alla storia si contrappongano proprio i principi stessi.

 

Löwith dice che la storia è soltanto un misto di violenze e che il senso dell’uomo sta da qualche altra parte, nella sua stessa umanità. La trascendenza è un principio difficile da definire, ma che non lascia indifferenti. Bultmann lo pone nella «fede», da intendere in senso luterano. Ma Löwith obbietta che il concetto di fede resta vago e che in fondo si può applicare a tutte le religioni. Löwith rifugiato negli USA scrive a Bultmann nel Reich e viceversa. Rossini e Montanari fanno un lavoro immenso, vanno a leggere lettere negli archivi, anzi bozze di lettere scritte sul rovescio della lettera del corrispondente, mentre imperversa la II guerra mondiale. Lavoro proficuo, intelligente e prezioso. Il periodo tra le due guerra è il tempo dei problemi o dei nodi che arrivano al pettine. Il cristianesimo in Europa c’è ancora, ma chi guarda oltre, vede che non c’è più; allora che cosa c’è? Löwith critica il concetto di «decisione», al quale si aggrappa Gogarten, il teologo che, come altri, approva Hiltler all’inizio, senza accorgersi che è già troppo tardi. ( da continuare).


Carla DANANI,  Abitanti, di passaggio. Riflessioni filosofiche sull'abitare umano, (Percorsi di etica 12), Aracne editrice, Roma 2014, 131 p.  
    Il titolo pare alludere a I Pietro 2,11 paroikos.  Il libro illustra il tema del passaggio verso, quindi anche apertura all'altro, al prossimo, sia luogo, sia persona. A p. 23 -24 si ricorda la radice greca e latina <per> (esperienza, pericolo, ecc.). Mi viene in mente che nel Padre Nostro chiediamo <Non esporci al pericolo>, o alla prova [malamente tradotto con <non indurci in tentazione>, odioso oltre che sbagliato nel modo in cui normalmente lo si intende]. Nel senso di questo libro dovremmo chiedere anche: facci conoscere altro, conduci noi all'incontro, che qualche volta è una prova. Non c'è incontro senza prova. - Ma questo lo aggiungo io. Il libro è una illustrazione di questi temi ed esPERienze ed è ricco in riferimenti sia alla vita sia alla cultura. L'Autrice è docente all'università di Macerata.

 
  

Graziano LINGUA, Esiti della secolarizzazione. Figure della religione nella società contemporanea, Edizioni ETS, Pisa 2013. 203 pagine.






Legare e sciogliere

 Il Sinodo valdese 2013 si è aperto con un discorso basato sull’idea di «entrare per la porta stretta» (Maria Bonafede, molto apprezzata Moderatora nel settennio passato), e si è chiuso con un discorso del Moderatore attuale Eugenio Bernardini che proponeva di allargare le maglie, nel senso di essere una chiesa «liberale». Il primo discorso fu gradito da chi teme un rilassamento dei nostri comportamenti. Il secondo invece da quanti pensano a una chiesa per tutte le persone.  Nel primo si consigliava alla chiesa di stringere i freni, nel secondo di allentarli.

Due precisazioni vanno fatte. Porta stretta non significa andare a cercare le difficoltà, per poi mettere le persone di fronte all’insuccesso, o a un rigore fine a se stesso. Il testo di domenica 22 settembre ci dice che c’è una sola mediazione tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù (1 Tim. 2, 1-7); quindi nessuna teoria del rigore. Nessuna regola che ci imponiamo nell’illusione che essa ci renda perfetti. Gesù vuole che i suoi discepoli si distinguano da coloro che fanno proseliti, per renderli chiusi e rigorosi. La porta stretta è il battesimo. Oggi qualcuno dice che bisogna sostituire il battesimo con la «concretezza della fede», ma forse non sa quello che dice.

Seconda precisazione: Chiesa liberale non significa una chiesa che ammette qualsiasi cosa o che bada soltanto all’accoglienza, senza fare un discorso serio per chi lo vuole sentire.

Entrambi i discorsi vanno mantenuti nella loro dialettica. Da un lato senza confondere le nostre scelte con l’evangelo di Gesù Cristo. Legare l’evangelo alle nostre scelte è un pericolo che trasforma la chiesa in una setta, in una «comunità», nel senso sociologico del termine. È legalismo puro e semplice. Sarebbe antitetico a quanto leggiamo varie volte negli evangeli canonici. Il Moderatore Bernardini aveva ragione a ricordarci il pericolo.

Dall’altro lato senza rinunciare a trasmettere, oltre l’apertura generosa verso tutti e tutte, l’idea che la libertà impone idee chiare. Se siamo contrari a una chiesa bigotta, lo siamo anche a una chiesa che non avrebbe più il coraggio di tenere dritta la barra del timone, come si dice. Strana dialettica per cui non sai mai precisamente dove ti trovi, ma sai che almeno ti trovi con Cristo.

L’apostolato di Paolo era rivolto ai pagani. Gesù Cristo è morto per tutti, altrimenti il suo stesso apostolato presso i pagani non avrebbe più senso. Ma Gesù Cristo è «uomo» dice ancora 1 Tim 2, venuto per partecipare alla storia comune. («Uomo» anche nel senso di Filippesi 2, 5ss, aggiungerei).

Questo senso di apertura a ogni persona, senza legare e senza sciogliere sulla base di puri preconcetti - vuoi dottrinali, vuoi comportamentali o etici - può essere conservato soltanto nel nome di Cristo e non già nel nome nostro. D’altra parte questo non significa mettersi da parte rispetto alla storia di queste persone, ma partecipare alla storia comune, che impone talvolta di mantenere il coraggio della propria scelta. Mantenere la propria scelta è una cosa, identificarla con Cristo è l’opposto. Solo gl’ipocriti confondono le due cose, come se si trattasse della stessa cosa, come se evangelo e legge fossero uguali. Occorre che entrambi siano chiari, ciascuno nella sua specificità. La loro sovrapposizione frutta qualche applauso, ma è questo, soprattutto, il pericolo da evitare. 

Sergio Rostagno  

 


mail to: sergio.rostagno@facoltavaldese.org



  

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NOVITA'
 
Ogni mese cerchiamo di segnalarvi un testo utile. Nessuno può informarsi su tutto. A volte però basta l'indicazione . . .
 
Piergiuseppe BernardiIl Logos teandrico. La cristologia "asimmetrica" nella teologia bizantino-ortodossa, Roma, Città Nuova Editrice, 2013. 453 pagine.

Giovanni FerrettiIl grande compito. Tradurre la fede nello spazio pubblico secolare, Assisi, Cittadella Editrice, 2013, (Collana “Sentieri nel tempo” del Centro culturale s. Lorenzo di Torino), 159 p. Euro 13.80. Recensione
 
Giovanni FERRETTI, Essere cristiani oggi, Torino, LDC, 2011.
 

Riviste
 
 
Bioetica, inserto n. 1A, 2010, Commissione bioetica della Tavola Valdese, Autonomia e limite. Siamo liberi di scegliere? a cura di Luca Savarino, Editrice Vicolo del Pavone (Atti del convegno Palermo maggio 2009).
 

Pagine secondarie (4): Recensioni Religioni Riforma2017 Settimana
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