- DOCUMENTI‎ > ‎GLI ANNI 2000‎ > ‎

- Napoli: la guerra dei rifiuti


Tratto da http://ilpuntorosso.webnode.com


LA GUERRA DEI RIFIUTI


Pubblicheremo un'inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti in Campania che parte dal 1990.

Interessante è vedere come siano le stesse persone, le stesse aziende, gli stess i politici, le solite organizzazioni di dementi criminali (chiamati impropriamen te camorristi) che da sempre si occupano di tutto il ciclo rifiuti.

Tutto quanto scritto è preso da vecchi articoli di giornale italiani (Repubblica , Corriere della sera, ed altri...inchieste di giornalisti e ambientalisti, inda gini delle procure e delle commissioni parlamentari).

Alla fine di ogni articolo ci sono le Note, che riportano quanto attualmente i p ersonaggi allora coinvolti fanno...di alcuni non ci sono rimandi perchè, almeno in internet, non siamo stati capaci di trovarne riscontri attuali.

Buona lettura !


Redazione Punto Rosso a cura di Stefano Federici 


I rifiuti, in Campania, sono il motivo di una guerra che va avanti da più di 20 anni e che ha visto coinvolte istituzioni pubbliche, organizzazioni criminali, imprenditori e personaggi politici...una guerra che ha inizio nel 1982, anno in cui viene redatta la normativa sul trattamento dei rifiuti speciali.

Nel 1989 il Comune di Napoli, della giunta del sindaco socialista Polese, decide la privatizzazione del servizio di nettezza urbana (dalla raccolta allo smaltimento), su iniziativa di Antonio Cigliano, assessore all’Ecologia.

Un affare di circa 350 miliardi di lire affidato a cinque consorzi privati, di cui la Sigea ne è la capofila.

Antonio Cigliano, anch’egli socialista,  è legato a  Giulio Di Donato, vicesegretario del PSI di Bettino Craxi.

A seguito della privatizzazione l’assessore viene minacciato di morte e si susseguono una serie di sabotaggi e minacce ai camion delle aziende private destinate al servizio.

Il questore di Napoli, Mattera, ipotizza che tali raid siano di stampo camorristico.

Lo stesso Cigliano accusa l’allora Ministro degli Interni, Antonio Gava (DC), di voler impedire la raccolta dei rifiuti per utilizzare politicamente, in chiave antisocialista, la presenza dei rifiuti non smaltiti in città.

I quartieri Spagnoli, allora in mano al boss della camorra Mariano, risultano i più a rischio per i camion dei netturbini, che il questore decide di far scortare.

E’ la discarica di Pianura quella individuata per lo sversamento dei rifiuti, una discarica sita ad appena 50 metri, in linea d’aria, dalla riserva naturale degli Astroni (oasi WWF), e che ricade nel Parco regionale dei campi Flegrei.

Passano appena tre anni (1993), siamo in piena Tangentopoli…il gip Gennaro Costagliola, su richiesta dei sostituti procuratori Rosario Cantelmo e Nicola Quatrano, emettono una serie di ordini di cattura nell’ambito dell’inchiesta sulla privatizzazione del servizio di nettezza urbana…destinatari lo stesso Antonio Cigliano, Eugenio Buontempo, imprenditore già coinvolto nelle indagini sul crac della Flotta Lauro, Gabriele Serriello, presidente di Sigea, Pasquale Cautiello, direttore del servizio comunale di nettezza urbana ed Antonio Merlo, amministratore della Slia (La Slia spa faceva parte della Holding di Manlio Cerroni, ottavo imperatore di Roma, re delle discariche romane e in molte altre regioni italiane, responsabile, inoltre, della discarica di Malagrotta gestita da un suo fido aiutante, un certo Francesco Rando condannato a un anno di reclusione e a 15mila euro di ammenda, più danni materiali e patrimoniali, per lo smaltimento senza alcuna autorizzazione di rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento chimico-fisico del percolato e dei fanghi conferiti dall’Acea e dallo stesso prodotti,  nell’ottobre 2004).

Le accuse sono di associazione a delinquere contro la pubblica amministrazione, concussione, estorsione e abuso d’ufficio. 

L’operazione “Adelphi”, nome della prima inchiesta sui rifiuti, porta alla luce anche il

nome di Licio Gelli, ex venerabile della loggia P2, e dei suoi rapporti con il clan dei Casalesi, grazie alla collaborazione del pentito della camorra, Nunzio Perrella, fratello del boss Mario Perrella di rione Traiano. Si accerta anche che nella discarica di Contrada dei Pisani a Pianura, tra il 1987 ed il 1996, oltre ai rifiuti solidi urbani provenienti da tutta la Campania, furono interrati rifiuti tossici, tra cui quelli dell' ACNA di Cengio.

L’inchiesta coinvolge il gotha dei clan campani, imprenditori e politici tra i quali:

vari esponenti del PLI (Partito Liberale Italiano), tra cui Renato Altissimo; Pasquale Mangiapia, ex consigliere comunale del PDS (ora PD); Renato Di Meo, consigliere circoscrizionale PDS del quartiere Miano;  Marino Demata, consigliere comunale PDS; Berardo Impegno, deputato PDS; Giulio Di Donato, ex vicesegretario del PSI; Raffaele Mastrantuono, socialista membro della giunta per le autorizzazioni a procedere della camera; Alfredo Vito, segretario del gruppo parlamentare della DC; Gaetano Vassallo, titolare della società “Novambiente Srl" ed assessore comunale a Cesa (CE); Luca Avolio, titolare della discarica “Alma” di Villaricca; Ferdinando Cannavale, titolare della ditta di trasporti “Tras.Fer.Mar. Srl” di La Spezia iscritto alla loggia massonica “Mozart” di Genova e Gaetano Cerci, titolare dell'azienda "Ecologia 89", e genero di Francesco Bidognetti, avendo sposato una sua nipote, in contatto con Licio Gelli.

Perrella fa anche il nome di Francesco De Lorenzo, allora Ministro della sanità e coinvolto in vari scandali, tra cui quello che portò il direttore generale del servizio farmaceutico nazionale, Duilio Poggiolini, membro anch’egli della P2, all’arresto per tangenti  nella sanità pubblica e rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo per le trasfusioni di emoderivati non controllati in cambio di tangenti.

Era il 1993, e l’allora commissario pidiessino Antonio Bassolino rilasciava questa dichiarazione nei confronti dei ”compagni” inquisiti: “ La magistratura vada avanti senza guardare in faccia a nessuno…ho espulso il consigliere Demata attualmente ricercato…ho chiesto di valutare con urgenza l’aggravata posizione di Impegno (già autosospeso)…da oggi si volta pagina”…

 

NOTE:

La Slia di Manlio Cerroni viene venduta all’immobiliarista Stefano Gavioli, suo amico, nel 2000/2001. Dalla Slia Spa, dopo varie scissioni, nasce Enerambiente spA, che si è occupata dello smaltimento rifiuti a Napoli (nelle prossime puntate una più dettagliata descrizione della vicenda).

Antonio Cigliano lascia la politica. Dei suoi tre figli due lavorano in Enerambiente, uno è consigliere provinciale di Napoli nella giunta Cesaro.

Giulio Di Donato è segretario regionale Campano dell’ UDEUR (Clemente Mastella)

Berardo Impegno nel 2009 si candida a segretario regionale del PD, suo figlio, Leonardo, è eletto consigliere comunale e presidente del consiglio comunale.

Francesco De Lorenzo è attualmente presidente della Federazione Italiana delle associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo), dell'associazione italiana Malati di Cancro (Aimac) ed è stato eletto nel nuovo comitato esecutivo della «European Cancer Patient Coalition» (Ecpc).

