- La crisi capitalistica e delle funzioni dello stato a sostegno dell’accumulazione privata



DA  www.permarx.eu


Scritto da Redazione   
Venerdì 17 Aprile 2009 22:51

 

Le cause e la natura dell’attuale crisi, che è convinzione diffusa non sarà di breve durata, richiedono un confronto anche in più sedi, un approfondimento delle sua caratteristiche, con il contributi di studiosi e ricercatori. Il terreno è particolarmente impegnativo data la dimensione mondiale del sistema finanziario.

 

E’ in questo contesto che si profila il nuovo soggetto denominato “legislatore globale”

 

Per tutta l’epoca moderna, il diritto è stato progressivamente visto come un apparato tipicamente statuale, frutto esclusivo di quel monopolio della forza su cui si fonda la sovranità.

I tempi dello stato nazione dotato di assoluta sovranità e capacità di produrre il proprio diritto sono, oggi, definitivamente tramontati.

Le scelte politiche dei singoli stati sono, infatti, limitate dalla cessione di sovranità alla c.d. “comunità internazionale”, che rende alcune opzioni politiche impercorribili.

Unione europea e Fondo monetario internazionale limitano le opzioni di politica economica; Onu e Nato, quelle della politica estera e della difesa.

Nel loro insieme questi soggetti giocano un evidente ruolo di produzione normativa diretta e indiretta, sono veri e propri legislatori di forme di soft law.

Ma a questi casi di legislazione imposta o eterodiretta se ne aggiungono altri, meno formali ma più sottili e forse anche più pervasivi.

Negli ultimi anni, tra le prime cento economie mondiali, meno della metà sono Stati,  più del cinquanta per cento sono imprese multinazionali che hanno fatturati più significativi del Pil di circa centocinquanta Stati del mondo

I grandi gruppi economici transnazionali, che sono molto più potenti di molti stati, dominano la scena politica del mondo e tendono a catturarne la legislazione per piegarla al loro interesse economico.

E ciò, non solo perché i grandi gruppi economici sono più ricchi, ma anche perché, tramite il proprio denaro, determinano molte fortune elettorali.

Si viene così a formare un “pensiero unico” giuridico, coerente con quello economico.

La costruzione di tale pensiero unico, fortemente americanizzato, si basa su diverse forme di soft law che affiancano sempre più pervasivamente quel soft power che è essenziale nell'esercizio dell'egemonia globale.

Il G8, che non è un organismo internazionale, e non è neppure un'istituzione in senso formale, essendo privo di qualsiasi organizzazione stabile, produce una serie di conseguenze non indifferenti per i sistemi giuridici dei paesi che vi partecipano oltre che, ovviamente e tragicamente, per quelli che non vi partecipano.

La partecipazione a quel consesso fantasma, dal punto di vista giuridico, produce un irresistibile effetto di emulazione da parte dei leader che vi convengono tanto che le politiche e poi le legislazioni ne fuoriescono “armonizzate”, ossia appiattite su quelle della potenza egemone.

Vi sono poi forme di soft law ancora più sfacciatamente private che a loro volta producono adattamento al modello egemone.

Quando un'agenzia di rating, quale ad esempio Moody's, stabilisce i criteri attraverso i quali valuterà un sistema paese essa sta, per quel sol fatto, introducendo in modo soft i criteri che dovranno guidare la legislazione dei diversi stati.

Da questi cenni scaturisce un quadro della giuridicità globale davvero complesso, complessità giuridico – economico - finanziaria generata dai nuovi onnipotenti legislatori globali.

 

Al centro dell’attenzione e della critica va posta l’attenzione sullo Stato, sulle sue involuzioni per la vita democratica verso oligarchie di potenti e modalità di partecipazione e selezione politica dei rappresentanti secondo le regole del mercato (il censo e il dominio dell’informazione pubblica).

Va svolta una critica a fondo dell’attuale sistema fiscale ripristinando la progressività d’imposta, la tassazione delle rendite e la reintroduzione della tassa di successione per i patrimoni, condizioni indispensabili per garantire una premessa per una società più giusta. L’attuale sistema di tassazione in Italia garantisce una permanente riduzione dei redditi da lavoro a favore della rendita e della ricchezza per evasione ed elusione fiscale.

In questo quadro, la tassazione delle transazioni finanziarie (la tassa Tobin) mantiene un valore di civiltà ineludibile. Con questa tassa, alla faccia dei sostenitori della eticità delle attività finanziarie, molte delle speculazioni sarebbero non solo diventate note (combattendo il grave fenomeno dei paradisi fiscali) ma anche non redditizie.

Parallelamente va rilanciata l’azione per la difesa dei beni pubblici essenziali: dalla scuola, alla sanità ai trasporti pubblici dove si procede con la privatizzazione e il depotenziamento delle strutture pubbliche riducendo contemporaneamente diritti individuali al lavoro e diritti sindacali collettivi.


Comments