Eugenio Buontempo latitante sino al 10 febbraio 1994 (viene arrestato a Praga, dove continuava la sua attività di imprenditore), coinvolge nelle indagini anche il giudice Carnevale. Nominato cavaliere della Repubblica nel 1984, sua figlia, Gabriella, è la moglie di  Italo Bocchino.

Raffaele Mastrantuono riceve 4.275,00 euro lordi al mese di vitalizio per 10 anni di contributi (fonte del 2007- partito giovani)

Alfredo Vito, viene eletto alla Camera dei deputati nel 2006, nella circoscrizione Campania 2 nelle fila di Forza Italia, diviene componente delle commissioni attività produttive, commercio e turismo e di quella parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare.

Gaetano Vassallo, diventa collaboratore di giustizia e racconta come ha avvelenato Napoli (nelle prossime puntate l’approfondimento).Amministra gli affari per conto del clan Bidognetti e ha rapporti con le aziende toscane che fanno riferimento a Licio Gelli. Chiama in causa Nicola Cosentino e confessa come la discarica di Giugliano sia stata utilizzata dalla camorra corrompendo l’architetto Bovier del commissariato di governo e l’ing. Avallone dell’Arpac.


LA GUERRA DEI RIFIUTI (seconda puntata)

L’11 febbraio 1994, presidente del consiglio Azeglio Ciampi, viene emanato il decreto con cui il Governo prende atto della grave situazione dei rifiuti in Campania.

Si individua nel Prefetto di Napoli l’istituzione che può esercitare i poteri straordinari e che sostituisce a livello territoriale tutti gli altri enti locali coinvolti a vario titolo.

Nasce così il commissario all’emergenza, il primo sarà Umberto Improta, poliziotto italiano protagonista di molte inchieste e della liberazione del generale Dozier rapito dalle Brigate rosse.

Un’ emergenza da risolvere al più presto a causa della saturazione di alcune discariche e per le difficoltà quotidiane sul prelievo dei rifiuti, che ciclicamente si accumulano nelle strade.

La situazione più grave si registra nel napoletano e nel casertano, dove spesso si assiste a roghi della spazzatura, da parte o di cittadini esasperati o delle stesse organizzazioni criminali.

A danno si aggiunge, così, altro danno…i roghi dei cumuli di spazzatura emettono diossina e aggiunti alle miriadi di discariche abusive, ancora sotto il totale controllo della camorra, rendono il territorio, specialmente quello del casertano, totalmente inquinato.

Il primo “piano dei rifiuti” viene redatto da Giovanni Grasso (DC), presidente della Regione, e prevede l’istallazione di 24 inceneritori e ben 61 discariche…il piano non verrà mai realizzato.

A Grasso succede Antonio Rastrelli (AN), che diventa nel 1996 anche commissario all’emergenza, con il compito di predisporre un piano regionale e interventi urgenti in tema di smaltimento, al prefetto rimane la gestione del servizio di raccolta.

L’intenzione era quella di togliere dalle mani della camorra la gestione delle discariche, ma ci si “dimentica” che tutte le altre fasi dello smaltimento (raccolta, attrezzature, aziende private e personale) sono ancora saldamente nelle mani e sotto il controllo delle organizzazioni criminali.

In realtà continua a lavorare nelle discariche lo stesso personale, si utilizzano gli stessi macchinari e il trasporto dei rifiuti  viene effettuato dalle stesse ditte che prima se ne occupavano.

Il decreto Ronchi cerca di porre un freno allo smaltimento illegale di materiale tossico, stabilendo un codice di identificazione ai rifiuti, una quota minima (35%) di raccolta differenziata e l’incenerimento di almeno metà della quota restante previa trasformazione in compost finalizzato al recupero ambientale.

Ma la mancanza di controlli su quanto viene smaltito nelle discariche permette alla camorra di continuare a riempire i camion delle ditte private aggiudicatrici degli appalti, ma sotto il loro controllo, di qualsiasi tipo di rifiuti.

In poche parole il potere della camorra sul ciclo dei rifiuti rimane praticamente intatto nel silenzio di tutti, anche contro le evidenze.

In realtà il “gioco” conveniva sia ai Comuni, che potevano smaltire i loro rifiuti a prezzi molto più bassi (10 – 50 lire al chilo contro le 140 a livello nazionale), sia perché, come si legge negli atti parlamentari della commissione di inchiesta “Barbieri”, “le politiche di gestione del ciclo rifiuti vengono utilizzate impropriamente come ammortizzatore sociale”.

Inoltre il traffico di rifiuti illeciti, dal Nord al Sud, continua incontrastato.

La prima ragione è il bassissimo prezzo che la camorra offre ai loro committenti, quasi tutti imprenditori del nord Italia, circa il 90% in meno di quello legale.

Poi c’è la totale mancanza di controlli su quello che viene sversato nelle discariche e i convogli di camion con i rifiuti transitano da nord a sud con bolle falsificate e codici di identificazione fasulli.

E’ con l’operazione "Eco" che la Dda mette alla luce il “sistema” e colpisce il clan dei Casalesi, che grazie al capillare controllo del territorio non ha difficoltà a trovare luoghi dove scavare buche in cui nascondere i rifiuti o addirittura sversarli a cielo aperto. Le indagini sono portate avanti dai Sostituti Giovanni Russo e Raffaello Falcone.

In poco meno di due anni, dal giugno ‘94 al marzo ‘96, i Casalesi avevano movimentato centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali provenienti dal Piemonte e dalla Lombardia. Le industrie produttrici di rifiuti sono legate alla lavorazione dei metalli pesanti.
Polveri di macinazione delle schiumature di alluminio e polveri di abbattimento dei fumi, che sarebbe svantaggioso riciclare o reinserire nella lavorazione rispetto all’esigua quantità di alluminio che se ne ricava in cambio, erano finite in discariche abusive nella provincia di Caserta.

I rifiuti venivano acquistati attraverso una rete di intermediari che contattavano direttamente le imprese produttrici offrendo prezzi estremamente vantaggiosi.
Attraverso la falsificazione dei documenti i rifiuti arrivavano come "residui riutilizzabili" in centri di stoccaggio in Toscana, Umbria, Lazio e Abruzzo per essere poi dirottati in aziende e discariche abusive soprattutto della provincia di Caserta, e poi Benevento e Salerno.

Il sistema era abbastanza semplice, come dichiara un “broker” della monnezza a Carlo Bonini di “Repubblica”.

“Il rifiuto pericoloso esce dalla fabbrica del nord, con un codice e una destinazione finale, ad esempio Campania….durante il tragitto si ferma due o tre volte in impianti di stoccaggio e trasformazione che si trovano, in prevalenza, tra Toscana ed Umbria…in questi centri viene redatta una nuova bolla che certifica in modo falso il trattamento del carico…in realtà il carico non è mai sceso dal camion”.

Nella discarica di Pianura, come già scritto nella puntata precedente, venne interrato di tutto (furono trovati rifiuti direttamente riconducibili all’ ACNA di Cengio, provincia di Savona).

Dei controlli ambientali se ne occupavano due società, la Tecno e la Elektrica SpA (colpita poi da interdittiva antimafia), che avevano tra i soci membri delle famiglie Di Francia, La Marca e Gaeta.

La famiglia Di Francia si occupava anche dello smaltimento di rifiuti tossici in alleanza con la società “La Marca enterprise srl”, che gestiva i rifiuti per conto del Comune di Napoli.

La discarica verrà chiusa nel 1996.

Il presidente della Regione Rastrelli nel 1997 vara un piano che prevede la realizzazione di 2 termovalorizzatori e 7 impianti di CDR (combustibile derivato dai rifiuti)…piano che verrà approvato solo nel 1998 e darà vita ad una gara d’appalto per l’affidamento ad un soggetto privato dell’intera gestione del ciclo di rifiuti.

Alla gara si presentano solo Enel e Impregilo-Fibe (Fisia, Impregilo, Babcock, Evo Obernhausen)…continua.


Note

La La Marca Enterprise s.r.l., impresa della famiglia La Marca di Ottaviano (NA), è stata costituita nel marzo 1988, posta in liquidazione nel 1997 ma nuovamente attiva dal febbraio 1998, dopo la revoca della messa in liquidazione. Il capitale sociale era di lire 171 milioni e l’amministratore unico risultava essere Diomede Pisanti, subentrato a Pietro Gaeta dal 1990, che risultava essere stato anche amministratore unico della Ines Sud s.r.l. fino al dicembre 1989 e consigliere della Spra s.p.a. sino al settembre 1996.

La Elektrica s.p.a., con sede a Napoli in piazza Giovanni Bovio 33, costituita nell'aprile 1982, ha iniziato l'attività di trattamento rifiuti nel giugno 1987, rilevando la Di.Fra.Bi. s.p.a., come si legge nella relazione della commissione è “il quartier generale delle imprese legate alle famiglie Di Francia, La Marca e Gaeta”. La sede amministrativa della società è a Roma, in via Buccari 3, lo stesso della SIR s.r.l..

Il capitale sociale della Elektrika s.p.a. ammontava nel 1997 a 10 miliardi di lire, suddiviso in quote percentuali: il 34,37 % a Francesco La Marca; il 25,44 % a Giorgio Di Francia; il 17,56 % a Salvatore Di Francia; l'8,63 % a Domenico La Marca; il 4 %o a Pietro Gaeta; il 10 % alla stessa Elektrica s.p.a.

La Elektrika s.p.a. (ex Di.Fra.Bi. s.p.a.), società proprietaria dei suoli della discarica di Pianura, è stata messa in liquidazione dal 26 luglio 2004, rappresentata dall’amministratore unico Gennaro Bruno, ed è stata colpita da interdittiva antimafia, a seguito dell’arresto dei Di Francia e dei La Marca, il 30 marzo del 1993, insieme ad altri esponenti del clan dei casalesi, per associazione a delinquere di stampo mafioso in relazione all’affare delle “discariche d’oro”.

L’inchiesta partì dalle dichiarazioni fatte, tra il 1992 ed il 1993, dal collaboratore di giustizia Nunzio Perrella. La discarica di Pianura, all’epoca gestita dalla Di.Fra.Bi., fu requisita nel novembre 1994, affidata temporaneamente all'ENEA, e continuò ad essere sede di sversamento anche per comuni ubicati fuori dalla regione Campania, nonostante già nel dell'11 febbraio 1994 fosse stato decretato lo stato di emergenza, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri. Nel corso del procedimento, che ha visto condannati i Di Francia-La Marca in secondo grado, la magistratura ha accertato che nella discarica di Pianura “(…)vennero smaltiti illecitamente, tra gli altri, rifiuti provenienti dall’ACNA di Cengio, nonché rifiuti solidi urbani provenienti da regioni del Nord Italia e fraudolentemente fatti entrare in Campania.
(Stralcio del verbale della Commissione parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse, seduta del 29 marzo 2000)

Tra coloro che hanno rivestito cariche nella Elektrica s.p.a., compare anche Giuseppe Giordano, direttore tecnico sino al 28 aprile 1988 e, in quegli stessi anni, amministratore unico della Ines Sud s.r.l. di Brindisi, gestita da Vincenzo Fiorillo e Vittorio Ugolini della SIR s.r.l.. Con la Ines Sud Giordano venne condannato, nel 1992, a 6 mesi di reclusione per lo smaltimento illegale delle ceneri della centrale ENEL di Brindisi ed altri rifiuti tossici nocivi.

Giuseppe Giordano, di Somma Vesuviana, era titolare anche di due società incorporate dalla Di.Fra.Bi. s.p.a., la C.I.T.E.T. s.r.l. e la CISE s.r.l., società nata nel 1984 che nel 1987 risultò essere coinvolta nel traffico illecito dei fanghi tossici provenienti dall’ACNA di Cengio, destinati alla discarica Schiavi di Giugliano, di Gaetano Vassallo. Nel 1987, Giuseppe Giordano è in società con Rosario Gava, fratello di Antonio Gava e Vincenzo Fiorillo con la Rona s.r.l., con sede legale a Roma.

La Elektrica s.p.a. ha controllato direttamente anche, sino al 1996, la Cetan s.r.l., oggi una delle società satellite del gruppo italo-svizzero facente capo alla Celtica Ambiente s.r.l.

Nel 1998 il capitale sociale della Cetan Srl era detenuto al 95% da Giorgio Di Francia e Francesco La Marca. Dal dicembre 1998, in corrispondenza del passaggio al gruppo Celtica, presidente del consiglio d'amministrazione è Patricia Vila Armangue, moglie dell'amministratore unico della Celtica Ambiente s.r.l., Giulio Bensaja.

Giorgio Di Francia, detto “a’ casella”, è stato anche amministratore delegato della Sistemi Ambientali s.r.l. di La Spezia, fino al 30 gennaio 1993.

La Celtica Ambiente s.r.l., società costituita a Roma nel maggio del 1990, con capitale di 20 milioni di lire e sede sociale in via Pisanelli 40/40°, nel novembre 1991 cessava l’attività nella provincia di Roma per trasferire la propria sede a Milano, il capitale sociale aumenta a cinquanta milioni, interamente versati dalla Celtica Ambiente s.a.. della quale è amministratore unico, dal febbraio 1994, Giulio Bensaja.

Tra le società controllate dalla Celtica Ambiente s.r.l. figurava Cetan s.r.l. di Napoli il cui capitale sociale, al 30 maggio 1998 era detenuto da Giorgio Di Francia, Francesco La Marca e Pietro Gaeta.

La Celtica Ambiente s.a. è invece una società svizzera, con sede a Melide (Canton Ticino) in via Cantonale 15, fondata nel novembre 1988 con la denominazione di Celtica s.a. per poi passare all’attuale denominazione nell’aprile 1990. Il capitale sociale è di 100.000 franchi svizzeri, ma la commissione non riuscì a risalire alla titolarità delle quote; l’amministratore unico dal 1994 è Gianlorenzo Binaghi che ha sostituito in questa carica Arcasio Camponovo. Secondo le informazioni in possesso della Commissione, la sede svizzera non aveva più alcuna attività già nel 1997, ed il gruppo era gestito dalla succursale di Milano, che ha sede in via Tintoretto 5, della quale è amministratore unico lo stesso Giulio Bensaja.





Il guadagno di pochi e per il danno di tutti

 In Campania, nel 2000, è un’ Associazione temporanea di Imprese (ATI), la Fibe, ad aggiudicarsi l’appalto per la costruzione di sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti, di due inceneritori e per la creazione di numerose discariche.

La Fibe ha come capofila la Fisia Italimpianti, controllata dal gruppo Impregilo.

La giunta regionale presieduta da Andrea Losco, succeduto a Rastrelli grazie ad un “ribaltone” all’interno della stessa maggioranza, assegna l’appalto alla Fibe in base ad una minore offerta economica e ad una tempistica decisamente inferiore al piano complessivo presentato dall’Enel, unico altro concorrente.

L’azienda vincitrice si impegnava a concludere la costruzione del termovalorizzatore entro il 31 dicembre del 2000.

E’ importante precisare che  in Italia, unico paese in Europa, gli inceneritori hanno diritto agli incentivi, i cosiddetti Cip6, introdotti dalla legge 9/1991 e dalla successiva delibera del 29 aprile 1992, che li assimilano alle fonti rinnovabili (sole, vento, geotermia, etc.) concedendo un finanziamento pari al 7% del totale pagato sulle bollette energetiche e destinando contributi pari a 296 lire a kwh prodotta.

Un affare da non perdere per un’azienda che non sembrava versare certo in ottime acque.

A seguito anche della crisi dei “bond” argentini la Miotir (anagramma di Romiti), società della famiglia, aveva 35,7 milioni di debiti con le banche e le controllate, tra cui la Impregilo, non avevano di certo uno stato di salute migliore.

Ad Andrea Losco succede Antonio Bassolino, che vince le elezioni regionali del 16 aprile 2000 e prende in mano, come commissario, la questione rifiuti a ridosso di un cambio di governo e di un adeguamento al ribasso dei contributi stabiliti per l’energia prodotta che causa l’immediata reazione della Fibe che vuole ridiscutere il contratto.

Giulio Facchi, sub commissario allo sviluppo della raccolta differenziata, racconta dettagliatamente l’incontro che si svolse a Palazzo Chigi con il ministro all’ambiente Willer Bordon e i responsabili del commissariato Enrico Soprano (il cui studio legale assiste l’Impregilo),  Salvatore Acampora e Raffaele Vanoli, amico di Mario Scaramella (consulente di sicurezza).

Nella riunione Bassolino convince il governo ad accontentare la Fibe in tutte le sue richieste e  cancella l’accordo di programma che costringeva l’azienda al rispetto dei tempi previsti e a eseguire le richieste della committenza.

Dice Facchi che la preoccupazione di Bassolino era strettamente politica, non voleva trovarsi con la regione invasa dai rifiuti, e pur di risolvere il problema lascia campo libero all’Impregilo sia nella scelta dei terreni su cui realizzare gli impianti sia sul quantitativo di rifiuti da bruciare, disattendendo così anche le norme previste per il diverso trattamento degli stessi.

Accade così che i ritardi dell’azienda nella realizzazione dell’inceneritore, dovuti a una vera e propria mancanza di liquidità confermata dall’entrata sulla scena delle banche che la sostengono e che ottengono nuove clausole contrattuali tali da permettergli di sfilarsi in caso di inadempimenti, ricadano direttamente sui cittadini.

Le famose Eco-Balle conterranno una percentuale di umido superiore a quanto previsto dal decreto legge Ronchi (oltre il 30% invece di solo il 15%) e quindi dannose se incenerite; saranno accantonate, in attesa di essere bruciate, in siti pagati dalla Regione e non dall’azienda che ancora non aveva realizzato il termovalorizzatore; l’area in cui l’inceneritore verrà costruito è quella di Acerra, a ridosso della Montefibre, su di un terreno già profondamente inquinato dalla diossina e sul quale erano stati emanati due decreti di proroga di stato d’emergenza per permetterne la bonifica, mai realizzata.

All'inizio del 2001 si registra una nuova pesante crisi nella raccolta, che viene superata riaprendo provvisoriamente le discariche di Serre e Castelvolturno, ed inviando mille tonnellate al giorno di rifiuti verso altre regioni, quali la Toscana, l'Umbria e l'Emilia-Romagna, nonché all'estero, in Germania. Alla fine del 2001 entrano in funzione gli impianti di produzione di combustibile derivato da rifiuti di Caivano, Avellino e Santa Maria Capua Vetere, seguiti nel 2002 da quelli di Giugliano, Casalduni e Tufino, ed infine di Battipaglia nel 2003. Ciò nonostante la Campania, in mancanza di una percentuale di raccolta differenziata apprezzabile e dei termovalorizzatori, non è ancora autosufficiente, mancando un'autonoma capacità di trattare quasi un milione di tonnellate annue di combustibile derivato dai rifiuti, e più di un milione di tonnellate annue da conferire direttamente in discarica o stoccare in attesa di trattamento speciale.

Intanto Bassolino, durante la sua stagione da commissario all’emergenza rifiuti, elargisce migliaia di euro per consulenze di cui ancora oggi non se ne capisce il motivo (a Soprano e a Carta Mantiglia) e continua nella sua politica del laissez-faire alla Impregilo. 

 

NOTE:

Impregilo: Negli anni 1989 e 1990, Fiat Impresit e Cogefar si fusero in Cogefar-Impresit. In seguito furono incorporate le società Girola e Lodigiani e il gruppo prenderà il nome di Impregilo SpA. L'attuale presidente è Massimo Ponzellini.

La Impregilo si è occupata e si occuperà di: ferrovia ad alta velocità Bologna-Firenze; Ferrovia Torino-Milano; Passante di Mestre (attivo dal luglio 2009); Autostrada Salerno-Reggio Calabria (tratto di 50 km. Ubicato nella provincia di Reggio); Ponte sullo stretto di Messina; smaltimento rifiuti in Campania.

Ma la Impregilo è stata anche coinvolta in vari scandali in Italia e all’estero: in qualità di capogruppo, è stata coinvolta e citata in giudizio rispetto a reati riguardanti l'ambiente e la salute delle popolazioni locali dell’ America Latina e dell’Africa in cui le opere venivano edificate, come il famoso caso del Lesotho Highlands Water Projec;: è stata condannata al pagamento di circa 1 milione e mezzo di euro(patteggiamento) per aver nascosto alla magistratura del piccolo stato l'avvenuta corruzione nei confronti dell'ex direttore del progetto, Masupha Sole, da parte di Impregilo stessa e di altre imprese multinazionali. Ha  partecipato alla costruzione della diga di Katse la cui messa in opera ha portato a catastrofi ambientali e umanitarie; coinvolta nel crollo dell’Ospedale Regionale San Salvatore dell’Aquila; rinviata a giudizio e tuttora sotto processo per truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta sull’emergenza rifiuti in Campania.

Massimo Ponzellini: assistente personale del prof. Romano Prodi dal 1978 al 1979, dirigente superiore all’IRI e ha ricoperto cariche di primo piano nella Sofin SpA (gruppo IRI), nella BEI (Banca Europea per gli investimenti), nell’Istituto poligrafico dello Stato, nell’Alitalia, nella Finmeccanica e nell’ISTRA (Istituto superiore per i trasporti), nel Centro Europeo per le imprese pubbliche a Bruxelles e nella Fondazione Bormio per l’organizzazione dei mondiali di sci, vicepresidente dell’ INA Assitalia e consigliere di amministrazione della BNL.

Tiene corsi di insegnamento presso l’Università Bocconi e la Luiss.

Indagato nel 2005 per corruzione nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulla  valorizzazione patrimoniale delle carceri italiane.

Andrea Losco: noto per aver raccomandato - così risulta da un elenco che è stato trovato negli uffici dell’alto commissariato - ben 14 persone che lavoravano lì dentro.

Antonio Bassolino: Nel febbraio 2008 viene rinviato a giudizio su richiesta della Procura di Napoli con ipotesi di reato che vanno dalla frode in pubbliche forniture, alla truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali, nel periodo in cui era Commissario Straordinario per l'emergenza rifiuti.  Nell'ambito di questo stesso procedimento è stato disposto un sequestro cautelativo dei beni di Bassolino. In tale circostanza si è appurato che Bassolino risulta non possedere beni immobili. Durante l'udienza preliminare i PM Noviello e Forleo hanno contestato che l'emergenza rifiuti è stata l'occasione per far guadagnare cifre «inimmaginabili » a chi lavorava al commissariato straordinario, dove durante la gestione Bassolino i subcommissari hanno ricevuto compensi pari anche a novantacinquemila euro al mese. I vertici di Impregilo e alcuni ex rappresentanti del commissariato si sarebbero letteralmente arricchiti: il subcommissario Vanoli percepiva un milione e cinquantamila euro all'anno, i subcommissari Paolucci e Facchi, compensi tra gli ottocento e i novecentomila euro.

Giulio Facchi: l’8 maggio 2008 la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Regione Campania, imputato nel processo sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Campania in qualità di ex subcommissario, viene condannato al risarcimento di 250 mila euro. La sentenza 918/2008, risale al 24 aprile ed è pubblicata sul sito web della Corte dei Conti. Ha soltanto il diploma di terza media

Enrico Soprano: incassa due volte l´onorario di 154 mila euro previsto per la sua attività di consulente per il Commissariato ai rifiuti. Di quei suoi due elaborati la Procura non è riuscita a trovare alcuna traccia negli uffici del Commissariato. A conclusione del giudizio con rito abbreviato viene condannato a un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa) per l’accusa di concorso in peculato.

Raffaele Vanoli: condannato con il rito abbreviato per peculato a 2 anni di reclusione (doveva rispondere anche dell'episodio Carta Mantiglia)

Mario Scaramella: Alla vigilia di Natale del 2006, è arrestato dalla DIGOS a Napoli con l'accusa di traffico internazionale d'armi e violazione del segreto d'ufficio. Il 27 dicembre 2006 è sottoposto per sei ore ad interrogatorio di garanzia dal sostituto procuratore di Roma, Pietro Saviotti. È scarcerato nel febbraio 2008, dopo aver patteggiato una condanna a 4 anni di carcere, parzialmente coperta dall'indulto.

Michele Carta Mantiglia: è amico di Giulio Facchi oltre che bergamasco come lui. Venne nominato da Bassolino consulente nel 2002 per curare i rapporti del commissariato con gli impianti di smaltimento dei rifiuti in Lombardia, ai quali la Campania si rivolgeva per smaltire le migliaia di tonnellate di spazzatura giacenti in strada. Si era già occupato di rifiuti: era stato infatti amministratore delegato e detentore di una parte del capitale di Ecolservice Italia srl, compagine costituita nell’ottobre 1986. Oggetto sociale: raccolta, trasporto anche per conto terzi, stoccaggio e smaltimento dei rifiuti. La parte restante del capitale di Ecolservice — 87,17% — era di Ecoltecnica Italiana spa, sino al luglio 1998 controllata da Giorgio e Salvatore Di Francia e da Domenico La Marca (vedi seconda puntata “guerra dei rifiuti”), i quali hanno gestito, tra l’altro, la discarica di Pianura per decenni. Dal commissariato percepiva 413 euro al giorno: la tariffa professionale prevista per i ragionieri nel caso in cui, per svolgere il mandato loro affidato, siano costretti ad allontanarsi per tutta la giornata dal proprio studio. Per il pm, però, «tali tariffe non erano applicabili all’indagato, il quale non era iscritto all’albo dei ragionieri e non poteva svolgere alcuna attività professionale di ragioniere».



La guerra dei rifiuti (quarta parte)

Bassolino, nel 2005, assolto al suo mandato di commissario straordinario all’emergenza rifiuti, (il “come” lo abbiamo raccontato nella puntata precedente e lo sta verificando un processo in corso a rischio prescrizione), dichiara: “Quando sono arrivato alla Regione il piano già c’era. A decidere non sono stato io. Tutte le scelte più importanti erano state già fatte”….

La stessa Iervolino, eletta sindaco nel 2001, già nel 2003 dichiara: “Ci stiamo avviando alla normalità” per poi ribadire appena otto mesi dopo “Abbiamo qualche problema (soltanto?), ma da noi le mafie non esistono” e solo nel 2005 si accorgeva che: “Napoli deve avere il termovalorizzatore” (doveva averlo nel 2000 !).

Un lavarsi le mani che segna tutta la gestione del problema rifiuti da parte del centrosinistra in Campania.

Eppure proprio nell’estate del 2004 viene pubblicato, sulla rivista medica “The Lancet Oncology”, uno studio sull’incidenza tumorale in Campania, fatto dal dottor Alfredo Mazza, ricercatore in fisiologia Clinica del CNR di Pisa. Lo studio si riferisce ad un’area compresa tra Acerra, Pomigliano d’Arco, Nola e le falde settentrionali del Monte Somma (Parco nazionale del Vesuvio),zona che divenne poi nota come “triangolo della morte”.

Le statistiche sono agghiaccianti e si scontrano con le parole di chi avrebbe dovuto controllare e gestire e non lo ha fatto!

Nel “triangolo”, dati 2004, vi ci abitano 550.000 persone (attualmente circa un milione), e l’indice di mortalità (percentuale calcolata sul numero di morti l’anno per ogni 100mila abitanti) per tumore al fegato è del 38,4 e del 20,8 rispettivamente per gli uomini e per le donne, a fronte di una media nazionale del 14. Superiori alla media nazionale anche i casi di tumore alla vescica e al sistema nervoso.

Lo studio rileva un inquinamento provocato dalla presenza di rifiuti tossici provenienti, soprattutto, dalle industrie del nord Italia, come rivela il boss Gaetano Vassallo, legato al clan dei Casalesi.

Un traffico “permesso” dalla diffusa corruzione di politici e funzionari del commissariato di Governo.

Nel territorio e negli stessi abitanti si trovano alte concentrazioni di PCB, prodotti da industrie chimiche assolutamente assenti nella nostra regione.

Ed è nello stesso 2004 che , ad Acerra, scattano le violente proteste della popolazione contro la costruzione dell’inceneritore in un’area già devastata dalla presenza della Montefibre, azienda chimica specializzata nella produzione di acrilici.

Nell’area, già dal 2002, c’era una presenza elevata di diossina, causa principale della decimazione di bestiame (soprattutto pecore) che gli allevatori denunciavano. Le stesse falde acquifere risultavano fortemente inquinate, tanto da costringere alla chiusura di 79 pozzi artesiani.

Ed ancora sono del 2001 le indagini della procura di Milano su un colossale traffico di rifiuti tossici ed inquinanti da brescia verso Napoli e Caserta (circa 18.000 tonnellate), e quelle della Procura di Santa Maria Capua Vetere (Operazione Cassiopea) che vedono indagate 98 persone tra imprenditori settentrionali, faccendieri e mediatori per aver “smaltito”, solo nella provincia di Caserta, 1 milione di tonnellate di rifiuti tossici.

Un vero e proprio “programma” di avvelenamento di una intera regione, divenuta la pattumiera d’Italia !

Ad Antonio Bassolino succedono, come commissari governativi all’ infinita emergenza rifiuti :

Corrado Catenacci (febbraio 2004 – ottobre 2006); Guido Bertolaso (ottobre 2006 – luglio 2007); Alessandro Pansa (luglio 2007 – gennaio 2008); Umberto Cimmino (per soli 10 giorni nel gennaio 2008 come gestore); Goffredo Sottile (gennaio 2008 – dicembre 2009 come liquidatore); Gianni De Gennaro (gennaio 2008 – maggio 2008 come commissario delegato); di nuovo Guido Bertolaso (maggio 2008 – 17 dicembre 2009…fine emergenza rifiuti !).

Nello stesso lasso di tempo partono e vengono concluse una serie di indagini che confermano, nei fatti: l’assoluta mancata gestione sia del ciclo dei rifiuti sia del controllo del territorio da parte di tutte le istituzioni interessate; il perdurare dello smaltimento, nelle regioni del Sud, in particolare Campania e Calabria, dei rifiuti tossici delle aziende del nord; il  rafforzamento del controllo della camorra su uno dei business più redditizi delle sue illegali attività; la presenza di associazioni criminali dei cosiddetti “colletti bianchi”, persone staccate dalla camorra, che massimizzano i loro guadagni avvelenando tutto e tutti; la collusione e corruzione di parti dello Stato e delle Amministrazioni Pubbliche che avevano le responsabilità dirette delle verifiche e dei necessari controlli; la  ciclica invasione delle strade di Napoli di spazzatura.

Il 9 giugno 2004 scatta l’operazione “Terra Mia” che porta all’arresto di 16 persone e alla denuncia di altre 18 con l’accusa di aver creato un’organizzazione che smaltiva illegalmente rifiuti delle lavorazioni dei metalli generando un inquinamento tale da far ipotizzare, per la prima volta, il reato di disastro ambientale.

Il PM di Nola, Federico Bisceglia sottolinea l’assoluta estraneità ai fatti emersi dalle indagini della camorra, dichiarando che : “ si tratta di imprenditori che operano semplicemente in questi termini di illegalità…che considerano questo modo di fare perfettamente normale…”

All’illegale traffico di rifiuti, continuamente proveniente dalle imprese del centro nord, si affianca la mancata attuazione dei decreti di bonifica dei territori, che continuano ad essere terreni di pascolo e di colture di alimenti…poi distribuiti sulle nostre tavole !

Le aree contaminate, poste sotto sequestro, dovrebbero essere bonificate dagli enti locali, come previsto dal decreto legge Ronchi…ma le bonifiche non vengono mai effettuate, le stesse recinzioni apposte per impedirne l’accesso sono troppo deboli e mancano del tutto i dovuti controlli.

Su questi punti appaiono particolarmente interessanti le dichiarazioni del presidente di Legambiente di Frignano, Stefano Tonziello, rese alla Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti, il 16/6/2004 : “… io posso testimoniare in qualità di testimone oculare, poiché abito in quella zona, … i greggi hanno continuato pascolare ed il foraggio ad essere tagliato e mandato nelle varie fattorie, come se nulla fosse avvenuto. Le ordinanze sono state affisse su un muro, ma nessuno è stato in grado di farle rispettare. Per quanto riguarda l'altra questione, posso dire che nel casertano, nella sola zona dell'aversano sono stati sono stati costruiti negli ultimi tre anni quattro impianti di compostaggio. Come tutti sanno, nell'impianto di compostaggio la parte umida dovrebbe consentire di ottenere un compost di qualità o un fos di scarsa qualità da mandare in discarica. Bene, i tre maggiori impianti (situati rispettivamente a Trentola Ducenta, a San Tammaro e a Castelvolturno, mentre l'unico in funzione è il più piccolo dei quattro) non prendono un chilogrammo di tutto il rifiuto umido della nostra zona, tanto è vero che non si sa dove andarlo a smaltire, in quanto sono già in esubero per l'umido che arriva dal centro-nord. I proprietari delle imprese sono anche stati messi sotto inchiesta, ma non mi sembra che, nonostante i sequestri, seguiti poi da dissequestri, vi sia stata una vera indagine su cosa venga compostato in questi impianti. Certo non è compito nostro, ma pensiamo che essendoci quattro impianti di compostaggio, se ne potrebbe abbondantemente usufruire per il nostro territorio, mentre non sappiamo dove mandare i rifiuti solidi urbani, parte umida, che da questo provengono.”

La successiva operazione, Madre Terra 2, parte l’8 maggio 2005 e porta all’ arresto di 5 imprenditori soci della “R.F.G. Srl Impianto di Compostaggio” di Trentola Ducenta (CE).

Disastro ambientale e associazione per delinquere per traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi sono i reati che vengono contestati. Dal 2002 sarebbero state smaltite circa 40.000 tonnellate con un giro d’affari di oltre tre milioni di euro.

Le ordinanze di diffida per la bonifica dei territori inquinati da parte dei comuni maggiormente colpiti cadono nel vuoto…e agli stessi comuni mancano i fondi per sostituirsi a chi, per legge, dovrebbe eseguirla.

Nell’operazione “Dry Cleaner”, che inizia l’11 maggio del 2005, è impegnato il Nucleo Tutela Ambientale dei Carabinieri, coordinato dal procuratore della Repubblica Ruggero Pilla. Vengono  eseguite 23 ordinanze di custodia cautelare per accuse che ricalcano, in toto, quelle della quasi contemporanea operazione Madre Terra 2.

50.000 tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi, provenienti dalla Campania stessa e dalla provincia di Foggia, sono state smaltite illegalmente nelle campagne del beneventano, Pesco Sannita, Altavilla Irpina, Bonito nell’Avellinese e in corsi d’acqua superficiali. Alcuni rifiuti provenivano dalle raccolte differenziate di alcuni ignari comuni, vanificandone così anche gli sforzi.

Anche questa operazione porta alla luce l’esistenza di organizzazioni completamente staccate dalla camorra, associazioni di “colletti bianchi” che in spregio alle leggi e per il loro solo diretto guadagno, avvelenano territorio e persone.

Un’altra indagine, partita nel 2006, svela lo smaltimento illecito dei rifiuti delle aziende del nord con la complicità di ditte campane.

La ditta di gestione di smaltimento rifiuti di  Giovanni e Cuono Pellini, imprenditori acerrani, viene sequestrata dalla procura di Napoli (sequestro effettuato dai Carabinieri del Noe) e messi i sigilli ai beni del Gruppo, pari a circa due milioni e mezzo di euro. Associazione per delinquere, disastro ambientale, traffico illecito organizzato di rifiuti, falso in atti pubblici ed emissione e utilizzazione di fatturazioni per operazioni inesistenti sono le accuse.

Si scopre che con il sistema del “giro di bolla”, già spiegato nelle precedenti puntate, ditte del nord Italia come la ENICHEM di Priolo, DECOINDUSTRIA di Cascina, provincia di Pisa, NUOVA ESA di Marcon, e SERVIZI COSTIERI di Marghera, entrambe in provincia di Venezia, con l’intermediazione dei Pellini (e di altre società coinvolte nell’inchiesta) smaltivano i loro rifiuti speciali, senza alcun trattamento, nei siti della Pozzolana Flegrea e della Igemar, cioè a Bacoli, Giugliano e Qualiano. Queste attività, peraltro, sono continuate anche dopo l’inizio dell’inchiesta, ed hanno portato sul territorio campano i residui più pericolosi della produzione industriale, contenenti oli minerali, amianto, oli esausti, acque reflue, tutti dannosissimi per la salute.

L’ attività illecita veniva favorita da una serie di “amicizie” che i Carabinieri portano alla luce:

- PELLINI Salvatore (risultato gestore di fatto di tutte le attività del gruppo imprenditoriale PELLINI) è un Maresciallo dei Carabinieri;

- che il Comandante della Stazione CC di Acerra (CURCIO Giuseppe) è risultato essere tanto in stretto contatto con gli imprenditori PELLINI da arrivare a falsificare un verbale di interrogatorio nell’ambito di un procedimento penale, pur di scongiurare la possibilità che i predetti subissero le conseguenze del loro illecito operare;

- che si è riscontrato che l’impianto di compostaggio sito in Acerra e gestito dai fratelli PELLINI in occasione del controllo delle FF.OO. del 28 marzo 2003 era risultato essere assolutamente carente ed assolutamente inidoneo sotto il profilo tecnico per la produzione di compost (come evidenziato dai CTU e dai successivi controlli della stessa ARPAC) ed era stato oggetto di verifica favorevole da parte dei tecnici dell’ARPAC che avevano visitato il sito appena dieci giorni prima. Al momento del controllo effettuato dall’A.G. per la produzione del “compost” (ovvero materiale per la concimazione dei terreni) erano utilizzati rifiuti contenenti diossina (che, pertanto, sarebbero stati utilizzati per lo spandimento sui terreni in agricoltura);

- che le autorizzazioni degli impianti del gruppo PELLINI sono risultate essere fondate su atti e certificazioni tecniche ed amministrative false formate e rilasciate da compiacenti funzionari della P.A.

Le indagini di questi anni, quindi, fanno emergere con chiarezza le diffuse responsabilità e l’inadeguatezza dello Stato e dello stesso Commissariato di Governo a risolvere quello che camorra, collusioni, corruzioni e illegalità diffuse stavano facendo al nostro territorio.

Un solo fatto appare certo, alla luce dei fatti,  la creazione del Commissariato di Governo per l’emergenza rifiuti servì solo a creare una struttura clientelare e non certo ad affrontare quanto stava accadendo…e la guerra continua….


Le decine di inchieste ed arresti, susseguiti alle varie operazioni d’indagine sullo smaltimento di rifiuti pericolosi e tossici, non fermano la devastazione del territorio campano.

Già nel 2007 nasce una nuova crisi dei rifiuti e nel giugno 2007 la Commissione Europea avvia una procedura di infrazione contro l’Italia per l’ennesima emergenza che coinvolge Napoli e tutta la regione Campania.

Le discariche sono piene ed emergono, con chiarezza, le deficienze del “progetto Bassolino”, incentrato solo sulla contestata costruzione di un megaimpianto di incenerimento ad Acerra.

Ed è proprio nell’agosto 2007 che la Procura della Repubblica di Napoli (pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo) chiede il rinvio a giudizio per Antonio Bassolino, ancora governatore della Regione Campania, e per altre 28 persone, tra cui i vertici della Fibe e Fisia (Impregilo), per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture.

Gli enormi cumuli di spazzatura che invadono le strade e il perenne rischio di epidemie portano la popolazione all’esasperazione e la reazione che ne scaturisce crea ancora più danni ambientali.

Vengono bruciati gli enormi cumuli di spazzatura che invadono la città di Napoli e tutta la provincia. A questi roghi si aggiungono quelli delle organizzazioni criminali, che nei terreni agricoli di Qualiano, Villaricca e Giugliano, zona divenuta poi nota come Terra dei fuochi, bruciano circa 30.000 chili di rifiuti tossici ricavandone un guadagno, come accerta una indagine dei Carabinieri, di circa 118.000 euro. La diossina, prodotta dai vasti incendi di spazzatura, inquina vaste zone del territorio.

Per risolvere l’emergenza il governo decide la riapertura della discarica di Contrada Pisani a Pianura, una discarica chiusa nel 1996 e dove erano stati trovati residui tossici provenienti dall’Acna di Cengio (vedi prima e seconda puntata), di una cava dismessa nel quartiere di Chiaiano e il trasferimento di rifiuti verso la Germania tramite ferrovia.

Come accadde ad Acerra per la costruzione dell’inceneritore in un area mai bonificata, così accade a Pianura...gli scontri tra le forze dell’ordine e la popolazione occupano tutte le prime pagine dei quotidiani e i servizi di apertura di tutti i notiziari televisivi.

Vengono indagate ed arrestate, per le violenze e i blocchi stradali, 32 persone tra cui anche due politici delle opposte fazioni…Giorgio Nugnes (PD) e Marco Nonno (An).

La discarica non sarà riaperta.

L’apertura della discarica di Chiaiano avviene a ridosso del cambio di governo nazionale…a Prodi succede Berlusconi.

Con decreto legge del maggio 2008 il consiglio dei ministri stabilisce la costruzione di quattro, anziché tre, inceneritori, si individuano dieci nuovi siti dove aprire altrettante discariche, si prevedono pesanti sanzioni ai Comuni in caso di mancata attuazione della raccolta differenziata e si stabilisce (per decreto???) la fine dell’emergenza al 31 dicembre 2009.

 

I punti salienti del decreto legge del 2008 emesso dal governo Berlusconi sono:

Art. 8, comma 2: In deroga alle disposizioni di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, ed agli articoli 191 e 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' autorizzato nella regione Campania, per un triennio rispetto al termine di cui al citato articolo 2, l'esercizio degli impianti in cui i rifiuti, aventi codice CER 19.12.10, 19.12.12, 19.05.01, 19.05.03, 20.03.01, sono scaricati e stoccati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento.

Art. 8, comma 3: E' prorogato per un triennio rispetto al termine di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, lo stoccaggio dei rifiuti aventi codice CER 19.12.10, 19.12.12, 19.05.01, 19.05.03, 20.03.01, in attesa di smaltimento, nonche' il deposito dei rifiuti stessi presso qualsiasi area di deposito temporaneo.

Art. 9, comma 2: Gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti e' inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11*; 19.01.13*; 19.02.05*, nonche' 19.12.11* per il solo parametro «idrocarburi totali», provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie di cui all'articolo 18.

Ed ecco i codici che classificano il tipo di rifiuti:

19.12.12:: altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19.12.11 (che sarebbe altri rifiuti. compresi i materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.05.01: parte di rifiuti urbani e simili non compostata

19.05.03: compost fuori specifica

20.03.01: rifiuti dei mercati

19.01.12: ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19.01.11 (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.01.14: ceneri leggere, diverse da quelle di cui alla voce 19.01.13 (ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.02.06: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, diversi da quelli di cui alla voce 19.02.05 (fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

ed ancora:

19.01.11*: ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose (tipicamente ceneri prodotte dagli inceneritori)

19.01.13*: ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose (tipicamente ceneri prodotte dagli inceneritori, sono considerate pericolose e vengono solitamente smaltite in discariche speciali) 19.02.05*: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose 19.12.11*: altri rifiuti (compresi i materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose

In poche parole, in deroga alle leggi vigenti, si permette di smaltire nelle discariche o di bruciare negli inceneritori anche rifiuti dannosi alla salute pubblica.

La discarica di Chiaiano verrà aperta il 18 febbraio 2009 e il 26 marzo 2009 viene avviata la fase di collaudo del termovalorizzatore di Acerra.

L’inceneritore brucerà così rifiuti “tal quale” anziché CDR, e dai dati dell’ARPAC (prime due settimane di ottobre) si rilevano emissioni di PM10 ben 11 volte superiori ai limiti di legge.


Note:

Giorgio Nugnes accusato di associazione a delinquere, devastazione ed interruzione di pubblico servizio si suicida nella sua casa di Pianura  il 29 novembre del 2008.

Marco Nonno viene scarcerato il 17 novembre del 2009 ed è ora consigliere comunale.

Discarica di Chiaiano: già nel 2009 è noto che la ditta che la gestisce, la Ibi Idrobiompianti, non ha alcuna controindicazione antimafia, ed alcuni soci dell’impresa hanno collezionato una richiesta di citazione in giudizio da parte della procura di Lagonegro per «attività di gestione dei rifiuti non autorizzata» e un’analoga richiesta della procura di Palermo. Il 16 dicembra del 2010 la Prefettura emette atto d’interdizione ad utilizzare il sito. La Sapna, società provinciale che gestisce lo smaltimento dei rifiuti e presieduta da Corrado Catenacci,  comunica la revoca dell’appalto.

Termovalorizzatore di Acerra: costituito da tre linee indipendenti che operano in parallelo, ciascuna delle quali svolge le seguenti funzioni:

• ricevimento e stoccaggio dei rifiuti urbani classificati non pericolosi;

• combustione e produzione di energia elettrica;

• trattamento delle ceneri e dei fumi.

Nell’Ottobre 2010 il procuratore, Giovandomenico Lepore, e i pm Federico Bisceglia e Maurizio De Marco hanno delegato i carabinieri del Noe a eseguire verifiche sull'impianto, accertando in particolare se le sue caratteristiche corrispondano a quelle del bando di gara, sulle emissioni, sulla qualità e la quantità dei rifiuti bruciati.

La manutenzione del termovalorizzatore di Acerra è costata, sino ad ottobre 2010, 50 milioni di euro. Non si esclude un problema strutturale all’impianto in considerazione dei numerosi inconvenienti riscontrati dall’attivazione ad oggi.


LA GUERRA DEI RIFIUTI (settima e ultima puntata)

Si conclude l'inchiesta sui rifiuti in Campania. Consultando i nostri articoli per chi non avesse seguito l'intera faccenda puo' a ritroso sfogliare gli articoli nella sezione "notizie", o seguire i link infondo all'articolo. 

Buona lettura.

 

Le promesse del governo Berlusconi sulla definitiva risoluzione dell’emergenza rifiuti ben presto risultano vane…

La cronica mancanza di una seria programmazione, la continua emergenza che mai ha affrontato seriamente la questione apponendovi solo temporanee pezze e lasciando, nei fatti, la situazione invariata, una raccolta differenziata arrivata solo negli ultimi tempi al 19% anche a causa della mancata erogazione dei necessari fondi (8.250.000 euro) del finanziamento regionale, il mancato pagamento da parte della Provincia delle spese per la gestione degli impianti Stir (stabilimenti di tritovagliatura ed imballaggio rifiuti), la stessa legge di provincializzazione dello smaltimento rifiuti, improponibile per una provincia quale quella napoletana ad altissima densità abitativa, fanno si che il problema, a tutt’oggi, rimane totalmente insoluto e si rincorrono continuamente soluzioni tampone lasciando, così, libero spazio ai mille affari che il business dei rifiuti permette.

Un sistema che non si regge, così come concepito, e che ad ogni minima difficoltà va in tilt.

Infatti Napoli e la Campania si ritrovano, appena pochi mesi dopo la prevista chiusura dell’emergenza rifiuti stabilita per decreto governativo (17 dicembre 2009), nuovamente invase da tonnellate di sacchetti.

E’ bastato che nascessero tensioni nell’area del Parco naturale del Vesuvio, dove è stata prevista la cava Sari, tra i cittadini, esasperati dagli insopportabili miasmi della discarica, e le forze dell’ordine per riportare nuovamente la situazione al punto di partenza…se non addirittura peggiorandola.

Nei fatti le discariche sinora previste  nella provincia di Napoli sono appena 4 (Chiaiano, Terzigno, Tufino e Giugliano), e la sola Napoli produce 1.450 tonnellate di rifiuti al giorno.

Di queste 4 Chiaiano e Terzigno tra poco saranno sature e non più utilizzabili.

Il solo inceneritore di Acerra, che presenta una serie di dubbi sia sulla sua effettiva funzionalità, sia sugli effetti inquinanti delle sue emissioni, non riesce, neanche se lavorasse a pieno ritmo, a smaltire quanto sarebbe necessario.

Problemi nascono anche dalla società incaricata dello smaltimento dei rifiuti, spesso utilizzata, dai politici nostrani, come ennesimo collettore di clientele e voti.

La municipalizzata responsabile della raccolta differenziata e indifferenziata dei rifiuti solidi urbani, della frazione umida e dei rifiuti pericolosi è l’Asia, che il 29 maggio del 2010 vede, in tutta fretta, rinnovato il suo consiglio di amministrazione dalla giunta Iervolino con la sostituzione di Pasquale Losa alla presidenza della società di igiene urbana con Claudio Cicatiello, ex numero uno del Ctp, società un tempo partecipata del Comune e di cui il Comune si è liberato. Cicatiello, bassoliniano di ferro, diviene il presidente. Nel Cda siedono Luca Stamati, pur lui un tempo assessore provinciale dei Verdi, indicato da Sinistra e Libertà, confermati Daniele Fortini nel ruolo di amministratore delegato, Fabio Matteo e Giuseppe Uliano come consiglieri. I soli cinque consiglieri costano 180.000 euro l’anno.

2.440 sono i dipendenti che aggiunti a quelli delle ditte appaltatrici arrivano a più di 3.000 addetti.

Nel novembre 2010 L’Asia rescinde il contratto con una delle società appaltatrici, Enerambiente, una società che già nel 2009 raccoglieva, per conto della municipalizzata, i rifiuti nel 68,7% delle città e che già si era vista contestare varie irregolarità a partire dalle vie di transito utilizzate per finire all’omessa manutenzione degli impianti, la mancanza di certificati antincendio e del piano emergenza.  Tra i 469 dipendenti risultavano lavoratori con precedenti penali che non sarebbero potuti essere assunti. La stessa ditta era stata oggetto di un vero e proprio raid che portò alla distruzione di circa 50 automezzi. La rescissione avviene solo quando la società veneta viene raggiunta da un’informativa antimafia emessa dalla Prefettura di Venezia.

Al suo posto subentrano la Docks Lanterna di Genova e la Lavajet di Savona.

L’intervento dell’esercito, nei giorni a cavallo tra Natale e Capodanno 2010, e l’accoglimento, da parte di altre province e regioni, delle tonnellate di spazzatura che giacevano da giorni nelle strade di Napoli e provincia, ha riportato, almeno per il momento, la situazione, nelle zone più visibili, alla normalità.

Restano i ritardi, resta la cattiva gestione, restano i mille e più dubbi dei cittadini sui decreti legge del governo Berlusconi, quello sulla provincializzazione dello smaltimento rifiuti e quello sulle deroghe alla legge sui materiali da smaltire nelle discariche e negli inceneritori, resta il cancro di quelle organizzazioni criminali che continuano ad utilizzare il suolo campano per i loro sporchi affari, tutti fatti che fanno presagire, purtroppo, che la “guerra dei rifiuti” non sia alla sua conclusione...

 

Note :

Pasquale Losa già il 12 luglio 2010, appena ad un mese e pochi giorni dalla sua sostituzione come presidente dell’Asia, viene eletto, dal sindaco Iervolino, componente della giunta comunale con deleghe al personale, rapporti con la città e relazioni sindacali. Era stato già assessore al lavoro del Comune di Napoli e ex segretario regionale della CISL…praticamente un esperto in tutto.

La storia di Enerambiente :  La Slia Spa faceva parte della Holding di Manlio Cerroni, l’ottavo imperatore di Roma.  Cerroni è il re delle discariche romane e in molte altre regioni italiane (vedi prima puntata). Francesco Rando è un suo fido collaboratore. Responsabile della Giovi s.r.l per la gestione della discarica di Malagrotta di cui Cerroni è proprietario. Rando è stato condannato a un anno di reclusione, 15 mila euro di ammenda nonché al risarcimento dei danni morali e patrimoniali da liquidarsi in sede civile a favore di alcune delle parti lese costituitesi al processo. Si tratta in particolare del gruppo Verdi ambiente e società, di due comitati cittadini di Malagrotta e del Wwf. Motivo della condanna, lo smaltimento «senza alcuna autorizzazione” di “rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento chimico-fisico del percolato e dei fanghi conferiti dall´Acea nell´ottobre 2004», in violazione dei decreti legislativi 22/97 e 36/2003. Rando è accusato di aver violato, nel maggio 2005, le procedure di ammissione in discarica «di rifiuti speciali senza che vi fosse la documentazione e senza alcuna verifica degli stessi rifiuti, di cui Rando sarebbe anche stato produttore».

Nel 2007 viene costituita un’altra società la Te.Am Tec spa, nata per scissione è partecipata dal 60% dalla Te.Am  e dal 40% dalla Deco Spa (quest’ultima di proprietà Di Zio e famiglia, indagati per associazione a delinquere, corruzione, truffa e abuso di ufficio). La Te.Am Tec Spa si occupa della costruzione di nuove tecnologie (termovalorizzatori, Bioessicatori) inattiva dalla nascita, 2007. Ma torniamo al socio privato della Te.Am la Slia . Negli anni 2000/2001 fu venduta dal gruppo Cerroni all’immobiliarista e amico Stefano Gavioli, che pone la Slia in liquidazione forzata negli anni 2005/2006. Il 30/04/2007 la Slia Spa viene scissa in Slia Spa, Slia Tecnologies, Enerambiente Spa. Nell’anno 2007 vengono incorporate in Enerambiente insieme alla  Società Meridionale discariche ARL. L’Enerambiente diventa  senza nessun bando pubblico a gettata europea come prevede la legge, il nuovo socio privato della Te.Am. La  liquidazione della Slia  fu condotta dall’attuale AD della Te.Am,l’ Avv. Giovanni Faggiano, condannato in primo grado per favoreggiamento in un caso di tangenti nel Brindisino. Nel frattempo la Slia fu interdetta per antimafia dal Prefetto di Napoli Pansa e la stessa Enerambiente è sotto “osservazione” per essere riconducibile ad un personaggio indicato quale anello di congiunzione tra il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia e la Sacra Corona Unita”.



Comments